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Nuove religioni e sette

Definizione

Una setta religiosa (dal latino secta, da sequi, "seguire", e da secare, "tagliare") è un gruppo di seguaci di una dottrina che, per particolari aspetti dottrinali o pratici, si discosta da una dottrina preesistente già diffusa e affermata. In passato indicava semplicemente una scuola di pensiero all'interno di una religione. In seguito il termine assunse una connotazione dispregiativa, ricercata dalla religione dominante, per indicare gruppi minoritari che contestavano la sua autorità dottrinale e interpretativa.

In tempi più recenti il termine “setta” indica più frequentemente gruppi anche non religiosi sorti attorno a personalità carismatiche (Es. Aleister Crowley).

Psicosetta = “Viene definita una psicosetta qualunque gruppo che usa il controllo mentale e tecniche di reclutamento ingannevoli". In altre parole, le psicosette con l'inganno reclutano le persone e le costringono a rimanere.

Nuovi culti, sette e società

La situazione italiana

I dati

L'Italia si è, nel tempo, sempre più caratterizzata come paese multiculturale e multi religioso. Già dai primi del Novecento si sono diffuse sul nostro territorio religioni e forme spirituali diverse da quella cattolica (religione dominante); Dopo la seconda guerra mondiale, il numero e la frammentazione dei gruppi ha subito un certo incremento, fino alla situazione attuale nella quale, grazie al fenomeno dell'immigrazione, si sono diffusi anche gruppi e denominazioni islamiche, indù, religioni tradizionali africane, ecc.

Secondo l'ultimo censimento sul nostro territorio ci sono almeno 616 minoranze religiose alle quali aderiscono circa il 2% di cittadini italiani; Per minoranze religiose si intende il vasto mondo di quei gruppi non cattolici denominati anche “nuovi movimenti religiosi”, “sette religiose”, “movimenti religiosi alternativi”.

Tra le minoranze religiose maggiormente diffuse in Italia ricordiamo il protestantesimo, testimoni di Geova e buddhisti. Tutto ha avuto inizio nel 1984, con la revisione del concordato tra Stato e Chiesa Cattolica, in base al quale la religione cattolica cessava di essere la religione di stato, e sono state riconosciute anche le fedi minoritarie.

In quello stesso periodo, i parenti delle persone che aderivano ai nuovi movimenti religiosi alternativi iniziarono a preoccuparsi, e alcuni di loro fondarono l’Aris (associazione di ricerca e informazione sulle sette) e nel 1987 nacque il Gris (gruppo di ricerca e informazione sulle sette), e un anno dopo il Censur (un centro studi);

Problemi e controversie

La “setta”

Contrariamente a quanto si pensa, la parola setta non ha necessariamente una connotazione negativa, infatti dal punto di vista etimologico deriva dai verbi latini Seco e sequor (taglio e seguo) e indica semplicemente un gruppo che si è separato (distaccato) da un altro maggioritario o un gruppo che segue un leader e una dottrina particolare.

Nella realtà invece la parola “setta” viene associata molto spesso a un'entità intrinsecamente “cattiva”, che schiavizza (fisicamente e psicologicamente) i suoi membri, guidata da leader che perseguono finalità distruttive a danno del singolo e della società. Spesso chi immagina una “setta” vi associa con facilità l’aggettivo “satanica” che rende lo scenario ancora più raccapricciante.

Nel linguaggio comune, in contrapposizione alla “setta” viene utilizzata la parola “religione” per indicare una credenza in sé “buona” priva di pericolosità per i singoli e la società (anche se la religione non è esente comunque dal male “si pensi solo allo scandalo dei preti pedofili che ha coinvolto la Chiesa Cattolica, soprattutto negli Stati Uniti”).

Quindi per queste sue connotazioni fortemente discriminanti, nel tempo, il termine setta è stato sostituito con termini di significato più neutro e privi di connotazioni dispregiative come “movimenti religiosi”, “movimenti religiosi alternativi”, “minoranze religiose”.

Questo cambiamento è stato promosso da un certo numero di studiosi che ritengono che le minoranze religiose siano oggetto di attacchi ingiustificabili o comunque sproporzionati rispetto ai reali pericoli che esse possono rappresentare per la società; Questi attacchi ingiustificati comporterebbero quindi una reazione di “panico morale” (panici morali = problemi sociali caratterizzati da una reazione sproporzionata all’effettivo pericolo);

Distinguere tra religioni “buone” e “cattive”

È di fondamentale importanza individuare le caratteristiche dei gruppi, al fine di distinguere i gruppi pericolosi da quelli innocui. Queste sono:

  • Il controllo (da parte del gruppo) esagerato o esteso a tutti gli ambiti della vita dei membri;
  • Il reclutamento di nuovi adepti attirati con l’inganno e stratagemmi immorali;
  • La propaganda interna che contrasta con quella che viene diffusa all’esterno;
  • L’insegnamento che spinge i membri all’isolamento e/o alla paranoia nei riguardi dei non membri;
  • La convinzione che le leggi dello Stato non valgono per il gruppo (i leader possono anche affermare di essere al di sopra della legge perché in possesso di uno “status divino” o di un legame con l’“autorità superiore”);
  • Dottrine o azioni che esaltano giustificano la violenza;
  • L’isolamento sociale: il leader restringe l’attività sociale, le discussioni e le visite ai soli membri;
  • Restrizioni informative per i membri del gruppo (essi non hanno accesso ad altre fonti informative o ai media);
  • Defezione: i membri che cercano di lasciare il gruppo sono minacciati dagli altri o dal leader, forzati a ripensarci o addirittura tenuti prigionieri;

Un “termometro” per il settarismo

Un altro tentativo di trovare la discriminante tra comunità religiose innocue e gruppi “settari” (pericolosi) è quella del professor Georg Schmid, che ha formulato un “termometro” per misurare il settarismo, dividendolo in otto gradi. Il “termometro” si fonda sul presupposto che i gruppi sociali sono in continuo mutamento e possono manifestare diversi gradi di settarismo nel corso della loro storia; I diversi gradi di settarismo individuati dal professor Schmid, sono:

  • (Nel) Primo grado: si ha la sensazione di essere qualcosa di “particolare” è normale per ogni comunità umana, per le chiese nazionali, i partiti, le associazioni sportive, ecc (Normalità);
  • Secondo grado: non ci si sente soltanto particolari, bensì migliori degli altri; Anche questo sentimento è normale (“se io non considerassi la mia chiesa o il mio partito politico migliore di un altro, non ne farei parte).
  • Terzo grado: Idea che tutti dovrebbero conformarsi al proprio gruppo, perché migliore; In questo grado si delinea una pressione missionaria, un impulso missionario a fare propaganda per il proprio gruppo;
  • Quarto grado (grado del fondamentalismo): Sensazione di essere gli unici a conoscere la salvezza eterna e la verità divina; La propria dottrina è perfetta e benedetta dal cielo; I fondamentalisti deificano (venerano, divinano) la propria dottrina;
  • Quinto grado: Sensazione di essere gli unici a poter raggiungere il cielo, gli altri sono solo oggetti dell’attività missionaria o possono solo essere dannati;
  • Sesto grado: Tentativo di esclusione dei miscredenti e separazione dal resto del mondo: nasce l’idea che solo la setta abbia il diritto di vivere nel mondo;
  • Settimo grado: Si passa dalla megalomania alla mania di persecuzione verso l’esterno e, parallelamente, in delirio di onnipotenza all’interno;
  • Ottavo grado: Delirio di onnipotenza e mania di persecuzione culminano in un furore collettivo omicida;

La teoria di Schmid è stata criticata per diversi motivi:

  • Una prima critica riguarda la limitatezza della sua osservazione, ristretta solo alla situazione della Svizzera e al punto di vista dei movimenti antisette sulle “sette”; Il suo termometro ad esempio non si può applicare al mondo islamico, dove, applicando le sue categorie, ci si troverebbe a squalificare come “sette” la maggioranza dei grandi movimenti islamici contemporanei.
  • Una seconda critica riguarda il fatto che Schmid ritenesse pericoloso, antisociale e negativo qualunque forma di “pensiero forte e dogmatico”;
  • Una terza critica invece riguarda il fatto che non si può stilare una classificazione standard come ha fatto Schmid, in quanto ogni dottrina va giudicata singolarmente perché diversa dalle altre;

Nella distinzione tra dottrina e setta, inoltre bisogna evitare tre errori:

  • Discriminare gruppi con dottrine strane, ma innocui;
  • Includere nei gruppi pericolosi anche le organizzazioni perfettamente inserite nelle religioni maggioritarie;
  • Effettuare distinzioni arbitrarie;

Riflessioni conclusive

Il tentativo di distinguere religioni buone e cattive è destinato a fallire anche perché le derive settarie, gli abusi e la manipolazione mentale possono verificarsi all’interno di qualsiasi aggregazione religiosa e non soltanto all’interno di gruppi minoritari (minoranze religiose). Non ha senso, perciò, combattere le “sette” come se fossero entità estranee al mondo dei “buoni”; non ci sono religioni buone e religioni cattive: quello che conta veramente è il modo in cui le persone interpretano e vivono la propria religione. Un gruppo religioso in cui la fede viene vissuta in modo molto intenso e coinvolgente può non essere una “setta”: i suoi membri possono essere perfettamente consapevoli di compiere azioni che agli occhi di estranei sono “assurde”, ma questo non fa di loro dei “plagiati”.

Il “lavaggio del cervello”

L’espressione “lavaggio del cervello” venne utilizzata per la prima volta da Edward Hunter nel 1950. Questa metafora è stata applicata spesso ai gruppi religiosi, ma oggi la stragrande maggioranza degli studiosi la considera inadeguata, tra cui la Di Marzio, la quale ritiene che l’adesione a una setta sia una scelta meditata: i protagonisti sanno già a cosa vanno incontro, forse non ricercano altro che emozioni forti.

L’autrice inoltre sostiene che questa voglia di appartenenza è generata dall’idea di alleviare le sofferenze, trovare rifugio, avere sostegno dove in realtà non c’è. Si tratta quindi di bisogno di credere; Mentre chi sostiene l’esistenza del “lavaggio del cervello” all’interno delle sette è convinto che molti leader spirituali siano in grado di attrarre le persone nelle loro organizzazioni attraverso tecniche di persuasione che riuscirebbero a “trasformare” la loro personalità privandole della libertà e della volontà.

Quindi importante è sottolineare la distinzione tra lavaggio del cervello (conversione forzata, nella quale il cambiamento di personalità dell’adepto si verifica e si consolida attraverso una manipolazione scorretta da parte del gruppo) e normale processo di conversione.

In conclusione = Non esiste una prova empirica che possa sostenere l’esistenza di una tecnica in grado di alterare i pensieri di un individuo contro la sua volontà; Infatti i culti, come altri gruppi, cercano di attirare individui con determinate predisposizioni che possono essere manipolati in modo da ottenere conversioni; Esse, tuttavia, rimangono nell’ambito della intenzionalità e la capacità di scelta dell’individuo rimane normalmente integra.

La persuasione coercitiva

(tecniche di persuasione “coercitiva” utilizzate per fare convertire gli individui alle sette)

Parlando delle sette religiose, molti studiosi hanno introdotto il concetto di “persuasione coercitiva” (persone che si lasciano influenzare “convincere” in maniera negativa “con metodi coercitivi – con la forza, costrittivi”).

La persuasione coercitiva è caratterizzata da:

  • Controllo e isolamento totale: gli individui o i piccoli gruppi sono isolati e sotto il controllo delle autorità;
  • Debilitazione e prostrazione fisica (interrogatori, privazione di cibo e sonno, tortura fisica e affamamento);
  • Confusione e incertezza;
  • Senso di colpa e umiliazione;

Solo la collaborazione o la piena conversione possono mettere fine all’isolamento, al dolore, al senso di colpa e alla confusione indotta dai persuasori.

La psicologia di fronte alla scelta religiosa

Per comprendere il processo di conversione a una religione è necessario conoscere anche le caratteristiche dei gruppi nei quali questi processi si verificano; I gruppi religiosi si strutturano e funzionano come tutti gli altri gruppi.

Definizione di gruppo sociale: Un “gruppo” è un insieme di individui che interagiscono tra loro in modo reciproco (influenzandosi reciprocamente) sulla base della condivisione di interessi, scopi, obiettivi, caratteristiche e regole, sviluppando ruoli e relazioni interne.

Struttura: Ogni gruppo si struttura in base alla interrelazione (relazione) tra le caratteristiche di personalità del singolo e l’attività del gruppo; La struttura è determinata dalle relazioni esistenti tra i diversi membri, ognuno dei quali occupa una posizione diversa (riveste un determinato ruolo).

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Scienze politiche e sociali SPS/08 Sociologia dei processi culturali e comunicativi

I contenuti di questa pagina costituiscono rielaborazioni personali del Publisher Sara F di informazioni apprese con la frequenza delle lezioni di Sociologia dei processi culturali e comunicativi e studio autonomo di eventuali libri di riferimento in preparazione dell'esame finale o della tesi. Non devono intendersi come materiale ufficiale dell'università Università degli Studi di Messina o del prof Rossi Luigi.
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