CAPITOLO UNO – LA ROTTURA
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La riflessione non può che partire dall’11 settembre 2001.A partire dall’1989 (anno del crollo
dell’unione sovietica) fino a questa data, gli Stati Uniti hanno dominato il mondo, si è parlato solo
di globalizzazione, di tecnologie, ora invece il linguaggio cambia. L’America deve chiedersi perché
il mondo non la ama. Dopo l’attentato alle tprri gemelle, gli Stati Uniti piombano nel silenzio e
risuonano solo le parole di Bush che danno inizio, o forse seguito, alla lotta tra il Bene-
rappresentato dagli USA- e il Male – rappresentato dall’Iraq. È importante fare due osservazioni
circa la posizione degli USA:
Furono all’origine del sistema della Nazioni Uniti, ma ne respinsero ogni intervento nella lotta con
l’Iraq.
Mostrano il loro disprezzo per la vecchia Europa cercando di dividere e creare conflittualità tra i
Paesi dell’unione europea.
Lo scopo di questa riflessione è prendere atto della mutazione avvenuta: l’11 settembre 2001
rappresenta la fine di un certo funzionamento della società di tutto il mondo.
La paura
Dopo il crollo dell’impero comunista, si è parlato di società civili e di individui liberi. Eppure,
l’attentato alle torri gemelli ci ha fatto comprendere che anche se società più ricche e potenti restano
dominate dalla paura. Dietro l’attentato terroristico, ci sono i volontari della morte che in alcuni
paesi del mondo, quelli islamici, si sono moltiplicati. Essi vengono chiamati EROICI
COMBATTENTI da una parte, ma TERRORISTI dall’altra. Ecco allora che si fa strada quell’idea
di guerra tra BENE e Male, la guerra santa.
Un mondo in regresso
Nella nostra parte del mondo, eravamo abituati a credere che il tenore di vita migliore, le politiche
di solidarietà eliminassero or riducessero le disuguaglianze sociali che invece sono in aumento. I
sindacati, ad esempio, perdono la loro forza originaria e devono scendere a compromessi.
Dov’è il senso
Queste riflessioni di natura sia politica che economica, rientrano nel tema della DISGREGAZIONE
DELLA SOCIETA’ e della DESOCIALIZZAZIONE, ovvero il declino del sociale. Stiamo
assistendo alla Disgregazione del Sociale. Questo tema si lega con altri due: l’emergere di forze
collocate al di sopra della società (guerre,mercati,comunitarismo) e l’appello all’individualismo
come principio di una morale. Ciò che intendo dire è che l’organizzazione sociale, minata dall’altro
(cioè dalla globalizzazione) cerca i mezzi per ristabilire l’equilibrio non più nella società, ma
nell’individuo. Detto in altri termini, l’invasione del campo sociale da parte di forze non sociali, non
potrà più essere combattuta attraverso riforme sociali, ma facendo ricorso a principi a loro volta
non sociali (cioè i diritti umani). È il soggetto quindi a lottare contro quelle forme sociali che lo
minacciano. Il soggetto è un’AZIONE e una COSCIENZA che si affermano.
L’analisi che si intraprenderà si basa sull’idea che esistono da una parte FORZE DI
DISTRUZIONE DEGLI ATTORI SOCIALI e dall’altra FIGURE DEL SOGGETTO CAPACI DI
RESISTERE A Ciò CHE MINACCIA LA LIBERTA’.
CAPITOLO 2 – LA GLOBALIZZAZIONE
Dagli stati del dopo guerra alla globalizzazione dell’economia
Dopo la seconda guerra mondiale, emersero forme istituzionali come il Welfare State o la Securitè
sociale francese, che si fondavano sull’idea di stato come figura chiave nella vita economica e
sociale. I motivi di questo presupposto sono principalmente 2:
1. Lo stato aveva le risorse per dare impulso alla vita economica
2. Era necessaria una trasformazione delle leggi e della vita politica a seguito dei grandi rivolgimenti
sociali.
Quindi, lo Stato intervenne talvolta in maniera autoritaria nel tentativo di promuovere la
ricostruzione economica e sociale. Tutti però gli aspetti economici legati all’interventismo dello
Stato cominciarono a peggiorare rapidamente soprattutto in quei paesi in cui non vi era una buona
amministrazione pubblica e vigeva la corruzione. Nonostante queste prime difficoltà, fino al XXI
secolo alcuni paesi hanno difeso la nazionalizzazione della attività economiche. Nell’ultimo
ventennio, un nuovo modello, fondato sulla libera impresa e sul ruolo centrale del mercato nella
distribuzione delle risorse, si è largamente diffuso: allo stato interventista si è sostituito uno stato
orientato ad attirare gli investimenti stranieri e a favorire le esportazioni internazionali. Tutto ciò,
associato all’emergere di imprese transnazionali, è conseguenza della globalizzazione. Cerchiamo
di contestualizzare il fenomeno della globalizzazione e torniamo al periodo che va dalla metà degli
anni 70 fino alla caduta del muro di Berlino e che si è concluso con l’attentato alle torri gemelle.
Questo periodo ha inizio con la crisi petrolifera, quando i paesi produttori investono il loro capitali
nelle banche di New York per produrre interessi. Già questa è una forma di globalizzazione
dell’economia. L’attuale globalizzazione, caratterizzata dal concetto di estensione, è stata però
determinata anche dall’internazionalizzazione dei mercati, le multinazionali, la trasmissione delle
informazioni in tempo reale ecc. sin dal principio, però, sono stati messi in evidenza i punti deboli
di questo modello: ad es. l’arricchimento diretto dei dirigenti, tanto da portare a un movimento
opposto: no-global.
Un capitalismo estremo.
L’idea stessa di globalizzazione implicava la volontà di costruire un capitalismo estremo che
esercitasse il suo potere su tutta la società. La globalizzazione ha suscitato entusiasmo, ma anche
opposizione soprattutto da parte degli agricoltori europei e nordamericani che avevano bisogno
del
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Sociologia
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Sociologia dei processi culturali e comunicativi – Globalizzazione
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Sociologia dei processi culturali e comunicativi – Globalizzazione
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Sociologia dei processi culturali e comunicativi – Alain Touraine