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1. Formazione di una comunità di massa nella quale prodotti uguali circolano in popolazioni diverse

per tradizioni e tenori di vita. Più che una omologazione, ciò determina una mescolanza di realtà

contrapposte.

2. Si declinano ovunque le precedenti forme di vita sociale e politica. Ad esempio i sindacati si sono

notevolmente indeboliti.

Negli anni 80 e 90, mentre l’impero sovietico di spezzava, sorgevano teorie sociali diverse dal

capitalismo o dal socialismo: nasceva la società dell’informazione che si basa su nuovi tipi di

investimenti,obiettivi.

La rottura della società

Si tratta davvero di una nuova società?

Nei precedenti tipi di società, il versante tecnico e sociale della produzione erano tra loro

inseparabili. Basti pensare alla società industriale in cui il lavoro a cottimo era un forma di

organizzazione dal lavoro,ma prima di tutto una forma di dominio di classe. Invece, la società

dell’informazione è puramente tecnologica, di una tecnologia neutra. Ciò significa che i conflitti di

classe si estendono a livello globale e interessano l’aspetto finanziario piuttosto che quello

lavorativo e produttivo, come avveniva nella società industriale. Scompare la lotta di classe perché i

conflitti si sono spostati da problemi interni della produzione (della fabbrica) a problemi che

riguardano le strategie mondiali. Ela globalizzazione è separazione tra economia e società

Il ruolo dominante del mercato, si ritrova ben prima della globalizzazione (pensiamo al

neoliberalismo), ma adesso sono in contrapposizione tra loro paesi non paragonabili, cioè paesi

ricchi e paesi meno ricchi.

Il problema allora è quello di trovare un modello di intervento politico che non si opponga alla

competizione,ma che sia comunque in grado di proteggere la popolazione da un’economia che i

paesi non possono più controllare.

L’altermondialismo

Riassumendo, la globalizzazione non è un tipo di società, non definisce una tappa della modernità,

ma interviene nelle modalità di gestione del cambiamento storico. Riguardo all’anti –

globalizzazione, questa nasce non contro l’apertura mondiale della produzione e degli scambi, ma

contro una forma di globalizzazione che schiaccia i deboli e arricchisce i ricchi. Per questo si parla

di “movimento alter – mondialista” che chiede una gestione democratica delle trasformazioni

storiche. Il punto debole di questo movimento è da ricercare nel fatto che non è ben chiaro a nome

di chi o di quale società esso si batte. In conclusione, siamo passati da una epoca in cui il posto

centrale era occupato dal sistema socioeconomico, a una in cui vige il capitalismo e una determinata

tipologia di modernizzazione.

Dalla società alla guerra.

Bisogna capire ora cosa è accaduto dopo l’11 settembre. Dobbiamo cioè capire cosa contrappone

questo periodo (caduta muro di berlino-11 settembre) alla grande rottura che ha portato al trionfo

della mentalità bellica. Il periodo della globalizzazione è stato caratterizzato anche dalla

circolazione accelerata di opere e pratiche culturali. Gli Stati Uniti non si rendevano conto che si

stava affermando una nuova sensibilità multiculturale. Si trattava chiaramente di contrastare

l’Islam. Sia in America, sia nel mondo islamico si passa dalla logica della società a quella della

guerra. Dopo l’11 settembre esistono solo eventi di scala mondiale. Si può, ora, capire cosa accade a

livello locale solo guardando ciò che accade a livello mondiale.

Un mondo globalizzato.

È necessario far riferimento a una teoria apposta a quella della globalizzazione: la teoria dello

scontro di civiltà di Huntington. La nozione di civiltà è usato per sostenere che i principali conflitti

del mondo hanno connotazione altre rispetto a questioni politiche ed economiche: vi è cioè una

contrapposizione a livello culturale e religioso soprattutto. Questa ideologia viene applicata sia ai

conflitti politici, culturali e religiosi, sia a quelli per la dominazione del mondo. Tra queste due

tipologie di conflitti, esistono posizioni intermedie in cui l’obiettivo è essenzialmente la conquista

del potere politico e in cui le culture sono “armi, risorse” da impiegare l’uno contro l’altro. Secondo

H. l’occidente sta perdendo la propria egemonia anche a livello culturale, secondo invece i teorici

della globalizzazione il mondo è dominato dall’egemonia americana.

Le due opposizioni sono estreme. Il merito di H. è sicuramente quello di mettere in evidenza il

ruolo centrale della cultura e delle credenze, ma bisogna tenere presente che gli elementi culturali

sono anche alla base di politiche e lotte inarrestabili.

La tesi di H. non si può applicare alla storia recente: i Kamikaze, ad esempio, non intervengono

tanto per un piano religioso, quanto per l’odio verso il nemico.

CAPITOLO 3 – L’EUROPA UNO STATO SENZA NAZIONE

Declino dello stato nazionale?

Gli europei non si sentono più cittadini di una nazione, ma di un insieme territoriale più vasto. Per

questo alcuni sostengono che ci troviamo di fronte alla more dello stato nazionale. Esso ha avuto 3

funzioni:

1. Creare una burocrazia che intervenisse nellos viluppo economico

2. Esercitare un controllo sui costumi e i sentimenti

3. Fare guerra per difendersi o per costruire uno stato nazionale.

Lo stato nazionale oggi è in declino, esso fornisce meno di un tempo un contesto di identificazione

collettiva. Se pensiamo alla costruzione dell’Europa, essa si era prefissata l’obiettivo di arginare lo

scoppio di guerre e di conflitti. Oggi l’Europa è esempio di un sistema politico ed economico

sovranazionale, ma la sua realizzazione è stata vissuta dalla popolazione come una iniziativa presa

dalla classe dirigente senza alcuna legittimazione da parte del popolo. La costruzione dell’Europa è

avvenuta tra dirigenti che intrattenevano tra loro rapporti personali, senza alcun controllo

dell’opinione pubblica. È pur vero, però, che essa acquista oggi sempre più consensi. Col tempo è

stato necessario anche arrivare ad una comunità economica europea, con una moneta unica. Ciò ci

fa pensare che in breve l’Europa potrebbe diventare una nazione.

L’unità europea è possibile?

Sicuramente un grande passo avanti è stato compiuto con l’idea di una Costituzione Europea,

tuttavia essa non è sostenuta in tutti i paesi dalla maggioranza. L’Europa continua ad estendersi, e

man mano se,bra chiudersi su se stessa e sui suoi problemi interni. Infine, i cittadini europei hanno

un passaporto europeo, eppure ciò non li porta a sentirsi cittadini europei a tutti gli effetti.

UE e USA

Nel fare un confronto tra le due potenze, l’Europa ha accumulato un grosso ritardo rispetto agli stati

uniti nel campo della tecnologia, dell’informazione e della comunicazione, dell’occupazione.

Dopo l’11 settembre inoltre l’Europa si è divisa: da una parte alcuni Paesi hanno appoggiato

l’America nella guerra contro l’Iraq, dall’altri i paesi restanti si sono opposti dichiarandosi contro la

guerra.

Lo stato europeo.

L’unico modo che i paesi europei hanno per non chiudersi in se stessi, è iniziare a costruire uno

stato, uno stato che in parte esiste già grazie alla moneta unica, ma che manca di un elemento

fondamentale: una politica internazionale comune senza la quale l’Europa continuerà a non avere

alcun peso politico. Occorrerebbe che gli europei fossero nelle condizioni di poter condurre

trattative diplomatiche importanti per ritrovare una certa autonomia di azione rispetto agli stati uniti,

nei cui confronti l’Europa si trova in una situazione di dipendenza militare.

L’impotenza europea.

L’impotenza europea di verifica non solo nella politica internazionale: l’elite scientifica e

industriale mondiale è attratta dagli stati uniti per la qualità dei suoi centri di ricerca. L’Europa

dovrebbe creare una rete di centri di ricerca e di istruzione in grado di far concorrenza a quella

americana. Purtroppo, essa è lontana da ciò e si evidenziano invece sempre di più le sue debolezze.

L’indebolimento dell’Europa è dovuto al fatto che essa stessa non crede più nel suo futuro.

L’assenza di coscienza europea.

L’Europa non è solo uno stato senza nazione, ma è uno stato debole che si definisce più in senso

amministrativo che politico.


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Sara F

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DETTAGLI
Corso di laurea: Corso di laurea magistrale in teorie della comunicazione e dei linguaggi
SSD:
Docente: Rossi Luigi
Università: Messina - Unime
A.A.: 2013-2014

I contenuti di questa pagina costituiscono rielaborazioni personali del Publisher Sara F di informazioni apprese con la frequenza delle lezioni di Sociologia dei processi culturali e comunicativi e studio autonomo di eventuali libri di riferimento in preparazione dell'esame finale o della tesi. Non devono intendersi come materiale ufficiale dell'università Messina - Unime o del prof Rossi Luigi.

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