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presenza della capacità di soffrire delle disgrazie degli altri, di riconoscere il movimento

sociale la dove si presenta, anche quando è mascherato. Oggi infatti il movimento sociale

non è mai visibile allo stato puro perché non cerca di integrarsi nella società ma mantiene

la distanza che separa il soggetto e i suoi diritti dall’apparato sociale e dai suoi

meccanismi di autocontrollo.

Non si può parlare di adesione inconscia a un movimento sociale ma la manifestazione a

livello conscio non significa che il soggetto o il movimento sociale siano interamente

presenti alla coscienza dell’attore. È nell’inconscio che bisogna andare a cercare il

desiderio di essere soggetti. Il soggetto si ripiega sull’inconscio ma non è il super-io a

sbarrargli la strada bensì la quotidianità, le norme della vita pubblica, l’urgenza delle

decisioni pratiche.

Molti sociologi cercano di capire quando l’individualismo crea un legame. L’individuo si

costruisce come tale e acquisisce la stima di se solo nella misura in cui i membri della

società a cui appartiene gli rinviano immagini positive di lui stesso.

In che cosa consiste l’esperienza personale del soggetto? Nella storia il soggetto si è

manifestato attraverso esperienze la cui importanza era chiaramente percepita. Oggi, il

rispetto della persona umana e della libertà è stato spesso implicato in lotte in cui il bene

affrontava il male.

L’esperienza di essere un soggetto si manifesta innanzitutto attraverso la consapevolezza

di un obbligo nei confronti non di un’istituzione, o di un valore, ma del diritto di ognuno

di vivere e di essere riconosciuto nella propria dignità. È riconoscendo i diritti umani

dell’altro che riconosco me stesso come essere umano, che riconosco i miei doveri nei

confronti di me stesso.

Il soggetto e la religione

Se il soggetto è un rapporto tra se e se divento sempre più diretto nelle società moderne,

esso scaturisce dall’interiorizzazione di un principio creatore e portatore di senso, che in

precedenza era stato proiettato in una trascendenza separata dal mondo ma questa

oggettivizzazione del soggetto è separata dall’esperienza umana per mezzo dello

spessore di tutte le istituzioni che le danno forma. La contrapposizione tra divino e sacro

è al centro del fatto religioso. Il divino si è allontanato dal mondo umano ma gli offre il

suo senso, mentre il sacro crea una barriera che consente a dei sacerdoti di parlare in

nome del divino e di gestire le comunicazioni tra i fedeli e il divino. Il divino è lungi

dall’implicare sempre la presenza di un Dio personale ma è anzi evidente che più il

soggetto è proiettato da uomini deboli in un divino lontano, più si rafforzano e si

fortificano lo spazio e le istituzioni del sacro.

La modernità non implica la sostituzione del pensiero religioso con la razionalità.

Storicamente la sacralizzazione del potere non ha impedito per lungo tempo la

secolarizzazione, ovvero la separazione tra sociale e sacro. Più la secolarizzazione

avanza, più il mondo del sacro si restringe e si specializza, più il divino si avvicina a noi al

punto di ridefinirsi storicamente senza rinunciare alla trascendenza.

L’ambiguità principale della modernità è che ha favorito l’individualismo morale e l’idea

dei diritti dell’uomo, ma è anche stata sfruttata da coloro che aspiravano alla

sacralizzazione del potere politico e della società. Oggi assistiamo all’indebolimento delle

istituzioni religiose e all’affermazione di espressioni meno istituzionalizzate del

sentimento religioso. La società non viene più sacralizzata e il sacro si aggrappa di nuovo

alle comunità.

L’ambito del soggetto è quello nel quale l’essere umano riflette maggiormente su di se e

si colloca nella posizione di creatore di se stesso. Spesso l’uomo cosciente crea un uomo

creatore. Questa distanza tra l’uno e l’altro si riduce nella misura in cui aumenta la

capacità degli uomini di trasformare l’ambiente e soprattutto loro stessi. Ma se anche

questa distanza, la separazione tra creatore e creato non scomparirebbe.

Dove il mondo degli dei domina gli uomini, non c’è posto per il soggetto. Non esiste il

regno del soggetto. La coscienza che quest’ultimo ha di se stesso non può mai essere

piena, perché le due facce (creatore e creato) in quel caso si confonderebbero. L’uomo

non diventa un uomo-dio ma al contrario mantiene una doppia distanza dal mondo

divino e da quello sociale. Compie un lavoro di costante soggettivazione, ovvero di

scoperta del soggetto in tutti i suoi comportamenti e in tutte le situazioni nelle quali

interviene.

Il soggetto e la scuola

La scuola è un settore della vita sociale in cui si scontrano non solo le idee, ma anche le

scelte operate tra insegnanti e genitori. La scuola non deve mettere il bambino al servizio

della società, né deve diventare un puro luogo di apprendimento ma deve essere un

luogo di formazione di attori sociali e di soggetti personali. Non può respingere

nell’ambito della vita privata la religione, la sessualità, gli impegni politici, le tradizioni

culturali. È però vero che deve al contempo fare rispettare la superiorità della cittadinanza

rispetto ai comunitarismi


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Sara F

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DETTAGLI
Corso di laurea: Corso di laurea magistrale in teorie della comunicazione e dei linguaggi
SSD:
Docente: Rossi Luigi
Università: Messina - Unime
A.A.: 2013-2014

I contenuti di questa pagina costituiscono rielaborazioni personali del Publisher Sara F di informazioni apprese con la frequenza delle lezioni di Sociologia dei processi culturali e comunicativi e studio autonomo di eventuali libri di riferimento in preparazione dell'esame finale o della tesi. Non devono intendersi come materiale ufficiale dell'università Messina - Unime o del prof Rossi Luigi.

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