Fenomenologia del potere
L'opera si sviluppa in due parti. La prima individua quella che potrebbe definirsi una dinamica del potere: le forme di imposizione del potere studiate sono pensate a partire dall'agire sociale. La seconda parte può piuttosto definirsi una statica del potere, essendo tesa a comprendere come esso si forma in strutture dotate di una certa stabilità e come si radica, legittimandosi ed istituzionalizzandosi.
Il concetto di potere
Il primo capitolo, che ha carattere introduttivo, fissa alcune categorie fondamentali intorno a cui ruota, soprattutto, la prima parte dell'opera. Popitz individua quattro forme antropologiche fondamentali di potere: il potere di offendere, il potere strumentale, il potere d’autorità e il potere di creare “dati di fatto” (individuato nella tecnica come dominio sulle cose).
- Premesse storiche: La prima premessa, fondamentale, per comprendere i fenomeni di potere, è la decidibilità degli ordinamenti del potere, la consapevolezza, cioè, che il potere non è riconducibile alla sfera del mito o alla necessità per natura, ma sono opera dell’uomo. Quest’idea è una scoperta radicale della polis greca. Con questo concetto, l’ordinamento politico della convivenza viene restituito come plasmabile e trasformabile. L’esistere viene sentito come qualcosa che può essere pensato in un modo diverso: diventa il prodotto delle possibilità umane e risulta pensabile in un modo diverso, al confronto con il meglio. All’interno del contesto della ricerca della costituzione più efficiente in assoluto, furono formulati i postulati che hanno accompagnato l’idea del politico in qualunque luogo della storia: il postulato della legittimità, il postulato della sovranità della legge e dell’uguaglianza davanti a essa. All’interno della polis greca si sviluppò la coscienza della progettabilità degli ordinamenti politici, e sorsero le prime teorie intese come teorie comparative delle diverse forme di costituzione (da Platone ad Aristotele, e poi Montesquieu).
- Periodo di massima decidibilità: Successivamente il periodo di massima decidibilità dei rapporti di potere coincide con la rivoluzione borghese della modernità. Anche in questo caso, la fede nella capacità di agire per operare trasformazioni e miglioramenti porta a progetti di costituzioni democratiche. A. Hamilton dichiara che il popolo sembra destinato a risolvere il quesito se le società umane siano o meno capaci di darsi, per propria scelta o matura riflessione un buon governo, o se esse siano condannate a rimanere in balia del caso o dell’uso della forza. Nasce un pathos relativo alla condizione umana, e la fede nel potere della ragione, che ispira questo pathos, non è ingenua, ma non è nemmeno in discussione: se troveremo il giusto programma, caso e violenza possono essere superati. Esiste, dunque, la possibilità, per gli uomini, di creare una costituzione che sia di liberi cittadini. Al giorno d’oggi manca in effetti la fiducia dei padri fondatori americani, ma rimane senza dubbio il fatto che il potere è appunto “poter fare” in modo diverso.
Onnipresenza del potere
La seconda premessa è il presupposto dell’onnipresenza del potere. Anche questa consapevolezza nasce con le rivoluzioni borghesi. La “statalizzazione” del potere viene meno, per essere “socializzata”. La borghesia colta punta all’opinione pubblica, quella possidente istituisce il potere del possesso mobile. Nel proletariato, invece, si costituisce il contropotere della “forza elementare delle masse popolari”. Questi nuovi poteri si contrappongono a quelli antichi (nobili, chiesa, proprietari terrieri).
Anche i rapporti tra uomo e donna e tra genitori e figli vengono concepiti sempre più come rapporti di potere. Nella società della concorrenza i conflitti di potere diventano un’esperienza individuale (è probabile che ciascuno di noi percepisca la propria vita come una sequenza di lotte per il potere, volontarie o meno). Interiorizzando la critica del potere, nasce la generalizzazione del sospetto di potere: il potere è ovunque, si tratta solo di imparare a vederlo. A questo punto, però, ci si chiede se esista, da qualche parte, un luogo esente da potere.
Secondo la definizione di M. Weber, “La potenza designa qualsiasi possibilità di far valere entro una relazione sociale, anche di fronte a un’opposizione, la propria volontà, quale che sia la base di questa possibilità”. All’interno di qualsiasi rapporto e in qualsiasi circostanza. Il potere, dunque, non è subordinato a un particolare contesto o a contenuti particolari, ma si annida ovunque.
Scontro tra potere e libertà
Una terza premessa è costituita dallo scontro tra potere e libertà: ogni esercizio del potere costituisce una limitazione della libertà. Ogni potere è, quindi, bisognoso di legittimazione. Nel momento in cui si fa avanti una coscienza della libertà, i rapporti di potere vengono messi in discussione.
Hegel diceva che, dato che l’attenzione, in Europa, si era concentrata sul discorso intorno alla libertà, questa aveva perso i suoi caratteri di indeterminatezza e si era purificata dalla vuotezza. Ma di cosa si riempie? Innanzitutto, si articola la volontà di autoliberazione; l’emancipazione della coscienza è il primo passo verso l’autoliberazione. “Illuminismo è l’uscita dell’uomo dalla minorità di cui egli stesso è colpevole” (Kant). “Dobbiamo prima emancipare noi stessi per poter emancipare gli altri” (Marx). La purificazione di cui parlava Hegel, quindi, da una parte è esortazione all’autoemancipazione, e dall’altra è concepito come una lotta per il potere che mira a far crollare il dominio vigente.
Le lotte per il potere sono vecchie di circa duecento anni, dal feudalesimo alla liberazione americana ai molti movimenti di emancipazione delle minoranze sorti negli ultimi anni, conflitti di genere e di classe. Proprio questa, la lotta per l’emancipazione del proletariato, porta all’emancipazione dell’uomo, e cioè porta al superamento di ogni forma di schiavitù.
È possibile trarre molte conseguenze dallo scontro tra potere e libertà; una di queste è che nella società moderna, ogni potere che pretende di limitare la libertà deve essere giustificato. Non esiste più alcun potere la cui legittimità sia così indiscutibilmente al sicuro da non aver bisogno di alcuna legittimazione. Il potere, in tutti i contesti, è connesso con la questione relativa al suo perché. Il potere è onnipresente e filtra in tutti i rapporti sociali: qualsiasi sia il contesto, esiste potere. Ma esso è sempre in discussione, perché il potere che limita la libertà, e quindi viola l’autodeterminazione degli altri, ha bisogno di essere legittimato e giustificato.
La decidibilità, e cioè il carattere di costrutto dei rapporti di potere, fa parte della moderna coscienza della decidibilità del mondo in cui viviamo. Riflettere sul potere significa riflettere su qualcosa di dominio umano. Su questa circostanza si basano le altre due premesse, e cioè la diffusione del sospetto nei confronti del potere e la rivendicazione all’autodeterminazione. Sebbene queste premesse derivino da un discorso storico, non sono limitate a un preciso periodo, hanno carattere di universalità. Il potere viene percepito quindi come universale della società umana. Universale è la decidibilità del potere, la sua efficacia e la minaccia dall’autodeterminazione.
Forme antropologiche fondamentali del potere
In senso antropologico, “potere” fa riferimento a qualcosa che l’uomo è in grado di fare e alla sua capacità di imporsi sulle forze esterne. Tra i vari significati possibili, emerge sempre quello relativo alla potenza dell’uomo di imporsi. Kratos significa una generale superiorità, la forza di dominare gli altri. Potentia rimane un concetto non specifico riferito a forze di ogni tipo. Questi concetti rimandano a un’idea di generalità, di universalità. La categoria più generale alla base del concetto di potere è una facoltà precipua di ogni essere umano: la capacità di trasformare, la capacità di rendere il mondo diverso da quello che è. L’agire umano coincide sempre con la facoltà di definire in modo nuovo la propria situazione. Ma è necessario comprendere meglio le facoltà e le dipendenze del potere.
- Si distinguono, quindi, quattro condizioni antropologiche, corrispondenti a quattro forme di potere.
“Molte cose nel mondo ispirano sgomento; nessuna più dell’uomo” (Pollo ta deina ouden deinoteron pelei. Antigone, Sofocle)
- Potere di offendere: L’uomo dispone della forza di offendere, del potere di offendere tutti gli organismi, altri uomini compresi. Di regola, questo potere è distribuito in modo diseguale (più potere a uno, più debolezza a un altro, più intelligenza, prestano fisica). Così come può offendere, l’uomo è anche soggetto a essere offeso in molti modi. L’uomo quindi è vulnerabile. Lo è a livello creaturale, economico e anche relativamente alla revoca della partecipazione sociale. Gli uomini possono esercitare sugli altri uomini potere, perché possono offenderli. Le azioni di offesa non presuppongono forme di controllo durevole: sono colpi di mano.
- Potere strumentale: Spesso il potere di offendere è concentrato in una sola azione, e per quanto questa sia ripetibile, rimane circoscritta in una determinata prova di forza (domare i cavalli). Attraverso minacce e punizioni, il potere si consolida e guida il comportamento dello sconfitto nel tempo. L’effetto delle minacce e delle promesse è estendibile nello spazio e nel tempo. Alla base di questo potere strumentale è possibile dare e ricevere, e di disporre della credibilità, agli occhi del soggetto, di determinate punizioni e ricompense. L’esercizio strumentale del potere si basa sull’alternativa: questo o quello. Il comportamento del soggetto può essere arrendevole o insubordinato e questa alternativa rende positivo o negativo quello che potrà fare. A qualsiasi reazione corrisponderà sempre una risposta a una domanda non posta. Tutta la situazione del soggetto è già decisa da chi esercita il potere. Queste alternative funzionano solo in quanto il nostro comportamento è orientato dalle aspettative della minaccia o ricatto; a guidare le nostre azioni è ciò che crediamo di prevedere o che inconsapevolmente anticipiamo. Anche in questo caso, le speranze possono essere manipolate anche a lungo termine e le minacce possono trasformarsi in una capacità di produrre paura anche a distanza. Nel caso del potere di offendere, gli uomini non possono difendersi dalle azioni intraprese da altri, mentre nel caso del potere strumentale, che agisce sul comportamento, essi diventano strumento della volontà altrui (i cavalli domati). Rispetto agli animali, però, gli esseri umani sono formalmente tutti uguali, e quindi esercitare potere strumentale su un altro essere umano significa farlo su qualcuno che ha potenzialmente lo stesso potere di chi lo infligge: può parlare, può pensare. Questo significa che non saranno solo strumenti, ma complici pensanti “soggiogati” da chi esercita su di loro potere. Il potere di promettere e minacciare è il potere di tutti i giorni, e qualsiasi rapporto di potere di lunga durata è basato anche sul potere strumentale.
- Potere interno: I fenomeni di potere possono essere “esterni” e “interni”. Il potere interno è caratterizzato dal fatto che esso produce una disponibilità immediata all’obbedienza. Esso genera conformità anche quando le azioni non possono essere controllate. Il potere interno agisce al di là della controllabilità. È efficace perché determina gli atteggiamenti, le prospettive e i criteri dei soggetti, e anche il modo in cui le cose vengono percepite. Questo tipo di potere ha le sue basi antropologiche nel bisogno di un orientamento, di norme da parte dell’uomo. L’essere umano, non predeterminato, deve allora produrre da sé i propri vincoli (sacerdoti, sovrani rappresentano questo potere di stabilire una norma). Se il potere normativo può perdere la sua legittimazione intrinseca, il bisogno umano di ricevere delle norme è al di sopra di ogni banalizzazione. Il potere normativo è dappertutto. Il bisogno di una norma si traduce anche nel fatto che la nostra autostima dipende dalle conferme del nostro senso di giustizia (che, senza norme, non esisterebbe). Nei rapporti con persone che detengono il potere normativo, il primo passo è riconoscere questo “possesso”. Si può definire, autorità. Il rapporto di autorità si basa sul riconoscimento della superiorità dell’altro che dà la norma e sullo sforzo di essere riconosciuti e ottenere delle conferme. Si crea una struttura binaria come nel caso del potere strumentale, ma in questo caso si tratta di speranza di ottenere dei diritti e timore che vengano negati. Chi pone queste alternative esercita un potere d’autorità.
- Potere di creare dati di fatto: L’uomo si può imporre sulla natura inanimata, superando gli ostacoli (scava, rompe, abbatte) e lo fa trasformando quello che lo circonda. Quando trasformiamo, esercitiamo un potere, non solo nei confronti della natura ma anche su altri uomini: di regola, ciò che costruiamo non agisce solo sul produttore ma è più o meno utile a tanti altri (una strada aiuta molti, un muro sbarra la via a molti, etc.). Ogni artefatto, quindi, aggiunge un dato nuovo alla realtà del mondo. Chi è responsabile di aver introdotto questo nuovo dato è un “creatore di dati di fatto”, ed esercita il potere di creare dati di fatto, che viene trasferito sui soggetti attraverso gli oggetti che ha creato. Si tratta di potere della creatività, un potere latente e a lungo termine. Qualcosa costruita oggi potrà riversi utile o dannosa per le generazioni future. Bisogna riflettere sul doppio potere insito nell’agire tecnico: il potere sulle forze della natura e il potere, veicolato dagli oggetti, di decidere delle condizioni di vita degli altri uomini.
Riassumendo, gli uomini hanno potere sugli altri uomini in quanto possono offendersi e farsi del male, intervenendo sull’integrità fisica, economica e sociale; possono prendere e dare loro qualcosa, e possono minacciare e promettere, agendo sul comportamento di altre persone sfruttando la loro preoccupazione per il futuro (paura di minacce); possono esercitare potere su altri uomini in quanto il bisogno di riconoscimenti e norme genera dipendenze psicologiche (potere d’autorità); hanno potere sugli altri uomini anche in virtù della loro capacità di agire in modo tecnico e di trasformare e creare dati di fatto.
Esiste una corrispondenza tra dipendenze vitali (vulnerabilità, preoccupazione per il futuro, bisogno di norme e riconoscimento, legame con gli artefatti) e facoltà d’agire costitutive dell’uomo (potere di offendere, di stabilire norme, di agire in modo tecnico). I rapporti di potere nascono perché le relazioni tra gli uomini sono dominate da forza e vulnerabilità, dall’influenzabilità delle paure, etc.
Gli uomini sono in grado di fare del male agli altri uomini direttamente, e possono influenzarli pesantemente agendo su aspettative, norme e artefatti.
Il potere strumentale e d’autorità hanno in comune la prerogativa di guidare il comportamento dei soggetti ai quali si rivolgono: agiscono entrambi sulla base di alternative, ma mentre il potere strumentale orienta il comportamento, quello d’autorità anche gli atteggiamenti. Il potere di offendere e creare dati di fatto hanno in comune la trasformazione della situazione dei soggetti anche i margini di libertà del loro comportamento, ma mentre il potere di offendere colpisce la persona immediatamente, quello di creare dati di fatto decide delle condizioni di vita materiali-artificiali.
Chi fa qualcosa che riguarda direttamente gli altri, di regola è anche in grado di fare del male. Chi influenza il comportamento degli altri prevedendo le loro reazioni di assenso o dissenso ha molte opportunità di corromperli o ricattarli. Il nostro fare o non fare dipende spesso dalla presenza o meno di norme e dal bisogno di riconoscimenti.
L’opportunità di esercitare potere è insita nelle relazioni sociali quotidiane. Viene sempre utilizzata nel processo di socializzazione. I bambini imparano ad avere a che fare con il potere da piccoli, subendo la propria vulnerabilità, capendo che le azioni possono avere conseguenze buone o cattive, si lega all’affetto e al riconoscimento degli adulti. il senso di inferiorità fa parte del sapere sociale di tutti i bambini. In questo senso, chiunque si occupi di educare i bambini esercita, con intenzione e superiorità, un potere: di offendere, strumentale, d’autorità e di creare dati di fatto.
Utilizzo analitico delle forme di potere
La distinzione delle forme di potere è utilizzabile analiticamente in tre modi:
- Ciascuna delle quattro forme di potere può caratterizzar...
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