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Capitolo primo: il concetto di cultura

Dallo stilo allo stile

I termini che entrano nel titolo di questo libro hanno bisogno di chiarimenti, ma non sono i termini più complessi nella loro formazione (come “fenomenologia”) quelli che necessitano di un intervento esplicativo (anzi quelli sono i più semplici da chiarire). I più comuni “cultura” e “stile”, appariranno come i più controversi, di solito i vocabili più comuni sono quelli più ambigui. Ogni volta che bisogna far luce su un vocabolo è utile valersi di un vocabolario.

Nel caso di “stile”, i significati nascono in primo luogo a livello materiale. Al significato letterale di un vocabolo segue sempre un significato secondo. Si potrebbe ricorrere anche alla radice greca, e parlare di significati metaforici. Ogni vocabolo ci offre questa doppia natura.

Tornando a “stile”, il suo antenato materiale era stilus, uno strumento della vita pratica, un'asticina metallica appuntita che serviva per scrivere su una tavoletta di cera. Il vocabolo italiano ha subito una piccola variazione, oggi si parla di stile, ma sul piano di idealità, seppure tenendo presente la natura lontana del termine.

L'esercizio dello stilo forniva già allora la possibilità di introdurre, nell'atto, varianti espressive. I vari scribi (gli scrittori dei faraoni) avevano un modo personale di vergare i segni, una propria grafica. C'è senza dubbio uno stile comune (quello comune generazionale) ma siamo intenti a mescolarlo con quello personale e individuale (calligrafia).

Un'iniziale attività materiale consente agli individui scelte espressive. Dallo stile di scrittura si passa allo stile verbale (come formiamo le frasi) oppure allo stile dell'abbigliamento o quello nutrizionale ecc. Appare allora logico parlare di “stili” al singolare in quanto ogni gruppo o ogni individuo sono portati a forgiare le proprie opzioni. Inoltre gli stili tendono a mutare nei tempi successivi.

Passiamo al termine fenomenologia. Appare subito chiaro che il suffisso “logia”, cui si ricorre per descrizione dei fenomeni, ossia del modo in cui si manifesta una realtà. Gli stili mutano, ma nel loro mutare si possono recepire criteri di interrogazione, assi di riferimento? Questo è il compito di ogni fenomenologia.

Cultura

Raggiungiamo il macrocontinente della cultura, che è il luogo tipico in cui l'uomo afferma le sue istituzioni di ogni tipo, e nello stesso tempo in cui le applica, le viene variando, criticando. Ci sbarazzeremo presto dal termine dotto di culturologia, dove è lecito sostituire con l'espressione più sciolta e comune “scienza della cultura”.

Culturologia significa sottoporre ad un'analisi di quell'oggetto che è la cultura, proprio per la sua semplicità. Ci troveremo in difficoltà cercando di spiegare il termine in maniera chiara e distinta. La cultura nel mondo latino era un intervento tipicamente materiale-lavorativo. Si trattava della coltivazione di campi, ovvero dell'agri-coltura, per cui è legittimo dichiarare che una delle prime forme di cultura dell'umanità è stata l'agricoltura. La lingua italiana ha fatto un minimo di scarto, passando da cult a colt, per indicare processi metaforici (e non più alla lavorazione della terra).

Proprio perché legata alla proprietà umana del saper lavorare, il che è reso possibile dall'assunzione di strumenti extra-organici, non facenti parte delle dotazioni umane. Si può parlare di protesi, perché non si trasmettono geneticamente.

L'uomo fin dalle sue origini ha colto la possibilità di agire sull'ambiente, per procurarsi cibo, per difendersi, prolungando la dotazione naturale con corpi aggiunti. Ma la proposta (in prospettiva storica) scaturente dal latino ci risulta ingannevole. Infatti la culturologia, ci direbbe che le prime forme di cultura materiale dell'umanità non erano dedicate al lavoro, ma alle attività quali la caccia e la pesca con strumenti tecnici. L'agricoltura viene in tempi successivi.

Il criterio secondo cui c'è cultura ove si dia la facoltà di protesi risulta non sufficiente. Alcune specie animali come le api e le scimmie? Come fare della cultura una prerogativa umana? Occorre aggiungere, nell'intento di definire cultura, che l'uomo non solo ha la facoltà di assumere protesi, ma anche di variarle nel tempo.

Strato materiale e strato ideale

Il passaggio da un tipo di processo a un altro implica l'aprirsi di una dimensione di intelligenza, di osservazione, di progettazione a distanza. Dalla cultura materiale si passa ad uno strato secondo, quello ideale. Oltre alle “protesi”, le incisioni i graffiti, che furono le prime modalità tecniche dell'uomo per esprimersi, rientrano nel carattere di un deposito esterno, evita il deperimento del sapere acquisito, inevitabile essendo soltanto di memoria. Le generazioni animali devono ricominciare ogni volta le varie esperienze, non trovando alcun deposito alla nascita.

L'uomo può valersi di una memoria extra-organica. La cultura dunque si articola su due livelli, l'uno materiale (pratiche tecniche) e l'altro riguarda la sfera delle “fughe in avanti”. Una volta chiarito che esistono queste due sfere, si pone anche il problema dei loro rapporti. Esistono dei rapporti orizzontali tra i vari settori di un medesimo strato (ad esempio nell'ambito della cultura di senso ideale, i rapporti tra psicologia e steticità, etica ecc.), quello verticale tenta di trovare legami nello strato “basso” e quello “alto”, della tecnologia materiale.

La proposta di Goldmann:

  • Sancisce l'uguale dignità dei due momenti tra i quali si stabilisce un rapporto omologico (il momento ideale deve rispecchiare quello materiale)
  • La parità, non è d'altronde rassomiglianza (tutela il diritto di ciascun ambito ad avere esperienze diverse)

La nozione di tecnomorfismo

Per quanto riguarda le arti visive? Uno dei compiti primari di un'indagine consisterà nell'andare alla ricerca di rapporti omologici sussistenti tra le opere e la tecnologia materiale. Tuttavia si dovrà evitare il falso presupposto che di omologia si potrà parlare quando le opere d'arte trascivono i caratteri scoperti delle tecnologie. Spetta alle arti visive un compito di tecnomorfismo, ove la parola è da prendere alla lettera: dare forma ai procedimenti tecnologici di un medesimo periodo storico.

Le teorie di McLuhan

È possibile compiere un passo ulteriore e tentare di stabilire la correlazione omologica tra strati alti e bassi, o si tratta di un'impresa avventata? McLuhan, l'omogeneità tra la prospettiva rinascimentale e la stampa a caratteri mobili (quando i libri iniziano ad essere in serie, quando si stampano), detta la galassia Gutenberg. L'omologia si ha nella misura in cui consideriamo i criteri di funzionamento della stampa (omogeneità degli elementi, ripetitività, possibilità di ordinarli serialmente in linee e colonne) e quelli della prospettiva (fondata sul sistema degli assi cartesiani). Inoltre ogni messaggio redatto a stampare esige, per essere consumato, un punto di vista del lettore.

  • La stampa non determina la prospettiva rinascimentale, non ne è la causa, si dà una cooperazione alla pari dignità.
  • Questa convergenza è un'ipotesi.
  • Lo strato materiale di un'epoca è più vasto di quello ideale. È dunque decisivo il ruolo delle idee quando si ripresentano nell'incarnazione materiale di base.

Capitolo secondo – Lo strato della cultura “alta” o simbolica

I sistemi simbolici

Dopo gli accenni allo strato materiale della cultura, è opportuno occuparsi dello strato ideale, di quei vari ambiti operativi che maneggiano idee piuttosto che cose. Le idee non si toccano e non si vedono, diversamente dall'origine della parola, origine tuttavia non casuale, dato che la percezione sensoriale, tra i vari organi sensoriali, è il più smaterializzato. Uno dei compiti della culturologia è quello di vedere come, attraverso le relazioni dello strato materiale e quello ideale, si configurano fortune o sfortune. Oggi si tende a un giudizio equanime volto a “dare il suo” a ciascuno dei due strati, e quindi a riconoscere la dignità delle formazioni generali.

Quello che distingue l'uomo dalla condizione animale non è il possesso di un'abitudine generalizzante (anche il cane sa ricavare l'idea di cibo), quando alla capacità di affidare l'idea pratica, fungibile e conservabile. Si tratta di generare segni, simboli grafici o sonori, posti in corrispondenza di un'idea (la bandiera tricolore è simbolo del nostro paese). La capacità segnica è dappertutto, nelle cose, negli animali, mentre quella simbolica è peculiare dell'uomo. Il ricorrere a simboli non è altro la capacità di una strumentazione extra-organica con capacità di trasmissione con la memorizzazione.

Non sempre i sistemi di memorizzazione grafica hanno avuto una prevalenza su quelli sonori. L'uomo ha a portata di mano il sapere dei suoi precedenti, quindi può permettersi di dedicare le sue energie ad arricchirlo. Cerchiamo di non separare mai il materiale con l'ideale, sono due momenti interagenti nell'ambito di un unico macro-sistema, che è la cultura nel suo complesso. Quando parliamo di tecnologia non stiamo collocando delle idee al posto degli strumenti pratici? Si può sostenere l'opportunità della distinzione ma non della separazione statica.

Arti, scienza, facoltà

Le arti, nel sistema della cultura ideale o simbolica, sono sempre state l'anello intermedio di possibile giuntura con lo strato materiale. Non così invece quelle discipline che hanno sempre avuto particolari responsabilità riflessive, nell'ambito delle idee: le discipline formali. Per il loro carattere di largo impiego, sono state anche dette facoltà logistiche o formali (per la forma discorsiva e per l'ambizione di essere trasversali rispetto alle discipline di contenuto).

Aristotele è stato il primo codificatore delle varie strade logistiche. Sono tre le forme di discorso: l'analitica, la dialettica e la retorica. La ragione analitica si applica alle scienze che studiano contenuti oggettivi esterni all'uomo (fisici o naturali). La ragione dialettica sposta il tiro, lo rivolge ai principi delle singole scienze, indagando sulla loro pretesa di verità, e scoprendo che è il dialogo e il dibattito a far nascere un buon grado di approvazione da parte degli interlocutori. Fin qui l'analitica e la dialettica sono forme adatte a studiosi, se invece questa ricerca del consenso avviene davanti a un'assemblea di uomini comuni nelle cui mani giacciono i criteri per stabilire un'azione bella o brutta, giusta o no, allora siamo in presenza della ragione retorica (come l'avvocato che ricorre a dei metodi anche quando non a favore di una verità o giustizia assoluta).

La cultura materiale e tecnologia influisce su queste tre sorelle, determinandone fortune e sfortune. Per esempio l'età classica romana, caratterizzata da un basso grado di innovazione tecnologica, ma da un forte esercizio di affari politici da parte di un gruppo sociale, conosce un incremento della retorica, capace di assorbire le altre due. Nel medioevo, dove i valori sono codificati in base soltanto al principio “giusto” di Dio e delle scritture sacre, è il ritorno della dialettica. L'Umanesimo si apre con l'invenzione della stampa di Gutenberg, che condurrà a dare il colpo di grazia ai sistemi orali, sullo scambio verbale, provocando un trionfo della ragione analitica. La modernità vede prevalere lo spirito analitico, il modello geometrico-meccanico, appare l'unico ragionevole, le scienze umane si adattano ad esso, o perdono il titolo di “scienze”. Ma la svolta contemporanea vede un mutamento del quadro, ad ogni livello si ragiona con schemi fondati sulla continuità, che consente un riavvicinamento tra il gruppo delle scienze matematiche e quelle umane. La retorica ha conosciuto dei punti bassi e dei recuperi nel nostro secolo.

Le omologie tra arti e scienze

I compiti principali di tutto l'attuale piano d'indagine è appunto di ricercare i possibili coordinamenti tra arte e scienza. Si danno tre possibilità, si può avere una convivenza pacifica, in questo caso le discipline matematiche e quelle umane riconoscono le buone ragioni uno dell'altro. Una seconda possibilità ipotizza la subordinazione di tutte le discipline del sapere di un'epoca al modello logico-matematico. Ciò è avvenuto in vari momenti della storia di espansione tecnologica. Due secoli dopo, al centro del XIX secolo, ecco un'altra fase “positiva”, di trionfo delle scienze fisico-matematiche, con la differenza che poggiano non su un aspetto statico ma dinamico ed evolutivo. La dialettica e la retorica si svolgono attraverso un'articolazione di fasi conflittuali. Le discipline umanistiche si trovano di fronte ad un'alternativa: o si adattano o vengono cancellate dalla discipline con rigore scientifico.

Finalmente si può dare una terza ipotesi, anche qui conviene ricordare una concreta epoca storica. La nostra cultura dell'età contemporanea (postmoderna) potrebbe ritrovare qualcosa del genere. I nostri tempi sono caratterizzati da alte innovazioni tecnologiche, ma le discipline umanistiche si sono avvicinate con la speranza di un'unificazione. È opportuno portare l'attenzione sulle arti. Le arti affondano nell'ambito della tecnologia, a differenza delle scienze, non convogliano un sapere bensì rispondono a un fare e un riprodurre. Pittura, scultura, letteratura, teatro, musica hanno progressivamente accentuato nel corso dell'età moderna un connotato di inutilità, che le fanno precipitare alle attività simboliche. A differenza delle scienze non comunicano ma costituiscono oggetti con valori simbolici. Oggi grazie alla rivalutazione del momento tecnologico le arti maggiori si sono riconciliate con le sorelle minori, ed è cessata la vergogna dell'utilità (perché l'inutilità non risulta solo per l'aspetto produttivo e anche perché costituisce l'arte del gioco, dell'intrattenimento). Un altro connotato che distingue le arti con le scienze è che le scienze devono ritagliarsi una fetta del sapere, adottare un filtro molto selettivo, le arti tendono a collocare il carattere organico, totalizzante che appartiene per lo più all'intervento dell'uomo.

Gli operatori culturali e la loro collocazione

Quest'immagine corrisponde alle epoche in cui si consuma il reato del riduzionismo, cioè il tentativo di imporre una logica di un blocco di discipline a tutte le consorelle. Sia ben chiaro che il riduzionismo è stato un importante fenomeno storico con un'utilità tale a un consistente progresso del sapere ('600 e '800), anche se esso oggi gode di cattiva stampa.

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Scienze antichità, filologico-letterarie e storico-artistiche L-ART/03 Storia dell'arte contemporanea

I contenuti di questa pagina costituiscono rielaborazioni personali del Publisher Donato-93 di informazioni apprese con la frequenza delle lezioni di Fenomenologia degli stili e studio autonomo di eventuali libri di riferimento in preparazione dell'esame finale o della tesi. Non devono intendersi come materiale ufficiale dell'università Università degli Studi di Bologna o del prof Tusini Gian Luca.
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