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Innovazione

Si tratta della capacità creativa e innovativa della cultura rispetto la tradizione, l’emergere di nuovi

movimenti può contrastare e sostituire una dottrina o un’etica ambigua o incoerente. Weber parla in questo

caso di carisma: nuovi movimenti nascono dalla rottura con la tradizione preesistente e fanno riferimento ad

un’autorità carismatica. Se ne occuperà la scuola americana e tedesca.

Trasmissione culturale e interazione

L’importanza nei processi di trasmissione culturale, delle forme dell’integrazione sociale mettendo a fuoco

la dialettica che si instaura tra gli individui, in particolare la generazione più giovane e le “agenzie di

socializzazione” (la famiglia, gli insegnanti, gli amici...) dove i primi sono attivi, e guidati dalle risorse affettive

e cognitive che vanno acquisendo.

La sfida della società industriale

L’approccio sociologico allo studio della cultura si è dunque affermato tra la fine dell’Ottocento e i primi

decenni del Novecento in parte accogliendo e in parte allontanando la prospettiva antropologica. Furono le

sfide della nuova società industrializzata, la sua pluralità a portare l’attenzione dei sociologi su nuovi termini.

1.2 Da Parsons alla nuova sociologia della cultura

Una fase di declino

Dagli anni Trenta l’interesse sociologico andava spegnendosi, dalla fine degli anni Trenta agli anni Cinquanta

ci sono stati singoli contributi di ricerca anche molto rilevanti, ma che sono rimasti isolati e sottovalutati.

(Norbert Elias, Florian Znaniecki, Robert K. Merton ecc...).

La cultura nella teoria generale dell’azione

Negli anni Cinquanta, negli Stati Uniti, alla scuola di Chicago si sostituisce lo struttural-funzionalismo,

teoria elaborata da Talcott Parsons: prova ad elaborare una teoria generale dell’azione sociale, vuole dare

alla sociologia il riconoscimento di scienza autentica, dando importanza alla cultura. Parsons modifica il

significato di cultura: un insieme di costumi e delle abitudini acquisiti dall’uomo in quanto membro

di una comunità sociale, restringe il suo ambito semantico, ne identifica il carattere astratto di

strumento concettuale, utile ai fini dell’indagine che deve essere accertato e verificato, ma che non

esiste come realtà immediatamente constatabile.

Carattere normativo della cultura

Ci sono due aspetti interessanti dell’interpretazione di Parsons della cultura:

Carattere adattivo ovvero l’insieme dei costumi, che favoriscono la sopravvivenza di un gruppo sociale (il

• carattere normativo della cultura), ovvero i modelli di comportamento che la comunità sociale ritiene

validi.

Questa componente fornisce agli individui i criteri per orientare il loro comportamento. Ha una funzione

regolativa. Ma è necessario che si fondi su un sistema di valori.

Distinzione tra cultura e sistema sociale

Secondo punto è la necessità di mantenere analiticamente distinte cultura e società. Distinguendo

• così 4 sottosistemi che intervengono nell’azione sociale: la personalità, la cultura, il sistema sociale e

l’organismo biologico.

Gerarchia cibernetica

In questa teoria si definisce come le parti di un sistema dispongano in gradi diversi di energia e informazioni.

Le ultime sono quelle più ricche di energia e più povere di informazioni, quelle in alto sono ricche di

informazione ma povere di energia.

Rapporti tra le discipline

L’organismo è oggetto della biologia, la personalità della psicologia, alla sociologia tocca il sistema sociale e

all’antropologia il sistema culturale. Anche se Parsons ripete sempre che le scienze umane studiato tutte

un unico oggetto, differenziabile solo sul piano analitico. Questo porta ad una specie di paradosso.

Critiche al modello

Rocher critica così: “Paradossalmente, colui che viene accusato di aver privilegiato i valori ha poco

• articolato il loro universo. Ne risulta che la cultura riveste nel sistema parsoniano un carattere fortemente

statico...” Da un lato quindi il sistema culturale è importante, ma dall’altro è trascurato. 9

Anche Margaret Archer critica il “mito dell’integrazione culturale” che implicherebbe la confusione tra due

• livelli che dovrebbero invece rimanere distinti: la coerenza logica del sistema culturale e l’integrazione

sociale.

Nuova sociologia della cultura

Dalla fine degli anni Settanta prende criticamente le mosse una nuova sociologia della cultura. Questa

ha accenti diversi a seconda degli autori e dei filoni e si analizzano questi punti:

1. Le contraddizioni e incongruenze entro il sistema culturale

2. Il problema del dissenso e dell’innovazione sul piano culturale

3. Il rapporto tra cultura e azione

Della cultura si enfatizza il carattere complesso, come fosse una cassetta degli attrezzi utilizzabile entro

strategie d’azione.

Altra conseguenza è la centralità del comprendere il meccanismi cognitivi che consentono a idee e

rappresentazioni sociali e valori di diffondersi e persistere, sia conto della capacità degli individui di

partecipare contemporaneamente a più tradizioni culturale, anche se apparentemente incongruenti.

I processi cognitivi

L’analisi dei dispositivi pratici, legati all’attività pratica, che sono alla base dei processi cognitivi

precoscienti. Cognitivo, indica i fondamenti precoscienti del ragionamento e del pensiero, ossia

classificazioni, rappresentazioni e schemi.

Avvicinamento tra sociologia e antropologia

La sociologia si occupa del sistema sociale, l’antropologia del sistema culturale.

Trasformazioni delle società moderne

Le società primitive non esistono più e così anche le società moderne si sono trasformate in modo da

richiedere uno studio approfondito e specifico.

Sempre più inadeguata è la differenza tra sociologia e antropologia basata sulla specificità dei rispettivi

oggetti di ricerca o anche sulle diversità delle metodologie.

2. DIMENSIONI DELLA CULTURA

Definizione di cultura

Attingendo alla sociologia del 900, la sociologia della cultura contemporanea fornisce una definizione di

cultura meno inclusiva e oggi assunta da gran parte dell’antropologia culturale.

La cultura è costituita da quattro tipi di elementi: norme, valori, credenze e simboli espressivi.

Ampliando la definizione con quella di Melford Shapiro: “la cultura designa un sistema cognitivo, ossia

delle proposizioni di tipo sia descrittivo sia normativo sulla natura, l’uomo e la società che sono

incorporate in configurazioni e reti interconnesse di ordine superiore.”

In questa definizione rientrano molti aspetti della vita.

Cultura materiale

È la cultura di oggetti materiali che portano con se significati immateriali, ovvero che rappresentano

qualcosa. 2.1 Coerenza/incoerenza

Coerenza/incoerenza

Le proposizioni culturali e non, differiscono per quanto riguarda alcune importanti dimensioni. In primo luogo

le proposizioni culturali differiscono sul piano della coerenza/incoerenza.

Coerenza culturale e integrazione sociale

Spesso si confonde la coerenza del sistema culturale e l’integrazione della società

Coerenza culturale e conflitto

Autori come Simmel e Coser hanno sempre sostenuto che il conflitto non è sempre un fattore negativo, ma

può essere (e spesso lo è) un elemento di ordine. A volte l’esistenza di un nemico diventa addirittura

indispensabile al mantenimento del gruppo. I conflitti possono essere anche in uno stesso gruppo. 10

Dice Weber che possono coesistere diverse concezioni di uno stesso sistema normativo o addirittura una

pluralità di sistemi contraddittori, anche il singolo può orientare le sua azioni in modo contraddittorio sia in

tempi separati che nella stessa azione.

Variabilità del grado di coerenza

Il grado di integrazione varia da una cultura all’altra è più elevato nelle società semplici che nelle

differenziate. La complessità sociale, ovvero la specializzazione, la differenziazione e l’interdipendenza tra le

persone ha come esito un aumento di grado di differenziazione simbolica, cioè si moltiplicano le

possibilità di scelta di un certo individuo. Ma se “il troppo è come il poco” chi vive in società troppo

differenziate si confrontano con modelli culturali contrastanti nel corso dell’esperienza quotidiana e questo

genera un conflitto di identità e dissonanze di tipo cognitivo.

Eccedenza culturale

Si è ipotizzato che la cultura collettiva sia caratterizzata da un’ eccedenza culturale cioè una dilatazione

dell’immaginario collettivo e una evasiva dilatazione dell’esperienza culturale cui non corrispondono

modelli di vita e di azione concretamente praticabili. La vita culturale crescente si complica sempre di

più, tanto che si è sviluppata l’importanza dell’interpretazione e molte sono le contraddizioni all’interno di un

“bazar psichedelico” come dice Bell. 2.2 Pubblico/privato

Pubblico/privato

La cultura è pubblica in quanto le proposizioni da cui è costituita sono codificate entro rappresentazioni di

gruppi sociali. Un esempio è il linguaggio: perchè è oggettivamente accessibile a tutti. Berger e Luckmann

parlano di “oggettivazione del linguaggio” ossia della capacità di staccarsi dalle espressioni immediate della

soggettività. Nella danza per esempio il ballerino può mimare atti aggressivi, ma non sono oggettivi, perchè

sono atti staccati dalla soggettività di chi li compi essendo solo interprete.

2.3 Oggettività/soggettività

Oggettività/soggettività

Il pubblico/privato si connette a oggettività/soggettività facendo a volte coincidere pubblico con oggettivo.

Durkheim salda i due concetti: la nozione di istituzione comprende tutto ciò che è sedimentato

nell’interazione sociale: il patrimonio culturale si è formato con la cooperazione di tutti i membri del gruppo, e

questo patrimonio resta anche con il cambiare degli individui. Il sedimento collettivo è oggettivo in

quanto costituisce un vincolo esterno al soggetto agente.

Carattere pubblico e carattere oggettivo

Ma non si può far realmente coincidere carattere oggettivo e pubblico per il “carattere duplice del significato

delle rappresentazioni collettive”: De Sussure dice che un segno è composto da significato e significante,

così le proposizioni culturali sono apprese dai soggetti, ma il loro significato è rappresentato nelle loro menti

(livello soggettivo della cultura)

Significato dei simboli e significati per gli attori sociali

La cultura ha quindi carattere oggettivo e soggettivo: Spiro dice che il ventaglio dei significati per gli attori

sociali è molto più ampio del ventaglio dei significati dei simboli culturali. Così non solo i nativi possono

imparare la cultura.

La differenza tra imparare e socializzato: il secondo termine implica valori, norme, credenze che entrano a

far parte del soggetto e ritenute giuste. 2.4 Esplicito/implicito

Esplicito/implicito

Vi è una cultura non detta, ma espressa in maniera regolare, come molti costrutti culturali, norme e regole

sociali quotidiane che si collocano a livello implicito. La cultura esplicita è quella argomentata, tematizzata,

divulgata e consapevolmente trasmessa. 11

3. COMPONENTI DELLA CULTURA

3.1 I valori

Nel linguaggio il termine valore ha due significati:

Ha un valore, ovvero qualsiasi cosa ritenuta importante

• I valori come ideali a cui gli esseri umani aspirano e a cui si riferiscono nel formulare giudizi.

Criteri e concezioni del desiderabile

Il linguaggio delle scienze sociali indica “valore” come il criterio della valutazione, ossia il principio per il

quale approviamo o no un modo di agire, pensare e sentire. Il concetto di “valore” si distingue quindi in:

preferenza cioè quello che è desiderato, ciò che vogliamo, e ciò che è desiderabile, ovvero ciò che

dovremmo volere (una dimensione normativa).

Dimensione dei valori

Clyde Kluckhohn negli anni ’50 analizzò così il valore: è una concezione del desiderabile, esplicita o

implicita, distintiva di un individuo o caratteristica di un gruppo, che influenza l’azione con la

selezione fra modi, mezzi e fini disponibili. Tre sono quindi le dimensioni dei valori:

Dimensione affettiva quando l’attaccamento ai valori significa che conformarsi ad essi è ritenuta cosa

• buona, sono interiorizzati e siamo presi da sensi di colpa e di vergogna in chi se ne discosta.

Dimensione cognitiva “X è buono” “X è giusto”... Sono valori argomentabili da parte dell’attore sociale,

• ma non vanno confusi con i costumi, ossia con la condotta abitudinaria.

Dimensione selettiva ovvero la capacità dei valori di orientare l’agire sociale, le motivazioni dei

• comportamenti. Dice Weber che si realizzano nella scelta dei diversi corsi d’azione.

È da tenere presente che i valori cambiano storicamente e geograficamente.

Alcuni studiosi hanno provato a stabilire una mappa dei problemi comuni delle diverse culture e cui

corrispondono un numero finito di soluzioni. Parsons identifica 4 variabili strutturali che richiamano due

risposte possibili ciascuna:

Universalismo/particolarismo

Se l’attore sociale decide di giudicare un oggetto fisico o sociale partendo dai criteri generali relativi a tutti gli

oggetti della stessa categoria, allora opta per l’universalismo. Se considera l’oggetto secondo criteri che si

applicano solo a questo oggetto e a condizioni particolari, allora opta per il particolarismo.

Prestazione/qualità

Se trae l’oggetto alla luce delle sue realizzazioni, ossia di ciò che fa, da maggiore importanza alle sue

qualità. Si basa sulla prestazione quando è un valore portato dal processo di modernizzazione sociale.

Neutralità affettiva/affettività

Quando vengono messi da parte i sentimenti si parla di neutralità affettiva (come al lavoro), si parla di

affettività in contesti familiari, amicali.

Specificità/diffusione

Ci si rapporta considerando gli aspetti specifici, (commesso-cliente), oppure in maniera globale (madre-

figlio). 3.2 Le norme

A volte norme e valori non sono del tutto separabili, ma i primi sono molto più specifici e imperativi a livello

sociale. Anche se possono essere interiorizzati hanno una forma socialmente imperativa. E la loro efficacia

dipende dalla presenza di una sanzione: negativa per chi non si conforma, positiva come merito in caso di

conformità.

Il legame tra norma e sanzione è definito dal rapporto: se A allora B.

Alcune norme sono apprese nel corpo dell’intero ciclo di vita, altre molto presto.

Norme e massime di esperienza

Le norme si distinguono dalle massime di esperienza che producono uniformità nei comportamenti sociali. 12

E’ difficile distinguere i comportamenti regolari dai regolati, questo può essere fatto basandosi sul loro

significato: se i soggetti si comportano in un certo modo per abitudine, il comportamento è regolare.

Se seguono un modello di comportamento che ritengono obbligatorio allora si parla di

comportamento regolato.

Norme costitutive e norme regolative

Il filosofo del linguaggio John Searle ha distinto le norme costitutive dalle norme regolative.

Le norme costitutive creano una pratica mai vista prima, come le regole dei giochi e le norme giuridiche

che pongono condizioni di validità.

Le norme regolative regolano pratiche già esistenti, come precetti religiosi o norme delle buone maniere.

Norme della morale, della religione e della tecnica

Le norme possono essere distinte anche grazie al contenuto: vi sono contesti sociali che regolano: norme

della moda, dell’etichetta, norme della morale, della religione e della tecnica.

Norme e grado di formalizzazione

Da qui possiamo distinguere le norme statuite e le consuetudinarie.

Le norme statuite sono in forma scritta, sono più vincolanti a livello sociale. Al massimo grado di

formalizzazione ci sono le norme giuridiche, al livello minimo di formalizzazione ci sono quelle chiamate da

Goffman “microrituali” ovvero riconosciute dai partecipanti a un’interazione, ma in maniera implicita e per lo

più data per scontata: per esempio le forme del tatto negli incontri quotidiani, le delimitazioni del “territorio

del sè”. In mezzo a questi due poli ci sono le norme deontologiche specifiche per le etiche professionali.

La morale quotidiana è implicita, ma non per questo meno influente: l’esclusione e l’emarginazione sociale

possono colpire chi la infrange. 3.3 I concetti

Ampia è la categoria dei concetti, che comprendono proposizioni descrittive della realtà e costituiscono i

modi in cui i soggetti stabiliscono la realtà, quello che la realtà è. Esistono due tipi di credenze: fattuali e

rappresentazionali.

Credenze fattuali e credenze rappresentazionali

Le credenze fattuali sono cosa che si sanno, quando un soggetto ha solo coscienza di un fatto, bastano

• ad identificare una sola proposizione, altrimenti si cadrebbe in contraddizione, sono infatti sottoposte alla

logica e al principio di non contraddizione.

Le credenze rappresentazionali corrispondono a ciò che nella lingua comune chiamiamo credenze,

• opinioni o convinzioni, sono rappresentazioni mentali ed il soggetto è cosciente di accettare tale

convinzione. Queste non sono univoche come le prime, ma posso essere fraintese perchè il loro

significato è vago e indeterminato.

Contraddizioni nei sistemi di credenze

Questa differenza pur non essendo molto importante per molti studiosi mostra che lo studio dei sistemi di

credenze deve tener conto che i criteri di logica si possono mostrare inadeguati e che le credenze con deboli

“rassomiglianze di famiglia” possono sostenere un carico elevato di dissonanza.

Norme e credenze

Non sempre si possono distinguere norme e credenze, a volte sono strettamente collegate.

I simboli 3.4

Il simbolo è spesso definito come segno, sia convenzionale (segni matematici), che analogico (che

evoca un oggetto). De Sussure ha definito la lingua come un sistema di segni che esprimono delle idee, e

l’ha paragonata alla scrittura, all’alfabeto dei sordomuti, ai riti...considerandola la più importante tra questi

sistemi di segni; indicò la semiologia come la scienza che studia i segni nella vita sociale.

Segnali, marchi, indicazioni

I simboli vanno distinti dai:

Segnali che hanno valore informativo e sono convenzionali. (Segnali stradali)

• Marchi con funzione rievocativa, arbitrari. (Rompere un ramo dove sono passato)

• 13

Indicazioni dal carattere intersoggettivo come i marchi, ma dove la natura rimane oscura. (I segnali

• naturali).

I simboli

Hanno diversi caratteri:

Intersoggettivi ossia sono condivisi da un gruppo sociale.

• Fanno parte di una dimensione culturale, ovvero rappresentano un sapere che gli individui sono in grado

• di esprimere, ma senza sviluppare i ragionamenti o le argomentazioni.

Funzione sociale e comunicativa

Mead osserva che è il riconoscimento di un simbolo a spezzare il semplice riflesso condizionato che lego lo

stimolo alla risposta.

Nelle società moderne i simboli continuano ad esistere, non sotto forma di miti, ma per esempio dice

Simmel: il denaro è la più adeguata espressione simbolica della modernità.

Natura, cultura, società

1. CULTURA E STRUTTURA SOCIALE

Cultura e comportamenti

La cultura comprende proposizioni che riguardano le relazioni e i comportamenti sociali, ma non si

sovrappone a ciò che rappresenta perchè le relazioni e i comportamenti hanno caratteri e determinanti sia

culturali che non. Non si possono quindi semplicemente osservare i comportamenti.

Influenza reciproca tra cultura e società

La distinzione tra cultura e società: la cultura fa riferimento a proposizioni e rappresentazioni della natura,

l’uomo, la società e i loro rapporti; la società fa riferimento alla struttura delle relazioni sociali. Ciò implica

un’autonomia della cultura, ma anche un’influenza reciproca.

Autonomia della cultura ed evoluzione sociale

L’esigenza di distinguere piano sociale e culturale crea nuovi livelli di autonomia e specializzazione della

cultura.

Secondo Parsons, l’evoluzione sociale ha comportato la progressiva affermazione della cultura: il primo

passaggio è segnato dalla scrittura; ha arricchito il vocabolario, può conservare la memoria, la cultura è più

stabile, e autonoma dalla partecipazione fisica delle persone.

Passaggio alla società moderna

Il passaggio alla società moderna è stato segnato dice Parsons, dall’apparizione del diritto, di un sistema

codificato di norme, di istituzioni giuridiche, che ha accresciuto stabilità: i costumi sono riconosciuti , le

norme si arricchiscono, vengono create agenzie e istituzioni costituite allo scopo di trasmettere il patrimonio

culturale. L’esito di questo processo è l’autonomia, la stabilità, la differenziazione, ma anche il rapporto tra

più ambiti della vita sociale. 2. LA CULTURA COME “BUSSOLA”

Il significato

I valori, le norme e i simboli hanno un significato non necessariamente conscio. Spesso ci sono significati

nascosti. Marx Weber disse che la cultura è ciò che conferisce significati all’azione umana. L’uomo è un

essere che deve mettere ordine al mondo altrimenti caotico.

Funzione di orientamento

Molti altri autori sulla scia di Weber elaborarono l’idea della cultura come bussola del comportamento.

Ordine culturale e organizzazione istituzionale

Perchè serve una bussola per orientarci? La risposta ci porta alla questione complessa del rapporto

esistente tra natura e cultura. La cultura è infatti la risposta alla carenza dell’organizzazione istintuale

dell’uomo in rapporto a quella degli altri mammiferi. 14

Il comportamento umano è dato solo minimamente dal controllo genetico, ma certi comportamenti sono

risposte a stimoli. Infatti a differenza del ragno che tesse la tela per mangiare, l’uomo a moltissimi modi per

procurarsi il cibo.

Una costruzione sociale precaria

L’enorme varietà di risposta degli esseri umani non è imputabile alla costituzione biologica. Berger e

Luckman hanno descritto l’essere umano come “animale non definito” composto da un’organizzazione

istintuale sottosviluppata e una peculiare apertura al mondo. L’uomo è quindi manchevole. La cultura è

un’interrotta costruzione sociale e la stabilità non è mai definitiva, ma è sottoposta a mutamento. Allo stesso

tempo la cultura è una condizione necessaria.

Cultura e natura umana

Da ciò ci si evince che la vera natura dell’uomo sia da cercarsi nella cultura. Tra i sostenitori di questa tesi

c’è Geertz.

3. VARIABILITÀ E UNIVERSALITÀ DELLA CULTURA: IL PROBLEMA DEL RELATIVISMO

Variabilità della cultura

Già da Erodoto venivano messe in luce gli attaccamenti che ogni popolazione mostrava a costumi che agli

altri parevano spregevoli. Pascal Montaigne e Montesquieu richiamarono l’attenzione sulla molteplicità dei

modi di pensare ed agire.

Nelle “Lettere persiane” Montesquieu sottolinea con un racconto che quello che è strano e bizzarro in un

luogo, è normale e familiare in un’altro.

Il problema del relativismo

Si affaccia così: l’idea della relatività dei mondi culturali. Non che Montesquieu sia un sostenitore del

relativismo, ma per la scoperta della particolarità è incitato a trovare ciò che invece accomuna popolazioni

tanto diverse.

Modelli riduzionisti e modelli relativisti

Vi sono due posizione opposte sulla “variabilità”:

Modelli riduzionisti, oggi meno diffusi, i quali minimalizzano del differenze interpretando le variazioni

• come manifestazioni di superficie che nascondono uniformità più profonde.

Modelli relativisti, oggi in maggioranza che insistono sull’unicità della cultura, rifiutando categorie

• transculturali e metodi di analisi comparativa. Anche Montaigne appartiene a questa corrente.

Relativismo come orientamento metodologico

Le ragioni del relativismo sono soprattutto metodologiche, è questione di rispetto per l’oggetto dell’indagine:

questa può contrastare l’etnocentrismo per cui un gruppo è il centro di tutto e metro di paragone degli altri

gruppi.

Relativismo come impostazione filosofica

Questa postula l’incomparabilità tra culture diverse, ma questo rischia di trasformarsi in un etnocentrismo

policentrico, divenendo un mondo chiuso, mentre la cultura non lo è.

Universali culturali

In questa prospettiva il confronto non è infatti impossibile, ci sono tratti comuni chiamati universali culturali:

il tabù dell’incesto, l’ostilità del figlio al padre e l’attaccamento alla madre, la norma della reciprocità (è un

dovere contraccambiare ed essere grato a cui concede un favore o un vantaggio). Murdock ne ha individuati

più di 60. 4. COME SI STUDIA LA CULTURA? ALCUNE QUESTIONI DI METODO

4.1 Paradigmi teorici e metodi di ricerca empirica

Descrizione e spiegazione

La domande che ci si pone per studiare questi argomenti è “perchè?”

Le domande sono tuttavia diverse, a diversi gradi di complessità, ma sono accomunate da l’utilizzo di metodi

di indagine codificati, al fine di orientarsi nella raccolta e nell’analisi dei dati empirici, rendendo, in questo 15

modo, i risultati ottenuti il più aperti possibile al confronto e alla discussione. Questo metodo si chiama

metodologia della ricerca sociale.

Metodologia della ricerca sociale

La sociologia della cultura non è solo la ricerca in un ambito specifico, ma è un ambito complesso che

investe poi l’intero lavoro sociologico.

Svolta linguistica e sociologica della cultura

In seguito alla svolta linguistica alcuni studiosi hanno cominciato a considerare la sociologia culturale come

un vero paradigma teorico-epistemologico che definisce i problemi della sociologia e descrive come

affrontarli. L’idea avanzata è quella di una concezione radicalmente costruttivista della società secondo cui

la società stessa è intesa come costruzione linguistico-culturale e il linguaggio è l’oggetto privilegiato dello

studio.

Il costruttivismo se radicalizzato porta a sostenere che tutti gli aspetti della vita umana sono “costrutti

culturali” perchè non hanno una realtà indipendente dalle attività culturali.

La scelta del metodo con cui studiare la cultura è predeterminata: solo i metodo qualitativi, in particolare

quelli basati sull’interpretazione soggettiva, possono offrire una descrizione densa dei simboli culturali.

Dal chiederci il perchè? Passiamo a chiederci il come? Tali pratiche narrative costituiscono tali significati.

Integrazione tra i metodi quantitativi e qualitativi

Il metodo più efficace che non implica scelta di campo pregiudiziale è il pluralismo metodologico:

Utilizzo dei diversi metodi (qualitativo e quantitativo) e all’interno la scelta di una racconta tecnica dei dati

• va commisurata agli obiettivi e alle domande conoscitive che la ricerca di propone.

Un solo metodo e una sola tecnica di raccolta dei dati è insufficiente, è utile integrare le tecniche.

• 4.2 Rilevare il significato

Obiezioni all’uso del questionario

I valori, le norme e le credenze sono condividi da un gruppo, sono quindi fenomeni collettivi. Misurarli con

un questionario significa rilevare i comportamenti individuali, e sembra inadeguato perchè parrebbe che la

cultura sia una somma degli orientamenti individuali. Inoltre le risposte sono chiuse, povere.

Ecco alcuni esempi di ricerche che hanno raggiunto importanti risultati.

L’analisi transnazionale dei valori

➡La ricerca empirica interculturale sui valori analizza con metodi quantitativi le configurazioni di valori di

diverse società occidentali e orientali. La ricerca condotta da Triandis ritrova nelle società analizzate il

contrasto tra due valori: l’individualismo e il collettivismo, infatti una cultura tanto più coesa e semplice è

più collettivista (es. Giappone), una cultura complessa e sconnessa è più individualista (es. Aree urbane).

Ancora si distingue l’individualismo orizzontale e verticale: quello orizzontale (Svezia) le persone sono

dipendenti ma mettono l’accento sull’identità e smorzano la disuguaglianza, in Cina invece enfatizzano la

coesione sociale e l’identificazione nel gruppo. Quello verticale, come in Giappone, è caratterizzato

dall’accettazione delle differenze, forte senso del dovere, servizio al proprio gruppo e senso del sacrificio.

Vantaggi dell’uso di metodi quantitativi

La cultura ha un carattere multidirezionale e con i metodi survey si coglie solo la dimensione soggettiva della

cultura, e risulta quindi riduttivo. Questo tipo di indagine però può essere integrata con altri tipi.

A favore dell’uso di metodi quantitativi tipo survey giocano anche alcune considerazioni importanti:

La standardizzazione della rilevazione di atteggiamenti consente di trasformare le informazioni rilevante in

• dati.

La possibilità di individuare le strutture latenti che organizzano un ampio numero di variabili di

• atteggiamento, giungendo a identificare non singoli valori, ma configurazioni complesse di valori, nonchè

di studiarne i rapporti con variabili strutturali e comportamentali.

Vantaggi dell’uso di metodi qualitativi

➡Metodi qualitativi di analisi dei valori e credenze. I vantaggi dei metodi survey si combinano con alcuni

svantaggi, legati alla possibilità di andare in profondità. Per questo a volte si preferisce l’uso di tecniche

qualitative, come interviste, discorsi, oppure anche narrazioni, che spingono gli intervistati a far suscitare

giudizi di valore. Si aggiunge anche il focus group, che favoriscono il dialogo e permettono confronto sul

tema scelto. 16

In genere lo scopo di tutto questo è quello di arrivare ad una tipologia dei soggetti intervistati che sintetizza i

diversi profili emersi in rapporto al tema scelto.

L’analisi dei vissuti temporali

L’obiettivo della ricerca qualitativa è quello di spiegare il “come?”.

Esempio: una ricerca condotta su 182 giovani provenienti da diversi ambienti, sui significati attribuiti al tempo

quotidiano, sulle loro priorità, sul grado di controllo,sulla riflessività di esperienze. La costruzione di una

tipologia incrocia due dimensioni: l’autonomia e la dipendenza nella rappresentazione del sè e la

rappresentazione strutturata e la rappresentazione non strutturata del tempo biografico. Risultano 4 tipi:

autostrutturato, eterostrutturato, autodestrutturato, eterodestrutturato.

➡Metodo strutturale di interpretazione dei simboli. Anche i simboli sono stati studiati con metodi formali

che rientrano tra le metodologie quantitative, che vogliono misurare i significati istituzionali piuttosto che

individuali.

L’analisi delle strutture simboliche

Questo è l’approccio metodologico:

1. Identificazione degli elementi base del sistema culturale considerato

2. Registrazione del modello di relazione tra gli elementi identificati

3. Identificazione dell’organizzazione strutturale attraverso l’applicazione di un insieme di criteri di riduzione

al sistema di relazione in modo da presevare il modello.

4. La struttura che ne risulta è riconnessa al contesto istituzionale che si sta indagando.

Tecniche di raccolta dei dati

Numerose sono le tecniche di raccolta delle informazioni: dal differenziale sematico a interviste personali.

Non possiamo approfondire ma è bene sapere che esistono tecniche più complesse per questa raccolta.

Tecniche di analisi dei dati

Anche qui ci sono svariate tecniche: quasi sempre è l’analisi testuale l’approccio che evita interpretazioni

dei testi in chiave più o meno intuitiva, anzi ne fa una sorta di formalizzazione. Le tecniche anche qui sono

comunque in crescita e in continua evoluzione.

Domande di ricerca e approcci metodologici

➡Ricerca genetica sull’evoluzione delle norme. La ricerca genetica si pone il perchè un dato fenomeno

sociale si è evoluto nel tempo fino a raggiungere la forma attuale. Le origini vengono ricercate nel passato.

L’analisi del cambiamento normativo

Come è stato possibile raggiungere il grado di civilizzazione di oggi? Analizzando storicamente il tema

vedremo che le buone maniere è ricondotta a questi fattori: i cambiamenti paralleli nelle relazioni sociali e

nelle forme di potere che creano zone pacificate dalla violenza favorendo il diffondersi di ceti nobili prima, giù

fino alle classi popolari, poi un affinamento dei costumi in pubblico e in privato, in un continuo processo di

privatizzazione che culmina nell’intimità della famiglia borghese.

La differenziazione culturale nelle società moderne

1. IL PLURALISMO CULTURALE

Le società contemporanee nono sono omogenee, sono diverse nel loro interno anche per quanto riguarda

valori e norme sociali, si parla dunque di pluralismo culturale.

La differenziazione culturale nelle società pre-industriali

Anche nel passato c’era differenziazione culturale, come ci dice Gellner la cultura era segmentata

orizzontalmente, cioè era divisa, ma stabile, le divisioni erano nette. Con la società industriale è arrivata la

17

mobilità, l’instabilità, i rigidi steccati orizzontali erano sempre meno tollerabili, vengono rafforzate le linee di

divisione tra nazioni, mentre quelle tra le classi sono più flessibili e permeabili.

Cultura stato-nazione

È stato possibile identificare cultura con nazione, perchè il nazionalismo è ora “l’imposizione generale di una

cultura superiore a una società in cui in precedenza culture inferiori dominavano la vita della maggioranza e

in alcuni casi della totalità, della popolazione”. Ciò che ha creato un’idea di omogeneità culturale all’interno di

una nazione è la diffusione generalizzata di una lingua, una cultura per certo aspetti omogenea, si

differenzia secondo linee diverse, non più orizzontali e segmentate, ma che attraversano le persone e i

gruppi.

Complessità sociale

La società è caratterizzata da mobilità geografica e sociale. Le caratteristiche della complessità sociale

secondo Simmel e Durkheim sono:

Aumento del numero e della varietà di elementi

• Moltiplicazione delle relazioni di interdipendenza

Simmel ci dice che prima l’individuo viveva in un sistema di cerchie sociali concentriche, non usciva quindi

mai dal suo mondo, ora con la modernità, queste cerchie si intersecano con quelle degli altri e l’individuo si

trova a partecipare a più gruppi che possono avere uno scarso rapporto reciproco. Questo porta

all’individualizzazione.

Pluralismo culturale

Il termine pluralismo identifica due aspetti caratteristici della cultura moderna:

Coesistenza di diversi sistemi simbolici scarsamente correlati l’uno all’altro, se pure lo sono

• La situazione dell’individuo che date le molte opzioni è portato a riflettere e a pensare che la scelta tra

• valori diversi sia un aspetto irrinunciabile della propria e dell’altrui libertà.

Così il pluralismo è anche un ideale della società moderna.

2. SUBCULTURE

Il concetto di subcultura ha assunto significati diversi da quando è stato coniato negli anni Quaranta, ma

mantiene alcune caratteristiche: il prefisso sub cioè subalterno, subordinata rispetto alla cultura più

ampia della società, è quindi una nicchia. Sono gruppi devianti, rispetto ai fini e alle norme della società. Un

esempio è la subcultura dei “criminali”. Il secondo tratto è il basarsi sulle differenze di classe, etnia, età o

geografiche. Resta il fatto che non è una cultura autonoma, ma è inglobata nella società.

Subcultura e comunità

Il terzo tratto è stato messo in luce da Albert K. Cohen: le subculture hanno in comune il fatto che

vengono acquisite solo per interazione con quanti già condividono e incarnano, nel pensiero e

nell’azione il modello culturale. Questo le avvicina all’idea di comunità, ma come sottolinea Thornton si

distinguono dalla comunità perchè quest’ultima fa riferimento a dei legami stabili (famiglia), mentre la

subcultura è meno stabile nel tempo.

Subculture devianti

Lo studio delle subculture è nato nella scuola di Chicago con un progetto di ricerca volto ad esplorare la

diversità nelle città americane. Con lo studio di A.K. Choen sulle bande giovanili dei “quartieri di

malavita” si arriva ad un esplicito concetto di subcultura: la subcultura delinquente: è concentrata nella

gioventù maschile operaia, è gratuita perchè il furto non è motivato se non per il riconoscimento; è maligna

perchè i brutti tiri (scherzi) sono sempre motivati da un sottile piacere di provocazione e trasgressione; è

distruttiva perchè prende le norme della cultura circostante e le capovolge è giusta proprio perchè ingiusta

nell’ambiente circostante.

Le subculture sono strategie collettive di soluzione dei problemi che si formano in un processo di

esplorazione reciproca e di elaborazione combinata.

Subculture giovanili “spettacolari”

Altro studio è lagato al Centre for Contemporary Cultural Studies dell’università di Birmingham sulle

subculture giovanili dei mods, teds, punks, skinheads. L’approccio teorico è influenzato dal marxismo.

Queste subculture appartengono sempre alla classe operaia, sono transitorie, sono una sorta di mediazione

18

tra l’identità definita in termini di classe della cultura familiare e il mondo commercializzato della cultura di

massa.

Subculture e “stili” comunicativi

Stile è un modo di comunicare agli altri la propria identità, sia un metodo per mettere ordine nelle proprie

idee sulla società e sul proprio ruolo in essa. Si usano quindi oggetti come spille da balia, si ascolta un certo

tipo di musica, un certo tipo di abbigliamento, di pettinatura, tutto forma uno stile distintivo. C’è comunque un

carattere di resistenza e di antagonismo simbolici rispetto alla cultura dominante.

Immagine segmentata della cultura

La cultura della società, sembra così segmentata, pare come un’aggregazione di subculture. Vi sono stato

tentativi di rivedere il concetto mostrando il carattere interazionale della subcultura e mettendo in luce

molteplici forme di comunicazione che la collegano ad altri gruppi.

3. CULTURA ALTA, CULTURA POPOLARE, CULTURA DI MASSA

Il dibattito sulla cultura di massa

Si inizia a parlare di cultura di massa negli anni 20, con il cinema, il fascismo, ma in particolare negli anni 50

con l’affermarsi di una vera industria culturale, dove la tv si diffonde rapida in tutte le fasce della popolazione.

Società industriale e cultura di massa

Nella società preindustriale la cultura alta era identificata con l’arte ed esclusiva dell’èlite sociale, al suo

fianco c’era una cultura di costumi e tradizioni locali, radicata nella vita quotidiana. Con la società industriale,

e la creazione di una produzione industriale di massa, la rottura di antichi legami, porta a un declino

della cultura popolare, diventando quindi passiva, sottomessa alla logica del consumo, superficiale.

Definizione di cultura di massa

La cultura di massa è la cultura popolare che è prodotta dalle tecniche industriali di produzione di

massa e che è venduta al fine di ottenere un profitto al pubblico di massa dei consumatori. Questa ha

quindi carattere descrittivo e carattere valutativo: descrivere le caratteristiche della cultura all’emergere di

un nuovo ordine della società (società di massa), e la considera negativamente e degradata nei confronti

della cultura alta degli intellettuali.

Cultura di massa e semicultura

Esponenti della scuola di Francoforte criticano l’industria culturale che manipola e omologa la cultura, la

standardizza, trasformandola in una semicultura che non ha rapporti con l’esperienza.

Critica al concetto di cultura di massa

Cultura di massa è un termine ambiguo, confonde, come dice Shils, perchè anche se i messaggi hanno una

certa uniformità non significa che siano recepiti dalla massa in modo ugualmente uniforme, ma le fitte reti di

relazioni informali mediano i messaggi, così come i mezzi di comunicazione, i leader d’opinione, i contesti

sociali, i gruppi in cui l’individuo è inserito, influenzano in maniera indiretta.

Cultura popolare nella ricerca storica

Tra il tardo Medioevo e la rivoluzione industriale la cultura popolare era molto diversificata, vari ruoli,

varie subculture, vari mestieri, vari generi musicali, ogni gruppo aveva festività, santi, corporazioni. Inoltre

mentre si è sempre pensato alla cultura delle classi inferiori come un’imitazione delle elevate, si vede ora

l’interazioni tra le due culture, con confini più flessibili. Burke ci riporta degli esempi: la letteratura

“discende” lungo la scala sociale, per esempio i romanzi di cavalleria nati per l’aristocrazia, si diffusero ad un

pubblico popolare. Così anche l’”ascesa” della scala sociale delle danze contadine, come il valzer, ripreso

poi dalla nobiltà.

Gli intermediari

Sono persone come i tipografi avventizi che mettono in comunicazione le due culture

Cultura popolare e cultura alta nelle ricerche sociologiche

Si vede come molto spesso le definizioni di queste due, variano nel tempo. 19

Cultura documentata

Quando si parla di cultura popolare e cultura alta si fa riferimento sempre ai prodotti culturali. I quali

costituiscono la cultura documentata ovvero gli artefatti, e i prodotti mostrati agli spettatori come il

cinema, la musica, ecc.. 4. CULTURA E CLASSI SOCIALI

Culture urbane e culture periferiche

La distinzione tra cultura alta e popolare è risultata imprecisa, si preferisce distinguere la cultura in base al

settore, centrale o periferico, dell’industria che la produce.

Si distingue allora cultura urbana prodotte dall’industria culturale centrale, dove il pubblico è stratificato per

classe, e cultura periferica dove le classi hanno perso di importanza. La distinzione riguarda i prodotti

dell’industria culturale verso cui si esprimono i gusti culturali dei consumatori.

Variabilità culturale e linee di divisione sociale

Valori e credenze non variano casualmente, ma seguono linee di divisione sociale, per esempio il genere

predispone ad attribuire maggiore importanza a certi valori.

4.1 Classe e coscienza di classe secondo Karl Marx

Strutture moderne e strutture tradizionali di diseguaglianza

Le società sono caratterizzate da un stratificazione sociale, ossia da una struttura sistematica di

diseguaglianze economiche e sociali. Queste generano le classi. Che si distinguono da strutture

tradizionali di disuguaglianza, come quelle che vedremo ora:

Sistema delle caste

Ricordiamo il sistema indù delle caste: i ranghi sociali sono definiti da elementi rituali e religiosi, per cui la

gerarchia sociale si definisce in base alla contrapposizione puro/impuro

Sistema dei ceti

Questo si basa sul valore di sangue, dipende da quale famiglia nasci, e non è la ricchezza a classificare le

persone.

In questi esempi le gerarchie erano immodificabili, permettendo lo sviluppo di ampi sistemi di

legittimazione religiosa dell’ordine e della gerarchia sociale.

Emergere del valore dell’uguaglianza

Con l’avvento del capitalismo emergono anche nuovi valori, legati all’idea che gli essere umani

nascono uguali. Ognuno può cambiare il proprio destino. Dalla naturalità delle disuguaglianze si passa alla

naturalità delle uguaglianze.

Classi sociali in Marx

Karl Marx non diede mai precisa definizione di “classe sociale”, ma furono il centro della sua attività. Esse

hanno un fondamento economico, in quanto dipendono da forme di proprietà e di controllo che

caratterizzano le relazioni di produzione. Per Marx vi sono due classi principali: borghesia, proprietaria dei

mezzi di produzione, e il proletariato, che è proprietario solo della forza lavoro che deve vendere. La

lotta tra le due classi è il motore dello sviluppo storico.

Classi come attori collettivi

Se la classe è definita economicamente e si fonda sulle relazioni di produzione, la sua esistenza è già per se

un fattore sufficiente a farne un attore sociale collettivo? Certo, le classi sono gruppi di persone che

condividono molto, e sono quindi potenzialmente soggetti collettivi, ma solo potenzialmente.

“Classe in sè” e “classe per sè”

Questa distinzione è data dal fatto che, la “classe in sè” è quando un individuo è collegato oggettivamente in

dei rapporti di produzione, la “classe per sè” è quando un individuo prende coscienza di appartenere ad una

comunità, e di avere interessi comuni. Solo con questo passaggio ci sarebbe un attore sociale,

un’identità collettiva.

Il condizionamento sociale della coscienza e delle idee 20

Marx aveva offerto una spiegazione dell’emergere della coscienza umana: non è la coscienza degli uomini a

determinare il loro essere, ma al contrario il loro essere sociale che determina la loro coscienza.

Struttura e sovrastruttura

Nel pensiero di Marx, esiste una struttura economica, che determina una sovrastruttura politica e

giuridica e specifiche forme di coscienza sociale. È quindi il sistema economico, la struttura, a

determinare la cultura di una società.

Essere sociale e coscienza

C’è uno stretto rapporto tra essere sociale e vita materiale e coscienza, questo rapporto apre la strada al

fatto di come la vita materiale possa influenzare la coscienza sociale. Come ci dice Larrain, Marx non

intendeva questo rapporto in maniera deterministica, lo si vede nella critica a Feuerbach: la realtà sociale

oggettiva non è un puro dato, ma è un prodotto storico creato dalla pratica dell’uomo. Ma la pratica non è

soggettiva, viene posto l’accento sulla nozione di pratica. E sulla necessità di analizzare la vita materiale.

Il concetto di pratica

Tutta la vita sociale è pratica. Non esiste una realtà sociale nettamente separata dalla coscienza, ma la

coscienza si costruisce con l’attività pratica degli uomini, che implica anche una certa divisione del lavoro,

cooperazione e contatti. La pratica di cui parla Marx è di due tipi: lavorativa con il quale vengono

riprodotte le condizioni di esistenza e trasformatrice dei rapporti sociali di produzione. La pratica non è

un’attività opposta alla coscienza ma è attività cosciente.

Modi e meccanismi di formazione della coscienza di classe

Per fare i modo che la coscienza emerga a livello di classe serve omogeneità interna a una classe, la

riduzione delle differenze di lingua, la religione... Ma soprattutto la concentrazione delle forze

produttive nello stesso luogo, che facilità la comunicazione tra i membri della stessa classe operaia.

Centralità/marginalità e coscienza di classe

Nella prospettiva di Lukacs i ceti intermedi, esterni al processo produttivo rimangono esclusi dal formarsi di

una coscienza collettiva. Il fattore sociale fondamentale per la formazione della coscienza collettiva

diventa la centralità/marginalità nel sistema produttivo e l’isolamento di gruppo.

4.2 Classi e ceti sociali secondo Weber: la cultura degli imprenditori capitalisti

Differenze tra Weber e Marx

Tra Marx e Weber ci sono molte differenze:

Marx Weber

Sostenitore di una scienza

Militante rivoluzionario sociale avalutativa

Interesse per le

contraddizioni economiche Interesse sull’origine del

che avrebbero portato alla capitalismo

fine del capitalismo

Fondatore del materialismo Opposto al materialismo:

storico idealista

Un confronto con Marx

Ci sono però elementi che li avvicinano, come la formazione di Weber, avvenuta nel periodo in cui il

marxismo aveva preso piede con Engels. E la preoccupazione di Weber di non operare un semplice

rovesciamento della tesi marxiana, ma di centrarla sul fattori ideali invece che materiali come unica causa

dello sviluppo storico. Non voleva considerare la lotta di classe come la legge storica fondamentale, a

differenza di Marx.

Le classi, per Weber, non costituiscono delle comunità, pur riconoscendole come importanti nella società

moderna.

Classe sociale: un circo a tre piste 21

La classe di Weber non si colloca all’interno dei rapporti di produzione, ma è costituita dal mercato.

L’enfasi è posta sulla distribuzione. Al rapporto proprietari e non proprietari di Marx si aggiungono: creditori

e debitori e venditori e compratori. Negli Stati Uniti per esempio è la lotta tra creditori e debitori ad aver

dominato la politica agraria dell‘800.

Ceti

Weber usa oltre alla classe, una seconda categoria di stratificazione: i ceti, i quali appartengono alla sfera

della cultura e non alla sfera economica. Sono comunità di individui che hanno lo stesso stile di vita,

la stessa concezione del mondo, uguali gusti e preferenze. Si parla quindi di educazione formale e sul

prestigio derivante dalla nascita e dalla professione.

Il ceto può può fondarsi su una situazione di classe, ma non è sufficiente che esista una classe per farne un

ceto. La condotta di vita è ciò che unifica gli individui. Il ceto manifesta una certa chiusura sociale,

infatti appartenere a una certa cerchi condizione il matrimonio e la commensalità, riguardo la scelta degli

individui, che serve anche a mantenere un certo prestigio sociale.

Classi sociali, ceti e cultura

Se una classe vuole acquistare potere, non solo economico, deve organizzarsi come un ceto. Questo è

possibile attraverso la cultura ovvero assumendo norme, regole, modi di pensare e di comportarsi.

Concetto di “affinità elettive”

Le affinità elettive sono esistenti tra i diversi strati sociali e diverse forme di religiosità, e tra un tipo di ethos

economico e la nascente classe degli imprenditori capitalisti.

Strati sociali e forme di religiosità

Strati intellettuali ovvero dediti alla penetrazione concettuale del mondo e del suo “senso” a un gruppo

• sociale che tende ad avere esperienze di tipo contemplativo e ad aspirare a esse come ideale di vita.

Strato ierocratico ovvero un gruppo di individui dediti alla cura professionale, al culto e delle anime. La

• religiosità è di carattere ritualistico.

Strati guerrieri cavallereschi, ovvero coloro che risultano estranei ad atteggiamenti mistici, in ragione

• della loro vita pragmatica, la forma di religiosità ha carattere irrazionalistisco, che fa perno sull’idea di

destino.

Strati contadini ovvero con attività religiosa di tipo magico, non incline al razionalismo.

• Strati borghesi ovvero che si fondano sul lavoro, svincolato dal legame con la natura, ma fondato sul

• calcolo e sul dominio tecnico della natura.

Spirito del capitalismo e ceti borghesi

Cultura di classe: è quella dei moderni imprenditori capitalisti. Lo spirito del capitalismo dice Weber, è la

nuova configurazione culturale. La portatrice di questo nuovo ethos è la borghesia industriale media

(giovane negoziante). Weber scrive:

Sulla configurazione dei valori, privi di significato direttamente religioso, ma che si orienta nella vita

• pratica, il cui fulcro è rappresentato da due idee principali, intorno a cui si organizza una concezione del

mondo

Sul guadagno come fine in sè, non è un mezzo per raggiungere un fine, ma esibito e rinvestito per altri

• guadagni

Sul dovere professionale, ovvero l’obbligazione morale nei confronti della sua attività professionale.

Il tradizionalismo

L’ethos capitalistico si scontrò con un modo di fare tradizionalistico: l’uomo per natura non vuole guadagnare

denaro e sempre più denaro, ma semplicemente vivere, vivere secondo le sue abitudini e guadagnare quel

tanto che è a ciò necessario.

Vediamo quindi secondo Weber che la società capitalistica non è omogenea, ma è un insieme complesso,

attraversato da contraddizioni e strati sociali in ascesa che lottano per affermare le proprie idee e il proprio

stile di vita. 4.3. Stratificazione sociale e cultura nella ricerca sociologica contemporanea

Coscienza operaia e comunità 22

Uno storico inglese, E.P.Thompson ha criticato l’interpretazione deterministica di Marx, ponendo l’accento

sul fatto che la classe non è un’entità, ma un’insieme di relazioni. La coscienza di classe è il modo di fare

esperienza di queste relazioni.

Declino e persistenza della cultura operaia

È sempre più difficile riconoscere un rapporto tra classe operaia e cultura, o più in generale tra classi e

cultura così stretto da poter formare una comunità. Non bisogna pensare alla scomparsa di questi caratteri,

ma pensare alla loro minore visibilità. Per esempio l’ambito familiare è organizzato in base a norme

specifiche.

Carattere di classe di orientamenti culturali

Se i confini di classe sono più mobili e permeabili, non per questo è venuto meno il carattere di classe di

molti orientamenti culturali. Ecco due esempi che testimoniano il permanere della caratterizzazione di classe

della cultura.

Cultura culinaria e gerarchie sociali

La cultura culinaria dell’Europa e dell’Asia è legata alle gerarchie sociali, nella fase pre-industriale alcuni cibi

venivano attribuiti a specifiche classi e ruoli: i cigni per esempio erano il cibo della casa reale inglese, il vino

con il miele della nobiltà dell’Etiopia.

Classi sociali e l’uso del linguaggio

Secondo Berstein nel mondo attuale il sistema di classe ha influenzato la distribuzione sociale della

conoscenza. I bambini della classe operaia acquisivano un codice ristretto basato su ruoli comunalizzati,

mentre i bambini della classe media assumevano un codice elaborato basato su ruoli individualizzati.

Capitale economico, capitale sociale e capitale culturale

Gli studi di Bourdieu hanno innovato l’analisi marxiana delle classi, andando oltre alla definizione

esclusivamente economica. Infatti definisce le classi non in relazione ai mezzi di produzione, ma in

termini più generale e multidimensionali.

Analizzava tre forme di capitale:

Capitale economico le risorse materiali (reddito, proprietà..)

• Capitale sociale le reti di relazioni degli individui

• Capitale culturale che si divide in capitale scolastico e ereditario

Così ad un polo della distribuzione delle classi troviamo chi ha sia capitale economico che culturale, e

dall’altro polo chi non ha nè economico, nè culturale.

“Gusti” e lotta per la distinzione sociale

Sempre secondo Bourdieu a livello culturale le classi dominanti cercano di affermare i propri interessi di

classe. Attraverso i gusti, ossia le preferenze di consumo nelle società capitalistiche contemporanee si

combatte quotidianamente una lotta da parte delle classi superiori. Il gusto trasforma le cose e gli oggetti

di consumo in segni distintivi, sono una vera arma sociale.

Combinazione delle diverse forme di capitale

Possiamo distinguere quattro combinazioni di capitale culturale ed economico in un sistema strutturale di

opposizioni:

Culturale alto/ economico alto

• Culturale alto/ economico basso

• Culturale basso/ economico alto

• Culturale basso/ economico basso

Spazio dei consumi e struttura dello spazio sociale

Riguardo i consumi alimentari notiamo la valorizzazione delle forme delle classi superiori in contrapposizione

della valorizzazione della sostanza delle classi inferiori.

Ruolo della “nuova piccola borghesia”

La borghesia trova un alleato naturale nella nuova piccola borghesia, costituita dalle occupazioni in

espansione nella società preindustriale (vendite, marketing, pubbliche relazioni, mass media...)

Concetto di habitus 23


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DETTAGLI
Corso di laurea: Corso di laurea in scienze della comunicazione
SSD:
Università: Carlo Bo - Uniurb
A.A.: 2014-2015

I contenuti di questa pagina costituiscono rielaborazioni personali del Publisher VCaterina23 di informazioni apprese con la frequenza delle lezioni di Sociologia della cultura e studio autonomo di eventuali libri di riferimento in preparazione dell'esame finale o della tesi. Non devono intendersi come materiale ufficiale dell'università Carlo Bo - Uniurb o del prof Bartoletti Roberta.

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