Riassunti di sociologia dei processi culturali e comunicativi
Docente: Giovanni Frazzi
Libro di testo consigliato: “Sociologia dei processi culturali”
Autore: Sciolla
La nascita del concetto scientifico di cultura
Un termine familiare
Quando pensiamo ad attività culturali ci immaginiamo lunghe visite ai musei, l'ascolto di concerti di musica classica, ecc. Naturalmente cultura e divertimento non sono affatto antitetici. La cultura è un attributo della persona colta, che ha cioè seguito un percorso più o meno lungo e impegnativo di formazione e educazione individuale. Molto spesso siamo soliti usare la nozione di cultura in un significato molto diverso; per esempio, quando assistiamo o prendiamo parte a una festa popolare e ammiriamo gli abbigliamenti tradizionali dei danzatori, la cucina tipica del luogo, i vecchi manufatti e strumenti della vita quotidiana, il dialetto o la lingua, ci riferiamo a quest'insieme di costumi e tradizioni come a una cultura regionale. Come parliamo di cultura regionale possiamo riferirci anche a culture nazionali, o sovranazionali, o cultura operaia o cultura giovanile.
La genesi sociale del termine
- La parola cultura ha origine latina, dal verbo “Colere”, ed è usata, già presso gli antichi romani, in senso proprio per indicare il lavoro della terra, la coltivazione dei campi o di singole piante, per esempio la vite. Il significato di cultura, così, si trasferisce in modo figurato dal terreno all'animo umano. Con l'educazione e la filosofia si può agire su quest'ultimo incentivandolo, raffinandolo, nutrendolo, trasformandolo da incolto a colto proprio come si fa con i campi che, attraverso il lavoro e la cura continua, da selvatici e sterili diventano coltivati e fruttuosi.
- L’utilizzo di tale termine è stato, poi, esteso a quei comportamenti che imponevano una “cura verso gli dei”: così il termine “culto”.
- Il concetto moderno di cultura può essere inteso come quel bagaglio di conoscenze ritenute fondamentali e che vengono trasmesse di generazione in generazione.
- Matthew Arnold per lui la cultura rappresenta quanto di meglio è stato pensato e conosciuto nell'arte, nella letteratura e nella filosofia. Più che un fine essa è un mezzo per rendere più umano un mondo minacciato dagli effetti dell'industrializzazione. Per curare i mali Arnold propone una terapia che ha al suo centro ideale della cura e il perfezionamento dell’uomo. La cultura sta a indicare questa tensione verso la perfezione.
- Il termine cultura nella lingua italiana denota due significati, due concezioni principali sostanzialmente diverse:
- Cultura umanistica-classica: Presenta la cultura come formazione individuale, cioè attività che consente di “coltivare” l'animo umano. Secondo tale concezione, quindi, la cultura consiste nel processo di sviluppo e mobilitazione delle facoltà umane.
- Cultura antropologica-moderna: Presenta la cultura come l’insieme dei costumi, delle credenze, degli atteggiamenti, dei valori, degli ideali e delle abitudini delle diverse popolazioni o società del mondo. È a Edward Tylor che si deve la prima definizione del concetto antropologico di cultura: la cultura, o civiltà, intesa nel suo significato etnografico, è quell’insieme complesso che include il sapere, le credenze, l’arte, la morale, il diritto, il costume ed ogni altra competenza e abitudine acquisita dall’uomo in quanto membro della società. La cultura, dunque, riguarda sia l'individuo sia la collettività di cui fa parte.
L'antitesi cultura/civilizzazione
Elias descrive l'antitesi tra il significato del termine tedesco “Kultur” e quello di civiltà o civilizzazione. Questa antitesi nasce secondo Elias inizialmente su un terreno sociale, di opposizione ai comportamenti sociali e umani dello strato di corte e solo successivamente si evolve in un'antitesi nazionale.
I caratteri della cultura nell’antropologia
Il concetto scientifico di cultura nasce a cavallo tra l’800 e il 900 quando le diverse scienze sociali iniziano a guardare con occhi nuovi l'uomo e la società, uno sguardo incentrato a descrivere la realtà, piuttosto che definire come dovrebbe essere. Tylor riconosce l'esistenza di una Cultura Primitiva: il problema era quello di rendere comprensibili fenomeni nuovi che, agli occhi degli accidentati civilizzati di allora, potevano sembrare pure comportamenti irrazionali e credenze ingenue. Si rendeva dunque necessario ampliare l'ambito di applicazione del termine cultura per potervi comprendere non solo i risultati della scienza moderna o le credenze del mondo cristiano, ma anche ciò che dal punto di vista della scienza poteva apparire illogico o dal punto di vista del cristianesimo non religioso.
- Si possono focalizzare tre componenti principali della cultura:
- Ciò che si pensa: i sistemi di norme e di credenze (tra cui la religione, la morale, il diritto), elaborati in modo più o meno formalizzato.
- Ciò che si fa: i costumi e le abitudini acquisite dall'essere umano per il semplice fatto di vivere in determinate comunità; vengono comprese nella cultura anche le azioni ordinarie che l'individuo compie nella vita quotidiana, come preparare il cibo, usare mezzi di trasporto, intrattenere relazioni sentimentali con il partner.
- Materiali che si producono: gli artefatti delle attività umane, dalle opere d'arte agli oggetti di uso quotidiano, come gli archi e le frecce, gli abiti, gli ornamenti e tutto ciò che fa riferimento alla cultura materiale, al sapere necessario per vivere.
Le caratteristiche che definiscono la cultura nella concezione descrittiva dell’antropologia sono principalmente 3
- La cultura è appresa: esistono tratti fisici, esigenze e comportamenti che sono di tipo biologico e sono quindi innati. Ad esempio, il colore dei capelli appartiene al codice genetico, mentre l’esigenza di nutrirsi è un bisogno biologico che si ritrova in tutte le popolazioni esistenti sulla faccia della terra. Basta però analizzare come concretamente ciò avviene, secondo quali modalità gli esseri umani assumono dei tratti fisici, si nutrono; troveremo così che il colore dei capelli viene modificato con tinture di vario tipo, che alcuni cibi in certe parti del mondo sono giudicati non commestibili e guardati con ripugnanza in altre società. Tutto ciò che è frutto di apprendimento e non di reazione geneticamente programmata appartiene alla cultura. La cultura risulta essere qualcosa di specificatamente umano, che distingue l’essere umano dagli animali; l’uomo si distingue dagli animali per la variabilità dei suoi costumi.
- La cultura rappresenta la totalità dell’ambiente sociale e fisico che è opera dell’uomo: nel concetto di cultura viene compreso tutto ciò che l’uomo apprende e crea insieme ai membri della propria comunità. Nella cultura rientrano quindi non solo rappresentazioni mentali, modelli di comportamento, regole abitudinarie, ma anche istituzioni, come la famiglia, la parentela, l’organizzazione politica e il sistema economico. In questo significato esteso, il concetto di cultura, finisce per sovrapporsi a quello di società.
- La cultura è condivisa all’interno di un gruppo o di una società: la cultura è distribuita in maniera omogenea all'interno di tali gruppi o società. Si ritiene che per essere definito culturale un fenomeno deve essere condiviso da un gruppo; ciò però non significa che un fenomeno culturale debba essere obbligatoriamente condiviso dalla totalità della popolazione: È necessario lasciare spazio alla normale variabilità individuale. L’immagine della cultura che emerge è quella di una totalità sociale omogenea e organica al suo interno che si differenzia in rapporto ad altre culture altrettanto omogenee e organiche.
Si tratta in una società faccia a faccia, in cui gli individui interagiscono sempre tra di loro, molto frequentemente e all’interno di un ambiente geograficamente limitato; il flusso comunicativo è continuo, non interrotto da barriere naturali e sociali; tutti si conoscono a fondo fin dalla nascita e usano gli stessi linguaggi dalla culla alla tomba senza rilevanti innovazioni; le persone si somigliano tra loro e il corso degli eventi si ripete più o meno uguale a se stesso, per cui ogni generazione vede che la successiva si comporta come essa si comportava quando aveva la sua età e arriva a pensare e a ritenere giuste le stesse cose.
L’idea di cultura in altre tradizioni sociologiche
Influenzata dagli studi dell'antropologia culturale, la sociologia si dedica con particolare attenzione allo studio della cultura. Occupandosi l'antropologia dello studio delle popolazioni primitive e la sociologia dello studio della società moderna, si sono ottenuti due tipi di rapporto tra le due discipline:
- Uno nel senso che i lavori e i metodi di ricerca antropologici influenzarono numerosi studi su comunità urbane, che potevano presentare delle analogie con le “società in scala ridotta”; Questa prima strada è stata imboccata dalla sociologia americana.
- L'altro nel senso di una vera e propria alleanza tra le due discipline, in cui la sociologia elaborava la teoria in base alla quale sistematizzare i dati forniti dall’antropologia; Questa seconda strada è stata imboccata dalla sociologia francese.
- Mentre la sociologia tedesca mantiene le distanze dall’antropologia.
Sociologia americana
Scuola di Chicago: molti sociologi resero famosa questa scuola per l'analisi dei processi sociali innescati nelle metropoli americane dai influssi ininterrotti di arrivo di immigrati. Gli autori legati a questa scuola sono interessati alla vita culturale nelle città americane e studiano nuovi processi di integrazione, di comunicazione e mobilità sociale delle realtà urbane.
Thomas
- È uno dei principali protagonisti di questo periodo. Nel “Contadino polacco in Europa e in America”, analizza il processo attraverso cui la cultura di origine degli immigrati polacchi incide sul modo in cui si inseriscono nella comunità di arrivo. Viene valorizzato un nuovo metodo di indagine sociologica, vicino al metodo etnografico, basato non solo su fonti statistiche, ma su materiale autobiografico, su documenti personali di vario tipo, su registri di associazioni e verbali di processi, che consentivano di descrivere espressione di valori, rappresentazioni e credenze comuni. Egli dunque utilizza materiale autobiografico: circa 800 lettere di immigrati polacchi in America, lettere che rappresentano 50 gruppi familiari, inoltre utilizza documenti reperiti e acquistati in Polonia dagli archivi di un giornale polacco, da cui ha tratto notizie sulle comunità, movimenti e associazione di polacchi; utilizza ancora un’autobiografia scritta da un giovane polacco, che racconta sia l'esperienza americana che quella polacca precedente alla sua immigrazione in America. Viene inoltre messo in luce il tentativo da parte degli immigrati polacchi di mantenere una propria identità culturale anche nello sforzo di integrazione nella società americana. La realtà sociale è dunque oggettiva, ma in certa misura modificabile dal soggetto che l’interpreta e che la definisce secondo i propri schemi. Questo tipo di ricerca sembra la più adatta a tratteggiare una realtà culturale in mutazione, analizzata e studiata da un punto di vista soggettivo.
- In quest'opera Thomas delinea la teoria dell’uomo marginale: è colui che sperimenta l'incongruenza tra il sistema sociale della comunità da cui proviene e quello della società di arrivo, vivendola come una duplice perdita: di status, ossia di riconoscimento del suo gruppo, e di senso proprio del sé, ossia di riconoscimento del suo ruolo all’interno del gruppo. Egli è una sorta di ibrido inserito in una rete culturale di relazioni, spesso contraddittorie, a cavallo di due mondi, di due società.
- Si differenzia dal modello di Thomas la concezione del melting pot, ossia di un modello di totale assimilazione culturale degli immigrati alla nuova situazione.
Lynd
I coniugi Lynd diedero avvio agli studi di comunità, non volgendo più l'attenzione alla vita della metropoli, ma a quella di una città americana di medie dimensioni che chiamarono, appunto, “Middletown”. Scelsero la cittadina di Muncie per definire la città e società tipo della provincia americana. La loro analisi prevede uno studio molto approfondito di ogni aspetto della vita in quella cittadina; la particolarità della loro ricerca sta nel fatto che gli stessi coniugi e i loro collaboratori si trasferirono lì per due anni, attuando, tramite l'osservazione partecipante, un approccio di contatto diretto e fisico con le persone e il contesto, intervistando sia la classe operaia che la classe imprenditoriale, reperendo informazioni da ogni individuo, famiglia, associazione, istituzione, circa le loro relazioni. L’idea era quella che studiando una comunità media, questa fosse rappresentativa della cultura americana nel suo complesso, in quanto l'obiettivo era appunto provare l'unità della cultura americana nella sua globalità. Il risultato del loro studio è che le grandi trasformazioni intervenute a livello tecnico ed economico non si erano tradotte in un mutamento a livello culturale. Anzi, la popolazione tendeva a resistere al nuovo ambiente accentuando il proprio conformismo.
Park
Lui e altri studiosi esplorarono la straordinaria diversità culturale della vita urbana americana, accentuando gli aspetti concettuali, le diversità di stili di vita, credenze e pratiche sociali che caratterizzavano specifici gruppi del microcosmo urbano. Nella ricerca intitolata “The city”, Park ha voluto mettere in evidenza i diversi stati d'animo vissuti da una città, ovvero le tradizioni, i costumi, gli stili di vita, le pratiche sociali. Dal loro punto di vista, la città è qualcosa di più di un ammasso di uomini e di servizi sociali, come strade, edifici, lampioni e via dicendo; essa è anche qualcosa di più di un semplice insieme di istituzioni e di strumenti amministrativi, come tribunali, ospedali, scuole, polizia, ecc.; la città è piuttosto uno stato d'animo, un corpo di costumi di tradizioni, gli atteggiamenti di sentimenti organizzati entro questi costumi e trasmessi mediante questa tradizione. In altre parole, la città possiede una propria cultura.
Park punta l'attenzione sul vicinato: inteso come la più piccola unità locale che rientra nell'organizzazione sociale e politica della città, con la sua relativa intimità e stabilità. Egli descrive la differenziazione culturale dei sobborghi, dei ghetti di immigrati, mostrando una realtà in cui si presenta una “città entro la città”, con proprie regole e stili di vita culturali e sociali, anticipando di circa vent'anni il concetto di subcultura. I moderni mezzi di trasporto urbano e le nuove forme di comunicazione, come il telefono e la radio, hanno generato un aumento della mobilità della popolazione, creando possibilità di confronto e di scambio tra le persone impensabili fino a pochi decenni prima. Inoltre le relazioni primarie, ossia quelle che implicano un rapporto diretto tra le persone, faccia a faccia, sono state in gran parte sostituite da relazioni secondarie, ossia indirette che non comportano la compresenza fisica tra le persone. Anche le forme di controllo sociale si sono modificate; la pubblica opinione, creata dalla diffusione della stampa e della pubblicità, sostituisce il pettegolezzo che nel villaggio rappresentava il principale strumento di circolazione dell'informazione e il principale mezzo di controllo sociale. L'efficacia di quest'ultimo era decisamente superiore in quanto penetrava nella vita privata di uomini e donne, diventata invece tabù nella metropoli moderna. Park, quindi, con questa sua ricerca identifica i tratti salienti della complessità culturale con la moltiplicazione di stimoli che bombardano gli individui producendo una forte individualizzazione.
Mead
Sviluppa la teoria della “socialità della mente e dell’identità", secondo cui la comunicazione umana è il principale aspetto simbolico. Egli parla di interazionismo simbolico, secondo cui la realtà sociale è esito dell'interpretazione e attribuzione di senso dei singoli (Segni) creati a partire dalle relazioni stesse fra gli individui. Ciò sostiene la necessità di inserire l'interpretazione e il comportamento degli individui all'interno della realtà sociale alla quale appartiene, in quanto è dall'interazione con gli altri membri che nascono i significati attribuiti alla società, è dall'interazione con gli altri che attraverso il linguaggio riusciamo a richiamare in noi stessi il significato che quel gesto vocale evoca negli altri con cui comunichiamo.
Ritornando alla sua teoria della mente, egli considera che l'interazione con l'altro produce comunicazione, scambio di pensieri e significati, che continuano ad aleggiare nella propria mente producendo nuovi pensieri, quindi avviene una comunicazione anche dentro sé stessi, una comunicazione rivolta al proprio mondo interno, oltre che al mondo esterno. Interazione è dunque lo strumento attraverso il quale la realtà acquista significato.
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