La nascita del concetto scientifico di “cultura” (Cap.1)
Un termine familiare
La genesi sociale dell'idea di cultura. La nozione di cultura appartiene alla storia occidentale e non ha sempre equivalenti nelle altre civiltà e società. Nella ricostruzione della sua genesi sociale si possono distinguere due concezioni che sono fondamentalmente diverse:
Concezione umanistica o classica
Cultura come ideale di formazione individuale, attività che consente di “coltivare” l'animo umano (dal verbo latino Colere). In questa definizione troviamo una trasfigurazione materiale (coltivazione dei campi = coltivazione dell'animo umano che doveva avvenire attraverso la filosofia e l'istruzione, anche se non tutti avevano le risorse necessarie per accedervi). Questo tipo di significato deriva dall'antichità romana da Cicerone, Orazio (l'animo colto è un animo coltivato), passa attraverso il Rinascimento (l'idea di umanitas), attraversa la cultura illuministica basata sul pensiero dei filosofi francesi per esempio, arrivando fino ai giorni nostri. L'idea di cultura diventa civiltà: cultura e civiltà si combinano e coincidono in un'idea di progresso. L'illuminismo riprende questa idea e la rende universale.
Arnold (lettorato inglese che fu anche un pedagogo ed una figura pubblica di rilievo in Inghilterra) aveva definito la cultura come “quanto di meglio è stato pensato e conosciuto” nell'arte, nella letteratura e nella filosofia. Più che un fine essa è un mezzo per rendere più umano un mondo minacciato dagli effetti inaridenti dell'industrializzazione. Questo tipo di cultura si trasforma nell'idea di “cultura alta”: cultura d'élite. La cultura alta comincia ad essere usata in opposizione alla “cultura popolare” che sta a indicare le manifestazioni e le pratiche culturali delle classi sociali meno privilegiate, come la musica Folk, la letteratura rosa...
Concezione antropologica o moderna
Cultura come insieme variegato dei costumi e delle abitudini delle popolazioni del mondo (non riguarda soltanto l'individuo, ma anche la collettività in cui è inserito). L'illuminismo si basava su un'idea di cultura troppo astratta, per gli antropologi bisognava riferirsi alla cultura dei popoli (idea romantica di cultura → spirito dei popoli). Queste due concezioni si sono succedute nel tempo.
Componenti dell'idea antropologica o moderna di cultura
- Ciò che gli individui pensano: complessi di norme o di credenze esplicite, più o meno formalizzati (regole che riguardano il comportamento pubblico, il mangiare, le nascite e le morti, i matrimoni, credenze di vario genere che riguardano il complesso della vita sociale).
- Ciò che gli individui fanno: costumi e abitudini acquisite, comprese le azioni originari della vita quotidiana (ad esempio preparare il cibo, abbigliarsi). Gli antropologi vanno a valutare quali tipi di cibo si mangiano, quali erbe si usano in una determinata società piuttosto che in un'altra.
- Ciò che gli individui producono: artefatti delle attività umane (dalle opere d'arte vere agli oggetti di uso quotidiano). Gli antropologi vanno a valutare strumenti per la caccia e per l'agricoltura, oggetti che possono essere sacri, dipinti di vario genere, vasellame, pentole.
La diversità delle culture
Le culture sono molto diverse le une dalle altre, ma sembra sia la loro diversità a unificare il genere umano. Per la prima volta Tylor nel 1871 scrisse un libro dal titolo allora sconcertante “Cultura primitiva”. Fino ad allora si pensava che la cultura era applicata soltanto a determinati comportamenti; non si pensava quindi che i primitivi avessero una cultura. La cultura, o civiltà, intesa nel suo ampio senso etnografico, è quell'insieme complesso che include la conoscenza, le credenze, l'arte, la morale, il diritto, il costume e qualsiasi altra capacità e abitudine acquisita dall'uomo come membro di una società (Tylor 1871).
Già nell'800 gli antropologi avevano scoperto popolazioni diversissime da quelle Occidentali (praticavano ad esempio una religione ma non sapevano come chiamarla). Era molto diffusa la religione totemica (venivano adorati astri, animali...) e Durkheim a tal proposito scrisse nel 1912 “Le forme elementari della vita religiosa” nella quale opera analizzò la “divinità” nelle religioni totemiche e arrivò a poter affermare che la religione non era istituzionalizzata. Gli antropologi documentavano quello che vedevano e portavano in Occidente questi risultati per analizzarli.
Caratteristiche della cultura secondo l'antropologia
- La cultura è appresa e non è riducibile alla dimensione biologica dell'esistenza umana. Animali → imprinting / gli esseri umani usano materiali diversi per costruire determinate cose, anche in base alla loro locazione nel mondo / l'inglese ripugna la carne di cavallo, i cinesi mangiano i cani e i gatti / ogni società ha dei modi di mangiare e vestirsi differenti / il colore dei capelli è una tendenza innata (i nordici sono più biondi, i cinesi hanno i capelli scuri), ma la colorazione dei capelli ha un forte significato, quindi può esserci una trasformazione da un dato innato a qualcosa che diventa vera e propria tradizione (tingersi i capelli in determinate culture significa appartenere a quella determinata cultura). L'apprendimento è molto importante: gli animali non apprendono a costruire il nido/la tana ma “nascono imparati”, mentre gli uomini attraverso l'educazione devono imparare e fare le cose (costruire una casa ad esempio in paragone al nido per gli uccelli).
- La cultura rappresenta la totalità dell'ambiente sociale e fisico che è opera dell'uomo. Essa esprimeva dunque l'intera società dei primitivi secondo gli antropologi.
- La cultura è condivisa all'interno di un gruppo o di una società (i figli erano uguali ai padri: i primi ricevono i valori degli anziani, dai padri e li riproducevano nel modo in cui venivano loro trasmessi → si parla di Universalità, di pensieri condivisi).
Studi sui primati
Herder è un filosofo tedesco che ha gettato le basi per una concezione antropologica. La cultura, secondo lui, è unica e appartenente ad un unico popolo. Studi più approfonditi sui primati hanno evidenziato il fatto che in realtà un apprendimento esiste anche in loro. Si tratta però di una questione di grado: gli animali superiori (i primati) apprendono addirittura alcune parole ed imparano ad usare strumenti per ottenere il cibo. Alcuni studiosi hanno sostenuto che ciò che caratterizza gli esseri umani è l'apprendimento a livello simbolico: solo gli esseri umani sarebbero dunque in grado di utilizzare il linguaggio per mezzo dell'evoluzione biologica del cervello umano. Altri studiosi hanno però affermato che l'apprendimento simbolico appare anche in alcune specie animali in quanto possessori di un loro linguaggio particolare ed in grado di imparare alcune forme di quello umano (alcuni etologi hanno insegnato ad alcuni primati a capire e recepire il significato di alcuni vocaboli e di alcune frasi tipiche del linguaggio umano, arrivando alla conclusione che i primati hanno una capacità di recezione e di elaborazione pari a quella di un bambino di 2/3 anni).
Le società in scala ridotta
Hannenz usa un termine particolare; “società in scala ridotta” per parlare di quel tipo di società che gli antropologi studiano e dalla quale possono far derivare il concetto di cultura (comunità di dimensioni ridotte nelle quali si conoscono tutti, nelle quali tutti interagiscono sempre tra loro, vi è una situazione geograficamente limitata, c'è una condivisione di ogni cosa e di ogni tipo, ci sono cerimonie e feste che coinvolgono tutto il Paese, gli abitanti di queste comunità utilizzano lo stesso linguaggio, sono società chiuse e stabili; il cambiamento è minimo anche se con l'arrivo dei coloni il loro mondo verrà modificato).
I sociologi studiano con un oggetto di cultura molto ampio ma che deve essere adattato alle nuove situazioni, urbane soprattutto. La sociologia elabora una sua concezione di cultura adattandola ai nuovi fenomeni che emergono per capire il mondo che è in continua trasformazione.
L'idea di cultura in tre tradizioni sociologiche
La cultura in senso antropologico è usata per analizzare anche le società contemporanee e non solo quelle in scala ridotta. La cultura è al centro degli interessi di tre tradizioni sociologiche di inizio Novecento:
- La scuola di Chicago: importanza non solo negli Stati Uniti ma in tutto l'ambito delle Scienze Sociali.
- La scuola Francese di sociologia: Durkheim fondatore (è la prima emersa in questo campo).
- La tradizione tedesca: si parla di tradizione perché non vi sono veri e propri padri fondatori/interpreti come per quanto riguarda la scuola, ma si riuniscono allievi con diverse idee, riviste etc.. (Weber – Simmel → dibattono riguardo molte cose analoghe, sono grandi intellettuali che sviluppano però idee e ricerche molto autonome).
La scuola di Chicago
Gli autori legati alla Scuola di Chicago
- Sono interessati alla vita culturale nelle città americane (le metropoli).
- Studiano nuovi processi di integrazione, di comunicazione e mobilità sociale delle realtà urbane (processi di immigrazione → sono interessati a come questi soggetti si inseriscono nella realtà sociale).
- Subiscono molta influenza dall'antropologia culturale che fornisce strumenti appropriati per studiare queste nicchie che tendono a riprodurre la cultura originaria da dove derivano.
William Thomas (1863-1947) è uno dei principali protagonisti di questo periodo che scrive con Znaniecki “Il contadino polacco in Europa e in America” pubblicato tra il 1918 e il 1920. Viene analizzato il processo attraverso cui la cultura di origine degli immigrati polacchi incide sul modo in cui si inseriscono nella comunità di arrivo. In quest'opera si sente l'influenza sia della psicologia sociale sia dei lavori antropologici di Boas. Diventa importante il ruolo attribuito all'interpretazione che l'individuo dà alla situazione oggettiva in cui si trova, derivante dal suo retroterra culturale. In questo caso viene utilizzato il metodo etnografico, basato non solo su fonti statistiche, ma su materiale autobiografico, su documenti personali di vario tipo, su registri di associazione, rappresentazioni e credenze comuni, album fotografici, lettere, libri etc...
Nel libro viene messo in luce il fatto che questi immigrati Polacchi cercavano di mantenere la loro identità culturale e non volevano fondersi con quella americana. Thomas studia:
- Che le differenze di integrazione siano legate alla cultura
- Che la cultura abbia un carattere interattivo e processuale (dinamico no immutabile no statico)
Lui affronta un tema attuale e delinea la teoria de l'uomo marginale, teoria che viene sviluppata da un altro esponente della scuola di Chicago: Robert Park (1864-1944). “L'uomo marginale” è colui che sperimenta un'incongruenza tra il sistema culturale della comunità da cui proviene e quello della società di arrivo, vivendola come una duplice perdita:
- Di status, ossia di riconoscimento del suo gruppo
- Di senso del proprio sé, ossia di riconoscimento del suo ruolo all'interno del gruppo
Nel nuovo contesto sociale egli deve mettere in discussione tutto ciò che per gli altri è invece dato per scontato. Per la prima volta viene messo in luce quello stretto rapporto esistente tra identità e cultura, tra concezioni di sé e forme di riconoscimento sociale, che è al centro della riflessione sociologia contemporanea. L'uomo marginale quindi è lo straniero e più precisamente l'immigrato. Questi autori hanno molto studiato Simmel e il suo saggio “Lo straniero” che si basa principalmente sul profondo rapporto tra identità e cultura.
I coniugi Lynd
I coniugi Robert e Helen Lynd danno l'avvio agli studi di comunità non volgendo più l'attenzione alla vita delle metropoli, ma a quella di una città americana di medie dimensioni che chiamarono Middletown (1929). I coniugi Lynd quindi:
- Spostano l'attenzione su realtà urbane diverse dalle metropoli
- Utilizzano metodi etnografici, come l'osservazione partecipante
Questi autori si rifanno a Wissler (antropologo) che scrisse la presentazione del libro Middletown studiandola come “il tentativo pionieristico di studiare una comunità americana campione alla maniera dell'antropologia sociale” e di fare “l'antropologia sociale della vita contemporanea”. Questi autori applicano dunque i metodi e i concetti tipici degli studi antropologici → entrare a far parte di questi gruppi per seguirli e analizzarli da più vicino, “scendendo sul campo” (non ci si basa su dati). Attraverso questo studio etnografico i coniugi Lynd accettavano l'assunto che la vita complessa, costituita da una molteplicità di istituzioni distinte e una varietà di associazioni volontarie, tipica della società americana, fosse riconducibile agli stessi generi di attività principali riscontrabili in un villaggio dell'Australia centrale, come guadagnarsi da vivere, farsi una famiglia, educare i figli, impiegare il tempo libero, prendere parte a cerimonie religiose comunitarie. Le attività dunque erano le stesse, ma non erano le stesse le modalità in cui avvenivano.
- Evidenziare l'isolamento tra le persone e la distruzione dei legami tradizionali del vicinato.
- Scoprono la resistenza al cambiamento culturale nelle piccole città (aumentano il loro conformismo)
Questo è un quadro fortemente pessimistico dei coniugi Lynd.
Robert Park (scuola americana)
- Accentua gli aspetti conflittuali legati alla diversità culturale (metropoli)
- Applica il metodo etnografico per studiare le zone e i quartieri in cui si articola una città (“i vicinati”)
Il programma di ricerca di Park in “The City” era costituito su una comprensione prevalentemente culturale della città: “Dal nostro punto di vista, la città è qualcosa di più di una congerie di singoli uomini e di servizi sociali, come strade, edifici, lampioni, linee tranviarie e via dicendo; essa è anche qualcosa di più di una semplice costellazione di istituzioni e di strumenti amministrativi, come tribunali, ospedali, scuole, polizia e funzionari pubblici di vario tipo. La città è piuttosto uno stato d'animo, un corpo di costumi e tradizioni, di atteggiamenti e di sentimenti organizzati entro questi costumi e trasmessi mediante questa tradizione”.
Dunque per Park la città possiede una propria cultura. Egli descrive la differenziazione culturale dei sobborghi a carattere occupazionale, delle enclaves residenziali, dei “ghetti” di immigrati su base etnica come altrettante varianti subordinate della più ampia cultura metropolitana, come “città entro la città”, le cui rispettive popolazioni sono il risultato di un processo selettivo. Nei “vicinati” oggi c'è maggiore segregazione rispetto al passato.
George Herbert Mead
(Filosofo e psicologo sociale dell'Università di Chicago)
- Sviluppa una teoria della socialità della mente e dell'identità, in cui l'aspetto simbolico della comunicazione umana era messo in primo piano.
Ci furono alcune sue lezioni che vennero raccolte dai suoi studenti e che diedero origine all'opera “Mind, Self and Society”. Le sue lezioni, pur non essendo un sociologo, erano sempre frequentate da studenti di sociologia e la sua influenza fu molto grande sulla sociologia americana contemporanea in particolare sulla scuola micro-interazionista che prenderà il nome di “interazionismo simbolico”.
- Ritiene che il “sé” si formi nella relazione con gli altri (e non in modo innato quindi). Il meccanismo attraverso cui questo avviene è l'uso di simboli significativi (il linguaggio) ovvero il meccanismo centrale attraverso cui l'individuo impara ad assumere il ruolo degli altri, a divenire riflessivamente oggetto a se stesso, a sviluppare il proprio pensiero.
Il pensiero e il sé scaturiscono dall'interazione con gli altri, quando, attraverso il linguaggio, riusciamo a richiamare in noi stessi il significato che quel gesto vocale evoca negli altri con cui comunichiamo.
La scuola francese di sociologia: la società come comunità simbolica
La scuola francese di Sociologia è legata al nome del suo maggior esponente: E'mile Durkheim.
- Tra i collaboratori di Durkheim vi erano anche molti antropologi: Marcel Mauss (nipote di Durkheim), Henri Hubert, Robert Hertz.
C'era uno scambio tra sociologi e antropologi nelle ricerche. La scuola francese di sociologia ha ambizioni più ampie rispetto a quella di Chicago.
- Ponendosi il problema del perché la società stia bene, E'mile Durkheim ritiene che ogni società si stabilisce e permane solo se si costituisce come comunità simbolica.
- Grande importanza hanno le rappresentazioni collettive, insieme di norme e credenze condivise da un gruppo sociale, sentite dagli individui come obbligatorie.
Le rappresentazioni collettive sono considerate da Durkheim vere e proprie istituzioni sociali e costituiscono il cemento della società. Durkheim diceva che:
- La società si basa sul contratto ma che se noi rimaniamo basati sulle regole utili...
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