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temperatura. Si crea così un termoclino o salto termico, che si riscontra a livelli diversi a seconda di tipo

e latitudine delle distese acquatiche.

durante l’inverno

Nei climi temperati, si instaura uno stato di omeotermia (uniformità termica dalla

superficie al fondo), seguito da uniformità di salinità che favorisce il rimescolamento delle acque da parte

del vento. Le escursioni diurne sono minime in pieno oceano (non più di 1°C) e crescono in prossimità

di coste poco profonde e nei mari, in particolare vicino al litorale.

Il calore agisce direttamente su metabolismo e fisiologia degli organismi marini o modifica le

dell’ambiente n cui essi vivono.

condizioni fisico-chimiche In base a ciò si distinguono organismi:

- stenotermi, sensibili alle oscillazioni termiche, possono vivere e prosperare solo entro intervalli ristretti;

- euritermi, pur avendo delle preferenze, si adattano ad ampi intervalli di temperatura.

pressione esercitata dall’acqua

PRESSIONE IDROSTATICA: È la su un corpo sottostante e aumenta

l’aumentare della profondità.

con Si misura in decibar (1/10 di bar, pari a circa 1atm). Aumenta di circa 1

sopportano pressioni dell’ordine di

decibar per m, pertanto gli esseri viventi a 10mila m di profondità

1000atm. Se portati rapidamente a galla, per effetto della brusca decompressione, possono dilatarsi fino

a scoppiare. Si hanno organismi euribati, che sopportano ampie variazioni di pressione e organismi

stenobati, con limite di tolleranza minimo.

DENSITÀ E VISCOSITÀ: La densità dipende da temperatura, salinità e pressione e diminuisce

all’aumentare della temperatura. non è altro che l’attrito interno dell’acqua;

La viscosità aumenta

all’abbassarsi della temperatura e all’alzarsi della salinità.

COMPOSIZIONE CHIMICA: Gli elementi chimici nel mare si suddividono in quattro categorie:

dell’acqua, in particolare la salinità

- principali, i più abbondanti, condizionano le proprietà fisico-chimiche

(Na, Mg, K, Cl);

- secondari, spesso in tracce, importati per la vita di flora e fauna. Sono nei tessuti degli organismi marini

(es. il Cu nell’emocianina, pigmento respiratorio del sangue di Molluschi e Crostacei). (Cu, Fe, Zn, I, Ag);

- radioattivi, in tracce minime. Il principale contributo alla radioattività naturale in mare è dovuto a K-40, che

ne genera più del 90%. I solidi disciolti nella maggior parte delle acque superficiali, contengono tracce di

radionuclidi naturali, derivanti per lo più da rocce e depositi minerali con cui le acque sono state in contatto.

Le rocce ignee (es. granito) contengono più materiali radioattivi rispetto alle sedimentarie. Il principale

nuclide a lunga vita è il Ra-226;

L’acqua marina, a contatto con l’atmosfera, contiene gli stessi gas di essa, in percentuali

- gas disciolti.

ovviamente diverse. 1 l di H O contiene pochi cc di O , contro i 210 cc di 1 l di aria atmosferica. La

2 2

distribuzione dei gas nell’acqua varia sia in senso orizzontale che, soprattutto, verticale. La zona eufotica,

dove si addensa la coltre vegetale, ne è più ricca e spesso è soprassatura. Vi è poi una zona intermedia

carente e una più profonda in cui il contenuto di O aumenta ancora, fino a diminuire in prossimità dei

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fondali. Esistono alcuni animali marini che esigono acque aerate e mosse e altri che possono con poco O 2

(alcuni pesci e crostacei). Il tenore in CO può giungere fino a 40-50 mg/l. Varia in superfice a seconda di

2

respirazione, fotosintesi, temperatura, salinità, ma tende ad aumentare con la profondità.

pH, ALCALINITÀ ED EFFETTO TAMPONE: Le acque marine sono leggermente alcaline (pH circa 8). I

pH è influenzato da pressione, salsedine, movimenti dell’acqua, CO , respirazione animale, fattori biologici,

2

ecc. Il pH è piuttosto stabile in alto mare e variabile in prossimità delle coste, con oscillazioni sia diurne

aumenta andando dai poli verso l’equatore

che stagionali. In superficie e varia secondo la profondità. È

compatibile con la vita a valori compresi fra 6 e 8.3.

SALINITÀ: La composizione chimica delle acque marine è abbastanza costante in quanto è costante il

rapporto fra le concentrazioni dei componenti più importanti, fra cui prevalgono Cl- e Na+. La salsedine

indica il contenuto di sali disciolti in g/Kg. Poiché la determinazione della salinità è laboriosa, si determina

la clorinità, ossia la quantità di alogeni in g (Cl, Br, I) in 1Kg di H2O. La salinità varia sia orizzontalmente

che verticalmente. Le isoaline (linee che uniscono i punti in cui la superficie marina ha salinità uguale), non

e si spostano con l’andamento stagionale. Si distinguono

sono né parallele, né costanti organismi:

- stenoalini, con limiti di sopportazione ristretti;

- eurialini, vivono e si sviluppano in condizioni di salsedine diverse, resistendo a variazioni brusche.

Due ambienti particolari sono le acque salmastre (bassa salinità) e le acque soprassalate (alta salinità).

Le salmastre derivano dalla mescolanza di acqua salsa e dolce. Il grado di salinità definisce acque

‰), ‰) ‰).

oligoaline (0,5-5 mesaline (5-18 e polialine (18-30

Le soprassalate (iperaline), sono in stagni e laghi di origine marina, ora separati dal mare, specie in zone

desertiche (Mar Morto e Grande Lago Salato o Great Salt Lake). In altri le acque sono in comunicazione con

il mare tramite stretti canali e arrivano alla soprassaturazione. Qui si ha una fauna eurialina.

MOVIMENTI MARINI

I movimenti del mare hanno importanti effetti biologici e sono: moti ondosi, maree e correnti.

causati dall’attrazione

Le maree sono movimenti oscillatori periodici, di Luna e Sole sulle masse

l’acqua s’innalza nel

fluide. Due volte al giorno flusso di alta marea e due volte si abbassa nel riflusso

L’alta

di bassa marea. marea si verifica in corrispondenza del meridiano su cui culmina la Luna e

contemporaneamente sul suo antimeridiano. Ai meridiani che si trovano a 90° rispetto a questi, si

verifica contemporaneamente la bassa marea. Tale fenomeno dipende dalla forza di attrazione

gravitazionale esercitata dalla Luna sulle acque terrestri e dalla forza centrifuga derivante dalla

rotazione del sistema Terra-Luna. Le maree provocano correnti che influiscono su salinità, temperatura

e vita nelle acque. Le correnti marine sono traslazioni di masse acquee importanti, in superficie o

profondità, in verticale o orizzontale, causate da fattori interni (condizioni termoaline) o esterni (venti,

precipitazioni, rotazione terrestre). Possono essere stazionarie o variare intensità e direzione; periodiche,

stagionali o costanti. Le correnti calde si muovono in superficie, quelle fredde in profondità.

Maree e moto ondoso influiscono in particolare sugli organismi litoranei su cui esercitano una severa

selezione; le correnti marine hanno grande importanza per la disseminazione della flora.

BIOCENOSI E DIVISIONE DELL’AMBIENTE MARINO

Col termine biocenosi si intende la comunità delle specie di un ecosistema che vive stabilmente in un

ossia un’area in cui le condizioni fisico-chimiche

determinato biotopo, e ambientali sono costanti.

L’ecosistema è l’unità comprendente l’insieme degli organismi e l’ambiente

funzionale fondamentale,

circostante, aventi una certa omogeneità almeno fisico-chimica. È il risultato del rapporto inscindibile fra la

parte biotica (biocenosi) e la parte abiotica (biotopo)

L’habitat è il luogo in cui un organismo vive.

posto che l’organismo occupa nell’ecosistema.

La nicchia ecologica è il

è l’unità dell’ambiente, costituito da un’area geografica con condizioni

Il biotopo inorganica fondamentale

omogenee ideali per lo sviluppo di una biocenosi. Localmente, un biotopo può presentare predominanza di

fattori ambientali che condizionano la presenza massiva di una o poche specie, senza alterare la

composizione della biocenosi che vi si afferma. In tal caso si parla di facies, che quando si sviluppano in

senso orizzontale, costituiscono le cinture.

L’ambiente marino si suddivide in due regioni: neritica, sovrastante la piattaforma continentale e

oceanica sovrastante il resto. In senso verticale si distinguono due zone: sistema fitale dove

l’illuminazione permette la vita vegetale e sistema afitale o profondo. Il sistema fitale è diviso in:

È sotto l’influenza indiretta dell’acqua marina,

- piano adlitorale, piano più alto sul livello medio del mare. delle

che arriva su suolo e vegetazione sotto forma di vento salso o per infiltrazione capillare. L’ambiente

sabbie è un ambiente estremo, dominato da fattori limitanti come l’instabilità del substrato e l’elevata salinità.

Le rupi sul mare sono scarsamente popolate. Le specie sono poco numerose e poco presenti sulla

dall’erosione. Tutti questi fattori, diminuscono di intensità all’aumentare

superficie delle cogliere, tormentate

della distanza dalla battigia.

- piano sopralitorale, reso umido dai soli spruzzi, mai sommerso. È limitato inferiormente dalla linea di

alta marea e superiormente dalla massima altezza raggiunta dagli spruzzi. Presenta forti escursioni

termiche, intensa radiazione luminosa e notevoli variazioni di salinità dipendenti alla evaporazione e

agli apporti di acqua piovana. Può comprendere la vegetazione delle coste rocciose (licheni, alghe

incrostanti, molluschi gasteropodi del gen. Littorina, crostacei, insetti, granchi), vegetazione delle coste

sabbiose (salicornie ossia piante terrestri, crostacei anfiodi come le pulci di mare) e pozze di marea (pozze

sopralitorali), ad altissima salinità e sbalzi termici, con presenza di alghe unicellulari, protozoi, piccoli

le pozze sopralitorali sono alimentate dagli spruzzi di acqua marina e dall’acqua

crostacei e insetti acquatici;

piovana. In esse si insediano specie vegetali in grado di resistere ai grandi cambiamenti dei fattori ecologici

di questi microambienti, dove si presentano anche lunghi periodi di disseccamento. Nella stessa pozza

nell’arco di un anno, a causa delle variazioni si susseguono anche popolamenti a composizione diversa.

- piano mesolitorale, fascia soggetta ai movimenti di marea, che alterna periodi di sommersione e

emersione. Si trova fra i livelli di alta e bassa marea. Nel Mediterraneo le escursioni di marea variano

intorno a valori medi di 20-30cm, con picchi di 1,8m. Vi sono forme di vita tipicamente marine adatte a

sopravvivere a periodi di emersione, come alghe unicellulari incrostanti (cianoficee e cloroficee), alghe

pluricellulari, crostacei cirripedi, granchi, attinie, spugne e nei substrati sabbiosi, specie in grado di

insabbiarsi durante la bassa marea come molluschi bivalvi, anellidi, granchi. Spesso si possono trovare

orizzonti o sottopiani(superiori o inferiori), ossia aree che tendono ad avere aspetti o facies differenti. Il

sottopiano superiore, al di sopra del livello del mare, presenta manto vegetale discontinuo, accentuato

periodismo stagionale e forte influenza edafica da parte della natura chimica e della consistenza della roccia.

In condizioni ottimali in esso si distinguono tre orizzonti evidenziati da diverse cinture vegetali.

Il sottopiano inferiore, al di sotto del livello del mare, è caratterizzato da manto vegetale denso e continuo.

Durante la bassa marea, con mare calmo, resta scoperto a lungo, altrimenti è umettato di continuo. Si

distinguono due orizzonti, evidenziati da cinture vegetali diverse anche secondo condizioni ambientali.

dell’ambiente costiero

Un particolare ecosistema Mediterraneo è la Prateria di Posidonia. La Posidonia

Oceanica è una pianta acquatica, endemica del Mar Mediterraneo, della famiglia Posidoniaceae. Ha radici,

fusto rizomatoso e foglie nastriformi lunghe fino a 1m unite in ciuffi di 6-7. Fiorisce in autunno e primavera e

produce frutti galleggianti detti olive di mare. Forma una prateria sottomarina ecologicamente importante,

che costituisce la comunità climax del Mar Mediterraneo, che protegge la linea di costa dall’erosione. Al suo

interno vivono molti organismi animali e vegetali. La presenza di Posidionia è indicatore di buona qualità

delle acque. Vive fra 1 e 30m di profondità e sopporta °T fra 10 e 28°C. È stenoalina (necessita di valori di

salinità costanti), quindi si trova raramente vicino foci di fiumi e nelle lagune. Necessita forte illuminazione e

colonizza i fondali sabbiosi o detritici a cui aderisce tramite rizomi e su cui forma vaste praterie (posidonieti)

con densità di oltre 700 piante a mq.

- piano infralitorale, permanentemente immerso fino al limite di sopravvivenza delle fanerogame (fra

è l’ultimo piano caratterizzato dalla

15 e 40-50m); zona eufotica ed è il più ricco di vita. Le comunità presenti

hanno anche una biomassa molto elevata.

- piano circalitorale, che può andare fino a 100 o a 300m, fino a quando si trovano alghe rosse e

calcaree incrostanti. È caratterizzato da temperatura annua costante e luminosità pari al 5-7% di quella

superficiale. Al di sotto la vita di queste è impossibile per assenza di luce. Anche il piano circalitorale

presenta sottopiano superiore e sottopiano inferiore. Il sottopiano superiore presenta vegetazione stratificata

e finisce a circa 80m di profondità; nella parte più alta si trovano Fucales (Cystoseira e Sargassum),

Laminariales, Desmarestiales, Sporchnales, mentre nella parte più profonda vi sono alghe rosse molli e

incrostanti, con poche alghe verdi (Palmophyllum, Codium e altri generi). Nel sottopiano inferiore (80-130m),

si ha una importante copertura vegetale a opera di Melobesie libere e specie algali aggreganti e reptanti. Su

substrati rocciosi si trovano celenterati e spugne ascidie; su substrati sabbiosi vi sono molluschi, ecinodermi,

crostacei e pesci.

Nel piano circalitorale si trova il Coralligeno. Il Popolamento di esso è un particolare tipo di biocenosi,

influenzata da luce e temperatura, tipico dei fondi duri. Trae il nome da alghe rosse incrostanti dette

coralline. Oltre queste, si trovano altri organismi che fissano il carbonato di calcio, come Coralli, Briozoi e

Policheti sedentari.

Il sistema afitale o profondo è diviso in:

- piano batiale, fino alla base della scarpata continentale ;

- piano abissale, fino a 6-7mila m;

- piano adale, nelle fosse oceaniche a profondità maggiori di 7mila m (nel Mediterraneo non esiste).

Le specie che abitano l’ambiente marino si suddividono in due principali domini ecologici:

organismi in sospensione nell’acqua;

- Pelagos, dominio pelagico o di acqua libera, con tutti gli

- Benthos, dominio bentonico o di fondo, con tutti gli organismi che vivono sul fondo o contraggono

con esso rapporti durevoli (Il dominio bentonico è costituito dai piani dei sistemi fitale e afitale).

Nel Pelagos si distinguono: Plancton, organismi fluttuanti a diffusione passiva; Necton, organismi a

diffusione attiva come il complesso di Pesci, Cefalopodi e Cetacei.

Il Plancton può suddividersi a sua volta in Fitoplancton e Zooplancton e in base al ciclo vitale:

organismi che passano l’intera

- Oloplancton, vita in sospensione (Sifonofori, Salpe, Copepodi);

- Meroplancton, planctonici solo in alcuni stadi (uova e larve di Celenterati, Molluschi e Pesci).

In base alla distribuzione verticale si ha Plancton: epipelagico (fino a 50m), mesopelagico (da 50 a 200),

infrapelagico (200-600), batipelagico (600-2500), abissopelagico (2500-7000), adenopelagico (oltre).

Un’ulteriore suddivisione nel dominio pelagico si basa sulla profondità e la temperatura della colonna

d’acqua interessata. Si distinguono 5 zone:

- epipelagica (o dominio costiero), va dalla superficie fino a 50m di profondità e in essa si riscontrano

accentuate variazioni fisico-chimiche e luminosità intensa;

- mesopelagica, da 50 a 200m, con luce debole penetrata fino alla massima profondità, che consente la vita

a organismi vegetali adattati a tali condizioni;

- batipelagica, da 200 a 2500m;

- abissopelagica, fino a 7mila m;

- adopelagica, costituita dalle fosse oceaniche (oltre 7mila m).

Il Fitoplancton, proprio delle regioni illuminate superficiali, comprende per lo più specie unicellulari come

Diatomee, Dinoflagellati, Coccolitoforidee, Silicoflagellati.

Le Diatomee o alghe silicee servono da nutrimento a molti costituenti dello Zooplancton.

I Dinoflagellati sono abbondanti soprattutto in mari caldi e mesi estivi e danno luogo, con la loro

pullulazione, al fenomeno delle acque rosse.

I Coccolitoforidi popolano le acque tropicali e subtropicali e quelle del Mediterraneo.

I Silicoflagellati sono muniti di placche silicee e non sono molto abbondanti.

Lo Zooplancton ha grande varietà di forme e annovera diversi gruppi zoologici.

Il galleggiamento del Plancton a profondità ad esso congegnali è assicurato da vescichette piene di gas

(pneumatofori), perdita o riduzione della conchiglia, appendici piumose, ecc.

Il Pleuston è l’insieme di tutti gli organismi che

A Plancton e Necton si aggiungono Pleuston e Seston.

fluttuano passivamente sulla superficie marina, coi corpi parzialmente fuori dall’acqua (es. Velella, Physalia).

Il Seston è l’insieme di tutto il materiale particellato, organico e inorganico, sospeso in acqua, con dimensioni

fra 0,4 e 200 micron.

INVERTEBRATI TIPICI DEI DIVERSI PIANI DEL BENTHOS

Invertebrati tipici del piano sopralitorale: sono quelli del genere Patella sp. Vivono sulle rocce

periodicamente sommerse dalla marea e sono in grado di sopportare lunghi periodi di immersione

grazie al loro robusto piede, che aderisce al substrato trascinando con sé la conchiglia.

I denti di cane (Balanus perforatus) o Balanomorfi, hanno guscio a forma di tronco di cono, con sei

piastre calcaree articolate alla base e aderenti al substrato.

Il pomodoro di mare (Actinia equina) aderisce sulle coste rocciose anche in zone emerse a causa di

abbassamenti di marea fino a 10-20m. Ha base adesiva larga a forma di ventosa. Presenta numerosi e

L’intero animale

corti tentacoli (200) disposti in sei file concentriche. è retrattile e può assumere forma a

palla, da cui deriva il nome comune di pomodoro.

Invertebrati tipici del piano mesolitorale: Vi sono Vermetus, che costituiscono una piattaforma rocciosa

biancastra che orla i punti meno esposti al moto ondoso. Si tratta di molluschi gasteropodi, i cui gusci,

cementandosi fra loro, assumono l’aspetto a marciapiede. Si parla di Trottoir a vermeti, per indicare la

tipica formazione delle coste siciliane di Nord Ovest.

Il Paguro Bernardo (Dardanus arrosor) è un decapode, con larva simmetrica. Successivamente si

sviluppa un addome asimmetrico e molle, che viene nascosto in una conchiglia che è periodicamente

sostituita ed è corredata di alcuni anemoni urticanti.

Invertebrati tipici del piano infralitorale: Pinna nobilis (Pinna comune o Nacchera o Cozza penna) è un

bivalve con conchiglia triangolare allungata, con valve uguali, arrotondate posteriormente e appuntite

anteriormente. Vive fissato con la parte appuntita della conchiglia nella sabbia o nella roccia. La

all’interno piccoli

superficie in genere è incrostata e ciò nasconde le strie di accrescimento. Può ospitare

granchi o gamberetti.

La Stella Marina Astropecten aranciacus, presenta corpo a forma di stella con 5 braccia triangolari.

Lateralmente ha numerose e robuste spine. Di giorno resta sotto la sabbia e di notte esce per cacciare

i molluschi (per lo più gasteropodi).

La Stella Marina Rossa (Echinaster sepositus), molle e ruvida, per la presenza di un tegumento ricco

di ghiandole produttrici di muco. Si nutre di spugne, vermi o detriti in sospensione.

La Flabellina rosa (Flabellina affinis) e la Cratena peregrina, sono molluschi nudibranchi con corpo

sottile e allungato ed estremità posteriore appuntita. Il capo ha due tentacoli lunghi e lisci. Attraverso il

corpo traslucido di Flabellina si può vedere l’apparato digerente e la grande ghiandola epatica.

La Protula tubularia è un polichete, con tubo calcareo cilindrico, liscio o leggermente rugoso, che

aderisce al substrato. Il tubo è bianco e il ciuffo può essere bianco-rosso con strisce giallo-arancio.

Questi vermi si nutrono di microrganismi planctonici e minute particelle organiche in sospensione,

filtrate tramite la corona branchiale.

Invertebrati tipici del piano circalitorale: Le gorgonie (Eunicella cavolinii e Paramuricea clavata) sono

colonie a scheletro corneo, con ramificazioni variabili, quasi sempre orientate secondo un unico piano

e perpendicolari alle correnti dominanti. Hanno superficie rugosa con spicole protettive.

I ricci (Echinus melo e Echinus acutus), hanno guscio semisferico o leggermente conico. Il guscio

dell’E. melo presenta evidenti linee bianche e brune alternate che conferiscono aspetto a spicchi. E.

Acutus è roseo o rosso.

AMBIENTE E RISORSE DELLA FASCIA COSTIERA

Per popolamento si intende un insieme di popolazioni di organismi occupanti un determinato spazio.

Per popolazione si intendono tutti gli individui di una specie, abitanti una stessa area.

Per specie si intende un insieme di individui interfecondi o potenzialmente tali che condividono lo stesso

areale, ossia lo spazio geografico in cui la specie si distribuisce.

è l’unità ecologica formata da

Una comunità tutte le popolazioni che interagiscono in una stessa area.

Nella biosfera marina, si possono individuare due processi essenziali: fotosintesi e respirazione.

La fotosintesi è svolta solo da organismi autotrofi (alcuni batteri, protofiti e piante); la respirazione viene

effettuata da tutti gli esseri viventi (autotrofi ed eterotrofi). Il sistema di cui fanno parte entrambi i tipi di

organismi, si dice ciclico.

Per produzione primaria si intende la produzione di so, da parte degli organismi autotrofi, che utilizzano

l’energia dei composti inorganici (chemiosintetici)

la luce (fotosintetici) o per fissare il C. I composti

organici prodotti (carboidrati), possono essere usati immediatamente o immagazzinati.

Quindi la produzione primaria è la quantità di materiale organico prodotto dagli organismi autotrofi

nell’unità di tempo.

I fattori che influenzano la produzione primaria sono: irradianza e profondità. Per profondità di

compensazione, si intende quella profondità a cui si eguagliano i processi di produzione primaria e quelli di

delle 24h. L’intensità luminosa si dirà intensità di compensazione.

respirazione nell’arco

L’ambiente costiero è la fascia lungo il bordo delle terre emerse, corrispondente al punto di incontro (in

sezione) di atmosfera, litosfera e idrosfera. Lo spazio costiero o sistema costiero presenta grande

varietà di ambienti e paesaggi: mare e fondali marini, spiagge, dune, falesie, grotte costiere, insenature,

baie, promontori, isole, isolotti, scogli, ecc.

costa Mediterranea dell’UE

La è di 28mila Km (7,5% circa Italia).

L’uso delle incide sull’ambiente e le risorse biologiche animali e vegetali, sono

risorse della fascia costiera

delicate e, come tali dovrebbero essere definite come non sempre rinnovabili. Le risorse possono essere

biologiche (pesca, maricoltura) o abiologiche (energetiche, minerarie, turistiche).

e l’estrazione

Le risorse minerarie non sono rinnovabili di esse può creare danni ingenti al paesaggio.

Risorse rinnovabili, sono invece maree, moto ondoso, correnti marine, fonti eoliche, biomasse (soprattutto

vegetali). Ognuna di queste risorse può utilizzarsi per produrre energia elettrica, biogas, anche se il

processo di conversione può essere complicato e dispendioso.

non sono sempre rinnovabili perché l’uomo interferisce. La produttività di un’area

Le risorse biologiche

costiera dipende dall’ampiezza delle platee continentali. Nel Mar Mediterraneo si distinguono:

- platee ampie, estensivamente strascicabili (Golfo del Leone e Mar Adriatico);

- platee ridotte, con fondi non strascicabili, dove si pesca con piccoli navigli;

- fascia costiera, dove si pesca con piccoli natanti e attrezzi vari.

In Italia la pesca si attua sulla platea e sulla scarpata continentale e le risorse delle acque profonde

(gamberi rossi, naselli), non sono facilmente accessibili.

I sistemi da pesca autorizzati sono: rete a circuizione, strascico, volante, rete a traino, draga idraulica per

molluschi, rastrello natante, attrezzi da posta, rete da posta derivante, ferretara, palangari, lenze e arpione.

maggior impatto sull’ambiente marino dovuto all’attività umana è quello

Il provocato dalla pesca. La

80milioni di t all’anno di pescato

rimozione di non è paragonabile ad alcuna forma di inquinamento e porta

al sovrasfruttamento delle risorse biologiche marine. Il sovrasfruttamento è determinato anche dal

prelievo di giovani individui; pertanto, per ottimizzare il rendimento di pesca, si può ricorrere al fermo

stock, modificando l’indice di

tecnico o riposo biologico. Ciò dovrebbe favorire una miglior gestione degli

sopravvivenza del reclutamento.

un’attività ricreativa o agonistica svolta da terra, in mare e sott’acqua, con attrezzi e

La pesca sportiva è

vietato l’uso di fonti luminose.

sistemi diversi. È La pesca subacquea ha portato a una diminuzione di

alcune specie di interesse commerciale come cernia e corvina. Le attività di pesca sportiva, solitamente

trascurate nel bilancio generale, potrebbero invece incidere, in quanto praticate largamente tutto l’anno.

La maricoltura si attua con grandi gabbie flottanti o galleggianti in mare, per allevare specie ittiche di

valore. La produzione di rifiuti e lo smaltimento di essi divengono un serio problema. Infatti, i rifiuti organici e

inorganici, si depositano sul fondo causando cambiamenti fisico-chimici nei sedimenti, che portano alla

produzione di idrogeno solforato e metano e all’arricchimento in N organico e inorganico, P, Si, Ca, Cu, Zn.

Le più importanti specie vegetali marine di importanza economica sono:

- alghe verdi, come ulva e Enteromorpha (per alimentazione);

- alghe brune come Laminaria e Undaria, per il valore alimentare (acido alginico);

- alghe rosse, come la Porphyra (per la produzione di agar).

sfruttare l’attività di tali alghe,

Si pensa di coltivandole agli sbocchi degli scarichi di impianti di

eliminare l’inquinamento

acquacoltura o depurazione, per organico.

sensibilità all’inquinamento

A causa della particolare legata a sviluppo industriale, urbanizzazione,

turismo e nautica da diporto, si sono costituite le aree marine protette. Queste hanno due funzioni

promuovere l’uso del bene naturale in modo coerente.

primarie: mantenere la biodiversità e

CATENE ALIMENTARI E PRODUTTIVITÀ DELL’AMBIENTE MARINO

L’elemento fondamentale della catena alimentare marina è il fitoplancton autotrofo, costituito da miliardi

di alghe microscopiche nello spessore raggiunto dai raggi solari. Il fitoplancton, grazie a energia

solare, CO e minerali disciolti in acqua, produce materia organica. Questa è ceduta allo zooplancton

2

eterotrofo e vegetariano (larve di Crostacei e Molluschi, Copepodi, ecc.) che a sua volta sarà

nutrimento per gli animali planctofagi pelagici, nectonici e bentonici (Pesci, molluschi e crostacei).

Questi, saranno preda dei pesci carnivori più grandi e di mammiferi acquatici.

Il fitoplancton, per vivere e moltiplicarsi, necessita di elementi minerali in soluzione. Questi provengono

dalla degradazione batterica delle spoglie di fito-zooplanctoniti e dei cadaveri di tutti gli altri esseri

viventi sui fondali. Oltre il fitoplancton, fonte secondaria di alimentazione può essere il detrito organico,

formato da residui di vita vegetale e animali che si accumulano sul fondo e nutrono molti animali bentonici.

In base alla densità di plancton e benthos, si risale alla capacità produttiva di un ambiente marino.

CLASSIFICAZIONE DEI PESCI

I pesci sono vertebrati acquatici eterotermi, con branchie per la respirazione, pinne per il movimento,

due mascelle e narici. Per la sistematica moderna, vi è una superclasse di Pesci, con due classi:

- Pesci ossei o Osteitti (Osteichthyes), con le tre sottoclassi di Crossotterigi, Dipnoi e Attinotterigi;

- Pesci cartilaginei o Condroitti (Chondrichthyes), comprendente le sottoclassi di Elasmobranchi (Razze,

Torpedini, Squali) e Olocefali (Chimere).

I pesci ossei sono caratterizzati da:

- oltre 20mila specie; sono il gruppo di vertebrati più numeroso (mammiferi poco più di 4mila specie);

- dimensioni inferiori rispetto ai cartilaginei, pur essendoci specie grandi come Tonno o Pesce spada;

- bocca terminale, in punta di muso;

- coda omocerca, ossia con due lobi di lunghezza uguale o uniti;

- scaglie ossee ricoperte di pelle diversamente sviluppata e ruvida a seconda della specie;

- colori sgargianti, soprattutto nei pesci tropicali;

- denti di varia foggia, attaccati alle arcate mandibolari;

- linea laterale, organo sensoriale che si estende sui fianchi e sulla testa, composto da fori che, tramite

l’esterno a un nervo interno.

canalicoli ripieni di muco presenti sotto il tegumento, collegano Questo

leggere le caratteristiche dell’acqua

è in grado di (salinità, temperatura, sostanze disciolte) e percepire

variazioni di bassa frequenza o flebili campi elettrici.

- vescica natatoria o gassosa(tranne per i pesci ossei legati al fondo), un organo che si riempie di gas e

permette al pesce di galleggiare mantenendo un assetto neutro, stando fermo alla profondità voluta

senza sforzo;

- fecondazione esterna, con deposizione di migliaia o milioni di uova da cui schiudono larve

abbandonate al proprio destino;

- opercolo, un osso ai lati del capo, coprente la camera branchiale.

I pesci cartilaginei sono caratterizzati da:

- poco più di 600 specie;

- dimensioni maggiori rispetto agli ossei, con lo squalo balena che raggiunge i 18 m; esistono anche

squali di profondità piccolissimi che arrivano al massimo a 10-15cm;

- bocca ventrale, situata sotto il muso e non in punta; controbilanciare la spinta verso l’alto delle

- coda eterocerca, ossia con lobo superiore più lungo per

pinne pettorali che sono grandi e rigide;

- pelle ricoperta da dentelli ricurvi, costituiti da polpa, dentina e smalto, proprio come i denti in bocca;

- denti non infissi nelle arcate mandibolari ma attaccati alle gengive, per cui spesso possono perderli e

sostituirli per tutta la vita (squali) oppure presentano placche dentali (batoidei);

- linea laterale come i pesci ossei;

- ampolle di Lorenzini, organi sensoriali, in grado di leggere campi elettrici, permettendo di identificare

la preda anche al buio;

- assenza di vescica natatoria, quindi per restare staccati dal fondo sono costretti a continuare a nuotare;

- fecondazione interna, coi maschi provvisti di pinne anali modificate che trasportano lo sperma nel

corpo della femmina;

- assenza di opercolo e presentano cinque fessure branchiali ai lati della testa.

Dalla forma di un pesce si può risalire alle sue abitudini, all’ambiente in cui vive, alla sua alimentazione e al

suo modo di muoversi.

ANATOMIA DEI PESCI

Il tegumento dei pesci è costituito da due strati: epidermide esterno e derma interno.

L’epidermide presenta più piani di cellule addossate le une alle altre come nei mammiferi, ma a differenza

di essi manca dello strato cheratinizzato e ha particolari ghiandole mucipare. La cheratinizzazione

negli animali terrestri serve a evitare l’eccessiva perdita di liquidi, inutile nei pesci sempre immersi.

Frammisti alle cellule epidermiche si trovano dunque ammassi cellulari specializzati nella produzione

a contatto con l’acqua forma muco.

di mucina, una glicoproteina che Questo ricopre interamente il

corpo ed è prodotto in quantità variabile a seconda della presenza più o meno numerosa di squame, altre

strutture protettive. Il muco è dunque un sistema di difesa contro gli agenti negativi come batteri, parassiti

esterni, ife fungine, ecc.

Inoltre esso lubrifica le branchie e le formazioni ossee esterne (opercoli, squame, ecc.) diminuendo gli

l’abbondanza

attriti e facilitando il movimento. In alcune specie (anguilla, tinca, pesce gatto) di muco,

abbinata alla possibilità di chiudere ermeticamente la camera branchiale, permette la sopravvivenza

fuori dall’acqua per periodi lunghi.

Il derma contiene i cromatofori, cellule responsabili delle colorazioni esterne. A seconda del colore di

pigmento contenuto si hanno melanofori (neri), xantofori (gialli), eritrofori (rossi), leucofori (bianchi).

I cromatofori hanno forma irregolare e sono in grado di modificare la superficie a seconda degli stimoli

ambientali o fisiologici, nervosi e ormonali. Gli organi che inducono tali modificazioni sono ipofisi,

gonadi e organi sensoriali che informano il pesce delle caratteristiche ambientali. Durante la frega il

corpo delle sanguinerole si adorna di vistose macchie rosse e nel maschio della trota iridea compare

una striscia iridescente su tutta la linea laterale.

Solitamente gli esemplari giovani hanno colorazione diversa da quella degli adulti (Pomacantus

imperator). Alcuni pesci possono reagire molto velocemente alle variazioni cromatiche del supporto su

adattandosi al colore predominante dell’ambiente

cui si trovano, (Sogliola).

Originato dal derma vi è il dermascheletro, costituito da scaglie. Queste sono flessibili, trasparenti e

coprono tutto il corpo tranne testa e pinne. Eccezionalmente mancano. Sono ovali o rotonde e

alloggiano in particolari tasche del derma. In alcuni ordini sono romboidali e dette ganoidi. Nello

storione il dermascheletro presenta placche ossee a rilievo disposte in serie longitudinali. Gli

Elasmobranchi hanno squame placoidi contigue e non sovrapposte, con al centro un dentello rivolto

indietro, che nel complesso formano lo zigrino.

Esistono cinque tipologie di scaglie caratteristiche di gruppi o specie di pesci: scaglie placoidi (denticoli

dermali) hanno struttura come i denti dei mammiferi, rivestiti da sostanza simile allo smalto (vitrodentina) e

internamente hanno dentina e cavità pulpare; romboidi; cicloidi; ctenoidi; placca ossea.

determinare l’età del pesce.

Il numero di anelli delle scaglie, permette di

Lo scheletro profondo o di sostegno dei pesci è osseo totalmente o in parte. Comprende

e .

Lo è :

- ( ) che . Il è formato da moltissime ,

. Nei salmonidi è in parte cartilagineo;

- ( ) che con una serie di archi ed è più o

meno sviluppato a seconda dell’importanza dell’apparato respiratorio branchiale.

La ha (biconcave) , con

, residuo della corda dorsale. I pesci hanno : e .

Il ( ) è mediamente di ma varia secondo specie, razza e condizioni

ambientali. Lo è .

Le ( ) negli sono .

In (carpa, luccio, trota), nei setti intermuscolari lungo i fianchi, vi sono

: presenti in numero elevato deprezzano la specie in questione.

Le pinne sono appendici locomotorie, formate da espansioni laminari dovute a una duplicatura della

pelle e si distinguono in pinne pari e pinne impari.

Le pinne pari comprendono:

- pinne pettorali, inserite nel cinto pettorale;

- pinne ventrali, inserite nel cinto pelvico; a seconda della posizione del cinto pelvico, si distinguono

ulteriormente in addominali (dietro le pettorali in carpa e pesci di acqua dolce), toraciche (sotto le

pettorali nel tonno), jugulari (davanti alle pettorali nel nasello).

Le pinne impari comprendono:

- pinne dorsali;

- pinne anali;

- pinne caudali che possono avere diverse forme (omocerca, eterocerca, gefirocerca). Nella maggior

parte degli Attinotterigi è omocerca.

La muscolatura è formata da due masse latero-dorsali (epiassiali) e da due lateroventrali (ipoassiali),

separate da un diaframma orizzontale e divise in segmenti detti miomeri, fra cui si inseriscono esili setti

di tessuto connettivo. È la parte commestibile del pesce e ne è il 60% del peso totale. È molto sviluppata

lungo i fianchi e nella regione caudale. Le fibre sono striate e bianche in quanto contengono poca

mioglobina. Lo scarso contenuto in tessuto connettivo determina maggior tenerezza della carne di pesce

rispetto a quella di mammifero. Inoltre ha alto potere nutritivo e digeribilità.

Nel muscolo possono accumularsi sostanze che influiscono positivamente o negativamente sul valore

organolettico del pesce. Ad esempio l’intensa colorazione arancione del salmone è dovuta al particolare

nutrimento (piccoli crostacei) assunto durante la vita in mare.

dipende dallo sviluppo di alcuni settori dell’apparato

La velocità del pesce muscolare, in particolare del

peduncolo caudale e della parte posteriore del tronco. Fra i muscoli di maggior sviluppo e importanza vi

sono quelli preposti al movimento di mascelle, opercoli e apparato branchiale.

L’encefalo non è provvisto di emisferi

I sistema nervoso dei pesci è costituito da encefalo e midollo spinale.

cerebrali e, essendo questi sede delle funzioni volontarie e dell’attività intellettuale, è chiaro che le attitudini

è attribuibile all’istinto. L’encefalo

psichiche dei pesci sono rudimentali e la reazione a certi stimoli presenta:

- due lobi olfattivi, strutture che ricevono e elaborano i segnali, che giungono dalle narici attraverso i nervi

olfattivi;

telencefalo, bilobato, poco sviluppato, strettamente legato all’olfatto, insieme

- ai lobi olfattivi costituisce il

cervello;

diencefalo, anch’esso poco sviluppato, connette il cervello al mesencefalo ed è responsabile

- di controllo

ormonale e omeostasi; comprende epifisi, ipofisi e sacco vascoloso che serve a percepire gli sbalzi di

pressione alle diverse profondità;

- mesencefalo, molto sviluppato soprattutto in pesci che cacciano affidandosi alla vista (Trota iridea),

contiene due lobi ottici;

- metencefalo, coinvolto in controllo del nuoto ed equilibrio;

- cervelletto, costituito da un singolo lobo di grandi dimensioni;

- mielencefalo, controlla le funzioni di muscoli e organi e nei pesci ossei regola la respirazione.

Gli organi di senso comprendono, oltre la linea laterale già vista:

- orecchio interno o labirinto, con due cavità, utricolo (superiore) e sacculo (inferiore). Queste sono

tappezzate da un epitelio sensitivo e piene di endolinfa e formazioni calcaree stratificate concentriche, dette

otoliti, che eccitano l’epitelio stesso. Il più grande otolite può usarsi per determinare l’età;

- occhio, rispetto a quello dei mammiferi non ha le palpebre, ma talvolta le ha adipose e ben sviluppate

(cefalo, sardina). La pupilla è immobile. Il cristallino permette la visione a breve distanza e si sposta indietro

grazie a uno speciale muscolo. La vista è quindi limitata rispetto ai vertebrati superiori;

- organo olfattivo, situato nelle fossette nasali pari poste dorsalmente. Ha fondo cieco tappezzato da un

epitelio sensitivo e comunica con l’esterno mediante uno o due fori. Mancano le narici interne. L’olfatto,

insieme alla vista, serve alla ricerca di cibo facilitata grazie all’emissione di feromoni da parte della preda.

Inoltre serve a percepire odori sessuali e orientare le migrazioni;

- bottoni e gemme gustative, disseminati nella cavità orale, nella faringe, su barbigli e archi branchiali,

sull’estremità cefalica e in varie regioni del corpo.

I sensi più sviluppati nei pesci sono olfatto e gusto. Ciò perché l’acqua, sciogliendo la maggior parte delle

sostanze organiche e inorganiche, è in grado di creare un cocktail chimico di gusti e odori. Sono necessari

organi che riconoscano sostanze presenti anche in minime quantità. Un’anguilla percepisce l’odore di cibo a

50m di distanza e riconosce acque in cui precedentemente si siano trovate altre anguille.

L’apparato digerente è costituito dal tubo alimentare, suddiviso in intestino cefalico (cavità boccale e

faringe) e intestino del tronco (intestino anteriore con esofago e stomaco, intestino medio e intestino

L’esofago

posteriore o retto). è breve e robusto e, insieme alla cavità bucco-faringea, è rivestito da un

epitelio stratificato, simile a quello epidermico, ricco di cellule mucipare e gemme gustative. Mancano

le ghiandole salivari.

I denti orali, conici, sono inseriti su mascelle, lungua o palato e servono ad afferrare e trattenere le

vittime. Sono tipici dei predatori. I denti faringei, associati ad archi branchiali, sono invece trituranti.

Gli Attinotterigi si dicono polifiodontici, in quanto i denti cambiano quando sono logorati e hanno un

numero di dentizioni indefinito. Talvolta mancano.

La lingua è sostenuta dal basiale, una formazione scheletrica.

Lo stomaco è ben sviluppato nei pesci carnivori (trota, luccio, persico, anguilla). È a forma di sacco e

anch’esso ha

si restringe verso il piloro, epitelio provvisto di cellule mucipare, il cui secreto protegge la

parete gastrica da traumi meccanici. Inoltre vi sono cellule granulari che elaborano pepsinogeno e acido

cloridrico fornendo reazione acida (pH < 5). I succhi gastrici sono potenti e nella trota, la preda, ingoiata

intera, viene trasformata in pochi minuti in una massa liquida. In altri pesci (es. ciprinidi), lo stomaco

manca e la reazione non è acida (6.7-7.7).

sviluppo dell’intestino medio

Lo dipende dal tipo di alimentazione: è corto e rettilineo in specie

predatrici provviste di stomaco; lungo e circonvoluto nelle altre. Nella carpa forma sei anse.

Le appendici piloriche sono invaginazioni tubulari a fondo cieco e in numero variabile, tipiche delle

specie con stomaco. Sono ritenute sede di assorbimento lipidico. La loro assenza (abbinata a quella del

pepsinogeno) riduce la capacità digestiva.

La mucosa intestinale, variamente ripiegata e tavolta con formazioni simili ai villi, contiene cellule

globose secernenti e cellule colonnari assorbenti.

che favorisce l’espulsione si apre nell’ano

Il retto è dotato di una muscolatura spessa, delle feci e

situato solitamente davanti al poro uro-genitale.

Il fegato è cospicuo, ricco di grasso, intero nella trota e lobato nella carpa, con cistifellea annessa.

Il pancreas ha tanti lobuli sparsi ad avvolgere i vasi portali, nel mesenterio, che entrano nel fegato

(pancreas intraepatico di carpa e tinca) o si arrestano fuori (iuxtaepatico).

Annessa all’apparato digerente è la vescica natatoria o gassosa, collocata fra il tubo digerente e la

Ha l’aspetto di un

parte inferiore della colonna vertebrale. sacco con pareti trasparenti (trota e carpa) o

perlacee (pesce gatto). Nei salmonidi ha un solo scomparto, mentre nelle carpe è divisa in due camere

Si origina dalla parete dorsale dell’esofago, con cui può comunicare mediante il

comunicanti. dotto

pneumatico (salmonidi, ciprinidi). Nei pesci più evoluti (Percidi) il dotto si occlude subito dopo la

nascita. La variazione di peso specifico è dovuta a secrezione e riassorbimento dei gas (O , N, CO ) da

2 2

parte dei vasi capillari riuniti in due formazioni particolari: corpo rosso e corpo ovale. Con questo

meccanismo, la vescica si dilata quando il pesce sale in superficie e si comprime nella discesa.

Nei Ciprinidi la vescica natatoria funge da recettore dei suoni, in quanto collegata ai centri nervosi

tramite una serie di piccole ossa, derivanti dalle prime vertebre modificate. In alcuni pesci tropicali serve

anche come riserva di ossigeno e in altri ancora come cassa di risonanza per produrre suoni.

L’apparato respiratorio permette la respirazione mediante branchie (di solito quattro) situate da entrambe

le parti del capo nella camera branchiale, che comunica in avanti con la bocca e indietro con una fessura

che delimita la parte posteriore del capo. Superiormente e lateralmente, delle lamine ossee fisse o

formando l’opercolo.

mobili coprono e proteggono camera branchiale e branchie, Inferiormente, vi è la

membrana branchiostega.

All’inspirazione la bocca si apre, si sollevano gli opercoli mobili e si abbassa la membrana, con

l’acqua All’espirazione,

che entra nella camera branchiale. i lembi valvolari della bocca si chiudono,

L’acqua

gli opercoli si abbassano e la membrana si solleva. dopo aver bagnato le branchie e rifornito il

sangue di O , viene espulsa.

2

Gli scambi respiratori avvengono a livello delle lamelle branchiali, frange carnose irrorate di sangue,

localizzate in coppie sulle facce esterne degli archi branchiali rigidi. Un epitelio respiratorio monostrato

separa le lacune sanguigne dall’acqua contenente O . Gli atti respiratori sono tanto più frequenti

2

quanto più piccolo è il pesce.

Internamente agli archi branchiali vi sono delle sottili appendici ossee o cartilaginee: le branchiospine,

che fungono da filtro, impedendo al cibo minuto di passare dalla faringe alla camera branchiale.

L’apparato circolatorio comprende il cuore e i vasi sanguigni.

Il cuore si trova cranialmente, nello spazio pericardico. Si presenta sotto forma di tubulo a S diviso in quattro

cavità: seno venoso, atrio, ventricolo e bulbo arterioso. Nel seno, dorsale-posteriore, sbocca il dotto del

Cuvier, in cui confluiscono le vene cardinali, anteriore e posteriore e la vena porta, che raccolgono il sangue

venoso refluo da tutto il corpo.

Il sangue passa per atrio, ventricolo e bulbo e viene pompato, attraverso l’aorta ventrale e gli archi aortici

arterioso, passa alle radici dell’aorta e si diffonde cranialmente

alle branchie. Qui si ossigena. Divenuto

mediante le carotidi e caudalmente mediante l’aorta dorsale, divisa in rami (gastrica, epatica, genitale, ecc.).

La circolazione è semplice: il sangue passa dal cuore una sola volta e sempre sotto forma venosa. La

frequenza dei battiti aumenta in maniera direttamente proporzionale alla temperatura dell’acqua.

Il sangue è formato da:

- plasma a concentrazione osmotica diversa in pesci di acqua dolce e salata;

- siero, contenente proteine (albumina, gamma-globulina, ecc.);

- globuli rossi, ovali e biconvessi, nucleati; nella carpa e nella trota vanno da 1,3 a 2,2milioni per mmc;

- leucociti, comprendenti linfociti, monociti, trombociti e granulociti. Gli organi adibiti a linfopoiesi (formazione

linfociti) sono il tessuto renale linfoide originato dalla trasformazione del prorene, e la milza. Ciò perché nei

pesci manca il midollo osseo.

L’allevatore deve tenere conto di pecilotermia o eterotermia dei pesci. Ciò per evitare stress nel

da un bacino all’altro. Nei pesci in forte movimento, la temperatura corporea supera

trasferimento

leggermente la temperatura dell’acqua con un picchi di 10°C nei tonni, aventi anche intenso metabolismo.

L’apparato escretore è composto da reni e branchie. I pesci ossei sono per lo più ammoniotelici (il

prodotto catabolico azotato è l’ammoniaca); i pesci cartilaginei sono urotelici (urea).

Attraverso i reni si eliminano creatina, creatinina e piccole quantità di ammoniaca e urea, mentre le

branchie espellono le scorie azotate sotto forma di ammoniaca e i sali in eccesso.

I processi renali sono sotto il controllo ormonale, dipendendo da surrenali, tiroide, gonadi e forse la

derivante dall’atrofizzazione

pituitaria. Nel rene si ha una porzione cefalica del prorene trasformato in

organo linfoide e una porzione posteriore funzionante detta opistonefro che è in realtà il mesorene.

che vanno dall’occipite all’estremità posteriore del

I reni sono organi allungati rossi, rosei o biancastri all’esterno

corpo, addossati alla parete dorsale del celoma. Gli ureteri sboccano nel foro urinario, fra ano

e foro genitale o insieme ai gonodotti nel poro uro-genitale o in una papilla più o meno prominente.

I pesci di mare producono poca urina rispetto a trota iridea e carpa che al giorno, per Kg di peso vivo,

producono rispettivamente 50 e 60-100cc.

Altro prodotto catabolico è la guanina, amminoacido che si accumula in pelle, peritoneo e occhi.

I reni sono anche osmoregolatori. Insieme alle branchie permettono assorbimento e cessione di sali e

acqua rendengo omeosmotici gli organismi. Quindi i pesci di acqua dolce riescono a vivere in ambienti con

concentrazione salina inferiore al liquido interno, mentre i pesci marini vivono in liquido a concentrazione

inferiore rispetto a quello interno.

Apparato riproduttore: Negli Attinotterigi i sessi sono separati, con raro dimorfismo sessuale. Le

gonadi sono pari e la fecondazione esterna. I cromosomi sessuali non sono morfologicamente

eiacula lo sperma nell’acqua

distinti. Il maschio, generalmente privo di organi copulatori,

contemporaneamente o subito dopo la emissione delle uova da parte delle femmine. Non mancano però

casi di ermafroditismo, più frequenti di quanto non si credesse (Serranidi e Sparidi), di inversione

progredire dell’età

sessuale con il (Labridi), di fecondazione interna e viviparità (Ciprinodontiformi,

sgusciano dall’uovo forma larvale diversa dall’adulto.

Zoarces). I giovani sotto

L’apparato riproduttore nei pesci di acqua dolce presenta diverse caratteristiche:

I testicoli sono formazioni allungate bianche, che decorrono lungo la cavità viscerale, davanti e

lateralmente ai reni, sotto la colonna vertebrale e terminano nei dotti spermatici che sboccano nel

poro genitale. Lo sperma è emesso solo nel periodo riproduttivo.

Le ovaie sacciformi, con struttura follicolare, occupano una posizione simile a quella dei testicoli. Nelle

trote sono arancio carico.

Le uova mature passano attraverso un breve ovidotto, e vengono espulse da un orifizio genitale. Nei

le uova cadono dall’ovarionella,

salmonidi i gonodotti femminili mancano e cavità addominale da cui

anche per uova e sperma dell’anguilla.

fuoriescono mediante pori addominali. Ciò

I salmonidi depongono le uova sul fondo in piccole fosse scavati dalla femmina; i ciprinidi le attaccano a

corpi sommersi. Si hanno in base ai luoghi di frega preferiti, specie liofile come la trota (fondi pietrosi),

psammofile come la sandra (sabbiosi) e fitofile come la carpa (fondi litorali coperti di vegetazione).

La quantità di uova deposte varia da poche centinaia (scazzone) a oltre 30milioni (pesce luna).

Per fecondità relativa, si intende il numero medio di uova deposte da 1 Kg di femmina di una specie.

Di solito la fecondità è inversamente proporzionale alle dimensioni delle uova. Inoltre risulta inferiore in

specie che proteggono i propri prodotti sessuali, come ad esempio trota e salmerino, che li sistemano in

buche ricoperte; cavalluccio marino e pesce ago in cui i maschi portano le uova fino alla fuoriuscita dei

piccoli in speciali camere incubatrici costituite da tasche sul ventre.

Il periodo riproduttivo è in primavera-estate ma in alcuni pesci (salmonidi) è in autunno-inverno.

Si parla di plasticità sessuale intendendo la possibilità di alcune specie di cambiare sesso durante il

proprio ciclo vitale. È quindi una forma di ermafroditismo di cui si distinguono due varianti:

in cui l’individuo nasce femmina per divenire maschio nell’età adulta. È

- proteroginia, stata osservata da

Ross Robertson nella Grande Barriera Corallina in Australia. Egli constatò che nella specie Labroides

dimidiatus, vi è un maschio dominante un piccolo gruppo di femmine e esemplari giovani. Anche nelle

dal maschio nell’accoppiamento. Allontanando il maschio dominante,

femmine vi è una gerarchia, seguita

dopo qualche giorno, la femmina dominante si comportava come maschio corteggiando le altre femmine,

sviluppando dopo una sola settimana testicoli al posto degli ovari.

Secondo Michael Ghiselin, la proteroginia è favorita dalla selezione naturale nel caso in cui con femmine

piccole e maschi grandi, si abbia un vantaggio riproduttivo, come nei Labridi pulitori (L. dimidiatus).

Robert Warner ha elaborato il modello del vantaggio della taglia: più il maschio è grosso, più impedisce ai

pesci più piccoli di riprodursi come maschi. Gli esemplari adulti piccoli sono dunque femmine mentre i più

grandi maschi. Ma, raggiunta la taglia adatta per competere coi maschi grandi, anche i piccoli divengono

maschi. Ciò, però non è sempre vero.

in cui l’individuo nasce maschio per divenire femmina in età adulta.

- proterandria, Un caso si ha negli

Sparidi, che si muovono in gruppi e in cui molti maschi sciamano attorno alla femmina, fecondando le uova

da essa deposte. Più la femmina è grande, più uova depone maggiore è il suo successo riproduttivo. Inoltre,

il successo riproduttivo del maschio è legato al numero di uova prodotte dalla femmina e al numero di rivali

che però non può essere tenuto sotto controllo nel caso di riproduzioni in gruppo. Quindi, la taglia maggiore

della femmina porta a un vantaggio riproduttivo, mentre la taglia maggiore del maschio sarebbe inutile.

Il sistema endocrino è abbastanza sviluppato e produce diversi ormoni che possono agire anche su

Vertebrati diversi dai pesci.

L’ipofisi è nel diencefalo e si distingue in neuroipofisi e adenoipofisi. La neuroipofisi secerne vasopressina e

ossitocina che regolano il metabolismo dell’acqua, influendo sui processi di escrezione e riassorbimento a

livello di pelle e neuroni. La regione posteriore dell’adenoipofisi elabora intermedina, che serve a disperdere

pigmento nei cromatofori e a cui si contrappone un ormone della regione anteriore che provoca invece la

concentrazione del pigmento stesso. La regione media produce ormoni somatotropi, gonadotropi, tireotropi,

adreno-corticotropi. ecc.

La tiroide si trova davanti al cuore e fornisce un ormone chimicamente analogo a quello degli altri Vertebrati

che esplica effetti morfogenici (accrescimento, metamorfosi, modificazioni fisiologiche) più che metabolici.

L’adrenalina è secreta dal tessuto soprarenale associato ai gangli simpatici. Il tessuto interrenale, localizzato

nella zona craniale del rene cefalico, spesso avvolge le vene cardinali posteriori ed elabora steroidi corticali.

Questi agiscono sul ciclo sessuale.

Le gonadi maschili e femminili producono steroidi sessuali (androgeni ed estrogeni).

Il pancreas endocrino contiene le isole del Langerhans, con cellule secernenti insulina e glucagone, ormoni

ad azione antagonista del metabolismo glicidico che provocano ipo e iperglicemia. l’epifisi

Probabile, ma non ancora chiarita funzione endocrina hanno altresì le pseudobranchie, del

dell’opistonefro, e la

diencefalo, i corpuscoli di Stannius, siti nella regione posteriore ghiandola ultimo-

tra la parete dorsale dell’esofago ed il seno venoso, che presiederebbe, come la paratiroide dei

branchiale,

Mammiferi, al metabolismo del calcio.

PRINCIPALI PESCI ITALIANI DI ACQUA DOLCE

L’ordine degli Acipenseriformi comprende gli Storioni (Acipenser sturio), caratterizzati da assenza di

squame, sostituite da cinque serie di scudi ossei, da scheletro prevalentemente cartilagineo e dalla

persistenza della corda dorsale. Risalgono i fiumi per riprodursi e non sono comuni nei nostri corsi

d’acqua. Producono milioni di uova con cui si ottiene il caviale. La vescica gassosa fornisce la ittiocolla.

Le sue carni sono fra le più apprezzate.

L’ordine degli Anguilliformi comprende le Anguille (Anguilla anguilla). In alcune regioni italiane la

femmina di grandi dimensioni (fino a 1,5m) è chiamata capitone mentre il giovanile, sottile e trasparente

(40–60 mm), è detto ceca.

L’ordine dei Cipriniformi comprende la famiglia dei Ciprinidi, che è la più numerosa fra gli Attinotterigi.

Comprende Carpa (Cyprinus carpio), Tinca (Tinca tinca), Barbo (Barbus barbus plebejus e B.

meridionalis), Gobione (Gobio gobio), Alborella (Alburnus a. alborella).

L’ordine dei Ciprinodontiformi, comprende la Gambusia (Gambusia affinis holbrooki), originaria

dell’America centrale, è stata introdotta dalla Spagna nel 1922 per la lotta antianofelica, perché si nutre

di larve di zanzara.

L’ordine dei clupeiformi comprende le famiglia dei Clupeidi, Salmonidi e Ecocidi.

Fra i Clupeidi si hanno la Cheppia (Alosa fallax nilotica), Agone (Agone f. lacustris). La Cheppia è

L’Agone

simile a una grossa sarda e fornisce carni di scarso pregio. è planctofago, con buona carne,

raggiunge i 30cm e si trova nei laghi centro-settentrionali.

Fra i Salmonidi vi sono Trota europea (Salmo trutta), Trota iridea (Salmo gairdneri), Salmerino

(Salvelinus fontinalis e S. alpinus), Temolo (Thymallus thymallus), Coregone (Coregonus sp.).

Degli Ecocidi fa parte il Luccio (Esox lucius).

L’ordine dei Gadiformi, comprende la Bottatrice (Lota lota), animale snello con livrea marmoreggiata

che raggiunge i 60cm e gli 8 Kg e produce carne eccellente.

L’ordine dei Perciformi è il più vasto e complesso degli Attinotterigi. Comprende le famiglie dei Percidi,

Centrarchidi, Gobidi e Blennidi.

Ai Percidi appartengono il Pesce persico o Persico reale (Perca fluviatilis) e la Sandra (Lucioperca

Lucioperca).

Ai Centrarchidi appartengono il Perisco trota (Micropterus salmoides) e il Persico sole (Lepomis

gibbosus), entrambi originari degli Stati Uniti.

Ai Gobidi appartengono i piccoli Ghiozzi (Gobius fluviatilis e Gobius sp.).

Ai Blennidi appartiene il Cagnetto (Blennius fluviatilis).

L’ordine dei Gasterosteiformi comprende lo Spinarello (Gasterosteus aculeatus), così chiamato per le

pinne dorsali e ventrali ridotte a spine prive di membrana. È utile in quanto distrugge larve acquatiche

di insetti nocivi, ma non è commestibile.

PESCI MARINI IN ACQUE SALMASTRE E DOLCI

All’ordine dei Perciformi, appartengono anche le famiglie dei Mugilidi, Serranidi, Sparidi.

Ai Mugilidi appartengono i Cefali, suddivisi in tre generi: Mugil, Liza e Chelon. Le specie più

rappresentative sono M. cephalus, L. ramada, L. Aurata, L. sapiens e C. labrosus.

Ai Serranidi appartiene la Spigola o Branzino (Dicentrarchus labrax). È il pesce marino più ricercato per

la pesca sportiva e la mensa. Risale brevemente i fiumi, soprattutto durante la montata e la discesa

delle anguille di cui è ghiotta, essendo un vorace carnivoro.

appartiene l’Orata

Agli Sparidi, (Sparus auratus), caratterizzata da ermafroditismo e proterandria.

L’ordine dei Pleuronettiformi comprende la Passera (Platicthys flesus cuscus) abbastanza frequente in

acque salmastre, si addentra più o meno in quelle dolci. Ha corpo oblungo-ovale. Le pinne dorsali e

anali allungatissime formano una frangia attorno al corpo. Gli adulti non hanno vescica natatoria. Sta

diminuendo a causa degli inquinamenti delle acque litorali e conseguentemente alle bonifiche che ne

l’habitat

hanno eliminato di elezione.

ACQUACOLTURA E MARICOLTURA

L’acquacoltura, definibile in vario modo, non è altro che l’allevamento finalizzato alla produzione di

destinati all’alimentazione umana,

organismi acquatici di interesse economico, attraverso il controllo

delle fasi del ciclo biologico e dell’ambiente in cui si sviluppano, con il minor impatto ambientale possibile.

Nell’ambito dell’acquacoltura si parla di Maricoltura quando il prodotto si ottiene in impianti in mare

(gabbie, barriere, filari). In Italia le condizioni sono favorevoli allo sviluppo di tale attività grazie agli 8mila

Km di coste, ai 150mila ha di lagune e stagni salmastri e i 170mila ha di bacini lacustri, all’abbondanza di

acque sorgive e artesiane. Le specie privilegiate sono Trota, Spigola e Orata, a scapito di altre come Carpa

e Pesce Gatto. L’interesse verso questa attività è aumentato parallelamente alla domanda crescente

soprattutto in periodi in cui il mare non riesce a farvi fronte.

La produzione ittica italiana è di circa 450mila t (60% pesca, 40% acquacoltura).

L’acquacoltura Italiana detiene un ruolo importante nel panorama europeo, nonostante lo sviluppo

dell’attività sia passato da notevoli problemi dovuti a vincoli strutturali, conflitti d’uso dei corpi idrici, eccessivo

valore fondiario delle aree costiere, degrado delle acque interne, vincoli ambientali in accrescimento.

L’acquacoltura Italiana ha sviluppato particolarmente la piscicoltura di acqua dolce e salmastra e la

più produttivo costituente circa il 70% dell’intera produzione

molluschicoltura, segmento quantitativamente

di acquacoltura. Le produzioni annuali di allevamenti di mitili e vongole filippine ammontano rispettivamente

a 100mila e 54mila t.

Nella piscicoltura importante è il ruolo della troticoltura, oltre il 60% della produzione, a cui seguono i pesci di

acqua salmastra.

L’allevamento ittico si avvale della presenza di circa 1500 impianti sul territorio italiano.

L’allevamento può essere di tre tipologie: estensivo, semi-intensivo e intensivo.

Nell’allevamento l’intervento antropico è marginale e si limita alla

estensivo, lotta agli uccelli ittiofagi.

Richiede zone lagunari dette valli di pesca, dove le specie allevate si approvvigionano autonomamente

di cibo naturalmente disponibile. Attraverso speciali accorgimenti e sistemazioni opportune (canali,

ossia l’inoltro

argini, fossi), si favorisce in primavera la montata, nelle valli, di specie ittiche che, nate in

mare, tendono a risalire nella loro giovinezza le acque salmastre.

L’allevamento semi-intensivo è ormai in disuso. In genere si usa come integrazione ad attività agricole

preesistenti. Consiste nel somministrare ai pesci stabulati nelle valli di pesca, i prodotti di scarto

dall’attività aziendale,

derivanti con contenuto proteico inferiore al 10%. A volte i soggetti sono stabulati

anche in bacini in terra battuta alimentati da acque lacustri o fluviali.

Nell’allevamento è preponderante l’intervento

intensivo antropico, indispensabile soprattutto per la

somministrazione del mangime. Ciò comporta un processo di domesticazione zootecnica del pesce e

quindi maggior concentrazione di biomassa in spazi ristretti. Questa tipologia di allevamento prevede

impianti a terra (on shore) e impianti a mare (off shore).

Gli impianti a terra (on shore), si avvalgono di strutture stabili dette vasche. Sono costruite in terra,

cemento o vetroresina, cilindriche o rettangolari, di dimensioni variabili.

Gli impianti a mare (off shore) usano specifiche strutture dette gabbie, che possono essere galleggianti,

semi-sommerse o sommerse. Sono metalliche o in polietilene ad alta densità (HDPE). La maricoltura in

gabbie galleggianti sembra essere il nuovo settore di sviluppo dell’acquacoltura. In Italia la limitata

disponibilità di siti idonei e i conflitti con le altre attività costiere come il turismo, la navigazione da diporto e

commerciale, indirizzano verso aree off-shore situate entro un miglio dalla costa. Nonostante ciò, le aziende

che operano in mare sono ancora poche, a causa di problemi riguardanti:

- scelta del sito di ubicazione delle gabbie;

costi di avvio dell’attività;

-

- aspetti di impatto ambientale relativi a tale tipologia di allevamento.

ACQUACOLTURA IN PUGLIA

La Puglia, con 830 Km di coste è particolarmente vocata all’allevamento ittico intensivo. In particolare,

l’allevamento in gabbie off-shore, poco praticato nel resto d’Italia, trova lungo il versante Adriatico pugliese la

maggior diffusione e sta man mano soppiantando gli allevamenti estensivi precedentemente molto diffusi nel

Foggiano e nel Leccese. Il Mar Adriatico ha delle caratteristiche talassobiologiche che influiscono

positivamente sull’accrescimento di numerose specie ittiche.

In tutte le province pugliesi si allevano sia Spigole che Orate.

La provincia di Bari conta il maggior numero di impianti off-shore. Le condizioni favorevoli, oltre che alle

caratteristiche delle acque, sono dovute alla presenza di correnti che oltre a facilitare il naturale smaltimento

di residui (deiezioni e mangime non consumato), portano il pesce a un continuo movimento natatorio che

rende le carni povere di grassi, sode e simili a quelle del pesce selvaggio.

A Bisceglie si riscontrano due importanti aziende ittiche. La prima si serve di impianto continentale dotato di

moderna avannotteria. La seconda, più recente, si occupa di maricoltura e possiede due tipologie di gabbie:

nel porto vi sono gabbie galleggianti pre-ingrasso degli avanotti di Spigola e Orata; a un miglio dalla costa

gabbie semisommerse per la fase di ingrasso.

A Molfetta vi è un allevamento intensivo in gabbie off-shore della stessa azienda che si occupa di

maricoltura nel Biscegliese, con la stessa tecnica di allevamento e dotazione strutturale.

A Mola di Bari e a Cozze vi sono degli impianti intensivi in gabbie off-shore di una stessa azienda.

La provincia di Brindisi vanta uno degli allevamenti ittici più importanti. Ubicato a Torrecanne di Fasano, è

dotato di una modernissima avannotteria di Spigole e Orate. Il prodotto viene venduto a diversi allevamenti

nazionali ed esteri. L’acquacoltura brindisina, tuttavia, è poco sviluppata a causa di indotti industriali sulle

coste e grandi complessi turistici.

La provincia di Lecce presenta allevamenti semi-estensivi e intensivi in gabbie off-shore.

A Ugento si trova un’azienda che investe molto nella ricerca. Qui, per la prima volta in italia, si è fatto

riprodurre in cattività il Gamberone tigre tropicale e attualmente sono allo studio numerose specie alternative

il Sarago pizzuto e l’Orata giapponese Madai.

come

La provincia di Foggia, già nel 1972 contava 7 allevamenti estensivi. I laghi di Lesina e Varano molto vocati

all’attività, hanno rappresentato terreno fertile in particolare per allevamento di Anguille e Cefali. Ancora

oggi, la maggior parte degli impianti intensivi e semi-estensivi è concentrata nei dintorni dei laghi, mentre

stenta a decollare la maricoltura che è presente in un unico impianto situato al largo della costa garganica a

Mattinata.

Nella provincia di Taranto è molto sviluppato il settore di Mitilicoltura (Cozze e Ostriche), attività praticata nei


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MarcoP87

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DETTAGLI
Corso di laurea: Corso di laurea in scienze e tecnologie alimentari
SSD:
Università: Bari - Uniba
A.A.: 2015-2016

I contenuti di questa pagina costituiscono rielaborazioni personali del Publisher MarcoP87 di informazioni apprese con la frequenza delle lezioni di Sistemi e Tecnologie di Approvvigionamento e Qualità dei Prodotti Ittici e studio autonomo di eventuali libri di riferimento in preparazione dell'esame finale o della tesi. Non devono intendersi come materiale ufficiale dell'università Bari - Uniba o del prof Nicastro Francesco Vito.

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