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Nel luglio 1973 Kissinger e il ministro degli esteri francese Jobert si incontrarono per unire i pezzi. Il 24 e il 25 settembre il ministro

dei servizi armati francese Galley, visitò il Pentagono per suggellare l'accordo e incontrò il segretario della difesa Schlesinger.

Kissinger voleva il trasferimento di tecnologia, così il fatto era chiaro. Vent'anni dopo la fine della guerra fredda e mezzi che gli Stati

Uniti avevano fornito assistenza alle forze nucleari francesi.

Dopo il 1991 quando l'opinione mondiale obbligò i francesi ad interrompere i test atmosferici nella Polinesia francese, furono i

cinesi ad ospitarli presso la struttura di Lop Nur.

Nel 1982, una volta che Deng Xiaoping e consolidato il suo potere in Cina, il suo governo decise di sopportare la proliferazione delle

armi nucleari nel terzo mondo: ospitò scienziati nucleari pakistani, passandogli le informazioni sulla bomba CHIC-4; Khan vendette

tali informazioni ai suoi clienti in Libia.

Esistono anche le prove che i cinesi abbiano condotto un test nucleare sotterraneo per il pakistani a Lop Nur è test, il 26 maggio

1990, ben prima che il Pakistan annunciasse i suoi lanci nel 1998 nel sud dell'Asia.

LOTTA CON LA PORTA DEL CORTILE

alla fine della seconda guerra mondiale, e con la prospettiva di un bagno di sangue nelle coste del sud del Giappone, gli scienziati

alleati avevano due obiettivi: che i loro ordigni fossero consegnati nei cieli del Giappone e una volta lì, rilasciassero una quantità di

energia mai vista. Quelle bombe del 1945 non erano armi, ma esperimenti fisici. Nessuno si preoccupava del possibile uso non

autorizzato di quelle bombe. Ma una volta che la guerra fu terminata, iniziò una nuova sfida: anche un atto divino non sarebbe stata

una scusa accettabile per una detonazione accidentale.

Mettere in sicurezza, armare e sparare

l'affidabilità di un'arma è importante, ma la sua sicurezza viene prima. Per i primi anni dell'era nucleare la soluzione era semplice:

ridisegnare Fat Man così che il nucleo di plutonio potesse essere fisicamente separato dall'arma stessa. Il nucleo fissile, conosciuto

come la capsula, poteva essere trasportato separatamente dall'arma e solo sotto autorizzazione presidenziale trasformato in

un'arma militare, solo in viaggio sarebbe stato inserito all'interno dell'arma.

L’Atomic Energy Act del 1946 immaginava che una tale separazione tra civile e militare potesse continuare indefinitamente, ma ciò

accadeva quando gli Stati Uniti credevano ancora di avere il monopolio del nucleare. Con la cortina di ferro il presidente Truman

decise di spiegare i bombardieri con capacità nucleare in altri siti come chiaro avvertimento delle conseguenze. Quando i B-29

vennero spediti in Gran Bretagna, al tempo del blocco di Berlino, non trasportavano ad un ordigno nucleare. Quando i nuovi B-36 a

lungo raggio iniziarono a fare voli di esercitazione nel Nord America, anch’essi non trasportavano armi nucleari. Poi si ebbe il primo

test sovietico e la presa di potere di Mao in Cina verso la metà del 1949. L’ufficiale generale assegnato alle applicazioni militari

presso l’Atomic Energy Commission richiese il trasferimento di alcune componenti non nucleari delle armi alle unità di

combattimento. Nell’estate del 1950 con l’invasione della Corea del Sud da parte del Nord, il presidente inviò ulteriori velivoli con

capacità nucleari nel Pacifico occidentale, e nell’aprile 1951 i comandanti supremi richiesero il trasferimento di alcuni nuclei fissili

alle unità aeree a Guam. Con ciò si aprì una breccia nel muro tra civile e militare e dal momento che i velivoli non rimanevano

sempre in cielo iniziarono a verificarsi schianti e incidenti. Solo durante il 1950 si ebbero 5 eventi che coinvolsero aerei che

trasportavano ordigni nucleari non armati, nessuno dei quali produsse rilasci nucleari o contaminazione del suolo, ma la separazione

iniziò a divenire ingombrante.

L’inserimento durante il volo di una sfera di plutonio e il riarrangiamento dell’esplosivo di controllo, il tutto all’interno dell’alloggio

per la bomba all’interno di un aereo funzionante, non era facile. La necessità di tale procedura iniziò ad ostacolare il design di armi

nucleari più sofisticate: urgevano delle alternative. Queste includevano blocchi meccanici ai collegamenti dell’energia per armare

interruttori e detonatori, l’inserimento di dispositivi meccanici retrattili nel nucleo fissile e lo sviluppo di esplosivi “one-point safe”.

Quando si prende l'irrevocabile decisione di usare un'arma nucleare, questa deve essere armata, despolettata e poi sparata. Nelle

moderne armi americane, questo processo dipende da sensori noti come environmental design devices (ESDs) che bloccano

l’energia elettrica finche l’arma non percepisce l’ambiente atteso, in direzione dell’obbiettivo determinato. Tali blocchi elettronici

richiedono l’autorizzazione di rilascio da parte della National Command Authority, non è sufficiente l’ufficiale incaricato o l’individuo

che ne ha la custodia. Fortunatamente molte di queste misure di sicurezza sono state progettate nel secondo decennio dell’era

nucleare americana: per la metà del 1950 le bombe americane e sovietiche divennero trasportabili, più compatte e molto più letali.

Le innovazioni ingegneristiche vennero testate nel 1958, anno in cui 5 B-47 completamente armati si schiantarono al decollo,

collisero con altri velivoli o presero fuoco al suolo. In nessuno dei casi vi furono rilasci di materiale nucleare o contaminazione.

Nei tardi anni ’50 le armi nucleari erano dispiegate anche in circostanze tattiche e si ebbero incidenti anche in questi casi, ma nei 5

episodi avvenuti non vi furono contaminazioni o dispersione di materiale nucleare.

Prova del fuoco

Nel 1962 la USAEC dimostrò l’assoluta sicurezza di molte delle armi nucleari americane nell’occasione della serie di test Dominic,

nell’estate di quell’anno. Prima di questa, l’Unione Sovietica aveva rotto la moratoria dell’ottobre 1958 e sparavano

quotidianamente. I dati risultanti vennero poi utilizzati per indurire il sistema spaziale sovietico contro gli effetti del nucleare, come

supporto del sistema Galosh ABM sovietico attorno a Mosca e per pianificare una possibile imposizione nucleare sovietica sugli Stati

Uniti. Gli americani speravano di replicare tali esperimenti, per vedere cosa i sovietici avessero imparato e sfruttare la tecnologia

derivante.

Gli Stati Uniti pianificarono test nucleari ad elevate altitudini per l'estate del 1962. La strumentazione era collocata nell'area del

Pacifico sia a livello spaziale che di superficie e gli strumenti da utilizzare avrebbero contenuto le linee di sicurezza sviluppate e

installate nelle armi americane durante il 1950. Il primo test, conosciuto come evento Bluegill, si svolse il 3 giugno. Un missile

balistico Thor a medio raggio doveva rilasciare un ordigno termonucleare (kilotoni) ad un'altitudine di 160.000 piedi. Prima del lancio

c'erano stati problemi con il radar per la tracciatura della traiettoria che fallì cinque minuti dopo il lancio, costringendo l'ufficiale

della sicurezza ad abbattere il missile in volo; non si ebbe rilascio nucleare e nessuna contaminazione rilevabile. 17

Il test successivo, conosciuto come Starfish, utilizzò un altro Thor in un ordigno termonucleare differente (megatoni). Il missile

lanciato il 20 giugno, si verificò un malfunzionamento, seguito da un'esplosione di carburante che portò nuovamente

all'abbattimento del missile. Non vi fu un rilascio nucleare, ma si ebbe contaminazione da plutonio.

L'8 luglio, finalmente Thor si comportò come pianificato: l'ordigno da 1,4 megatoni esplose ad un'attitudine di 248 miglia; l'impulso

elettromagnetico colpì i satelliti in orbita e distrusse il sistema di distribuzione elettrica nelle Hawaii, permettendo di collezionare

dati molto importanti in tutto il mondo.

Thor fu incaricato di altri due lanci durante l'estate e l'autunno del 1962, nessuno dei quali andò come pianificato.

Con questi sei spari quattro testate con due diversi design avevano subito la distruzione accidentale più violenta, che nonostante

tutto non causò rilasci nucleari.

Armi nucleari in allerta aerea, e altre dimostrazioni di sicurezza non programmate

l'analisi dei diritti dei test nucleari sovietici dal 1961 rivelarono un aumento impressionante della sofisticazione delle loro armi

nucleari. Una forza sovietica ICBM avrebbe presto minacciato le basi missilistiche americane e i velivoli a terra. L’allerta terrestre,

operativa in 15 minuti, per lo Strategic Air Command, non era più sufficiente e rapidamente si trasformò in allerta aerea. I B-52 ,

caricati e armati Sarebbero decollati dagli Stati Uniti per raggiungere l'Unione Sovietica e far ritorno. Nel gennaio 1966 una

dimostrazione classica dei pericoli coinvolti si ebbe sul villaggio di pescatori spagnolo Palomares.

Un B-52 armato, di ritorno dal Mediterraneo, entrò in collisione con un aereo-serbatoio di rifornimento KC-135 partire dalla Spagna

pochi momenti prima. Quest'ultimo e il suo equipaggio sparirono in una palla di fuoco, quattro ufficiali del B-52 e altri quattro

passeggeri si salvarono così come quattro delle bombe trasportate, grazie all'apertura di due paracaduti progettati. Altre due si

schiantarono a terra detonando, anche se senza esplosione nucleare. Squadre di decontaminazione scavarono 1,400 tonnellate di

suolo spagnolo, riseppellito poi negli USA.

L’incidente segnò una linea di confine dando tregua all'amministrazione Johnson. Per la metà degli anni 60 i missili a lungo raggio

entravano nell'inventario americano, rendendo obsoleta la necessità di bombardieri in allerta aerea. Nel 1966, dopo l'incidente

spagnolo, missioni del genere vennero ridotte e due anni dopo un evento simile in Groenlandia servì a ricordare i grossi pericoli

ancora in agguato. La lezione finalmente attecchì: le allerte aeree vennero interrotte e i laboratori di armi nucleari iniziarono a

concentrarsi su materiali altamente esplosivi, molto resistenti a forti impatti ed esplosioni. Un nuovo tipo di materiale altamente

esplosivo non sensibile, conosciuto come TATB, delle sviluppato a Los Alamos e testato per la prima volta nel 1974. Cinque anni

dopo, le armi nucleari equipaggiate con questo esplosivo entrarono nelle riserve americane: potevano sopportare l'impatto di

proiettili, le collisioni ed esplosioni senza detonare. Allo stesso tempo vennero introdotti interruttori meccanici ed elettronici,

altamente affidabili.

La sicurezza delle armi e il controllo politico

dal 1960, gli Stati Uniti avevano disposto per le armi nucleari una stringente “two-man rule”: nessun materiale nucleare, arma, o

controllo di lancio doveva essere lasciato nelle mani di un singolo uomo, dovevano essere sempre presenti due persone allo stesso

tempo e qualunque lavoratore dovesse entrare in contatto fisico con componenti di armi nucleari doveva sottoporsi ad una

valutazione medica e psicologica regolare.

Un approccio alternativo alla sicurezza nucleare consisteva nell'affidarsi ad una stretta disciplina militare e politica: i sovietici si

affidavano al controllo interpersonale tra ufficiali del KGB e le truppe speciali dell'esercito, che controllavano le armi.

Negli Stati Uniti ad occuparsi della sicurezza dell'arsenale nucleare americano erano gli scienziati capi dei laboratori, affiancati da

leader politici.

All'inizio del 1957 il segretario Quarles si recò a Sandia per ricevere informazioni sui recenti sviluppi delle armi e discuterne la

sicurezza; il risultato fu la creazione di un comitato di ufficiali per investigare alcuni problemi. La fine dell'anno il gruppo avvertiva

che le armi erano meccanicamente sicure in caso di esplosione o impatto, ma altamente vulnerabili al sabotaggio. La ricerca di un

rimedio portò allo sviluppo e l'istallazione degli environmental sensing devices (ESDs), il primo dei quali, allora conosciuto come un

sensore di traiettoria, fu aggiunto alle testate W-49 dei missili Atlas, Thor e Jupiter nei tardi anni 50, ma era solo l'inizio. Il problema

di questi sensori di traiettoria era che sarebbero stati inutili con le atomic demolition munitions (ADMs), sviluppate per essere

dispiegate in potenziali aree di combattimento oltre oceano. Per affrontare questo problema gli ingegneri della Sandia avevano

sviluppato un interruttore elettromeccanico da collocare negli ADM, ma azionabile solo tramite un codice inserito dall'esterno.

Con questi precedenti, nel 1960, Agnew insieme ad una sottocommissione del Joint Committe on Atomic Energy (JCAE), fu invitato le

istallazioni NATO in Europa. La ragione dei timori americani divenne chiara quando il gruppo arrivò ad una base aerea tedesca, dove

quattro velivoli F-84F erano in allerta di 5 minuti. I loro piloti tedeschi più capaci erano pronti a partire, completamente armati di

bombe Mk 7 negli alloggiamenti dei velivoli. L'unica prova della presenza americana era un novantenne della GI americano con un

fucile, senza nemmeno una radio o istruzioni.

La tecnologia ADM che Agnew aveva visto a Los Alamos e nelle strutture di custodia NATO, gli fecero capire che chiunque avrebbe

potuto utilizzare le armi nucleari. Egli sviluppò un piano: inserire dei sistemi di bloccaggio interni alle armi dispiegate oltre oceano, e

degli interruttori che avrebbero precluso la possibilità di armare o sparare di ordigni americani senza il codice affidato solo ad un

comandante in capo americano. Il prototipo venne disegnato e mostrato al consulente scientifico di Kennedy e a McNamara.

All'inizio del 1961 Sandia e Los Alamos vennero incaricati dello sviluppo del primo permissive action link (PAL), da istallare nelle armi

NATO.

Alla fine del 1961, il primo interruttore codificato MC-1541 venne inserito nelle testate W-49 dei missili Jupiter della NATO. Tali

sviluppi spinsero Khrushchev a inviare equivalenti missili sovietici a Cuba nel 1962, anche se nessuno di questi aveva sistemi di

bloccaggio di alcun tipo.

Ulteriori sviluppi dei blocchi codificati non furono semplici: la campagna per guadagnare l’approvazione militare richiese il personale

trasferimento di Agnew presso il comando NATO come consulente scientifico. Il comandante generale non voleva questi strumenti e

sulle sue armi considerandoli una mancanza di fiducia nei militari. Il 6 giugno 1962 il presidente firmò il National Security Action 18

Memorandum 160 “Permissive Action Links For Nuclear Weapons in NATO” che impose il PAL in tutte le armi NATO dispiegate e

indicò la necessità di continui sforzi per un sistema nazionale completo.

All’inizio questi PAL erano semplici combinazioni a sei cifre da inserire sui lucchetti di tutti i contenitori delle armi oltre oceano. Nel

tempo divennero strumenti elettromeccanici sofisticati costruiti su ciascuna arma: quelli odierni richiedono l'inserimento di un

codice a 12 cifre nei pannelli di controllo delle armi nucleari; vi è inoltre un numero limitato di tentativi ed i codici sono in possesso e

conosciuti esclusivamente dal presidente, dal vice e da coloro che si trovano nella catena crittologica di custodia.

Tentativi di chiudere la porta: il Nuclear Nonproliferation Treaty del 1970

Divenne saggezza collettiva di studiosi americani, inglesi e sovietici la necessità di fare qualcosa per arrestare il flusso di tecnologia

militare nucleare o il trasferimento di armi prima di perdere il controllo. Parallelamente il movimento dei non allineati continuava a

chiedere la totale abolizione delle armi nucleari.

Il governo irlandese propose un'azione concreta: il 1 luglio 1968, ne risultò il trattato sulla non proliferazione delle armi nucleari

(Treaty on the Nonproliferation of Nuclear Weapons NPT), eseguito da Stati Uniti, Gran Bretagna e Unione Sovietica con altri 59

paesi. La Repubblica popolare cinese e la Francia non sacrificarono. Il trattato entrerà in vigore il 5 marzo 1970 e negli anni che

seguirono ogni nazione si è virtualmente unita al suo regime. La Cina il 9 marzo 1992 e la Francia il 3 agosto dello stesso anno. Ad

oggi, 187 stati ne fanno parte: Cuba fu l'ultima a ratificare nel 2002 mentre solo Israele, India e Pakistan non ne fanno parte.

Il trattato obbliga i cinque Stati dichiaratamente nucleari (Cina, Francia, Russia, Gran Bretagna e Stati Uniti) a non trasferire armi

nucleari, altri strumenti esplosivi o tecnologia associata a qualsiasi Stato non nucleare. Da parte loro, gli Stati senza armi nucleari

concordano nell'evitare l'acquisizione o produzione di armi nucleari o strumenti esplosivi nucleari e di accettare il controllo dei

materiali nucleari per attività pacifiche, come la generazione di energia. L'agenzia internazionale per l'energia atomica, con sede a

Vienna, venne stabilita per supervisionare la salvaguardia del trattato e condurre le ispezioni, ma solo con la cooperazione del paese

ospite. L'intento delle maggiori potenze di procurare ai loro alleati un ombrello nucleare resta implicito nell'accordo.

Durante gli anni il trattato è diventato secondo gli Stati del terzo mondo uno strumento di cospirazione per la dominazione di coloro

che non possiedono armi nucleari: lo stesso Khan si riferì al trattato come altamente discriminatorio. Egli si riferisce principalmente

all'articolo quattro del trattato, che obbliga gli Stati nucleari a perseguire il disarmo completo, processo del quale gli Stati non

nucleari non vedono alcun segno, anzi si sentono oltraggiati dall'armamento nucleare della NATO.

Fortunatamente il trattato a un gigantesco buco: l'articolo tre dà a ciascuno stato non nucleare il diritto inalienabile di perseguire la

produzione di via nucleare per la generazione di energia.

Il trattato aveva scadenza dopo 25 anni (1995) ma venne esteso indefinitamente, con conferenze di revisione ogni cinque anni. Da

allora, comunque, la sfida della proliferazione nucleare ha assunto una nuova dimensione, data la recente scoperta dei programmi

nucleari nord coreano e irakeno. Quest'ultimo, aderente al trattato, ha con successo evitato l’intromissione dell’AIEA, sfruttando la

rigidità dell'agenzia, che può esaminare soltanto strutture nucleari dichiarate.

Data la difficoltà di emendamenti al trattato i membri delle Nazioni Unite, nel maggio 1997, hanno adottato un protocollo

addizionale, Firmato all'unisono dalle cinque grandi potenze. La conferenza, tenutasi a New York, produsse un impegno

inequivocabile delle potenze nucleari a raggiungere l'obiettivo del disarmo completo sotto stretto ed effettivo controllo

internazionale. Queste hanno inoltre approvato il Comprehensive Test Ban Treaty, la preservazione del Trattato ABM e la tempestiva

conclusione degli accordi di salvaguardia con l’AIEA (Protocollo Aggiuntivo).

Successivamente vi fu un cambio di governo degli Stati Uniti, gli eventi dell'11 settembre e quindi una riconsiderazione della politica

americana riguardo questi argomenti. La conferenza di revisione del 2005 produsse forte disaccordo tra stati nucleari e non nucleari,

il segretario di Stato americano non partecipò e la conferenza si ridusse ad un fallimento.

India, Israele e Pakistan sono gli unici Stati che non hanno ratificato il trattato; Egitto, Algeria e Arabia Saudita hanno respinto il

protocollo addizionale; l'Iran ha ratificato nel dicembre 2003, ma si è subito ritirato.

La possibile ripresa dei test nucleari

primo poi uno o più degli stati nucleari potrebbe sentire la necessità di riavviare i test nucleari, offrendo così ai leader del terzo

mondo la possibilità di dimostrare che i paesi che possiedono le armi nucleari vogliono relegare quelli che non le hanno ad un

permanente stato di seconda classe. Le immediate questioni della proliferazione nucleare e le tendenze terroristiche degli Stati

canaglia, potevano essere risolte nei cieli di Natanz e Osirak 25 anni fa, ma la distruzione delle strutture per la produzione di

materiale fissile non è una cura.

CAMBIAMENTI DI STATO IN MEDIORIENTE E SUD ASIA

Settembre 1969: la Libia diventa radicale

per il quarto di secolo dopo la fine della seconda guerra mondiale, Idris al-Senousi è stato capo del regno unito della Libia. Il suo

governo fu onesto fino alla scoperta del petrolio nel 1955, con il quale arrivò la corruzione. Nel 1964 egli tentò di applicare per

motivi di salute e dopo una battaglia per il trono, il 1 settembre 1969 il capitano Muammar al-Gaddafi organizzò un colpo di stato,

portando con sé il risentimento verso il benessere materiale, gli stranieri e gli infedeli.

armati con poche revolver, lui e i suoi seguaci avevano due obiettivi: il quartier generale di Tripoli e la stazione radio della città. Una

volta in onda i ribelli annunciarono la fine del regno unito di Libia, l'abolizione di ogni struttura di governo esistente e la nascita della

nuova Repubblica araba libica. Una settimana dopo venne annunciato il governo di cui primo ministro era Mahamoud al-Maghreby;

Gaddafi era il capo di gabinetto, costituito dai suoi capitani e luogotenenti.

A est della città di Tripoli vi era una struttura dell'aviazione americana conosciuta come Wheelus Air Base dove risiedevano centinaia

tra militari e personale civile, si trattava di una delle basi aeree americane meglio difese del vicino oriente. Il comandante era il

colonnello Daniel Chappie James, ben cosciente del proprio che la nuova situazione non avrebbe beneficiato di interessi occidentali,

quindi avvertì Washington. Egli formulò un piano: inviare un distaccamento armato in città, irrompere nella stazione radio, arrestare

il leader e liberare le strutture del governo. Tuttavia Kissinger gli comunicò che gli specialisti degli affari esteri vedevano Gaddafi

come un riformatore e che la nuova amministrazione Nixon non aveva l'autorità necessaria per affrontarlo. 19

Il piano del colonnello non si realizzò e Gaddafi consolidò il suo potere. Il 2 dicembre 1969 il consiglio rivoluzionario arrestò il capo

dell'esercito libico e il capo della sicurezza. Un contro colpo di Stato fallì l'11 dicembre e Gaddafi si promosse colonnello. Poi, il 16

gennaio 1970 egli assunse il ruolo di primo ministro e ministro della difesa.

In cinque anni, durante la guerra dello Yom Kippur del 1973 in Israele e gli organizzò l'embargo petrolifero dell’OPEC contro Stati

Uniti e gli alleati occidentali, causando anche il primo shock petrolifero alzando i prezzi; con il ricavato finanziò un complesso militare

chimico impressionante e alla fine avviò lo sviluppo delle armi nucleari. Il primo tentativo si ebbe nel 1980, quando la Cina stava

trasferendo tecnologia militare nucleare al Pakistan e prese accordi per la costruzione del reattore nucleare e El Salam in Algeria. La

Libia voleva seguire lo stesso percorso, con rifornimenti di tecnologia dal Giappone e dal Belgio, ma il progetto si rivelò ingestibile

date le limitate infrastrutture scientifiche del paese.

Durante il decennio seguente allo shock petrolifero le attività terroristiche di Gaddafi ricevettero una risposta dall'amministrazione

Reagan. Il 15 aprile 1986 il presidente americano ordinò un attacco su Tripoli e Benghazi, a seguito di un attacco ai GI americani a

Berlino ovest. Pfaff l'unico risultato fu l'uccisione della figlia e la maggiore discrezione di Gaddafi, che decise per il suo secondo

sforzo nucleare, con radici in Pakistan.

Gaddafi divenne un importante forza per il male nella guerra fredda e nel vuoto di potere che seguì.

Giugno 1972: Khan lavora in Olanda

Khan passò quattro anni all'università di Delft, in Olanda dove si specializzò in ingegneria metallurgica. Nel 1971, gli eventi nel suo

paese lo spinsero a tornare. Nell'estate di quell'anno, i leader politici del Pakistan orientale, dichiararono l'indipendenza del

Bangladesh, scatenando una guerra civile sanguinosa, disastrosa per il Pakistan occidentale.

Zulficar Ali Bhutto salì al potere e decise di intraprendere la strada nucleare, convocando nel gennaio 1972,70 dei suoi migliori

scienziati per discutere l'opzione. Questi promisero risultati entro cinque anni.

Nel frattempo Khan si trasferì in Olanda dove ottenne lavoro come subcontractor per la Uranium Enrichment Corporation (URENCO),

gestita da industrie inglesi, olandesi e tedeschi, per la produzione della miglior tecnologia nel mondo. Nel 1962 Khan iniziò a

collezionare (rubare) le conoscenze della struttura con cura meticolosa.

Il 18 maggio 1974 la detestata India testò un ordigno nucleare nel deserto del Rajasthan: questa fu la goccia che fece traboccare il

vaso per Khan che scrisse al presidente Bhutto, per offrire il suo aiuto al programma nucleare pakistano.

L’Atomic Energy Commission aveva già avviato un piano per ottenere le armi nucleari al plutonio, ma si trovava in difficoltà, così il

presidente decise di incaricare Khan della gestione di uno sforzo parallelo per l'arricchimento dell'uranio.

Nell'estate 1975 e gli tornò ad Amsterdam, con il compito di collezionare informazioni e strumenti, mentre le autorità pachistane

iniziavano ad acquistare componenti per un programma di arricchimento dell'uranio. Nel dicembre 1975 e gli tornò nuovamente in

Pakistan e non fece mai ritorno alla URENCO. Nell'estate dell'anno successivo iniziò a lavorare alla Atomic Energy Commission

pakistana e con il supporto del presidente e del governo, Khan fu autorizzato a organizzare l’Engineering Research Laboratory nella

città di Kahuta. La struttura doveva sviluppare una capacità di arricchimento dell'uranio per il Pakistan; questa aprì i lavori il 31 luglio

1976 e Khan si mantiene in contatto con i suoi informatori in Olanda, Lidia e Arabia Saudita.

Durante gli anni seguenti, la Cina iniziò a trasferire tecnologia per la costruzione di armi nucleari al Pakistan e nei tardi anni 70,

l'intelligence americana scoprì tale attività. Comunque nel dicembre 1979, i sovietici invasero l'Afghanistan e gli americani avevano

bisogno del supporto pakistano, quindi non toccarono la questione nucleare. Per la fine del decennio Khan aveva una struttura di

centrifughe per l'arricchimento operativa e funzionante a Kahuta, mentre gli americani erano impegnati altrove.

Ottobre 1973: un’altra guerra arabo-israeliana

Il 14 maggio 1948 Ben Gurion proclamò l'indipendenza del nuovo stato d'Israele e Truman ne riconobbe il governo provvisorio come

autorità di fatto, ma i vicini arabi non si unirono alle celebrazioni. Il giorno seguente le loro armate attaccarono lo Stato. Gli israeliani

vinsero la guerra anche se questa si protrasse fino al 1949. Al tempo degli armistizi Israele si era espansa di un quarto nei territori

controllati e gran parte dei popoli arabi vennero espulsi.

Da quel momento, ogni decennio ha visto un'altra guerra arabo-israeliano o azioni di guerriglia: nel 1956 si ebbe lo sforzo congiunto

di israeliani, francesi, inglesi per il canale di Suez. La mancanza di appoggio americano in questa occasione portò il governo

israeliano, nel 1956, ad avviare il programma militare nucleare, con il supporto francese.

10 anni dopo, nel giugno 1967, quando l'Egitto si mobilitò per invadere Israele, il governo scoprì tale attività e agì preventivamente:

in quella che viene ricordata come la guerra dei sei giorni, Israele era in vantaggio grazie alle armi nucleari, che però non furono

necessarie.

Dopo questa guerra le Nazioni Unite adottarono la risoluzione 242 che chiedeva la restituzione delle terre occupate. Il 6 ottobre

1973 iniziò la guerra dello Yom Kippur, giorno in cui egiziani e siriani lanciarono un attacco inaspettato allo Stato israeliano. Il

presidente egiziano Sadat voleva richiamare l'attenzione americana per rafforzare l'applicazione della risoluzione 242. Gli israeliani

vennero presi di sorpresa e in un giorno il loro fronte crollò: la presidentessa Meir ordinò di armare i missili Gerico con il nucleare.

Le due superpotenze si interessarono immediatamente del conflitto: il 10 ottobre entrambe avevano iniziato a rifornire i loro

committenti. Alla luce del supporto americano verso Israele, numerosi Stati arabi proposero un embargo petrolifero e un aumento di

prezzo per scoraggiare ulteriori interventi americani. Nonostante ciò, il 15 ottobre i rifornimenti per Israele crebbero: velivoli F-4,

missili SideWinder, armi anticarro e molte altre vennero spedite dalle riserve americane in Germania e negli Stati Uniti. Il 18 ottobre

le sorti della battaglia erano cambiate, le forze israeliane avevano attraversato il Canale di Suez e al Nord si avvicinavano a Damasco.

A metà ottobre, i membri arabi dell’OPEC avviarono il boicottaggio del petrolio. Le superpotenze mediarono un cessate il fuoco il 22

ottobre, ma fraintendimenti successivi portarono a una continuazione delle ostilità. Questo portò al timore americano per un

intervento sovietico e quindi un innalzamento dello stato di allerta militare a livello DEFCON III. Nell'autunno e inverno che

seguirono si ebbero aumenti impressionanti dei prezzi dell'energia, una recessione dell'economia americana e un rinnovamento

delle esplorazioni interne alla ricerca di petrolio negli stati uniti. Per la prima volta gli Stati arabi produttori di petrolio si erano uniti

in una causa comune, costringendo le economie del mondo industrializzato e mettendo in moto l'indipendenza finanziaria del

radicalismo islamico. 20

Fu il massiccio rifornimento d'Israele in questa guerra che segnò gli Stati Uniti come nemico primario del mondo arabo.

Maggio 1974: primo test nucleare indiano

il 10 ottobre 1962, dopo un mese di schermaglie, i cinesi lanciarono un attacco lungo le 200 miglia al confine con l'India, per il

conflitto territoriale tra la provincia dello Xinjiang e il Tibet. L'esercito indiano non era ben equipaggiato per combattere

sull'Himalaya e tantomeno erano pronti ad affrontare le truppe esperte della People’s Liberation Army. La guerra finì un mese dopo,

il 21 novembre 1962: i cinesi vinsero, se il successo si misura con i beni immobili, ma tale perdita portò a un risentimento indiano

ancora vivo; e si generò una forte determinazione cinese a supportare i nemici dell'India. Il primo beneficiario fu il Pakistan e due

anni dopo, il 16 ottobre 1964, la Cina esplose una bomba atomica da 22 kilotoni sulla cima della torre nella provincia dello Xinjiang.

Questi eventi portarono il governo indiano ad espandere il loro programma militare nucleare. Nel 1947 Nehru era ancora in aperta

discussione con i suoi più stretti collaboratori, in tema di nucleare. All'apertura dell’Atomic Energy Commission indiana, nell'aprile

1948 egli proponeva ancora politiche di non allineamento per le nazioni emergenti dell'Asia e dell'Africa. L'astensione dal nucleare.

Tema centrale della conferenza di Bandung, tuttavia, dello stesso anno (1955) gli indiani erano già sul percorso del nucleare. Si

presero gioco della visione di Atoms for Peace di Eisenhower, negoziando la donazione di un reattore nucleare da 40 MW, CIRUS, dal

Canada e 21 t di acqua pesante dagli Stati Uniti, acquisizioni accompagnate dall'assicurazione di "intento pacifico". Nel luglio 1958

Nehru autorizzò la costruzione dell'impianto di riprocessamento Phoenix a Trombay, per la separazione del plutonio, è attiva per il

1964. Il presidente morì proprio nello stesso anno e dopo una breve periodo di governo Shastri, nel 1966, sua figlia Indira Gandhi,

prese il controllo del governo. All'inizio del 1967 la signora Gandhi venne eletta primo ministro e nel giugno dello stesso anno i cinesi

condussero il loro primo test termonucleare. Per la fine dell'anno la signora Gandhi decise segretamente di procedere con un suo

programma nucleare militare personale, senza coinvolgimento del governo. Per implementare tale decisione nel settembre 1972

diede il via libera per la fabbricazione e il collaudo di un ordigno nucleare, di cui erano a conoscenza solo lei ed il suo personale più

ristretto.

La signora Gandhi continuò a propagandare la filosofia non allineata del padre, ma quando il trattato di non proliferazione nucleare

fu aperto a ratifica, nel luglio 1968, l'India non firmò.

Il 18 maggio 1974 di India divenne uno stato nucleare dichiarato con un'esplosione sotterranea etichettata come esperimento per

usi pacifici.

Se la tecnologia delle armi nucleari indiane sembra locale, sviluppata senza un significativo supporto esterno, grazie agli studenti

laureatisi oltre mare ed al reattore canadese. Il test del 1974 fu condotto sotto il deserto del Rajasthan, con il proposito di

comunicare alla Cina e l'India era ormai una potenza nucleare, e con l'effetto inatteso dell'inizio del trasferimento tecnologico di

Khan dall'Olanda.

Settembre 1976: Mao muore e le regole cambiano

Nel dicembre del 1973, a 80 anni, Mao stava morendo. Tutti credevano che Zhou Enlai, premier cinese e antico alleato di Mao,

sarebbe stato il suo successore, ma anche gli stava morendo; quindi Mao decise di affidare la gestione dell'economia a Deng

Xiaoping, mentre altri dovevano occuparsi della successione. Nel 1976 Zhou morì, Deng fu accusato di empirismo e di conseguenza,

data la necessità di una decisione sulla successione, Mao propose Hua Goufeng come primo ministro e vice presidente del partito. Il

28 gennaio il politburo diede la sua approvazione e in aprile Mao confermò questo piano di successione per iscritto.

Il 9 settembre 1976 Mao morì e la sua vedova, con i suoi alleati, conosciuti come il gruppo di quattro, decisero di continuare le

politiche di mobilitazione rivoluzionaria di massa, le purghe e le uccisioni. I membri più pragmatici della leadership vedevano questa

fazione come un pericolo e di conseguenza Hua ne organizzò l'arresto.

Il nuovo premier Hua Goufeng favorì un ritorno civilizzato alla pianificazione centrale ispirata al modello sovietico; gli empiristi,

guidati da Deng Xiaoping, che devono invece di aprirsi al libero mercato. Nel 1978 venne adottata una nuova costituzione. Nel 1979

gli argomenti degli empiristi avevano guadagnato consensi e l'anno seguente Hua fu rimpiazzato dal riformista Zhao Ziyang. Nel 1981

la transizione era completa: Hu Yoabang sostituì Hua alla presidenza del partito, Deng potere reale controllo assumendo la

presidenza della Central Military Commission e Hua andò in pensione.

Alla fine della transizione la Cina adottò un'economia aperta con poteri e vantaggi politici ancora nelle mani dell'elites. Questo

passaggio avrebbe favorito una forte crescita economica, ma avrebbe anche dato potere uomini e decisero di far proliferare le armi

nucleari nel terzo mondo.

Febbraio 1979: Khomeini prende il potere in Iran

l'Iran entrò nel 20º secolo come una monarchia indipendente (Shah). Nel 1906 e stabilire dei fu una rivoluzione che imitò i poteri

dello Shah, stabilendo una assemblea nazionale. Nel 1925 si ebbe un'altra transizione nella quale Reza Pahlavi ottenne il potere e si

dichiarò Shah. Nel settembre 1941 Gran Bretagna e Unione Sovietica invasero l'Iran, deponendo lo Shah e installando suo figlio

ventiduenne Mohammed Reza Pahlavi, come nuovo Shah.

Alla fede la guerra si dovette prima affrontare l'uscita della Russia dal paese, poi la questione della nazionalizzazione dell'industria

petrolifera iraniana, da parte del primo ministro Mohammad Mossadeq, nel 1951. Nel 1953 alcuni ufficiali, simpatizzanti dello Shah,

lo rimossero dal potere, riaprendo i mercati stranieri per il petrolio iraniano e portando prosperità al paese; ma quel colpo di stato

portò anche il risentimento per l'intrusione inglese.

Nel 1963, lo Shah dolus un pacchetto di riforme economiche e sociali offensive per i leader religiosi del paese che le ritenevano una

occidentalizzazione dell'Iran. Lo Shah venne imprigionato e subito dopo esiliato; uno degli attivisti religiosi iraniani di quel tempo,

ayatollah Khomeini, prese il controllo del paese.

Nel 1971 il governo britannico decise di abbandonare il paese, lasciando l'amministrazione della questione a Nixon. Quest'ultimo,

insieme a Kissinger, volevano che lo Shah e lira terminassero il lavoro di pulizia del Golfo Persico. Dopo il primo choc petrolifero del

1973, gli Stati Uniti iniziarono a vendere numerosi velivoli sofisticati, missili, strumenti elettronici e altro equipaggiamento al regime

ricco di petrolio dello Shah. Ai sovietici questo non piaceva ed iniziarono ad espandere il loro supporto al partito Tudeh (comunista)

Iraniano. Nel 1971 il Tudeh fece causa comune con i radicali islamici, organizzando la prima insurrezione armata contro lo Shah è

stata. In risposta alle pressioni da Washington, lo Shah iniziò a fare concessioni: esplosero rivolte nella città santa di Qom. 21

Nel 1978 l'amministrazione Carter, probabilmente per errore, avviò un approccio a due livelli relativamente al futuro dell'Iran.

L'ambasciatore americano in Iraq era la voce del dipartimento di Stato, e vedeva il futuro dell'Iran nelle mani della Chiesa; allo stesso

tempo il consulente per la sicurezza nazionale di Carter ed il suo Pentagono volevano affidarsi al ben addestrato esercito dello Shah

per mantenere l'ordine e governare il paese se e quando lo Shah se ne sarebbe andato. Questi vedevano l'estremismo islamico come

una seria minaccia l'Occidente.

All'alba del 1979 l'ambasciatore era già in Iran, in dialogo con la Chiesa, mentre presidente Carter era ancora convinto che lo Shah si

potesse salvare o che i suoi generali gli potessero succedere. Per facilitare la transizione la casa bianca inviò il generale

dell'aeronautica Robert Dutch Huyser in Iran con l'istruzione di trasmettere la sollecitudine del presidente e le sue rassicurazioni al

leader militari. La grafica dello Shah ne rimase amareggiata; per un mese intero il generale fu "il viceré americano in Iran". Egli

ereditò una leadership militare assolutamente devota e dipendente dalla Shah, incapaci di agire per conto proprio

il 16 gennaio 1979 lasciò Teheran sul suo 707 diretto al Cairo "in vacanza". La gioia enorme, ma la pressione sembrava finita.

L'assemblea nazionale aveva confermato un governo successore, guidato da Shapur Bakhtiar, ma quel regime non avrebbe

utilizzato le sue forze militari per rompere gli scioperi, come avrebbe dovuto. Anzi, la paralisi economica proseguì e i capi militari non

sapevano cosa fare. Per una settimana dopo la partenza dello Shah, ayatollah Khomeini rimase a Parigi, rilasciando dichiarazioni, ora

tessendo le lodi delle manifestazioni, ora sparando di nuovo s'uniranno. Il 1 febbraio e gli ritornò in Iran e dichiarò illegale il governo

di Bakhtiar, annunciando la sua intenzione di rimpiazzarlo con un vero governo islamico.

Molti americani a Tehran vennero evacuati. Durante le settimane successive il confronto fra Bakhtiar e Khomeini si intensificò, fino a

raggiungere il collasso il 9 febbraio: le truppe alla base aerea Doshan Tappeh iniziarono una ribellione e il giorno seguente si ebbero

sparatorie nella città. Due giorni dopo era tutto finito e capo dell'esercito venne assassinato. Lo stato del quartier generale del

comando supremo andò sotto il fuoco e i sopravvissuti vennero arrestati e imprigionati: l'esercito passò e con lui il governo di

Bakhtiar. Lo Shah morì di cancro al Cairo nel 1980 e così un governo islamico radicale antiamericano andò al potere.

Luglio 1979: Saddam Hussein assume il controllo dell'Iraq

Saddam tornò in Iraq nel 1963 quando i Baatisti andarono finalmente al potere. E organizzò la Jihaz Haneen, che nel tempo diventò

il nucleo dell'apparato di sicurezza personale di Saddam. Con la fine del luglio 1968 un parente di Saddam divenne presidente del

paese e del Revolutionary Comman Council: il trentenne Saddam era il vero detentore del potere alle sue spalle. In un anno, per

l'autunno 1969, Saddam divenne vicepresidente del Revolutionary Command Council e del paese, con pieno controllo sugli organi di

sicurezza e di intelligence dello Stato (pugno di ferro). L'8 luglio 1973 egli uccise il proprio capo della sicurezza interna e altri 35

sospetti di cospirazione. Il potere era il suo scopo e il terrore il modo di raggiungerlo.

L'autunno del 1973 portò aumento del prezzo del petrolio portando nuove ricchezze al governo iracheno; l’estate dello stesso anno

Saddam decise di prendere pieno controllo del suo paese. Il 16 luglio costrinse il presidente a dimettersi, assumendone le cariche:

presidente della Repubblica, presidente del Revolutionary Command Council, segretario generale del partito Baath, primo ministro,

comandante in capo delle forze armate e feldmaresciallo dell'esercito iracheno. Infine fece uccidere 20 dei suoi compagni perché

possibili competitori per il potere.

Poco prima dello stesso anno, l'ayatollah Khomeini aveva preso il potere in Iran; iniziò una guerra di confine tra i due e andò avanti

per otto anni. Alla fine del 1970 anche Saddam avviò un programma nucleare militare, basato su tecnologia e strumenti francesi.

Novembre 1979: i radicali sauditi rilevano la grande moschea dell'Islam

il 20 novembre 1969 più di 100 uomini ben organizzati e armati, presero il controllo della grande moschea della Mecca, il posto più

sacro dell'Islam. L'insurrezione fu condotta da Juhayman al-Utabi, ex capitano della guardia nazionale saudita che, quello stesso

anno, si era autoproclamato Messia dell'Islam. I militanti chiesero il rovesciamento della famiglia reale saudita e il ritorno a pratiche

islamiche stringenti, come eco della rivoluzione in Iran 10 mesi prima.

Tuttavia la famiglia reale era forte e l'insurrezione placata con più di duecento morti, ma i sauditi ora sapevano che il radicalismo

islamico era in movimento, e si mossero per cooptare i radicali. Le scuole di Madrassa che insegnavano la dottrina Wahhabita, piena

di odio omicida, poterono fare propaganda e vennero finanziate dei soldi derivanti dal petrolio dell'Arabia Saudita.

Nel 2004 il governo sostituì ministro dell'educazione con Abdullah al-Obaid, un fervente Wahhabita.

SUD AFRICA

L’autunno del 1973 non fu un buon periodo per Golda Meir e John Vorster (primo ministro Sud Africa). Ondate di politiche razziali

investivano Capo di Buona Speranza: l’apartheid di Pretoria e il cambio di leadership di Lisbona stavano convergendo per creare lo

tsunami che avrebbe spinto Vorster verso il nucleare.

L’apartheid, un sistema coloniale di segregazione razziale, era stato introdotto nella legge sudafricana dal Partito Afrikaner, vincitore

nel 1948 delle elezioni e custode del potere fino all’arrivo della black rule 40 anni dopo. L’inaccettabilità di tale politica in Gran

Bretagna aveva portato il Sud Africa ad uscire dal Commonwealth britannico nel 1961. Nel 1966, il simpatizzante nazista John

Vorster divenne primo ministro del Sud Africa.

Nel 1973, la situazione del paese era diventata violenta, con disordini nella zona industriale di Durban, rivolte nei goldfields e la

nascita dell’African National Congress, come forza politica armata. Il 30 novembre 1973, l'assemblea generale delle Nazioni Unite

prese atto di tali sviluppi, indirizzando al governo del sud Africa la risoluzione 3068, che identificava l’apartheid come crimine contro

l'umanità. Durante questi stessi anni, si stava realizzando un cambio di governo nella capitale portoghese: dalla presa del potere di

Hitler, in Portogallo era stato governato da Salazar, un dittatore ragionevolmente Pacifico, che tenne il paese lontano dalla seconda

guerra mondiale. Nell'estate del 1968 venne sostituito da Caetano, il cui fine era far fronte alle guerre d'indipendenza dilaganti nelle

colonie africane, che consumavano il 40% del budget portoghese. Verso la fine del 1973, le fazioni liberali dell'esercito portoghese

pianificando un colpo di stato. Questi scatenarono la Carnation Revolution il 25 aprile 1974, avviando una transizione di due anni

verso la democrazia liberale e scatenando l'anarchia nelle colonie del Mozambico e dell'Angola, in cui insorgenti appoggiavano la

maggioranza nera del Sudafrica. 22

Nel Nord anche la Rhodesia aveva rotto il legame con la Gran Bretagna nel tentativo di perpetuare la white rule. Anche qui, nel 1973

l’insorgenza nativa, conosciuta come la Bush Wars, iniziava a farsi sentire. Per la fine del decennio per la fine del decennio la ex

colonia britannica guadagnava l'indipendenza, sotto la black rule, come Repubblica dello Zimbabwe.

Inizio del 1974: sviluppo di una comunità di interessi

in risposta al brusco risveglio del 1973, il governo sudafricano di John Vorster riorientò le sue attività nucleari dalla ricerca scientifica

a un programma nucleare militare formale. Il Sudafrica aveva acquisito il suo primo reattore per la ricerca nel 1950 (Safari-1), che

aveva raggiunto la criticità nel 1965, all'interno del programma Atoms For Peace. Negli anni successivi, il lavoro per l’arricchimento

dell'uranio per alimentare il rettore iniziò a Valindaba e all'inizio del 1970 l’Atomic Energy Corporation nazionale rifletteva sull'uso

degli esplosivi nucleari nelle miniere, lavoro iniziato alla centrale di Somchem, nei pressi di Capetown. Nel 1971, il ministro delle

miniere approvò la ricerca sugli esplosivi nucleari "pacifici", ma le risoluzioni delle Nazioni Unite e le transizioni politiche nel vicinato

del 1973 spinsero il governo di Vorster all'azione. Queste minacce lo spinsero a orientare i suoi pensieri dagli esplosivi nucleari alle

armi.

Verso la fine del 1973 gli scienziati sudafricani ricevettero istruzioni di allargare lo spettro delle ricerche a possibili armi nucleari. Le

ricerche per i materiali si espansero dall'uranio al plutonio e alla separazione degli isotopi di litio per la produzione di tritio e per

finire armi termonucleari.

Verso la fine dello stesso anno, Israele aveva identificato l'la disponibilità dell'uranio come primo problema esterno: le prime

quantità necessarie alla struttura di Dimona erano arrivate negli anni 60 dalla Francia e gli ingegneri israeliani avevano sperato di

poter utilizzare il materiale proveniente dal deserto del Negev. Ma la ricerca si dovette spostare altrove: il primo acquisto fu quello

segreto del 1968 dal mercato dell’EURATOM a Bruxelles. Durante lo stesso anno il professor Bergmann, presidente dell’AEC

israeliana, fece la sua prima visita al Sudafrica, ricco di miniere di uranio.

Dopo la guerra dello Yom Kippur del 1973 Blumberg, membro del Council for Scientific Liaison israeliano, avanzò una richiesta

specifica al governo sudafricano per 50 t di ossido di uranio, acquisto approvato dal presidente Vorster nel 1974. Inoltre Israele

aveva bisogno di un'area per i test nucleari, in particolare per la bomba a neutroni.

Nell'estate del 1974, è chiaro che i leader politici di entrambe le nazioni il loro legame con i paesi circondati da nemici etnici e

razziali, mossi da odio suicida. Entrambi avevano problemi in comune e le armi nucleari sembravano la soluzione.

Quasi tutti i governi africani dal 1973 ebbe rapporti diplomatici con Israele.

1974: intraprendere azioni

nell'estate del 1974, Golda Meir si dimise dalla presidenza israeliana, lasciando la successione a Shimon Peres e Rabin (ministro

difesa). Peres aveva mantenuto i rapporti di cooperazione nucleare con i francesi dopo Suez e nel 1974, incontrò segretamente il

presidente sudafricano, con il risultato di un accordo sulla cooperazione strategica e la reciproca difesa: il presidente israeliano

acconsentì a fornire tecnologia nucleare più avanzata rispetto a quella sudafricana; il Sudafrica forniva a Israele l'uranio lasciando

libero accesso all'area del deserto del Kalahari e dell'Atlantico del sud per i test nucleari.

Durante l'estate del 1974, le relazioni formali diplomatiche si ampliarono con il primo ambasciatore israeliano a pretoria, cui i

sudafricani risposero con l'invio di un ambasciatore a Israele, pochi mesi dopo. Durante lo stesso anno il Sudafrica avviò la

costruzione della struttura per l'arricchimento dell'uranio a Valindaba e per la fine del 1974 Vorster approvò il finanziamento per i

lavori su una pistola a uranio e per gli scavi e le infrastrutture nel sito per i test nucleari nel deserto del Kalahari.

I tardi anni ‘70

verso la metà del decennio, le questioni nucleari interessavano parte dell'Africa del sud: da una parte, la delegazione scientifica

sudafricana che visitò Israele venne accolta calorosamente dal presidente, dal ministro della difesa e dal suo gabinetto; mentre in

Sudafrica la struttura per l'arricchimento dell'uranio era pronta e l'istallazione degli strumenti iniziò. A New York, le Nazioni Unite,

tramite la risoluzione 3379, riconobbero le relazioni tra Israele e Sudafrica come una "alleanza sconsacrata tra il razzismo

sudafricano e il sionismo".

Nel marzo del 1976 Peres visitò il Sudafrica e invitò il primo ministro africano a ricambiare la visita: al centro delle loro discussioni

c'era il commercio delle armi nucleari israeliane, le tecnologie di difesa per la capitale sudafricana e le materie prime. I ministri si

accordarono per la vendita di mortai israeliani, strumentazione per la sorveglianza elettronica, sistemi di allarme antiguerriglia,

strumenti per la visione notturna, radar, navi da pattuglia, elicotteri e veicoli armati per il sud africani. Da parte loro, i sudafricani

acconsentirono a vendere maggiori quantità di ossido di uranio agli israeliani e confermarono l'utilizzo delle aree già decise per i test.

Nel frattempo in Sudafrica le ribellioni a Soweto scuotevano Johannesburg, mentre i sudafricani contrattavano con i francesi per

ottenere un reattore nucleare a Koeberg, avviavano gli scavi nell’area dei test di Vatsrap e procedevano sulla modernizzazione delle

strutture per gli scavi di uranio in tutto il paese. Durante il 1976, i sovietici chiesero la cooperazione americana per fermare questo

processo, senza però ottenere risposta.

All'inizio del 1977 la progettazione di un'arma nucleare gun-type procedeva bene, grazie anche ai 30 g di tritio provenienti da Israele,

in cambio di 50 t di yellowcake. Nel frattempo la preparazione per i test proseguiva nel deserto del Kalahari, ma la struttura per

l'arricchimento dell'uranio a Valindaba non avrebbe prodotto uranio arricchito fino al 1978. Per quel tempo il Sudafrica pianificava

di testare un proprio ordigno nucleare. L'India aveva condotto il suo test nucleare pacifico nel 1974 senza particolari conseguenze

politiche: i sudafricani si aspettavano una simile risposta globale alla loro test programmato per il 1978. Sfortunatamente un satellite

sovietico notò le preparazioni per il test e successivamente un satellite americano confermò quanto rilevato. In Inghilterra, Francia, e

Germania dell'ovest si unirono alle forti proteste americane e sovietiche contro il governo sudafricano, il quale fu spinto, nell'agosto

del 1977 ad annullare il test. Il 4 novembre dello stesso anno il consiglio di sicurezza delle Nazioni Unite impose un embargo totale

per le armi al Sudafrica. In risposta l'amministrazione del programma nucleare sudafricano subì delle modifiche: le ricerche per le

esplosioni nucleari, i test fisici e la tecnologia avanzata continuarono a Valindaba, ma la produzione ingegneristica fu affidata alla

nuova South African Armaments Corporation (ARMSCOR).

Quando il clamore del 1977 si placò, la YPlant di Valindaba iniziò la sua attività. Nel gennaio del 1978 produsse il suo primo uranio

arricchito e per la fine dell'anno ne aveva prodotto una quantità significativa, arricchita all'80%: abbastanza per un'arma gun-type di

23

prima generazione. Per la fine del 1968 la struttura stava producendo abbastanza uranio arricchito per assemblare una bomba

all'anno.

In quello stesso anno il presidente si dimise lasciando il posto al suo ministro della difesa Botha e come parte della transizione il

governo cristallizzò la sua opinione a proposito della strategia nucleare: i test nucleari sotterranei avrebbero inviato un chiaro

messaggio a vicini e amici. ciò sarebbe servito come deterrente per i nuovi Stati indipendenti ai confini del Sudafrica ed avrebbe

costretto gli americani a considerare il Sudafrica negli accordi di sicurezza.

Il nuovo governo non accettava il simbolismo ma voleva armi nucleari utilizzabili: un prodotto dell'alleanza tra Israele e Sudafrica si

mostrò nel sud dell'Atlantico nell'estate del 1979.

L'estate del 1979

gli eventi del settembre del 1979 restano controversi ma è chiaro che due anni dopo gli eventi del 1977 del deserto del Kalahari,

Israele e Sudafrica erano pronti a trovare un approccio differente. Nonostante fosse stato programmato un evento nucleare per il

1978, come dimostrazione politica, un test della bomba A (gun-type) sudafricana non era necessario; invece per il 1979 Israele

voleva testare un'arma a radiazioni intense (bomba a neutroni) nel sud-est di Capetown. L'operazione avrebbe atteso un gigantesco

tifone sud-Atlantico, per spazzare via ogni prova di radioattività nel mare. L'unico problema erano i satelliti Vela americani. Durante

l'estate del 1979 l'addetto militare sudafricano a Washington fece la sua prima inchiesta sui dati effemeridi (giornalieri) di Vela. Con

queste informazioni, coloro che pianificava le test essere una finestra di tempo nella quale il satellite sarebbe stato da qualche parte

tra le isole Prince Edward e Marion, in particolare nella notte del 22 settembre 1979. Tuttavia entrambi i sensori ottici del satellite,

che si trovava tra le due isole, identificarono lo sparo del 22 settembre, così come tre sensori acustici della marina sull'isola di

Ascension. Il telescopio più grande del mondo, situato a Portorico rilevò un'anomalia. I laboratori delle armi nucleari americane, gli

ufficiali della DIA, e molti altri membri che la comunità scientifica americana concordarono sul fatto che ci fosse stato un test

nucleare di piccola scala nel sud dell’atlantico il 22 settembre 1979.

tuttavia nel 1979 c'erano altre questioni politiche nell'aria: gli accordi di Camp David erano freschi nelle menti di ciascuno e i test

nucleari israeliani non erano accettabili. Inoltre l'opinione pubblica premeva per una punizione al Sudafrica, per rafforzare le

credenziali anti-apartheid del presidente Carter. Per affrontare la questione, nell'ottobre 1979 venne creato un gruppo di scienziati

altamente competenti per indagare gli eventi del 22 settembre. Il comitato era diretto dal professor Jack Ruina del MIT e dopo 10

mesi, nell'estate del 1980, il Ruina Panel produsse il suo rapporto: probabilmente il segnale registrato da satellite Vela non proveniva

da una esplosione nucleare, ma più probabilmente da un evento zoo (impatto di un piccolo meteorite sul satellite). Era periodo di

elezioni negli Stati Uniti, e l'argomento sparì rapidamente.

In ogni caso, la bomba a neutroni israeliana era in piena produzione per il 1984, 5 anni dopo l'evento del 1979.

Gli anni 80

dopo l'evento del 1979, i sudafricani proseguirono per conto loro, di non fornire ossido di uranio agli israeliani in cambio di armi

antiguerriglia. Dal punto di vista dell'atomica, questi si concentrarono su una replica di Little Boy a bassa tecnologia. Per il 1981

avevano completato la costruzione di una struttura per la costruzione di armi nucleari nell'area per i test dei veicoli Girotek a ovest

di pretoria, conosciuta come Circle Facility. Nell'aprile del 1982 il primo prototipo della bomba A U-235 sudafricana, nome in codice

Melba, fu consegnato al deposito della Circle. Non si trattava propriamente di un'arma e non era neanche particolarmente sicura; di

conseguenza gli ingegneri al Circle si concentrarono sull'aspetto della sicurezza e della resa. La produzione della bomba A ebbe inizio

che continuò fino alla fine degli anni 80. Con un peso di circa 7 t, il suo design era simile a quello del primo ordigno cinese (596)

esploso vent'anni prima.

Nel 1985 la presenza cubana in Angola era cresciuta in proporzioni allarmanti; così il governo sudafricano decise di inviare le proprie

truppe attraverso la Namibia in Angola, nel tentativo di scongiurare tale minaccia. L'invasione fu un successo tattico, ma i sovietici

risposero alzando la posta: nel 1987 c'erano 500 cubani di settecento tedeschi dell'est con supporto sovietico all'interno del paese. Il

governo di Botha sentì la necessità di inviare un messaggio nucleare immediato ai sovietici e agli americani. Il presidente del

Sudafrica avvertì l’ARMSCOR di preparare il sito per i test nel Kalahari per un test nucleare di breve preavviso. Iniziò

immediatamente un lavoro visibile che tramite satellite appariva come se un ordigno nucleare fosse pronto a esplodere. Le inchieste

nel decennio successivo confermarono l'obiettivo di Luanda, nel caso di fallimento delle trattative di pace: il Sudafrica era pronto a

utilizzare nucleare se i sovietici avessero continuato a inviare rinforzi in Angola. Un accordo per fermare le ostilità in Namibia venne

firmato nel dicembre del 1988, nelle fasi finali del collasso sovietico.

Per il 1989 il programma nucleare sudafricano aveva prodotto quasi 900 chili di uranio arricchito e l’IRBM Jericho-2 sudafricano

aveva lavorato con successo, ma c'era aria di cambiamento. Il Sudafrica aveva sei armi nucleari U-235 gun-type nel deposito al

Circle, che però non erano sufficienti per mantenere l’apartheid. Il 14 settembre 1989 venne eletto F.W. de Klerk, mentre i cubani

lasciavano l’Angola e si avvicinava la caduta del muro di Berlino. Una volta in carica, il nuovo presidente annunciò il suo intento di

porre fine all’apartheid e chiudere il programma militare nucleare sudafricano. Nel novembre del 1989 vennero dati ordini per

chiudere il complesso nucleare militare del Sudafrica.

Nelson Mandela viene rilasciato nel febbraio 1990 e a luglio iniziò lo smantellamento delle armi nucleari, con l'adesione del paese al

trattato di non proliferazione. Nel settembre 1991 le sei armi nucleari sudafricane erano state disassemblate e le componenti

disperse, con materiale nucleari dirette reciproca delle industrie sudafricane di energia nucleare e mediche.

Questa parte semplice, ma il ritiro delle centinaia di tecnici nucleari sudafricani non fu semplice. Alcuni di loro sarebbero milioni di

dollari di indennizzo, minacciando di prendere informazioni. Questi vennero dissuasi, ma altri vennero reclutati dagli agenti di Khan.

La specializzazione dei sudafricani divenne la fabbricazione di impianti idraulici intricati e di stazioni di alimentazione di esafluoruro

di uranio, ordinati per il sistema di centrifughe di Khan. Un gruppo di mercenari disoccupati si stava formando all'interno del paese.

Il primo gruppo di ispettori dell’AIEA arrivò in Sudafrica nel giugno del 1993.

Il 10 maggio 1994 Nelson Mandela e il suo African National Congress assunsero il governo di uno stato libero da nucleare. 24

Un decennio dopo le rivelazioni dei libici identificarono almeno due aziende sudafricane come cattivi, nell'intento di armare la Libia

con il nucleare: la Krisch Engineering Company e la Trade Fin, erano le prime fornitrici di stazioni per l'alimentazione delle

centrifughe del programma nucleare di Gaddafi.

L’UNIONE SOVIETICA

l'Unione Sovietica che emerse dalla seconda guerra mondiale era uno stato che moriva di fame, fermamente convinto della validità

dell'Occidente.

L’era di Stalin terminò con un'ultima cena, con Malenkov, Bulganin, Khrushchev e Beria.. Il bicchiere di Stalin fu riempito con elevate

dosi di warfarin, che lo portarono a morte per emorragia interna. Il 2 marzo i quattro sopravvissuti si incontrarono per decidere la

divisione dell'autorità del dittatore.

Il più ambizioso contendente era Lavrenti Beria, ritenuto da molti storici non fermamente comunista; era un manager competente,

un autocrate ambizioso e un uomo cattivo. Alcuni credono che egli avrebbe utilizzato il Partito Comunista sovietico per gestire

un'oligarchia concentrata sulla forza militare e commerciale, seguendo la perestrojka decenni prima di Gorbaciov. Egli avrebbe

potuto rottamare la collettivizzazione e affamata popolo sovietico, avviando una vera crescita economica. Ma, con la sola armata

Rossa ancora fuori dal controllo di Beria, Khrushchev, Malenkov e Bulganin utilizzarono tale strumento per arrestarlo, incarcerato e

condannarlo a morte prima della fine del 1953.

Malenkov era il prossimo sulla linea di successione, deputato capo del governo sovietico e dato che Stalin l'aveva designato come

erede gli venne dato il titolo di premier. Egli si era laureato alla scuola d'ingegneria di Mosca e alla fine della seconda guerra

mondiale dell'incaricato di trasferire gli scienziati e i missili tedeschi all'Unione Sovietica. dopo il test termonucleare americano nel

Pacifico, Malenkov incontrò i suoi esperti nucleari per imparare le implicazioni delle nuove armi per la scienza e la civilizzazione. Egli

divenne il primo leader sovietico a comprendere che una guerra nel nuovo mondo, combattuta con armi nucleari, avrebbe posto

fine senza dubbio la civilizzazione; motivo per cui egli voleva negoziare un rilassamento delle tensioni con Stati Uniti e Gran

Bretagna. Ma egli era un inetto, dimesso dal suo ruolo nel 1955, provò organizzare un colpo di stato due anni dopo il quale fallì.

Bulganin fu il più durevole dei quattro accoliti. Egli era pianificatore militare, ministro della difesa di Stalin e utilizzò tale potere per

arrestare e confinare Beria. Bulganin sostituì Malenkov alla presidenza nel 1955; tuttavia egli era solo un apparatchik.

Fu Khrushchev l'ultimo a rimanere in piedi alla fine del 1950. Egli era stato viceré per Stalin in Ucraina per essere poi riassegnato a

Stalingrado, dove servì come ufficiale politico durante la famosa battaglia. Alla fine del 1940 egli era meglio conosciuto come il

macellaio dell'Ucraina. Tra i suoi luogotenenti, sul fronte ucraino c'era Breznev, insieme al quale formarono il nucleo di quella che

divenne famosa come "La generazione Breznev": burocrati del partito che riflettevano le lezioni imparate durante la grande guerra

patriottica (disciplina di ferro e massiccia produzione industriale, senza curarsi dei costi). Dopo la morte di Stalin, Khrushchev

assunse il titolo di segretario generale del Partito Comunista; il suo assistente, Breznev, viene sorvegliato politico delle forze armate.

In tre anni Khrushchev aveva preso in pieno controllo dell'Unione Sovietica.

Egli sperava di competere con l'Occidente nel campo tecnologico e industriale, non sul campo di battaglia. Tuttavia le sue mosse

divennero irregolari, la sua mancanza di giudizio innervosiva il politburo, la sua condotta eccentrica metteva in pericolo la

nomenklatura e i suoi modi parsimoniosi resero i generali scontenti. Il 14 ottobre 1964 egli fu rimosso dal potere con un colpo di

stato organizzato da Mikoyan, che divenne capo di Stato. Kosygin divenne primo ministro e Breznev, primo segretario del partito.

Quest'ultimo era stato portato a Mosca nel 1956 per sorvegliare ed espandere la difesa e le industrie. La produzione, il potere e i

vantaggi derivanti divennero i suoi marchi: il controllo e l'analisi dei costi rimasero inascoltati. Così quando Breznev prese il potere

nel 1964, l'armata Rossa e gli uffici di progettazione erano entusiasti, avendo ottenuto l'accesso completo alle casse dello Stato.

Breznev autorizzò ingenti spese militari per il dispiegamento massiccio di sottomarini, velivoli, carri armati e truppe, reso possibile da

un'incontrollata proliferazione di industrie per la produzione di missili e materiale nucleare. Nel 1960 l'Unione Sovietica aveva

raggiunto la parità nucleare con gli Stati Uniti e negli anni 80 la macchina nucleare sovietica correva freneticamente.

I missili Behemoth che non riuscivano a sparare dritti

Il successore di Khrushchev abbandonò i suoi sogni di esplorazione spaziale: i supporters militari di Breznev preferirono una

costruzione massiccia delle forze strategiche missilistiche sovietiche.

Nel 1960, all’apice degli anni di Khrushchev, al tempo del missile gap presunto dagli USA, L’Unione Sovietica aveva solo 3 razzi

intercontinentali SS-6 in allerta operativa. Un decennio dopo, quando le priorità di Breznev presero piede, vennero dispiegati un

centinaio di ICBM sovietici, molto più efficienti. Per 1980 centinaia di testate nucleari vennero posizionate sopra oltre 300 monster

rockets SS-9 e SS-18, ciascuno capace di trasportare un carico di oltre 7 t all'altra estremità della terra. Tuttavia tale forza non ebbe

mai la capacità di distruggere i Minuteman americani in un primo colpo Counterforce. Se i sovietici avessero voluto attaccare le basi

americane con successo, avrebbero avuto bisogno di apportare migliorie all'orientamento dei missili.

Ballistic missile defense

Khrushchev era il padrino di Sputnik e all'apice della sua autorità autorizzò un programma missilistico antibalistico. La ricompensa

arrivò il 4 marzo 1961 quando i raggi sovietici V-1000, sparati dal sito per i test di Sary Shagan, intercettarono un missile R-12 (SS-4)

in arrivo ad un'altitudine di 800 piedi sopra il deserto del Kazakistan. Sulla base di tale successo Khrushchev autorizzò

immediatamente la ripresa dei test nucleari sovietici. Uno dei principali obiettivi era la detonazione d'armi nucleari ad elevate

altitudini per esaminare la vulnerabilità delle testate in arrivo al sistema antibalistico sovietico. I risultati vennero incorporati del

design di un intercettatore conosciuto in Occidente come Galosh. Nei tardi anni 60, Breznev autorizzò il dispiegamento massiccio del

sistema ABM intorno a Mosca.

Gli Stati Uniti fecero i conti con le difese Galosh introducendo numerosi veicoli di rientro, esche e se necessario, un attacco di

travolgente ai sistemi di lancio e ai radar dell’ABM. Per la metà degli anni 70, centinaia di testate nucleari americane avevano come

obiettivo Mosca, come parte del piano d'attacco contingente americano.

I sovietici versarono ulteriori risorse in un miglioramento del sistema ABM nei tardi anni 70: un missile Galosh migliorato; un

secondo missile difensivo aggiuntivo conosciuto come Gazelle; e migliori radar ABM. Alla fine dell’era di Breznev, i sovietici avevano

passato oltre un decennio, spendendo un'ampia porzione del loro prodotto interno lordo, su un'imponente sistema ABM che 25

avrebbe ricoperto Mosca con centinaia di detonazioni di bombe-H e che era inefficiente. Fu allora che gli Stati Uniti annunciarono i

loro piani per un sistema di difesa spaziale contro gli attacchi missilistici.

Lo spettro delle armi biologiche

Sin dalla prima guerra mondiale lo spettro di una guerra chimica o biologica aleggiava sul mondo civilizzato. Una convenzione di

Ginevra del 1925 le dichiarò fuorilegge, ma molte nazioni, inclusi gli stati uniti, non ratificarono il trattato. Tuttavia, un'ondata

d'opinione pubblica occidentale spinse l'amministrazione Nixon, nel 1972, ad acconsentire a bandire lo sviluppo, la produzione e

l'accumulo di armi batteriologiche. A tale fine venne firmata a Washington, Londra e Mosca un accordo fra le superpotenze

nell'aprile 1972, ratificato due anni dopo dal Senato americano.

Tuttavia i sovietici non avevano alcuna intenzione di aderire a tale patto permanentemente. Nel 1973, immediatamente dopo

l'effettiva data dell'accordo, venne riconosciuta la responsabilità ad un'organizzazione sovietica conosciuta come Biopreparat, dello

sviluppo di molti agenti virulenti per la guerra batteriologica. I patogeni includevano tracce di antrace, di difterite e vaiolo, con

risposte eccentriche agli antidoti convenzionali. Le armi che ne risultavano erano finalizzate a uccidere non soltanto le persone, ma

anche raccolti e bestiame.

Nel 1979 delle scuole di antrace uscirono dal laboratorio di Sverdlovsk (Compound 19), causando la morte di centinaia di civili.

Yeltsin ordinò un inefficacie pulizia, mentre la gerarchia sovietica classificò l'intero episodio come top secret.

La portata e la virulenza delle attività della Biopreparat vennero rivelate all'Occidente solo nel 1989. Vladimir Paschenick aveva

gestito una struttura di ricerca sulle epidemie, conosciuta come la Ultrapure Institute in Leningrad, I cui documenti resero chiara

l'estensione e la durata del lavoro sovietico sulle armi batteriologiche. Anche il suo gruppo di lavoro stava sviluppando i mezzi per

consegnare questi patogeni, tramite missili a lungo raggio, in territorio americano e britannico. Nel 1989 le rivelazioni evidenziarono

la Unione Sovietica stava pianificando di attaccare qualsiasi essere umano, animale e risorsa alimentare dei paesi occidentali.

Pochi mesi dopo il segretario di Stato americano James Baker chiese conferma al ministro degli esteri sovietico a proposito di tale

lavoro; nell'agosto del 1990 la risposta fu di negazione, una totale bugia e Baker non sapeva, tuttavia il presidente e lo staff della

sicurezza nazionale decisero di far cadere il problema.

L'amministrazione di Bush Sr. Decise di accordarsi per iscrizioni reciproche che si svolsero nel 1991. I sovietici cercarono di

nascondere le prove, ma senza successo. Arrivò poi il tentato colpo di Stato dell'agosto 1991, il collasso dell'Unione Sovietica e la sua

fine. Anche l'amministrazione americana cambiò e il programma di guerra biologica sovietico venne dimenticato.

Nel 1992 un altro scienziato sovietico confermò le rivelazioni di Paschenick e quando gli viene chiesto perché i sovietici avessero

intrapreso tale mostruoso programma, egli rispose che il motivo era che gli americani lo stavano facendo a loro volta.

Materiali nucleari

le armi nucleari sovietiche vennero concepite negli anni 30 e divennero utilizzabili negli anni 40, ma fu solo durante gli anni di

Khrushchev che gli apprendisti stregoni iniziarono a scatenarsi. Negli anni 50 si avviò una seria produzione di uranio arricchito e

plutonio, portando con sé ovvie conseguenze ambientali punto. Un decennio dopo, con Breznev, l'appetito sovietico per le armi

nucleari divenne insaziabile. La domanda di materiale fissile portò alla continua costruzione di infrastrutture di supporto e come

risultato nacquero due infrastrutture: la prima generazione di laboratori, reattori e impianti di separazione venne costruita della

Russia europea, accessibile da Mosca; poi, contro un attacco preventivo occidentale, venne costruita una seconda rete a est degli

Urali, all'interno delle montagne e sotto terra. Alla fine degli anni di Breznev l'Unione Sovietica arricchiva uranio, producevano

plutonio, costruiva reattori e assemblava armi in un vasto arcipelago nucleare, sparso nell'intera federazione Russa, che stava

andando fuori controllo.

Dal 1946 ad oggi, l'Unione Sovietica ha prodotto circa 162 t metriche di plutonio per le armi, proveniente da reattori nucleari a

Chelyabinsk-40 (Mayak), Krasnoyarsk-26 e Tomsk-7, ancora funzionanti, il cui spegnimento lascerebbe intere città prive di energia,

essendo la fonte primaria di energia e di riscaldamento per le città che le ospitano.

Durante gli anni della guerra fredda i sovietici produssero inoltre di 1200 t metriche di uranio altamente arricchito, di cui la maggior

parte destinato alla flotta sottomarina sovietica e la cui produzione è interrotta solo nel 1988.

Durante gli anni di Breznev la potenza militare sovietica raggiunse la parità con l'Occidente per poi affidare la custodia di tali armi al

12º Main Directorate del ministero della difesa, uno del gruppo competente di persone. La stessa cosa non può essere detta per

l'oceano di materiale fissile sparso per l’ex Unione Sovietica, dato che il ministero sovietico per l'energia atomica MINATOM era

gestito da un gruppo di cowboy, che trattavano il plutonio e l'uranio arricchito provenienti dalle strutture sovietiche come fosse

carbone.

I governi successivi alla guerra fredda di Yeltsin e Putin hanno lavorato, con il supporto americano, per mettere in sicurezza questi

materiali. Il dipartimento dell'energia americano ha fondato un programma per la protezione, controllo e contabilità insieme all'ex

Unione Sovietica per raggiungere il risultato.

La US Enrichment Corporation ha acquistato l'uranio russo abbassandone il grado di arricchimento.

La guerra fredda è finita, ma rimangono dei misteri

negli anni 80 finì l'epoca di Breznev, lasciando però la sua impronta: 45.000 armi nucleari assemblate, centinaia di tonnellate di

materiale fissile e complessi militari industriali che consumavano la metà del prodotto interno del paese. Con la fine della guerra

fredda lo stato sovietico continuò a fare affidamento sull'Occidente per il cibo, a produrre materiale nucleare e disastri ambientali, e

continuò a condurre i suoi programmi militari in segreto, ma a quale fine?

Prima di tutto è da considerare la questione dell'accuratezza dei missili: entrambe le superpotenze volevano una precisione con un

margine di poche centinaia di piedi dall'obiettivo; i peacekeeper americani ne erano in grado, mentre i Behemoth sovietici no. Una

soluzione poteva essere di guidare e manovrare internamente ciascun veicolo di rientro una volta vicino all'obiettivo. Una soluzione

del genere non era politicamente accettabile per il congresso, ma i sovietici ne avevano bisogno.

Secondo, bisogna considerare la prova degli sforzi russi per lo sviluppo di maggiori armi a radiazioni: il leader della federazione russa

temevano di dover combattere sul proprio suolo (Cina a est, Stati islamici a sud, Occidente). Dato il collasso dell'armata Rossa, 26

mostra considera le forze nucleari come l'unica strada per prevenire attacchi convenzionali, ma sembra anche vogliano eliminare la

distinzione tra guerra convenzionale e nucleare.

Terzo, bisogna considerare il dilemma della difesa dei missili balistici sovietica e russa: la costruzione del sistema ABM intorno a

Mosca contribuì alla bancarotta dello Stato, l'uso avrebbe ricoperto Mosca di radiazioni e ricadute, e non è nemmeno certo che

avrebbero funzionato. Inoltre gli Stati Uniti avevano annunciato il loro piano di difesa spaziale. Cosa bisognava fare? La risposta può

essere rintracciata del trattato INF (eliminazione delle forze nucleari a medio raggio) del 1987: a quel tempo Gorbaciov e Reagan

acconsentirono a disfarsi di tutti i missili a raggio intermedio. La distruzione iniziò nel 1988.

Infine, bisogna considerare le conseguenze delle scoperte sulla Biopreparat.

LE EX REPUBLICHE SOVIETICHE NUCLEARI

nel maggio 1982, il governo americano adottò formalmente un piano per porre fine e vincere la guerra fredda: convincere la

leadership dell'Unione Sovietica a volgere l'attenzione in avanti. Gorbaciov informò il Partito Comunista dell'Unione Sovietica della

sua intenzione di fare esattamente questo: libere elezioni aperte e a ballottaggio segreto. Vennero adottate nuove leggi elettorali il 1

dicembre 1988 e tre mesi dopo le repubbliche dell'impero eleggevano corpi legislativi legittimi per la prima volta in settant'anni. Per

l'estate del 1990 le repubbliche sovietiche dichiaravano la sovranità e in un anno in tutti gli Stati baltici si vedevano referendum per

l'indipendenza. Nel dicembre 1991, molti avevano letto e installato presidenti legittimi. Il 7 dicembre i leader di Russia, Bielorussia e

Ucraina si incontrarono in una località nota come Bison Forest per abolire le ultime tracce della storia marxista. Tuttavia molti

problemi importanti, come il possesso delle armi nucleari rimanenti, vennero trascurati. La gestione nominale delle forze armate

della confederazione doveva essere affidata al comandante di un Commonwealth concettuale, Marshal Shaposhnikov, che aveva

però poca autorità. I governi di Ucraina e Bielorussia ratificarono immediatamente l'accordo di Brest (10 dicembre) seguiti dal

congresso della Russia (11 dicembre). Dopo l'annuncio della nascita della confederazione, quasi tutte le altre repubbliche sovietiche

espressero il desiderio di farne parte. Il 22 dicembre 1991 i leader di 11 repubbliche si incontrarono a Alma Ata, l'allora capitale del

Kazakistan, per firmare la nuova dichiarazione del Commonwealth. Il 25 dicembre Gorbaciov si dimise, consegnando le chiavi di

alcune armi nucleari, dovunque esse fossero, al nuovo presidente della Russia di Boris Eltsin.

I detriti nucleari

dopo la dissoluzione dell'Unione Sovietica, 27.000 armi nucleari rimasero disperse nelle ex repubbliche sovietiche, rimanendo

ancora una minaccia importante alla sicurezza occidentale. Circa 11.000 di queste erano armi strategiche termonucleari, in cima agli

ICBM e ai missili sottomarini o caricate su bombardieri a lungo raggio. Molte di queste erano attaccate ai loro lanciatori.

Per un po', dopo la caduta dell'Unione Sovietica, gli ucraini chiesero il controllo amministrativo delle armi nucleari sul loro suolo, ma

nessuna delle ex repubbliche sovietiche ha mai ottenuto realmente il rilascio dell'autorità unilaterale sulle armi nucleari (autorità

che è rimasta a Mosca).

Le altre 16.000 armi nucleari dell'arsenale sovietico erano meno problematiche per gli Stati uniti, tuttavia molto più inquietanti

essendo armi nucleari tattiche portatili che potevano essere rubate e molte delle quali mancavano di qualsiasi sistema di bloccaggio

o sicurezza. Durante la guerra fredda molte di queste si trovavano al di fuori della Russia, situazione che cambiò nel 1991 con

l'elezione di Boris Eltsin a giugno. Nel luglio di quell'anno Stati Uniti e Unione Sovietica finalmente firmarono il trattato START I; in

agosto un tentato colpo di Stato fallì e a settembre Bush colse il momento per offrire una rimozione unilaterale delle armi nucleari

tattiche americane dalle basi oltre oceano e dalle navi americane, nella speranza che il presidente Gorbaciov avrebbe seguito

l'esempio. Così fu e per la fine del 1991 sovietici e americani avevano ritirato la maggior parte delle loro armi nucleari tattiche dalle

precedenti basi operative. Le armi nucleari sovietiche nell'Europa dell'est tornarono a casa, anche se alcune armi nucleari tattiche

rimasero in Ucraina, Bielorussia, Georgia, Kazakistan e nelle repubbliche centrali dell'Asia..

Fu così che gran parte dell'inventario delle armi nucleari sovietiche venne ricollocato all'interno del territorio russo per la fine del

1991, lasciandone però alcune centinaia sparse da qualche parte: ce n’erano 5000 solo in Ucraina, che con l'indipendenza divenne la

terza potenza nucleare al mondo.

Il problema del Kazakistan non era lo stesso livello, ma piuttosto differente, dato che sul territorio del nuovo Stato rimasero circa

2000 armi nucleari e centinaia di armi tattiche nascoste all'interno di bunker e tunnel in tutto il paese.

Il problema dello stoccaggio delle armi nucleari

la fine dell'impero sovietico arrivò rapidamente senza neanche lasciare il tempo al governo russo di far rientrare le sue armi nucleari

nei propri siti di stoccaggio. Tutte le armi nucleari tattiche in Georgia e nelle repubbliche centrali dell'Asia vennero restituiti alla

Russia in pochi mesi, ma in Ucraina, Bielorussia e Kazakistan lo status strategico nucleare divenne una questione principale: il

problema era che prendersi cura di tali armi nucleari non sarebbe stato semplice. Oltre al problema della gestione del materiale

contenuto al loro interno, le armi nucleari stoccate devono avere le batterie completamente cariche per mantenere attivo il sistema

di sicurezza e permettere il funzionamento corretto dei circuiti: cavi e detonatori devono essere regolarmente controllati e sostituiti.

Con tutte queste complicazioni si temeva ancora nel 1992 che questi tre paesi avrebbero voluto conservare le armi nucleari come

patrimonio nazionale.

Gli accordi di transizione del 1992

all'inizio del 1992 questa custodia multilaterale delle armi nucleari era ai primi posti nelle agende di Bush e Boris Eltsin.

Dell'organizzazione del Commonwealth degli Stati indipendenti, tutti avevano concordato che le armi nucleari tattiche trasportabili

avrebbero dovuto essere riconsegnate alla Russia il prima possibile e ciò avvenne il 7 maggio 1992, ma non senza difficoltà. Gli Stati

che contribuirono volevano l'assicurazione che i russi distruggessero tali armi. Le consegne si fermarono durante marzo e aprile

mentre quattro Stati più grandi stavano sviluppando un protocollo di monitoraggio dello smantellamento. All'inizio di maggio,

comunque, tutte le armi nucleari tattiche erano stati riportati in Russia; erano le armi nucleari strategiche che rimasero al di fuori del

paese sotto controllo marginale.

Nel maggio 1992 le cinque nazioni (Russia, Ucraina, Kazakistan, Bielorussia e Stati Uniti) coinvolte nella proliferazione di queste armi

nucleari strategiche si incontrarono a Lisbona per gestire il problema: dovevano eseguire un protocollo all'accordo START I , che

avrebbe riconosciuto la Russia come successore dei diritti e delle obbligazioni nucleari dell'Unione Sovietica. Tutti gli Stati nuovi si 27

unirono all'accordo START e al trattato di non proliferazione; inoltre Ucraina, Kazakistan e Bielorussia acconsentirono

all'eliminazione di tutte le armi nucleari strategiche sul loro territorio all'interno del seven-year START horizon. I presidenti Bush Sr. e

Eltsin si incontrarono a Washington il 19 giugno 1992 per riconfermare gli accordi SALT e raggiungerne altri. Il Parlamento del

Kazakistan ratificò START I il 2 luglio; il Senato americano il 1 ottobre; la duma russa il 4 novembre.

1993: l'intrusione del mondo reale

il Parlamento bielorusso ratificò i trattati START I e il NPT il 4 febbraio 1993, ma a quel tempo nuvole di incertezza iniziavano ad

oscurare l'orizzonte nucleare. Bill Clinton era nuovo a Washington e non era concentrato sulla disintegrazione dell'impero sovietico.

Il diamante grezzo era William Perry, l'uomo che avrebbe in ultima analisi, portato alla de-proliferazione delle armi nucleari nella

storia del mondo post bellico. Egli sarebbe stato aiutato e allettato del suo lavoro dal presidente del Joint Chiefs of Staff, il generale

Colin Powell.

Con la nuova amministrazione a Washington, i politici del Parlamento ucraino iniziarono a sollevare obiezioni alla ratificazione di

START I: alcuni volevano dei risarcimenti mentre altri volevano semplicemente mantenere la capacità nucleare ucraina. Non si

fidavano dei russi né dell'Occidente.

Altrove, alcuni rappresentanti della confederazione cercavano di definire il significato di controllo nucleare multinazionale, ma le

discussioni non trovarono mai un punto di convergenza.

Nel settembre 1993 dopo sei mesi di dibattito, russi e ucraini, con l'aiuto statunitense, concordarono su una formula per la

partecipazione dell'Ucraina dei profitti sulle vendite dell'uranio e delle armi restituite alla Russia. Tale accordo venne ripudiato poche

settimane dopo a seguito di un voto all'interno del Parlamento ucraino. Nominalmente la questione era il possesso dei 46 missili SS-

24 e le loro 500 testate nucleari, ma in realtà i problemi dell'Ucraina erano altri: la grave carenza di cibo, energia, e le strutture

militari sovietiche nel territorio ucraino, quindi la presenza di truppe sovietiche. Tutte queste considerazioni ebbero un ruolo

importante nelle negoziazioni slave supervisionate dal segretario deputato Perry, nell'autunno del 1993.

Dopo un intervallo disorientante, il presidente nominò quest'ultimo con il suo nuovo segretario della difesa: la sfida era creare un

nuovo accordo definitivo sulla de-proliferazione che avrebbe retto e sarebbe stato conservato finché tutte le armi nucleari non

fossero uscite dall'Ucraina, cosa che avvenne all'inizio del gennaio 1994.

Ucraina: 1994-1996

il 14 gennaio 1994 i presidenti Kravchuk dell'Ucraina, Eltsin della Russia, e Clinton degli Stati Uniti si incontrarono a Mosca per

firmare il risultante accordo trilaterale: gli Stati Uniti avrebbero fornito aiuto per supportare la costruzione e spedizione di barre di

carburante per reattore in Ucraina e il ritorno delle armi nucleari in Russia; la federazione russa acconsentì a inviare 100 t di uranio

per alimentare le centrali a energia nucleare in Ucraina; Quest'ultima acconsentì a restituire tutte le armi nucleari strategiche alla

Russia e avviare lo smantellamento dei missili strategici e delle strutture per il lancio collocate sul suolo ucraino. L'accordo trilaterale

venne approvato dalla Rada Ucraina tre settimane dopo, il 4 febbraio 1994, anche se l'Ucraina ritardò l'accesso al trattato di non

proliferazione fino alle elezioni nazionali del 1994. Perry invitò il capo di stato maggiore, il generale Anatoliy Lopata, a visitare

Omaha, sede del comando strategico americano, per un "orientation tour”. Perry voleva che Lopata comprendesse che la lista degli

obiettivi americani non era un buon posto dove stare, e il generale ricevette il messaggio.

Durante l'estate successiva vi fu un cambio di governo a Kiev e Kravchuk fu sostituito da Kuchma (più Russia-friendly), che ritenne gli

accordi precedenti con Russia e Stati Uniti appena accettabili, quindi gli accordi di Lisbona e Mosca superarono la transizione. La

rada approvò gli accordi START I il 16 novembre ed entrarono in forza il 5 dicembre 1994. La spedizione di armi nucleari alla Russia e

lo scambio reciproco di barre di carburante all'Ucraina iniziò per tempo. Un anno e mezzo dopo, il 1 giugno 1996, i presidenti di

Russia e Ucraina annunciarono in tutte le armi nucleari precedentemente in territorio ucraino erano tornate in Russia. STRATCOM

rimosse l'Ucraina dalla lista dei suoi obiettivi e i reattori nucleari ancora attivi continuarono ad operare.

Bielorussia

La partecipazione della Bielorussia alla conferenza di Bison Forest fu un vero e proprio incidente della storia e la presenza del

presidente bielorusso era necessaria per il suo successo. Dopo l'indipendenza, il governo di Shuchkevich favorì una riduzione degli

armamenti strategici e il passaggio della responsabilità nucleare alla Russia di Eltsin. L'eredità di Chernobyl fece sì che molti

bielorussi appoggiassero tale posizione. Il presidente firmò il protocollo di Lisbona per la rimozione delle armi nucleari tattiche dalla

Bielorussia il prima possibile, portando il suo Parlamento a ratificare START I e il NPT nel febbraio del 1993, senza emendamenti. Egli

voleva la rimozione degli 81 missili road-mobile SS-25, il prima possibile, entro il 1995, anche se non sarebbe stato facile. Il problema

era economico: nel 1993 l'economia bielorussa iniziò ad implodere, a causa della mancanza di petrolio e gas; il paese non poteva

pagare le importazioni. Nell'agosto del 1993 i russi iniziarono a tagliare i rifornimenti di gas alla Bielorussia; il controllo dei prezzi

venne eliminato. All'inizio del 1994 il Parlamento rimosse il presidente del con le elezioni di giugno il popolo elesse Alexander

Lukashenko che continuò a sopportare la rimozione dei missili dalla Bielorussia. Nel novembre del 1996, comunque tutti gli 81 missili

erano sulla strada per tornare in Russia.

Kazakistan

l'indipendenza del Kazakistan fu più una questione di avversione verso la dominazione russa che un problema ideologico: perché di

42 anni e Kazakistan aveva ospitato il sito principale per i test sovietici Semipalatinsk-21, i cui test nucleare avevano avuto gravi

ricadute sulla vita e la sicurezza del popolo kazako. Al tempo del test della prima bomba H sovietica del 1953, condotto solo 100

miglia a est della città di Semipalatinsk, parti di vetri esplosi andarono a finire all'interno della carne in uno stabilimento per

l'impacchettamento carni, fino ad arrivare ai consumatori. Nell'agosto del 1991, quando il presidente Nazarbayev ordinò la chiusura

del complesso di Semipalatinsk-21, 181 tunnel per i test nucleari rimasero abbandonati all'interno della Degelen Mountain. Il

paesaggio rimase sfigurato dai detriti di 70 test nucleari sovietici condotti sulla superficie del deserto del Kazakistan. Il paese divenne

inoltre luogo preferito per i missili balistici a lungo raggio e per i bombardieri Tupolev-95. Con l'indipendenza pacifica del Kazakistan

200 armi nucleari strategiche e altrettante tattiche rimasero nel paese: il presidente non cercò il controllo unilaterale, ma voleva

avere voce in capitolo. All'inizio del 1992 e si pensò che la nuova Repubblica potesse essere "Stato nucleare temporaneo", ma non

avevano le conoscenze ed i mezzi per mantenere tali armi. Inoltre il presidente non voleva essere obiettivo delle altre potenze 28

nucleari. Nel maggio 1992 egli firmò il protocollo di Lisbona addizionale a START I , confermando di tutte le armi nucleari tattiche

erano state inviate in Russia, nella speranza di rimuovere le armi nucleari strategiche per la fine del decennio.

Come il suo vicino ucraino, il presidente bielorusso iniziò ad avere ripensamenti all'inizio del 1993: a febbraio e pretese la garanzia

della sicurezza del Kazakistan da parte degli Stati Uniti, e voleva che questi finanziasse l'assistenza per rimuovere i razzi sovietici, i

silos per il lancio e i centri di controllo. Il 13 dicembre 1993 il Parlamento kazako ratificò il trattato di non proliferazione e la

rimozione delle armi inizia nel 1994; tuttavia il trasferimento si fermò quando il presidente richiese un compenso in cambio; egli

voleva anche essere pagato per i velivoli. Apparentemente venne raggiunto un accordo nel marzo del 1994 e il trasferimento riprese.

Il lavoro continuò fino al 1995 fino a maggio. Nel settembre 1996 ufficiali russi e kazaki confermarono che tutti i silos erano stati

distrutti in base all’accordo SALT I.

Venne fuori, comunque, le armi non erano gli unici strumenti nucleari presenti nel paese, ma vi era anche una quantità di uranio

arricchito e sottomarini ad alimentazione nucleare (Alpha). La soluzione fu l'acquisto da parte degli Stati Uniti di questo materiale

per diluirlo e utilizzarlo dell'industria energetica.

Il Kazakistan non ha affrontato il collasso economico degli altri Stati: le strutture si deteriorano, vittime del tempo, ma l'economia è

in crescita.

I residui

nonostante questi processi di trasferimento delle armi, le strutture nucleari rimangono e dopo la guerra fredda sono diventate le

maggiori fornitrici di armi convenzionali all’Iraq, attraverso la Siria, e continuano a produrre.

Inoltre, il Kazakistan ospita numerosi tecnici nucleari che potrebbero avere ripensamenti: il governo iraniano pensa che questo

accadrà, perciò in via reclutatori regolarmente.

IL DECENNIO DI TRASPARENZA NUCLEARE CINESE

all'inizio degli anni 90, i cinesi volevano che il governo americano sapesse tutto sulle capacità tecnologiche del Paese. Prima di tutto,

cercavano la deterrenza per ottenere una postura americana più cauta nell'area di Taiwan e del Pacifico. O forse, si trattava di un

trucco dell'intelligence, per vedere come gli americani avrebbero reagito. Forse, la tecnologia nucleare cinese non era più top secret,

grazie al nuovo regime di Deng Xiaoping. O forse, l'ospitalità era semplicemente un gesto di rispetto scientifico: i leaders cinesi

cercavano il rispetto dell’occidente.

Incontri fra scienziati

durante gli scambi nel 1994, un’affidabile fonte informò che il presidente dell'istituto per l’energia atomica cinese aveva passato

molto tempo con scienziati provenienti da Iran, Iraq e Pakistan cercando di vendergli equipaggiamento scientifico. I capi di varie

installazioni cinesi confermarono, inoltre, la presenza francese. È chiaro che la Cina estese l'ospitalità nucleare ai francesi durante il

periodo che va dal 1994 al 1996 Dato che entrambi i paesi stavano liquidando il loro programma di test. Gli esperimenti coinvolsero

l’idronucleare e test sugli effetti, non detonazioni di ordigni veri.

Chiudere la porta

per ragioni non chiare, nel 1999, la porta aperta agli americani, nel mondo nucleare cinese, venne chiusa. Il 17 maggio di quell’anno,

Hu Side allora direttore dell’Accademia Cinese di Ingegneria Fisica, annunciò tale chiusura, dando alcune spiegazioni:

- Prima di tutto, nel gennaio di quell’anno, il Congresso USA aveva rilasciato il Cox Committee Report, preparato dall’House

Selected Committee on Intelligence. Tale documento copriva la collezione dell’intelligence cinese in America, concludendo

che la Cina aveva rubato informazioni sul designo della bomba dagli USA.

- Si aggiungeva, il bombardamento accidentale dell’8 maggio sull’ambasciata cinese a Belgrado, dai velivoli USA durante la

guerra in Serbia

- Infine, l’arresto e detenzione di Wen Ho Lee, uno scienziato di Los Alamos, durante il 1999, confermò un’attitudine anti-

cinese diffusa negli USA.

Prove dal ventesimo secolo

Lo spostamento cinese dalla bomba-A al termonucleare, in soli 32 mesi, fu argomento di enorme orgoglio, dato che agli USA erano

voluti 7 anni per compiere il passaggio.

Durante gli anni ’80, dopo 4 tentativi falliti, i cinesi svilupparono una bomba a neutroni, testata il 25 settembre 1992, impiegando

una diagnostica superiore ad ogni capacità americana.

Il 29 luglio 1996 i cinesi esplosero l’ultimo colpo, di 10 kilotoni, che probabilmente confermò alcuni dettagli di sicurezza. Era il 46°

test in 32 anni di esperimenti nucleari.

Il ruolo della raccolta di intelligence

i cinesi sono paranoici in merito a qualsiasi accusa di spionaggio; tuttavia, qualsiasi visitatore scientifico in Cina sa perfettamente di

essere sotto stretta sorveglianza.

Il futuro della Cina

I cinesi sostengo di essere antinucleari, di voler liberare il mondo dal nucleare e di opporsi alla sua proliferazione.

Nel 1982, la leadership cinese scelse coscientemente di sostenere la proliferazione nucleare nel Terzo Mondo e numerose fonti

confermano gli scambi avvenuti. Durante il 1999 gli stretti rapporti tra i programmi nucleari cinese, pakistano e francese, divennero

indubbiamente chiari ed ora la Cina ha avviato relazioni simili con paesi del terzo mondo; queste relazioni potrebbero

semplicemente essere basate su un bisogno di sicurezza energetica, o forse avere motivi più oscuri, comunque, qualsiasi posto

raggiungano, le ambizioni cinesi nascondono un’ombra mistica. Tuttavia, il programma militare nucleare cinese era e rimane alla pari

di quello americano.

I FACHIRI: INDIA, PAKISTAN E NORD KOREA

L’India, la sesta potenza nucleare annunciata, non costituisce da sola una minaccia per la tranquillità mondiale, nonostante si tratti di

un gorilla politico-nucleare da 800 kg. Tuttavia, questo paese ha fornito un'ottima motivazione per la nascita dell'asse nucleare sino-

pakistano, che potrebbe, con il tempo, destabilizzare la civilizzazione occidentale. 29

Il primo test indiano si tenne nel 1974 nel deserto del Rajasthan, nei pressi della città di Pokhran, a sole 100 miglia dal confine con il

Pakistan. l'Occidente venne colto di sorpresa e il test presentato come un esperimento a fini pacifici: termine che un quarto di

secolo dopo venne definito con il significato di "mantenere la pace di fronte alla mancanza di rispetto cinese e mussulmana". Al

tempo dell’esplosione, le autorità indiane dichiararono un rilascio di energia di 13 kilotoni, smentito da analisi occidentali e

sovietiche che ne rivelarono probabilmente la metà. L'ordigno indiano del 1974, conosciuto come Smiling Buddha, produsse un

retarc, un cratere inverso costituito da un cumulo di macerie, la cui profondità portò ad un calcolo di circa 5 kilotoni. Smiling Buddha

utilizzò circa 13 chili di plutonio raccolto dal reattore CIRUS del programma Atoms for Peace.

Dopo questo test, i programmi nucleari nel subcontinente indiano parvero inattivi, ma l'apparenza inganna. La tecnologia nucleare

iniziò a fiorire. In privato, gli uomini a capo delle strutture nucleari a Trombay, India e PINSTECH, Pakistan, erano visti come dei

taumaturghi, in grado di sviluppare tecnologie una volta proprietà del mondo europeo. Allo stesso tempo, l'inganno entrò nel

mercato delle idee nucleari, un approccio impensabile per i guerrieri della guerra fredda della generazione precedente. Per

aggravare la situazione, i "sette peccati capitali" inviarono una delegazione in sud Asia:

- La superbia investì I’India, troppo a lungo umiliata dalla Cina, iniziando con l’esplosione del 1967 che rese chiaro la necessità

per l’india di esplodere un ordigno di pari grado

- La cupidigia infettò la mente di Khan, che vedeva alla fine del suo arcobaleno nucleare un’infinità di ricchezze

- L’invida era l’afflizione dei pakistani, intenzionati a ristabilire l’equilibrio.

India: 1966-1998

Smiling Buddha fu la creazione del governo di Indira Gandhi, salita alla leadership nel 1966. Nonostante la sua retorica nucleare

terzomondista, Nehru aveva ottenuto un reattore nucleare in regalo dal Canada nel 1955, autorizzato la costruzione di una struttura

per il riprocessamento del plutonio nel 1958 e aveva assistito alla criticità di CIRUS nel 1960. L’infrastruttura per un programma

nucleare militare era quindi già in piedi quando sua figlia salì al potere. Subito dopo, nel 1967, la Gandhi autorizzò un riorientamento

delle ricerche nucleari indiane verso le armi: il 7 giugno 1972 ella autorizzò lo sviluppo ed assemblaggio di un ordigno nucleare,

decisione che non condivise se non con i suoi più stretti consulenti militari.

Durante gli anni seguenti, la legittimità del suo potere divenne precaria e il ballottaggio successivo all’evento di Smiling Buddha

generò ancora più dubbi. Il 17 giugno 1975 la High Court of Allahâbâd accertò la colpevolezza della Gandhi per uso improprio di

macchinari governativi nella sua campagna elettorale, dichiarò la sua elezione e la rimosse dal parlamento. Tuttavia ella non sembrò

preoccupata da tale decisione e chiese che il presidente indiano dichiarasse lo stato di emergenza. Ciò le diede il potere di governare

per decreto, sospendere le elezioni e gestire le libertà civili. Si scatenarono numerose rivolte e scattarono gli arresti forzati verso i

leader degli scioperi, gli oppositori politici e i manifestanti.

Per porre fine a tali disordini, la signora Gandhi indisse nuove elezioni nel febbraio 1977, nelle quali perse, lasciando il passo ad un

nuovo governo che arrestò il programma nucleare per tre anni. Ma poi, con il ritorno della Gandhi al potere nel 1980, il programma

riprese con alcuni test, che però vennero cancellati nel 1982 in risposta alle pressioni internazionali.

Il lavoro sul reattore Dhruva divenne fruibile nel 1985, raggiungendo la criticità l’8 agosto; tuttavia la signora Gandhi non sopravvisse

per assistere e venne assassinata il 31 ottobre 1984.

Rajiv Gandhi, le successe e rimase in carica per 5 anni, durante i quali perpetrò il lavoro della madre in ambito nucleare.

Nel 1995, si ebbe la revisione del trattato di non proliferazione, con la quale, gli Stati uniti riuscirono ad estendere indefinitamente

l'accordo, con conferenze di revisione ogni cinque anni. La lobby della bomba in India, non ritenne giusto il provvedimento perché

così si affermava che il nucleare non sarebbe mai scomparso E di conseguenza l'India sarebbe dovuta entrare nel club del nucleare. Il

200 giugno 1996 l'ambasciatore indiano alla UN Conference on Disarmament annunciò un’inversione nel supporto indiano per un

Comprehensive nuclear test ban, annunciando inoltre che il Paese avrebbe presto testato di nuovo. Il programma nucleare militare

continuò maturare, aspettando soltanto il momento propizio per fiorire.

Le elezioni del marzo 1998 portarono al potere l'uomo dell'azione nucleare A.B. Vajpayee e il suo Bharatiya Janata Party Indu. Egli

aveva basato la sua campagna sulla forza nazionale, l'intolleranza per le aggressioni pachistane in Kashmir e la necessità per l’India di

ottenere una capacità nucleare. La sua elezione portò immediatamente all'autorizzazione per i test nucleari indiani: questi si

dovevano svolgere sotto terra, entro due mesi, utilizzando strutture costruite in anni precedenti. Pare che due detonazioni nucleari

indiane si siano svolte simultaneamente l'11 maggio 1998, con il nome in codice di Shakti 1,2 e 3 E una portata rispettivamente di

45,15 e 0,2 kilotoni. Successivamente viene pubblicato un articolo che definiva quelle avvenute come esplosioni termonucleare a

due stadi, dichiarando un'esplosione di 45 kilotoni per la prima. Tuttavia si ritiene che si tratti di una sovrastima e probabilmente la

seconda non è nemmeno esplosa.

L'India ritiene di aver testato altri due ordigni nucleari il 13 maggio, con una portata rispettivamente di 0,5 e 0,2 kilotoni; tuttavia

nessuna stazione ha rilevato questi eventi, se non una esplosione il Pakistan che però risulterebbe di 0,02 kilotoni. Questi eventi del

13 maggio potrebbero essere stati test ingegneristici o per la sicurezza, motivo per cui non hanno avuto la resa, O forse si tratta di

test falliti o mai accaduti.

Il governo indiano assicura che:

- la simultaneità dei test è dovuta alla convenienza e rapidità

- tutti i test hanno funzionato perfettamente

- La prima esplosione doveva essere di 200 kilotoni

- tuttavia si trattò di un'esplosione controllata data la vicinanza di villaggi.

L'India nel 21º secolo

un decennio dopo l'ingresso del sud Asia tra le potenze nucleari, il presidente George Bush avviò degli accordi con l'India, che

riflettevano esattamente i timori espressi dal suo primo ministro nel 1998. Nel processo, il presidente americano cercò di dare il

benvenuto all'India fra le potenze nucleari, ma altri Stati membri non erano d'accordo. Il Nuclear Suppliers Group era riluttante a

riconoscere l'India come potenza nucleare, dato l'impatto di un tale riconoscimento sugli obiettivi di non proliferazione

dell'Occidente. 30

Adesso l'India possiede un inventario sostanzioso di armi nucleari, le quali potrebbero ragionevolmente essere sicure;

contemporaneamente, la lobby indiana della bomba spera di riprendere i test nucleari prima possibile, dato l'interesse indiano nella

tecnologia termonucleare e lo status raggiunto da tale armi, date le attività del paese nella produzione di litio e trizio così come

nell'arricchimento dell'uranio, e data la continua necessità di parità dell'India con la Cina. Ma la diffusione della tecnologia è un altro

problema. Inoltre l'India ha molti interessi di sicurezza nazionale, che potrebbero non coincidere con quelli americani.

La fissione arriva in Pakistan, in molti modi

il 9 agosto del 1971, India e Unione Sovietica firmarono un trattato ventennale di amicizia e cooperazione e contemporaneamente i

cinesi offrirono supporto materiale, anche se non militare, al Pakistan. L'amministrazione Nixon si unì nel sostegno agli alleati cinesi

di Islamabad. Preparandosi al conflitto in Bangladesh, i generali in Pakistan impararono le lezioni della guerra dei sei giorni del 1967:

la prevenzione paga. Il 3 dicembre 1971 la forza aerea pakistana avviò un raid preventivo dei cieli dell'India nord-occidentale, ma

senza successo; le forze indiane risposero.

Gli Stati Uniti inviarono un battaglione nella baia del Bengala per cui i sovietici risposero inviando una forza navale, che includeva

sottomarini nucleari.

La guerra fu un disastro per i pakistani che in due settimane persero la loro flotta navale, metà dell'aviazione e un terzo della

fanteria. Il 16 dicembre l'esercito pakistano non poté fare altro che arrendersi, lasciando il Bangladesh all'indipendenza. Un giovane

scienziato pakistano in Olanda decise di cercare vendetta. Il 20 dicembre 1961 Bhutto prese il controllo del paese, riconoscendo la

necessità di riequilibrare la distribuzione del potere nell'area, anche con l'utilizzo del nucleare. Dopo tre settimane egli incontrò

scienziati e burocrati (20 gennaio 1972) per analizzare l'opzione nucleare.

Il flusso degli studenti universitari in Occidente era iniziato 10 anni prima e nel 1965 la Canadian General Electric Company aveva

avviato la costruzione dell’impianto nucleare di Karachi KANUPP. Questa aveva già raggiunto la criticità nell'agosto del 1971 e iniziò a

lavorare a pieno regime nell'ottobre 1972. Durante i mesi seguenti, il presidente prese il controllo personale dell’Atomic Energy

Research Council, rinominandolo Pakistan Atomic Energy Commission (PAEC) e mettendo alla direzione l’ingegnere Munir Ahmad

Khan (che aveva studiato in America).

Bhutto si dimise nel 1973 dalla presidenza, per diventare primo ministro, portando con sé il portfolio del nucleare.

Durante l’anno seguente l'India sperimentò il suo ordigno nucleare e il primo ministro diresse la sua PAEC verso il raggiungimento e

l'ottenimento dell'arma nucleare. Il progetto doveva essere ricondotto a Wah, con un lavoro iniziale concentrato su lenti di materiale

altamente esplosivo con un design basato sul plutonio. Durante lo stesso periodo di tempo il governo firmò un contratto con

un'industria francese, la Saint Gobain, per costruire una struttura di riprocessamento di carburante nucleare in Pakistan, mentre il

direttore del PAEC, Munir Khan incaricò uno dei suoi associati di creare una rete per l’acquisto di componenti in Europa, con quartier

generale a Bruxelles.

Nel dicembre 1974, Bhutto incontrò il giovane A.Q. Khan, e lo reclutò nel PAEC, con il compito di tornare il Olanda e continuare a

raccogliere tecnologia per l’arricchimento dell’uranio e iniziare ad acquisire le componenti tecniche necessarie.

In reazione al test del maggio 1974 dell’India, la comunità internazionale avviò un embargo per il trasferimento di tecnologia

sensibile a paesi potenzialmente ambiziosi in ambito nucleare.

In risposta Khan tornò in Pakistan nel dicembre del 1975 e nell’aprile dell’anno dopo iniziò a lavorare al PAEC. Tuttavia, con la fine

dell’anno, i Canadesi ritirarono il loro supporto a KANUPP e i francesi iniziarono a ridisegnare le loro strutture per il riprocessamento

concentrandosi su prodotti misto-ossidi, accettabili come carburante del reattore, ma inutili per la produzione di plutonio per le

armi. Così il programma nucleare di Munir Khan era in serio pericolo.

Nel luglio 1976 Bhutto alzò la posta affidando tutto ad A.Q. Khan autorizzandolo ad aprire il suo centro di ricerca ingegneristica a

Kahuta, per focalizzarsi sull’arricchimento dell’uranio ad un livello ottimale per le armi e nel frattempo per sviluppare un’arma

nucleare.

La nascita dell’asse Zia-Deng

Otto mesi dopo la morte di Mao, nel settembre 1976, esplose una lotta di potere triangolare tra: la Gang dei quattro (che volevano

portare avanti rivoluzione e terrore); il nuovo governo di Hua Goufeng (modello sovietico); e un terzo gruppo guidato da Deng

Xiaoping (che voleva portare il paese verso l’economia di mercato). Dopo un mese, un’alleanza tra Hua e Deng portò all’arresto della

Gang dei quattro, a seguito del quale si aprì una lotta tra i due all’interno del politburo. Con l’adozione di una nuova costituzione nel

1978, Hua era in testa, ma perse il controllo. Nel 1980, i suoi diritti di premier passarono a Zhao Ziyang, un alleato di Deng; Hu

Yaobang divenne presidente della Repubblica popolare e Deng Xiaoping prese il controllo della Commissione Militare Centrale,

ottenendo il controllo dello stato.

La nuova democrazia pakistana, nel frattempo, stava scivolando nell’anarchia, con conflitti all’interno dell’Assemblea Nazionale e nel

Partito Popolare di Bhutto. Nel 1976 egli scelse, fra i giovani ufficiali del suo esercito, Muhammad Zia-ul-Haq come nuovo capo di

stato maggiore. Questo, un anno dopo, organizzò un colpo di stato, depose Bhutto, e si proclamò dittatore sotto legge marziale.

Un anno dopo questo, il 16 settembre 1978, il generale Zia fece dimettere il presidente del Pakistan assumendo il potere

presidenziale. Nel dicembre dello stesso anno, i sovietici invasero l'Afghanistan e dato che il Pakistan era l'unica via per raggiungere il

campo di battaglia, il generale iniziò a condividere l'odio occidentale per il comunismo. Durante i suoi anni in carica, dal 1977 al

1988, e gli fu una forte sostenitore del complesso delle armi nucleari pakistane.

Con l'aumentare delle insorgenze in Afghanistan e l’imposizione della legge della Sharia in Pakistan da parte di Zia, l'amministrazione

di Washington cambiò atteggiamento: nel 1982 l'Afghanistan era diventato il primo interesse del presidente Reagan; trasformare il

paese in un Vietnam sovietico, divenne un obiettivo americano. Il 7 dicembre dello stesso anno il generale Zia fece visita al

presidente americano, assicurandogli che il Pakistan non stava costruendo la bomba nucleare.

Nel 1982, Deng Xiaoping, avendo consolidato il suo potere, era pronto a ricostruire la Cina: venne adottata una nuova costituzione

nazionale e Deng pubblicò i suoi progetti futuri per la Cina. Egli poi dispose un piano per uno Stato economicamente libero ma

controllato dal comunismo. Inoltre, il suo governo iniziò la deliberata proliferazione di tecnologia nucleare e balistica nel mondo

musulmano e marxista. La Cina firmò un accordo segreto per un reattore nucleare con l'Algeria, vendette missili CSS-2 all'Arabia 31

Saudita, e diede alla Corea del Nord un forte supporto in ambito nucleare, ma questi eventi impallidiscono se comparati all'aiuto che

la Cina diede al Pakistan del generale Zia, nel suo tentativo di bilanciare il potere nucleare nel sud dell'Asia.

Nel 1982, prima della visita del generale a Washington, la Cina inizio ad assistere gli scienziati pakistani con il design dell'arma

nucleare, la produzione di materiale, e la costruzione di infrastrutture nucleari. Molti studiosi pakistani furono invitati a Pechino e

nei distretti dell'impero nucleare cinese per delle giornate di studio e orientamento, proprio come gli scienziati russi Negin, Maslov e

Gavrilov aveva fatto per i loro amici cinesi nel 1958. nel periodo 1982-1983 i cinesi spiegarono i dettagli del design per la costruzione

dell'ordigno nucleare CHIC-4. I test dei sistemi di implosione a freddo iniziarono nel marzo 1983 e il movimento di tecnologia

nucleare apparentemente continuò durante la presidenza di Deng Xiaoping alla Commissione Militare Centrale, e quando egli perse

questa posizione nel 1989, dopo le dimostrazioni di piazza Tienanmen, il successore e spese queste politiche di proliferazione.

Durante l'estate del 1989, le strutture nucleari cinesi erano piene di visitatori pakistani che si preparavano per l'evento del 26

maggio 1990.

Il generale Zia non disse tanto a lungo per assistere allo spettacolo; alla sua morte Ghulam Ishaq Khan assunse la presidenza del

Pakistan e indisse nuove elezioni per l'autunno.

Dilagare

dopo pochi anni dall'evento nucleare indiano del 1974, i servizi armati pakistani avevano iniziato ad organizzare un test nucleare

sotterraneo per conto proprio. Gli scavi iniziarono nelle montagne del Baluchistan e il design della bomba era a buon punto.

Nel 1985 il laboratorio di ricerca ingegneristica a Kahuta, allora conosciuto come il laboratorio di ricerca di Khan, produsse il suo

primo uranio arricchito per mezzo di centrifughe a cascata. Nel 1986, il Pakistan aveva abbastanza uranio arricchito per un'arma a

implosione, forse derivante dalla design della CHIC-4: con ciò il Pakistan aveva ottenuto la sua capacità nucleare.

Ma per allora A.Q. Khan non era più solo in città: Munir Khan aveva resuscitato il suo programma per il plutonio con uno schema per

la rimozione di barre di carburante irradiate da KANUPP, per riprocessare in casa alla PINSTECH.

Per almeno mezzo decennio dopo il ritiro dei canadesi da KANUPP, il reattore nucleare non era stato sotto stretta sorveglianza di

nessuna organizzazione internazionale; di conseguenza gli uomini di Munir Khan avevano estratto indisturbate il materiale irradiato

che serviva per la produzione dell'arma. Questi inoltre avevano costruito un impianto di riprocessamento conosciuto come New

Labs, per estrarre il plutonio da quelle barre di carburante per reattore. La struttura era basata sulla tecnologia trasferita e

abbandonata dai francesi durante la metà degli anni ’70. In anni successivi, l'organizzazione di Munir Khan costruì anche un negozio

per la costruzione di componenti pesanti, conosciuto come HMC-3 tipi di, per l'assemblaggio di contenitori di reattori nucleari e

sistemi di alimentazione a vapore. Per la metà degli anni 80, il Pakistan avevano due strade perseguibili verso l'arma nucleare.

È possibile che questa sfida spinse A.Q. Khan a diventare un commerciante di morte: la metà degli anni 80 è il periodo nel quale

compì il suo primo viaggio in Iran.

Fra questi sviluppi, nel 1988, il Pakistan attraversò una nuova crisi politica dopo la morte del generale Zia in un incidente aereo. Il

presidente Gorbaciov aveva annunciato la sua intenzione di ritirare le truppe sovietiche dall'Afghanistan, Reagan stava lasciando la

presidenza e il Pakistan non era più l'interesse principale dell'Occidente. Nelle elezioni che seguirono, il partito popolare pakistano,

ora comandato da Benazir Bhutto, disse il controllo del governo: l'occidente rimase affascinato dalla prima leader donna di una

nazione musulmana. Nel 1988, la sua selezione come primo ministro, sotto il presidente G.I. Khan, assicurò la stabilità del paese, la

continuità delle relazioni con la Cina e il continuo finanziamento del programma militare nucleare pakistano. Sotto il suo occhio

vigile, vennero fatti passi avanti nella fabbricazione e sperimentazione di queste armi.

Il primo test

durante il primo periodo d'ufficio di Benazir Bhutto, la Repubblica popolare cinese testò la prima bomba atomica pakistano, il 26

maggio 1990, nel sito per i test nucleari nel deserto di Lop Nur. Le ragioni di questo test sono:

1. è chiaro che i cinesi iniziarono il trasferimento di tecnologia militare nucleare al Pakistan nel 1982;

2. i cinesi diedero al Pakistan il design nucleare dell'arma CHIC-4 e ciò comportava la volontà di seguirne lo sviluppo;

3. Stillman vide chiare evidenze della presenza di visitatori pakistani nel cuore del complesso nucleare cinese negli anni ’80;

4. Le discussioni con esperti nucleari cinesi indicano il test nucleare cinese, conosciuto come evento numero 35, come il test di

una bomba dal design derivato da CHIC-4. Commenti a proposito dell'evento del 26 maggio 1990 (numero 35) confermano

la detonazione di una bomba all'uranio arricchito ma non potenziato, con un nucleo solido, in prosa, che produsse più o

meno 10 kilotoni, raggiungendo la performance di entrambe le detonazioni CHIC-4 e del successivo test pakistano del 28

maggio 1998.

Ora si consideri la rapidità e sicurezza con la quale i pakistani risposero ai test nucleari indiani del 1998: ci vollero solo due settimane

e tre giorni per il pakistani a mettere in campo ed esplodere un ordigno nucleare. La preannunciata e pronta risposta pakistana

rende evidente che l'ordigno testato il 28 maggio 1998 era stato minuziosamente progettato e i pakistani si riponevano tutta la loro

fiducia.

In ultimo, fonti i pakistane rivelano, forse a causa del desiderio di parità con l'India, che al tempo del dibattito nel 1992, i pakistani

avevano già testato un ordigno nucleare per conto loro.

Tutte queste conclusioni vennero confermate dalla risposta cinese al dettagliato articolo tecnico di Reed “The Chinese Nuclear Test

1964-1966” test pubblicato nel settembre 2008, nel quale, l'autore rivelò il test di un ordigno nucleare pakistano da parte dei cinesi

il 26 maggio 1990 a Lop Nur. Egli inoltre trattò il ruolo di Fuchs nel programma nucleare cinese, così come la relazione franco cinese

in ambito nucleare O: non vi furono smentite.

Cosa venne testato il 26 maggio 1990? Si potrebbe trattare di un derivato della CHIC-4 di design pakistano. Si trattava di un design

abbastanza credito basato su uranio arricchito, non potenziato ma che utilizzava lo schema di iniziazione a neutroni cinese, il tutto in

una configurazione testata con successo in Pakistan durante gli anni 80.

Le partenze e i ritorni di Benazir Bhutto

La signora Bhutto rimase in servizio solo per venti mesi come primo ministro del Pakistan: la corruzione portò alla sua rimozione

dalla carica il 6 agosto 1990, ma allora il suo accolito nucleare, Khan, aveva già privatizzato il trasferimento di tecnologia militare 32

nucleare ad altri stati islamici. Egli stava trasferendo sistemi di centrifughe P-1 all’Iran e offriva aiuto al disorientato governo irakeno

nella sua ricerca di una capacità nucleare quando prese forma la risposta Desert Storm all’invasione del Kuwait da parte di Saddam.

La Bhutto venne sostituita da Nawaz Sharif, un seguace di Zia e capo della Lega Musulmana Pakistana (PML). Egli regnò per 13 mesi,

durante i quali, il suo uomo Munir Khan iniziò a lavorare in segreto su un reattore per il plutonio a Khushab. Nel 1993, nuove elezioni

portarono la Bhutto nuovamente al potere, con tangenti e corruzione, che terminarono solo quando il presidente del Pakistan la

obbligò nuovamente ad allontanarsi, questa volta esiliandola a Dubai.

Durante gli anni di servizio della signora Bhutto, ella entrò in contatto con Kim Jong Il per l’acquisto di tecnologia missilistica

balistica, presumibilmente in cambio della tecnologia per l’arricchimento dell’uranio di Khan.

1998

Durante la sera dell’11 maggio 1998, il primo ministro indiano Vajpayee annunciò il compimento dei primi test nucleari indiani dal

1974. Di conseguenza, il governo del Pakistan si trovò faccia a faccia con una scelta storica: gli avversari indiani avevano rafforzato la

loro capacità nucleare ma anche fornito una copertura politica al Pakistan. Era necessaria una risposta e l’esercitò avvertì che

sarebbe stato in grado di testare in una settimana: il 15 maggio il primo ministro pakistano incontrò il suo gabinetto e le preparazioni

per il test nucleare accelerarono. Nel weekend del 16-17 maggio Sharif si trovò sotto forte pressione e apparentemente decise di

rispondere a tono al test nucleare indiano e il 18 maggio confermò l’ordine al presidente del PAEC di condurre l’esplosione. Tra il 19

e il 20 maggio gli strumenti necessari erano stati consegnati all’area dei test Ras Koh sulle Changai Hills e posizionate nei tunnel, che

vennero sigillati poco dopo. La chiusura venne completata con 600 sacchi di cemento il 27 maggio.

Per il 1998 il Pakistan possedeva un programma nucleare militare maturo.

Il 28 maggio Muhammad Arshad, l'ufficiale capo scientifico al sito pronunciò le parole “Allah Akhbar” di egli chiuse i circuiti di

accensione che avrebbero dato vita alla bomba musulmana. Poco dopo, il primo ministro Sharif informò il paese e il mondo del test.

Il 30 maggio il Pakistan esplose un altro ordigno, in un buco, non un tunnel a Kharan, 20 miglia a sud del sito scelto il 28 maggio.

sembra che molti individui siano stati coinvolti e ci sono voci che sostengono che fosse pronto un altro ordigno nel caso l'evento del

30 maggio fosse fallito.

Spiegazioni

come per i test indiani in due settimane prima, le spiegazioni e le dichiarazioni pakistani a proposito dei test del 28-30 maggio, non

sono esattamente veritiere. Annunci iniziali riferivano di cinque test nucleari sotterranei in contemporanea e un sesto in superficie,

ma poi emersero numerose incongruenze:

1. Le testimonianze pakistane, dopo il test, erano dissimili: Inizialmente il primo ministro si riferì a cinque test nucleari, poi il

segretario degli esteri parlò di un singolo test; ulteriori dichiarazioni di alti ufficiali del governo si riferivano a due test;

infine, il coro divenne univoco, confermando cinque test come quelli indiani.

2. Sei ordigni nucleari avrebbero distrutto un quarto dell'inventario nucleare pakistano: non sarebbe stato un uso razionale di

materiali per le armi da parte di una nazione così piccola.

3. Il Pakistan dichiarò che la resa delle cinque esplosioni era intorno al 40 kilotoni, ma i dati fanno una stima di 9 kilotoni totali

di test.

4. Infine, gli Stati Uniti ritengono che sia abbastanza difficile collezionare dati da più di due esplosioni nucleari simultanee in

un tunnel.

Probabilmente, i pakistani asserirono di aver svolto cinque test il 28 maggio per eguagliare le testimonianze indiane. Più

probabilmente vi fu soltanto un test di un design migliorato PAK-1, che utilizzava probabilmente uranio arricchito, ma più leggero

con un potenziamento e che probabilmente consumava meno materiale fissile. Testata si potrebbe chiamare PAK-2, anche se gli

scienziati nucleari avevano studiato molti design alternativi nel 1998.

Il test finale pakistano si svolse il 30 maggio, in una località differente, in diverse circostanze e con uno staff scientifico di diverso: il

sesto era un vero evento nucleare e un esperimento scientifico reale.

Gli anni seguenti

molto prima del 1998 le centrifughe pachistane avevano prodotto uranio arricchito al ritmo costante: molti esperti stimano che

l’inventario pakistano sia costituito da 50 armi nucleari. Contemporaneamente, il reattore nucleare da 40 MW pakistano nel sito

nucleare a Khushab ha lavorato a pieno ritmo, rifornendo la struttura francese per il riprocessamento a Chashma. Il Pakistan

avrebbe presto avuto un ciclo di produzione di carburante nucleare, capace di produrre quantità significative di plutonio. Due grandi

reattori nucleari erano in costruzione a Khushab, con l'aiuto del governo cinese. Mentre gli Stati Uniti avevano offerto il loro aiuto

per mettere in sicurezza l'inventario nucleare pakistano, il governo di Musharraf era diffidente rispetto a tale intrusione..

Cambio di amministrazione a Islamabad

gli anni 90 furono attenti contenziosi in Pakistan: il primo ministro Sharif seguì l'orientamento nazionale e autorizzò i test nucleari

nel maggio 1998, ma avrebbe avuto poca libertà di scelta, cercare di opporsi l'avrebbe portato alla rimozione dalla carica anche

prima dell'ottobre 1999.

La goccia che fece traboccare il vaso fu un'altra lotta indo pakistana, come risultato dell'infiltrazione pakistana nel distretto Kargil del

Kashmir, nel maggio 1999. La pressione internazionale spinse il Pakistan a ritirarsi e di conseguenza il primo ministro Sharif decise

per la rimozione del capo di Stato generale Musharraf. Il primo tentativo si ebbe il 12 ottobre, mentre il generale era fuori dal paese

e Sharif nominò come successore Khwaja Ziauddin, direttore dell'intelligence; ; tuttavia i generali dell'esercito non erano d'accordo.

Quando Musharraf tentò di rientrare in Pakistan, Sharif ordinò la chiusura dell'aeroporto nazionale, costringendo l'aereo a volare in

circolo che non terminò il carburante. Il generale prese il comando dell'aereo portandolo ad un atterraggio sicuro, per poi prendere

il governo: Sharif venne arrestato e imprigionato.

Il generale Musharraf legittimò il suo governo, con una serie di decisioni, referendum e delle elezioni apparentemente aperte e

libere. Egli intrattenne relazioni migliori con l'India, denunciando l'estremismo islamico; sembrò anche essere a prova di bomba,

essendo sopravvissuto a molti tentativi di assassinio durante i suoi anni in carica. 33

L'elezione del 2008 portarono a una forte rifiuto della sua lega pakistana e seguirono mesi di discutere tra alcuni dei politici più

corrotti al mondo. Il secondo premio, un ruolo minore nella coalizione di governo andò a Nawaz Sharif e alla sua PML. Il loro primo

obiettivo sembrava essere la restaurazione del potere dei giudici saccheggiato da Musharraf, nella speranza che questi ne

invalidassero la rielezione del 2007. Il primo premio andò invece al PPP di Zardari, che a sua volta voleva il riposizionamento dei

giudici, ma solo con uomini nuovi che avrebbero chiuso un occhio sulle scorrerie e saccheggiamenti del clan di Zardari; la rimozione

di Musharraf sarebbe stato un effetto collaterale.

Korea del Nord

la Repubblica popolare democratica del Nord Corea fu la terza nazione a diventare nucleare, alla fine del 20º secolo. La

nuclearizzazione della Corea del Nord non era una minaccia, anzi serviva da canarino nelle miniere di carbone cinesi.

Il governo Nord coreano di Kim il Sung strinse accordi per la costruzione di un reattore nucleare da 5 MW, che divenne operativo nel

1967, con il supporto sovietico per le barre di combustibile. Per il 1974 i nordcoreani avevano migliorato la struttura per conto loro,

raggiungendo potere di 8 MW utilizzando combustibile indigeno. Negli anni 80, con l'arrivo di Deng Xiaoping in Cina, apparvero

evidenti seri sviluppi di armi nucleari, come crateri nella sabbia e la costruzione di un reattore nucleare da 50 MW a Yongbyon, il

quale raggiunse la criticità nell'aprile del 1986; e la costruzione di una struttura di per il riprocessamento segreta iniziò nel 1987.

Per la fine degli anni 80, le strutture per il plutonio a Yongbyon aveva prodotto abbastanza materiale fissile per costruire una o due

bombe atomiche. Nell'estate del 1994, appena prima della morte di Kim il Sung e la successione di Kim Jong Il, il segretario alla difesa

Bill Perry, i suoi assistenti e il suo personale svilupparono dei piani per un attacco a Yongbyon simile a quello ad Osirak, che avrebbe

fatto collassare reattore nucleare e spedito tutto plutonio senza nubi radioattive come quelle di Chernobyl. Tuttavia il piano non

venne eseguito, in parte per timore della risposta nordcoreana, ovvero un'invasione del sud. Gli interpreti di aprire i negoziati e il

governo Nord coreano acconsentì ad una tregua di otto anni conosciuta come l’Agreed Framework. Alla fine del periodo, quando

Kim Jong Il decise le sue priorità, e le risposte americane rallentarono, il programma nucleare Nord coreano emerse dal nulla. Le

strutture di riprocessamento e il reattore continuarono ad espandersi: apparse una nuova struttura per i test a Youngdoktong.

Anche durante gli anni 90 vi furono segni di un grande programma per la produzione di plutonio in Nord Corea, che sembrava aver

costruito strutture per l'arricchimento dell'uranio usando la tecnologia fornita da Khan nel suo periodo di massima attività.

Successivamente la Corea del Nord esportò i suoi prodotti, avviando relazioni principalmente con la Cina, data la necessità di

utilizzare il suo spazio aereo.

Il design della bomba coreana discende dal CHIC-4, fornito ai pakistani più di un decennio prima e adesso commerciato dal dottor

Khan in tutto il mondo.

Il test a P’unggye

il 9 ottobre 2006, la Corea del Nord condusse un test nucleare sotto terra all'interno delle montagne a est del paese. Si trattò

probabilmente di un derivato al plutonio della CHIC-4/A di Khan, già testato in Cina nell'ottobre 1996. L'ordigno della Corea del Nord

non raggiunse la potenza attesa di 13 kilotoni e questo probabilmente perché si trattava di un'arma dalla meccanica imperfetta; un

altro motivo potrebbe essere la mancanza di un effettivo innesco a neutroni, oppure, è possibile che i nordcoreani non sapessero

convertire correttamente il design dell'ordigno ha uranio arricchito, per operare con il plutonio.

Forse, l'obiettivo di Kim Jong Il, che vedeva la Corea del Nord come un arsenale di autocrazia, era la vendita di materiale arricchito,

greggio per armi nucleari, o tecnologia missilistica per mantenere il suo stile di vita; o forse guardava all'Iran, al Venezuela o al

Messico per un supporto economico.

Giappone, Corea del sud, Russia e Stati Uniti avevano tutti con ragioni per non volere che potrebbero Nord avesse il nucleare. La

Cina era un'incertezza: non sembrava nel suo interesse permettere alla Corea del Nord di continuare con le sue attività nucleari,

dato che Giappone, Taiwan e Corea del sud avrebbero potuto rispondere a tono; e se la Corea del Nord avesse continuato a testare,

gli Stati Uniti avrebbero sicuramente rafforzato il dispiegamento degli ABM lungo il perimetro asiatico. La Cina avrebbe potuto porre

fine al programma nucleare Nord coreano se avesse voluto, essendo il maggior fornitore di energia elettrica del paese e in caso di

necessità la Cina fornisce l'ombrello nucleare e militare al paese.

Il consigliere Tang porta rispetto

il 19 ottobre 2006,2 settimane dopo il test nucleare Nord coreano, un consigliere di Stato cinese Tang Jiaxuan visitò Pyongyang con

la missione personale di consegnare un messaggio dal presidente Hu a Kim Jong Il. Gli eventi che seguirono a tale visita suggeriscono

una cauta rivalutazione da Pechino: forse i cinesi hanno istruito il loro cliente Nord coreano su come dissimulare gli aspetti più visibili

della costruzione della bomba e dei test. Durante l'anno seguente i negoziatori americani e nordcoreani si riunirono in discussione a

Pechino con rappresentanti dei governi cinese, russo, giapponese e sud coreano, ed avrebbero potuto raggiungere, o meno, una

qualche sorta di accordo sulla chiusura di alcune parti del programma nucleare Nord coreano. il negoziatore americano era molto

compiaciuto degli "accordi bozza" raggiunti nel febbraio 2007, mentre l'ambasciatore John Bolton rimase dubbioso.

sette mesi dopo, gli stessi negoziatori si incontrarono nuovamente a Pechino per adottare "un piano d'azione di seconda fase", ma

le scadenze alla fine del 2007, previste all'inizio dei negoziati, vennero raggiunte senza nessun risultato. Nel febbraio del 2008, una

piccola delegazione di scienziati americani visitò il centro nucleare di Yongbyon, notando alcuni progressi nello smantellamento di

alcune strutture nucleari, ma allo stesso tempo il direttore dell'intelligence nazionale americano informò il Senato della sua opinione

divergente. McConnell disse che, mentre Pyongyang negava un programma per l'arricchimento dell'uranio e le attività di

proliferazione nordcoreani, l'intelligence riteneva che la Corea del Nord continuasse in entrambi i campi. Qualche settimana dopo, il

negoziatore Hill perse il suo ottimismo, dichiarando di essere molto preoccupato data la mancanza di progressi nelle sue

negoziazioni con la Corea del Nord.

Con il passare dei mesi, la pressione cinese sembrava aumentare: il 25 giugno i Nord coreani consegnarono una parziale

dichiarazione di attività nucleari a Pechino. Una conferma visibile si ebbe il giorno seguente quando in altre coreani martellarono la

torre di raffreddamento alla struttura del reattore di Yongbyon, di fronte alle telecamere televisive mondiali.

È possibile che l'attività nucleare sulla penisola coreana si sia fermata, tuttavia, gli esperti nucleari Nord coreani sono quasi

certamente attivi da qualche altra parte, essendosi rivolti all'Iran, alla Siria e al mondo islamico. Comunque il popolo della Corea del


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DETTAGLI
Corso di laurea: Corso di laurea in scienze politiche per la cooperazione
SSD:
A.A.: 2014-2015

I contenuti di questa pagina costituiscono rielaborazioni personali del Publisher chiara.chialant di informazioni apprese con la frequenza delle lezioni di Il potere nucleare nel sistema internazionale e studio autonomo di eventuali libri di riferimento in preparazione dell'esame finale o della tesi. Non devono intendersi come materiale ufficiale dell'università Roma Tre - Uniroma3 o del prof Gala Marilena.

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