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- Litbinow (ministro esteri) con un atteggiamento più collaborativo che suggerisce una controproposta di accettare il

controllo internazionale proposto dagli USA (che può portare benefici) ma a condizione di non creare l’AEC, ma di

rimandare le decisioni al Consiglio di Sicurezza ONU.

- Molotov è totalmente contrario e propone di eliminare tutte le armi nucleari, proibirne la produzione e usare l’energia

nucleare per altri fini, poi semmai creare l’AEC per il controllo internazionale (anche per altro uso)

Alla fine Stalin decide di dare ragione a Molotov, ma usa il sistema di Litbinow (si in termini di principio ma con la possibilità di

incidere con il veto). Quindi la proposta è creare l’AEC, dipendente dal CdS, che decide, in cui l’URSS ha il potere di veto. Tale

proposta viene portata da Molotov nel ’45 all’incontro con Byrnes (consiglio ministri esteri): si crea l’AEC, dipendente dal CdS, ma si

procede per stadi.

Dunque l’ottica di Stalin è quella di recuperare i rapporti con gli USA.

Nell ‘aprile 1946 l’istituto di studio della bomba sovietica viene spostato nell’Arzamas (Mosca), laboratorio nella zona degli Urali.

Dal punto di vista politico l’AEC (AEC 5 membri CdS + 6 membri a rotazione + Canada = 12 membri)stabilisce che deve esserci uno

studio per stabilire come dovrà funzionare il controllo e l’URSS sceglie come rappresentante Andrei Gromyko, incaricato di

presentare il piano dal punto di vista sovietico (diritto di veto).

Al momento della presentazione del piano, i negoziati si complicano: a luglio, alcuni tecnici (scienziati e politici) sovietici, ottengono

di poter partecipare a dei test statunitensi nel pacifico, per meglio comprendere gli effetti militari dell’ordigno. Viene poi creata una

sottocommissione AEC per avviare uno studio tecnico-scientifico sul funzionamento del sistema di controllo che a settembre emette

un parere secondo cui il controllo non è ostacolato da nessun motivo tecnico o scientifico. Ne emerge anche una sostanziale

disponibilità anche da parte sovietica a portare avanti il controllo.

Tuttavia ad ottobre Molotov fa un discorso all’ONU condannando il progetto monopolista statunitense e contropropone un’idea di

disarmo più generale. Tale discorso è importante perché poterà ad un indurimento della posizione USA e perché dimostra già che la

questione atomica sta diventando un’arma politica per ottenere consensi sociali.

Risposta USA e reazione ONU

Baruk (che aveva già proposto a Truman il disarmo) suggerisce la necessità di mettere ai voti la proposta americana (novembre),

rinunciando a qualsiasi ulteriore negoziato con l’URSS (al tempo nettamente in minoranza tra i membri ONU), al fine di una verifica

del rapporto di forza. Il 5 dicembre egli ottiene di mettere ai voti la proposta presso l’AEC, con il fine di redigere un rapporto per il

CdS dell’ONU. A fine anno si arriva al voto: solo URSS e Polonia votano a sfavore della proposta USA (10 voti positivi).

Si riapre, così, un dibattito nell’Unione Sovietica per decidere la posizione da adottare e Grumiko insiste sull’idea di continuare ad

accettare il controllo internazionale, non da attuare per fasi, ma con l’avvio di ispezioni immediate ai siti nazionali (per vedere fino a

che punto gli USA sono disposti a permettere il controllo). Questo però comporterebbe ispezioni anche in territorio sovietico, che il

governo non è disposto ad accettare, motivo per cui questa posizione viene respinta.

La proposta di Grumiko ci fa ulteriormente comprendere la funzione propagandistica e politica dell’energia atomica (mettere in

difficoltà l’avversario).

Fra il 1947 e il 1948 il rapporto si muove tra ONU e AEC perché le posizioni USA e URSS non si modificano in modo rilevante. Nel

novembre 1948 l’AEC stila un rapporto in cui constata l’inconciliabilità delle posizioni e l’impossibilità di raggiungere un

compromesso.

L’assemblea generale dell’ONU a questo punto (1949) crea un comitato speciale, il First Committee, per favorire la collaborazione tra

le 5 potenze più il Canada, ma la questione rimbalza tra CdS e AEC senza alcun risultato.

L’AEC dal novembre 1949 smette di avere valenza negoziale, fino al 1952, anno in cui viene creata una commissione per il disarmo.

Appare evidente la perdita di qualsiasi funzione, se non propagandistica da entrambe le parti.

Controllo in USA e URSS dal 1946

Il progresso atomico statunitense continua con un’assoluta accelerazione, sia per quanto riguarda la produzione di materiale fissile,

sia di bombe, nella convinzione di poter mantenere la preminenza rispetto all’URSS.

Nel frattempo lo spionaggio riporta gli avanzamenti dell’URSS nella ricerca, che portano gli USA a crede di avere ancora 5 o 6 anni di

vantaggio.

A livello internazionale, però, le questioni peggiorano:

- Con il blocco di Berlino

- Il blocco di Praga

- E con il delinearsi dell’alleanza occidentale, in Europa, contrapposta al blocco sovietico

Il 1949 è un anno fondamentale perché gli USA scoprono di non avere più il monopolio a causa del test sovietico del 29 agosto 1949,

di una bomba sul modello di Fatman, esplosa nel Kazakistan (no coinvolgimento civili).

Reazione USA

Vengono a conoscenza del test da rilevamenti di modifiche nella radioattività dell’area e il 23 settembre la notizia è pubblica.

A Los Alamos nel frattempo, c’è un gruppo, autorizzato da Oppenheimer, che studia la fusione, sotto la guida di E. Teller, che inizia a

raggiungere importanti risultati, seppur non sia ancora chiaro come costruire la bomba. Questi risultati però portano ad un

avanzamento nel progetto, finché si capisce come effettivamente costruire l’ordigno.. si apre allora il dibattito se proseguire con la

costruzione di quest’arma 1000 volte più distruttiva della bomba a fissione.

Il processo decisionale si accelera all’indomani del test sovietico e con la nascita, all’inizio di ottobre della PRC (Repubblica Popolare

Cinese) che da l’impressione agli USA di avere di fronte un vasto blocco di Paesi comunisti.

Il primo agosto 1946 era stato emanato il McMahon Act (impedisce collaborazione con qualsiasi paese del mondo in ambito

nucleare) contenente la creazione dell’US Atomic Energy Commission, responsabile delle decisioni di politica nucleare statunitense,

legate alla sicurezza del Paese a capo del quale vi è Lilienthal. All’interno dell’USAEC c’è il General Consultative Committee,

presieduto da Oppenheimer, con Fermi, Ceborg e Conad, che sulla questione si divide: la maggioranza decide per il no, ovvero non

proseguire nella produzione della superbomba; una piccola minoranza, con Fermi e Rabi, è a favore di una sorta di messa al bando

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delle bombe H, di comune accordo con l’URSS, dato che con gli strumenti tecnici a disposizione è possibile rilevare variazioni di

radiazioni nell’atmosfera qualora vi fosse un test in atto, il che renderebbe molto più semplice il controllo.

Tuttavia, al presidente arriva solo il rapporto della maggioranza, ostacolato però dall’USAEC e in particolare da J.L. Strauss,

conservatore repubblicano che non vuole contenere il progresso americano senza sapere esattamente cosa fa l’URSS. Egli crea così

una lobby di oppositori con l’appoggio dei militari.

L’orientamento che emerge dal senato, dopo la richiesta di parere da parte di Truman, è di procedere nella produzione della

superbomba; il presidente richiede allora il parere di un comitato formato da Acheson, il segretario alla difesa Johnston e Lilienthal.

Quest’ultimo si dichiara contrario, in opposizione a Johnston, lasciando Acheson come ago della bilancia. Il Policy Planning Staff,

interno al dipartimento di stato, diretto da G. Kennan ritiene invece che si debba ancora trovare un compromesso con l’URSS.

Nell’aprile 1950 viene poi stilato da P. Nitz l’NSC68, un documento che riporta un’analisi molto allarmista in merito alle relazioni

internazionali ed in particolare con l’Unione Sovietica. Quindi contrapposta alla visione di Kennan troviamo questa di Nitz, che

nell’effettivo sarà prevalente.

Di conseguenza vengono attuate misure che prevedono anche la militarizzazione dell’Alleanza Atlantica, che alla fine del 1950

diventerà NATO. Questo perché l’NSC68 descrive l’URSS come una potenza insidiosa, contro la quale è necessario difendersi.

All’interno del governo USA, con tutte queste voci, la decisione spetta al presidente e dopo che Acheson si è espresso a favore, il 31

gennaio 1950, l’inizio della corsa agli armamenti è definitivo. Verso marzo, il presidente decide anche per la produzione della bomba

H (le atomiche sono più o meno 300).

In Unione Sovietica nel frattempo sono arrivate informazioni da Fuchs (1946, dopo un discorso di Teller in una riunione a Los Alamos

sulla messa a punto della fusione) che vengono messe a disposizione di un gruppo guidato da Zel'dovič (astronomo e fisico sovietico)

di studi teorici presso Leningrado, che arriva ad ammettere che le ricerche statunitensi sono valide (1948). Questi risultati vengono

studiati da un altro gruppo guidato da Igor Tamm e Sacharov (padre della bomba H sovietica) che fa ulteriori progressi.

Nel ’48 Stalin decide che è necessario progredire anche in merito alla bomba H, perché non ci si può permettere di restare indietro

rispetto alle potenze capitaliste.

Inizialmente Sacharov (1948) mette a punto un progetto molto diverso da quello americano, basato su una sorta di sovrapposizione

a strati di materiale suscettibile di fusione e fissione, ottenendo quindi una sorta di bomba a fissione potenziata (meno materiale per

la fusione, quindi la bomba americana è più forte).

Gli USA possono sperimentare il loro primo ordigno (no bomba) il I novembre 1952: questo pesa 50 tonnellate, quindi non può

essere lanciato (per questo non è una bomba) ed il test si svolge nel sud del Pacifico, sprigionando più di 10 megatoni di potenza.

Questo spinge i sovietici, il 12 agosto 1953 a sperimentare la loro bomba (trasportabile) a torta (400 kilotoni), dato che ancora non

sanno che è possibile costruire una bomba in 2 fasi (prima fissione poi fusione). Si dovrà aspettare il 1955 per ottenere una potenza

in megatoni, quindi la prima bomba H sovietica, mentre negli USA, già nel 1954 era stata creata.

Durante l’amministrazione Truman, nel 1946, viene creato uno Strategic Air Command cui faranno capo le decisioni in ambito

strategico, nel caso di eventuale guerra, anche in merito alla bomba atomica, che viene quindi considerata una normale bomba con

altissima capacità distruttiva, che permette di usare meno armi convenzionali. Tali considerazioni sono espresse nell’Harmon Report

del maggio 1949, in merito ai possibili risultati di uno scontro con l’URSS, che descrive un effetto del 30-40% di diminuzione della

capacità produttiva sovietica con un bombardamento di circa 70 città. Ovviamente si tratta di un calcolo di distruzione immediata,

senza contare i danni successivi.

Per il trasporto gli USA hanno circa 30 bombardieri B29 rivisitati, ai quali si aggiungeranno circa 150 B36 (di cui 40 utili per il

trasporto delle bombe), più potenti ed autonomi, negli anni successivi (1952). Inoltre, già prima della NATO (basi in Europa) gli USA

(1949) hanno basi in Gran Bretagna, Azzorre, Arabia Saudita ecc., fondamentali per un eventuale attacco in URSS.

La situazione sovietica dal punto di vista di come si immagina l’uso della bomba atomica è molto simile a quello USA, ovvero, non

viene considerata un’arma decisiva e non entra subito nella pianificazione militare. Viene chiesto solo nel 1950 di fare una

simulazione di come si sarebbe combattuto dopo essere stati colpiti dall’atomica. In questa fase i sovietici, che non danno grande

enfasi all’aviazione come mezzo di combattimento, contano molto sul proprio esercito, avendo a disposizione bombardieri con

capacità di volo molto limitata (2000km). Con la creazione del Tupolev tu-4 (copia del B29) nel 1947 la situazione migliorerà, ma

comunque la loro capacità di volo non permetterà il ritorno. Solo nel 1953 vengono costruiti i Tupolev tu-95, con maggiore

autonomia. Inizialmente quindi l’URSS punta sulla costruzione di missili, grazie ad ingegneri tedeschi e pezzi di armi trovati in

Germania.

La morte di Stalin nel 1953 apre degli spiragli nei rapporti con i Paesi occidentali, ma non cambia molto nel rapporto di forza tra USA

e URSS in ambito nucleare.

Controllo internazionale, disarmo e morte di Stalin 1952-1956

La morte di Stalin, nel marzo 1953 ha una forte influenza anche su come i sovietici iniziano a ripensare quella che loro stessi

chiameranno la loro dottrina militare. Il processo di mutamento è graduale, sia sul piano della dottrina che su quello più

generalmente politico.

Stalin non enfatizzava l’elemento nucleare, data la sua impostazione ideologica secondo cui la battaglia si vince con altri strumenti e

la convinzione che fosse essenziale l’elemento sorpresa. Si avvia così, nel 1953 un dibattito:

dottrina militare se per Stalin esistono fattori operativi permanenti, si iniziano a pubblicare articoli sulla possibilità di combattere

una guerra nucleare, con la bomba atomica come elemento inserito tra le armi. Si è avuta anche un’esercitazione tra i Carpazi per

prepararsi all’uso dell’atomica da parte americana. Dal ’53 vengono anche istituiti dei corsi su come comportarsi in guerra con il

nucleare: si inizia a considerare il nucleare elemento plausibile in battaglia. Tale impostazione è opposta a quella americana in ottica

di deterrenza.

piano politico come si deve comportare adesso la nomenklatura? Sarà Malenkov ad esprimersi, compromettendo la propria

carriera: nel maggio 1954 tiene un discorso in cui enfatizza la necessità, per non distruggere il genere umano, di cambiare

l’impostazione ideologica comunista, destinata a produrre un conflitto con il capitalismo. Quindi egli nega uno dei pilastri del

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comunismo: l’inevitabilità del conflitto. Tale formula troppo radicale non è ancora accettabile, motivo per cui Malenkov verrà

allontanato dal potere.

Quello che manca in URSS è la considerazione di un principio di deterrenza, in fase di elaborazione in USA. Tale dibattito non si ha in

Unione Sovietica perché:

- La situazione dei mezzi di lancio è deficitaria (no credibilità della minaccia)

- Mentre la nomenklatura rifiuta il pensiero di Malenkov una corrente diversa ritiene che i sovietici siano perfettamente in

grado di combattere una guerra nucleare nonostante un atteggiamento di base pacifista. Sono convinti di poter

sopravvivere a un conflitto che non si può escludere data l’aggressività degli USA (danno importanza relativa alla minaccia

USA)

Si tratta ormai di una questione psicologica di reciproca percezione.

Il terreno comune è alle Nazioni Unite (dove il tema del controllo internazionale è caduto) con la discussione sul disarmo nucleare e

il disarmo più in generale, all’interno della Commissione per il disarmo, che vede gli stessi membri dell’AEC discutere anche in

materia di disarmo convenzionale, all’interno della quel, nel 1952, c’è una prevalenza di paesi occidentali che riescono ad ottenere

certe condizioni:

- Il disarmo per stadi

- La verifica di ciascuno stadio

- La trattazione del disarmo nucleare

Questa Commissione ha però gli stessi problemi dell’AEC, dato che l’URSS pretende la messa al bando della produzione nucleare.

Nel novembre 1953 la Commissione è ad un punto morto e si approva la creazione di un sub-comitato in cui sono coinvolti i paesi più

interessati per raggiungere un accordo accettabile, ovvero URSS, Francia, Gran Bretagna, USA e Canada (nonostante una certa

avversione da parte sovietica).

Quello che sta succedendo è che:

- Prosegue la corsa agli armamenti

- Si è aggiunta come potenza atomica la Gran Bretagna, che nel ’54 avvia le ricerche per la bomba H (che avrà nel maggio

1957)

- Si finge quindi di interrogarsi su come frenare la corsa

All’ONU è in atto una competizione tra i due paesi (convivenza pacifica e competitiva) sia per quanto riguarda l’opinione pubblica

interna e internazionale che per l’immagine nel contesto internazionale.

Truman, già nel 1952, ha richiesto un board per avere consulenza sul disarmo, che elabora il consiglio irricevibile di mettere al bando

gli esperimenti per cominciare intanto a rallentare.

Il tema del disarmo è ripreso dal governo Eisenhower, che convoca un’altra commissione di esperti, di cui farà parte Strauss

(chairman), il consulente per la guerra psicologica Jackson, un rappresentante CIA ecc. Questo board riceve dal presidente la

richiesta di trovare una formula per mettere in buona luce il nucleare, enfatizzandone l’uso civile (idea di un processo di sviluppo

industriale disponibile per tutti, basata sulla percezione di un’energia con pochissimi difetti). Quindi il problema che Eisenhower si

pone è puramente di immagine.

Si inizia allora ad elaborare l’idea di costruire un organo internazionale per la creazione, diffusione e gestione del nucleare per uso

civile; idea, questa, che il presidente espone all’ONU nel discorso ‘Atoms for peace’ del dicembre 1953, che avrà un notevole

impatto economico e sarà accolto con enorme enfasi. La proposta è quella di gestire inizialmente l’uso positivo del nucleare,

occupandosi, successivamente delle altre questioni.

L’idea iniziale di Eisenhower è di creare una banca dell’uranio che metta a disposizione degli altri paesi le risorse a uso civile, per

avviare poi una progressiva interruzione della produzione del materiale fissile devolvendola all’organo internazionale.

Questa idea ha la funzione di dare un messaggio positivo, ma soprattutto di rallentare fortemente il percorso sovietico (più

arretrato), dato che si prevede pari versamento di materiale da tutti i paesi. A questo vantaggio però corrispondono due svantaggi:

- Interrompere la produzione nazionale di materiale fissile

- Dare un ruolo chiave ad un’agenzia internazionale in materia di sicurezza

Proprio questi due aspetti negativi portano ad uno snellimento della proposta, da parte di Strauss e del dipartimento della difesa

(dopo le analisi del board), con la creazione dell’agenzia, cui ciascuno stato può decidere di aderire ma senza diminuire la produzione

di materiale fissile, e soprattutto con un sistema di scambi basato su rapporti bilaterali. Quindi l’agenzia ha lo scopo di controllare

che il materiale fissile scambiato tramite tali accordi bilaterali sia utilizzato per fini civili.

L’URSS si rende disponibile al negoziato, infatti nei primi mesi del 1954 (gennaio-aprile) si svolgono incontri tra J.F. Dallas e Molotov,

in cui quest’ultimo sottolinea il rischio che le informazioni condivise per scopi civili, vengano poi utilizzate per fini militari.

L’avvertimento viene respinto dagli USA, portando anche l’URSS a modificare la propria posizione. Tra marzo e giugno 1955 i

sovietici inizieranno quindi a stringere accordi bilaterali con paesi come la Cina e la Polonia.

Per raggiungere un accordo sul disarmo si svolgono due conferenze nell’agosto 1954, alla base di quella che diventerà, nel 1957,

l’Atomic Energy Agency:

- Nel giugno 1954 Francia e Gran Bretagna avanzano una proposta che cerchi di andare incontro ai sovietici, fissando un tetto

massimo di armamenti e uomini delle forze armate (1 milione per Cina, URSS e USA e 800 mila per le potenze regionali) e

inserendo la possibilità di mettere in relazione la diminuzione di armamento convenzionale e atomico (alla diminuzione del

primo di avvia la diminuzione del secondo).

- Il 10 maggio 1955 l’URSS lancia una controproposta in cui si accetta in parte quella anglo-francese e Chruščëv propone

anche l’uscita di scena dell’URSS dall’Austria. Questo per dare segnali di apertura importanti, di riduzione della tensione,

rinunciando all’idea di abolire l’uso del nucleare (eventualità che gli USA non possono accettare), accettando l’idea dei tetti

e della riduzione a scaglioni collegata in proporzione, ma soprattutto accettando la creazione di punti di controllo anche sul

territorio. 11

Viene proposta nel frattempo una nuova conferenza (18-23 luglio 1955) a Ginevra, in cui i grandi si ritrovano per la prima volta dopo

la IIGM, durante la quale gli USA propongono ‘Open Skies’, ovvero di rendere il controllo funzionante aprendo i cieli al sorvolo. La

proposta viene rifiutata dall’URSS che lo vede come un tentativo di spionaggio. ‘Open Skies’ si fonda sull’idea di una massima

disponibilità e fiducia reciproche, ma anche sulla possibilità di essere totalmente al riparo da un attacco a sorpresa. Gli USA sono ben

coscienti dell’impossibilità che tale proposta venga accettata, dato che non è concepibile neanche per gli Stati Uniti stessi, ma serve

a far deragliare il negoziato e mettere in luce i limiti sovietici. Si tratta di un gioco al rialzo.

1954-1960 Sputnik e situazione in Europa (Gran Bretagna e Francia)

I primi missili messi a punto e funzionanti in USA sono a raggio intermedio, a media gittata: i Thor dell’aviazione ed i Jupiter di

esercito e marina; e nonostante gli sforzi di Eisenhower per diminuire le spese belliche, i programmi non si riducono data la potenza

delle lobbies.

Mentre in URSS abbiamo l’SS6, che lancerà lo Sputnik, gli USA (1957) portano avanti la sperimentazione dei missili intercontinentali

Titan e Atlas, i cui test però falliscono.

Quando, il 4 ottobre 1957 arriva la notizia dello Sputnik (lancio nello spazio di un satellite, che può essere anche utilizzato per colpire

oltre oceano) gli USA sono molto indietro (missile non appesantito), con una quantità di tentativi falliti. Il primo lancio riuscito

americano avviene alla fine di gennaio 1958.

Problema effettivo/percepito

Cisi chiede se esiste veramente un gap tecnologico, ma l’unica vera differenza è l’investimento massiccio dell’URSS nel progetto e la

maggior parsimonia americana. Il problema di Eisenhower, che sa benissimo che non c’è un vero gap (aerei spia) è che non può

rivelarlo, per non rivelare le fonti.

Lo shock dello Sputnik ha conseguenze quali:

- La creazione di uno Science Advisory Committee dell’Office of Defence Mobilitation, che stilerà il Kilian Report (febbraio

1955) per la valutazione del pericolo di un first-strike, diventando parte integrante del consiglio del presidente.

- Kilian viene chiamato a ricoprire la carica di consigliere del presidente per le questioni scientifiche

- Dal punto di vista militare si spinge per avanzare con i missili anche a seguito del Gaither Report del novembre 1957, che

sottolinea la necessità di creare rifugi antiatomici e avviare un processo di installazione di missili. Questo perché in questa

fase gli USA hanno a disposizione Jupiter e Thor, a medio raggio, quindi da istallare vicino all’URSS.

Europa

La MC/48 del 1954 enfatizzava molto la risposta nucleare, basandosi sull’idea di una cerca supremazia USA.

La NATO è l’ambito in cui per primo si riflettono i rapporti di forza USA/URSS e la percezione di una perdita di potere statunitense.

La MC 14/2 è una risoluzione adottata nel 1957, abbinata a una Political Directive dell’alleanza, che ammorbidiva la dottrina della

MC/48, in ottica di una maggiore flessibilità.

Il Consiglio Atlantico si esprime nel dicembre 1956, evidenziando alcuni punti chiave della strategia sovietica: nella tendenza

occidentale si dice che la forza militare sovietica stia costantemente crescendo, anche nella capacità di lanciare ordigni atomici sia in

Europa che Nord America. Altra tendenza è la capacità dei sovietici di mantenere in piedi le forze per affrontare un conflitto anche

non nucleare, sia di piccole che grandi dimensioni, con forze convenzionali, in Europa.

Di conseguenza, la MC 14/2, approvata nell’aprile 1957, stabilisce che in preparazione di una guerra generale (obbligata) bisogna

assicurare la capacità di portare avanti una risposta massiva e distruttiva (nucleare); la NATO deve anche essere preparata a reagire

istantaneamente con la forza appropriata, in qualunque territorio NATO, anche con armi convenzionali.

In sostanza, su input statunitense, ben ricevuto in Europa, si sta iniziando, di nuovo, a considerare le forze convenzionali in un

contesto flessibile, con l’introduzione dell’idea che una guerra può essere fatta anche con armi convenzionali in territorio europeo.

Di conseguenza si sviluppa un dibattito sul Nuclear Sharing, che parte dall’osservazione dell’Europa che forse gli USA si sarebbero

rifiutati di intervenire in un’eventuale conflitto in territorio europeo.

In questo arco temporale abbiamo:

- La costruzione dell’Europa

- 1954 input alla costruzione del mercato comune e dell’EURATOM (una delle ragioni che spingono la Francia all’integrazione

e condivisione delle risorse per lo sviluppo americano del nucleare)

- 1956 Francia e Gran Bretagna intraprendono l’avventura di Suez (conflitto che nel 1956 vide l'Egitto opporsi all'occupazione

militare del Canale di Suez da parte di Francia, Regno Unito ed Israele. La crisi si concluse quando l'URSS minacciò di

intervenire al fianco dell'Egitto e gli Stati Uniti, temendo l'allargamento del conflitto, costrinsero inglesi, francesi ed

israeliani al ritiro. Per la prima volta USA e URSS si accordarono per garantire la pace.), che si conclude con l’imposizione di

un ritiro di forze (inviate per porre fine al regime di Nasser), da parte di USA e URSS in accordo, dal Canale. Questa

umiliazione avrà ripercussioni sui due Paesi.

La questione è: guerra interna convenzionale in Europa, o coinvolgimento americano e nucleare?

Francia, Gran Bretagna, Europa e Nuclear Sharing

Programma Francese

Il programma nucleare francese nasce sulla scia di conoscenze di scienziati francesi che hanno lavorato in Canada durante la IIGM, in

particolare, F.J. Curie, comunista, chiamato come figura di eccellenza a far parte del Commissariat a l’energie atomique (1945),

effettivo per volere di De Gaulle dal 1946.

L’orientamento iniziale (civile/militare) del programma nucleare francese è molto ambiguo, anche a causa della struttura burocratica

del Paese della IV Repubblica, che consente comunque al programma di proseguire.

Nel 1951 P. Gaillard da a questo programma lo stimolo essenziale imponendo un piano quinquennale 1952-57 per la costruzione di

due reattori e un impianto di separazione. Il programma, attraverso varie fasi di sviluppo (militare), legate alle varie questioni

politiche che negli anni ’50 preoccupano la Francia, ovvero:

- 1954, anno in cui si decide il riamo della Germania occidentale (fallimento comunità europea di difesa), che segna una

tappa importante per l’oscillamento del programma. 12

- 1956 crisi di Suez

La Francia vede nell’atomica un’arma con un effetto di livellamento fra le potenze, quindi politica, che non necessita una particolare

elaborazione strategica (Valais), ma risulta fondamentale per il dialogo con le altre potenze (Francia potenza media). Il ’54 è l’anno in

cui si comincia ad elaborare su questo fronte per segnare la differenza con la Germania.

Durante il governo di M. Franz (1954) vengono prese misure quali:

- La creazione di un Comitato per le esplosioni nucleari a novembre

- Viene indetta una riunione in dicembre, con coloro che sono coinvolti nel programma per decidere se dargli un indirizzo

militare (idee contrastanti per i costi)

Questa discussione va a intersecarsi con quella sulla creazione di CEE ed EURATOM, le cui trattative iniziano con la Conferenza di

Messina del giugno 1955. Per la Francia l’aspetto fondamentale per interessarsi all’integrazione è quello di ottenere la comunanza di

risorse per raggiungere lo sviluppo; aspetto ambivalente è la necessità di un controllo e i Paesi membri (Benelux, Francia, Italia e

Germania federale) sono molto interessati ad entrambi gli aspetti, anche se la Germania ha un’impostazione più liberista rispetto

alla Francia.

Altro elemento è la partecipazione indiretta degli Stati Uniti, che sottolineano l’importanza del proprio appoggio alla Comunità,

qualora l’Europa mettesse in comune le risorse (deriva di proliferazione).

Nel maggio del’56 a Venezia si stabilisce di convocare una Conferenze a giugno per la stesura dei trattati CEE ed EURATOM, firmati

poi nel ’57. Nel luglio ’56 scoppia però la crisi di Suez che si conclude a ottobre e i negoziati tra Gran Bretagna e Francia si sbloccano

solo a novembre. La fine del ’56 impone ai due governi (messi all’angolo dagli USA) una riflessione sul tipo di rapporto che vorranno

stabilire con gli USA, del cui appoggio non possono fare a meno. Le conseguenze sono diverse nei due paesi. La Francia decide (fine

’56) che ogni ambiguità va chiusa, quindi viene palesato il programma militare dando la responsabilità al Commissariat di procedere

con la bomba, ed ai militari il compito di trovare un sito per i test (novembre-dicembre 1956), che sarà Delgon, in Algeria (luglio

1957). Infine la decisione per la sperimentazione sarà definitiva nel luglio 1958. Quindi la Francia decide di avviare il proprio

programma con o senza l’appoggio degli USA.

Altra questione fondamentale del ’56 è l’EURATOM e le divisioni interne. La soluzione arriva a novembre con un incontro fra il primo

ministro francese e Adenauer, che giungono ad un compromesso:

- L’EURATOM possiede la materia prima, ma solo a uso civile, mentre per la quantità destinata ad uso militare non ha alcun

controllo.

- L’EURATOM deve verificare che il materiale finalizzato al civile non venga usato con fini militari.

C’è quindi un passo indietro della Germania che accetta di contare di meno e la Francia può destinare parte del materiale a fini

militari propri.

Adenauer accetta il compromesso perché non ha più alcun interesse a creare problemi. Inoltre le discussioni tra Francia e Germania

(gennaio 1957) portano ad un incontro fra ministri della difesa (Bourget e Strauss, di cui Adenauer si serve per fare pressione sulla

situazione tedesca caratterizzata da una generale insoddisfazione) in cui si discute di una collaborazione militare, ancora non di

carattere nucleare. Questa intesa verrà perfezionata con un incontro del 25 novembre 1957 che coinvolgerà anche il ministro

italiano Taviani, in cui viene firmato un importante protocollo di intesa, che stabilisce che pur facendo capo ai sistemi di alleanza

europei, vi sono questioni di sicurezza che coinvolgono gli Stati Uniti. Quindi si firma un’intesa a che a carattere nucleare.

[L’EURATOM non riuscirà mai a svolgere il suo compito a causa di:

- Scoperta di giacimenti petroliferi che distraggono dalla questione atomica

- Nessun paese europeo trova conveniente condividere le conoscenze

- Il dual use è sempre sullo sfondo

- Gli USA fanno offerte per la fornitura di materiale fissile a basso costo, togliendo l’incentivo ad investire nell’EURATOM]

L’interesse dei tre paesi è mettersi in gioco sul fronte nucleare. L’interesse francese è principalmente economico (non c’è ancora De

Gaulle); la Germania asseconda la Francia per fare pressione politica sugli USA ed ottenere maggiore partecipazione; l’Italia

partecipa perché ha interesse nell’avere il nucleare.

Questo protocollo viene perfezionato con l’accordo del 9 aprile 1958, quando si decide la costruzione di un impianto di separazione

isotopica (gassosa) a Pierlat (Francia) dal costo molto elevato in cui i francesi mettono il 45% degli investimenti, i tedeschi il 45% e

l’Italia il 10%. L’impianto serve a sganciarsi dagli USA per la produzione di materiale fissile e la scelta del tipo di programma nucleare

che si vuole portare avanti. Infine la collaborazione è conveniente per tutti e tre: per i primi è meno costoso, per i tedeschi conviene

perché non è sul loro territorio e per gli italiani è una possibilità di partecipare.

Gran Bretagna

La Gran Bretagna era stata meno convinta della collaborazione con Israele nella guerra contro l’Egitto ed alla fine viene messa alle

stretta da una politica finanziaria ed energetica americana che genera una crisi di governo che porta alla sostituzione di Iden con

McMillan che opta per ricucire i rapporti con gli USA. Tale ravvicinamento è dovuto a:

- Successo dell’esperimento della bomba H inglese in Australia

- Lancio dello Sputnik e conseguenze negli USA

Poco dopo il cambio di governo (McMillan ed Eisenhower si conoscono dalla IIGM) i due presidenti di USA e Gran Bretagna si

incontrano alle Bermuda il I maggio 1957 per discutere di un consolidamento della politica britannica in ambito nucleare (Global

Strategy Paper) con l’appoggio americano.

[USA e Gran Bretagna hanno già concluso accordi di collaborazione atomica: nel ’54 c’è stata una prima revisione del McMahon Act

che ha permesso gli accordi di collaborazione in ambito civile nel ’55; accordi sulle caratteristiche esterne degli ordigni. Questo

mostra la presenza di un percorso di collaborazione. Infine la Rolls Roice ottiene i permessi per la costruzione dell’Atlas.]

Questo incontro permette di varare il Defence White Paper per il futuro sviluppo della difesa inglese (dando il senso di quanto sia

importante la collaborazione con gli USA) e l’ottenimento di importanti aiuti.

Già nel 1957 però la GB richiede aiuti più concreti. Il 25 ottobre, dopo il lancio dello Sputnik McMillan ed Eisenhower si incontrano a

Washington per parlare della necessità di questo aiuto al programma nucleare britannico che richiede una revisione profonda del

13

McMahon Act. Il Congresso si convince proprio a seguito del lancio sovietico, che ne fa comprendere i progressi. Tuttavia, la

condivisione deve rimanere circoscritta, dato il timore di una proliferazione tedesca.

Nel febbraio 1958 ci si avvia quindi alla decisione di una esclusività del rapporto GB-USA ed in agosto viene firmato un accordo di

collaborazione tra Stati Uniti e Paesi che abbiano compiuto significativi progressi in campo atomico.

Questo generà però difficoltà con la Francia.

NATO (’56-’57 Gaither Report)

L’Europa inizia a temere di essere lasciata sola dagli USA, in situazione di inferiorità (missile intercontinentali).

Nel dicembre 1957 Eisenhower fa una proposta sul Nuclear Sharing al Consiglio Atlantico con la possibilità di istallare in Europa Thor

e Jupiter (medio raggio), per rassicurare l’Europa e dare più sostanza al deterrente.

Nella discussione con i francesi emerge la questione di come far funzionare i mezzi di lancio e in particolare il controllo del lancio (chi

deve controllare gli stock piles). Questa si somma alla domanda su chi controlla ogni eventuale risposta NATO all’offensiva sovietica

(comandante supremo). Si creano così i primi attriti.

Nuclear Sharing in ambito atlantico

Cosa succede nell’Alleanza Atlantica? C’è un percorso già inaugurato dalla GB; vi sono difficoltà con la Francia, anche con l’arrivo di

De Gaulle; infine vi è la questione della Germania.

Nel 1958, grazie alle trattative avviate nel ’57 la GB ottiene l’appoggio americano in ambito nucleare in un rapporto quasi esclusivo.

Blue Streak, missile della Rolls Roice, è la novità strategica della GB, ma è già obsoleto, essendo ispirato all’Atlas a propellente

liquido, quindi problematico. Di conseguenza l’offerta di Eisenhower viene accettata e durante il 1958 si avvia un dibattito sulla

modalità operativa di questo battaglione di missili. La condizione fondamentale che ottiene McMillan è che, nonostante siano missili

americani, il controllo pratico spetta alla GB, che per il loro utilizzo deve comunque rivolgersi alla NATO (decisione finale). In GB però

non esiste il sistema della doppia chiave, ovvero il controllo congiunto dei missili. Mentre lo stock pile (bombe) è sotto il controllo

USA, nonostante sia in territorio britannico.

Nel 1960, i 60 Thor sono già installati e funzionanti.

Il primo Paese cui si rivolgono gli USA è la Francia dove dal’57 c’era già interesse per il nucleare con Gaillard. I negoziati (1957)

sull’offerta di Eisenhower prendono però una brutta piega, la risposta formale è positiva ma pone tre condizioni (missili con doppia

chiave):

- Conoscere la natura dello stock pile

- Essere pienamente informati sul loro uso

- Piena cooperazione e coordinamento

Nel maggio 1958 arriva De Gaulle, viene stilato il protocollo per lo stabilimento di Pierlat e Strauss rilascia un’intervista in cui

dichiara: “La Germania si è impegnata a non produrre materiale atomico con l’adesione all’UEO, ma rebus sic stantibus, non si sa

quali saranno le reazioni ai movimenti francesi”.

La Germania, tuttavia, non vuole missili sul proprio territorio per i rischi di attacco e le possibili conseguenze sulla nazione.

Quindi non è una decisione che il governo tedesco si prepara ad assumere, ma Strauss non vuole far passare il messaggio della sua

minorità politica.

Questo apre un problema enorme per gli USA:

- Da una parte c’è un rapporto esclusivo con la GB per reciproco vantaggio

- C’è la Francia che non può essere trattata troppo diversamente dalla Gran Bretagna

- La Germania che vuole pari trattamento dei francesi

- E l’Italia che partecipa per il 10% allo stabilimento di Pierlat.

Direttamente connesso è l’atteggiamento che assumerà l’URSS che non può assolutamente accettare la nuclearizzazione della

Germania federale (crisi Berlino ’58).

Sono in atto quindi difficili negoziazioni con Francia e Italia che si avviano nel settembre ’59 anche con la Turchia. In quest’ultima

arrivano solo 15 missili Jupiter, mentre in Italia, a Brindisi ne vengono istallati 30 fra il 1960 e il 1961. Gli accordi firmati con questi

due paesi sono con base NATO, quindi sotto controllo esclusivo delle bombe, con sistema a doppia chiave.

Francia

De Gaulle va al potere nel maggio ’58 ed entro settembre fa approvare un referendum sulla riforma costituzionale per introdurre un

notevole incremento della capacità del Presidente della Repubblica di portare avanti decisioni urgenti, diventando dunque elemento

centrale della politica francese. Egli ha un’idea differente rispetto ai suoi predecessori perché per lui la force de frappe ha un valore

ancora più marcatamente politico (livellamento). Non esclude la collaborazione con partner europei, ma vuole mantenere una certa

libertà d’azione. Con De Gaulle anche la cooperazione europea finisce in sordina perché per lui la force de frappe deve essere

esclusivamente nazionale per poter guidare l’Europa in un processo che scardini il sistema dei 2 blocchi, creando un’alternativa.

L’Europa unita sotto la leadership francese può creare un terzo polo: l’indipendenza deve essere più chiara e francese.

Il suo progetto:

- Mette fine alla cooperazione nucleare creata con i protocolli 57 e 58

- Da importanza ai singoli governi nazionale, quindi è contrario al federalismo

De Gaulle manda una nota ad Eisenhower in cui sollecita USA e GB a formare un direttorio a 3 (13 febbraio 1950 la Francia sarà in

grado di portare a termine il primo esperimento atomico). Si tratta quindi di una richiesta di riconoscimento di pari importanza

(settembre 1958).

I negoziati del governo precedente devono poi essere continuati.

La risposta americana sul direttorio a tre è negativa, dato che gli USA non vogliono creare dissidi nell’alleanza.

La Francia insiste, poi, con condizioni più dure rispetto all’atomic stock pile richiedendo che qualsiasi installazione sia sotto il pieno

controllo delle forze francesi, nonostante la codecisione (USA) sull’utilizzo.

Questa impasse su missili e atomic stock pile non viene superata. 14

Durante il 1959, alla fine, gli USA spostano addirittura le loro squadriglie di bombardieri e nello stanno De Gaulle decide l’uscita della

forza navale francese dal controllo integrato NATO.

Posizioni nei confronti di De Gaulle

1. L’USA-AEC guarda con preoccupazione a una collaborazione con la Francia

2. Il dipartimento di stato è contrario, proprio per la questione che si è aperta con la Germania, dato che una collaborazione

con i francesi potrebbe aumentare le tensioni

3. Il dipartimento della difesa ed Eisenhower sono molto più possibilisti per dare aiuto al programma nucleare francese,

vedendo un vantaggio per rafforzare l’efficacia del deterrente

Nel frattempo sono arrivati nuovi stimoli da Norstad, comandante supremo della NATO dal ’56, che sostiene che il deterrente che gli

USA stanno distribuendo (medio raggio) non è efficace, quindi è necessaria una seconda generazione di missili, ovvero i Polaris, che

hanno caratteristiche migliori rispetto ai Thor e ai Jupiter, perché a propellente solido (uso più rapido). Quindi si potrebbe proporre

agli alleati europei di spostare una parte della produzione dei missili a medio raggio.

Quando arriva questa sollecitazione il dipartimento di stato mette in piedi uno studio sulla multilateral force (esigenze politiche più

che militari), steso da R. Bowie. Per la prima volta (agosto 1960) si parla di una forza multilaterale della NATO (Consiglio Atlantico

ottobre 1960). Questa idea è legata al possesso dei Polaris che possono essere sia land che sea based (sottomarini), e si pensa di

usarli come nucleo per la costruzione di una forza multilaterale.

Bowie sostiene la necessità di dare all’Europa uno strumento, ovvero i sottomarini con l’istallazione di Polaris, controllati da uomini

di diverse nazionalità (possibile proprio perché non istallati su terra). In questo modo si elimina il problema del possesso territoriale

e di conseguenza della Germania.

Questa proposta non ha valore militare, ma politico; non si considera che una volta presa la decisione sarà comunque il comandante

del sottomarino a decidere, secondo la linea di comando.

La proposta di multilateral force viene ereditata da J.F. Kennedy, eletto nel ’61, in un momento di forte instabilità internazionale,

data la questione di Berlino (muro alzato in agosto) e la sua amministrazione; inoltre vi è una questione di sicurezza nazionale

enfatizzata dai democratici, che riguarda non solo il nucleare. JFK ha l’idea che sia necessario contrastare la proliferazione e

rallentare la diffusione del deterrente in Europa. Chiede così a Dean Acheson di fare uno studio sulla strategia della risposta

massiccia (per dargli un senso).

È necessaria una revisione della politica nucleare e lo studio di Acheson serve ad avviare questo processo. Egli mette in evidenza la

scarsa credibilità della dottrina della risposta massiccia e la necessità di implementare una capacità di controllo centralizzato sulla

decisione sul deterrente: è importante dosa questo strumento concentrandolo in mano americana.

Nasce così (aprile 1961) il dibattito sull’adozione della dottrina della risposta flessibile, ovvero avere la possibilità di tenere sotto

controllo un’offesa locale, senza bisogno di usare un’arma sproporzionata, che non è neanche più tanto credibile (nucleare=difesa,

armi convenzionali più importanti). Questa risposta serve a garanzia del controllo dell’escalation (prima della crisi di Cuba, ma

discussione già avviata nel ’56).

Si procede quindi a una revisione della politica nucleare che porta però dei riverberi nell’Alleanza Atlantica, complessivamente

piuttosto negativi.

Innanzitutto c’è il problema di trattare con la Francia e ritrattare con la GB (passo indietro). Di conseguenza le possibilità di riuscita

della multilateral force sono molto basse.

Nel contesto degli accordi GB-USA un primo cambiamento è la decisione del ’59 del governo britannico di mettere fine alla

produzione dei Blue Streak e avviare la produzione degli Skybolt con il supporto economico americano. Insieme ai negoziati su

missili, i britannici hanno ceduto una base in scozia agli USA (coproduzione missile + base).

Queste due trattative sono separate e quando la GB viene a sapere (novembre 1962) che lo Skybolt non è più prodotto in USA,

iniziano a fare pressione per sostituirlo, in virtù della perdita economica ed usando la base come scambio.

Durante il Consiglio Atlantico del 1962 ad Atene gli Statu Uniti (segretario alla difesa), tramite McNamara, sottolinearono tutti gli

aspetti negativi di costruire in Europa dei deterrenti nucleari nazionali (dannoso per l’economia, pericoloso e insensato perché

avrebbe creato centri decisionali separati dalla NATO).

Con la cancellazione di Skybolt, il primo ministro britannico McMillan, nonostante ne fosse stato informato, nel dicembre 1962 iniziò

ad enfatizzare il rischio di una caduta del governo se il missile non fosse stato sostituito. A questo punto, Kennedy, nonostante le

buone intenzioni iniziali di contenimento, di fronte alle pressioni britanniche si trova a dovergli offrire i Polaris, che i britannici

volevano già da tempo, ma a condizione che questi vadano a finire sotto il controllo di una forza multinazionale della NATO (non una

contrattazione nel dettaglio ma una promessa).

Per cercare di contenere il danno JFK fa un’offerta di Polaris anche alla Francia di De Gaulle, che si sdegna per essere stato

considerato dopo e si pronuncia contrario alla multilateral force (già non era interessato).

Contesto bipolare: dalle trattazioni sul disarmo in ambito ONU (prima metà anni ’50)

Quando l’entità degli arsenali e la loro capacità distruttiva diventa eccessiva e irrazionale, si avvia un dibattito su come renderli

accettabili; questo si può fare attraverso un processo di controllo e progressiva riduzione degli stessi, avviato nella seconda metà

degli anni ’50.

Strumento di USA e URSS è la possibilità di contenere il rischio, quindi coloro che possono decidere. Si tratta di un contenimento di

proliferazione orizzontale, ovvero controllarne la diffusione (interesse comune)

Gli USA sono preoccupati per i paesi della NATO e Israele; i sovietici temono i cinesi, cui hanno fornito informazioni e aiuti ed i

rapporti con i quali iniziano a peggiorare.

L’avvio di una discussione sulla messa al bando degli armamenti si ha nel ’54, con l’esplosione di un ordigno (esperimento) che fa

danni tre volte superiori alle aspettative nelle Isole Marshall: il raggio d’azione previsto viene superato ed un peschereccio (Lucky

dragon) giapponese è colpito dalle radiazioni, causando la morte in breve tempo dell’intero equipaggio.

Questo episodio apre un dibattito nell’opinione pubblica, sia interna che internazionale che aumenta la sensibilizzazione. 15

Contro la messa al bando sono però i militari, interessati allo studio sulla miniaturizzazione delle testate per i missili, mentre USA e

GB sostengono l’impossibilità di tale processo, se non accompagnato da un disarmo generale.

Questa discussione continuerà fino al ’58, anno in cui la proposta dell’URSS, che ha appena concluso molti esperimenti

nell’atmosfera, è di mettere al bando definitivamente gli esperimenti, intanto, con una proposta di moratoria (non concluderne

altri).

Questa è una prima misura di controllo orizzontale perché l’esperimento è uno step fondamentale per avviare la produzione di armi

atomiche.

Interessi USA e URSS per la messa al bando

Cina

L’URSS condivide con gli USA l’aspetto della necessità dell’appoggio dell’opinione pubblica internazionale, ma soprattutto si trova ad

affrontare un problema con la Cina. Questa, alla fine degli anni ’50 è in grave difficoltà economica, in una situazione di terzo mondo,

con una nuova dirigenza, cui si aggiunge la politica del ’58 del grande balzo in avanti (Mao), nonostante la quale però, la Cina ha in

progetto un programma nucleare.

Già dall’estate del ’49 la dirigenza (Mao) metterà in piedi una sorta di team nucleare. Una volta a Pechino si decide di mandare

Quian-son-Quiang, giovane chimico che ha lavorato con Curie, ad una conferenza per la pace in Europa per procurarsi strumenti e

materia prima (Uranio) per avviare esperimenti sulla fisica nucleare con un gruppo di scienziati formati all’estero (avvio del

programma). Nel 1955 questa idea iniziale (scarse risorse) inizia a concretizzarsi.

Dal ’45 al ’55 la Cina è stata coinvolta nella guerra di Corea (fine nel ’53) nella quale gli USA hanno minacciato l’uso della bomba

(sulla Cina).

La Conferenza di Ginevra del ’54 e la questione del Vietnam (Francia esce da Indocina) peggioreranno i rapporti USA-Cina.

Nel ’54, poi, gli Stati Uniti concluderanno un’alleanza con Taiwan, rifugio del governo di Chiang-Kai Shek (prima del comunismo). Ciò

spiega le decisioni di Mao nel ’55 verso un programma nucleare per ottenere un ordigno.

Inoltre, in questa fase, la Cina, fatto salvo i rapporti tra Hong-Kong e GB, è isolata dal punto di vista internazionale (isolamento

voluto dagli USA), in una situazione di tensione (scontri con il Giappone). La situazione economica e tecnologica del Paese è molto

difficile, motivo per cui si rivolge all’URSS: all’inizio del gennaio 1955 il Consiglio di Stato viene modificato e viene creato un terzo

ufficio, nel quale sono presenti due dipartimenti: uno per la ricerca in territorio cinese dell’uranio ed uno per la costruzione di

impianti. Nello stesso mese c’è una riunione alla presenza di Mao, del segretario generale del partito comunista cinese, per decidere

in favore di un programma nucleare.

Il 20 gennaio viene stipulato un importante accordo con l’Unione Sovietica in cui si stabilisce di dare un aiuto per mettere in piedi un

programma nucleare civile, cui viene dato subito seguito, con materiale, conoscenze e supporto per la creazione di un reattore ed un

impianto di arricchimento dell’uranio.

Successivamente, nell’agosto 1956, si ha un accordo per creare insieme un gruppo per la ricerca dell’uranio, con il patto che il

surplus rispetto alle necessità cinesi, sia destinato all’URSS.

Altro accordo cruciale risale al 15 ottobre 1957, il New Defence Technology Agreement, nel quale l’URSS si impegna a dare

informazioni per la costruzione di una bomba con un prototipo e per la costruzione di missili.

Tra il ’54 e il ’57 i rapporti tra Chruščёv e Mao vanno peggiorando per vari motivi:

- Incompatibilità caratteriale

- Incompatibilità politico/ideologica dopo la destalinizzazione si avvia una competizione, quando Chruščёv mette in

discussione il culto della personalità staliniano. Inoltre, dopo la morte di Stalin, Mao sente di dover essere il nuovo leader

del comunismo.

- C’è un cambiamento della politica sovietica nei confronti degli americani che isola la PRC e ciò crea un dissidio

nell’interpretazione del futuro dei paesi comunisti.

- Dal ’55 l’URSS chiede alla PRC di concludere un accordo per la cessione delle basi sulle coste cinesi del pacifico, sulla base di

un rapporto di vicinanza. Questa richiesta riceve un assoluto rifiuto da Mao: la Cina è una grande potenza decaduta (patti

ineguali) con un forte nazionalismo e Mao vuole affermarne la dignità senza cedere alla sudditanza.

Il 1957, quindi, è un anno di massima disponibilità dell’URSS con l’accordo New defence technology agreement, che però inizia a

vacillare già nel ’58.

Il grande balzo non ha l’appoggio sovietico e nello stesso anno la Cina pretende, non di cercare un dialogo con gli USA, ma di alzare il

tiro (non temendo la guerra nucleare) e approfittare della debolezza americana. La politica della leadership cinese è di alta militanza,

perché isolati, costretti ad assecondare l’URSS ed interessati a destabilizzare la situazione non traendone alcun vantaggio. Quindi

quello cinese è un atteggiamento di sfida.

Mentre USA e URSS iniziano a dialogare sulla messa al bando degli esperimenti, nell’agosto 1958 la Cina bombarda le isole Kemoi e

Matsu (bombardamento convenzionale), appartenenti a Taiwan, ma vicine alla costa cinese. Questo fa scattare l’allarme a Mosca e

nel giugno del ’59 i sovietici scrivono a Mao per ritirare l’offerta del ’57 e progressivamente iniziano a richiamare tutti gli scienziati in

territorio cinese.

Il programma cinese prenderà infatti il nome 596, ovvero giugno del ’59.

Con la carestia in corso, il grande balzo in avanti e la mobilitazione ideologica, la Cina prosegue comunque con il programma

nucleare, unico settore non coinvolto con gli sconvolgimenti del periodo, grazie alla separazione del settore, in mano a uno

scienziato, sia dal punto di vista organizzativo che territoriale, rimasto al riparo dalla disorganizzazione.

Il 1962 è l’anno in cui Mao stabilisce che entro al fine del ’64 si deve avere il primo esperimento e nell’ottobre del ’62 viene già

esploso il primo ordigno. Nel ’66 si giungerà alla bomba H. si tratta quindi di un successo assoluto, considerate le condizioni del

paese, grazie al fatto che tutte le risorse sono state convogliate (sia umane che materiali) e grazie alla massiccia traduzione di opere

occidentali. il programma missilistico prende avvio nel ’56 e i sovietici forniscono informazioni sugli SS2 a corta gittata, sui quali si

baseranno i progetti cinesi. 16

Il ’58 è l’anno in cui si inizia a parlare di messa al bando e disarmo. L’idea viene lanciata in marzo da Chruščёv che mette gli USA di

fronte ad una sfida di immagine. Eisenhower risponde che se ne può discutere creando un sistema di verifica per il rispetto

dell’impegno.

Quando l’URSS lancia la sfida ha già concluso i suoi test e il governo USA deve rispondere sapendo di avere contro i militari e l’AEC.

Il presidente riesce a estorcere un assenso affermando che ottenendo l’assenso dell’opinione internazionale gli USA possono pulirsi

le mani, ma nel frattempo con il sistema di verifica possono mettere alla prova le intenzioni sovietiche e nel peggiore dei casi

ottenere il disarmo.

Si tiene, poi, tra luglio e agosto una Conferenza di esperti e scienziati che produce un risultato incoraggiante, sostenendo che il

sistema di verifica si può attuare adottando una decina di navi e 170 postazioni per rilevamenti e ispezioni. Questo sistema serve a

rilevare le variazioni di radioattività nell’atmosfera per gli esperimenti nel sottosuolo che però si possono verificare solo se superiori

a 5 kilotoni.

Questo risultato porta le potenze a decidere per una moratoria per gli esperimenti e per avviare un negoziato sulla messa al bando

definitiva. Tale moratoria si avvia dal novembre 1958 ed è di durata iniziale di un anno.

Dal punto di vista internazionale la tensione è crescente data la crisi di Berlino, che si chiuderà nell’agosto del ’61 con la costruzione

del muro.

La serie di negoziati viene decisa a Ginevra e si protrae durante il ’59 con risultati non soddisfacenti, dato che gli studi degli scienziati

del ’58 vengono smentiti, spostando la soglia per le rilevazioni degli esperimenti sotterranei a 20 kilotoni. vengono quindi proposte

ispezioni in loco, che però l'URSS percepisce come spionaggio. Per l’amministrazione Eisenhower i negoziati sfociano solo in un

prolungamento della moratoria.

Durante l’anno finale dell’amministrazione Eisenhower (1960) si sarebbe dovuto tenere un vertice tra i 4 grandi occupanti della

Germania dove si sarebbe discussa anche la messa al bando; tuttavia prima dell’incontro i sovietici abbattono un aereo spia e ciò fa

fallire il vertice.

Quindi il 1960 si chiude con un nulla di fatto se non per un proseguimento della moratoria, con tutta una serie di polemiche

crescenti, negli USA, da parte dei militari.

Nel frattempo le trattative sul disarmo all’interno della NATO (open skies) non progrediscono fino al ’59, quando, prendendo atto

del fallimento, viene creato il Ten Nations Disarmament Committee, per separare la questione dalle altre che interessano la NATO,

che avrà un ruolo importante per la decisione sulla messa al bando.

Nel 1960 i Paesi del blocco orientale se ne ritirano fino al ’61, con la nuova amministrazione americana, quando la discussione sarà

bilaterale (tra USA e URSS) con la stesura di 8 principi e la creazione, nel ’61, dell’Eighteen Nations Disarmament Committee (attivo

dal marzo ’62), con 8 nazioni non allineate, separato dalle Nazioni Unite in cui (dal ’62) si discuterà di messa al bando. Le non

allineate saranno cruciali per sbloccare il negoziato.

1961 nuova amministrazione USA

Il nuovo presidente USA ha già un’idea del percorso da intraprendere perché quella della diffusione nazionale è una questione cui

Kennedy vuole porre rimedio. La questione della non proliferazione orizzontale è centrale, data la certa nuclearizzazione della

Francia, i progetti cinesi e le conseguenti relazioni tra Cina e URSS.

Kennedy avanza a Chruščёv una proposta di vertice nel marzo ’61, sulle diverse questioni internazionali, come la Cina, Berlino e il

nucleare. La risposta arriva solo verso fine aprile quando ormai si è già verificato lo sbarco nella baia dei Porci (per abbattere regime

castrista), già avviato con Eisenhower.

L’incontro al vertice, date le premesse, sarà un fallimento, anche perché Chruščёv crede che un disarmo nucleare non abbia senso

senza un disarmo generale (vertice di Vienna 2 giugno 1961). In particolare i sovietici citano la necessità di prendere impegni per

limitare la proliferazione, proponendo la multilateral force.

I motivi per questo atteggiamento di Chruščёv sono diversi:

- I sovietici sono preoccupati di una compartecipazione al nucleare della NATO tedesca;

- I cinesi e le critiche che essi muovono alla nomenklatura sovietica;

- Chruščёv sta cercando di portare avanti un’altra fase di sperimentazione nucleare.

Nel settembre 1961 inizia una fase di 3 mesi di esperimenti sovietici nell’atmosfera (grande Ivan), con un’esplosione spaventosa di

circa 60 megatoni. Una testata di tali dimensioni non ha utilità pratiche ai fini della miniaturizzazione, ma è un messaggio politico

sulle potenzialità.

Per cercare di riattivare il negoziato, nell’autunno 1961 nasce l’Eighteen Nations Disarmament Committee.

Si avvia una discussione tra McAlloy e Tzaratkin per riprendere il negoziato sul controllo degli armamenti, che si insiste debba essere

raggiunto per gradi.

All’interno del 18NDC si cerca di avvicinare le potenze, in particolare sulla questione dei controlli e ispezioni in loco, spingendo gli

USA ad accettare la proposta sovietica di controllo nazionale. La novità che cercano di introdurre gli 8 non allineati è l’accettazione di

poche ispezioni annuali esterne.

Già verso l’estate del ’62 si affaccia la possibilità di discutere una messa al bando completa, avanzata da una nuova agenzia USA, la

Arms Control and Disarmament Agency, creata in settembre, iniziando dalla messa al bando degli esperimenti nell’atmosfera per poi

arrivare a quelli sotto terra. Su questa linea i militari non sono molto d’accordo perché vogliono continuare a sperimentare

nell’atmosfera, quindi gli USA iniziano a riflettere sulla possibilità di andare avanti con il controllo atmosferico e proseguire il

negoziato. Di conseguenza, l’attività di sperimentazione, dall’aprile ’62, riprende anche negli USA.

L’arco temporale del 1962 è molto importante perché si avrà la Crisi di Cuba, che porterà alla decisione sul disarmo.

[Crisi di CubaLa crisi dei missili di Cuba fu un confronto tra USA e URSS conseguente al tentativo di invasione di Cuba, nell'aprile

del 1961 e al relativo spiegamento difensivo nell'Isola di Cuba di missili nucleari sovietici. La crisi iniziò il 15 ottobre 1962 e durò

tredici giorni, in seguito alla loro scoperta il 14 ottobre, da parte di un aereo americano U2, in volo da ricognizione sopra il territorio

cubano. Dopo giorni di tensione, Chruščëv, vista la fermezza di Washington e di John Fitzgerald Kennedy, ordinò il ritiro dei missili in

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cambio della promessa di non invasione dell'isola e del ritiro dei missili Jupiter installati nelle basi di Turchia e Italia, avvenuto sei

mesi più tardi.]

Chruščëv decide di istallare in assoluta segretezza dei missili su Cuba, dopo l’arrivo dei Jupiter americani in Turchia e l’operazione

della baia dei Porci..

Il bisogno di ribilanciare la situazione arriva a Chruščëv dopo le dichiarazioni di Jill Patrick, vice di McNamara, finalizzate a smentire il

missile gap (5 o 6 missili in URSS) nel maggio 1962. La scommessa di Chruščëv però non riesce e la notizia arriva negli USA il 13

ottobre 1962 provocando scompiglio. Alla fine Kennedy, per cercare di compattare il suo gruppo governativo, decide di non

attaccare le basi, ma cercare una via sicura per gli USA e avviare un negoziato. Così viene posto il blocco navale a Cuba e richiesto di

rimuovere i missili sovietici dal territorio cubano: è il momento in cui si sfiora la guerra nucleare (perché i missili sono armati).

La partita si chiude dopo alcuni giorni di tensione (5 giorni) con una formula che prevede la rimozione dei missili contro la promessa

USA di non tentare più rovesciamenti a Cuba, ma soprattutto di rimuovere i Jupiter intanto dalla Turchia.

All’indomani della crisi (novembre 1962) si intensifica la corrispondenza tra Kennedy e Chruščëv, trattando la necessità di un

disarmo.

Inizia a circolare la notizia di una possibile istallazione di scatole nere automatiche nei territori dei paesi coinvolti nel sistema di

controllo. A questa idea corrisponde una risposta positiva americana, richiedendo però la verifica internazionale tramite ispezione.

Nel dicembre ’62 i sovietici credono di aver percepito dal negoziatore A. Dean che gli USA vogliono solo 2 o 3 ispezioni all’anno,

quindi accettano. Tuttavia il presidente americano sostiene che siano necessarie almeno 8 o 10 ispezioni annue. Chruščëv, avendo

accettato un principio politico inaccettabile, si irrigidisce. McMillan (GB) suggerisce a Kennedy di scrivere a Chruščëv per fare un

incontro al vertice, proponendo ispezioni triennali, con l’invio di rappresentanti americani e inglesi per discutere la questione al

massimo livello (plenipotenziario) e non più nel 18NDC. La risposta arriva a maggio ’63 e l’accordo si riprende.

Nello stesso anno Kennedy terrà un discorso all’American University di Washington, in cui ammette la corresponsabilità delle

difficoltà nelle trattative e fa un richiamo a frenare la corsa agli armamenti. Il 5 agosto (firma il 25 luglio) si raggiunge il trattato per la

messa al bando degli armamenti.

Il 2 luglio 1963 Chruščëv tiene un discorso a Berlino est in cui, però, esclude la possibilità di bloccare gli esperimenti nel sottosuolo.

Quando i rappresentati USA e GB arrivano viene quindi fatta una proposta per un trattato parziale che esclude gli esperimenti nel

sottosuolo. I sovietici abbinano una proposta di patto di non aggressione in Europa (accettazione della situazione e cercare di far

riconoscere la Germania est) per una stabilizzazione definitiva della situazione europea in un trattato ufficiale. Questo tentativo di

forzare la mano agli USA sul patto di non aggressione viene evitato, perché gli USA non possono prendere questa decisione senza

coinvolgere gli alleati.

Il Limited test ban treaty è l’ultimo atto di Chruščëv contestato dai cinesi. Infatti il primo problema di Breznev sarà una

riconciliazione con la Cina.

Gestione delle conseguenze della politica di non proliferazione

Entro l’ottobre 1963 sono 108 i firmatari del trattato per la messa la bando degli esperimenti (test ban treaty). Questo trattato

permette comunque a USA e URSS di proseguire con gli esperimenti sotterranei; è semplicemente una tregua, seppur importante.

Il 1964 è un anno importante per gli USA perché inizia la guerra in Vietnam (Tonkino), un problema centrale che assorbe il

presidente.

Nel novembre ’63 Kennedy viene ucciso e gli succede Johnson, uomo del sud, con grandi capacità in politica interna, potendo

garantire un rapporto facilitato con il Congresso, essendone stato membro, e una volta al potere prende l’impegno di proseguire il

percorso di Kennedy. Si tratta quindi di un impegno a rafforzare la non proliferazione e si è già iniziato a parlare di un ulteriore passo

in avanti con i sovietici.

Dall’altra parte vi è la questione della multilateral force, cui primo problema è la questione tedesca (i russi non vogliono che la

Germania abbia il nucleare).

A questo punto il piano bipolare si interseca con i sistemi di alleanze interni alle due grandi potenze: l’URSS con la Cina e gli USA con

l’Europa. I due hanno avviato un dialogo comune per cui devono mantenere un equilibrio reciproco e con i rispettivi alleati.

Finché l’enfasi della sicurezza dipende dal possesso o dalla possibilità di decidere sul deterrente, gli alleati hanno bisogno di garanzie

sul nucleare; se invece viene posto l’accento su altri strumenti di sicurezza, è più semplice mantenere l’equilibrio con gli alleati.

URSS

Sono interessati dalla non proliferazione ma a patto che si risolva la questione tedesca con un negoziato.

USA

Da una parte c’è un interesse crescente per i test nucleari cinesi e per lo strappo tra Cina e URSS; altro aspetto importante è quello

regionale per quanto riguarda l’acquisizione nucleare della Cina, in particolare per quanto riguarda una possibile reazione indiana e

di conseguenze altre aree (effetto domino). È quindi necessaria una più profonda riflessione per la non proliferazione e per

contenere l’aumento di elementi di instabilità del sistema.

L’amministrazione USA deve quindi rassicurare la Germania e i sovietici.

Inizia così un processo che durerà fino al ’67 che porterà al trattato di non proliferazione.

I tedeschi hanno scelto, con Adenauer, di appartenere all’Europa occidentale e al contesto Atlantico, nella convinzione di riuscire ad

indebolire l’altra parte della Germania e imporre un modello occidentale. Il risultato di questa fermezza e contrapposizione al blocco

sovietico ha portato alla costruzione del muro, chiudendo la questione tedesca in una sorta di immobilità. Quindi se si vuole parlare

di una nuova situazione di sicurezza va risolto il problema tedesco.

Johnson, in un discorso del 1966 invita all’impegno in una politica di Bridge Building con l’Europa dell’est, perché la Germania

occidentale abbandoni la fermezza della dottrina della contrapposizione.

Quello che si cerca di indurre è l’idea che la sicurezza tedesca non debba dipendere dal military build up, ma dal fatto di costruire il

dialogo che diminuisca il bisogno di enfatizzare l’aspetto militare. Alla base vi è l’idea di un processo di abbandono del nuclear

sharing per arrivare alla non proliferazione.

Momenti decisivi 18

La notizia del test cinese porta Johnson a formare il Jill Patrick Committee con il compito di studiare quali dovrebbero essere le scelte

americane in ambito di non proliferazione.

Posizioni:

- Il dipartimento di stato è preoccupato di portare avanti la multilateral force per paura di avere problemi nella NATO

- Il dipartimento della difesa e il National Security Council hanno un atteggiamento molto più problematico. I militari sono

contrari a costruire una multilateral force basata sui Polaris installati sui sottomarini perché non vogliono affidare a

un’amministrazione congiunta i missili più tecnologici. Si presenta allora l’idea di mettere i missili su delle navi.

all’interno del National Security Council si comprende l’importanza coesiva della MLF, ma si preme per la non

proliferazione.

Questa suddivisione si rispecchia anche nel rapporto finale che presenta 4 opzioni:

1. Consentire la proliferazione

2. Dare importanza alla MLF ignorando la questione del trattato di non proliferazione

3. Dare enfasi al trattato di non proliferazione

4. Un vero e proprio roll back, ovvero fare marcia indietro e privare i paesi più pericolosi del nucleare.

La terza opzione sarà poi abbracciata da Johnson.

A partire dal ’64 si inizia dunque a ridefinire la MLF con l’ipotesi delle navi (sperimentazione per 1 anno), appoggiata dalla Germania

di Ehrard, l’Italia, la GB con una posizione ambigua, mentre la Francia continua a denunciare la MLF.

I primi problemi si hanno con gli inglesi guidati da Wilson, che insistono perché si privilegi il TNP.

Quindi il 1964 è un anno in cui gli USA continuano a insistere sulla MLF, continuano a trattare con gli inglesi e rassicurano Italia e

Germania sulle loro intenzioni di proseguire con la MLF.

Nel frattempo si intensificano i rapporti con l’URSS nella ricerca di un punto di incontro fra le varie esigenze, piuttosto che realizzare

pragmaticamente la MLF. Per dare meno enfasi al nucleare, le due propongono di avviare una distensione in Europa e McNamara

suggerisce di dare più importanza ai paesi europei concedendogli una compartecipazione su come decidere l’elaborazione militare-

strategica dell’alleanza (decisione degli obiettivi e come procedere in caso di scontro NATO). Nel maggio 1965 McNamara condivide

tale idea per la prima volta con la Germania.

La soluzione diventa possibile nel ’66, dopo che la MLF viene accantonata, con l’uscita della Francia dalla NATO (marzo 1966)

annunciata da De Gaulle, con lo spostamento del comando NATO da Parigi a Bruxelles. Secondo De Gaulle è necessaria una riforma

dell’Alleanza Atlantica; proposta non accolta dagli USA. De Gaulle effettua poi un viaggio a Mosca in un primo tentativo di ostpolitik.

A questo punto gli USA hanno la necessità di ricompattare l’Alleanza Atlantica, che comunque scade nel ’69, quindi andrà rinnovata.

Unico elemento a favore è la fine del governo Ehrard nell’ottobre ’66 determinata da una crisi relativa a una questione finanziaria.

Con questo cambio di governo diventa possibile il roll back. Si forma ora il governo di grande coalizione con Kissinger (CDU) come

cancelliere, affiancato da Brandt (SPD).

Si inizia anche a profilare un concetto di difesa più aperto. In Germania il CDU è preoccupato dell’esclusione che deriverebbe da un

TNP, restando legati a un’idea di MLF, mentre la SPD è favorevole al dialogo.

Alla fine del ’66 le due superpotenze (che continuano il negoziato per il disarmo a Ginevra 18NDC) si accordano sui primi due articoli

del Trattato: nel primo si impegnano a non diffondere conoscenze e armi e nel secondo i paesi non nucleari si impegnano a non

ottenere direttamente o indirettamente conoscenze e armi.

Il 1967 è un anno decisivo perché:

- Si raggiunge per la maggior parte degli articoli del trattato l’accordo

- La MLF viene sostituita dal Nuclear Planning Group alla NATO

- Viene adottata la dottrina strategica della risposta flessibile, che enfatizza la necessità di una risposta adeguata al pericolo

(elemento convenzionale).

Le premesse del cambiamento della strategia.

Qual è l’altro lato della non proliferazione americana.

Qual è il programma nucleare israeliano.

C’è il cambiamento della strategia già avviato negli anni ’50 e si evidenzia ancor di più con Kennedy.

The Guidance to the Nato Military Authorities and the MC 14/3 (maggio ’67):

1)Soviet policy and the Threat: “so long as the forces committed to Nato and the external nuclear forces supporting the Alliance are

able to inflict catastrophic damage on Soviet society even after a surprise nuclear…;

2)Quali strategie da adottare dalla Nato in seguito al cambiamento adottato dall’URSS in seguito al Patto di Varsavia? L’alleanza ha

bisogno di uno spettro ampio di forze militari: ci devono essere le armi nucleari tattiche, le forze convenzionali, le forze nucleari

strategiche dei Paesi dell’Alleanza. Si deve essere pronti a tutto, pronti con una risposta , partendo dalla risposta di livello più basso

possibile e cioè con l’utilizzo delle forze convenzionali.

Queste idee di progressiva risposta dalla più bassa alla più alta furono adottate dal successivo Consiglio Nato del 12/12/’67.

In un momento di stallo come quello del ’66, si cerca di avviare un processo di riforma dell’Alleanza Atlantica (inizialmente proposta

dal ministro degli esteri belga). Questo processo, che porterà la creazione di diversi gruppi di studi, si concluderà nel ’67. Un 1°

gruppo si occupò delle questioni di difesa dell’Alleanza; un 2° gruppo delle questioni del ruolo della Nato lontana dall’area atlantica;

un 3° gruppo era legato alle questioni militari; un 4° gruppo si occupava delle relazioni est – ovest (presentato insieme da inglesi e

tedeschi).

Sulla questione est – ovest, l’analisi portata a termine fu chiaramente una sottolineatura del ruolo centrale che doveva avere

l’Alleanza Atlantica nel rapporto est – ovest. Bisognava sforzarsi di mantenere i rapporti est – ovest, senza cedere il punto e

mantenere la credibilità dell’alleanza.

Per quanto riguardava la questione militare: si evidenziò come la sicurezza atlantica dipendesse da:


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DETTAGLI
Corso di laurea: Corso di laurea in scienze politiche per la cooperazione
SSD:
A.A.: 2014-2015

I contenuti di questa pagina costituiscono rielaborazioni personali del Publisher chiara.chialant di informazioni apprese con la frequenza delle lezioni di Il potere nucleare nel sistema internazionale e studio autonomo di eventuali libri di riferimento in preparazione dell'esame finale o della tesi. Non devono intendersi come materiale ufficiale dell'università Roma Tre - Uniroma3 o del prof Gala Marilena.

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