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vita). Entrambe le parti dovrebbero trattenersi per la paura di ritorsioni. L'aggressività è stato considerata il normale modo

di comportarsi dell'Unione Sovietica, occorreva quindi una vigilanza costante. Mezzi diplomatici per risolvere la guerra

fredda erano considerati impraticabili e pericolosi, in quanto implicavano concessioni alle richieste dei sovietici. Il dibattito

in Occidente si incentrò sul tipo di armi nucleari, gli obiettivi più adatti e le contingenze in cui deve essere considerato il

loro uso, oltre al principio per il quale il comportamento del nemico poteva essere manipolato mediante minacce.

IL CONCETTO DI GUERRA LIMITATA

Il padre delle teorie contemporanee della “guerra limitata” fu il capitano Basil Liddell Hart, che intendeva sviluppare

un'alternativa alle strategie prevalenti di guerra totale fondata su principi sani piuttosto che su una risposta emotiva. Dalla

fine del 19° secolo, in una serie di conferenze internazionali, c'erano stati tentativi di concordare modi per contenere la

guerra come istituzione sociale e di mantenere una netta distinzione, attraverso il divieto di armi indiscriminate e divieti

sugli attacchi a settori economico-sociali, tra le sfere militari e civili. Il tentativo era stato quello di preservare le forme

tradizionali di guerra in risposta al costante progresso della tecnologia militare. Liddell Hart ha cercato di ricordare che le

guerre erano che un episodio sgradevole nei rapporti tra le nazioni ed erano di solito evitabili. Il paese che ora era

considerato nemico, potrebbe servire come amico in futuro. Lo sviluppo della potenza aerea aveva introdotto difficoltà

nelle teorie di Liddell Hart. Brutali attacchi contro i civili aumenterebbero l'ostilità tra le due parti e renderebbero l'obiettivo

di una pace negoziata più distante. La bomba atomica confermava le sue paure. Quando entrambe le parti possiedono

l'energia atomica, in una guerra totale lo scopo, lo sforzo, e il grado di violenza saranno illimitate. La vittoria sarebbe

perseguita senza tener conto delle conseguenze. Egli ha inoltre sostenuto, in contrasto con le forti convinzioni dominanti

(le bombe atomiche avrebbero reso una guerra impensabile) che non era affatto certo che la guerra sarebbe

completamente sparita. Tuttavia era probabile che ogni guerra futura sarebbe stata meno sfrenato e soggetta a regole

stabilite di comune accordo. L’aumento del potere distruttivo con le bombe H sottolineava le sue argomentazioni. Non

molto tempo dopo il discorso di Dulles, ha ripetuto i suoi precedenti argomenti. Ormai Liddell Hart non era solo. Brodie

scrisse a Liddell Hart di essere “diventato a tutti gli effetti un suo seguace già nel 1952, quando ho saputo che un'arma

termonucleare sarebbe stata sviluppata nel seguente autunno, probabilmente con successo”. E' stato quindi necessario

studiare i modi per limitare quei conflitti che non potevano essere evitati del tutto. Il libro più stimolante della metà degli

anni ‘50, portando il dibattito a un pubblico più vasto, fu di Henry Kissinger: “Le Armi Nucleari e la politica estera”,

pubblicato nel 1957.

OBIETTIVI LIMITATI

Teorici come Brodie, Kaufmann, Kissinger e Osgood insistevano sulla necessità di ridimensionare le aspirazioni politiche

e militari americane. Brodie scrisse: “guerra limitata deve significare anche obiettivi limitati”. Osgood definì la guerra

limitata, come quella in cui i belligeranti limitano le finalità per le quali lottano assumendo obiettivi concreti e ben definiti

che non richiedono il massimo sforzo militare, e che rendono possibile una soluzione negoziata. Vi è un chiaro riferimento

ad una simmetria tra i due belligeranti nelle capacità e nelle intenzioni. Si potrebbe sostenere che la questione della

limitazione intenzionale della guerra nasceva in concomitanza con una simmetria di capacità, sufficiente a garantire che

l'esito di un conflitto non era scontato. La positiva conclusione di una guerra non poteva essere garantita e sarebbe

avvenuta solo a costi notevoli. Non era una situazione in cui gli obiettivi politici avevano il primato sui mezzi militari, ma in

cui il primato della realtà militare andava oltre gli obiettivi politici.

CAPITOLO 8: MEZZI LIMITATI

GUERRA NUCLEARE LIMITATA

Il mezzo più appropriato per gli obiettivi limitati era anche il più costoso: le forze convenzionali. Di conseguenza molti

optarono per le armi nucleari tattiche. Si affermò che questo avrebbe rappresentato probabilmente una superiorità

occidentale schiacciante per qualche tempo, almeno fino alla fine degli anni ’50. Il contributo più celebre per sviluppare

una dottrina di guerra nucleare limitata è stato quello di Henry Kissinger. In futuro si prevedeva meno interesse ad

attaccare città come centri di produzione. Le città potrebbero quindi risparmiate dall'orrore dei bombardamenti,

mantenendo la guerra limitata. Non era facile: occorrevano forze convenzionali di una certa dimensione, non solo per

battere un attacco convenzionale ma anche per proteggere i sistemi di lancio nucleari, sarebbe stata necessaria anche

un’organizzazione logistica per sostenerli, e una volta istituita anche quest’ultima doveva essere protetta. Kaufmann ha

sottolineato l'inverosimiglianza con cui Kissinger ipotizzava la sopravvivenza dei civili a una guerra nucleare limitata con

la stessa facilità di una guerra convenzionale. Dove la popolazione era meno densa e c'erano grandi spazi aperti, invece,

questo tipo di conflitto poteva essere ancora adeguato.

IL PUNTO DI VISTA SOVIETICO

Bisogna essere in due per mantenere una guerra limitata. Gli Stati Uniti potrebbero voler lottare per obiettivi limitati, ma

l'Unione Sovietica potrebbe voler annettere un ampio segmento dell'Europa occidentale. Tuttavia, mostravano poco

interesse a voler iniziare una guerra, quindi la strategia era apparentemente reattiva. L'Unione Sovietica non condivideva

l’idea che una guerra nucleare avrebbe potuto in qualche modo essere definita come “limitata”. I dubbi principali erano

sulla possibilità di separare obiettivi militari dalla popolazione civile. La risposta tattica alle armi atomiche tattiche era

simile a quella anticipata in Occidente: maggiore dispersione e mobilità, maggiore uso di aerei e carri armati, considerati

meno vulnerabili alle esplosioni atomiche. Un altro suggerimento era una tecnica “avvolgente”: difendersi chiudendo il

nemico in modo che non avrebbe potuto usare le armi senza mettere in pericolo le sue truppe. Anche qui si riconosceva

che il combattimento terrestre con armi atomiche comporterebbe una grande perdita di vite umane.

DETERRENZA GRADUATA

Vi è una distinzione importante tra deterrenza attraverso la negazione e la dissuasione attraverso punizioni. Questa

distinzione è stata elaborata da Glenn Snyder. La minaccia di una guerra atomica tattica è un deterrente terribile in sé. Si

è sostenuto contro questo che, se l'obiettivo era di punire l'aggressione, quindi l'efficacia del deterrente risiede proprio

nella sua certezza e nell'orrore, allora qualsiasi tentativo di ridurre la certezza o l'orrore ridurrà il potere di dissuadere il

nemico. I teorici della deterrenza graduata erano in disaccordo. Uno dei primi suggerimenti per punire l'aggressore

attraverso attacchi devastanti sulle sue forze armate proveniva dal colonnello americano Richard Livorno, che credeva

nel valore difensivo delle armi nucleari tattiche. Al fine di risparmiare le popolazioni locali, ha suggerito attacchi contro i

rinforzi e la logistica dietro le linee nemiche. La formula di Livorno a scopo dissuasivo era molto semplice: tutto i tipi di

forze utilizzati per sostenere l'aggressività dovevano essere distrutte. Le armate di terra verrebbero decimate dalle armi

nucleari tattiche, le basi e l’airpower convenzionale distrutti, così come le forze nucleari mediante attacchi agli arsenali e

ai veicoli di sgancio. Si doveva rinunciare anche unilateralmente agli attacchi nucleari sulle città nemiche. Livorno puntava

per un deterrente graduato ed efficiente. I teorici inglesi avevano un approccio meno elaborato. Il loro scopo era quello di

sviluppare una forma di guerra che sarebbe sufficientemente costosa da non valere l'aggressione. Ciò valeva almeno fino

a quando il nucleare rappresentava un monopolio occidentale, ma una volta che l'Oriente era ugualmente armato

prevaleva un'aria di irrealtà e il modo più ovvio per limitare una guerra moderna era stato quello di evitare di usare le armi

nucleari del tutto. Il comportamento effettivo dei politici e del militari, a parte la loro retorica coraggiosa, ha dimostrato che

anch’essi erano preoccupati e ci avrebbero pensato due volte prima di autorizzare attacchi nucleari. A poco a poco molti

dei primi sostenitori della guerra nucleare limitata ne riconobbero il carattere contraddittorio (conversione di Brodie,

Blackett ,Liddell Hart, Kissinger).

STRATEGIA E TATTICA

Non era stato trovato il modo di punire un aggressore senza causare sofferenze inutili a se stessi. Definire “tattiche” le

armi nucleari era improprio. Strategia e tattica si riferiscono a diversi aspetti della guerra. La strategia riguarda il rapporto

complessivo tra i mezzi militari e gli obiettivi politici, mentre la tattica si occupa con dell'applicazione diretta di mezzi

militari a fini militari. La confusione tra questi termini nasce in riferimento all’aviazione: l'aggettivo “strategico” distingueva

attacchi al cuore del nemico, in previsione di risultati decisivi, mentre era “tattico” se fungeva da mero supporto delle forze

di superficie in battaglia (ruolo secondario). In seguito, l'aggettivo venne applicato al bombardamento, ma anche alle armi

e alle guerre in cui venivano utilizzate queste ultime. Ma “guerra strategica” è un termine senza senso: la strategia è una

caratteristica non è un tipo di guerra. Allo stesso modo, parlare di un'arma tattica è privo di senso: l'uso di tutte le armi in

battaglia comporta giudizi sul targeting, l’evitare le contromisure e la concentrazione sugli obiettivi immediati, cioè tattici.

È difficile immaginare un arma non tattica come lo è immaginare una guerra non strategica. Ci sono, tuttavia, alcune

distinzioni che vale la pena fare. Una è tra tipo di guerra “ortodosso” e “non ortodosso”. Il primo è simile ai conflitti classici

del passato e si distinguono per il fatto che essi comportano scontri tra forze armate di regolari e non comportano, tranne

inavvertitamente, attacchi contro i civili. La guerra non ortodossa comprende sia la guerriglia sia il bombardamento

strategico, quindi non conosce confini tra le sfere militari e civili della società. Al posto del termine “guerra strategica”,

sarebbe preferibile utilizzare “guerra totale”, in contrasto con “guerra limitata”.

CAPITOLO 9: L’IMPORTANZA DI ESSERE I PRIMI

LE GUERRE NUCLEARI VINCENTI

Verso la metà degli anni ‘50 stava già diventando abituale mettere la parola ”vittoria” tra virgolette se utilizzata in

riferimento alla guerra nucleare. L'unica superiorità utile sarebbe nella capacità di privare l'avversario dei suoi armamenti

nucleari e quindi bloccare tutte le forze di rappresaglia che potrebbe ancora essere in grado di mettere insieme prima di

raggiungere i propri obiettivi. Così i costi di una guerra nucleare potevano essere portati a un livello tollerabile. La

capacità di prevalere in uno scontro nucleare dipendeva dalle nuove tecnologie che miglioravano sia i mezzi di offesa sia

quelli di difesa. Si poneva grande enfasi sulla capacità di rendere impossibile l’attacco all'aviazione nemica

distruggendola sia a terra sia in aria. Se gli americani pensavano in questo modo, c'erano buone ragioni per credere che i

russi potessero avere pensieri simili. Come "potenziali aggressori" vorrebbero trarre il massimo beneficio dal loro primo

colpo. Se la leadership sovietica avesse ritenuto che ci fosse stata una buona possibilità di sferrare un attacco a sorpresa

decisivo, privando gli Stati Uniti dei mezzi di ritorsione, l'intera strategia della deterrenza avrebbe iniziato a traballare.

PREVENTIVA O PRE-EMPTIVE

Grandi arsenali nucleari, accumulati in parallelo, si sarebbero annullati a vicenda, causando uno stabile “equilibrio del

terrore”. Va ricordato che inizialmente si riteneva che la deterrenza dipendeva da uno squilibrio in favore dell'Occidente: la

preponderanza delle forze nucleari americane, unita al dinamismo della sua tecnologia, avrebbe tenuto in scacco le

tendenze espansive dell'Unione Sovietica. L'emergere di un equilibrio del terrore quindi minacciava l'utilità delle armi

nucleari per l'Occidente come strumento di deterrenza. Al fine di mantenere una misura di superiorità si considerarono

due alternative: la prima era arrestare la crescita del potere militare sovietico attraverso azioni coraggiose e tempestive,

sfruttando vantaggio comparativo nucleare dell'America finché sarebbe durato (nel 1954, la fattibilità di un attacco contro

gli impianti nucleari sovietici è stato considerato dal Consiglio di sicurezza nazionale). Anche se era opinione comune che

l'Unione Sovietica avrebbe avuto pochi scrupoli a lanciare un attacco a sorpresa se il momento era considerato giusto, si

è generalmente pensato che sarebbe stato del tutto fuori luogo, data la morale dominante e le disposizioni costituzionali,

per gli Stati Uniti, fare una cosa del genere (era una delle questioni chiave del principio democratico che li distinguono

dalle società totalitarie). L'altra alternativa è stata presa più sul serio: la guerra pre-emptive. Entrambe derivate, in

sostanza, una disponibilità a essere i primi a lanciare un attacco nucleare. Tuttavia ci sono differenze. Una riguardava il

momento opportuno per un attacco nucleare. La guerra preventiva si basava su una preoccupazione per un

cambiamento storico nell'equilibrio militare. Qualsiasi momento prima che ciò fosse portato a termine sarebbe stato

favorevole per attaccare. La guerra pre-emptive invece era legata ad una situazione specifica, con più probabilità di

verificarsi dopo il completamento di questo passaggio storico, quando ci sarebbero stati forti motivi per ritenere che un

attacco sovietico fosse imminente. Inoltre, la guerra preventiva si basava sulla semplice superiorità strategica, mentre la

pre-emptive sarebbe stata lanciata con ogni probabilità contro un nemico di forza equivalente, anche se più lento nei

movimenti. I requisiti tecnici erano un sistema di intelligence affidabile, al fine di garantire un adeguato pre-allarme, e la

capacità di fronteggiare l’attacco. Il capitano Puleston formulò la teoria in un libro apparso nel 1955: “Al fine di rendere la

rappresaglia atomica efficace come deterrente, dobbiamo prepararci a colpire per primi ogni volta che abbiamo la prova

diretta dell’intenzione di un attacco contro gli Stati Uniti”. Questa strategia reattiva veniva giustificata come legittima

difesa, anche se come potessero essere certi gli americani dell'imminenza di un attacco sovietico non è mai stato reso

completamente chiaro. L'Air Force non era disposto a concedere l'iniziativa per l'Unione Sovietica, soprattutto se il primo

colpo poteva essere decisivo.

LE CAPACITA’ COUNTER-FORCE

Coloro che si opponevano agli attacchi counter-city cercavano modi per combattere le guerre dell’era nucleare lungo le

linee tradizionali, concentrandosi su un tentativo di distruggere le forze armate del nemico (counter-force), piuttosto che la

sua popolazione civile (counter-value). I teorici della guerra limitata insistettero molto su questo punto. Scrittori come

Richard Livorno erano a favore di uno sviluppo delle capacità counter-force nella guerra limitata. L'Occidente avrebbe

usare le armi nucleari contro le basi militari dell’Unione Sovietica se fossero già state utilizzate armi di queste basi contro

l'Occidente. Per l'Air Force la capacità counter-force non stava tanto nel suo rispetto per i non combattenti, anche se

apprezzavano questo bonus umanitario. Essi speravano che astenendosi dall’attaccare le città la perdita di vite umane

sarebbe stata minima, ma c'erano poche pretese che le sofferenze dei civili potevano essere evitate. Walkowicz, un alto

ufficiale dell'aeronautica e uno dei principali sostenitori della counter-force, ha riconosciuto la difficoltà di fare una chiara

distinzione tra counter-force e counter-value: le principali basi aeree sono spesso situate vicino alle città, le truppe

possono essere concentrate nelle città e le basi sottomarine nei principali porti marittimi. Così, anche le operazioni

counter-force porterebbero inevitabilmente a qualche distruzione delle città sovietiche. La guerra limitata è stata

considerata una proposta irrealistica. Il Cremlino avrebbe combattuto senza esclusione di colpi. Gli Alti ufficiali Air Force

sostenevano che questo era il genere di guerra che gli Stati Uniti dovevano prepararsi a combattere senza essere deviati

dalla speranza che la lotta potrebbe essere limitata a campi di battaglia paragonabili a quelli dell'ultima guerra. La US Air

Force era stata inizialmente contenta della dottrina della “rappresaglia massiccia”, che riconosceva le qualità della forza

aerea come grande deterrente. La crescente forza nucleare dell'Unione Sovietica riduceva l'interesse americano in una

guerra counter-value. L'effetto principale dei bombardamenti alle città poteva essere quello di incitare una rappresaglia

contro le proprie città. Occorreva una ricerca di superiorità in tutti i reparti, anche per rendere possibile la sopravvivenza

ad un’eventuale guerra nucleare e ristabilire l'economia nazionale.

LA MISSIONE DI INDEBOLIMENTO

I problemi sono sorti non appena l'Unione Sovietica ha raggiunto capacità comparabili a quelle degli USA. L'intero corso

di una guerra potrebbe essere deciso dal primo colpo. Il pensiero che i russi avrebbero potuto acquisire tale capacità per

primi era un incentivo sufficiente a spingere in avanti gli sviluppi americani. Brodie nel 1954, nel saggio in cui ha definito il

concetto di guerra limitata, scrisse: “Abbiamo un certo numero di possibilità alternative per un futuro orientato su un unico

criterio e cioè, il grado previsto di successo di una missione di indebolimento”. Bisognava sviluppare la capacità

devastare le forze di ritorsione di terra del nemico.

PREPARAZIONE PER LA GUERRA

Alla fine del 1950, con la forza militare sovietica in crescita e una serie di crisi in Asia, nel Medio Oriente e in Europa

(dove l'incerto status di Berlino si stava rivelando una fonte di tensione persistente) era possibile concepire una guerra. In

queste circostanze molti consideravano la preparazione alla guerra l'unica azione responsabile. In guerra il primo colpo

fornirebbe un indubbio vantaggio, quindi era necessario garantire la protezione della propria forza di rappresaglia, ma

anche proteggere gli elementi chiave nel tessuto della società, costruire rifugi antiatomici e pianificare l’evacuazione. Gli

obblighi degli Stati Uniti alla NATO richiedeva la capacità di colpire l'Unione Sovietica, anche se non fossero stati

direttamente attaccati, gli Stati Uniti dovevano prevalere nel conflitto conseguente. Se avevano una tale capacità la

deterrenza diventava molto più forte. Così ci si organizzò per una credibile “First-Strike Capability”, in cui era essenziale

l’attacco counter-force.

UN SENSO DI VULNERABILITA’

Mentre gli Stati Uniti perfezionavano le loro capacità offensive nucleari, ben poca attenzione veniva data alla vulnerabilità

in caso di un attacco a sorpresa sovietico. Dopo il test sovietico del 1949 si prese in considerazione la questione più

seriamente, soprattutto grazie al contributo di analisti in economia e ingegneria presso la RAND Corporation (un

organismo di ricerca senza scopo di lucro in stretti rapporti con l'Air Force). Nel 1953, guidati da Albert Wohlstetter,

informarono la leadership Air Force sulla necessità di proteggere le basi. Nel 1956 valutarono il tipo di danno che un

missile balistico intercontinentale (ICBM) potrebbe causare alle basi statunitensi. Gli ICBM di prima generazione non

erano precisi. Contro piccoli bersagli protetti questo potrebbe essere uno svantaggio, ma quando gli obiettivi erano più

grandi e vulnerabili, come basi dell'aeronautica militare, i missili balistici intercontinentali avevano un vantaggio decisivo.

In Europa, le basi americane sarebbero state ancora più vulnerabili, in quanto il tempo di preavviso sarebbe minimo.

L'Unione Sovietica è stata la prima a raggiungere una capacità significativa in termini di ICBM. Brodie insisteva sulla

necessità di fornire una protezione adeguata per gli impianti militari essenziali. Anche George Kennan riconosceva la

necessità di prendere precauzioni difensive.

LA DELICATEZZA DELL’EQUILIBRIO

La questione della delicatezza dell'equilibrio del terrore è stata fondamentale per lo sviluppo della strategia nucleare. Un

delicato equilibrio offre la possibilità di vittoria schiacciante o di un’altrettanto schiacciante sconfitta. Una strategia di

guerra vincente potrebbe derivare dalla capacità di ridurre i danni alla propria società a livelli "accettabili", garantendo nel

contempo che l'avversario non poteva sfuggire a danni “inaccettabili”.

CAPITOLO 10: LO SPUTNIK E LA MINACCIA SOVIETICA

L’IMPATTO DELLO SPUTNIK

Nessun evento ha attirato l'attenzione popolare sulla vulnerabilità degli USA del lancio del primo satellite artificiale del

mondo, Sputnik I, da parte dell’URSS, il 4 ottobre 1957. L’URSS aveva dato meno priorità allo sviluppo di bombardieri a

lungo raggio, dando più rilevanza agli ICBM. Il loro programma ICBM era iniziato prima di quello degli americani, quindi è

stato il primo a produrre risultati. Quando questi risultati divennero evidenti crearono un certo allarme negli Stati Uniti. Lo

Sputnik esibiva lo sviluppo tecnologico. L’URSS aveva dimostrato che potevano superare gli USA nella sofisticazione

tecnologica. L’evento fa da spartiacque negli atteggiamenti americani sulla tecnologia e sull'equilibrio strategico.

IL PRIMO COLPO

Secondo l'Air Force, l'Unione Sovietica cercava una superiorità decisiva e suggeriva di “agire ora prima che sia troppo

tardi”: l'Unione Sovietica stava tentando di creare le condizioni per vincere una guerra nucleare, “gli Stati Uniti dovrebbero

fare lo stesso”. Si dava per scontato che l'Unione Sovietica era la più aggressiva tra le due superpotenze, suggerendo

che, in linea di principio, dovrebbe essere più in grado di far fronte alla nuova situazione. Alcuni ritenevano che i russi

potessero tollerare un livello elevato di costi a causa della sua lunga storia di guerre, carestie ed epidemie, morte e

distruzione. Le perdite sovietiche furono enormi nella seconda guerra mondiale, circa 7,5 milioni di militari e 12,5 milioni di

civili. L’ex comandante del SAC scrisse: “Con una tale tradizione macabra non si può pretendere che il rischio di milioni di

vite russe li scoraggi da iniziare una guerra nucleare per portare avanti la causa comunista”. Né sarebbero scoraggiati dal

pericolo di perdere alcune città perché la devastazione diffusa e il successivo recupero hanno avuto numerosi precedenti

nella storia frenetica della Russia. Tuttavia, i russi non hanno scelto di perdere 20 milioni di persone. L'Unione Sovietica

non ha attaccato la Germania, la Germania attaccò l'Unione Sovietica. Il numero delle vittime era cresciuto ad una

velocità spaventosa, ma le vittime erano state accumulati nel corso del tempo. Avendo subito il trauma di una simile

catastrofe, nonostante la ripresa, era improbabile l’interesse a favorire una replica. Tuttavia, si riteneva che considerazioni

morali e la prospettiva di perdere la vita e le città russe non avrebbe dissuaso i sovietici di lanciare una guerra di

aggressione se vedessero modo migliore di raggiungere i loro obiettivi.

STRATEGIA SOVIETICA DOPO STALIN

La morte di Stalin nel marzo 1953 ha avuto un effetto liberatorio sul pensiero strategico sovietico. Sotto Stalin, il settore

militare sottostava a dogmi ufficiali, come la dottrina dei “fattori che operano in permanenza”. Nel marzo del 1955, sotto la

guida di Zhukov la linea ufficiale era cambiata, anche se il potenziale valore dei singoli “fattori che operano in

permanenza” era ancora riconosciuto. Nel 1956, il termine era stato abbandonato dagli scritti strategici sovietici.

LA LOGICA PRE-EMPTIVE

Se gli USA avessero avuto la certezza di una risposta sovietica probabilmente avrebbero due volte prima di lanciare

l'aggressione. Questo concetto era stato colto dal successore di Stalin, Malenkov. Malenkov e i suoi collaboratori

credevano che il pericolo di una guerra si fosse ritirato, che il miglioramento delle relazioni con l'Occidente era ormai

possibile. Le sue opinioni furono severamente criticate e nei primi mesi del 1955 fu sostituito da Krusciov e Bulganin. Le

critiche sono state formulate in termini ideologici: una resa dei conti tra i campi capitalista e socialista sarebbe avvenuta a

un certo punto e la guerra poteva essere l'occasione per il trionfo del socialismo, ma anche la sua ultima tappa. Lenin e

Stalin avevano spesso indicato un prossimo scontro tra socialismo e capitalismo, per Stalin era una minaccia persistente

e utile per mantenere la popolazione mobilitata. Tuttavia riferimenti agli orrori della guerra nucleare aumentavano. Nel

1958 Khruschev li descrisse: “Oltre alla distruzione immediata, l'impiego di armi nucleari avvelena l'atmosfera con

ricadute radioattive e questo potrebbe portare alla distruzione di quasi tutta la vita, in particolare nei paesi su territori

piccoli e ad alta densità di popolazione. Questi saranno letteralmente spazzati via dalla faccia della terra”. Queste parole

sono state scelte con cura. Non c'era modo di sfuggire alle conseguenze gravi di una guerra nucleare ma per alcuni

erano peggiori: “particolarmente vulnerabili sono paesi su territori piccoli e alta densità di popolazione” era una

descrizione adatta di alcuni degli alleati dell'America in Europa, ma non dell'Unione Sovietica (né degli Stati Uniti). Il

motivo era che “il nostro paese non è un'isola o un punto del globo; ha un enorme territorio su cui le nostre risorse vitali

sono disperse”. Così la rassicurazione è stata trovata nel carattere geografico dell'Unione Sovietica. Tuttavia, con la

crescita delle scorte statunitensi c'erano dei limiti anche queste argomentazioni. Così i teorici sovietici muovevano, come

molti negli Stati Uniti, verso una teoria di attacco preventivo per dimostrare di poter combattere e vincere una guerra

termonucleare. La sorpresa non è stata vista come fattore decisivo fino al celebre articolo di Rotmistrov del febbraio

1955: “un attacco a sorpresa, impiegando armi atomiche e all'idrogeno e altri mezzi moderni, ora assume nuove forme ed

è in grado di condurre a maggiori risultati rispetto al passato, il massiccio impiego di nuove armi può provocare la rapida

caduta di un governo la cui capacità di resistere è bassa come conseguenza di difetti radicali nella sua struttura sociale

ed economica e anche per una posizione geografica sfavorevole”. Dato che nessuno di questi ultimi punti deboli

caratterizzava l’URSS, l'argomento della Rotmistrov suggeriva l'utilità di attacchi diretti contro i centri sociali ed economici

del nemico capitalista. Al 20° Congresso del partito nel giugno 1956, il maresciallo Zhukov parlò della maggiore

importanza dell'aviazione. Tuttavia, dal 1956 in poi si sostenne che “il futuro appartiene ai missili balistici a lungo raggio”.

Kruscev definì i bombardieri obsoleti vedendo il periodo attuale come una sorta di punto di svolta. Nel mese di marzo

1958, che riflette l'euforia generale, generale Talensky si spinse a suggerire che gli ICBM erano decisivi, un cambiamento

radicale rispetto alla linea ufficiale coerente che nessuna singola arma o la modalità di warfare avrebbe potuto decidere il

risultato delle guerre.

CONCLUSIONI

La devozione assoluta per questa particolare arma è stata una delle critiche mosse a Kruscev dopo essere stato rimosso

dal suo incarico nel 1964. Gli americani, a causa di un senso di superiorità in declino, commisero un errore in senso

opposto, sottolineando i vantaggi dell'Unione Sovietica. Un movente potrebbe essere trovato nella volontà di favorire uno

sforzo nazionale più determinato nella corsa agli armamenti.

CAPITOLO 11: LA CORSA AGLI ARMAMENTI TECNOLOGICI

L'Amministrazione americana, dopo il lancio dello Sputnik, sembrava muoversi verso una maggiore considerazione delle

capacità della guerra limitata, riscontrando meno valore nella minaccia di rappresaglia massiccia. Nel 1956

l'Amministrazione aveva cominciato a fare i conti con l'equilibrio del terrore. Herman Kahn nel suo libro “Sulla guerra

termonucleare” formulò una serie di previsioni per il futuro. Kahn ha descritto otto guerre. Le prime due sono state le

guerre mondiali I e II; le seconde due erano conflitti ipotetici del 1951 e il 1956; le quattro finali erano speculazioni. Il

presupposto di base di Kahn era che la guerra termonucleare sarebbe una possibilità sempre presente e che i risultati

sarebbero tragici, ma l'importo della tragedia poteva essere ridotto con le dovute precauzioni. Nel 1961, dato il possibile

vantaggio sovietico sui missili, gli USA indirizzarono il proprio interesse verso un programma di difesa civile. Nel1954-55 e

nel 1957 due rapporti ufficiali vennero redatti da gruppi di esperti, entrambi preparati sotto l'egida del Comitato consultivo

scientifico dell'Ufficio della Difesa e presentati al Consiglio di Sicurezza Nazionale. Il primo era un rapporto sulla capacità

tecnologiche nell’affrontare la minaccia di un attacco a sorpresa. Il secondo era una relazione sulle risorse di deterrenza e

sopravvivenza nell'era nucleare. Essi sono conosciuti come i rapporti Killian e Gaither dati i loro rispettivi Presidenti.

IL RAPPORTO KILLIAN

Il Rapporto Killian, presentato al NSC, nel febbraio 1955, ha definito il periodo attuale come particolarmente pericoloso.

Gli Stati Uniti non avevano capacità di allarme e difesa affidabile e la Strategic Air Command (SAC) non era

adeguatamente protetta contro il rapido miglioramento delle capacità offensive sovietiche. Nessuna delle due parti poteva

sferrare un attacco atomico decisivo, ma l'URSS potrebbe essere tentato di attaccare prima che le forze americane

avessero aumentato le proprie testate. Nonostante i miglioramenti sulla difesa, entrambe le parti sarebbero vulnerabili in

caso di attacco a sorpresa. I politici in seguito a questo rapporto decidono di accelerare il programma ICBM degli Stati

Uniti e di proteggere le basi SAC esistenti.

IL RAPPORTO GAITHER

Il Rapporto Gaither, presentato al Consiglio di sicurezza nazionale nel 1957, ha condiviso l'ansia del Rapporto Killian sulla

competizione sugli ICBM e la vulnerabilità della deterrenza americana. Il Rapporto Killian ha visto poco possibilità di

sopravvivenza delle difese contro un attacco su larga scala. Qui il rapporto Gaither divergeva. A partire dai primi anni ’70

si prevedevano notevoli miglioramenti nella quantità e qualità di missili balistici a lungo raggio, ma anche di mezzi per la

rilevazione e la difesa contro attacchi missilistici. I missili a loro volta, saranno resi più sofisticati per evitarne la

distruzione. L'equilibrio strategico tendeva non verso la stabilità, ma verso equilibrio estremamente instabile, causato da

progressi tecnici temporanei, tanto da poter dare una nazione la possibilità di avvicinarsi alla annientare l’altra. Così gli

ICBM renderebbero qualsiasi progresso nei sistemi di difesa aerea convenzionale irrilevante, ma era concepibile che un

giorno un efficace anti-missili balistici (ABM) poteva essere sviluppato. Nel 1957 il desiderio di superiorità era ancora

forte, ma c'è stata una crescente paura di superiorità sovietica, nel qual caso un equilibrio del terrore era preferibile.

TIMORI RECIPROCI DI ATTACCHI A SORPRESA

Così, alla fine del 1950, le figure strategiche e militari di primo piano, sia negli Stati Uniti e l'Unione Sovietica sostenevano

lo sviluppo di una capacità di attacco preventivo. In entrambi i paesi il progresso tecnologico veniva monitorato

attentamente. C'era una prospettiva di sviluppo della guerra fredda come una conseguenza della paura e diffidenza

reciproca, piuttosto che dei conflitti oggettivi di interesse. La preoccupazione ora era che una simile spirale di errata

percezione poteva causare un’inutile guerra calda. Thomas Schelling scrisse: “La paura dell'altro nella convinzione che è

in procinto di colpire ci dà un motivo per colpire”. Ma, se i guadagni dati da un attacco a sorpresa sono meno desiderabili

di nessuna guerra, non esiste una base per un attacco da entrambe le parti. Tuttavia, sembra permanere una tentazione

modesta su ogni lato a sferrare il primo colpo. L'unico fattore che potrebbe alterare questo calcolo sarebbe il

dispiegamento di un sistema ABM efficace che potrebbe ostruire rappresaglia del nemico.

TECNOLOGIA E STABILITA’

Il Rapporto Gaither presentava l’ABM come una delle possibilità più sconvolgenti per il futuro, che rappresentava la

prossima fase logica nella corsa agli armamenti. I primi progetti per la difesa aerea nell'era nucleare erano contro

eventuali attacchi dei bombardieri. Nel corso del 1950 un sistema difensivo anti-aereo fu sviluppato negli Stati Uniti.

Questo comportava una serie di radar sul mare e a terra per fornire un lontano preallarme, una varietà di intercettori

guidati con strutture di supporto di controllo per arrivare nel posto giusto al momento giusto, e un meccanismo di

comando e controllo nazionale. Tuttavia, appena il sistema fu sviluppato, fu reso obsoleto dalla imminente arrivo di missili

balistici intercontinentali. Lo studio dei modi per far fronte a questa nuova minaccia iniziò nel 1956. La difficoltà stava nel

rilevamento, identificazione, monitoraggio e previsione della traiettoria di un missile in arrivo in tempo utile per lanciare

l'intercettore. I missili balistici a medio raggio (IRBM), Thor e Jupiter, distribuiti in Europa per fornire una minaccia

missilistica per l'Unione Sovietica erano vulnerabili a causa della loro ubicazione fissa, senza protezione, tempo di

reazione lento (a causa del rifornimento liquido), e la vicinanza con l'Unione Sovietica. Il Minuteman ICBM, allora in fase

di sviluppo, sarebbe stato meno vulnerabile. Grazie alla dispersione il nemico non avrebbe potuto distruggerne più di uno

con un solo colpo. La protezione in silos sotterranei avrebbe costretto il nemico ad avere testate estremamente accurate

per garantirne la distruzione. Combustibili solidi avrebbero permesso un rapido avvio e così uno status elevato e continuo

di allerta (da qui il nome Minuteman). Le possibilità di sopravvivenza potevano essere ulteriormente aumentate con la

mobilità. I Missili Polaris sarebbero stati lanciati da sottomarini, con le loro posizioni sconosciute e imprevedibili,

avrebbero rappresentato anche un sistema di rappresaglia relativamente economico secondo l’ammiraglio Burke, capo

delle operazioni navali. Tuttavia con i bombardieri con uomini ai comandi, era disponibile una versatilità che non poteva

essere trovata con un missile in movimento verso un obiettivo pre-programmato.

CAPITOLO 17: L’APPROCCIO SOVIETICO ALLA DETERRENZA

APPRENDIMENTO STRATEGICO

McNamara non riuscì a convincere i sovietici che stavano perseguendo una via sbagliata, ma, sottolineando la possibilità

di coincidenza di interessi fra le superpotenze nel controllare la corsa agli armamenti e di evitare una guerra nucleare,

trascurava anche il sottostante conflitto di interessi.

LINEE GUIDA PER LA STABILITA’

McNamara presentò la Mutual Assured Distruction come un dato di fatto che ognuno farebbe bene a riconoscere,

piuttosto che come una strategia. Nessuna delle due parti potrebbe imbarcarsi in una guerra nucleare senza rischiare la

distruzione totale. Ma c'era anche la possibilità che il risultato di una guerra nucleare potrebbe essere qualcosa di diverso

da distruzione reciproca assicurata. Benjamin Lambeth ha fornito una delle migliori critiche: “Anche se comunemente

chiamato “strategia”, la MAD è stata di per sé un antitesi di strategia. A differenza di qualsiasi strategia che mai ha

preceduto essa cessa di essere utile precisamente quando la strategia militare dovrebbe entrare in vigore: in una guerra

in corso. Scritti sovietici risposero alle tesi di McNamara nei primi anni ‘60 con grande ostilità, deducendone un tentativo

di stabilire le regole per la guerra nucleare. Persistettero con il loro sistema anti-missili balistici dopo che McNamara

aveva parlato a lungo e in modo eloquente sulle conseguenze destabilizzanti di tale impresa. Eppure si riuscì a stipulare

negoziati con gli USA per limitare gli ABM, raggiungendo l’obiettivo nel 1972.

UN SECONDO MIGLIOR DETERRENTE

L’affidamento di Kruscev sui missili balistici intercontinentali lo portò in contrasto con il suo esercito. Le sue affermazioni

regolari sulla preminenza sovietica aveva colpito gli americani che presero misure per rafforzare la loro posizione, e colpì

anche i cinesi. Il Generale Zakharov nel febbraio 1965 affermò che con l’urgenza di sviluppo nucleare e missilistico, la

cibernetica, l’elettronica e i computer, qualsiasi approccio soggettivo ai problemi militari e la superficialità avrebbe potuto

causare danni irreparabili. Thomas Wolfe ha osservato che le politiche di Kruscev in effetti si riferivano ad una seconda-

migliore strategia, optando per la “deterrenza minima”. I missili a lungo raggio avrebbero garantito che i missili degli Stati

Uniti non potevano sfuggire; i missili a corto raggio potrebbero essere utilizzati per consentire la riduzione dei militari. Nel

gennaio 1960 Kruscev spiegò la sua posizione: “Il nostro stato ha una potente tecnologia missilistica. Dato l'attuale

sviluppo della tecnologia militare, l'aviazione militare e la marina hanno perso la loro antica importanza, ora quasi

interamente sostituiti dai missili. Abbiamo drasticamente ridotto e probabilmente potremo ulteriormente ridurre e

addirittura fermare la produzione di bombardieri e altri mezzi obsoleti. Nella marina militare, la flotta sottomarina assume

maggiore importanza e le navi in superficie non possono più svolgere il ruolo svolto in passato”. L’opposizione di alcune

forze militari portarono alcuni importanti comandanti sovietici a perdere il posto. Nel 1962 i militari elaborato una

posizione comune che è stata presentata in un volume edito dal maresciallo Sokolovsky, intitolato “Strategia

Militare”. Questo è stato il primo grande lavoro sulla strategia dagli anni ‘30 e ha definito il nuovo consenso emerso

attraverso il dibattito post-Stalin sulla strategia nucleare e gli argomenti più recenti con Kruschev. Non ha offerto priorità

chiare per la progettazione delle forze sovietiche, fornendo il supporto per le richieste di ogni tipo di forza. Né c'era anche

una visione chiara ed univoca sul carattere probabile di una futura guerra.

LA SFIDA AMERICANA

A parte una fede condivisa nel considerare obsoleti i bombardieri a lungo raggio, nel 1961 USA e URSS apparivano

divergenti nelle loro strategie. Mentre Khruschev si accontentava di una deterrenza minima, McNamara si preoccupava

della capacità di “secondo colpo”. Mentre Khruschev parlava dell'obsolescenza degli armamenti convenzionali,

McNamara si concentrava su questo tipo di armi. Inoltre, come una volta Kruschev si era vantato della sua imminente

superiorità missilistica, l'amministrazione statunitense potrebbe ora fornire cifre sulla superiorità americana. Khruschev

dovette prendere provvedimenti per recuperare la situazione. Dopo aver affermato che “l'Unione Sovietica è ora la più

forte potenza militare del mondo”, ha ritenuto necessario sostenere solo che le due superpotenze erano allo stesso livello

e mettere in guardia gli americani contro la presunzione della loro posizione di forza. Non era più certo che le vittime

sovietiche sarebbero state inferiori a quelle degli Stati Uniti a seguito di una guerra nucleare, sottolineando che entrambe

le potenze avrebbero sofferto enormemente. Il maresciallo Malinovsky nel gennaio 1962 sostenne che “oggi il campo

socialista è più forte di questi paesi [NATO], ma cerchiamo di presumere che le forze sono uguali per non prendere parte

a fomentare una psicosi di guerra. Ma dal momento che le forze sono uguali i leader americani dovrebbero correggere le

loro conclusioni e perseguire una politica ragionevole”. A metà del 1961, durante la crisi di Berlino, i tagli alle forze

convenzionali sono stati interrotti. Mentre i bombardieri a lungo raggio rimaneva il più grande singolo componente di una

piccola forza di rappresaglia sovietica, si è ritenuto necessario sdrammatizzare il tema della loro obsolescenza, iniziando

comunque importanti nuovi programmi di ricerca e sviluppo. Si sperava nella costruzione di un sistema anti-missili

balistici paragonabile al sistema di difesa aerea e nello sviluppo di armi spaziali, che era ancora considerato un settore in

cui l'URSS godeva di un vantaggio tecnologico rispetto agli USA. La politica che sembra essere stata adottata dai

pianificatori militari sovietici era quella di “launch-on-warning” (lancio su avvertimento). Una distinzione importante era che

un primo attacco pre-emptive, per avere senso, dovrebbe distruggere una proporzione estremamente grande di forze

offensive del nemico, mentre con il launch-on-warning la velocità contava molto di più del carattere specifico degli

obiettivi. Krusciov, nel mese di ottobre del 1962, tentò anche di posizionare i missili a medio raggio su Cuba, complicando

ogni piano di first-strike che gli americani potevano aver avuto. Gli USA però rilevarono i missili prima della loro

installazione e chiesero il loro ritiro immediato. L'esito di questa crisi è stato quello di confermare pubblicamente la

debolezza sovietica, invece di porvi rimedio. Dopo questa esperienza, Kruscev ha intrapreso una politica di distensione,

anche se sui giornali militari e sui periodici, le prospettive di una convivenza pacifica con gli Stati Uniti veniva trattata con

grande circospezione.

GLI ANNI DI BREZNEV

Dopo Khruschev, nell'ottobre del 1964, la nuova leadership promosse un maggiore potenziamento militare al passo con

gli Stati Uniti. Nella seconda metà degli anni ‘60 la forza militare sovietica era cresciuta molto rapidamente e alla fine del

decennio aveva raggiunto, almeno numericamente, gli americani. Questo miglioramento delle capacità, che continuò

negli anni ‘70, indicava una predilezione sovietica generale per il combattimento in guerra piuttosto che per la capacità di

dissuasione, che aveva effetti temporanei. La forma più credibile di deterrenza sarebbe stata la capacità di combattere e

addirittura vincere una guerra, se necessario. I sovietici non credevano che la pace a lungo termine potesse essere

portata dalla paura delle armi nucleari, o che qualche scoperta scientifica in un futuro non avrebbe sconvolto l'equilibrio

del terrore. Quando le due delegazioni SALT si sono incontrate a Helsinki nel novembre del 1969, la parte sovietica ha

fatto la seguente dichiarazione: “siamo tutti d'accordo che la guerra tra i due paesi sarebbe disastroso per entrambe le

parti. E sarebbe un suicidio per coloro che hanno deciso di iniziare una guerra del genere, che non ha limiti evidenti,

salvo la disponibilità delle risorse e la tecnologia necessaria”. Quando le due superpotenze concordano nel 1972 la

limitazione ABM con SALT I, il maresciallo Grechko, il ministro della Difesa, scrisse che questo trattato avrebbe impedito

l'emergere di una reazione a catena della competizione tra armi offensive e difensive. Ci fu una vera e propria divergenza

tra la dottrina sovietica e americana, ma anche importanti somiglianze in gran parte imposti dalle esigenze di una

situazione in cui la distruzione reciproca era possibile. I pianificatori sovietici, come i pianificatori americani, hanno dovuto

affrontare il fatto che le armi offensive sembrava sempre avere il vantaggio sulle armi di difesa.

CAPITOLO 18: THE CHINESE CONNECTION

I più acuti dibattiti strategici degli anni ‘60 avvennero tra americani e francesi in seno alla NATO e tra i russi e cinesi.

LA GUERRA POPOLARE

Mao Tse-Tung spiegò la posizione del partito comunista alla giornalista americana Anne Louise Strong nel 1946: “La

bomba atomica è una tigre di carta con cui gli americani cercano di terrorizzare la gente. Sembra terribile, ma in realtà

non lo è. Naturalmente, la bomba atomica è un'arma di distruzione di massa, ma il risultato di una guerra è deciso dal

popolo, non da una o due nuove armi”. L'enfasi sulle persone, come il determinante finale di vittoria o sconfitta è stato il

fondamento della dottrina maoista. La “linea borghese”, si è affermato “ignora il fattore umano, vede solo il fattore

materiale e considera la tecnologia come tutto e la politica come niente. La bomba atomica spirituale che il popolo

rivoluzionario possiede è un'arma molto più potente e utile che la bomba atomica fisica”. Sia nelle versioni moderate sia

in quelle estreme della guerra popolare la risposta alla bomba atomica era la stessa: doveva essere valutata in termini di

effetto sul morale dell'esercito in guerriglia e su quello masse nella fase di mobilitazione. La guerra popolare, come veniva

definita dalla strategia maoista, implicava uno spirito rivoluzionario delle masse e l'utilizzo di questo per scopi politici e

militari. L’ambito militare era subordinato a quello politico. Ma queste lezioni non erano universalmente applicabili: la

strategia maoista era rilevante per una campagna contro l'invasione della Cina da sud, e solo in parte valida per una

campagna altrove in circostanze diverse. I militari erano a conoscenza dei limiti della guerra popolare. Nella propaganda

sovietica, la risposta di Mao alla bomba atomica era un disperato tentativo di conservare una dottrina obsoleta

contemplando la morte di milioni di suoi connazionali.

LE BOMBE ATOMICHE COME “TIGRI DI CARTA”

Il punto di vista maoista è stato meglio espresso attraverso la metafora della “tigre di carta”, esteriormente forte, ma

dentro debole, facendo notare quanto improbabile fosse, a causa della paura di ritorsioni o di pressioni dell'opinione

pubblica, che sarebbero state utilizzate armi nucleari. Il metodo di base della guerra popolare sarebbe ancora applicabile

e anche se un'arma nucleare esplodesse nelle vicinanze, nessun danno avrebbe colpito coloro che avevano preso le

dovute precauzioni. Nel mese di ottobre 1957 con il lancio dello Sputnik I, i cinesi hanno condiviso l'orgoglio sovietico

nella spettacolare successo, in quanto gli Stati Uniti non era più in grado di usare il suo arsenale nucleare per ricattare o

intimidire il socialismo. In particolare, si è ritenuto che il momento potrebbe essere maturo per rimuovere i nazionalisti

cinesi dalla loro roccaforte in Taiwan. Il 23 agosto 1958, hanno iniziato un bombardamento su Quemoy, una delle isole più

piccole vicine alla terraferma detenuta dai nazionalisti. Un mese e mezzo dopo, il bombardamento è stato fermato. I

cinesi intendevano sondare l'entità del sostegno americano per i nazionalisti. Gli americani avevano chiarito che non

avrebbero aderito a modifiche dello status quo: volevano evitare un intervento militare, in particolare uno che potrebbe

coinvolgere le armi nucleari e l'Unione Sovietica. La stampa russa sottolineava l'improbabilità di una guerra. Solo dopo

che il bombardamento fu fermato e la crisi fu calmata che sono stati rilasciati gravi avvertimenti sovietici agli Stati Uniti. Il

7 settembre Khruschev scrisse al presidente Eisenhower: “Un attacco alla Repubblica popolare cinese, che è un grande

alleato, amico e vicino del nostro paese, è un attacco contro l'Unione Sovietica”, suggerendo una risposta sovietica

automatica a qualsiasi attacco contro la Cina. Però i commenti sembravano suggerire qualcosa di più condizionale.

L'aiuto sarà considerato e offerto se necessario, ricordando che i cinesi erano sufficientemente forti da avere tutto il

necessario per dare un contrattacco idoneo a un aggressore. Quest'esperienza rafforzò l’opinione cinese che era

necessario diventare meno dipendente dall'Unione Sovietica. Tuttavia, al fine di raggiungere una capacità nucleare l’aiuto

sovietico è stato richiesto e un certo numero di concessioni sovietiche sono state fatte alle richieste di assistenza, ma, in

pratica, poco è stato fatto per soddisfare aspirazioni cinesi. I russi erano diventati sospettosi dell’incoscienza cinese.

Eppure l'approccio della Cina era meno estremo di quello che appariva superficialmente. Ha sempre calcolato i rischi

militari con grande cura e non è stato incline a sottovalutare la forza del nemico. La loro comprensione dei limiti politici

dell’uso del nucleare è stata acuta, anche se il loro parere sui limiti tattici era meno impressionante. Nel mese di ottobre

1964 i cinesi fecero esplodere una bomba atomica e, due anni e mezzo dopo, una bomba all'idrogeno, con l'affermazione

che l'effetto positivo della bomba cinese sul morale del popolo rivoluzionario aveva reso la tigre reale. Non c'era nessuna

deviazione dalle credenze precedenti sull'utilità limitata di armi nucleari. Nonostante l'ostilità per l'Unione Sovietica, e

l'insistenza sulla natura aggressiva dell'Unione Sovietica, la Cina era meno paranoica rispetto alle opinioni sovietiche

verso la Cina stessa, anche per la consapevolezza che i sovietici puntavano verso l'espansione sul fronte occidentale e

non orientale. I cinesi dunque riuscirono ad essere i più coerenti tra tutte le potenze nucleari in materia di dottrina,

preferendo tutto il tempo per organizzare il warfare in un modo adatto al tipo di combattimento che conoscevano meglio e

per il quale erano meglio (o meno peggio) attrezzati. Dopo la morte di Mao, gli elementi più mistici della teoria della

guerra popolare sono stati ritirati. Per lunghi periodi negli anni ‘60 i cinesi furono completamente in disaccordo con

entrambe le superpotenze. Gli Stati Uniti erano allarmati dai cinesi come dall'Unione Sovietica. La Cina ha poi optato per

il riavvicinamento con il nemico più lontano, gli Stati Uniti. Ironia della sorte, un processo che ha avuto inizio con i cinesi

che sollecitavano i russi ad essere più militanti nei loro rapporti con l'America si è conclusa con una sistemazione sino-

americano e con i cinesi che sollecitano gli americani ad essere più militanti con i russi.

CAPITOLO 20: L’OPZIONE NUCLEARE EUROPEA: LA VISIONE ANGLOSASSONE

Per quanto controverso, il desiderio di McNamara di migliorare l'opzione convenzionale dell'Alleanza serviva a dissuadere

gli europei dallo sviluppare le proprie opzioni nucleari. L'avversione per i deterrenti nucleari indipendenti non era solo una

questione di risparmio di risorse per le armi convenzionali, ma si legava anche a concetti di guerra nucleare controllata. Il

problema di una proliferazione in questo ambito è stato poi definito come “L'ennesimo problema”: in assenza di controlli,

un gran numero di armi sarebbero state distribuite ai paesi avanzati e anche un po' meno avanzati dai primi anni ‘70.

Questo creerebbe maggiore dipendenza dai governi responsabili e da sofisticate forme di gestione delle crisi. Kahn ha

condiviso la preoccupazione sostenendo che le probabilità di disastro sarebbero aumentate se altri paesi avrebbero avuto

accesso alle capacità nucleari. Pur prendendo atto delle preoccupazioni generali sulla diffusione delle armi nucleari, il

principale interesse qui era l'impatto delle proliferazioni nucleare sulla NATO.

LA NATO E L’ENNESIMO PROBLEMA

Nel corso degli anni ’50, l'amministrazione Eisenhower, pur esprimendo preoccupazione per la possibile diffusione di armi

nucleari, aveva cercato di scongiurare il problema, mettendo i vantaggi della tecnologia nucleare a disposizione dei suoi

alleati. Nell'ambito del programma “Atoms for peace” è stata fornita assistenza per la costruzione di reattori nucleari per

scopi civili. Non ci sono stati trasferimenti di testate nucleari ad alleati, ma un gran numero di armi nucleari tattiche sono

state rese disponibili nel quadro di un sistema di controllo “a doppia chiave” condiviso dagli Stati Uniti con il paese

ospitante. Ostacoli alla cooperazione nucleare con il Regno Unito sono stati rimossi dalla modifica della legge McMahon

e ci sono state discussioni per facilitare lo sviluppo di sistemi di sgancio nucleari in Francia. Negli ultimi giorni

dell'amministrazione Eisenhower è stata fatta un'offerta dagli Stati Uniti per creare un “deterrenza NATO”, una forza di

300 missili Polaris da mettere sotto il controllo del consiglio NATO, con l'obiettivo di rafforzare la deterrenza ed evitare

pressioni per le forze nucleari indipendenti. Consapevoli che le maggiori potenze all'interno dell'Alleanza avrebbero voluto

l’accesso alle capacità nucleari, sarebbe stato meglio farlo mediante uno spirito di condivisione delle capacità americane

piuttosto che da una serie di iniziative a livello nazionale. C'erano dubbi sulla saggezza di questo approccio, espressi con

forza in un articolo di Albert Wohlstetter in “Foreign Affairs”. Wohlstetter trattò 4 alternative per la NATO: rifiuto delle armi

nucleari; sviluppo delle forze nucleari autonome; una forza nucleare controllata congiuntamente; dipendenza dalle

garanzie degli Stati Uniti, trovando quest’ultima la più convincente. Se molte nazioni hanno il potere di decisione, e se,

inoltre, ogni nazione decentra il suo controllo in una molteplicità di subordinati, o peggio, ad alcuni automi elettronici, è

evidente che la situazione potrebbe sfuggire di mano molto facilmente. Secondo Wohlstetter per loro natura queste armi

erano incapaci di uso controllato. McNamara era molto rigido sul concetto di controllo. Nel suo discorso nel giugno 1962

ad Atene ai ministri della NATO (lo stesso che è stato ripetuto un mese dopo a un pubblico piuttosto diverso di laureandi

ad Ann Arbor, Michigan) McNamara disse che le capacità nucleari limitate, che operano indipendentemente, sono

pericolose, costose, a rischio di obsolescenza e prive di credibilità come deterrente. Questo giudizio di condanna è stato

diretto, soprattutto alla forza nucleare britannica e francese.

LA FORZA NUCLEARE BRITANNICA

I britannici conducevano i dibattiti con gli americani come se le questioni rilevanti erano di responsabilità condivisa. A

differenza della Francia, dove lo stimolo intellettuale è stato trovato opponendosi agli americani, non vi era alcuna ricerca

in Gran Bretagna per una alternativa europea alla dipendenza dagli Stati Uniti. Agli inizi degli anni ‘60, con l'America in

possesso di testate sufficienti per coprire l'intera struttura del Patto di Varsavia, gli inglesi sono stati ridotti a contributo

europeo marginale alle forze di rappresaglia. Gli inglesi avevano sempre visto le questioni nucleari come una questione

anglo-americana, cercando di ottenere l'accesso ai segreti nucleari come una questione di diritto, un adeguato ritorno dei

propri investimenti nella ricerca bomba atomica in tempo di guerra. Gli emendamenti al McMahon Act aveva reso

possibile una maggiore cooperazione anglo-americana. La dipendenza della Gran Bretagna dagli Stati Uniti è stata più

evidente nel settore dei veicoli di sgancio. Dopo i piani per un missile balistico britannico, il presidente Eisenhower ha

accettato nel 1960 di vendere alla Gran Bretagna il missile Skybolt, allora in fase di sviluppo, in cambio di una base per i

sottomarini nucleari, come quella di Holy Loch in Scozia. Tuttavia, il programma Skybolt dopo varie difficoltà fu cancellato

nel novembre del 1962, minando il programma nucleare della Gran Bretagna e sottolineando la misura in cui le armi

nucleari stavano creando una forma di dipendenza dagli Stati Uniti, piuttosto che diventare una fonte di influenza. La

limitata influenza esercitata dalla Gran Bretagna fu chiaramente riscontrabile dalla consultazione minima durante la crisi

dei missili di Cuba, avvenuta due mesi prima. Per recuperare le relazioni anglo-americane, fu organizzato un vertice a

Nassau tra il primo ministro Macmillan e il presidente Kennedy, che si tradusse in un accordo che permetteva alla Gran

Bretagna di acquistare i missili da sottomarini Polaris. L'accordo prevedeva che i sottomarini Polaris sarebbero stati

utilizzati dal Regno Unito a scopo di difesa internazionale dell'Alleanza occidentale in tutte le circostanze. Il primo ministro

Harold Macmillan nel 1958 parlò di come ciò “ci dà una posizione migliore nel mondo. Ci mette dove dovremmo essere,

nella posizione di una grande potenza. E induce gli Stati Uniti a un maggiore riguardo al nostro punto di vista”. Dopo il

1962 questo argomento è stato sottolineato. Il successore di Macmillan, Alec Douglas-Home, ha parlato della bomba

come un “biglietto d'ingresso”. Il secondo argomento, che è diventato più importante negli anni ‘60 era basata sulla

inaffidabilità dell'Alleanza, mentre il governo britannico era lieto di sottolineare la forza della Gran Bretagna come un

contributo alla NATO.

CAPITOLO 21: L’OPZIONE NUCLEARE EUROPEA: LA VISIONE FRANCESE E TEDESCA

Nel corso degli anni ‘50 la strategia della NATO è stata dominata dalle armi nucleari; più Stati Uniti e Gran Bretagna

dimostravano il loro status e la loro influenza attraverso un arsenale di armi nucleari, più la Francia voleva assicurarsi il

suo posto tra le maggiori potenze nucleari. Dopo le umiliazioni dell'occupazione tedesca e la perdita dell’Indo-Cina, le

armi nucleari erano viste come un possibile aiuto alla ripresa nazionale. Dopo che De Gaulle divenne presidente nel

1958, il programma nucleare divenne uno strumento chiave nei suoi sforzi per riaffermare un'identità distintiva della

Francia e per consentire all'Europa di diventare indipendente dalle superpotenze. “Un grande Stato”, spiegò De Gaulle,

“che non possiede armi nucleari, mentre altri le hanno, non comanda il proprio destino”. Sotto De Gaulle, la strategia

nucleare francese divenne si legò ad una sfida al concetto stesso di alleanza. I francesi vedevano la garanzia nucleare

degli Stati Uniti come un fondamento fragile e inaffidabile per la sicurezza, molto inferiore a uno sforzo nazionale.

GALLOIS

Il pensiero strategico francese si legava a due generali: Pierre Gallois e Andre Beaufre. In un articolo su un giornale

americano Gallois descrisse le conseguenze rivoluzionarie dell'avvento delle armi nucleari, tra cui le differenze negli

atteggiamenti causati dalla disparità di accesso alle armi nucleari. Coloro che possedevano le armi nucleari avevano le

carte vincenti per una politica attiva. I loro alleati dovevano essere più cauti. Una nazione con armi nucleari, potendo

negare al nemico la possibilità di distruggere la sua capacità di rappresaglia, godeva di autotutela: nessun aggressore

avrebbe lanciato un attacco se vi era un rischio di gravi ritorsioni. Coloro che non potevano autotutelarsi dovevano

sperare di essere abbastanza rilevanti per una superpotenza da rischiare una guerra nucleare per la loro sicurezza. Da

questo sorgevano dubbi e preoccupazioni per la credibilità della deterrenza della NATO. Egli aveva poca fiducia in

attacchi counter-force o first strike e credeva che una guerra nucleare di qualsiasi dimensione ben presto sarebbe

sfociata in una guerra generale. Inoltre, la tendenza ad essere riluttanti a rischiare una guerra nucleare riduceva l'effetto

deterrente dell'arsenale nucleare americano. L'unico modo per riconquistare questo effetto dissuasivo era quello di

sfruttare le fonti politiche di credibilità. Nell'era pre-nucleare, la propria reputazione poteva essere legata alla performance

storica militare, ma nell'era nucleare non c'erano tali prestazioni a cui fare riferimento. La credibilità doveva quindi basarsi

su speculazioni per quanto riguarda le reazioni future per circostanze specifiche, definite "scenari". Un'alternativa era

quella di dimostrare una certa incoscienza, anche irrazionalità. Gallois riteneva che un elemento di bluff in questo settore

potesse funzionare, ma dubitava che potesse essere sostenuto dall'Occidente. Una risposta migliore poteva essere

trovata negli interessi in gioco. Qui Gallois ha sviluppato uno dei suoi concetti più influenti, quello di “deterrenza

proporzionale”: “la forza termonucleare può essere proporzionale al valore di ciò che sta difendendo. Il dolore che

potrebbe essere sopportato per eliminare l'America non sarebbe stato accettato se il premio fosse stato solo la Francia”,

in una sorta di valutazione del rapporto costi/benefici. C'erano due critiche di questa visione. In primo luogo, un piccolo

paese doveva spendere una quantità sproporzionata di risorse. In secondo luogo, il concetto non era così distante da

quelle idee di risposta flessibile a cui Gallois si opponeva. Espresse anche l'idea di deterrenza nucleare universale, in cui

tutti gli stati, grandi e piccoli, raggiungono la stabilità attraverso una serie di minacce nucleari reciproche. Gallois fornì la

fonte intellettuale della critica di De Gaulle alla NATO. Tuttavia, i suoi concetti sono stati sviluppati inizialmente per

sostenere la NATO. La sua opinione era che la NATO avrebbe dovuto sfruttare la maggiore credibilità dei deterrenti

nucleari nazionali, sostenendo una politica di decentramento nucleare all'interno dell'Alleanza. L’URSS avrebbe dovuto

accettare un maggior rischio di ritorsioni se voleva invadere. Gallois credeva nella obsolescenza delle forze convenzionali

nell'era nucleare, “Una volta impegnato l'atomo, non è possibile tornare indietro”: la sua denuncia contro

l'amministrazione americana era di aver tentato di fare proprio questo. Il risultato sarebbe stato quello di lasciare gli

europei più vulnerabili, negando loro i migliori strumenti di tutela a fronte di un nemico armato con armi convenzionali e

nucleari. Questa divergenza di interessi strategici ha creato una crisi nella NATO, che poteva essere risolta solo dagli

Stati Uniti, condividendo pienamente i rischi nucleari con i suoi alleati e rinnovando l'antica promessa di garanzia

incondizionata della sicurezza dell'Europa occidentale.

BEAUFRE

La metodologia del generale Andre Beaufre era diversa da quella di Gallois, non condividendo le idee di “deterrenza

proporzionale”, e non disprezzando quelle della “risposta flessibile”. La caratteristica essenziale del pensiero di Beaufre fu

la sua insistenza sui nuovi requisiti imposti dalla strategia di deterrenza e il ruolo che vedeva per le forze nucleari locali

all'interno di questa strategia. L'obiettivo era impedire che una potenza nemica prendesse la decisione di usare la forza

armata. La strategia dipendeva dal manipolare il senso di rischio del nemico. Perciò Beaufre ritenne che le qualità

tecniche delle armi erano di gran lunga meno importanti del loro impatto politico e psicologico. Per gli alleati di una

superpotenza il problema sorgeva se i loro interessi non erano coincidenti: quali rischi sarebbe disposta a correre una

superpotenza per appoggiare una questione che riteneva marginale per la propria sopravvivenza? A differenza di Gallois,

Beaufre non era pessimista sulla tenuta dell’alleanza. L'esigenza era quella di rafforzare la deterrenza per compensare le

debolezze, aumentando i rischi per il potenziale nemico. Gli alleati dovevano lavorare insieme: ci sarebbero più centri

decisionali che avrebbero creato una nuova forma di incertezza per il nemico, inducendo cautela. Questa deterrenza

multilaterale sarebbe più stabile rispetto a quando sono coinvolti solo due avversari. La conclusione di base è in contrasto

con le politiche americane, che si sono focalizzate per troppo tempo sulla stabilizzazione della soglia nucleare che era

diventata così stabile da aver bisogno di essere “destabilizzata” per ripristinare il suo effetto deterrente. Beaufre era

motivato dal desiderio di aumentare la solidarietà dell'Alleanza e non la sua frammentazione. Tuttavia, i meccanismi

attraverso i quali la solidarietà dell'Alleanza sarebbe entrata in gioco in senso nucleare sono rimasti poco chiari.

DE GAULLE

Anche se non è il responsabile della concezione della “force de frappe” francese, il presidente Charles de Gaulle lo ha

trasformato in uno strumento centrale della sua diplomazia. Non sembra essere stato influenzato dai teorici strategici del

suo paese, anche se fece adottare l'idea di “deterrenza proporzionale”. Vide le armi nucleari come un modo di fornire alla

Francia un’identità distintiva e una base di potere da cui criticare le aspirazioni egemoniche degli Stati Uniti. Le armi

nucleari sono state il punto di partenza per una critica radicale all’Alleanza in Europa. Gli Stati Uniti, attraverso la strategia

della “risposta flessibile”, stavano tentando di mantenere un rapporto di dipendenza assegnando all'Europa una funzione

non nucleare dell'Alleanza, lasciandola vulnerabile. Nel lungo periodo la situazione era ancora più pericolosa: una guerra

tra le superpotenze, anche se le sue origini non avevano nulla a che fare con l'Europa, avrebbe potuto rappresentare la

rovina del continente. De Gaulle ha osservato nel 1959, non molto tempo dopo essere diventato presidente della Quinta

Repubblica: “Probabilmente il tipo di equilibrio che si sta affermando tra la potenza atomica dei due campi è, per il

momento, un fattore di pace nel mondo, ma chi può dire cosa accadrà domani?”. Verso la metà degli anni ‘60 le sue

opinioni erano maturate, la minaccia sovietica era diminuita mentre gli americani stavano diventando sempre più

minacciosi (Vietnam). Nel 1966, anche se non lascia l'Alleanza Atlantica, De Gaulle ritirò le forze francesi dal comando

militare integrato della NATO. La partecipazione a uno sforzo militare congiunta in futuro sarebbe stato condizionato: non

sarebbe stato sufficiente sapere che i suoi alleati erano sotto attacco, la Francia voleva sapere chi ha iniziato il conflitto.

La NATO era troppo costrittiva e la propensione degli americani a intervenire in altre parti del mondo avrebbe potuto

trascinare gli europei in una guerra inutile. La Francia voleva decidere liberamente il proprio destino. Le conseguenze

della politica di De Gaulle sono state opposte a quelli previste: la Germania divenne il leader de facto dell'Europa

all'interno della NATO. Il secondo difetto della strategia gollista fu che i francesi non avevano le risorse per realizzarla: un

missile a corto raggio, Pluton, venne prodotto, ma avrebbe potuto bombardare solo il suolo tedesco, causando

costernazione sia per Bonn e sia a Parigi. Nel 1974 con l'elezione del Presidente Giscard d'Estaing, questi problemi sono

stati affrontati e ci sono state indicazioni sperimentali di un passo verso qualcosa simile alla “risposta flessibile”.

STRATEGIA TEDESCA

Anche se nel 1966 la Germania era ancora una volta una grande potenza convenzionale dell'Europa occidentale c'era

poca capacità all'interno del governo di Bonn a sostenere un dialogo sulla strategia di Washington. A prescindere dal loro

contributo ufficiale alla teoria, la loro posizione geografica e politica sensibile aveva dato i tedeschi un'influenza

determinante sul carattere della NATO. Per la Germania Ovest dopo le follie degli anni ‘30 e ‘40 e la conseguente

divisione del paese c'era un forte impulso a integrarsi pienamente nella comunità delle nazioni occidentali. Un'identità

nazionale poteva essere recuperata solo in un contesto internazionale, per solidarietà con gli altri, attraverso la Comunità

europea o la NATO. La Germania cercava di rispondere ai suoi problemi in un quadro multilaterale, e quindi fornì una

grande forza di coesione nell'Alleanza. La solidarietà con l'Occidente è stata rafforzata dalla paura e ostilità per l'Oriente,

soprattutto in vista della continua occupazione di una parte del paese. La Germania insisteva sul fatto che la

riunificazione doveva essere uno degli obiettivi della politica occidentale. Sebbene la maggior parte dei governi


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DESCRIZIONE APPUNTO

Riassunto per l'esame di Potere nucleare, basato su appunti personali e studio autonomo del testo consigliato dal docente Gala: The evolution of nuclear strategy, Freedman. Gli argomenti trattati sono i seguenti: programma nucleare statunitense, sovietico, cinese, inglese, francese, bombardamento strategico, rappresaglia massiccia, risposta flessibile, mutual assured destruction, De Gaulle, Bush


DETTAGLI
Corso di laurea: Corso di laurea magistrale in relazioni internazionali
SSD:
A.A.: 2015-2016

I contenuti di questa pagina costituiscono rielaborazioni personali del Publisher BarbaraM92 di informazioni apprese con la frequenza delle lezioni di Il potere nucleare nel sistema internazionale e studio autonomo di eventuali libri di riferimento in preparazione dell'esame finale o della tesi. Non devono intendersi come materiale ufficiale dell'università Roma Tre - Uniroma3 o del prof Gala Marilena.

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