The evolution of nuclear strategy
Capitolo 1: L’arrivo della bomba
La trasformazione della guerra
Con l’introduzione delle armi nucleari si può riscontrare una continuità con alcune teorie strategiche e concetti precedenti, in particolare la dottrina dei bombardamenti strategici: l’uso più efficace dell’aviazione era per attaccare il cuore sociale e industriale del nemico, in modo da produrre il suo collasso interno, senza dover vincere una battaglia tradizionale. Nessuno era disposto a contemplare una replica delle sanguinose guerre precedenti. Si cercarono, quindi, modi per raggiungere una vittoria rapida e decisiva, basata sui nuovi mezzi: carri armati e aerei.
Bombardamento strategico
La possibilità di utilizzare aerei per attaccare le città faceva prevedere la perdita di numerose vite umane e la scomparsa di interi centri urbani, data la consapevolezza della crescente velocità e capacità dell’aviazione, unita ad un pessimismo sulla possibilità di una difesa efficace. Per "bombardamento strategico" si intende il bombardamento di obiettivi socio-economici dietro le linee nemiche (centro del potere del nemico: le industrie e la forza lavoro che sosteneva il suo sforzo militare), genericamente contrapposto al bombardamento tattico, intrapreso a sostegno delle forze terrestri in battaglia. Questa distinzione tra i ruoli "strategici" e "tattici" aveva poco senso per gli eserciti e le flotte, acquistò invece importanza per la forza aerea. La teoria del bombardamento strategico è generalmente associata all’italiano Douhet, ma simili nozioni si sono sviluppate in molti paesi in modo indipendente. Non si poteva essere sicuri dei cambiamenti che il nuovo progresso tecnologico avrebbe portato; si poteva solo immaginare l'impatto di bombardamenti sulle strutture sociali moderne e gli scrittori militari vagavano, di fatto, oltre la loro area di competenza.
La scienza politica della potenza aerea
Il motto sembrava essere "colpire per primi e colpire forte": la parte che decide di andare in guerra scatenerà tutte le sue forze aeree in massa contro la nazione nemica nel momento in cui prende la decisione, senza aspettare di dichiarare guerra formalmente. Giocava a loro favore la vulnerabilità del morale della popolazione civile agli attacchi aerei, che li avrebbe portati alla resa. Molte teorie di guerra (tra cui quella di Clausewitz) contemplavano il morale delle forze armate come fattore determinante, al pari di numeri e attrezzature. Quando prime teorie di bombardamento strategico venivano formulate, il morale era un concetto centrale nel pensiero militare. In quanto ora in guerra era significativo il contributo dato dalle società intere (non più separazione tra combattenti e non combattenti).
L’esperienza della seconda guerra mondiale
L'inizio della seconda guerra mondiale fu caratterizzato da una certa moderazione data dall’incertezza sul fatto che bombardamento strategico avrebbe portato la guerra ad una conclusione rapida e soddisfacente, unita alla consapevolezza che avrebbe potuto portare invece a raid di rappresaglia. La devastazione risultante dal bombardamento sistematico delle rispettive città appariva come una prospettiva spaventosa. Nessun governo voleva affrontarne le conseguenti tensioni sociali ed economiche. Qualsiasi uso della potenza aerea, sia tattico sia strategica, rischiava di degenerare in un attacco contro civili, anche a causa della vicinanza tra obiettivi militari e civili, in quanto non vi era più uno spazio fisso con confini rigidi (non più campo di battaglia). L’introduzione dell’aviazione estendeva la zona di combattimento rispetto ai fronti statici del 1914-18.
La rappresaglia e le armi V
La guerra fornì un grande stimolo per l'innovazione tecnologica. Tra le tante novità della seconda guerra mondiale, due sono state cruciali per il futuro della pianificazione militare e del pensiero strategico: le armi V ("armi di vendetta") e la bomba atomica. Entrambi colpivano obiettivi civili, provocavano shock e terrore, oltre all’effettiva distruzione. L’introduzione di V-1 e V-2 è stata ritardata per problemi tecnici e ostacolata dai bombardamenti; il loro funzionamento è stato infine ridotto, in quanto i tedeschi furono così costretti dalla Francia. Hitler sottolineava il loro scopo nella necessità di vendicarsi contro la Gran Bretagna.
La bomba atomica
Lo sviluppo più rivoluzionario di tutti è stato quello della bomba atomica. Quando la guerra in Europa era iniziata nel 1939 la comunità scientifica del mondo era in uno stato di fermento professionale con una rapida serie di scoperte sul fenomeno che è stato chiamato "fissione" da Frisch, per la somiglianza con la divisione di una cellula biologica. La comunità scientifica coinvolta in questa ricerca aveva carattere internazionale, con contributi provenienti da tutta Europa e dal Nord America. Tuttavia, nel 1939 le tensioni politiche in Europa portarono gli scienziati a raggrupparsi in Gran Bretagna e negli Stati Uniti. Si scoprì che quando gli atomi di uranio sono bombardati con neutroni, si dividono in parti più o meno uguali, con il rilascio di enormi quantità di energia. Inoltre, con la fissione venivano rilasciati alcuni neutroni in grado di provocare fissione in altri nuclei. Era possibile una reazione a catena, raggiunta per la prima volta il 2 dicembre 1942 a Chicago, nell'ambito del progetto Manhattan. Una bomba atomica (o a fissione) è una bomba che sfrutta tale reazione a catena per creare un'esplosione. La quantità di isotopi fissili di uranio o plutonio (U233, U235 o Pu-239) necessaria è definita "massa critica". Ai fini esplosivi, questa reazione deve avvenire molto rapidamente (proprio questo ha causato la maggior parte dei problemi tecnici nella costruzione della prima bomba). In origine l’input dietro il progetto della bomba atomica in Gran Bretagna e negli Stati Uniti proveniva dalla paura delle conseguenze di un eventuale successo unilaterale tedesco nello sfruttamento dell'energia atomica per fini militari. La minaccia atomica tedesca non si è concretizzata. A metà del 1945, avvenne il test della prima bomba nel New Mexico. Non era semplicemente solo un'altra arma: anche se era considerata per uso bellico, legittima come qualsiasi altra arma, aveva implicazioni che andavano oltre quelle degli altri componenti dell’equipaggiamento militare.
La strategia di Hiroshima
I giapponesi continuavano a combattere, nella speranza che gli ulteriori costi che potevano imporre agli americani nel corso del conflitto avrebbero incentivato gli Stati Uniti a modificare i suoi obiettivi bellici. Vi era anche la speranza che i russi, avrebbero agito da mediatori. Lo scenario cambiò bruscamente dopo le bombe su Hiroshima e Nagasaki (6-9 agosto 1945). Nello stesso mese il generale Groves fissò i criteri per un comitato che aveva nominato per scegliere gli obiettivi appropriati per la bomba. Le influenze principali sull'uso della bomba erano quelle di Stimson, Marshall, Oppenheimer, Groves, Bush e Conant, coinvolti fin dall'inizio nel progetto e al corrente delle proprietà della nuova arma. Più che un’arma di distruzione terribile, si trattava di un’arma psicologica. Una caratteristica fondamentale della strategia per produrre shock fu l’elemento sorpresa. Con la resa dei giapponesi seguente a Nagasaki l'impressione è stata che i concetti strategici che hanno guidato l'uso della bomba erano validi. La dirigenza Air Force vide la bomba come un supplemento alla campagna di bombardamenti convenzionale intrapresa contro il Giappone. La bomba permetteva di accelerare e potenziare l’attacco. Però L'obiettivo era fragile: aveva una struttura non solo debole, ma sul punto di collasso, non c'erano potenti difese giapponesi o minacce di rappresaglia. Si creò la sensazione che la guerra non era più una questione di combattimento. Così l’introduzione della bomba il 15 giugno 1944 può essere considerato come l'inizio di una nuova era.
Capitolo 2: Offesa e difesa
La persistenza della dottrina del bombardamento strategico
Con Hiroshima e Nagasaki il bombardamento strategico aveva vinto la sua causa. Nel novembre del 1945, il generale Arnold, Capo di Stato Maggiore dell'Aeronautica, affermava la superiorità dell’aviazione americana. La bomba atomica è un'arma che potrebbe essere sganciata solo per via aerea e contro grandi obiettivi (le città), è più economico e servirebbero meno aerei (lo sgancio di una bomba atomica da un B-29 su Hiroshima ha causato danni pari a 300 aerei), anche la portata effettiva sarebbe aumentata, dato che una bomba atomica è un carico più leggero di una serie completa di esplosivi convenzionali. La violenza sarebbe più concentrata in termini di spazio e di tempo.
Il nuovo sviluppo strategico
Le principali difficoltà erano la mancanza di precisione, l’affidabilità incerta e il costo elevato. Si pensò di compensare questa mancanza posizionando i missili su navi o sottomarini. Tuttavia fino al ’47, quando la produzione del dopoguerra prese il via, si avevano solo componenti non assemblati. Molte previsioni americane furono smentite nel 1949 con il primo test sovietico. Nel breve termine le uniche tre potenze nucleari immaginabili erano le “tre grandi”: Gran Bretagna, USA e URSS. Due illustri scienziati, Vannevar Bush negli Stati Uniti e Patrick Blackett in Gran Bretagna, Bernard Brodie e i suoi colleghi, presso il Centro per gli Studi Internazionali di Yale e professor Jacob Viner di Chicago hanno contribuito al dibattito generale sulla strategia nucleare. Ma questo lavoro restava periferico rispetto le principali preoccupazioni di quegli anni. La questione immediata era se le bombe atomiche rendevano il bombardamento strategico la strategia più vantaggiosa da adottare per l'Occidente.
La possibilità di difesa
Misure di difesa per le città comporterebbero la protezione degli obiettivi chiave, anche attraverso la dispersione: per sopravvivere alla guerra nucleare una società dovrebbe essere suddivisa in piccole unità, indipendenti e autosufficienti. Misure non facilmente praticabili in Europa e soprattutto negli Stati Uniti, dove il modello di vita era ben consolidato e non era mai stato interrotto dai bombardamenti aerei. Blackett sosteneva invece che la città avrebbero potuto recuperare da un eventuale bombardamento atomico a velocità sufficiente per riavviare le operazioni industriali. Si era più preparati in termini di offensiva, due miglioramenti tecnici furono la capacità di volare più velocemente e la possibilità di volare ad altitudini più elevate. Tuttavia, l’altitudine rischiava di comprometterne la precisione. Gli altri metodi di condurre la guerra potevano essere ancora validi.
Capitolo 3: Aggressione e rappresaglia
Il vitale primo colpo
L’aggressione, per definizione, implica fare la prima mossa militare. Le sottigliezze diplomatiche come dichiarazioni formali di guerra e di ultimatum sarebbero stati ignorati. Nel dibattito tra gli scienziati legati al Progetto Manhattan, il valore delle bombe atomiche per un attacco a sorpresa è stato uno dei temi principali. Una nazione, o anche un gruppo politico, data la possibilità di iniziare l'aggressione attraverso un uso improvviso di dispositivi nucleari, sarebbe stata in grado di scatenare una “guerra lampo” molto più terrificante di quella del 1939-40. Un tale colpo potrebbe letteralmente spazzare via anche la più grande nazione o almeno tutti i suoi centri di produzione. Robert Oppenheimer l’ha descritta come “un'arma di aggressione, di sorpresa e di terrore”. Per David Lilienthal “il valore della sorpresa aumentava con ogni aumento di potenza delle armi; con la bomba atomica la sorpresa raggiunge il valore supremo”. Nel 1947 il Ministro della Guerra osserva che: “la nostra forma di governo e le nostre procedure costituzionali ci impediscono di lanciare attacchi a sorpresa contro i potenziali nemici”. Il requisito per qualsiasi dichiarazione di guerra deve passare dal Congresso, la pressione dell'opinione pubblica e la posizione morale dell'America nel mondo contro qualsiasi comportamento che possa essere classificato come aggressivo.
La bomba atomica e gli aggressori
Concetto di aggressione: nel XIX secolo, questo termine era limitato, tecnico e neutro, con riferimento ad ogni attacco militare da parte delle forze di uno Stato contro il territorio o le navi di un altro Stato. La guerra era ancora legittima come ultima istanza per risolvere una controversia. Con il cambiamento della guerra è cambiato anche il significato di aggressione. Nel 1914 il termine era diventato peggiorativo, riferendosi a un attacco militare che non è stato autorizzato dalla legge. Dopo il 1918 è diventato difficile giustificare qualsiasi uso della forza militare. La Grande Guerra è stato un tale disastro che tutti gli Stati volevano evitarne il ripetersi. La Società delle Nazioni ha istituito meccanismi per risolvere le controversie in modo pacifico. La guerra aggressiva diventa un mezzo illegale per risolvere rancori o alterare lo status quo. Tuttavia, compromessi e concessioni rischiavano di essere considerate, dai sovietici, come evidenze di debolezza e li avrebbe incoraggiati a fare maggiori richieste. Era necessaria la creazione di un’organizzazione internazionale con poteri tali da far rispettare gli impegni di astenersi dall’uso delle armi atomiche: furono fatti seri sforzi per realizzare una misura di controllo internazionale sull'energia atomica. Ciò non giunse a buon fine a causa del deterioramento delle relazioni Est-Ovest: nessuna delle due parti riusciva ad evocare sufficiente fiducia nell'altra. Brian McMahon affermò che “per la prima volta nella storia, il mancato accordo a un controllo sano, efficace e giusto costituisce di per sé un atto di aggressione”.
Primi pensieri sulla deterrenza
In assenza di un controllo internazionale, le nazioni che volevano evitare di bombardamento atomico avrebbero dovuto fare affidamento sui propri dispositivi. Il primo ministro Clement Attlee scrisse al presidente Truman sulle questioni energetiche atomiche nel settembre del 1945 che "L'unico deterrente è la possibilità della vittima di un attacco di essere in grado di replicare all’aggressore". Si riscontrava un profondo pessimismo sul fatto che prima o poi tali armi sarebbero state utilizzate, anche se ciò significava una reciproca distruzione insensata. La United States Air Force, che era più interessata a sfruttare la sua superiorità piuttosto che compensare le sue possibili inferiorità, tendeva a vedere il valore dei suoi bombardieri come deterrente a tutte le forme di aggressione, atomiche e non. La deterrenza era di straordinaria importanza nella creazione di un’impressione di forza militare tale da rendere chiaro ai russi che non avrebbero avuto alcuna speranza di vittoria in uno scontro. Nel fornire l'immagine desiderata, l’arsenale atomico era di evidente importanza. Ciò che si doveva ancora sviluppare era una dottrina completa di deterrenza nucleare. Le teorie prevalenti riguardavano l’assumere le città come unici obiettivi appropriati e il valore decisivo della sorpresa. In Gran Bretagna, Liddell Hart e Blackett erano contrari all’ipotesi che l'aggressore avrebbe colpito le città per prime. Liddel Hart sottolineava che l'aggressore tendeva a basarsi sul calcolo: "Hanno in programma di raggiungere i loro guadagni con il minor danno possibile, sia per se stessi e sia per le loro acquisizioni, mentre le vittime dell'aggressione saranno guidate da un impulso incontrollabile a colpire di nuovo senza badare alle conseguenze". Ciò suggeriva che un aggressore avrebbe esitato a impiegare bombe atomiche a causa del rischio di ritorsioni. Un'osservazione simile è stata fatta da Jacob Viner, professore di economia a Chicago e di notevole influenza sulla prossima generazione di strateghi accademici: egli non condivideva il presupposto che la bomba atomica avrebbe dato un vantaggio schiacciante nell'attacco a sorpresa. Anche Bernard Brodie osservava che: "L'elemento sorpresa potrebbe essere meno importante di quanto si presume. Un equilibrio stabile degli arsenali atomici potrebbe essere più sicuro rispetto alle asimmetrie" (una guerra in cui non vengono utilizzate bombe atomiche è più probabile che si verifichi se entrambe le parti hanno bombe in quantità fin dall'inizio piuttosto che se nessuna delle due parti le ha in via preliminare, o se le ha solo una parte). L’unico scopo di un attacco a sorpresa potrebbe essere quello di distruggere le strutture militari (Borden: “Perché sprecare l’attacco a sorpresa per le città, una missione che può essere facilmente eseguita più tardi, quando il principale ostacolo ad una vittoria lampo è l’air force?”). La volontà di eliminare l'offensiva aerea del nemico era già consolidata nella dottrina dei bombardamenti strategici. Le bombe atomiche sono state definite abitualmente come armi del "terrore", con l'espressione "armi di distruzione di massa”, come se non ci fossero altri obiettivi possibili. Si dubita che entrambe le parti sarebbero così sprovvedute da concentrare gli impianti per la produzione o il trasporto di bombe atomiche in posti sensibili all'attacco. Tuttavia, nei primi passi attraverso la logica della deterrenza, diventa evidente, almeno a Brodie, che: “Il primo e più importante passo nel programma di sicurezza americano per l'era delle bombe atomiche è quello di prendere misure per garantire a noi stessi in caso di attacco la possibilità di rappresaglia. Finora lo scopo principale del settore militare è stato quello di vincere le guerre. D'ora in poi il suo scopo principale deve essere quello di evitarle”.
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