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Dagli "ingegni universitari" a Shakespeare: spettacolo e cultura nel teatro elisabettiano

Il parlare, lo sguardo e la vita: fonti non scritte del teatro di Shakespeare

Shakespeare visse a cavallo tra il 16 e il 17 secolo, periodo in cui si stava passando dalla società medievale al mondo moderno.

  • 1558: Salita al trono della regina Elisabetta I
  • Padre John e madre Mary Arden
  • Nato, si presuppone, il 23 aprile 1564
  • King's New School: Frequenta l'istituto gratuito per i maschi della cittadina. Qui studiò latino e i classici della letteratura. Non si parla di studi universitari.
  • Probabile che abbia lavorato come apprendista nel negozio del padre: nelle sue opere fa riferimento a svariati tipi di pelli di animale e ad altre conoscenze tipiche dei conciatori.
  • 27 novembre 1582: Sposa a Stratford Anne Hathaway
  • Non fa parte di una classe economica emergente

Frequenta la The King's School dove vince una borsa di studio per Cristopher Marlowe iscrivendosi all'università di Cambridge. Anche lui frequenta il college di Cambridge. Thomas Nasche è un altro esempio. Tutti drammaturghi che studiano in università a differenza di Shakespeare. Il suo percorso è diverso, la scrittura teatrale NON deriva da un processo di formazione accademica ma da una formazione culturale derivante dal teatro stesso. Non era incolto: conosceva la musica, il latino, leggeva senza bisogno di traduzioni Plauto e Ovidio che hanno lasciato tracce nelle sue opere.

La drammaturgia shakespeariana: un diverso percorso formativo

Per i primi drammaturghi elisabettiani, la scrittura per il teatro dei "ingegni universitari" professionisti è un investimento scorretto della cultura acquisita all'università. La drammaturgia shakespeariana non sviluppa un percorso formativo di tipo istituzionale ma individualizzato. Si fonda su un metodo completamente nuovo dove il teatro sollecita il restauro e l'uso delle conoscenze acquisite e quindi la loro trasformazione in fonti.

Ben Jonson ha il percorso più simile a Shakespeare tra i drammaturghi elisabettiani. Non frequentò l'università, si dedicò al teatro come attore e come autore di drammi. Grazie alla somiglianza di queste due culture possiamo provare ad analizzare il pensiero di Shakespeare e la costituzione della sua cultura poetica, dispersiva e fluida nelle premesse e concentrata negli esiti.

Thomas Fuller descrisse i due scrittori come "un grande galeone spagnolo e una nave inglese". Tutto inizia dal valore fisico dei due scrittori: Jonson greve, faccia carnosa, barba rossiccia e sguardo aggrottato mentre il volto di Shakespeare presentava lineamenti nitidi. Con il connubio delle due situazioni possiamo capire come leggessero i due: il primo sprofondando nei libri, il secondo in modo più leggero, pensando al suono e alla sostanza visiva delle frasi.

Jonson collocava la scrittura per il teatro allo stesso livello della poesia edita mentre per Shakespeare i libri non erano fonti da aggregare o modificare a proprio piacimento ma confluivano in performance instabili che richiedevano un calcolo poetico diverso da quello letterario. Per Shakespeare le fonti fornivano continue sollecitazioni al pensiero.

La commedia dell'arte e l'improvvisazione

Sono gli anni in cui la commedia dell'arte esportava un modello di drammaturgia senza testi scritti che si basava su repertori testuali mandati a memoria dagli attori. Materiale che veniva cambiato e ricambiato in tutte le performance e quindi il livello verbale cambiava di spettacolo in spettacolo. C'erano improvvisazioni anche di montaggio, di tagli, di aggiunte e suture. Anche Shakespeare improvvisava, non in scena ma pensando.

  • Jonson improvvisa l'articolazione discorsiva, le parole da dire e il modo in cui dirle ma non i contenuti concettuali; si inceppa quindi l'efficacia performativa dell'espressione.
  • Shakespeare non espone una cultura immagazzinata mnemonicamente ma esibisce il pensare in atto. Non appesantita da modelli e tradizioni, la sua arte del discorso affronta gli argomenti messi in campo dai protagonisti stessi improvvisando soluzioni, antitesi.
  • Jonson è in linea con lo sviluppo della commedia regolare, con la rinascita tragica del secondo Seicento e i valori classicisti trasmessi dalla tragedia settecentesca. Faceva capo ad Aristotele.
  • Shakespeare, con la svolta romantica, vede riconosciuta la particolarità della sua opera. Faceva capo a Platone: inconsapevole, ispirato dalle muse, dal furor poetico.

La trasformazione del teatro e della cultura

Entrambi drammaturghi e poeti parteciparono alla trasformazione della società inglese. Modificarono il teatro attivando nuovi ruoli e possibilità, acquisirono fuori dagli ambienti di corte e accademici le conoscenze per la realizzazione dei loro testi.

  • Johnson mira ad una conoscenza erudita e umanistica.
  • Shakespeare parte da un'interazione tra pensiero e fonti. Lui leggeva e assimilava. Il suo temperamento non lo portava a studiare ma a completare l'esperienza diretta delle opere che affrontava.

Nell'opera "Pene d'amor perdute", Shakespeare imposta una riflessione drammatica che ha per oggetto la conoscenza del reale e la sua trasmissione linguistica. Importante in questa riflessione è il personaggio di Berowne/Shakespeare, la cui personale cultura troviamo molto affine con il sistema di Bacone: infatti entrambe antepongono lo sguardo che indaga le cose rispetto a quello che si consuma ricercando nei libri la verità della natura.

Le corrispondenze tra la cultura di Shakespeare e il sistema baconiano sono dovute all'attenzione di entrambi per le scoperte geografiche e scientifiche. A differenza di Bacone, lo sguardo rivolto alle cose di Shakespeare matura diversi saperi che cambiano da personaggio a personaggio-attore, si rigenera rigenerando poeticamente ciò che vede, sfugge il controllo delle retoriche per afferrare dettagli nel flusso del vivere.

Come Bacone e Galileo, anche Shakespeare esce dai confini della cultura tramandata e guarda alla natura delle cose. La sua scienza consiste nel diffondere per contagio mentale sentimenti che includono e alimentano la comprensione di ogni umana realtà. A differenza dei raissoneur ottocenteschi che incuneano nel dramma il pensiero dell'autore, i conversatori shakespeariani portano in scena un'arte del parlare di matrice sociale.

Teatro elisabettiano: segni significanti e realtà significate

La polarità non è caratteristica di Shakespeare ma deriva dalle componenti strutturali del teatro elisabettiano dove convivevano un pubblico popolare che richiedeva fatti e drammaturghi di formazione universitaria che usavano, oltretutto, un linguaggio brillante e sonoro. Il pubblico popolare vedeva il teatro come un insieme di azioni concrete, impressionanti, mentre gli autori appoggiavano la spettacolarizzazione del linguaggio.

Caratteristica di Shakespeare è la propensione a far interagire linguaggio e azione sia nella dimensione drammatica della vicenda che a livello delle pratiche conoscitive. Se i tragici greci, Shakespeare, Moliere, Goldoni o De Filippo riassumono metodicamente il loro teatro non lo devono al fatto che il loro strumento sia stata la drammaturgia scritta, il testo, ma alla complessa efficacia dell'azione svolta dal loro strumento drammaturgico nei riguardi degli attori, spazio e pubblico, delle modalità narrative e della realizzazione spettacolare. Shakespeare fece della scena elisabettiana un luogo privilegiato del confronto fra le tensioni che agitavano il mondo delle conoscenze e quello dell'espressione linguistica.

La lingua teatrale degli attori ha intercettato le tensioni tra conoscenza e linguaggio con le opere di Shakespeare che poté sviluppare e inscenare tali dinamiche servendosi degli attori. Il dramma shakespeariano ha sviluppato le premesse filosofiche del teatro pubblico elisabettiano obbedendo al mandato del pubblico popolare che voleva personaggi delineati, situazioni sorprendenti e problematiche chiare alle quali appassionarsi.

Ci sono nelle opere di Shakespeare personaggi di ragazzi e quasi bambini che giocano con il linguaggio e le parole elaborando conoscenze immediate: il paggio Mote e il figlio di Macduff nel "Macbeth". I loro caratteri di conversatori brillanti sono talmente simili che possiamo pensare siano stati composti per uno stesso attore. L'obiettivo del drammaturgo è far sì che lo spettatore partecipi alla vita dei personaggi per fargli avvertire come sia tragica e ingiusta la loro morte violenta.

Il rapporto con le fonti

  • Le retoriche e i linguaggi usati nei diversi ambiti e contesti del mondo sociale costituiscono oggetti culturali di questo mondo.
  • Le opere della tradizione umanistica non determinano le tecniche della composizione drammatica ma rientrano nell'organismo drammatico disponendosi al livello delle fonti dove convivono in rapporto di parità gerarchica e culturale con testi storici.
  • Il processo della composizione drammatica si fonda su interazioni di linguaggio e di pensiero che coinvolgono fonti scritte ed orali.
  • Il processo compositivo rientra tra gli elementi di opera drammatica.
  • Le realtà osservate dall'autore alimentano l'opera drammatica. La realtà vista da Shakespeare si traduce in realtà dai personaggi che guardano con gli occhi dell'autore.

Il dramma di Shakespeare non unisce scrittura a scrittura, ma connette l'agire dell'individuo in condizione di rappresentazione sociale all'agire dell'individuo in condizione di rappresentazione drammatica integrando l'interazione con molte fonti letterarie. L'oralità shakespeariana è un luogo sonoro di incontro fra letteratura, teatro e vita. In questa prospettiva la biografia dell'autore costituisce una risorsa inesauribile e determinante. Non c'è infatti zona o relazione della vita di Shakespeare che non abbia dato preziosi sviluppi alla sua opera drammatica.

La formazione scolastica (ad esempio) emerge continuamente nell'opera dove figura come fonte di conoscenze testuali e come oggetto di rappresentazione drammatica. Teniamo conto anche della sua educazione religiosa. La Bibbia e le Omelie alimentarono l'immaginazione di Shakespeare bambino. Nelle sue opere vengono trovate citazioni e riferimenti a 42 libri della Bibbia. Ma l'autore più letto dai ragazzi era l'Ovidio delle Metamorfosi che resta il poeta preferito e più utilizzato dal drammaturgo.

Le molteplici rappresentazioni dello studio scolastico nel dramma shakespeariano ci fanno intuire come Shakespeare ci tenesse al recupero delle sue prime basi umanistiche percepite a scuola. Infatti non applicò la cultura al teatro ma, attraverso il teatro, riattivò e riscoprì la base umanistica del proprio sapere, straniandola dal contesto scolastico e immergendola in un flusso di conoscenze mediate dal vissuto. Shakespeare consegnò al teatro una cultura umanistica rigenerata dal confronto con le diverse realtà del mondo sociale.

Il vissuto in Shakespeare viene filtrato da un'opera di decostruzione sistematica. La realtà del suo vissuto che entra nell'opera drammatica non diventa dramma di per sé, ma alimenta lo sviluppo drammatico.

Venere e Adone: una svolta per Shakespeare

Ovidio e Shakespeare venne dato alle stampe presso l'editore di Stratford upon Avon Field nell'Inghilterra del 1593 un poemetto intitolato "Venere e Adone". Ricevette un discreto successo pubblico. Il contenuto del poemetto si basava sull'episodio d'amore tra Venere ed Adone. Nel frontespizio di uno di questi testi arrivati a noi, troviamo la firma di William Shakespeare. In questi anni non erano ancora usciti suoi lavori, si considerano queste pubblicazioni come un'attività alternativa per un maggior guadagno. "Venere e Adone" conferì a Shakespeare molta più fama di tutte le opere teatrali che l'hanno consacrato alla storia. Decise di dedicarsi ad un tema di Ovidio perché, in quei tempi, era considerato alla moda. Probabilmente Shakespeare lesse Ovidio alla King's New School, essendo questo un testo molto gettonato nelle scuole elisabettiane.

Riferimenti alle Metamorfosi

Se parliamo di riferimenti alle "Metamorfosi" sia dal punto di vista formale che contenutistico, non possiamo non parlare della tragedia "Tito Andronico".

  • Composto tra 1589 e 1593, mette in scena le vendette tra il generale romano Tito e la regina dei goti Tamora.
  • Tra le fonti prese in considerazione citiamo "The Spanish Tragedy" di Thomas Kyd (da cui prende il gusto per le storie di vendetta) e il "Tieste" di Seneca (da cui viene ispirato il banchetto cannibalesco).
  • Ovidio ispirò a Shakespeare il personaggio e la storia di Lavinia (calco della figura di Philomena).

Tra le commedie, invece, "Sogno di una notte di mezza estate" è quella più ricca di riferimenti alle "Metamorfosi".

  • Scritta intorno al 1595.
  • Fondamentale per noi il momento in cui la compagnia di attori dilettanti mette in scena la "molto tragica storia di Piramo e Tisbe".
  • Episodio preso pari pari dalle "Metamorfosi" viene presentato da Shakespeare in toni opposti rispetto a quelli di Ovidio: se per Ovidio la storia raggiunge toni lirici, Shakespeare ne fa un pretesto per mettere in scena l'incapacità degli attori di rappresentare la tragedia, forzando la mano sui toni tragici che portano alla creazione di una farsa grottesca.

I contesti del teatro shakespeariano e le loro implicazioni drammaturgiche

Informazioni preliminari per chiarire il contesto teatrale in cui si affermò Shakespeare.

  • La seconda metà del 1500 è contrassegnata dall'affermazione sociale ed economica dell'attore professionista e dal crescente controllo delle compagnie sulla natura e qualità dei drammi che commissionavano per variare il proprio repertorio.
  • Le compagnie avevano il diritto esclusivo sulla rappresentazione e sul dramma fino a quando questo non veniva stampato.
  • Il primo importante riconoscimento ufficiale è nel 1574 quando Elisabetta I creò un contratto con la compagnia del Conte di Leicester autorizzandoli a recitare regolarmente a Londra durante la settimana.
  • James Burbage: Due anni dopo prese in affitto parte di un priorato abbandonato ed entro le mura eresse un edificio teatrale pubblico: "The Theater".
  • Richard Farrant: Stessa idea venne a lui, che usò un antico refettorio. Entrambi aprirono al pubblico nel 1576.

Gli attori professionisti erano protagonisti assoluti del teatro pubblico a pagamento. Una descrizione di Thomas Platter fornisce indicazioni sulla dinamica performativa degli spettacoli che non erano costituiti esclusivamente da rappresentazioni drammatiche ma da intrattenimenti vari. Il teatro professionale richiedeva e rappresentava continuamente novità drammatiche variando i propri repertori quindi i drammaturghi svolgevano mansioni di copionisti e caratterizzavano gli spettacoli e la produttività scenica delle compagnie con le quali collaborava.

Nel 1594, quando i teatri di Londra riaprirono dopo la peste, Shakespeare figura tra i membri dei Chamberlain's Men, caratterizzata da una nuova generazione di attori tra cui Richard Burbage e James Burbage al quale si deve nel 1576 l'invenzione del teatro elisabettiano. A partire da questo momento tutta la carriera di Shakespeare si svolge nell'ambito della compagnia. Verso la fine del secolo, i successi ottenuti con i drammi storici e le commedie inducono la compagnia a costruirsi un proprio teatro: il Globe, che apre nel 1599 ed è lo stesso Shakespeare ad offrire i primi copioni: "Henry V" e "Giulio Cesare", la prima tragedia romana. Shakespeare in quanto socio, attore e autore di drammaturgie di successo ha avuto un peso speciale all'interno della compagnia.

Il periodo di massima popolarità e influenza della compagnia di Shakespeare si ebbe con il regno di Giacomo I Stuart.

  • Prima ancora di essere incoronato, con un atto del marzo 1603 consentì ai Lord Chamberlain's Men di assumere la denominazione di King's Men.
  • Nel maggio dello stesso anno volle che i soci della compagnia assistessero alla cerimonia di incoronazione indossando una livrea color porpora.

Quando il Globe venne incendiato da una scintilla partita dalla salve di cannone durante l'allestimento per l'"Enrico VIII", Shakespeare si ritirò dalle scene nel 1613. Tornato a Stratford, paese natale, morì tre anni dopo a 52 anni.

Il mondo del teatro professionale era fondato sulla pratica e non sulla scrittura. L'esistenza di un repertorio letterario implica la memorizzazione dei testi, conforma e stabilizza le tecniche recitative e indirizza le scelte degli autori e i gusti del pubblico. Niente di ciò esisteva nel teatro elisabettiano. Quando Shakespeare si affaccia alla scena come spettatore e drammaturgo, si confronta con abilità individuali, con una testualità modificata in vista della rappresentazione e dell'edizione. Non c'era una connessione strutturale tra editoria drammatica e realizzazione scenica. Il libro non era ancora uno strumento di raccolta e trasmissione dei testi drammatici che venivano sì stampati, ma dopo trascrizioni durante gli spettacoli e senza il consenso degli autori.

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Scienze antichità, filologico-letterarie e storico-artistiche L-ART/05 Discipline dello spettacolo

I contenuti di questa pagina costituiscono rielaborazioni personali del Publisher bertolo.arianna di informazioni apprese con la frequenza delle lezioni di Drammaturgia e studio autonomo di eventuali libri di riferimento in preparazione dell'esame finale o della tesi. Non devono intendersi come materiale ufficiale dell'università Università degli Studi di Bologna o del prof Guccini Gerardo.
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