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Metodi e tecniche del servizio sociale

L'assistente sociale è definito come professionista dell'aiuto, in quanto la sua attività di aiuto viene svolta attraverso un insieme di conoscenze e abilità che ha acquisito prima di cominciare il suo lavoro e al tempo stesso autoalimentate durante il suo svolgimento. Inoltre, essendo responsabile della qualità del proprio lavoro, il risultato viene continuamente valutato in corso, mediante un circuito di autoregolazione che collega il momento della progettualità (quando si progetta il cosa fare) con quello della attuazione (quando si interviene nella realtà) e con il momento della valutazione.

Tratti distintivi dell'assistente sociale

Quindi sono due i tratti che distinguono l'assistente sociale dal normale burocrate impiegato:

  • L'uso di metodi e tecniche
  • La capacità di riflettere sul suo operato durante il corso della relazione d’aiuto.

La sua attività può essere rappresentata come un percorso circolare che va dall'utente all'operatore e viceversa. Priva di output poiché la prestazione erogata all'utente non è fine a se stessa ma ci torna qualcosa. La circolarità può interrompersi solo quando il rapporto con l'utente cessa. La circolarità sta anche a indicare che di solito in questi servizi il cittadino rimane in carica a lungo. Questo aspetto ha delle implicazioni dal punto di vista organizzativo, poiché richiede al servizio una grossa memoria cosicché ognuno potrà instaurare con il proprio cliente una relazione personalizzata.

Funzioni della valutazione e della memoria

Le funzioni della valutazione e della memoria non servono solo all'operatore ma interessano anche l'organizzazione. A configurare il lavoro dell'operatore come professionale contribuisce anche l'esistenza di un apparato organizzativo, pronto a governare le incertezze. L'organizzazione in questo genere di servizi esiste come unità preconfezionata, ma essa è costruita dalle persone stesse che la compongono, tenendo conto delle risorse di cui dispongono e adattano alle domande degli utenti. Alcuni operatori tendono a sminuire il ruolo dell'organizzazione, ma in realtà sbagliano perché non capiscono che essa può potenziare le loro energie professionali.

Il ruolo dell'operatore può essere rappresentato da una testa bifronte: con una faccia svolge un ruolo diretto con l'utente (che consiste in quella serie di attività volte a realizzare il servizio), con l'altra faccia svolge un lavoro indiretto all'interno del servizio con cui cerca di creare le condizioni per il lavoro diretto.

Riprogettazione del lavoro indiretto

Molti operatori rimangono tuttavia delusi dai risultati dell'organizzazione. Per questo motivo mettono da parte i problemi organizzativi del servizio, facendolo precipitare in una situazione di stallo. Per uscire da questa situazione diventa necessario riprogettare il lavoro indiretto, portando gli operatori a riflettere sul loro operato e di rivederlo, se è necessario, fino a quando non si trovano quelle modalità di gestione che risultino soddisfacenti sia per gli utenti sia per gli operatori.

Il ruolo dell'assistente sociale

Incide molto nel lavoro sociale la dimensione (ruolo) dell'assistente sociale. Esso è descrivibile elencando tutte le attività che questi svolge nel servizio, le regole cui deve attenersi per rispondere anche alle aspettative da parte dei colleghi e infine la sua cultura professionale che orienta il suo comportamento. Per stare bene all'interno dell'organizzazione è necessario che in ogni membro vi sia coerenza tra tre dimensioni:

  • Ruolo agito: ciò che l'operatore sa fare
  • Ruolo previsto: compiti assegnategli dall'organizzazione
  • Aspettative di ruolo: ciò che lui vorrebbe fare

Un sistema di ruoli professionali è in equilibrio quando da un lato ogni membro riesce a lavorare rispettando se stesso, dall'altro quando le regole collettive sono funzionali al raggiungimento degli obiettivi esterni. Per valutare la qualità di un sistema non è sufficiente che vi sia equilibrio all'interno dell'èquipe, ma diventa necessario valutare il suo risultato produttivo, dando voce all'utenza.

Realizzando in questo modo all'interno del servizio un'integrazione sistemica, tra tre elementi:

  • Persona e ruolo: le caratteristiche soggetto e l'appartenenza a una data professione vanno tutelate e possono crescere nel servizio se vengono rispettate
  • Ruolo del singolo operatore e quello degli altri: gli operatori devono poter scegliere il proprio ruolo, adattarlo alle proprie aspirazioni, ma entro limiti imposti da obiettivi e compiti che tutti insieme stabiliscono
  • Servizio e ambiente: rafforzando i clienti stessi attraverso il confronto

Come è stato già accennato prima, l'assistente sociale è un professionista poiché usa un metodo, delle tecniche e degli strumenti propri del servizio sociale. Usare un metodo vuol dire: partire da un assunto, individuare il problema, muoversi per tappe e arrivare a un obiettivo. Prima di ogni cosa comprendiamo cos'è il metodo.

Etimologia del termine "metodo"

L'etimologia del termine è dal greco "methodos": ricerca e si indicava un criterio direttivo secondo il quale si compie qualcosa. Nel tardo latino diventa "methodum": ratio. In età moderna il primo a parlarne in senso scientifico è stato Cartesio, che lo ha definito come il fondamento logico-razionale che orienta l'azione finalizzata alla conoscenza. Oggi con questo termine si indica quell'insieme di regole e tecniche che guidano logicamente il cammino per il raggiungere determinati obiettivi, non lasciando spazio all'improvvisazione.

Metodi storici

Fino al secolo scorso esistevano 5 metodi che venivano usati in base alla situazione e all'utenza:

  • Case work (singolo)
  • Group work (gruppo)
  • Community organization (comunità)
  • Metodologia della ricerca
  • Amministrazione dei servizi

In seguito, le scienze sociali sono pervenute alla convinzione che non era possibile applicare metodi diversi ma risultava migliore usare un approccio unitario che mirasse a individuare l'unitarietà e la centralità della persona e che tenesse inoltre conto dell'organizzazione e del territorio.

Il metodo del servizio sociale

Il metodo del servizio sociale si caratterizza per:

  • Unitarietà: applicabile in qualsiasi tipo di intervento
  • Processualità: costituito da più fasi legate tra loro (conoscenza, progettare/agire, valutare)
  • Progettualità: il lavoro è definito in base alla teoria-prassi-teoria e viceversa

Questi tre elementi fanno sì che l'uso della metodologia sia volto a produrre cambiamenti positivi a livello dei singoli, gruppi e comunità.

Il processo di aiuto nell'ottica sistemica-relazionale

L'attività di servizio sociale si estrinseca nella relazione di aiuto (processo di aiuto) tra l'assistente sociale e l'utente–cliente. Il processo di aiuto è l'azione teorica e metodologicamente ordinata attraverso cui l'operatore attiva percorsi di risposta ai bisogni e problemi dell'utenza attraverso le proprie competenze, le risorse istituzionali e familiari con lo scopo di produrre cambiamento nel modo di valutare e affrontare i problemi e prevenire la cronicizzazione del bisogno.

I soggetti implicati nel processo di aiuto sono:

  • L'utente
  • L'assistente sociale
  • Il servizio (che offre le risorse e fornisce modalità amministrative per l'uso delle stesse)
  • L'ambiente di vita della persona
  • La comunità sociale

Caratteristiche del processo di aiuto

Il processo di aiuto presenta delle caratteristiche precise:

  • Unitarietà: nei confronti dell'utenza/territorio e metodo
  • Globalità: persona unità inscindibile quindi usare modelli teorici unitari (sistema)
  • Circolarità: sviluppo a spirale delle fasi
  • Specificità: trattare il problema in modo specifico
  • Progettualità: è articolato in fasi, iniziato e concluso sulla base di un progetto

Il processo di aiuto si articola in una serie di fasi legate tra loro in modo logico al fine di raggiungere lo scopo predefinito. Queste fasi non sempre si susseguono secondo un ordine temporale determinato e in modo lineare, ma spesso assumono un andamento a spirale, poiché in ogni fase si compiono delle valutazioni in relazione all'obiettivo da raggiungere che spesso costringono a ritornare alla fase precedente. In tutte queste fasi bisogna tenere presente sempre l'utente non solo per ragioni metodologiche (in quanto riscontro delle verifiche) ma anche per ragioni deontologiche (rispetto dignità e autodeterminazione della persona).

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Scienze politiche e sociali SPS/07 Sociologia generale

I contenuti di questa pagina costituiscono rielaborazioni personali del Publisher Fre15189 di informazioni apprese con la frequenza delle lezioni di Metodi e tecniche del Servizio Sociale e studio autonomo di eventuali libri di riferimento in preparazione dell'esame finale o della tesi. Non devono intendersi come materiale ufficiale dell'università Università degli Studi di Catania o del prof Cappello Giorgio Carlo.
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