La scena e l’osceno, antropologia della dissoluzione
La comunicazione è considerata, dall’autore, come la causa della negazione di un linguaggio simbolico e aggregante, offesa sistematica agli ultimi brandelli di vita interiore e ai legami comunitari. Quindi la comunicazione è quell’impasto indistinto e indifferente di informazione e di intrattenimento.
- Deluze parlava di “viscosità”, di “sabbie mobili”, di “ridondanza” quando indagava le modalità operative dei poteri dittatoriali.
- Guy Debord parla di “anestesia” indotta dai manutentori dell’ordine pubblico, di “autismo” di chi guarda passivamente.
- Bauman ha parlato senza mezzi termini di “oceano di spazzatura” per stigmatizzare l’aspetto pluvionale e arrembante di dati e notizie che attecchiscono nelle menti.
- Perniola, infine, anni fa non esitava a paragonare la comunicazione a una discarica, dove si parla la lingua dello psicotico.
“Il sentimento di scoramento e di impotenza che si prova nei confronti della comunicazione è lo stesso che uno psicoanalista prova nei confronti dei discorsi degli psicotici, dove si ha l’impressione di essere diventati la discarica, la fogna di materiali privi di qualsiasi interesse.
Poesia e comunicazione
Tuttavia anche la poesia è un linguaggio autonomo, ma tra poesia e comunicazione c’è una differenza sostanziale:
- Poesia - crea un nuovo ordine simbolico, e lo mette in discussione;
- Comunicazione - si è preclusa fin dall’inizio l’accesso a qualsiasi ordine simbolico.
Infatti la tv, non solo ci dà un testo o delle immagini, ma anche le chiavi di lettura, bloccando quindi l’interpretazione, così rendendo l’evento tanto più chiaro da risultare quasi falso.
- Dorfles afferma che “La nostra epoca è contrassegnata dalla precarietà di ogni carica simbolica, dove molti valori simbolici e mitici, che in passato erano ormai istituzionalizzati, oggi appaiono decaduti o indecifrabili. Di contro vi è la nascita di nuovi miti e riti, che si basano su inediti legami simbolici che risultano essere del tutto o parzialmente feticisti.
La civiltà contemporanea non si rende conto di come l’assenza di un’autentica piattaforma ideologica, conduca alla neoformazione di nuovi elementi la cui feticizzazione (ossia l’attaccamento alle cose. Esempio: Maria De Filippi in Amici chiede al pubblico “a chi è piaciuto?”, vediamo quindi come il dibattito si accende solo ed esclusivamente sul gusto personale, senza nessun metodo emotivo) appare inevitabile.
Semiosi ermetica
Inoltre alla “semiosi ermetica” (DEF internet: Nella semiosi ermetica ogni cosa viene collegata ad ogni altra tramite rapporti di analogia, continuità e somiglianza: così nella comunicazione, ostile ai confini, alle contrapposizioni, sempre pronta a plasmare e a lasciarsi plasmare, sempre pronta a giustapporre e accostare, senza mai tracciare confini estetici o concettuali), secondo Perniola, non può sfuggire neanche l’idea di storicità, in quanto la logica mas mediatica è un susseguirsi di eventi improvvisi e sorprendenti e per questo interessanti (logica dell’attrazione all’evento esclusivo).
A differenza della narrazione, che implica un tempo, nella tv c’è un tempo mass mediologico, ossia il tempo televisivo (ES. hai 5 minuti per fare lo spettacolo). Stessa cosa per il web, la rappresentazione è frammentata.
Dal secondo Dopoguerra ad oggi, l’economia consumistica avrebbe portato a una mentalità miracolistica e traumatica dell’evento. Se dal ‘800 fino al 1940, si era collocato il conoscere ed il fare nella “spiritualità”, prima provvidenziale poi progressista di una Storia, adesso ogni evento è senza conseguenze, poiché senza premesse; l’istante si sostituisce alla durata; la seduzione con la sua arte cede il passo alla “democratizzazione della pornografia”. L’arroganza comunicativa e il dispotismo tecnologico provocano uno strano effetto: la scomparsa dell’opposto, del differente, dell’altro e la difficoltà di trovare strumenti concettuali per opporsi a una situazione di oppressione.
In realtà la società cognitiva, che si basa su conoscenze, risorse umane e capitali simbolici, non ha nulla a che vedere con il capitalismo cognitivo, che ne è la cattiva coscienza (ossia quando i beni economici divengono le informazioni e le tecnologie).
- Perniola sostiene che la new economy (ossia la fase di impetuoso sviluppo legato alla diffusione delle tecnologie informatiche e digitali) non è direttamente collegata alla comunicazione, tuttavia la comunicazione si sostiene dalla new economy, in quanto prende i circuiti della società cognitiva più declassati e corrotti, enfatizzandone la loro presunta grandezza esemplare. Come accade nel programma di Maria, “Amici”, dove i vincitori degli anni precedenti sono già capaci ed hanno esperienza per valutare una performance. Altro esempio può essere Italian’s Got Talent, che diventato teatro di amatorialità, televoto, simpatia, ostentazione di handicap.
Il talento nella società moderna
Quindi vediamo come il “talentuoso” è il mutate per eccellenza in un proscenio che vuole innanzitutto stupore e minimalismo, storie di vita e fenomeni da baraccone. Senza più gusto, autorità, senza più dignità e competenza nel proporsi, il talento diviene uno strano corredo tecnico di una società malata di protagonismo, spoglia di vera cultura, dove:
- Da un lato i conduttori guadagnano popolarità e denaro sulla debbenaggine e disperazione altrui,
- Dall’altro giudici fiacchi e privi di polso che affogano ogni dissapore nella frase “la prossima volta sarai più fortunato”.
Tutto il vociare mediatico che ormai ha preso possesso dei nostri modelli di comportamento, ha in pratica trasformato anche le soggettività più combattive, dove i poteri forti e le loro logiche agiscono indisturbate nell’ombra. Solo il pensiero debole trova una sponda di ascolto, ossia nella politica. Questa si sente finalmente autorizzata ad essere ignorante, a non tener conto della teoria, a fare e disfare senza più tener in considerazione la logica o la coerenza (come avviene nel libro 1984, dove le notizie cambiano ogni giorno).
- Sempre Perniola prende in esempio la figura di Silvio Berlusconi, affermando che lo stesso “ha tolto alla televisione ogni aspetto educativo ed istruttivo, trasformandola interamente in un intrattenimento che instupidisce gli spettatori, in quanto non pretende alcuno sforzo mentale o psichico”.
La comunicazione come apparato tentacolare
La comunicazione è l’apparato tentacolare che ha due finalità:
- Delegittimare ogni forma di contestazione e trasformazione, trasferire la cittadinanza vantaggiosa sulla scena mediatica, creando un’umanità speculare, che riflette come un’apparecchiatura televisiva.
- L’umanità percepita in una vera e propria antropologia della dissoluzione all’interno della quale fini, progetti, gesti, respiri e libertà sono o-scenizzati da un regime della parola senza più colore e significato.
L'osceno morale
In un'epoca del brutto, la categoria dell’osceno ha assunto varie declinazioni, quella basilare è che quella che ne trova l’etimologia dal latino ob (di, diverso) coenum, che starebbe per fango, morte e acqua sporca. Quindi l’osceno mostra cose turpi e maleodoranti. Tuttavia l’osceno diventa nel tempo, l’emblema stesso del corpo inteso come “contenitore”, fondale e fonte di tutto quanto diviene peccaminoso, torbido e deviante.
La sensazione dell’osceno è la dimostrazione dell’immane sacrificio dell’essere predetto e pianificato dagli approcci mistico-religiosi. Significa avvertire all’improvviso l’irrompere di qualcosa che avevamo sottoposto ad oblio o a repressione, qualcosa che ci disturba o che ci smarrisce strappandoci alla quiete dell’obbedienza e riconsegnandoci al caos e alla confusione. Infatti come afferma:
- Onfray: “La celebrazione dell’amore, il suo diventare platonico rendono paradossalmente volgari le pratiche sessuali”.
Che la ragione sia stata soggiogata dalla fede, essa non ha fatto altro che rendere più doloroso “il suo pensiero dall’alto”, la sua veggenza, l’esasperazione della prevedibilità, risultando sempre e soltanto “proiettiva”. Contro questa decadenza vestita di precisione e gerarchia,
- Maffesoli propone una “geosociologia della profondità”, ovvero una rivalutazione della “potenziale societale”. Una piena ripresa di quella matrice interiore che ci abita: un pensiero-ricordo non più preoccupato solamente del Futuro, ma che mira a ricostruire una casa, dove ciò che pulsa non è l’elettronica integrata di qualche tecnologia, ma l’empatia fra individui, la condivisione.
Maffesoli, inoltre afferma che l’invaginazione del senso ha fatto sì che l’estetica spontanea e esaltante delle nostre esistenze si andasse ulteriormente a chiudere, sepolta da stimolazioni passive.
Il simbolico-matrix
La rottura antifenomenologica, l’abbandono del campo esperienziale, l’assoggettamento del molteplice e dell’aspetto contradditorio dell’esistente come l’immagine, porta quest’ultima a un ruolo di straniamento e mobilitazione, di lontananza rispetto al reale. Tuttavia già:
- Deboard, in maniera profetica ed illuminata, lo aveva affermato: “Tutto ciò che era direttamente vissuto si è allontanato in una rappresentazione”; “Lo spettacolo non è un insieme di immagini, ma un rapporto sociale fra individui, mediato dalle immagini”.
Esempio interessante è il film Truman Show, dove una ragazza, che ha fatto da attrice nel set dello sventurato Truman, nel backstage parla del protagonista come un uomo dalla vita esemplare; mentre un altro collega esalta la bontà dei produttori e del regista, sottolineando come tutto ciò che si vedeva era reale e semplicemente controllato.
Dunque è il controllo nella sua meccanica operativa e combinatoria che dà sostrato alla realtà, la crea, la pone es-ponendola all’occhio di chi la guarda, ossificandola nella sua immanenza, legittimandola nella sua nascita, così da renderla oggetto di adorazione.
- Parafrasando Debord, potremmo dire che non è solo il vero un momento del falso, ma il vero insieme al falso sono, ambedue, momenti di un Neutro mutante, capace di rigenerarsi, di mettersi in atto, e di credere. “Dunque è tutto immaginario, è una sorta di illusione che ci aiuta a sopravvivere” (Bauman).
L’aldilà parareligioso di Debord è una totalità scissa, poiché autoreferenziale, protesa alla propria conservazione attraverso enucleazione e divisioni, che l’uomo stabilisce dentro di sé e fra sé e il mondo esterno reificato come immagine. Sicché si assiste a un doppio binario:
- L’uomo si lancia verso l’illimitatezza che prescinde dal tempo della libertà, delle speranze e della storia, che non gioca più con le differenze fra reale e simulacro.
- Nel contempo l’uomo è fondato dalla “sostanza sociale” che è definita come “tutto quanto fa sì che il soggetto non domini mai gli effetti dei propri atti”; quindi la sostanza sociale predetermina e disgrega l’uomo, ponendolo in un universo alienato, dove l’umano retrocede ad anomalia del sistema.
Se si prende in esempio il film Matrix, nel dialogo tra l’agente Smith e Morpheus, imbavagliato, il primo sottolinea il suo odio verso il pianeta, in particolare verso l’uomo, in quanto l’uomo definisce la propria realtà attraverso la sofferenza e la miseria. Quindi la matrice, di cui l’agente Smith ne fa parte, risulta essere l’evoluzione dell’uomo, come è accaduto con i dinosauri.
Su questa direzione però, già Umberto Eco era stato profetico, in quanto egli affermava che il fattore dirompente della modernità post-bellica, era definito dal “circuito dei mass media”, elemento tensivo tra l’ordinario della vita reale e lo straordinario lasciato intravedere dal circuito dei mass media. Quindi gli “ideali” proposti dal circuito, procurano al cittadino-spettatore una sorta di scissione, fra la sua quotidianità fatta di mediocrità e problemi, e una dimensione-ultra. Inoltre per togliergli ogni responsabilità si provvede a far sì che questi ideali siano di fatto irraggiungibili.
Tutto questo definisce una scissione proiettiva che è finalizzata all’oblio della propria condizione. Con l’avvento della tv, per Eco la rete di condizionamenti, non cambia, ma il “superman” come mito, viene sostituito dall’everyman, l’ognuno, cioè il vicino di casa, l’essere-medio, un uomo nel quale è più facile identificarsi. Quindi non si resta più immobili a sognare un’ambizione troppo grande, ma si arriva a santificare coloro che partecipano con una certa goffaggine e soggezione ai programmi tv, in quanto è facile identificarsi.
Siamo agli albori dell’Impero di Mike Buongiorno, dove lo stesso rappresenta un ideale che nessuno deve sforzarsi di raggiungere, perché chiunque si trova già al suo livello. Quindi ciò che cattura le individualità e le confonde nell’obbedienza di massa, non è più il Sogno iperuranico di uno stato di vita concesso a pochi, ma un “Sogno” isterico che spinge tutti a una mobilitazione febbrile, a un dispendio di energie, che faccia sembrare migliori e importati, semidivini solo e soltanto perché riconosciuti per la strada o per essere celebrati nei programmi di successo. Ecco che nasce il cosiddetto overman, l’uomo dell’oltre inteso come infinita trascendenza del sé e solo di sé; l’uomo inappagato che va in ansia, che vuole scavalcare a tutti i costi l’ordinario. L’everyman retrocede a conduttore di un gioco perverso, di cui ne diviene solo il mezzo, la cerniera di una struttura virtuale, all’interno della quale viene data una chance a tutti gli overman di tramutarsi e di entrare nel mondo dello spettacolo.
È il sistema ad essere davvero immoto adesso, anche nell’interpretazione di:
- Umberto Eco, il Sistema mirava all’autoconservazione e al mantenimento immobilista di certe prerogative. Ma quello che un tempo era il tacito antagonista, ora è una divorante centrifuga di speranze e frustrazioni.
- Il filosofo Barcellona afferma: “Il sistema capitalistico autocrate trova nell’incorporazione della tecnologia la massima espressione del proprio dominio globale, che modifica profondamente la società, imponendo nell’immaginario collettivo il desiderio continuo di beni come priorità assoluta, cancellando ogni possibilità di immaginare il desiderio. Così gli individui vivono il rapporto con l’immaginario non più come propria auto rappresentazione, ma come oggettività estraniata. Infatti l’Io-sono è stato sostituito da un insieme di Io-fui, Io-sarei e Io-nonsono.
- Primo scenario: avevo dei valori, avevo una ricchezza ma ora non ce l’ho più.
- Secondo scenario: potrei essere ricco se… potrei fare questo se… così che tutto sfugge alla mia volontà.
- Terzo scenario: non sono felice, non sono capito e questo non lo evito se non a costo di una rivoluzione assoluta.
- Come afferma invece Solla: “Così nel silenzio assordante della tv e delle immagini che produce, si trova che tutto lo spazio sociale, che è anche lo spazio della vita, è in realtà colmo di paura”.
L’io della modernità è diventato l’Arlecchino di un presente-abisso senza più tempo, esperienza e socialità. Un esempio è nell’ultima edizione di Amici, dove una ragazza volenterosa ha mostrato tutta la sua fragilità in televisione, piangendo a dirotto per il timor di essere eliminata, con parole che lasciano sconcertati “io mi sento protetta qui (nella scuola-tv), qui vivo il mio sogno, mi sento a casa”. Quindi la televisione come cordone ombelicale. Tuttavia la ragazza è stata eliminata, ma le sue piccole grandi tragedie sono state catturate e sottolineate dalla tv.
Altra caratteristica della tv è l’auto-costruirsi un tempo mediatico, l’apriori del suo linguaggio rispetto alla fatica del cercare nessi fra noi e le cose e un tessuto assiologico che faciliti l’intersoggettività, è ben rappresentato da un altro episodio: il programma Mistero ha mostrato delle immagini di un esorcismo, non reali ma riprese da un film del 2010, spacciandole per verità.
- Perniola afferma che la vera essenza del simulacro è di essere voluttuosamente ed eticamente “l’immagine senza identità”: esso non è autentico e non ha nessuna originalità, segna il momento in cui la finzione cessa d’essere nichilista. E ancora: “Tra l’indifferenza al pensiero e il pensiero dell’indifferenza c’è un abisso, in quanto la prima è decorativa, la seconda è effettivo.
Tuttavia, quando l’immagine si fa mito, origine, potere e identità, crea mostri iperrealisti da cui siamo spaventati ogni giorno, fra i quali spiccano i programmi televisivi che alternano e confondono personaggi reali con attori che li imitano. Un imbuto opprimente di economia e cultura che disegna le nostre esistenze.
Scarica il documento per vederlo tutto.
Scarica il documento per vederlo tutto.
Scarica il documento per vederlo tutto.
Scarica il documento per vederlo tutto.
-
Riassunto esame Semiotica dei media, prof. Silvestri, libro consigliato Interferenze, Ponzio
-
Riassunto esame Semiotica, prof. Silvestri, libro consigliato Manuale di semiotica di Ugo Volli
-
Riassunto esame Semiotica, prof. Silvestri, libro consigliato Semioetica di Ponzio e Petrilli
-
Riassunto esame Semiotica, prof. Fumagalli, libro consigliato Quel che resta dei media, Bettetini, Fumagalli