Capitolo I: La verità dell'informazione
Il nostro sistema informativo è cambiato notevolmente negli ultimi decenni: abbiamo assistito a un’elevata crescita quantitativa dell'informazione, ma tuttavia questo aumento non ha determinato un miglioramento del tasso di informazione, ovvero delle informazioni vere e rilevanti a disposizione del singolo cittadino. Il sistema informativo, infatti:
- È da sempre soggetto alle strategie di manipolazione da parte di aziende, enti e istituzioni che hanno interesse a far “passare” una notizia e mettono in atto strategie di condizionamento dell’informazione;
- Con l’avvento di Internet e del Web 2.0 questo fenomeno di crescita quantitativa si è accentuato e ciò ha determinato un disorientamento, costituito dalla difficoltà di reperire punti di riferimento e guide valide per la propria navigazione online;
- È caratterizzato dalla difficile verifica e controllo sulle fonti stesse di informazioni: il sistema è costituito da un insieme complesso di reti interconnesse difficile da tenere sotto controllo e spesso vengono pubblicate notizie solo perché considerate colorite, accattivanti, “belle notizie”.
Giornalismo
Parlando in maniera più specifica del giornalismo, da anni si parla della crisi del giornalismo d’inchiesta, il quale è faticoso, costa denaro, fatica, creatività, e tempo. Oggi è molto più facile riciclare quanto è già pubblicato su altri organi di stampa, riprendere commenti, servizi fatti da altri. Si assiste alla moltiplicazione della chiacchiera e del pettegolezzo, che riempie le pagine dei giornali anche “seri”, togliendo la possibilità di accesso ad argomenti più seri e rilevanti. Si assiste all’emersione di un nuovo tipo di giornalismo, chiamato “citizen journalism”, ovvero che ha per protagonisti comuni cittadini, che si trovano ad assistere a un evento e lo raccontano con parole e immagini per testate online o anche per i siti dei grandi quotidiani. L’attacco alle Torri Gemelle costituì una tappa fondamentale in questa evoluzione: per la prima volta i grandi media si resero conto del ruolo determinante che i testimoni diretti di quell’evento potevano avere diffondendo le loro immagini e i loro filmati sul Web.
Il modello tradizionale di giornalismo è messo in crisi dal proliferare di blog e di siti di informazione “dal basso”; il giornalismo opera sempre più spesso con leggerezza e si presta così facilmente alla calunnia (diffusione di notizie false riguardanti qualcuno) e alla diffamazione (notizie lesive dell’onorabilità anche vere, ma di cui non è legittimata la diffusione per motivi sociali; è considerata legale solo se c’è un chiaro ed evidente interesse del pubblico nella loro divulgazione), danneggiando così persone in modo irreparabile.
Il comportamento di un giornalista coscienzioso viene definito con il termine “obiettivo”, ma cosa si intende con il termine “obiettività”? Questo termine deve essere inteso come sostanziale adeguatezza narrativa di quanto si scrive del fatto che si vuole narrare. Ciò implica anche una certa interpretazione dei fatti descritti, ovvero una comprensione stessa delle strutture intellegibili della realtà che si vuole narrare e la loro messa in rilievo in sintesi. In una narrazione obiettiva è necessario quindi che siano presenti elementi essenziali e che siano assenti notizie false o esagerate.
La pratica dell’uso di Internet ha accentuato uno stile di approccio alle notizie nuovo, una sindrome informativa per cui le persone vogliono sempre di più seguire in tempo reale quanto avviene. In questo modo, si leggono più giornali più rapidamente e questo fatto stesso rende la lettura più rapida e più superficiale: si passa dalla lettura allo sfogliare e così il lettore diviene più superficiale, gli articoli sono più brevi, i titoli più grandi e così via.
In questo modo quindi, si è passati dall’opulenza informativa all’indigenza informativa: il cittadino totalmente informato è un cittadino che non ha più spazio per la sua coscienza individuale, è talmente preso dal flusso informativo e la sua coscienza individuale è così offuscata da essere inoperante.
Internet, inoltre, viene visto come un elemento di potenziamento della democraticità della nostra società per l’apparente uguaglianza che pone nell’accesso alle informazioni disponibili e nella diffusione delle informazioni stesse. In realtà, non è affatto così, in quanto Internet crea una serie di problemi che non hanno niente a che fare con l’impegno politico e democratico: su Internet sono presenti giochi di slittamenti di identità, che rendono improbabile la serietà di un dibattito politico o di uno scambio di idee socialmente rilevante, e si assiste all’utilizzo di una lingua povera, ricca di abbreviazioni e termini gergali che non favoriscono, ma ostacolano una vera comunicazione.
Il rapporto tra pubblicità e informazione appare invertitosi: la parte informativa è diventata solo un riempitivo del vero messaggio, che è quello pubblicitario. Proprio a questo proposito, possiamo notare come molti periodici specializzati o di settore nascono primariamente per dare sfogo a una domanda di contatti pubblicitari da parte di qualche settore industriale.
Capitolo II: La verità nella fiction e nello spettacolo
Aristotele definiva il verosimile (eikos) come una sorta di “universale probabile”, ovvero come ciò che generalmente avviene e su cui di conseguenza gli uomini sono generalmente d’accordo. Con Barthes il verosimile non è più “quello che avviene generalmente”, ma quello che il pubblico crede possibile: la nozione diviene quindi fortemente dipendente dal contesto culturale e dall’influsso dei testi precedenti (intertestualità).
Genette, invece, vede un legame fra verosimiglianza e “la buona creanza”, ovvero l’esistenza di un rapporto d’implicazione tra il comportamento particolare attribuito a un certo personaggio e una certa massima generale implicita e universalmente riconosciuta.
Genere
Un altro concetto importante parlando di verosimiglianza è quello di genere: il genere è un insieme di testi che hanno tratti comuni o quell’insieme di tratti comuni che definiscono e permettono di riconoscere e classificare un insieme di testi. La nozione di genere può essere articolata su vari livelli:
- A livello linguistico semiotico è un insieme di codici di forma e di contenuto che caratterizzano determinati testi piuttosto che altri;
- A livello storico-letterario è un genere codificato dalla tradizione poetico-retorica, conosciuta e accettata dall’autore, che a essa si è adeguato costruendo all’interno di quel canone la sua opera;
- A livello psicologico è un insieme di attese e quindi di “precomprensioni” che preparano la ricezione di un testo o che dirigono l’attenzione su di esso;
- A livello sociologico-industriale la categoria di genere è funzionale sia a livello di strutture produttive (società specializzate nella produzione di telenovela, fiction,...) sia a livello di marketing.
Una nozione di genere molto orientata sulla dimensione cognitiva è quella proposta da Hirsch, per il quale il genere è un tipo che permette la prima ipotesi interpretativa necessaria per comprendere lo sviluppo del testo.
Di fronte al verosimile l’autore di un testo può assumere due diversi atteggiamenti:
- Coscienza sana, lucida e primitiva che ostenta e assume la convenzione che offre l’opera per quello che è, cioè il prodotto di un genere “canonizzato” destinato ad essere giudicato come manifestazione di discorso e in relazione alle altre opere dello stesso genere. Il linguaggio dell’opera rifiuta l’astuzia di dare l’illusione di essere traducibile in termini di realtà e rinuncia quindi al verosimile. Le opere di questo tipo procurano ai loro telespettatori, se questi conoscono le regole del gioco, alcuni piaceri “estetici”, come i piaceri di complicità, di competenza e così via;
- Alcuni autori cercano di realizzare un testo che convinca lo spettatore di essere vero e quindi il verosimile viene sfruttato nella sua dimensione manipolatoria.
Parlando di verosimile e di verità nel contesto televisivo, vediamo come negli ultimi anni si sono sviluppati dei programmi contenitore che hanno ampliato fortemente il loro rapporto con la realtà che ci circonda e per questo motivo si parla di “tv-verità”. Ci sono programmi in cui si tratta di “casi” personali che vengono sottoposti all’attenzione e in qualche caso al giudizio del pubblico: ogni tanto si accende qualche interesse giornalistico su queste trasmissioni, quando per esempio si scopre che si tratta di episodi non veri, ma più o meno inventati con attori e comparse. Il pubblico in studio, come quello a casa, tende ad ergersi in posizione di giudice e lo sforzo della tv è sempre più quello di rendere effettuale questo ruolo di giudizio sia per la ricerca di una maggiore interattività del programma sia per il diffondersi di una mentalità da “ordalia democratica”, dove ciò che la maggioranza pensa in un dato istante sarebbe ipso facto un’assoluta verità, con in aggiunta un valore immediato di legge.
La struttura della discussione e le leggi “drammatiche” del genere fanno sì che sia un buon programma quello che porta sul piatto questioni scottanti, “casi-limite”: è più vendibile “drammaticamente” portare in video il caso di un transessuale piuttosto...
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