Sunto di semiotica, prof. Silvestri
Manuale consigliato
Libro consigliato: MANUALE DI SEMIOTICA di Ugo Volli
Semiotica
La semiotica (dal termine greco semeion, che significa segno) è la disciplina che studia i segni. Considerando che il segno è in generale “qualcosa che rinvia a qualcos’altro”, possiamo dire che la semiotica è la disciplina che studia i fenomeni di significazione e comunicazione. Per significazione, infatti, si intende ogni relazione che lega qualcosa di materialmente presente a qualcos’altro di assente.
La semiotica nel XX secolo
La semiotica contemporanea si identifica nelle opere e nelle riflessioni di due figure fondamentali: il filosofo statunitense Peirce e il linguista ginevrino Ferdinand de Saussure. Quindi, nella semiotica convivono almeno due differenti prospettive: una filosofia legata alle teorie di Peirce ed una linguistica derivata da Saussure. Ad entrambi sono riconducibili due modelli diversi di fare semiotica: semiotica sul versante di Peirce e linguistica generale sul versante di Saussure.
Saussure lavorò soprattutto a Parigi, mentre Peirce è un americano, un matematico, un logico particolarmente interessato ai processi che regolano la conoscenza delle cose. A questo proposito possiamo distinguere due tipi di scuole:
- La scuola americana, detta degli analitici
- La scuola europea, detta dei continentali
Continentale fa riferimento a continente, l’Europa, rispetto alle isole. Il confronto è dunque fra continentali (sostanzialmente francesi e tedeschi) e analitici (inglesi e americani). Gli analitici hanno un approccio logico al linguaggio ed assumono come modello di linguaggio il linguaggio matematico. Per essi, quindi, il linguaggio è il risultato di un insieme di elementi logici. L’analisi logica del linguaggio avviene a partire dalle categorie essenziali e fondamentali che lo costituiscono (es. soggetto, predicato, ecc.), fondanti il senso logico di un linguaggio.
Il vero confronto che si è svolto è quello tra due grandi filosofi: Wittgenstein e Heidegger. I continentali come Heidegger hanno rappresentato un approccio continentale al linguaggio. Asse portante del linguaggio sono soggetto, predicato e copula, dal momento che è solo grazie a questi tre elementi che una frase ha senso compiuto. Al di sotto della rappresentazione linguistica delle cose c’è una struttura logica della significazione, cioè il modo in cui funziona il pensiero. Secondo Peirce, non c’è pensiero senza segno. I segni sono quindi il vero centro dell’analisi. Non si deve analizzare il pensiero, come diceva Kant, ma i segni, poiché è attraverso i segni che il pensiero si muove o è possibile. Per i continentali, invece, è centrale il concetto di interpretazione nell’analisi del linguaggio. Il vero nucleo dell’approccio al linguaggio per i continentali è come i segni vengono interpretati.
Linee teoriche
Inizialmente con il termine semiotica si intendeva la prospettiva filosofica, mentre quella di derivazione linguistica era definita semiologia. Successivamente il termine semiotica è venuto solitamente a identificare le riflessioni generali teoriche riguardo la semiotica, mentre il termine semiologia è stato utilizzato per identificare le diverse applicazioni della semiotica a particolari contesti, come la semiologia della musica, delle arti o del cinema.
La linea semiologico-linguistica della semiotica può essere identificata nelle figure di Saussure, del linguista danese Hjelmslev e di Barthes. Da questa linea teorica sono derivate due delle prospettive più interessanti della semiotica contemporanea:
- La semiotica strutturale e generativa di Greimas
- La sociosemiotica, che può essere ricollegata a Jean Marie Floch e Eric Landowski
In particolare, secondo l’approccio strutturalista, il linguaggio si fonda su una struttura a priori. Di conseguenza, il soggetto e il predicato sono strutture logiche alla base di ogni linguaggio. Il linguaggio è visto come una superficie di cui bisogna scoprire le strutture logiche. Fare l’analisi del linguaggio significa quindi capire quali sono le strutture che lo costituiscono.
Saussure dice che il linguaggio è come il gioco degli scacchi, bisogna cioè combinare gli elementi che costituiscono il linguaggio. L’idea degli strutturalisti, che si rifanno a Saussure, è, pertanto, che ogni lingua ha una sua superficie e che le sue strutture logiche, profonde, innate, eterne, sono sempre il risultato di una combinazione.
La linea semiotico-filosofica derivata da Peirce e dalle teorie dell’altro filosofo pragmatista statunitense Charles Morris è stata di riferimento fondamentale per la semiotica interpretativa di Umberto Eco e per il lavoro del semiologo statunitense Thomas Sebeok. Anche se il concetto teorico portante della semiotica è certamente quello di segno e della relativa relazione segnica o semiosi, dal momento che la semiotica studia ogni fenomeno di significazione e di comunicazione, essa affronta un altro oggetto di analisi più complesso, il testo. Il concetto di testo può essere limitato a identificare una serie di enunciati scritti autonomi e autosufficienti. In ambito semiotico, la nozione di testo viene ampliata per identificare qualsiasi oggetto semiotico dotato di una particolare struttura e che mira a ottenere una serie di scopi comunicativi.
Le due visioni
Tornando alla concezione del segno di Peirce e Saussure, essi propongono due concezioni del segno abbastanza differenti, questo però non significa che le due visioni non siano integrabili.
La nozione di segno per Saussure
Sant’Agostino ha definito il segno come qualcosa che sta per qualcos’altro, definizione che rimane problematica poiché questa relazione non viene approfondita. Fu Saussure a introdurre la nozione di segno linguistico prendendo in considerazione questa relazione. Secondo Saussure, il segno è costituito da un rapporto tra un significante, inteso come l’immagine acustica del segno che verrà poi materialmente riprodotto, e un significato, vale a dire il concetto di ciò a cui si vuole rinviare. Per Saussure il segno è sempre e comunque un’entità psichica: infatti egli parla di immagine acustica per il significante e di concetto per il significato. Per significante si intende la parte naturale e percepibile del segno, qualcosa di concreto. Il significato, invece, è l’idea alla quale il segno rimanda. La più importante caratteristica del segno individuata da Saussure è senza dubbio l’arbitrarietà. Un segno è arbitrario in quanto non esiste nessuna ragione specifica per cui a un determinato significante debba essere abbinato un determinato significato. La correlazione, quindi, è convenzionale e immotivata.
Peirce e la semiotica
Un’altra importante definizione è quella elaborata da Peirce, madre della moderna “semiotica interpretativa”. Per definire la relazione segnica, Peirce individua tre elementi:
- Un representamen, la parte materiale del segno
- Un oggetto, il referente a cui il segno fa riferimento
- Un interpretante, ovvero ciò che deriva dal segno
Il punto di partenza nella semiosi di Peirce è nella realtà esterna. L’oggetto quale è nella realtà viene definito da Peirce oggetto dinamico. A partire dall’oggetto dinamico si definisce l’oggetto immediato che corrisponde al significato di Saussure. Infatti, l’oggetto immediato nasce dal ritagliare alcune caratteristiche dell’oggetto dinamico, quindi dell’oggetto reale; dunque nel segno il representamen, ossia il significante, ritaglia attraverso l’oggetto immediato un particolare punto di vista sull’oggetto dinamico.
L’aspetto più interessante nella semiosi, secondo la visione di Peirce, consiste nel concetto di interpretante. L’interpretante è un ulteriore segno che sorge dal rapporto tra il representamen e l’oggetto immediato, cioè un segno genera un altro segno attraverso un processo di interpretazione. Questo passaggio da un interpretante a un segno e poi a un altro segno identifica un processo potenzialmente infinito, detto semiosi illimitata. Per Peirce, il segno è “qualcosa che sta a qualcuno per qualcosa sotto qualche aspetto e capacità”. Un’altra differenza tra Peirce e Saussure è quindi determinata dal fatto che Peirce nella sua definizione fa riferimento a chi usa il segno che non è tale in assoluto ma è tale per qualcuno che lo percepisce e lo produce.
Un altro concetto introdotto da Peirce riguarda il modo in cui un certo oggetto ci è dato, sottolineando che un segno non rimanda a un oggetto nella sua totalità, ma sotto qualche aspetto particolare. Secondo Peirce, dunque, il segno non è necessariamente convenzionale o arbitrario. In base al tipo di relazione che il segno ha con l’oggetto cui si riferisce, Peirce distingue tre classi di segni:
- Le icone
- Gli indici
- I simboli
Le icone sono in una relazione di somiglianza con l’oggetto (per es. una mappa è un segno iconico in quanto riproduce più o meno fedelmente ciò che rappresenta). Gli indici sono i segni che hanno una contiguità fisica e casuale con ciò che rappresentano. Infine, i simboli hanno un significato definito da una convenzione linguistica.
Peirce ritiene inoltre che il nostro rapporto con il mondo sia dettato dalla continua produzione di ipotesi riguardo al modo in cui noi possiamo superare una condizione di incertezza o di dubbio cognitivo e quindi trovare sicurezza nella credenza. La credenza o abitudine può essere assimilata a un modello mentale, uno stereotipo o a una concezione culturale stabilita, che ci permette di affrontare la realtà con un determinato successo. Quindi fondamentale per Peirce è la nostra capacità di produrre ipotesi o abduzioni riguardo al modo in cui vanno le cose.
Comunicazione
Non si può non comunicare
Il primo assioma della comunicazione afferma che non si può non comunicare. Questo significa che se due persone condividono un determinato spazio e tempo automaticamente entrano in relazione tra di loro. La comunicazione, quindi, avviene in modo naturale e inevitabile. In questo senso, comunicare significa semplicemente diffondere informazioni su di sé; in ambito semantico, però, questo fenomeno vuol dire che tutte le cose hanno un senso e un significato per noi. Fin dall’inizio vediamo delle cose, degli oggetti che agiscono o subiscono azioni; questi oggetti non sono per noi astratti, ma al contrario concreti e dotati di senso. Le cose, infatti, non ci appaiono in maniera astratta, ma le vediamo subito in base alla loro utilità, al loro pericolo. Dal momento che il mondo per noi ha senso, il comportamento di ogni persona è una potenziale sorgente di comunicazione. Questo emergere del senso del mondo e il suo rapporto con la percezione dell’uomo è un tema costante nella semiotica, ma anche nella psicologia e nella filosofia. Per esempio, numerosi filosofi – come Locke, Hume, Kant, Hegel, Husserl e Heidegger – e correnti filosofiche – come il cognitivismo – hanno fornito numerosi contributi riguardo questo tema.
Comunicazione / Significazione
In genere, quando parliamo di comunicazione ci riferiamo a uno scambio di informazioni dove l’emittente trasmette un messaggio al destinatario. In questo caso, vi è un lavoro da parte dell’emittente, il quale cerca di inviare un messaggio comprensibile al destinatario. Il destinatario, invece, ricostruisce l’intenzione dell’emittente e cerca di interpretare il messaggio, decidendo alla fine se reagire ad esso oppure rifiutarlo.
Inoltre, nella comunicazione, e quindi nel momento in cui si comunica qualcosa, c’è sempre l’intenzione attiva del mittente di esprimere un messaggio a colui che lo riceve. La significazione è determinata dal fatto che i segni possono essere volutamente usati per comunicare qualcosa a qualcuno, inoltre hanno significato anche se non vogliono comunicare niente. Ogni oggetto è quindi un segno che significa qualcosa, indipendentemente dal fatto che esso voglia comunicare qualcosa o meno. La significazione, al contrario della comunicazione vera e propria, non ha un emittente che invia un messaggio. In questo caso, il lavoro è svolto interamente dal destinatario che ha come compito interpretare un determinato messaggio. Quindi, ciò che distingue la significazione dalla comunicazione è l’interpretazione. L’interpretazione è la trasformazione delle cose in segni: essa non è una prerogativa dell’essere umano, ma interessa tutti gli esseri umani. La materia, intesa come oggetto non identificato, diventa segno quando viene interpretata dal destinatario.
La significazione è l’atto che precede la comunicazione ed è l’atto in cui la materia viene trasformata in segno, il quale potrà essere utilizzato in seguito per comunicare qualcosa. Questo concetto viene chiamato fenomenologia della significazione, vale a dire lo studio che si preoccupa di analizzare tutti i processi che rendono possibile la percezione visiva o uditiva, in modo da trasformare tutto ciò che si vede in qualcosa che può avere senso per noi. Tutta la significazione e la comunicazione dipendono dalla percezione. La percezione precede l’interpretazione poiché non posso interpretare nulla se primo non percepisco nulla. In sostanza, la dimensione della significazione è dove tutto ciò che viene percepito viene visto come segno, mentre la trasformazione delle cose in segni è il risultato di una significazione e quindi di una interpretazione.
Affinché un messaggio che viene trasmesso dall’emittente al destinatario adempia alla sua funzione, esso deve risultare significativo e quindi avere senso. Inoltre, si può manipolare la significazione in modo da raggiungere determinati effetti comunicativi. Per esempio, il packaging e il design degli oggetti, l’abbigliamento o l’arredamento sono mezzi per modificare e migliorare la percezione di un oggetto. In tal senso, possiamo considerare tutta la comunicazione come una manipolazione dell’ambiente determinata dal mittente, affinché il destinatario interpreti un oggetto secondo un determinato senso.
Un altro concetto che interviene nella comunicazione è l’informazione, che può essere intesa come la capacità di ridurre l’incertezza sul mondo. Dal momento che l’informazione si può misurare sulla base di un determinato numero di scelte binarie, essa si rivela molto utile nel campo scientifico e informatico. Nella comunicazione, però, è difficile stabilire il numero di scelte binarie perché esse dipendono dalle conoscenze condivise tra gli interlocutori e soprattutto dal loro linguaggio. Nell’informazione possiamo distinguere diversi fenomeni:
- La ridondanza (informazioni ripetute in modi diversi per renderle più convincenti)
- Il rumore (tutto ciò che disturba e ostacola la comunicazione)
- L’informazione implicita (l’emittente non trasmette al destinatario tutta l’informazione poiché fa affidamento sulle capacità di quest’ultimo di continuare e terminare il discorso attraverso i dati in suo possesso)
Ricezione
La ricezione è l’atto in cui emerge dal messaggio e dal testo un senso per il destinatario; si tratta dell’atto conclusivo e decisivo della comunicazione. Infatti, mentre è possibile che ci sia comunicazione senza emittente – come per esempio la lettura dei sintomi di una malattia e quindi di indizi da cui è possibile trarre un senso –, al contrario, non può esserci comunicazione senza ricezione: infatti, se nessuno interpreta questi indizi, essi rimangono semplici fatti del mondo, privi di effetti comunicativi. Chi grida da solo nel deserto o scrive una lettera che non spedirà mette necessariamente in opera una qualche ricezione del testo e, in questo senso, immagina una possibile ricezione futura da parte di un ricevente virtuale. In una comunicazione normale, invece, se non avviene una ricezione effettiva si parla solamente di tentativi di comunicazione. Solo quando vi è ricezione la comunicazione può dirsi realizzata. Quindi, l’emittente produce il tentativo mentre è solo la ricezione che realizza la comunicazione vera e propria. Anche il testo o messaggio che viene trasmesso in una comunicazione si forma solo al momento della ricezione, poiché è soltanto il destinatario a stabilire qual è esattamente il testo recepito.
L’atto semantico fondamentale consiste nell’interpretare un determinato oggetto dandogli un senso; questo significa interrogarsi sul perché di quell’oggetto. Alla base di quest’atto semiotico c’è dunque la meraviglia. La produzione dei segni, invece, consiste nel realizzare oggetti che, per il modo in cui sono fatti, chiedono di essere interpretati. Eco ha poi parlato dei cosiddetti simulacri, ovvero parti di sé che emettente e destinatario proiettano nel testo e che riguardano le aspettative su ciò che si intende esprimere. Da questo incontro-scontro di simulacri si formerà poi il processo di significazione.
A tal proposito, Eco mostra che all’interno di un testo si possono ricostruire dei simulacri della ricezione virtuale; si parla del cosiddetto lettore modello, ovvero il destinatario ideale di un processo di significazione, che riesce a interpretare perfettamente il senso di un testo. Lo scrittore, da parte sua, deve poi esprimersi pensando a come il lettore possa capirlo. La complessità della ricezione si realizza in diversi modi: quando la ricezione è quasi esclusivamente percettiva, il riconoscimento del testo è estremamente semplice. Nel caso della ricezione di testi particolarmente ricchi ed elaborati come La Divina Commedia, si cerca di percepire e ricostruire la forma del testo e poi si cerca con difficoltà di comprenderne il significato.
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