Seminario di letteratura italiana II: Il Settecento
Maria Chiara Tarsi - a.a. 2018-2019
I punti rilevanti di questo XVIII secolo della cultura italiana sono 4:
- L'Arcadia
- Erudizione
- Figura del letterato illuminista
- Illuminismo lombardo nella figura di Parini
L'Arcadia
Arcadìcus, -ci). 1) arcàdico agg. e s. m. [dal lat. gr. Ἀρκαδικός] (pl. m.1. a.– Dell’Arcadia, la regione greca, anche nella sua trasfigurazione semplicità arcadica. b. letteraria, quindi idilliaco, bucolico: Dell’Arcadia, nome a., l’accademia romana: lo pseudonimo assunto dai soci poesia a., stile c. dell’Arcadia. Lezioso, frivolo, privo di serio contenuto: arcadico. 2. s. m. Il dialetto parlato nell’antica Arcadia.
Arcadico-cipriota. L’espressione è usata per designare l’unità linguistica degli antichi dialetti greci dell’Arcadia e di Cipro, che presentano molti caratteri comuni. ◆ Avv. in modo conforme ai caratteri una poesia arcadicamente sentimentale; dell’Arcadia: in modo vivere arcadicamente; descrivere, vagheggiare un mondo idilliaco: arcadicamente sereno. (Treccani);-ci, -che) 2) agg. f.[ar-cà-di-co] (pl.m. paesaggio a.,1 Della regione dell'Arcadia || fig. bucolico, agreste poesia a., 2 Dell'accademia dell'Arcadia || fig. frivola, leziosa (Corrieredella sera)
Oggi, viene percepito come un aggettivo che, da un lato, indica una realtà bella, perfetta, serena, piacevole, dall’altro, è anche sinonimo di lezioso. Quindi, un aggettivo che tuttora mantiene questa doppia valenza. Da dove deviene questo significato negativo? Viene dalla critica post-arcadica. San De Sanctis, nel 1870, dice: “Sorge uno spirito di critica e d’investigazione, che non tiene conto di nessun’autorità e tradizione, e fa valere il suo scetticismo in tutti i fatti e i principii tenuti fino a quel punto indiscutibili, come un assioma. Bayle è là, con la sua ironia, col suo dubbio universale. Come Locke realizzava Cogito, De omnibus dubitandum, egli realizzava il E chi paragoni il suo Dizionario con le Raccolte italiane, può vedere dov’era la vita e dov’era la morte. Che faceva l’Italia innanzi a quel colossale movimento di cose e d’idee? L’Italia creava l’Arcadia. Era il vero prodotto della sua esistenza individuale e morale. I suoi poeti rappresentavano l’età dell’oro, e in quella nullità della vita presente fabbricavano temi astratti e insipidi amori tra pastori e pastorelle. I suoi scienziati, lasciando correre il mondo per la sua china, si occupavano del mondo antico e scrutavano in tutti i versi le reliquie di Roma e di Atene; e poiché le idee erano date e non discutibili, si occupavano de’ fatti, e non potendo essere autori, erano interpreti, comentatori ed eruditi”.
Quella di De Sanctis è una condanna (all’Arcadia) estetica ma prima di tutto morale. Nullità della vita presente, temi astratti, insipidi amori, cioè nell’ottica di De Sanctis questi poeti non parlano di niente. Nella seconda parte c'è una condanna esplicita dell'erudizione: l'erudizione è concepita come qualcosa che sta al di là della vita, dell'esistenza, qualcosa di inutile. Già dal secondo settecento e già dal romanticismo, l’Arcadia divenne sinonimo di poesia frivola, astratta. Questa è una visione che ci portiamo dietro ancora oggi non soltanto perché per noi “arcadico” vuol dire anche lezioso ma anche perché il canone scolastico non gli dà il giusto peso.
In realtà, all’Arcadia va riconosciuto sicuramente un merito: di aver contribuito in modo decisivo a diffondere i nuovi orientamenti culturali che venivano anche da fuori dell’Italia e di aver dato delle risposte a delle esigenze che cominciavano a sentirsi già sul finire del Seicento. Tutto ha inizio alla fine del Seicento perché verso la fine del XVII secolo, si comincia ad avvertire una crisi del mondo letterario italiano e questa crisi, questo non saper bene dove andare, è accentuata da un confronto brusco con la contemporanea cultura francese.
Nel 1687, il padre gesuita Bouhours pubblica La manière de bien penser dans les ouvrages d'esprit in cui afferma che il primato culturale è della Francia, che la cultura francese è superiore, è classica e che la cultura italiana è in crisi. L’Italia è considerata incapace di continuare nel solco della grande eredità rinascimentale, l’Italia è accusata di aver disperso quella eredità. Crisi della letteratura italiana perché troppo soggetta ai capricci, alle mode, al cattivo gusto barocco dove per cattivo gusto barocco si intendeva tutto il Seicento. Una polemica che fu importante (siamo sul finire del seicento) perché suscita molte reazioni e obbliga gli italiani a prendere posizione, a vedere con senso critico il passato, la tradizione e a motivare il loro distacco da quello che era il secentismo.
I primi segnali di questa crisi (di rinnovamento) si avvertono in particolare a Roma, sul finire del Seicento, sotto il papato di Benedetto Odescalchi (papa Innocenzo XI) e con Cristina di Svezia. Cristina di Svezia, regina di Svezia che, intorno alla metà degli anni ’50, vive una profonda crisi religiosa e dal protestantesimo si converte al cattolicesimo. Abdica a favore del cugino e viene a Roma. A Roma, poeti e intellettuali si riuniscono nel suo palazzo nel quale viene fondata l’accademia romana. Nel 1689, Cristina di Svezia muore e l’eredità di questa accademia romana viene raccolta dall’accademia dell’Arcadia che viene fondata a Roma nel 1690 da 14 letterati.
Questi letterati avevano continuato a riunirsi nei cosiddetti Orti romani, i grandi giardini delle ville romane. L’Arcadia è una regione della Grecia e quindi richiamava l’idea di un mondo primitivo, primigenio, ideale, perfetto, ma astratto. Arcadia però aveva un doppio referente culturale:
- Richiamava il Virgilio delle Bucoliche;
- Richiamava un’opera del Cinquecento italiano: l’Arcadia di Jacopo Sannazzaro, pubblicata nel 1501.
Gli Àrcadi si danno delle leggi (leges àrcadum), scritte in latino da Gian Vincenzo Gravina. Queste leggi:
- Prescrivono l’uso del lessico pastorale perché il lessico pastorale era sentito come sinonimo di purezza, di semplicità, di primigenio;
- Si pongono un limite morale alla produzione, alla lettura dei testi letterari. Una delle leggi recita: “Non siano letti ad alta voce carmi di cattivo gusto né opere diffamanti, oscene, irreligiose o empie”.
Gli Arcadi hanno una sede che è il bosco Parrasio, luogo concreto, a Roma, sulle pendici del Gianicolo. Perché un bosco e non una dimora? Per mantenere la finzione pastorale perciò deve essere un luogo aperto. La Parrasia era una regione dell’Arcadia. Questi Arcadi si danno una ritualità: le adunanze sono scandite da un calendario ben preciso e l’organizzazione mima una vera e propria repubblica dei letterati. Non c’è un capo ma c’è un custode.
Gli Arcadi si davano un nome che richiamava, nell’etimologia, il mondo greco. Si rifacevano a miti, personaggi, vicende della letteratura greca. L’Arcadia è a Roma ma fonda numerosissime colonie in tutta Italia. Questa è una cosa molto importante perché significa che l’Arcadia, nel giro di pochi anni, assume una funzione di controllo, di aggregazione, contribuisce a creare un assetto culturale unificato a livello sovraregionale italiano laddove il Seicento era stato un secolo di vita culturale molto attiva ma anche molto disordinata, individuale, dispersiva, frantumata. Con l’Arcadia si arriva ad avere un assetto culturale uniforme.
L’Arcadia svolge dei ruoli importanti:
- Garantisce l’autonomia dei letterati che vivono in uno spazio autonomo, in una dimensione propria.
- Nell’Arcadia si verifica un netto emergere della presenza femminile. Dopo la fioritura della poesia femminile cinquecentesca (Vittoria Colonna, Veronica Gambara, Gaspara Stampa), nel Settecento si registra una nuova fioritura e l’Arcadia convoglia donne letterate.
- Favorisce l’incontro tra i saperi: tra la cultura umanistica e la cultura scientifica. Questo è vero soprattutto per la colonia di Bologna.
Perché l’Arcadia ha questo enorme successo? Perché aveva un programma culturale, letterario estremamente semplice, un programma che rispondeva bene alla sempre più diffusa necessità di semplicità, chiarezza, trasparenza dell’elocuzione, naturalezza. L’Arcadia dà la risposta giusta. L’Arcadia è morta? No. È attiva ancora oggi. L’Arcadia si prefigge autonomia piena e incondizionata, rispetto della più ampia libertà di ricerca ed espressione.
Quali sono le caratteristiche della produzione letteraria arcadica? Qual è la poetica arcadica?
- Aspetto occasionale dell’ispirazione poetica. Cosa si intende per produzione occasionale? Vuol dire poesie scritte per occasioni particolari (matrimoni, battesimi, nascite, morti, monacazioni, prime messe, anniversari, feste da ballo…). La poesia era, per questi uomini, qualcosa di importante, era socialità, comunicazione, era qualcosa per dialogare con gli altri;
- Ambientazione bucolica e pastorale;
- Predilezione per il tema amoroso. Sono presenti anche i temi morali, esistenziali, le riflessioni;
- Linguaggio semplice e sobrio. La ricerca della grazia e dell’eleganza;
- A livello metrico, la predilezione per le forme semplici come sonetto, canzonetta e verso sciolto. Cos’è la canzonetta? Non sempre distinguibile dalla canzone-ode. Se ne differenzia per la preferenza accordata a strofe di dimensione ridotta e ai versi brevi (spesso settenari), per il largo impiego di rime tronche e sdrucciole. Inoltre, spesso le strofe sono unite a coppie. Tutto questo dà leggerezza e cantabilità.
Due figure fondamentali dell’Arcadia italiana: Crescimbeni e Gravina
Crescimbeni
È il primo custode dell’Arcadia e rimane custode per tantissimi anni. Sostiene la necessità del buon gusto a tutti i livelli della scrittura. Che cos’è la bellezza per Crescimbeni? È equilibrio, misura, perfezione formale e per questo deve suscitare nel lettore meraviglia. Per Crescimbeni, il lettore deve meravigliarsi ma non per le cose strane, per gli effetti straordinari ma si deve meravigliare per la bellezza perfetta del testo: è esattezza, è regolarità, è decoro.
Per Crescimbeni, la poesia è socialità. Per questo, lo stile deve essere comunicativo; la poesia non deve essere oscura ma deve comunicare, deve farsi capire. “Noi dobbiamo farci intendere per essere graditi, e non ci faremo mai intendere parlando a salti” (Crescimbeni). Crescimbeni fu anche uno dei primi storici dell’Arcadia e questo testo è tratto proprio dalla Storia dell’accademia degli Arcadi istituita a Roma nel 1690. È un testo che Crescimbeni pubblica nel 1711.
Testo 1a
“Per maggiormente coltivare lo studio delle scienze, e risvegliare in buona parte d’Italia il buon gusto nelle lettere umane, ed in particolare nella Poesia Volgare, alquanto addormentato, fu da alcuni letterati istituita in Roma l’anno 1690 a’ 5 d’Ottobre una Conversazione letteraria in forma di repubblica democratica, che abbraccia quasi tutti i Letterati d’Italia, e non pochi anche di là da i monti, e per togliere ogni riguardo di preminenza e precedenza tra i personaggi che la dovevano formare, e anche per allettare coll’amenità e novità, si stabilì d’andar tutti mascherati sotto la finzione de’ Pastori dell’antica Arcadia, dalla quale la Conversazione prese il nome; e i suggetti che la compongono Pastori Arcadi s’appellarono, e s’appellano. [...] Questo congresso erudito, appena nato, ebbe il suo crescimento, non solo perché varie accademie Italiane delle più celebri vi concorsero; ma ben tutti i più insigni letterati, sì regolari come secolari; e oltre ciò molti cardinali, e principi, e prelati d’ogni ordine; e finalmente non poche dame al culto delle lettere applicate; di modo che nel corso di ventidue anni (1711) è arrivato il numero degli Arcadi presso a mille e trecento. Sogliono ragunarsi gli Arcadi pubblicamente in qualche bosco o prato, sette volte l’anno nella state, cioè dal 1 di Maggio, che il Custode apre, siccome si finge, il Bosco Parrasio, luogo immutabilmente destinato per le Ragunanze, invitando tutti i Pastori sparsi per l’Arcadia a concorrervi, fino a’ 7 d’Ottobre, che il medesmo Custode chiude il Bosco, e licenzia i Pastori che vi sono concorsi. [...] Il governo di questa Conversazione è democratico, o popolare, non avendo né protettore, né principe; ma semplicemente un Custode, il quale rappresenta tutta l’Adunanza; e questo ministro si elegge, o conferma dalla medesima Adunanza per polizze segrete ogni Olimpiade, cioè ogni quattro anni compiuti; e non ha alcun superiore, fuorché la stessa Adunanza. [...] Le Colonie sono Adunanze d’Arcadi in altre città, le quali benché facciano i recitamenti e le congregazioni, nondimeno si regolano colle leggi della Ragunanza di Roma. Hanno elleno un vicecustode per ciascuna, che presiede al governo; e prendono il nome, o dalle città ove sono fondate, o dalle principali Accademie, o altre ragioni di esse.”
È un testo descrittivo. È interessante perché c’è tutta l’Arcadia. Cose importanti da rilevare:
- Il primo paragrafo è costruito sulla metafora del sonno: l’Italia è addormentata; il buon gusto dorme e tutta Italia dorme. Per dire che il buon gusto non c’è usa la metafora del sonno.
- Lo studio delle scienze
- Una conversazione: la cultura come comunicazione, come dialogo. Sotto questa parola c’è un’idea di cultura. Per questi uomini la cultura era socialità, condivisione, conversazione.
- Quasi tutti i letterati d’Italia: non dispersione ma uniformità, unione.
- Allettare
- Finzione dei pastori
- Congresso erudito (sta per colto)
- Non poche dame: presenza femminile
- Bosco o prato
- Il governo di questa conversazione è democratico: era importante perché significava non dipendere da un unico mecenate; voleva dire autonomia dell’intellettuale.
- Ragunanza di Roma: si regolano.
Testo 1b
Ristretto dell'Istoria della Celebre Adunanza degli Arcadi, G.M. Crescimbeni, Roma, 1719
“Quanto l’Italia fiorisse, e fosse piena d’uomini insigni nelle scienze nel secolo decimosettimo a ognuno è palese, che a quella attenda; ma egualmente palese è a’ professori delle lettere amene (scienze umanistiche: letteratura, poesia) quanto la condizione di queste fosse deteriorata, massimamente circa l’eloquenza, e la poesia volgare. E sebbene l’antica purità loro, e il loro decoro venivano gagliardamente sostenuti dalle nostre Accademie della Crusca, e Fiorentina, [...]; nondimeno le più delle nuove scuole nello stesso secolo aperte tanto prevalevano dappertutto, che per poco non venivano derisi que’ saggi vendicatori del buon gusto Toscano, non che fossero da alcuno seguitati. Per liberare adunque l’Italia da sì fatta barbarie, pensarono alcuni professori dimoranti in Roma d’instituire un’Accademia a preciso effetto di esterminare il cattivo gusto; e proccurare che più non avesse a risorgere, perseguitandolo continuamente ovunque si annidasse, o nasondesse, e in fino nelle castella e nelle ville più ignote e impensate. [...] Ebbero oltre acciò un altro fine nella scelta dello stato pastorale; e fu d’incominciare a moderare, senza mostrar dui dar regola e precetti, la soverchia turgidezza e ampollosità dello stile poetico che allora regnava in Italia, colla semplicità e naturalezza dello stile pastorale. [...] L’instituto precipuo si è un continuo carteggio del Custode con tutta la letteratura d’Italia, e anche in non pochi luoghi di là da i monti; e tal corrispondenza ha portato, che a poco a poco estirpata affatto ogni barbarie, oggi si scrive nell’Adunanza, e per conseguenza in quasi tutta l’Italia, sì in prosa che in versi, con tanta purgatezza e finezza di gusto, che il presente secolo rispetto a ciò non ha invidia a qualunque altro passato.”
È una sorta di storia ristretta. Anche qui ripropone concetti chiave. Notiamo l’uso della punteggiatura che non corrisponde all’uso moderno. L’Accademia della Crusca è l’accademia fondata sulla fine del Cinquecento (anche qui usa una metafora: la crusca è la farina) che si incaricava di stabilire la lingua buona dalla crusca (gli elementi cattivi). Il secondo paragrafo è costruito sull’area semantica bellica: liberare, barbarie, esterminare. Quali sono le parole chiave?
- L’Italia fiorisse: è in opposizione a estirpare.
- La condizione di queste fosse deteriorata: il cattivo gusto.
- Il punto di partenza degli Arcadi è la constatazione che la...
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Seminario letteratura italiana II, prof.ssa Stefania Signorini
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