Seminario arte contemporanea A.A. 2015-16
L'arte italiana tra Risorgimento e Unità nazionale
Il periodo che va dagli anni '40 agli anni '60/'70 è un periodo molto significativo per il rinnovamento del linguaggio artistico. Uno dei centri più vivaci in questo periodo è Firenze perché era anche la città più aperta alle innovazioni che provenivano d'oltralpe. È a Firenze che soggiornano artisti stranieri come Manet. A Firenze, attorno ai tavoli del caffè Michelangelo, si riuniscono tutti i letterati e artisti che prenderanno il nome di macchiaioli, termine coniato da un giornalista in senso dispregiativo negli anni '60 nei confronti di un linguaggio che si esprime per macchie di colore. Questo gruppo di artisti si oppone alle posizioni ufficiali dell'accademia e cerca di rinnovare sia nei temi che nel linguaggio la pittura del tempo.
In questo è molto importante l'esempio della pittura francese contemporanea che questi artisti hanno modo di conoscere grazie a una collezione privata di un principe russo che era proprietario della Villa Medicea di Pratolino. La collezione era aperta agli artisti per cui gli artisti si possono aggiornare sull'arte francese, possono vedere opere di Delacroix ma anche opere di paesaggisti della scuola di Barbizon. La scuola di Barbizon nasce già negli anni '30, in questa località francese, non lontana dalla foresta di Fontainebleau. Questa scuola è molto importante perché rinnova la pittura di paesaggio.
Questi artisti rinnovano la pittura del paesaggio studiando il paesaggio dal vero. Alcuni artisti viaggiano per Europa e Parigi è una meta importante per l'aggiornamento artistico. Gli artisti portano dalla Francia le novità e aggiornano i loro compagni fiorentini.
Il movimento dei macchiaioli è uno dei primi movimenti nazionali, nel senso che molti dei protagonisti del gruppo partecipano in prima persona alle lotte risorgimentali e quindi anche alla seconda guerra di indipendenza. È una delle prime correnti che tentano di creare un linguaggio comune che superi le barriere regionali in Italia, in questo periodo, un'Italia non unificata dal punto di vista politico.
"... cos’era la macchia? Era la solidità dei corpi di fronte alla luce ..." (G. Fattori, 1901): questo linguaggio pittorico che sottolinea i contrasti chiaroscurali nasce dall’osservazione della natura dal vero.
Uno dei primi esempi è un'opera di Signorini, Il merciaio di La Spezia, in cui lui utilizza questo nuovo linguaggio per un soggetto che è studiato dal vero, che non è un soggetto di storia o un soggetto letterario ma è una scena di vita quotidiana che lui studia dal vero, che nasce dall’osservazione della realtà.
È un linguaggio diverso e innovativo rispetto alla pittura del Romanticismo, ad esempio, Hayez. Le figure non sono più delineate precisamente nei contorni ma c'è questa luce molto forte che accentua il chiaroscuro per cui le figure sono dei tocchi di pennello di colore; non c'è più una descrizione dettagliata attraverso il disegno ma prevale una resa chiaroscurale.
Questo è molto significativo anche perché va di pari passo con le riflessioni anche scientifiche su un approccio più oggettivo al reale. La via dell’analisi della realtà suggeriva agli artisti di utilizzare delle forme-colore quindi la forma che è dettata dalla macchia di colore. Questo si ritrova come indicazione anche in alcuni trattati scientifici dell’epoca.
Se osserviamo un dipinto come questo, possiamo pensare anche che si tratti di uno studio preparatorio per un’opera poi più rifinita. Infatti, Signorini è anche uno dei principali pittori del gruppo che si sofferma anche su una riflessione più teorica sull’uso della macchia, sottolinea come il difetto della vecchia scuola (del Romanticismo) fosse una pittura troppo trasparente.
Una pittura per macchie veniva usata solo per il bozzetto, per lo studio dal vero ma poi la seconda fase era rifinire questo bozzetto usando delle stesure trasparenti sovrapposte di colore che davano un risultato diverso rispetto a quello che vediamo in quest’opera di Signorini.
Però questo è visto come un difetto da Signorini e dagli altri artisti che partecipano al gruppo. Siamo nel '59. Queste prime riunioni al Caffè Michelangelo risalgono già alla fine degli anni '40 e all’inizio degli anni '50 però la maturità del linguaggio macchiaiolo si raggiungerà solo negli anni '60, quando questi artisti iniziano veramente a lavorare fianco a fianco quindi si crea un linguaggio abbastanza uniforme sia per temi che per stile.
Nel '59, però, iniziano a utilizzare questo nuovo linguaggio della macchia gli altri protagonisti del gruppo che sono Fattori, Lega, Borrani e altri.
Il passaggio dal Romanticismo ai macchiaioli
Per capire il passaggio dal momento romantico a questo nuovo modo di dipingere, osserviamo il dipinto di Giovanni Fattori: Maria Stuarda al campo di Crookstone. È un episodio tratto dalla letteratura, in particolare, dal romanzo L’Abate di Scott però, anche se il soggetto è ancora letterario, c'è già un’attenzione sia nella rappresentazione del paesaggio sia nella rappresentazione delle figure. C'è già un rinnovamento del linguaggio in un’opera come questa? Qui si nota un’attenzione maggiore alla resa dell’atmosfera, della luce quindi sembra proprio un paesaggio studiato dal vero. Le figure in primo piano sembrano rappresentate con atteggiamenti meno teatrali, meno enfatici di quelli delle figure di Hayez. Quindi c'è anche una scelta di un registro quasi più quotidiano.
Questa è una delle ultime opere in cui Fattori affronta un tema tratto dalla letteratura. I macchiaioli nel primo periodo di attività avevano realizzato tante opere di soggetto storico, letterario. Il genere storico era il genere ritenuto più importante all’interno delle esposizioni e degli insegnamenti accademici. Da qui in poi, Fattori si concentrerà sulla storia contemporanea. La storia non è più una storia del passato ma diventa rappresentazione della contemporaneità.
In questa piccola opera, Soldati francesi del 1859, da considerare non un dipinto ma uno studio, Fattori sperimenta la pittura per macchie. È una chiara esemplificazione di cosa intendesse Fattori per macchia, questa solidità di corpi sotto la luce. Lo spazio è dato semplicemente dall’accostamento di due piani di colore. I soldati francesi vengono studiati e vengono resi attraverso pennellate di colore per cui c'è questa luce e tutto è giocato sul colore. Ragiona quasi per una scomposizione di volumi, non ragiona più sul disegno ma per una forma-colore.
Le vicende risorgimentali influiscono nel cambiamento anche dei temi rappresentati dagli artisti. Molti dei macchiaioli partono per la guerra ma anche quelli che restano a Firenze partecipano alle vicende risorgimentali.
Nell’opera di Fattori, Il campo italiano dopo la battaglia di Magenta, vediamo come cambia in modo radicale la rappresentazione della storia contemporanea rispetto al periodo precedente. Il paesaggio ha un ruolo fondamentale all’interno della raffigurazione di un momento secondario delle battaglie: qui vediamo il campo dopo la battaglia con questo calesse e queste suore che assistono i feriti. Non è il momento eroico della battaglia. Molti macchiaioli scelgono questi momenti per rappresentare le vicende risorgimentali che però sottolineano l’eroismo dei soldati italiani e la partecipazione degli stessi pittori a questo periodo storico. Anche qui il paesaggio è studiato dal vero.
Altri artisti sottolineano anche la partecipazione femminile al Risorgimento. Prendiamo in considerazione Odoardo Borrani, Il 26 aprile 1859 in Firenze: viene rappresentata questa donna che cuce la bandiera tricolore. Qui si possono notare, in certi particolari, elementi che ci riportano al clima romantico ma poi il tutto è riportato ad un’atmosfera di intimità, di quotidianità con questa luce che entra dalla finestra e va ad illuminare la donna che cuce in questo interno, a sottolineare la partecipazione, anche del popolo, al Risorgimento.
Un diverso modo di rappresentare questo periodo lo ritroviamo in Domenico e Girolamo Induno che sono due artisti lombardi. Domenico Induno, Il ritorno del soldato ferito e Gerolamo Induno, Triste presentimento: in queste opere è un linguaggio che si sofferma sui particolari quasi più narrativi. Trasforma gli episodi risorgimentali quasi in una narrazione attenta anche all’aneddoto. Triste presentimento: questa donna sta pensando al fidanzato partito per la guerra. Sullo sfondo, notiamo anche il bacio di Hayez che aveva anche un significato politico in quegli anni. Anche se i riferimenti alla contemporaneità sono mascherati sotto dei soggetti storici che riprendono episodi del medioevo, però, Hayez è uno degli intellettuali che partecipano con le loro opere alla spinta che porterà all’unificazione d’Italia. C'è un’attenzione più per i particolari aneddotici che è diversa rispetto al linguaggio sintetico dei macchiaioli.
Le scuole di Castiglioncello e Piagentina
Negli anni '60, il gruppo dei macchiaioli diventa molto coeso e in questi anni nascono quelle che sono state definite la scuola di Castiglioncello e di Piagentina che vanno ad indicare due località toscane in cui i macchiaioli si riuniscono per dipingere a stretto contatto l’uno con l’altro.
In questi anni assume un ruolo molto importante il critico Diego Martelli che diventerà il maggior teorico del gruppo. Diego Martelli ha una casa a Castiglioncello e in questa tenuta di campagna molti artisti si riuniscono per dipingere la campagna toscana dal vero. Negli stessi anni, Lega si trasferirà nella tenuta di un editore a Piagentina e questa tenuta sarà frequentata anche da Borrani, Signorini.
Giovanni Fattori, Bovi al carro: opera realizzata nel momento in cui Fattori ha perso da poco la moglie e quindi trova conforto nell’immergersi nello studio della natura e nella pittura. Anche qui tutto è giocato sul colore: la resa spaziale è data dal colore più scuro che rappresenta il terreno arato che va a sconfinare in profondità. Notiamo il formato allungato dell’opera, quindi, quasi una visione panoramica. Questa visione fotografica, panoramica la ritroviamo anche nelle opere di Giuseppe Abbati (1836 – 1868), Veduta di Castiglioncello e di Odoardo Borrani, Carro rosso a Castiglioncello: formato allungato. Descrivono la campagna intorno alla casa di Martelli, la veduta di Castiglioncello. È un linguaggio che diventa un linguaggio comune che va a sottolineare un rapporto di studio diretto dalla natura. Assume molta importanza lo studio dal vero della campagna toscana.
Mentre questi artisti che lavorano a Castiglioncello si soffermano soprattutto su una resa del paesaggio, della campagna toscana, Lega e la scuola di Piagentina hanno un’attenzione per temi diversi, soprattutto per temi più intimisti. Ad esempio, Silvestro Lega ne Il canto di uno stornello, si sofferma di più sugli affetti familiari. Qui vediamo queste tre donne che cantano, che probabilmente sono tre donne della famiglia dell’editore che ospitava Lega e altri macchiaioli. Il linguaggio di Lega è diverso da quello di Fattori o di altri macchiaioli: è un linguaggio molto colto, che ha riferimenti alla storia dell’arte. Uno degli artisti a cui Lega guarda è Piero della Francesca per creare delle composizioni realiste però questa scena è colta quasi in un momento di sospensione temporale quindi è un linguaggio più decantato rispetto a quello di Fattori.
Qui siamo negli anni '60: il linguaggio dei macchiaioli in questo momento è molto unito; formano una scuola poi negli anni '70 le differenze verranno a intensificarsi tra di loro anche perché molti compiranno viaggi a Parigi quindi si aggiorneranno anche sul linguaggio degli impressionisti.
Questo si può vedere in un’opera più tardi come La toilette del mattino di Telemaco Signorini che può ricordare soggetti dell’impressionismo. Signorini, soprattutto nell’ultima parte della sua attività, affronta anche soggetti scomodi. Qui è un interno di una casa chiusa. Molto intenso è anche un dipinto precedente a questo che rappresenta un interno di un manicomio femminile quindi affronta anche temi sociali che negli anni precedenti non erano rappresentati dalle correnti realiste italiane e questo, sicuramente, per un influsso dell’esempio francese dagli anni '70 in avanti.
Qui vediamo come anche il taglio dell’immagine sia molto moderno, quasi fotografico. Anche la modalità di dipingere è cambiata: qui vediamo questa donna quasi colta di scorcio. Sembra una fotografia. Un parallelo è Degas.
Il linguaggio pittorico dei macchiaioli e la scapigliatura
Quando si parla di Ottocento si parla di scuole regionali. Ci sono differenze molto forti tra i vari gruppi di artisti che lavorano in diverse parti d’Italia. Negli stessi anni '60 dell’Ottocento si forma anche un gruppo che è detto degli Scapigliati. La Scapigliatura è un termine che ha origini letterarie; nasce negli anni '60 però, poi, raggiunge la piena maturità negli anni '70. Il termine Scapigliatura nasce in ambito letterario: è Cletto Arrighi che usa questo nome per il suo romanzo La Scapigliatura e il 6 febbraio che viene pubblicato a Milano nel 1862 ma lo usa anche prima, nel 1857, quando, sull’Almanacco del pungolo, pubblica la presentazione manifesto di questo romanzo in cui descrive la scapigliatura come un modo di vivere, come un atteggiamento irriverente contro ogni limite imposto dalla società dell’epoca. È un atteggiamento che si può paragonare a quello del bohémien francese, per cui, soprattutto nell’ottocento, questi due termini verranno a sostituirsi l’uno con l’altro.
Il termine Scapigliatura si affermerà come termine per indicare un gruppo di artisti soprattutto nel Novecento. È importante sottolineare il clima in cui nasce la Scapigliatura. Se con i macchiaioli abbiamo visto una partecipazione in prima persona alle vicende risorgimentali per cui la storia contemporanea emerge come soggetto principale della loro opera, in questi anni siamo negli anni '60 e gli artisti rispecchiano una sorta di calo dell’attenzione etica che aveva caratterizzato il Risorgimento, per cui vengono meno tutti i soggetti storici e nei loro quadri vediamo ritratti, scene di intimità, scene quotidiane di interno, pochi paesaggi e il paesaggio è casomai uno sfondo.
Cambia il linguaggio pittorico. Un importante precedente per la Scapigliatura è l’opera di Giovanni Carnovali detto il Piccio che è un artista che opera ancora negli anni del Romanticismo ma utilizza già una pennellata molto dinamica che sfrangia i contorni delle figure e che è proprio un riferimento importante per le prime opere degli Scapigliati così come è importante anche l’opera di Federico Faruffini che è una figura di passaggio e che si suicida perciò diventa anche l’esempio dell’artista bohémien che non riesce a vivere nella società contemporanea e cerca di rinnovare il proprio linguaggio della pittura. I protagonisti della Scapigliatura sono Tranquillo Cremona, Daniele Ranzoni e Giuseppe Grandi. Il linguaggio dei tre è caratterizzato sia in pittura che in scultura da questa apertura delle figure allo sfondo; c'è un diverso rapporto tra figura e sfondo che sembrano quasi diventare un tutt'uno; i contorni si sfrangiano nella luce. Questo avviene anche in pittura.
La tecnica cerca di sottolineare i valori di atmosfera, i valori luministici dell’opera. Alcune fonti hanno documentato la tecnica utilizzata da Tranquillo Cremona che utilizzava pennelli molto lunghi con delle setole rade per riuscire, da una certa distanza, a cogliere l’effetto del quadro. Spesso la pittura è stesa direttamente sulla tela, senza un disegno preparatorio. Cercava una resa molto più diretta della realtà e della luce; cercava di creare una forma direttamente dal colore e non dal disegno. Questo emerge bene anche dall’opera di Ranzoni.
Per comprendere appieno il linguaggio di questi artisti e la loro possibilità di realizzare opere come queste è importante anche il rapporto stretto che si crea tra artista e committenza. Si crea uno stretto legame tra artisti e committenza borghese: spesso i committenti sono amici degli artisti; spesso gli artisti sono legati ai personaggi che ritraggono anche da rapporti di affetto.
Daniele Ranzoni, ne I figli del principe Troubetzkoy, il principe Troubetzkoy aveva chiamato Ranzoni come maestro dei figli. L’intensità che emerge anche da questo dipinto nasce dallo stretto legame di quotidianità di Ranzoni con questi 3 bambini.
In scultura, avviene uno stesso rinnovamento del modo di modellare che è quasi un modo pittorico. Giuseppe Grandi ribalta l’idea tradizionale di scultura come forma tutto tondo, separata dallo spazio che ha intorno a sé. Cerca di rendere mossa la superficie della scultura e di aprirla alla luce e allo spazio circostante.
Molto importante è anche (Giuseppe Grandi), Il monumento alle Cinque Giornate di Milano, che è uno dei principali esempi di scultura pubblica dell’Ottocento. Giuseppe Grandi rinnova molto il monumento pubblico creando quest’opera che crea un vortice attorno all’obelisco. Queste figure che rappresentano le 5 giornate di Milano del '48 vengono simboleggiate dalle donne che rappresentano le 5 giornate ma che sono donne del popolo. C'è un’attenzione molto forte alla realtà da parte di Grandi.
Il divisionismo italiano
Il Divisionismo ha origine in Italia intorno agli ultimi anni dell'Ottocento. Ha il suo primo centro di elaborazione a Milano.
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