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mercoledì 25 marzo 2015

Roberto Malighetti – Università degli Studi di Milano Bicocca

Antropologie dalla Cina

«Qualsiasi cosa si possa dire sulla Cina il contrario è comunque vero. »

Scopo dell'opera è quello di sottrarre al monopolio inglese la disciplina antropologica, pertanto è in

italiano. Remotti parla dell'antropologie come della scienza della modernità.

Sociology studies the West, anthropology studies the rest.

Allocronia: si eliminano le diversità spaziali riconducendo tutto a una monografia pragmatica,

allineata ad un child of imperialis/applied colonialism.

L'antropologia rifiuta la presunta illogicità dei suoi soggetti di studio, preferendo uno sguardo

trasversale ed etnografico: questa analisi delle società complesse apre spazi per los tudio della

complessità presente in ogni società.Con l'abbattimento delle dicotomie fra primo e terzo mondo,

fra centro e periferie le tradizioni antropologiche “minoritarie”, acquisiscono autorevolezza: i

paradigmi antropologici di cui si fa oggi uso hanno provenienze disparate, che producono

molteplicità di articolazioni complesse. L'antropologia ritiene l'uomo “artificiale”, quindi dinamico,

influenzato da una molteplicità di fattori che sono tutti meritevoli di studio.

Nel 1938 Bronislaw Malinowski scrive la prefazione a un libro del suo allievo Fei Xiaotong: in

modo tanto inaspettato quanto incompreso “indipendentply unspontaneusly a sociological attack on

culture and applied anthopological...

Si basava sull'antropologia cinese degli anni '20-'30

Maurice Freedman riproporrà qualcosa di analogo nel 1962 (“from savagery to civilization”),

proponendo unn fase cinese dell'antropologia sociale, ma fu ignorata sia per le aree e gli obiettivi di

studio sia per gli avvenimenti che segnarono la storia cinese: se Malinowsky si riferiva a una fase

serena della storia cinese, Freedman aveva davanti a sè un momento di dura repressione degli studi

etno-antropologici, sociologici, politici e religiosi e della vita intellettuale in generale.

Dov'è la storia? Pechino è una città modernamente identica.

Dov'è la marginalità? Non esiste.

Cos'è il comunismo? Centralizzazione del potere.

L'unificazione cinese venne condotta dai Mongoli, pastori nomadi e dai Chi e Manchu.

Gli antropologi conosco 56 minoranze etniche cinesi, decise fra le 400 che fecero domanda per

essere riconosciute dal governo. Si tratta di un totale di 100 milioni, con una molteplicità di lingue

incredibile, e occupano il 60% del territorio: le altre minoranze verranno definite subetnie o

assimilate agli Han, che costituiscono il 90% della popolazione, la cui lingua è definita “lingua

comune”, “lingua del centro” o “lingua degli Han”. Si parla di hanificazione della società cinese,

promossa dal governo repubblicano di cui Sun Yat-sen prima, poi dal razzista Chiang Kai-shekn; il

maoismo riprese tale operazione politica per indicare gli Han come avanguardia rivoluzionaria: in

entrambi i periodi si lavorò sulla costruzione di un'unità nazionale (Stato=nazione), concetto

importato dall'Europa, anche attraverso questa “classificazione”, ispirata dall'evoluzionismo di

matrice americana da un lato, stalinista dall'altro (di ispirazione engelsiana).

L'antropologia fornisce un contributo non indifferente a questa operazione politica, attraverso i four

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commons staliniani:

lingua comune

• territorio comune

• lavoro comune

• confromazione psicologica (=cultura) comune

Freedmann si riferiva dunque agli inglesi che lavoravano su una Cina surrogata, reale prima della

rivoluzione culturale (Taiwan, Hong Kong).

Dal 1978, grazie alle politiche di apertura si reintrodusse l'antropologia con l'apertura progressiva di

centri specializzati. L'antropologia cinese inizia la propria evoluzione grazie al contatto con

l'esterno: il primo a scriverne è Marcel Granet, francese, oltre ad altri studiosi giapponesi; Sun

Xuewu (1916) è il primo a trattare di antropologia, Ca Yuanpei introduce nel '26 il termine

“etnologia”.

La scuola del Sud, strumento repubblicano fondato da Ling Chunsheng, si dedicò allo studio della

Cina premoderna.

La scuoal del Nord fu fondata da missionari protestanti nordamericani e canadesi: a capo vi era Wu

Wensao, il quale lavorò con Franz Boas, affiancato da Li Anzhai e Lin Yao Hua.

Fei Xiaotong collaborò con Malinowski, ma nonostante sposò per lo studio delle minoranze etniche

l'ideologia marxista, ma non fu risparmiato dalla “purga” degli elementi di destra, tanto che riprese

lo studio solo dopo la rivoluzione, quando rivide i criteri stalinisti di classificazione.

Il centro dell'originalità della proposta dell'antropologia cinese a partire dagli anni '30 e lo studio

delle influenze delle etnie, delle confusioni e delle fusioni, delle trasmigrazioni etniche, pensando al

di là dell'identificazione etnica.

Wu Wenzao parlava di una Cina completamente impura, elaborando il concetto di tien sao (“sotto il

cielo”), ovvero di identità cinese come di tutto ciò che c'è sotto il cielo, pensando a una politica di

inclusione e integrazione. Nel 1962 arrivò a distruggere l'identitarietà europea, ipotizzando stati

multinazionali.

Gli studiosi cinesi concepiscono il mondo come una città di 20.000 abitanti (idea della distanza

e.g.). La Cina riceve la modernità secondo proprie tradizioni per poi esportarla, seguendo una'idea

propria della globalizzazione.

La Cina è un mondo complesso, costituito da popolazione mongole e della Manciuria, attraversata

da Taoismo, Confucianesimo, Buddhismo, Islam e Cristianesimo: obiettivo del libro è capire come

la Cina interpreta le spinte centrifuge e centripete che la spingono, per rivolgersi anche alla nostra

realtà: c'è chi preferisce vedere la Cina ai suoi margini e non al centro, in termini polifonici e

polimorfici, analizzando i traffici transnazionali, i processi di sviluppo in Africa etc. È un

caleidoscopio di reti identitarie, appartenenze multisituate (presenze-assenze), interdipendenze non

riconducibili alla semplice contrapposizione fra dentro e fuori. Si frammentano concetti come

quello di etnia e.g., sostituiti da “corridoi” e dagli “incroci” interculturali. Dalla Cina si studiano i

processi mondiali di stratificazione costruiti su scala globale.

(Papier: si inventano e costruiscono identità inautentiche per abbandonare sotto le bombe chi non è

vestito da calciatore).

Dobbiamo partire dalla Cina per pensare a noi, alla compressità, alle condizioni delle individualità

dislocate dai meccanismi della globalizzazione: la maggiore attenzione che si sta dando

all'antropologia cinese è segno della realizzazione delle previsioni di Malinowski e Freedman. 3

mercoledì 1 aprile 2015

Maria Sapignoli – Max Planck Institute for Social Anthropology

Indigenismo in Africa

Identità globali e rivendicazioni globali

“In recent years, we have been observing an increasing juridification of social

and political protest worldwide. The global ‘rights discourse’ has projected

law, particularly human rights law, as the internationally intelligible and

acceptable language of voicing demands, providing categories of global scale

and linking local concerns with international forums.”

Indigenità o indigenismo sono termini coloniali spesso corrwlati all'udea di primitivitä. A metà del

'900 sono nati strumenti legislativi per la tutela delle popolazioni indigeni (Dichiarazione

internazionale per i diritti dei popoli indigeni e.g.), ma la categorizzazione, nata per il contesto

americano è spesso difficoltosa in Africa.

La legge non identifica gli indigeni, i quali sono autodeterminati ma esistono caratteristiche

originarietà lagata a un luogo

• continuità culturale e di locazione

• minoranza

In Africa si aggiunge il requisito di essere cacciatori-raccoglitori o allevatori.

Luoghi di ricerca:

Corte Suprema del Botswana, dove nel 2006 era in atto un processo fra due popolazioni

• sedicenti indigene

Nazioni Unite, connesso in linea ideale con la prima

• Uffici governativi nella capitale

• ONG

I San o Boshimani sono cacciatori-raccogli nomadi che vivono fra Angola, Zambia, Zimbawe, Sud

Africa e Botswana, sono sono più della metà della popolazione; ne esistono dodici gruppi che

differiscono per lingua. Si tratta di una minoranza fortemente emarginata anche da parte di altre

minoranze.

“The Masarwa are slaves. They can be killed. It is no crimem they are like cattle. They have no

liberty” (Simon Ratshosa, 1920)

Il rapporto tra Twana e San era quasi feudale: dopo l'indipendenza si tentò la creazione di una

identità la Tswana attraverso la sedentarizzazione dei popoli nomadi, fra cui i San stessi.

“The main motive behind the declaration of the CKGR was to provide a haven (a place of safety)

for the resident Bushmen and for the game animals and other resources on which the Bushmen

depended for their living”(George Silberbauer, 2004)

L'antropologo George Silberbauer ideò riserve per le minoranze. I Bakalahari subirono poi la

medesima rimozione forzata dei San dalle riserve dove erano tutelati: in seguito a un processo

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iniziato negli anni '60 e proseguito durante gli anni '80, nel 1997 millesettecentotrentanove abitanti

furono rilocati in nuovi insediamenti. A oggi sono poche decine di San e Bakalahari ancora nelle

riserve.

Se la decisione “ufficiale” era quella di allontanare soggetti meno “umani” dalla società, è probabile

che sotto i terreni delle riserve vi siano miniere di diamanti.

“These are places of sadness of death” (indigeno su nuovi insediamenti, 2010)

Metodi utilizzati dai San

Tentate negoziazioni con il governo del Botswana

• Mappatura del territorio del Kalahari e sviluppo di una Community Base Natural

• Resources Management Plan

1993: formazione di una ONG San

• Collaborazione con ONG locali nazionali e internazionali

• Creazione di alleanze con altri gruppi indigeni a livello globale (Saami, Nativi Americani)

I San sono una società fortemente egualitaria, tanto che agli incontri tutti devono essere presenti ed

esprimere la propria opinione, per tanto è difficile trovare leader riconosciuti da tutti Se Roy Sesana

rappresenta la legittimità della tradizione, Jumanda svolge un ruolo di mediatore.

Attraverso incontri internazionali i rappresentanti indigeni apprendono nuovi metodi di lobbying e

attivismo.

Il processo

Al fallimento di questi metodi i San stabilirono che l'ultima via contro il governo forsse l'azione

legale per chiedere di tornare a vivere nella riserva

La parte richiedente portava come ragione il proprio indigenismo, la necessità di una continuità di

una presenta sul territorio e il diritto di scegliere il proprio stile di vita, mentre la difesa non

riconosceva l'indigenismo e in nome del loro nomadismo era legittimo ricollocarli.

Alcuni esperti furono chiamati a testimoniare: Silberbauer fu chiamato a parlare dei Boscimani, in

nome dell'autoritä dell'antropologia, un biologo.

I Bakalahari furono riconosciuti come Boscimani in virtù della vita comune e dei matrimoni misti

con i San.

Verdetto

Hanno vinto il diritto di tornare nella loro terra e di tornare alla caccia, finendo però relegati

nell'identità di cacciatori-raccoglitori: acquisiti i diritti da loro richiesti hanno perso quelli di

qualsiasi altro cittadino del Botswana. Nella riserva vivono oggi circa seicento persone. Molti sono

sieropositivi, e non hanno diritto a servizi medici e all'accesso all'acqua: con la vittoria di una nuova

causa hanno ottenuto il diritto a un pozzo, comunque non sufficiente.

Nel 2014 il governo ha abolito il diritto alla caccia, principale sostentamento dei San.

I tentativi del governo per rimuovere le popolazioni indigeni proseguono nonostante la vittoria del

processo.

La strategia dell'indigenato è stato talvolta abbandonato in quanto ha spesso impedito il dialogo coi

governi locali piuttosto che favorirlo. 5


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Kei94

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DESCRIZIONE APPUNTO

Appunti del seminario di antropologia culturale "Contesti locali, dinamiche globali" promosso dal prof. Allovio (a.a. 2014/2015, secondo semestre).
Indispensabile alla relazione sostitutiva del modulo C.

Quattro lezioni di
- Roberto Malighetti (Unimib): Antropologie dalla Cina
- Maria Sapignoli (Planck Institute): Indigenismo in Africa
- Olivia Casagrande (Unive): Una famiglia mapuche del Cile
- Adriano Favole (Unito): Produrre località a Futuna


DETTAGLI
Corso di laurea: Corso di laurea in filosofia
SSD:
Università: Milano - Unimi
A.A.: 2015-2016

I contenuti di questa pagina costituiscono rielaborazioni personali del Publisher Kei94 di informazioni apprese con la frequenza delle lezioni di Antropologia culturale e studio autonomo di eventuali libri di riferimento in preparazione dell'esame finale o della tesi. Non devono intendersi come materiale ufficiale dell'università Milano - Unimi o del prof Allovio Stefano.

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