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Università degli studi di Milano

Dipartimento di filosofia

Contesti locali, dinamiche globali

Seminario di antropologia culturale

Appunti di Chiara Peloso

Prof. Stefano Allovio

Anno accademico 2014/2015

Mercoledì 25 marzo 2015

Antropologie dalla Cina

Roberto Malighetti – Università degli Studi di Milano Bicocca

«Qualsiasi cosa si possa dire sulla Cina il contrario è comunque vero.»

Scopo dell'opera è quello di sottrarre al monopolio inglese la disciplina antropologica, pertanto è in italiano. Remotti parla dell'antropologia come della scienza della modernità. Sociology studies the West, anthropology studies the rest.

Allocronia: si eliminano le diversità spaziali riconducendo tutto a una monografia pragmatica, allineata ad un child of imperialis/applied colonialism.

L'antropologia rifiuta la presunta illogicità dei suoi soggetti di studio, preferendo uno sguardo trasversale ed etnografico: questa analisi delle società complesse apre spazi per lo studio della complessità presente in ogni società.

Con l'abbattimento delle dicotomie fra primo e terzo mondo, fra centro e periferie, le tradizioni antropologiche “minoritarie” acquisiscono autorevolezza: i paradigmi antropologici di cui si fa oggi uso hanno provenienze disparate, che producono molteplicità di articolazioni complesse. L'antropologia ritiene l'uomo “artificiale”, quindi dinamico, influenzato da una molteplicità di fattori che sono tutti meritevoli di studio.

Nel 1938 Bronislaw Malinowski scrive la prefazione a un libro del suo allievo Fei Xiaotong: in modo tanto inaspettato quanto incompreso “indipendentply unspontaneusly a sociological attack on culture and applied anthropological... Si basava sull'antropologia cinese degli anni '20-'30.

Maurice Freedman riproporrà qualcosa di analogo nel 1962 (“from savagery to civilization”), proponendo una fase cinese dell'antropologia sociale, ma fu ignorata sia per le aree e gli obiettivi di studio sia per gli avvenimenti che segnarono la storia cinese: se Malinowski si riferiva a una fase serena della storia cinese, Freedman aveva davanti a sé un momento di dura repressione degli studi etno-antropologici, sociologici, politici e religiosi e della vita intellettuale in generale.

Dov'è la storia? Pechino è una città modernamente identica.

Dov'è la marginalità? Non esiste.

Cos'è il comunismo? Centralizzazione del potere.

L'unificazione cinese venne condotta dai Mongoli, pastori nomadi e dai Chi e Manchu. Gli antropologi conoscono 56 minoranze etniche cinesi, decise fra le 400 che fecero domanda per essere riconosciute dal governo. Si tratta di un totale di 100 milioni, con una molteplicità di lingue incredibile, e occupano il 60% del territorio: le altre minoranze verranno definite subetnie o assimilate agli Han, che costituiscono il 90% della popolazione, la cui lingua è definita “lingua comune”, “lingua del centro” o “lingua degli Han”. Si parla di hanificazione della società cinese, promossa dal governo repubblicano di cui Sun Yat-sen prima, poi dal razzista Chiang Kai-shekn; il maoismo riprese tale operazione politica per indicare gli Han come avanguardia rivoluzionaria: in entrambi i periodi si lavorò sulla costruzione di un'unità nazionale (Stato=nazione), concetto importato dall'Europa, anche attraverso questa “classificazione”, ispirata dall'evoluzionismo di matrice americana da un lato, stalinista dall'altro (di ispirazione engelsiana).

L'antropologia fornisce un contributo non indifferente a questa operazione politica, attraverso i four commons staliniani:

  • Lingua comune
  • Territorio comune
  • Lavoro comune
  • Conformazione psicologica (=cultura) comune

Freedmann si riferiva dunque agli inglesi che lavoravano su una Cina surrogata, reale prima della rivoluzione culturale (Taiwan, Hong Kong). Dal 1978, grazie alle politiche di apertura si reintrodusse l'antropologia con l'apertura progressiva di centri specializzati. L'antropologia cinese inizia la propria evoluzione grazie al contatto con l'esterno: il primo a scriverne è Marcel Granet, francese, oltre ad altri studiosi giapponesi; Sun Xuewu (1916) è il primo a trattare di antropologia, Ca Yuanpei introduce nel '26 il termine “etnologia”.

La scuola del Sud, strumento repubblicano fondato da Ling Chunsheng, si dedicò allo studio della Cina premoderna. La scuola del Nord fu fondata da missionari protestanti nordamericani e canadesi: a capo vi era Wu Wensao, il quale lavorò con Franz Boas, affiancato da Li Anzhai e Lin Yao Hua. Fei Xiaotong collaborò con Malinowski, ma nonostante sposò per lo studio delle minoranze etniche l'ideologia marxista, non fu risparmiato dalla “purga” degli elementi di destra, tanto che riprese lo studio solo dopo la rivoluzione, quando rivide i criteri stalinisti di classificazione.

Il centro dell'originalità della proposta dell'antropologia cinese a partire dagli anni '30 è lo studio delle influenze delle etnie, delle confusioni e delle fusioni, delle trasmigrazioni etniche, pensando al di là dell'identificazione etnica. Wu Wenzao parlava di una Cina completamente impura, elaborando il concetto di tien sao (“sotto il cielo”), ovvero di identità cinese come di tutto ciò che c'è sotto il cielo, pensando a una politica di inclusione e integrazione. Nel 1962 arrivò a distruggere l'identitarietà europea, ipotizzando stati multinazionali.

Gli studiosi cinesi concepiscono il mondo come una città di 20.000 abitanti (idea della distanza e.g.). La Cina riceve la modernità secondo proprie tradizioni per poi esportarla, seguendo un'idea propria della globalizzazione. La Cina è un mondo complesso, costituito da popolazione mongole e della Manciuria, attraversata da Taoismo, Confucianesimo, Buddhismo, Islam e Cristianesimo: obiettivo del libro è capire come la Cina interpreta le spinte centrifughe e centripete che la spingono, per riv.

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Scienze storiche, filosofiche, pedagogiche e psicologiche M-DEA/01 Discipline demoetnoantropologiche

I contenuti di questa pagina costituiscono rielaborazioni personali del Publisher Kei94 di informazioni apprese con la frequenza delle lezioni di Antropologia culturale e studio autonomo di eventuali libri di riferimento in preparazione dell'esame finale o della tesi. Non devono intendersi come materiale ufficiale dell'università Università degli Studi di Milano o del prof Allovio Stefano.
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