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2. MASSA ad ettaro (o consistenza o provvigione)

Rappresenta il capitale legnoso ragguagliato all'ettaro di un determinato bosco, costituito dal volume totale degli alberi in

piedi il cui diametro, misurato a 1,30 metri da terra, superi i 17,5 centimetri.

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3. NUMERO DI PIANTE (ad ettaro)

Si intende il numero di piante di normale vitalità presenti in un ettaro di superficie, aventi un diametro maggiore di 17,5

centimetri misurato a metri 1,30 (convenzionalmente si considera che corrisponda ad una pianta anche un numero di almeno

cinque piante con diametro inferiore a 17,5 centimetri e di altezza superiore a 1,5 metri).

A titolo indicativo, si riportano le distanze medie tra le piante (in metri) alle quali corrispondono i valori di piante ad ettaro

citati nel Capo IX del Regolamento, al fine di fornire un metodo speditivo per stimare in bosco il numero di piante presenti ad

ettaro sulla base della distanza media tra le stesse:

Numero piante per ettaro Distanza media tra le piante

(n. piante/ha) (in metri)

2000 2,2 m circa

1000 3 m circa

800 3,5 m circa

500 4,5 m circa

250 6 m circa

200 7 m crica

150 8 m circa

120 9 m circa

100 10 m circa

80 11 m circa

50 14 m circa

30 18 m circa

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4. GOVERNO (forma di governo)

Il sistema di rinnovazione del bosco individua il governo. Vengono riconosciute due fondamentali forme di governo:

a) Ceduo: soprassuolo in cui oltre l’ottanta per cento dei soggetti sia di origine agamica (nati da ceppaia) e l’età media dei

polloni, ovvero il numero di anni intercorsi dall’ultima utilizzazione ordinaria, non superi i trentacinque anni. Nella forma

di governo a ceduo sono comprese anche le formazioni governate a ceduo composto.

b) Fustaia: soprassuolo in cui oltre l’ottanta per cento della copertura sia costituita da soggetti chiaramente nati da seme.

Nel governo a fustaia rientrano anche i boschi di neo-formazione, vale a dire quelli insediatisi spontaneamente su terreni

abbandonati dalle attività dell’uomo (soprattutto agricole), quelli derivati attraverso impianto, e le fustaie transitorie,

vale a dire quei cedui invecchiati, in cui l'età media dei polloni, ovvero il numero di anni intercorsi dall’ultima utilizzazione

ordinaria, superi i trentacinque anni e quelli in cui sia già stato eseguito almeno un taglio d’avviamento alla fustaia

(conversione).

Per utilizzazione ordinaria s'intende, in questo contesto, quella che ha interessato più del venticinque per cento della

massa legnosa.

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5. STRUTTURA DEL BOSCO

Rappresenta il modo di presentarsi del bosco e di stratificarsi nello spazio aereo. Tre sono i tipi principali di struttura:

a) monoplana: soprassuolo in cui le chiome degli alberi si concentrano in un solo piano. È tipica delle faggete, delle peccete

di media quota e, in generale, dei boschi puri.

b) biplana: si ha la presenza di due stadi arborei, ben diversificati, costituiti da specie diverse. È tipico delle formazioni

forestali nelle quali si verifica un’alternanza delle specie(fustaie di abete rosso su soli acidi in alternanza o mescolanza

con abete bianco e faggio).

c) multiplana: le chiome degli alberi si distribuiscono in più piani ad altezze diverse. È una struttura abbastanza frequente

nei boschi misti montani (fustaie miste di abete rosso ed abete bianco, con o senza faggio) o in quelli d'alta montagna

(peccete subalpine), dove si trovano vicini tra loro alberi di dimensione diversa (piante grosse, medie e piccole).

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6. TRATTAMENTO

Il trattamento dei boschi, vale a dire le modalità di taglio del bosco, può comprendere due tipi principali di modalità di taglio

delle piante:

a) Tagli intercalari: qualsiasi taglio in un bosco monoplano in un momento intermedio fra il suo insediamento (naturale o

artificiale) e la raccolta finale del prodotto attuata con i tagli di maturità. I tagli intercalari comprendono:

1) gli sfolli

2) le ripuliture

3) i diradamenti

b) Tagli di maturità: viene così definito quel taglio fatto alla fine del ciclo economico di un bosco, con lo scopo non solo di

raccogliere il prodotto legnoso maturo, ma anche e soprattutto quello di avviare un successivo ciclo innescando il

processo di rinnovazione naturale. I tipi fondamentali di taglio di maturità, che spesso identificano il tipo di trattamento,

sono tre: 1) il taglio raso

2) i tagli successivi

3) il taglio colturale

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7. PERIODO DI RITORNO

Per periodo di ritorno s'intende il numero di anni in cui si torna su una stessa superficie con lo stesso tipo di taglio. Il periodo

di ritorno prende un nome diverso a seconda se si consideri per le fustaie monoplane o per quelle multiplane; infatti si parla

di: a) Turno: nelle fustaie monoplane rappresenta il numero d'anni, calcolato secondo diversi criteri (economici, ecologici,

ecc.), che deve intercorrere tra la rinnovazione (o l’impianto artificiale) di un soprassuolo ed il taglio di maturità. Il

turno è breve per il ceduo (generalmente inferiore a venti anni) e più lungo per la fustaia (quaranta-centosessanta

anni).

b) Periodo di curazione: nelle fustaie multiplane costituisce l’intervallo che intercorre fra un taglio di curazione e il

successivo (generalmente ha una lunghezza da dieci a venticinque anni).

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8. FASI CRONOLOGICHE DELLA FUSTAIA MONOPLANA

Le fasi cronologiche e di sviluppo che si possono distinguere in una fustaia monoplana sono cinque, ciascuna con

un'ampiezza convenzionalmente pari a circa un quinto del turno minimo:

a) Novellato: è il primo stadio cronologico, in cui è presente la rinnovazione, anche se in modo non necessariamente

uniforme, ed essa va affermandosi; orientativamente l’altezza dei soggetti è inferiore a 3 metri.

b) Spessina: stadio cronologico successivo, in cui la rinnovazione è affermata e, in caso di copertura colma, iniziano i

fenomeni di compenetrazione delle chiome e quindi l’autopotatura dei rami basali. Verso la fine del periodo, in

mancanza di cure colturali, comincia a manifestarsi una certa mortalità per disseccamento o schianti;

orientativamente in questa fase le altezze degli alberi vanno da 3 a 10 metri.

c) Perticaia: stadio cronologico in cui vi è già una buona differenziazione in classi sociali degli alberi (diametro ed

altezza) e la crescita in altezza tende a diminuire. In presenza di una copertura colma e in mancanza di cure colturali,

la mortalità è molto elevata; orientativamente in questa fase le altezze vanno da 10 a 18 metri.

d) Fustaia adulta: stadio cronologico in cui prevale nettamente la crescita in diametro; gli alberi sono già ben

differenziati in classi sociali e la mortalità tende a diminuire; orientativamente in questa fase le altezze superano i

18 metri.

e) Fustaia matura: soprassuoli che presentano caratteristiche tali da consentire di ottenere assortimenti di dimensioni

ottimali; il bosco è inoltre nelle condizioni adatte per avviare il processo di rinnovazione (buona fruttificazione, suolo

adatto all’insediamento della rinnovazione, ecc.). Con l’andare del tempo ed in assenza di interventi selvicolturali,

possono iniziare a manifestarsi fenomeni di disseccamento e morte delle piante più vecchie: si parla allora di fustaia

stramatura.

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9. INTERVENTI COLTURALI E TAGLI INTERCALARI NELLE GIOVANI FUSTAIE

Gli interventi colturali ed intercalari applicati nelle fustaie giovani od in via di ricostituzione possono essere i seguenti:

a) Rinfoltimento: introduzione di specie arboree e/o arbustive per via artificiale al fine di migliorare l'attuale

composizione.

b) Ripulitura: taglio del materiale secco o vivo (talora anche di alcune specie arbustive) che esercita una forte

concorrenza, tale da impedire o comunque ostacolare l'insediamento della rinnovazione o di altre specie (anche

arbustive) desiderate.

c) Sfollo: taglio intercalare di sfoltimento applicato ai popolamenti monoplani allo stadio di novelleti o spessine.

d) Diradamento: taglio di parte delle piante di un soprassuolo monoplano immaturo allo stadio di perticaia o fustaia

adulta; ha lo scopo di favorire l’accrescimento diametrico dei soggetti rilasciati e di selezionare quelli di forma

migliore. Talvolta il diradamento consente d'anticipare la raccolta di una parte del prodotto finale.

e) Taglio di preparazione: taglio intercalare che viene condotto prima del taglio di sementazione quando il soprassuolo

non ha subito, durante il ciclo, i necessari diradamenti; esso ha lo scopo di preparare il bosco ed il terreno ad

accogliere la rinnovazione naturale.

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10. TIPI DI DIRADAMENTO

In relazione alle modalità di effettuazione, si possono distinguere due tipi principali di diradamento:

a) Basso: vengono prelevati soggetti del piano dominato e, in parte, del piano condominante, scegliendo le piante in

non buone condizioni vegetative, di cattiva forma o scarso portamento; in genere, dopo il diradamento le chiome

degli alberi rimasti dovrebbero ancora toccarsi o non distare molto fra di loro.

b) Selettivo o alto: la finalità principale è quella di agevolare la crescita di alberi con caratteristiche superiori in vigoria

(in particolare nelle conifere, per avere maggiore resistenza agli schianti) e in qualità (soprattutto nelle latifoglie).

Questi soggetti vengono favoriti durante la fase di selezione positiva che segue quella di selezione negativa in cui si

cerca, invece, d'allontanare dal popolamento i soggetti peggiori. A differenza dei diradamenti di tipo basso, nei quali

le piante da abbattere vengono essenzialmente designate in base alla loro appartenenza al piano dominato, nel

diradamento selettivo si procede anzitutto a individuare i soggetti da conservare (piante scelte), scelti fra quelli con

buone caratteristiche di forma e portamento (piante candidate). Successivamente, s'individuano quei soggetti che

esercitano (o che potranno esercitare fino al successivo intervento di diradamento) una concorrenza nei riguardi

delle piante scelte ed essi vengono eliminati (piante concorrenti). In generale non si interviene invece a carico di

quelle piante che non esercitano alcuna concorrenza alle piante scelte (piante indifferenti).

In altre parole, questa seconda modalità concentra l'intervento attorno ai soggetti scelti, mentre con la

prima modalità si esegue un intervento più o meno uniforme su tutta la superficie.

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11. TAGLI DI MATURITA’ O DI RINNOVAZIONE NELLE FUSTAIE

In linea generale, a fine turno (per le fustaie monoplane) o alla scadenza del periodo di curazione (per le fustaie multiplane) si

possono eseguire i tagli di maturità, detti anche tagli principali o tagli di rinnovazione del bosco.

a) Taglio raso: taglio di tutti gli alberi presenti su una superficie superiore a 5.000 metri quadri; di norma è vietato,

salvo autorizzazione, e si applica in soprassuoli monoplani, di solito solamente in presenza di particolari condizioni

(es. attacchi parassitari). La rinnovazione è generalmente artificiale e posticipata (cioè ottenuta con impianto

effettuato dopo il taglio).

b) Tagli successivi: tipo di trattamento da applicare soprattutto nelle fustaie monoplane e che può comprendere tre

diversi interventi di taglio che si susseguono nel tempo:

1) taglio di sementazione: è il primo dei tagli successivi ed è fatto quando il popolamento ha raggiunto la maturità

(turno). Ha lo scopo di ampliare la chioma delle piante per favorire la dispersione del seme (per questo è spesso

fatto in presenza di specie con seme pesante, come faggio e querce) e di creare le giuste condizioni di luce e di

calore sul terreno per facilitare l'insediamento della rinnovazione naturale;

2) taglio secondario: è un'ulteriore riduzione della copertura delle piante del vecchio ciclo. Viene fatto dopo il taglio

di sementazione, quando questo sia stato troppo debole o la rinnovazione tardi ad insediarsi;

3) taglio di sgombero: è l'ultimo dei tagli successi ed elimina tutte le piante residue del vecchio ciclo. Viene fatto

quando la rinnovazione è affermata, ma non troppo cresciuta da restare danneggiata dalla caduta delle piante

tagliate.

c) Taglio di curazione o taglio a scelta colturale o taglio saltuario: è il trattamento che solitamente si applica nelle fustaie

multiplane ed ha lo scopo di raccogliere il prodotto finale, facilitare l'insediamento di nuova rinnovazione, effettuare

interventi colturali e conservare la struttura multiplana. Gli alberi possono essere scelti singolarmente (per pedali) o

per piccoli gruppi (due-cinque soggetti): in genere si utilizza parte delle piante mature di grosso diametro,

soprattutto in presenza di rinnovazione già affermata, e si opera una selezione a livello dei diametri medi ed inferiori

cercando di conferire al bosco una situazione equilibrata in termini di composizione specifica e di ripartizione dei

diametri. Con questo taglio quindi si fanno contemporaneamente sia i tagli intercalari sia quelli di rinnovazione.

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12. TAGLI DI MATURITA’ APPLICATI ALLE FUSTAIE MONOPLANE

Nelle fustaie monoplane si possono distinguere due grandi gruppi di modalità di taglio di maturità, a seconda se la

rinnovazione si sia già insediata o meno:

a) Tagli da eseguire in assenza di rinnovazione:

1) taglio a buche: taglio integrale su una superficie con diametro (o lato) pari o inferiore a una volta-una volta e

mezzo l’altezza degli alberi dominanti (circa da 600 a 2.000 metri quadri), in genere di forma circolare o

quadrata;

2) taglio a strisce: taglio integrale su una superficie di forma rettangolare con il lato minore uguale od inferiore a

metà dell’altezza degli alberi sul bordo; per rientrare in questa categoria (e non nella precedente), il lato

maggiore deve essere almeno doppio del lato minore;

3) taglio marginale: taglio simile al precedente, localizzato però in corrispondenza di un margine del bosco già

esistente e non ancora provvisto di rinnovazione;

4) taglio di sementazione: taglio parziale del soprassuolo con rilascio di alberi portaseme; l’entità del prelievo deve

essere compresa fra il venticinque e il settanta per cento della massa presente a seconda della specie arborea

(se tale limite superiore viene superato si rientra nel taglio raso con riserve). Il taglio di sementazione deve

essere seguito da altri interventi (tagli secondari e taglio di sgombero), che solitamente vengono eseguiti

quando è già presente della rinnovazione. L’insieme di questi tagli viene definito tagli successivi, che possono

essere:

a) uniformi: se interessano una superficie accorpata maggiore di 5.000 metri quadri;

b) su piccole superfici: se interessano una o più superfici, ciascuna inferiore di 5.000 metri quadri.

b) Tagli da eseguire in presenza di rinnovazione diffusa sotto copertura:

1) taglio secondario: taglio parziale della vecchia generazione, eseguito con lo scopo di aumentare il processo

d’insediamento della rinnovazione innescato con il precedente taglio di sementazione;

2) taglio di sgombero: taglio integrale della vecchia generazione presente su una diffusa rinnovazione affermata;

la superficie interessata dall’intervento è in genere superiore a 1.000 metri quadri; il taglio di sgombero

solitamente conclude i tagli successivi, ma può essere condotto anche separatamente in un diverso contesto di

trattamento;

3) taglio a gruppi: taglio integrale della vecchia generazione in un’area di forma circolare o quadrata, in cui al

centro è presente un nucleo di rinnovazione. L’intervento provoca di solito un’interruzione del soprassuolo

maturo inferiore a 1.000 metri quadri; in questo tipo di taglio viene incluso anche quello a macchia d’olio;

4) tagli successivi a gruppi: taglio simile al precedente, ne differisce per il fatto che contemporaneamente al taglio

integrale del soprassuolo attorno al tratto già provvisto di rinnovazione affermata, viene condotto, nella parte

interna, anche un taglio di sementazione, per facilitare l’insediamento di nuova rinnovazione;

5) taglio ad orlo: taglio simile al marginale, eseguito però su un bordo del bosco già provvisto di rinnovazione;

6) tagli successivi ad orlo: simile al precedente, ne differisce per il fatto che contemporaneamente al taglio

integrale del soprassuolo in corrispondenza del bordo già provvisto di rinnovazione viene condotto, nella parte

interna del bordo stesso, anche un taglio di sementazione per facilitare l’avanzamento del fronte in

rinnovazione.

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13. TAGLI DI MATURITA’ APPLICATI ALLE FUSTAIE MULTIPLANE

Il taglio di curazione o taglio a scelta colturale viene condotto tenendo conto contemporaneamente dell’opportunità di

prelevare soggetti “maturi”, selezionare i soggetti intermedi e facilitare lo sviluppo della rinnovazione presente o creare le

condizioni affinché altra se ne insedi. Esso interesserà quindi sia gli alberi grossi che quelli intermedi e piccoli; per certi versi,

non è altro che l’esecuzione su piccola superficie di uno o più dei tagli finora descritti. Questo taglio può essere distinto in:

a) uniforme, se la superficie percorsa supera i 1.000 metri quadri;

b) disforme, se sono interessate superfici inferiori a 1.000 metri quadri;

c) taglio a scelta o taglio saltuario: taglio che interessa singoli alberi maturi od al massimo un gruppetto di due-quattro

alberi;

d) taglio a scelta commerciale: tagli di singoli alberi scelti esclusivamente per il loro interesse dal punto di vista

commerciale.

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14. TAGLIO FITOSANITARIO

Per taglio fitosanitario si intende l’utilizzazione forzata di piante in piedi, ancora viventi oppure morte nel corso dell’ultima

stagione vegetativa, sulle quali sia riscontrabile uno stato di deperimento grave causato da avversità biotiche capaci di

diffondersi a danno del soprassuolo superstite. In tali circostanze, a scopo precauzionale, il taglio fitosanitario può

interessare anche piante indenni molto prossime a quelle deperite, ovvero piante indebolite presenti nelle vicinanze, anche

se non recanti segni evidenti di fitopatie in atto. Le condizioni fitosanitarie, per quanto concerne la natura degli organismi

coinvolti e la stadio evolutivo del deperimento, devono essere diagnosticate da personale di specifica competenza, che

fornisce anche tutte le indicazioni sulle modalità e i tempi dell’utilizzazione e del trattamento dei materiali di risulta.

Non sono considerati tagli fitosanitari:

a) gli interventi di rimozione di piante secche in piedi, in quanto ormai disertate dagli organismi responsabili del

deperimento ed anzi frequentate da organismi utili;

b) l’asportazione di piante bruciate dal fuoco nelle quali non siano in corso attacchi di insetti corticicoli;

c) gli interventi di sfollo, diradamento o taglio selettivo di piante in soprannumero e/o di scarso vigore vegetativo

sulle quali non siano in atto stati di deperimento causati da agenti biotici.


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DESCRIZIONE APPUNTO

Appunti di Selvicoltura speciale sul dizionario forestale per l'esame del professor Salbitano. Gli argomenti trattati sono i seguenti: la struttura del bosco, la massa ad ettaro, le fasi cronologiche della fustaia monoplana, gli interventi colturali e i tagli intercalari nelle giovani fustaie, i tagli da eseguire in assenza di rinnovazione.


DETTAGLI
Corso di laurea: Corso di laurea magistrale in scienze e gestione delle risorse faunistico-ambientali
SSD:
Università: Firenze - Unifi
A.A.: 2013-2014

I contenuti di questa pagina costituiscono rielaborazioni personali del Publisher claudio.ticci di informazioni apprese con la frequenza delle lezioni di Selvicoltura speciale e studio autonomo di eventuali libri di riferimento in preparazione dell'esame finale o della tesi. Non devono intendersi come materiale ufficiale dell'università Firenze - Unifi o del prof Salbitano Fabio.

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