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CODICE CIVILE

DISTANZA DEGLI ALBERI DAI CONFINI

Il Codice civile stabilisce le distanze delle alberature confinanti con proprietà private,

mentre per quanto riguarda i confini con le strade pubbliche interviene il nuovo

codice della strada Articoli 892 – 896 (delle distanze e dei confini).

Gli articoli in oggetto rappresentano una parte di quelli costituenti la sezione VI del

titolo II libro III del codice civile. La sezione, rubricata “delle distanze nelle

costruzioni, piantagioni e scavi, e dei muri, fossi e siepi interposti fra i fondi”, dedica

numerosi articoli al problema dei confini, che per quanto riguarda la nostra indagine

sono rappresentati da alberi e da siepi: la dizione di siepi non deve preoccupare

l’interprete in quanto, almeno secondo chi scrive, è perfettamente fungibile, anzi

comprensiva, anche delle piante.

Prima di procedere all’analisi degli articoli, occorre stabilire una sorta di vocabolario

per permettere al lettore di non avere dubbi sulla casistica presa in considerazione

dal codice. Siepe si considera come “riparo di piante, rami o materiali diversi intorno

a orti, campi, giardini e simili”. Si parla poi di siepe viva quando è costituita da

piante vegetanti e, siepe morta o artificiale, quella costituita da frasche o rami

secchi. Art. 892

L’articolo in oggetto fornisce una disciplina esaustiva riguardo le distanze da

osservare per chi intenda piantare alberi presso il confine della propria proprietà.

La rubrica dell’articolo consiste ne “le distanze per gli alberi” e stabilisce al primo

comma una regola fondamentale inerente le fonti giuridiche dell’istituto.

Le distanze previste si distinguono a seconda che gli alberi siano di alto o non alto

fusto, o che si tratti di viti, arbusti, siepi vive, piante da frutto di altezza non

maggiore di due metri e mezzo.

Le distanze da osservare dal confine sono dunque di 3 metri per gli alberi di alto

fusto e di 1,5 m per quelli a non alto fusto, 50 cm, infine, per gli altri tipi.

Il codice appronta addirittura delle differenziazioni qualitative riguardo le distanze

quando si tratta di siepi. Al secondo comma è previsto che la distanza deve essere di

1 m, qualora le siepi siano di Ontano, di Castagno o di altre piante simili che si

recidono periodicamente vicino al ceppo e, di 2 metri per le siepi di Robinie.

Il sistema di misurazione prevede che la distanza si calcoli dalla linea di confine alla

base esterna del tronco dell’albero nel tempo della piantagione o, dalla linea stessa

al luogo dove fu fatta la semina.

Nota: Secondo giurisprudenza consolidata (Cass. 64/1135) la misurazione della

distanza, nel caso di albero inclinato, va misurata dalla base della pianta; nel caso di

terreno in declivio la misurazione va effettuata in proiezione orizzontale e non lungo

la superficie.

E’ inoltre prevista una deroga all’osservazione delle distanze anzidette qualora esista

un muro divisorio sul confine, muro proprio o comune, purché le piante siano tenute

ad altezza che non ecceda la sommità del muro.

La nozione di muro divisorio sarebbe, poi, quella dell’art. 881, con esclusione, cioè,

dei muri divisori fra aree scoperte ed edifici.

Non è considerata muro la recinzione non metallica (Cass. 75/968).

Nota: La Corte di Cassazione, in data 30 novembre 1988, ha così statuito: “il divieto

di tenere alberi di alto fusto a meno di 3 metri dal confine, riguarda anche gli alberi

non piantati direttamente nel terreno ma in contenitori infissi al suolo, ancorché

attraverso gli stessi le radici non abbiano contatto diretto con il terreno del fondo e

quindi non possano invadere il fondo del vicino; infatti la previsione normativa mira

ad impedire che la parte fuori terra degli alberi riesca di danno ai vicini, per

diminuzione di aria, luce, soleggiamento o panoramicità.

Filizzola

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Art. 893

Anche questo articolo è strutturato secondo il medesimo schema del precedente, la

differenza sta tutta nella diversa casistica considerata. Qui infatti si prendono in

considerazione gli alberi che nascono o si piantano nei boschi, sul confine con terreni

non boschivi o, lungo le strade o le sponde dei canali solo in quanto si tratti di

boschi, canali e strade di proprietà privata.

Art. 894 e 896.

Stabilite così le distanze per le diverse tipologie di alberi e piante (siepi), il codice

appronta un articolo (894), che attribuisce il diritto al vicino di esigere l’estirpazione

di alberi e siepi che sono piantati o nascano a distanza minore di quelle indicate.

Il diritto di far estirpare gli alberi e le siepi che si piantano o, comunque, nascono a

distanza non regolare, spetta, oltreché al proprietario, all’enfiteuta, al superficiario,

all’usufruttuario. Trattandosi di facoltà inerente il diritto di proprietà ex art.832 c.c.,

il diritto del vicino non si prescrive.

Anche in questo caso però la norma è derogabile dalle parti e diventa così possibile

acquisire il diritto di mantenere la piantagione a distanza irregolare per usucapione o

acquisizione per destinazione del padre di famiglia. Correlativo al diritto così

conferito al vicino, va letto il primo comma dell’art. 896 che dispone la facoltà per il

vicino stesso di costringere il confinante proprietario degli alberi al taglio dei rami

che si protendano sul suo fondo. Può invece tagliare di propria iniziativa le radici,

non i rami questa volta, che si estendano al suo fondo.

La norma trova applicazione solo nel caso in cui gli alberi siano piantati a distanza

regolare, altrimenti, si potrebbe esigere l’estirpazione ex. art.894.

Vanno fatti salvi comunque i regolamenti e gli usi locali che possono disporre

diversamente. Si segnala a proposito la Pret. Camerino che in data 22 giugno 1988

ha stabilito che “il proprietario sul cui fondo si protendono i rami degli alberi

del vicino non può costringerlo a tagliarli ove si tratti di piante di alto fusto

secolari o valutate di particolare valore naturalistico e ambientale delle

specie elencate con legge regionale”.

Al diritto del confinante di procedere al taglio dei rami prevale un’esigenza di rispetto

verso piante di particolare interesse e valore.

Gli ultimi due commi statuiscono l’appartenenza dei frutti “naturalmente caduti” sul

fondo del vicino a quest’ultimo, in quanto gli usi locali non dispongano diversamente.

Si sottrae a questa disciplina l’ipotesi in cui i frutti sottratti siano caduti dai rami

legittimamente protesi sul fondo del vicino (es: servitù convenzionale).

Se diversamente gli usi locali dovessero stabilire i frutti di appartenenza del

proprietario dell’albero si applica l’art. 843, 3°c. il quale stabilisce che il proprietario

(del terreno confinante in cui si trovano i frutti caduti) deve permettere l’accesso a

chi vuole riprendere la cosa sua che vi si trovi accidentalmente o l’animale che vi sia

riparato sfuggendo alla custodia. Il termine proprietario, secondo autorevole dottrina

(Trabucchi), deve essere inteso in senso lato: ricomprende chiunque goda del fondo

anche se in base ad un rapporto non reale (personale di godimento).

Il proprietario può permettere l’accesso consegnando la cosa o l’animale (si legga: i

frutti).

La Cass. 75/1305 ha negato la tutela possessoria con l’azione di reintegrazione ove il

vicino impedisca l’accesso al fondo per la raccolta dei frutti ivi caduti: al diritto

all’accesso è stata negata la natura di diritto reale o, comunque, di detenzione

tutelabile ex. art.1168 Filizzola

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Nota: in data 9 marzo 1995 la pretura di Foligno ha così stabilito: è possibile

l’acquisto per usucapione del diritto di mantenere alberi a distanza inferiore dal

confine del vicino, quale servitù apparente e quindi, non può essere accolta la

richiesta di estirpazione a norma dell’art. 984 c.c., allorché trattasi di alberi di alto

fusto (nella specie: querce) aventi un’età idonea a far ritenere maturata la detta

prescrizione acquisitiva della servitù; peraltro, l’estirpazione, traducendosi in

abbattimento delle dette piante, è , nella fattispecie, vietata dalle leggi regionali

volte alla salvaguardia dell’ambiente naturale e alla protezione degli alberi e della

flora spontanea.

Sempre relativamente all’art. 894 in correlazione con l’art. 892 si segnala la

sentenza della Corte Costituzionale in data 3 marzo 1986 secondo la quale:ӏ

inammissibile la questione di legittimità costituzionale, sollevata in riferimento agli

art. 9 e 42, 2° comma, cost., degli art. 892 (distanze per gli alberi) e 894 (alberi a

distanza non legale) c.c., nella parte in cui non subordinano l’estirpazione delle

piante per inosservanza della distanza legale alla previa valutazione del valore

paesaggistico e del pregiudizio all’assetto naturalistico-paesaggistico e urbanistico

del territorio che ne consegue, poiché la disciplina codicistica deve intendersi

comunque subordinata alla legislazione di settore relativa alle bellezze naturali”.

Art. 895

Il principio contenuto in questo articolo rappresenta un caso interessante in quanto

fissa un limite temporale alla deroga compiuta sulle distanze ex art. 892.

Stabilisce infatti che il vicino che abbia acquistato il diritto di tenere alberi ad una

distanza minore di quelle indicate sopra, qualora l’albero dovesse morire o essere

reciso o abbattuto, si perderebbe così la possibilità di ripiantare gli alberi o l’albero

alla stessa distanza. Si configura così un diritto sottoposto a condizione o termine, a

seconda dei casi, che condivide la sorte del bene oggetto del diritto.

Questo principio costituisce deroga al principio fondamentale in tema di servitù,

secondo il quale mutamenti dello stato dei luoghi che determinano l’impossibilità di

usare la servitù producono la estinzione di questa, decorso il termine di prescrizione

per non uso.

La norma, secondo parte della dottrina, andrebbe considerata eccezionale e,

oltremodo, interpretata restrittivamente. Tale interpretazione ritiene sussumibile

nella fattispecie solo la morte naturale dell’albero e non l’evento fortuito che

consentirebbe, invece, la sostituzione. Si ritiene che la servitù permanga nel caso in

cui la pianta fosse abbattuta dal proprietario del fondo servente.

Secondo dottrina (Trabucchi) nel caso di piante collocate in filare il perimento di una

di queste non giova al titolare del fondo servente, perché la servitù ha per oggetto

l’esistenza del filare intero e non del singolo albero.

Nota: A parere di chi scrive è dubbioso se la dicitura “si è acquistato” sia inerente ad

una generica capacità di deroga dell’art. 892 da parte dell’elemento volontaristico,

non specificato però nel contesto dell’articolo stesso, oppure se la negoziazione

possa essere permessa dai regolamenti o usi locali chiamati in causa quali fonti

primarie che potrebbero concedere il diritto a piantare ad una distanza inferiore.

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Un'area protetta è:

- Un'area circoscritta da vincoli per motivi paesaggistici.

- Un'area in cui si cerca di limitare le modificazioni dell'uomo.

- Un'area in cui esistono particolari specie rare o in via di estinzione.

- Un'area in cui si cerca di conservare la Biodiversità.

- Un'area in cui i boschi sono coltivati in maniera razionale con metodiche

selvicolturali.

Un'area protetta può essere anche semplicemente un oasi, un bosco o una Sorgente

(nelle cui vicinanze si ci costruiva templi e monasteri).

I Parchi nazionali e le riserve naturali sono aree sottoposte a tutela speciale da

governi o istituzioni private per il loro interesse naturalistico, storico-culturale,

scientifico o paesaggistico, che rispondono a determinati criteri stabiliti dalla

legge in quanto le componenti del territorio sono caratteristici della cultura di un

paese o, per creare spazi ricreativi destinati alla popolazione.

Sono costituiti da aree terrestri, marine, fluviali, o lacustri che contengano uno o più

ecosistemi intatti, o solo parzialmente alterati da interventi antropici; e/o una o più

formazioni fisiche, geologiche, geomorfologiche, biologiche d'interesse nazionale od

internazionale, per valori naturalistici, scientifici, culturali, estetici, educativi o

ricreativi, tali da giustificare l'intervento dello Stato per la loro conservazione.

È definita come una zona di territorio istituita da un ente pubblico, destinata al

rifugio, alla riproduzione e alla sosta della fauna selvatica, dove è proibita la

caccia (salvo per motivi di controllo delle specie di fauna selvatica in soprannumero).

Questo controllo selettivo, può essere praticato mediante cattura, quando l'Istituto

nazionale per la fauna selvatica verifichi l'inefficacia degli altri metodi.

Legislazione

La classificazione delle aree naturali protette è stata definita dalla Legge 394/91,

che ha istituito l'Elenco ufficiale delle aree protette - adeguato col 5º Aggiornamento

Elenco Ufficiale delle Aree Naturali Protette (Delibera della Conferenza Stato Regioni,

pubblicata nel supplemento ordinario n. 144 della Gazzetta Uf. n. 205 del 4-9-2003).

IL PARCO OLTRE IL PARCO

Cioè bisognerebbe avere il parco anche oltre i confini del Parco, sperimentando

all'interno di esso e poi applicare i modelli di vita umana compatibili con il territorio

anche fuori il perimetro del Parco. Filizzola

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L'idea di creare parchi nazionali e riserve naturali per tutelare particolari

zone del territorio, si sviluppò agli inizi dell’800 in risposta alla crescente

industrializzazione che minacciava di causare seri danni all'ambiente

naturale dell'Europa occidentale e del Nord America.

Le prime aree protette vennero istituite negli USA:

- 1872 Parco nazionale di YELLOWSTONE (USA)

Il primo parco nazionale del mondo fu quello di Yellowstone, istituito dal Congresso

degli Stati Uniti nel 1872, è situato nelle Montagne Rocciose centrali e si estende dal

Wyoming al Montana fino all'Idaho allo scopo di proteggere quel territorio dal punto

di vista paesaggistico (vista la bellezza dei Luoghi) e poi secondariamente allo scopo

di proteggere la flora e la fauna che caratterizza il posto. La creazione di questo

parco è stata influenzata dalla corrente letteraria del Romanticismo che per tutto

l'800 pensava a situazioni positive e belle, anche dal punto di vista paesaggistico.

2

È il più antico parco nazionale degli Stati Uniti e con una superficie di 8.983 Km

(898.300 Ha), è uno dei più estesi del mondo.

Il nome (Yellowstone = Pietra gialla, zolfo) deriva dai sui caratteristici e

spettacolari geyser, delle sorgenti calde (indicatori di un ambiente vulcanico), delle

cascate e dei canyon.

Nel cuore del parco si trova un vastissimo altopiano, con un'altitudine media di

2.300 m, circondato da alte catene montuose attraversate dal fiume Yellowstone,

che scivola nel lago omonimo per poi gettarsi in un canyon, formando due

spettacolari cascate.

L'aspetto più noto del parco sono gli oltre 3.000 geyser e sorgenti calde che qui

raggiungono la più alta concentrazione del mondo.

Il Parco nazionale Yellowstone è una delle riserve faunistiche più estese del mondo:

le vaste foreste che coprono gran parte del territorio rappresentano un habitat ideale

per numerose specie animali: l'orso grizzly, l'alce, il bisonte, la lince, la lontra e il

lupo grigio. Filizzola

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I primi parchi europei furono istituiti agli inizi del ‘900:

- Parco FONTAINEBLEAU creato a Parigi alla fine dell'800, è presente una

foresta "Barbizon" caratteristica perché al suo interno sono presenti enormi massi.

Questo ambiente ha ispirato molti pittori e scrittori che seguivano il sovrano in

questa sua residenza.

- 1914 Parco nazionale dell’ENGADINA (Svizzera)

Area protetta della Svizzera sud-orientale, nata come un "parco di recupero delle

miniere esaurite" (territorio sconvolto dalle estrazioni) per cercare di porre dei freni

alla caccia selvaggia e a conservare il paesaggio alpino con la fauna e flora della

regione (come Lince europea, Camoscio, Marmotte, Cervi e Stambecchi).

2

Copre una superficie di 169 Km (16.900 Ha).

La cima più alta è il Piz Pisoc (3.174 m), situato nella parte settentrionale del parco.

Circa un terzo di questa regione montuosa è occupata da pascoli alpini, mentre un

altro terzo è coperto da fitti boschi. Filizzola

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AREE PROTETTE in ITALIA

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Se si osserva la Cartina, si nota che in Italia al Nord sono stati istituiti pochi

parchi nazionali rispetto al Sud, il motivo è semplice:

Al Nord non hanno bisogno di proteggere il territorio imponendosi dei

vincoli e quindi limitazioni, loro curano già il territorio normalmente e per

valorizzare le proprie località mirano a marchi di qualità, anche superiori al

www.

“Parco nazionale”, come l’UNESCO, ecc…( Leggi forestali del Trentino)

LE PRIME AREE PROTETTE ITALIANE

- 1922 Parco nazionale del GRANPARADISO (Italia)

Frutto di una donazione dei Savoia di una loro riserva di caccia. È stato Fondato allo

scopo di proteggere la macrofauna alpina.

Gran Paradiso è il parco nazionale più antico e spettacolare d'Italia, situato nelle Alpi

Graie, a cavallo tra Valle d'Aosta e Piemonte (confina, alla frontiera francese, con il

parco nazionale della Vanoise).

Era in origine una riserva di caccia dei Savoia, (nella quale sin dal 1821 era stato

proibito l'abbattimento dello Stambecco, una rara capra selvatica divenuta poi

simbolo del parco) poi frutto di una donazione voluta da Vittorio Emanuele III, di

2.100 ettari di terreno di sua proprietà, fu ufficialmente istituito nel 1922, ma solo

dopo la II guerra mondiale (nel 1947) fu dotato di un apposito Ente. 2

Grazie a varie acquisizioni territoriali, il parco oggi si estende su 700 km

(70.000 Ha), include il gruppo montuoso del Gran Paradiso, da cui prende nome

(Gran Paradiso 4061m - Piccolo Paradiso 3923m).

L'ambiente naturale, ben conservato, è quello proprio della montagna alpina, con

ghiacciai, laghetti di origine glaciale e abbondanti torrenti.

La visita è agevolata da 450 km di sentieri ben segnati con i vari rifugi.

La flora include foreste ed estese praterie con fiori alpini, tra cui la ben nota stella

alpina (Leontopodium alpinum).

La principale meraviglia del parco risiede però nella fauna: oltre allo Stambecco, si

devono ricordare il camoscio, la marmotta, l'ermellino e l'aquila reale.

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- 1923 Parco Nazionale d'ABRUZZO (Italia)

Il Parco nazionale d’Abruzzo è una vasta area protetta situata nell'Appennino

centrale a cavallo tra l'Abruzzo (provincia dell'Aquila), il Lazio (provincia di

Frosinone) e il Molise (provincia di Isernia).

2

Ha una superficie di 440 km (44.000 Ha), a cui si aggiunge una cerchia esterna

2

detta “zona di rispetto” di altri 600 km (60.000 Ha), nella quale le norme per la

tutela dell'ambiente sono meno rigorose.

Inoltre al suo interno include una zona di assoluta protezione, la riserva integrale

della Camosciara.

All'origine era una riserva reale di caccia, fu istituito come parco per legge nel 1923

(ma era stato già inaugurato nel 1922) e fu in seguito ampliato per salvaguardare

uno dei più tipici e meglio conservati ambienti montani degli Appennini.

Solcato dal fiume Sangro, comprende numerose vette che raggiungono un'altitudine

di circa 2.000 m e culmina nei 2.247 m del monte Petroso.

Il parco accoglie ogni anno oltre un milione di visitatori e presenta una tipica

vegetazione forestale, con boschi di faggi, cerri e aceri.

Nel parco è particolarmente importante la fauna, che comprende specie assai rare:

Si ricordano l'orso bruno marsicano (animale simbolo del parco), il lupo degli

Appennini, il camoscio d'Abruzzo e, a seguito di ripopolamento, il cervo e il capriolo.

Tra gli uccelli, si annoverano l'aquila reale, l'astore e il gufo reale.

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- 1934 Parco nazionale del CIRCEO (Italia)

Il Parco nazionale del Circeo è un’Area protetta, tra le meno estese d’Italia, ma

rientra tra le più interessanti per quanto riguarda la varietà di ambienti naturali

presenti al suo interno. 2

Istituito nel 1934 è situato nel Lazio, (provincia di Latina), si estende per 85 km

(8.500 Ha) sul litorale del mar Tirreno. Il Nome richiama la Maga Circe che secondo

l'Odissea viveva in questa zona ricca di suggestione Situata tra Lazio e Campania

(agropontino).

Dal 1979 vi è stata annessa anche la piccola isola di Zannone, che fa parte delle isole

Pontine.

Il parco è costituito a sud dal promontorio calcareo del Monte Circeo, salendo verso

nord per una trentina di chilometri troviamo un settore planiziale detto

“Agro- Pontino” che comprende 4 stagni costieri (di Sabaudia, di Caprolace, dei

Monaci e di Fogliano).

In questo particolare territorio lacustre sono presenti le uniche "Dune costiere"

italiane, inoltre alle spalle del lago di Sabaudia è presente una delle ultime foreste

planiziali, la quale viene allagata in modo naturale ogni anno.

Questo fitto bosco “semi-sommerso” formato da farnie, carpini, olmi e pioppi offre

rifugio a molte specie animali come Daini, Caprioli, Cinghiali (simbolo del parco), ecc.

La ricchezza di acque stagnanti e di folti canneti, favorisce soprattutto l’avifauna,

rappresentata da oltre 200 specie, tra cui il falco pellegrino, il falco pescatore, il

cavaliere d'Italia e poi cormorani, cicogne, fenicotteri, gru e aironi bianchi.

Inoltre Anatre e moltissimi uccelli migratori.

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- 1935 Parco nazionale dello STELVIO (Italia)

Il Parco nazionale dello Stelvio è una delle aree protette più estese d'Italia

(134.620 Ha), situata nelle Alpi Retiche, al confine con il Parco nazionale

dell'Engadina (Svizzera).

Istituito nel 1935 (Voluto dal CAI Club Alpino Italiano), è situato a cavallo tra la

Lombardia e il Trentino, comprende ampie sezioni di vallate, tra cui la Val Venosta,

la Val di Sole, la Valcamonica e la Valtellina, che a loro volta racchiudono una

cinquantina di laghetti, con numerose cime che superano i 3.000 m e culminano nel

maestoso massiccio dell'Ortles (3905m).

Il parco è ricoperto da ghiacciai per circa il 10% della sua superficie, ha un ambiente

tipico di alta montagna dove predominano fitti boschi di conifere e vaste praterie

verdi.

Ricca è anche la fauna, che include la maggior parte degli esemplari propri

dell'ambiente alpino: cervi, caprioli, camosci, stambecchi, marmotte, ermellini.

Tra gli uccelli spicca l'aquila reale (simbolo del parco).

Diversamente dal passato, in questi ultimi parchi oltre alla protezione

paesaggistica si passa anche ad una salvaguardia del territorio e della

macrofauna. Filizzola

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Anno di Parco Superficie

Istituzione (Ettari)

1872 Parco nazionale di Yellowstone (USA) 898.300

1914 Parco nazionale dell’Engadina (Svizzera) 16.900

1922 Parco nazionale del Gran Paradiso 70.318

1923 Parco nazionale d'Abruzzo, Lazio e Molise 44.000

1934 Parco nazionale del Circeo 8.500

1935 Parco nazionale dello Stelvio 134.620

1986 Parco nazionale dell'Arcipelago Toscano 79.168

1989 Parco nazionale dell'Aspromonte 78.517

1990 Parco nazionale delle Dolomiti Bellunesi 32.000

1991 Parco nazionale del Cilento e Vallo di Diano 178.172

1991 Parco nazionale della Majella 74.095

1992 Parco nazionale della Val Grande 14.598

1993 Parco nazionale delle Foreste Casentinesi 36.400

1993 Parco nazionale del Pollino 192.565

1993 Parco nazionale dei Monti Sibillini 70.000

1994 Parco nazionale Arcipelago La Maddalena 18.000

1995 Parco nazionale del Gargano 121.118

1995 Parco nazionale del Gran Sasso 150.000

1995 Parco nazionale del Vesuvio 8.482

1997 Parco nazionale dell'Asinara 5.200

1998 Parco nazionale del Gennargentu e Golfo di Orosei 73.935

1999 Parco nazionale delle Cinque Terre 3.860

2001 Parco nazionale dell'Appennino Tosco-Emiliano 22.792

2002 Parco nazionale della Sila 73.695

2004 Parco nazionale Alta Murgia 67.739

2007 Parco nazionale Val D’Agri-Lagonegrese 68.996

Negli anni successivi al secondo conflitto mondiale, in Italia si iniziò a prevedere

l'individuazione di piccole aree di interesse biologico, geologico o paesaggistico dette

"RISERVE", con lo scopo opposto alle riserve di caccia.

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- 1991 Parco Nazionale del POLLINO

Province interessate: Potenza, Matera e Cosenza

Comuni: 56, di cui 24 in Lucania e 32 in Calabria

Superficie: circa 192.565 ettari

Istituzione: D.P.R. 15/11/1993

Sede amministrativa: Rotonda (PZ)

Descrizione fisica: Territorio montuoso che comprende tre sistemi principali di

rilievi (il massiccio del Pollino, i monti dell'Orsomarso e il monte Alpi).

Maggiori cime:

Serra Dolcedorme (2.267 mt.)

Monte Pollino (2.248 mt.)

Serra del Prete (2.180 mt.)

Serra delle Ciavole (2.130 mt.)

Serra di Crispo (2.053 mt.)

Filizzola

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Geologia: L'impalcatura centrale del

massiccio è costituita da rocce calcareo-

dolomitica. Essa è affiancata da formazioni

rocciose originatesi per accumulo di sedimenti

sui fondali marini (flysch in cui si alternano

argille, marne, arenarie, argilliti ecc.).

Paleontologia: I fossili sono numerosi ed

interessanti. Visibili sono le rudiste, molluschi

marini vissuti fino a 60 milioni di anni fa,

mentre nella valle del Mercure sono stati

rinvenuti gli scheletri di un Mammuth e di un

Ippopotamo, vissuti entrambi 300 mila anni fa

e conservati nel Museo di Rotonda.

Storia, cultura e arte: L'area del Pollino

fu frequentata fin dal Paleolitico.

In epoche successive vi fu un continuo avvicendamento di colonizzatori e

conquistatori di diversa provenienza.

La grotta del Romito (abitata 11.000 anni fa) è un importante sito preistorico

(Papasidero), dove all'ingresso della grotta è inciso nella roccia la sagoma di un Uro

(Bos primigenius).

Il Parco Nazionale del Pollino è la più grande area protetta d’Italia.

Secondo molti studiosi il suo nome deriva da mons apollineus, cioè Apollo il Dio della

salute, questo per la presenza nella zona di molte piante officinali.

Il territorio è prevalentemente montuoso ed è costituito dai massicci del Pollino e

dell'Orsomarso che raccolgono le vette più alte dell’Italia centro meridionale.

La vegetazione si differenzia a seconda dell’altitudine: Fino ai 2000

metri la foresta è composta da maestosi faggi, alcuni ultracentenari, alternati ad

abeti bianchi. Di estrema bellezza i Piani di Pollino, di Ruggio e di Iannace.

La specie più caratteristica del Parco è il Pino Loricato, una conifera che sopravvive

altrimenti solo in qualche angolo dei Balcani.

Nei boschi di faggio e di castagno trovano rifugio alcuni animali di grande importanza

sia naturalistica che simbolica: il lupo appenninico, il capriolo di Orsomarso, il picchio

nero, il falco pellegrino, il gufo reale e il corvo imperiale.

Interessanti i rapaci che popolano il Parco, sono presenti, infatti, oltre all’aquila e il

nibbio reale anche esemplari del raro capovaccaio.

In alcuni comuni del Parco sopravvive ancora la cultura albanese.

Filizzola

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DA NON PERDERE

- La Grotta del Romito. Uno dei siti preistorici

più antichi e più importanti d’Europa, dove sono

stati rinvenuti dei reperti risalenti al Paleolitico

Superiore (compreso tra 36.000 e 10.500 anni fa

circa), Papasidero (Contrada Avena).

- Valli del Raganello. Formate dal torrente

Raganello, che nasce nella foresta ai piedi della

Serra delle Ciavole, offrono uno spettacolo

altamente suggestivo, verso la Timpa di San

Lorenzo, nel comune di Civita.

- I Piani del Pollino. Compresi tra i 1790 e i

1961 sono il Piano di Toscano, il Piano del Pollino

e la Piana del Pollino, che insieme formano un

anfiteatro naturale a cui si può giungere

attraversando la Grande Porta del Pollino, che si

apre tra la Serra di Crispo e la Serra delle

Ciavole.

L'area è caratterizzata dalla presenza dei pini

loricati.

- Gole del Lao. Di particolare interesse e

bellezza, formate dal fiume Lao durante il suo

viaggio da Laino Borgo al Tirreno.

Filizzola

Tesina Esame di Verde Urbano & Parchi - - Scienze Forestali e Ambien. UNIBAS

- 2007 Parco Nazionale VAL D’AGRI - LAGONEGRESE

Province interessate: Potenza

Comuni: 29

Superficie: circa 68.996 ettari

Istituzione: D.P.R. 08/12/2007

Sede amministrativa: Marsico Nuovo (PZ)

Ambienti:

N. 12 Siti di Interesse Comunitario (SIC)

N. 2 Zone a Protezione Speciale (ZPS)

N. 1 Important Bird Area (IBA)

Presidente: Domenico Totaro (Commissario Straordinario)

Comuni: Abriola, Anzi, Armento, Brienza, Calvello, Carbone, Castelsaraceno,

Gallicchio, Grumento Nova, Lagonegro, Laurenzana, Lauria, Marsico Nuovo,

Marsicovetere, Moliterno, Montemurro, Nemoli, Paterno, Pignola, Rivello, San Chirico

Raparo, San Martino d'Agri, Sarconi, Sasso di Castalda, Satriano di Lucania, Spinoso,

Tito, Tramutola, Viaggiano. Filizzola

Tesina Esame di Verde Urbano & Parchi - - Scienze Forestali e Ambien. UNIBAS

Le Cime Più Alte:

Monte Papa (2005 mt.)

Monte Sirino (1907 mt.)

Monte Volturino (1835 mt.)

Monte Raparo (1764 mt.)

L'istituzione del Parco della Val d'Agri - Lagonegrese era stata prevista già a partire

dalla Legge Quadro N° 394/1991, secondo la quale, si sarebbe dovuto attuare un

provvedimento istitutivo del parco che fu poi emanato nel 2006.

Tuttavia, non ottenne il parere favorevole dalla Conferenza Unificata, sicché, di fatto,

un altro provvedimento fu necessario, ossia il D.P.R. dell'8 dicembre 2007.

Il forte ritardo, rispetto al periodo dei primi anni novanta in cui fu ideato il progetto è

da imputare alle forti pressioni di alcune multinazionali petrolifere.

Filizzola

Tesina Esame di Verde Urbano & Parchi - - Scienze Forestali e Ambien. UNIBAS

DA NON PERDERE

- Area Archeologica di Grumentum

- Chiesa di S. Nicola - Lauria

- Cripta di San Vitale - Armento

- Basilica Minore pontificia di Viggiano

- Civita di Marsiconuovo

- Abbazia si Sant’Angelo - San Chirico Raparo

- Chiesa madre di San Lavorio Martire - Tito

- Castello Medioevale di Brienza

- Chiesa Madre dell’Assunta e Chiesa del Rosario - Moliterno

- Centro storico di Sasso di Castalda

- Ciclo di Affreschi sulla vita di S. Francesco, San Martino d’Agri

- Affreschi del convento di Montemurro

- Centro Storico di Rivello Filizzola

Tesina Esame di Verde Urbano & Parchi - - Scienze Forestali e Ambien. UNIBAS

Durante gli anni '50 e '70, in alcune delle tante conferenze mondiali si è cercato di

definizione "Area Protetta"

dare una ad .

Conferenza

Durante la di Londra del 1954 fu data una prima definizione:

Area posta sotto pubblico controllo, il cui scopo è la Propagazione,

Protezione e Conservazione della fauna e della flora presente in quel dato

territorio. In più viene posto il problema di regolamentare il

Andando sui siti internet dei territorio, effettuando una zonizzazione funzionale del

singoli parchi nazionali è territorio attraverso "PIANI DEL PARCO" o piani

possibile scaricare in alcuni regolatori in quanto non tutta la superficie dell'area

il PIANO DEL PARCO. possiede le stesse caratteristiche e necessità.

conferenza

Nel corso della di Stoccolma del 1972 fu dato un'ulteriore concetto:

I paesi in via di sviluppo (Africa, Asia) hanno la necessità di industrializzarsi

e di avanzare a livello di qualità della vita, opponendosi fermamente alla

creazione di aree protette nel loro territorio.

Allo stesso modo anche negli stati industrializzati nasce lo stesso conflitto:

A chi vive in città fa piacere entrare in aree naturali protette, mentre le popolazioni

locali sono in attrito con i vincoli protettivi del territorio, anche a causa dei danni che

Cinghali, Lupi e altri animali selvatici provocano alle attività Agro-SilvoPastorali.

sviluppo razionale e duraturo

Nel 1980 nacque il concetto di " "

ECOSOSTENIBILE .

Prof Sussmell (SELVICOLTURA NATURALISTICA)

Tende a gestire il bosco seguendo le meccaniche della

natura, da intensiva (produttiva) ad estensiva (più

naturale).

ASSOCIAZIONI PROTEZIONE AMBIENTALE

- UICN (Unione Internazionale Conservazione Natura)

- MAB (Man And Biosfera) progetto dell'UNESCO.

LIBRI

Gianluigi Ceruti: Legge quadro aree protette

Piussi: Selvicoltura Filizzola

Tesina Esame di Verde Urbano & Parchi - - Scienze Forestali e Ambien. UNIBAS

AGENDA 21

Sottoscritto da 183 paesi durante la Conferenza Mondiale su Ambiente e sviluppo,

tenutasi a Rio de Janeiro nel 1992, il “Programma per il XXI secolo” dà il nome

all’Agenda 21 e sintetizza le azioni specifiche e le strategie per l’ambiente,

l’economia e la società per uno SVILUPPO ECOSOSTENIBILE.

Nel capitolo 28 di questo documento, viene riconosciuto un ruolo fondamentale alle

comunità locali nell’attuare le politiche dello sviluppo sostenibile invitando “ogni

amministrazione locale a dialogare con i cittadini, le organizzazioni locali e le imprese

private ad adottare una propria Agenda 21 Locale.

Attraverso la consultazione e la costruzione del consenso, le amministrazioni locali

dovrebbero apprendere e acquisire dalla comunità locale e dal settore industriale le

informazioni necessarie per formulare le migliori strategie”.

Dotandosi di una propria Agenda 21, le amministrazioni locali coinvolgono i diversi

soggetti del territorio nella definizione delle scelte che orientano lo sviluppo

socioeconomico e si avvalgono di uno strumento di strategia politica che permette di

gestire in modo coordinato le aree sotto la loro giurisdizione.

Tutti i membri della comunità sono quindi chiamati ad assumersi le proprie

responsabilità verso gli altri e a dialogare tra di loro alla ricerca di strategie e

soluzioni che vadano incontro alle necessità di tutti.

L’Agenda 21 Locale si caratterizza, quindi, come un processo multisettoriale e

partecipato in cui i diversi soggetti della realtà locale, debitamente informati, sono

invitati a partecipare ad un forum nel quale discutere ed analizzare la situazione

locale, individuare i problemi di sostenibilità nell’ambito territoriale di riferimento,

identificare obiettivi e possibilità di azione per lo sviluppo sostenibile dell’area, in

modo da definire un piano di azione partecipato.

Il progetto “Agenda 21 Locale” rientra tra i 99 progetti finanziati dal Ministero

dell’Ambiente e della Tutela del Territorio.

IL PROGETTO SI ARTICOLA IN 3 FASI:

1. Sensibilizzazione e coinvolgimento degli attori locali;

2. Redazione del Rapporto sullo Stato dell’Ambiente;

3. Costituzione del Forum Intercomunale Locale.

Il progetto Agenda 21 Locale, dunque, si inserisce nel panorama di sviluppo

territoriale, un’altra profonda dinamica di crescita in questa fase così

importante per il territorio. Il senso che si evince dagli interventi proposti è

quello di una compenetrazione tra miglioramento e coinvolgimento, tra

sviluppo e spinta all’azione dei cittadini, tra un salto di qualità ormai

fondamentale e una presa di coscienza, da parte della popolazione, della

necessità della propria presenza in qualità di attori partecipanti al processo

evolutivo dell’area. Filizzola

Tesina Esame di Verde Urbano & Parchi - - Scienze Forestali e Ambien. UNIBAS

1. AZIONI A SOSTEGNO DELL’INFORMAZIONE E

PARTECIPAZIONE DEL PUBBLICO:

a) Start up del progetto - campagna di informazione, sensibilizzazione e

coinvolgimento. L’attuazione del processo Agenda 21 Locale basa il suo svolgimento

sull’adozione e l’utilizzo di modalità e strategie di comunicazione adeguate.

L’obiettivo è, quindi, la creazione di una condivisione diffusa su scelte, interventi,

politiche e azioni concrete che possano garantire la crescita reale e duratura del

territorio, la quale porta di conseguenza a diffondere la cultura ambientale in tutti

gli strati della popolazione, incoraggiando atteggiamenti rispettosi e responsabili

verso il contesto in cui si vive.

Il target è quello di istituire relazioni trasparenti e responsabili tra cittadini e

amministrazioni, favorire lo sviluppo della professionalità e di una cultura di

partecipazione, semplificare i rapporti tra diverse amministrazioni, coordinare il

complesso dei flussi informativi secondo una logica di integrazione.

I LIVELLI DA SVILUPPARE SONO TRE:

● La comunicazione interna, finalizzata al coinvolgimento

dell’organizzazione interna.

● I flussi informativi verso associazioni, enti, imprenditori,

diretti a sviluppare una coesione che tenda a

promuovere una funzione informativa.

● La comunicazione esterna verso i cittadini

per la costruzione di una condivisione ampia.

b) Lancio del seminario di simulazione secondo la metodologia EASW

L’attivazione del progetto avverrà attraverso il lancio di un seminario intercomunale

locale che, utilizzando la metodologia European Awareness Scenario Workshop

(EASW), rappresenterà la fase di promozione alla partecipazione.

GLI OBIETTIVI DEL SEMINARIO EASW SONO:

● Lo scambio di conoscenze, opinioni e idee tra residenti, esperti di

tecnologia, amministratori pubblici e rappresentanti

del settore privato;

● La definizione e il dibattito sull’identità e la diversità di percezione dei

problemi da parte dei diversi gruppi.

● La discussione sugli ostacoli che si oppongono ad una vita locale

sostenibile;

● La creazione di nuove idee e direttive per azioni, politiche ed iniziative

future a livello locale;

● Lo sviluppo di un dibattito politico nelle comunità rivolto all’analisi

di un quadro complessivo relativo ad uno

sviluppo sostenibile locale.

c) Realizzazione del sondaggio rivolto alla popolazione locale

La realizzazione di un sondaggio rivolto alla popolazione locale avrà come finalità

quella di raccogliere dati ed informazioni sulle problematiche in tema di sviluppo

sostenibile: esso sarà condotto da una società specializzata nel campo delle ricerche

socioeconomiche e, avrà il compito di verificare la corrispondenza tra le visioni

e le proposte dei leader con quelle della gente comune e verificarne eventuali punti

di contatto e di divergenza. Filizzola

Tesina Esame di Verde Urbano & Parchi - - Scienze Forestali e Ambien. UNIBAS

2. REDAZIONE DEL RAPPORTO

SULLO STATO DELL’AMBIENTE LOCALE

La redazione di questo Rapporto rappresenta la fase di dinamica esterna che

costituisce il quadro di riferimento relativo al territorio dei comuni proponenti.

L’ R.S.A. consiste, di fatto, nell’elaborazione dei dati ambientali esistenti ed avrà il

compito di indicare le problematiche ed i temi da affrontare.

La strutture del Rapporto sullo Stato dell’Ambiente potrà articolarsi lungo un

percorso descrittivo/analitico in relazione alle aree:

● Agricoltura e Zootecnia

● Biodiversità, Paesaggio, Ecosistemi,

● Energia, Attività estrattive di idrocarburi liquidi e gassosi

● Sistema produttivo, Industria, Commercio, Servizi e Turismo

● Mobilità e Trasporti

● Rifiuti

● Salute e Servizi Sociali

3. COSTITUZIONE DEL FORUM PERMANENTE

E REALIZZAZIONE DEL QUADRO AMBIENTALE

E DI SOSTENIBILITÀ LOCALE

a) Costituzione del Forum Intercomunale Locale (F.I.L)

La fase di costituzione del Forum rappresenterà il nucleo fondamentale del processo,

sia per la sua essenza consolidata in seno all’Agenda 21 Locale, che per l’aspetto

innovativo del livello intercomunale del progetto.

Al Forum, inteso quale organismo autonomo di rappresentanza della comunità locale,

sarà delegato il compito di fissare in maniera partecipativa condizioni di sostenibilità

attraverso la selezione di indicatori e di obiettivi da raggiungere nel medio e lungo

termine.

Esso sarà costituito dai rappresentanti delle comunità locali e del mondo produttivo,

tra i quali associazioni di consumatori, associazioni ambientaliste, sindacati, ordini

professionali, associazioni di categoria, aziende ed enti pubblici e privati.

Al Forum sarà richiesto di intervenire nelle fasi chiave di avanzamento del lavoro,

con funzioni consultive, propositive e di verifica, come, ad esempio, l’effettiva

realizzazione del progetto Agenda 21 Locale, l’individuazione degli indicatori

ambientali e di sostenibilità, la predisposizione del Rapporto sullo Stato dell’Ambiente

(R.S.A.).

b) La raccolta dei dati ambientali e di sostenibilità

La conoscenza dello stato attuale dei caratteri del territorio e della popolazione

residente nella fase di avvio dell’Agenda 21 Locale rappresenta un presupposto

da cui non si può prescindere per l’individuazione e la costruzione di ogni intervento.

Le fonti saranno da ricercarsi sia nelle sedi istituzionali, che in altri referenti sul

territorio: Dipartimenti regionali, Consorzi di Bonifica, Comunità Montana, ALSIA,

Camera di Commercio, Università, Istituti ed Enti di formazione, ecc.

GLI OBIETTIVI DA PERSEGUIRE ATTRAVERSO L’ATTIVITÀ SONO:

● L’acquisizione di conoscenze specifiche ed il loro raggruppamento in un

sistema completo, orientato ed aggiornabile;

● La sistemazione dei dati precedenti ed in progress;

● La diffusione del know – how (sapere - risolvere) acquisito;

● L’utilizzo di una innovativa metodologia scientifica ed operativa.

Filizzola

Tesina Esame di Verde Urbano & Parchi - - Scienze Forestali e Ambien. UNIBAS

PRIMA DI NATURA 2000

Lo scenario che ha portato alla formulazione della Rete Natura 2000 pone le sue basi

di conoscenza scientifica nel progetto "CORINE Biotopes" che dal 1985 al 1991 ha

portato ad una prima ricognizione, su base bibliografica, delle valenze

naturalistiche presenti sul territorio europeo.

Il progetto CORINE, attraverso la costruzione di sistemi gerarchici di riferimento, ha

avviato il processo di informatizzazione e standardizzazione dei dati provenienti dai

diversi Paesi.

Mentre per le specie era già acquisita la struttura univoca del binomio linneano

(il sistema inventato da Linneo per descrivere piante e animali con i due

nomi del genere e della specie), per ciò che riguarda gli habitat le difficoltà sono

state maggiori poiché le conoscenze sono molto eterogenee.

Tuttavia la tradizione europea della "fitosociologia" (scienza che descrive la

vegetazione attraverso l'individuazione e la descrizione di tipologie ben

definite) ha rappresentato un grande aiuto per la definizione degli ambienti naturali

e seminaturali caratterizzati per lo più da tipologie vegetazionali.

La classificazione degli habitat del progetto CORINE è definita da un sistema

gerarchico che, oltre a fornire una flessibilità strutturale (è possibile inserire

facilmente nuove voci), permette di rispondere alle diverse realtà presenti sul

territorio (sistemi costieri, praterie, foreste, ecc..).

Per la formulazione degli allegati della Direttiva "Habitat", un maggiore sforzo è

stato compiuto per quegli habitat e specie particolarmente minacciati a livello

comunitario o caratterizzati dalla presenza di specie di interesse comunitario, per i

quali è stato istituito un nuovo codice di classificazione denominato "CODICE

NATURA 2000".

Nel corso degli anni, anche nell'ambito dell'ampliamento delle conoscenze sulla

biodiversità europea, la classificazione degli habitat, che continua a svilupparsi anche

al di fuori del territorio comunitario, è in fase di revisione attraverso il programma

EUNIS (European Nature Information System).

RETE NATURA 2000

Natura 2000 è il nome che il Consiglio dei Ministri dell'Unione Europea ha assegnato

ad un sistema coordinato e coerente (una "rete") di aree destinate alla

conservazione della diversità biologica presente nel territorio dell'Unione stessa ed in

particolare alla tutela di una serie di habitat e specie animali e vegetali indicati negli

allegati I e II della Direttiva "Habitat" e delle specie di cui all'allegato I della

Direttiva "Uccelli" e delle altre specie migratrici che tornano regolarmente in Italia.

Natura 2000 è una rete di "siti di interesse comunitario", creata dall'Unione

europea per la protezione e la conservazione degli habitat e delle specie, animali e

vegetali, identificati come prioritari dagli Stati membri dell'Unione europea.

I siti appartenenti alla Rete Natura 2000 sono considerati di grande valore in quanto

habitat naturali, in virtù di eccezionali esemplari di fauna e flora ospitati.

Le zone protette sono istituite nel quadro della cosiddetta "direttiva Habitat", che

comprende anche le zone designate nell'ambito della cosiddetta "direttiva Uccelli".

La costituzione della rete ha l'obiettivo di preservare le specie e gli habitat per i

quali i siti sono stati identificati, tenendo in considerazione le esigenze economiche,

sociali e culturali regionali in una logica di sviluppo sostenibile, infatti la gestione si

effettua con la partecipazione degli attori locali. Inoltre l'obiettivo di Natura 2000 non

è mettere sotto una campana di vetro alcuni spazi naturali, ma piuttosto favorire le

attività umane tradizionalmente esistenti e allo stesso tempo conservare il

patrimonio naturale. Mira a garantire la sopravvivenza a lungo termine di queste

specie e habitat e mira a svolgere un ruolo chiave nella protezione della biodiversità

nel territorio dell'Unione europea. Filizzola

Tesina Esame di Verde Urbano & Parchi - - Scienze Forestali e Ambien. UNIBAS

La Rete Natura 2000, ai sensi della Direttiva "Habitat" (art.3), è costituita dalle Zone

Speciali di Conservazione (ZSC) e dalle Zone di Protezione Speciale (ZPS).

Attualmente la "rete" è composta da due tipi di aree: le Zone di Protezione

Speciale (ZPS), previste dalla Direttiva "Uccelli", e i Siti di Importanza

Comunitaria (SIC); tali zone possono avere tra loro diverse relazioni spaziali, dalla

totale sovrapposizione alla completa separazione.

L'individuazione dei siti da proporre è stata realizzata in Italia dalle singole Regioni e

Province autonome in un processo coordinato a livello centrale.

Essa ha rappresentato l'occasione per strutturare una rete di referenti scientifici di

supporto alle Amministrazioni regionali, in collaborazione con le associazioni

scientifiche italiane di eccellenza (l'Unione Zoologica Italiana, la Società Botanica

Italiana, la Società Italiana di Ecologia).

Le attività svolte, finalizzate al miglioramento delle conoscenze naturalistiche sul

territorio nazionale, vanno dalla realizzazione delle check-list delle specie alla

descrizione della trama vegetazionale del territorio, dalla realizzazione di banche dati

sulla distribuzione delle specie all'avvio di progetti di monitoraggio sul patrimonio

naturalistico, alla realizzazione di pubblicazioni e contributi scientifici e divulgativi.

STRATEGIE DI NATURA 2000

E INNOVAZIONE NEL CONCETTO DI PROTEZIONE DELLA NATURA

A partire dagli anni '80 il concetto di biodiversità e le problematiche relative alla

progressiva perdita di diversità biologica a causa delle attività umane sono diventati

oggetto di numerose convenzioni internazionali.

Nel 1992, con la sottoscrizione della Convenzione di Rio sulla Biodiversità, tutti gli

stati Membri della Comunità Europea hanno riconosciuto la conservazione in situ

degli ecosistemi e degli habitat naturali come priorità da perseguire, ponendosi come

obiettivo quello di "anticipare, prevenire e attaccare alla fonte le cause di

significativa riduzione o perdita della diversità biologica in considerazione del suo

valore intrinseco e dei suoi valori ecologici, genetici, sociali, economici, scientifici,

educativi, culturali, ricreativi ed estetici".

Tale visione è presente a livello legislativo nelle due direttive comunitarie "Habitat"

e "Uccelli" che rappresentano i principali strumenti innovatori della legislazione in

materia di conservazione della natura e della biodiversità.

In esse è colta l'importanza di una visione di tutela della biodiversità attraverso un

approccio ad ampia scala geografica. L'approccio conservazionistico rivolto alle

singole specie minacciate è superato e va affiancato da azioni volte alla tutela di

tutta la diversità biologica, nelle sue componenti: genetica, di specie e di ecosistemi.

Sulla scorta di tali considerazioni, l'Unione Europea, nell' art. 3 della Direttiva

"Habitat", afferma la costituzione una rete ecologica europea denominata Natura

2000.

Le conoscenze acquisite negli ultimi anni nel campo dell'ecologia e della biologia della

conservazione hanno messo in evidenza come, per la tutela di habitat e specie, sia

necessario operare in un'ottica di rete di aree che rappresentino, con popolazioni

vitali e superfici adeguate, tutte le specie e gli habitat tipici dell'Europa, con le loro

variabilità e diversità geografiche. La costituzione di una rete è finalizzata

inoltre ad assicurare la continuità degli spostamenti migratori, dei flussi

genetici delle varie specie e a garantire la vitalità a lungo termine degli

habitat naturali.

Rete Natura 2000 attribuisce importanza non solo alle aree ad alta naturalità ma

anche a quei territori contigui, indispensabili per mettere in relazione aree divenute

distanti spazialmente ma vicine per funzionalità ecologica.

Questa nuova impostazione di sistema si integra con la strategia del Consiglio

d'Europa di promuovere un approccio più comprensivo e meno parcellizzato del

governo del territorio che ha portato alla adozione della Convenzione Europea sul

Paesaggio. Filizzola

Tesina Esame di Verde Urbano & Parchi - - Scienze Forestali e Ambien. UNIBAS

PROCEDURA DI ISTITUZIONE DELLE

ZONE SPECIALI DI CONSERVAZIONE

La direttiva “Habitat” stabilisce la individuazione delle zone speciali di conservazione

nel seguente modo:

• Le regioni individuano con proprio procedimento i siti in cui si trovano i tipi di

habitat elencati nell’allegato A e le specie indicate nell’allegato B, dandone

comunicazione al Ministro dell’Ambiente;

• Il Ministro dell’Ambiente formula alla Commissione europea la proposta dei

siti di importanza comunitaria (S.I.C.);

• La Commissione europea provvede a definire l’elenco dei SIC, ed entro sei

anni a partire da tale definizione il Ministro dell’Ambiente designa con

proprio decreto le zone speciali di conservazione.

MISURE DI CONSERVAZIONE

Le misure di conservazione stabilite dalla direttiva 92/43/CEE, sono attuate dal

D.P.R. nel modo seguente:

SIC • Entro 3 mesi dall’inclusione dei SIC nell’elenco definito dalla Commissione

europea, le regioni adottano le opportune misure di conservazione per

evitare il degrado degli habitat naturali e delle specie.

ZSC • Entro 6 mesi dalla designazione delle zone speciali di conservazione, le

regioni adottano:

1. Le necessarie misure di conservazione attraverso piani di gestione specifici

o integrati ad altri piani di sviluppo;

2. Le opportune misure regolamentari, amministrative o contrattuali conformi

alle esigenze ecologiche dei tipi di habitat naturali dell’allegato A e delle

specie dell’allegato B.

VALUTAZIONE DI INCIDENZA

Inoltre, è prevista la Valutazione di incidenza relativamente ai:

• Piani Territoriali, urbanistici e di settore, ivi compresi i piani agricoli e faunistici

venatori;

• Progetti che per la loro soglia dimensionale non sono sottoposti alla procedura di

valutazione di impatto ambientale.

Ai fini della valutazione di incidenza, i proponenti di tali piani e progetti, devono

presentare al Ministro dell’Ambiente (nel caso di piani a rilevanza nazionale o di

progetti di competenza nazionale) o alla Regione o altra autorità competente (nel

caso di piani a rilevanza regionale o provinciale o di progetti di competenza

regionale) una relazione documentata per individuare e valutare i principali effetti

che il piano o il progetto può avere sul sito di importanza comunitaria, tenuto conto

degli obbiettivi di conservazione del medesimo.

Tale relazione deve fare riferimento ai contenuti espressi nell’allegato G al D.P.R.

Le autorità alle quali è stata presentata la relazione suddetta, effettuano entro 90

giorni dal suo ricevimento, la valutazione di incidenza.

Il D.P.R. stabilisce anche che tale valutazione, insieme alle altre misure di tutela

previste per le zone speciali di conservazione, si applicano anche alle zone di

protezione speciale definite dalla legge n. 157 del 11 febbraio 1992.

Il decreto stabilisce anche che:

ogni sei anni, a partire dal 2000, il Ministro dell’Ambiente trasmette alla

Commissione europea una relazione sull’attuazione delle disposizioni del

regolamento, relativamente alle misure di conservazione, alla valutazione degli

effetti di tali misure sullo stato di conservazione degli habitat naturali e delle specie,

al monitoraggio. Filizzola

Tesina Esame di Verde Urbano & Parchi - - Scienze Forestali e Ambien. UNIBAS

FINANZIAMENTO DI NATURA 2000

Il testo della direttiva Habitat prevede che il finanziamento e l'applicazione delle

misure di protezione e gestione dei siti possa imporre delle spese troppo importanti

per alcuni stati (a causa della ripartizione non omogenea dei siti tra i vari stati

dell'Unione europea).

In questi casi, un cofinanziamento può essere previsto fra gli Stati e l'Unione.

Generalmente, il finanziamento dei siti Natura 2000 e dei contratti stipulati con gli

utenti può essere garantito da una o più fonti. Con l'esempio della Francia può

trattarsi dei fondi nazionali di gestione degli spazi naturali, dei fondi propri a Natura

2000 iscritti nel quadro dei contratti di progetti Stato-regione, del fondo europeo

d'orientamento e di garanzia agricola (FEOGA), dei fondi LIFE-Natura.

La Commissione calcola tuttavia che il fabbisogno finanziario sarà cospicuo, sia per

gli interventi conservativi dei siti designati (investimenti puntuali o azioni a più lungo

temine, come la sorveglianza dei siti), sia dal punto di vista dell’impatto sulle attività

economiche (ribasso dei prezzi fondiari, agricoltura, pesca, trasporti, edilizia, attività

estrattive o forestali, ecc.).

Stando alle informazioni fornite dagli Stati membri, il costo di gestione di Natura

2000 ammonterebbe, secondo i calcoli della Commissione, a circa 6,1 miliardi di euro

l’anno per l’UE-25.

Dato l’impatto transfrontaliero della protezione della biodiversità, la Commissione

propende per un regime di cofinanziamento comunitario di Natura 2000.

Dopo aver esaminato diverse possibilità di finanziamento (utilizzo dei fondi esistenti

o creazione di un fondo ad hoc), la Commissione è giunta alla conclusione che il

migliore approccio sarebbe quello di attingere ai vari fondi attualmente esistenti (con

conseguente integrazione di Natura 2000 in altre politiche comunitarie pertinenti).

Essa ritiene infatti che, grazie a un simile approccio:

• La gestione dei siti designati entrerebbe a far parte di politiche comunitarie

più vaste in materia di gestione del territorio (segnatamente politica agricola

comune e politica di sviluppo rurale e regionale);

• Gli Stati membri sarebbero liberi di stabilire le loro priorità e di definire

politiche e provvedimenti che siano consoni alle rispettive peculiarità

nazionali e regionali;

• Si eviterebbe la proliferazione e la sovrapposizione di più strumenti di

finanziamento comunitari.

La Commissione ha quindi proposto, nel contesto delle prossime prospettive

finanziarie, di permettere agli Stati membri di ricevere un contributo a carico di

alcuni degli strumenti esistenti per il finanziamento di determinate attività.

La Commissione sta valutando questo approccio e prevede di pubblicare nel 2011

una nuova comunicazione sul finanziamento della rete Natura 2000. (18.03.2010)

Filizzola

Tesina Esame di Verde Urbano & Parchi - - Scienze Forestali e Ambien. UNIBAS

DIRETTIVA “HABITAT”

La costituzione della rete Natura 2000 è prevista dalla Direttiva n. 92/43/CEE del

Consiglio del 21 maggio 1992 relativa alla "Conservazione degli habitat naturali

e seminaturali e della flora e della fauna selvatiche", comunemente

denominata Direttiva "Habitat".

L'obiettivo della Direttiva è però più vasto della sola creazione della rete, avendo

come scopo dichiarato di contribuire a salvaguardare la biodiversità mediante attività

di conservazione non solo all'interno delle aree che costituiscono la rete Natura 2000

ma anche con misure di tutela diretta delle specie la cui conservazione è considerata

un interesse comune di tutta l'Unione.

Il recepimento della Direttiva è avvenuto in Italia nel 1997 attraverso il

Regolamento D.P.R. 8 settembre 1997 n. 357 modificato ed integrato dal D.P.R. 120

del 12 marzo 2003.

In altre parole si vuole favorire l'integrazione della tutela di habitat e specie animali

e vegetali con le attività economiche e con le esigenze sociali e culturali delle

popolazioni che vivono all'interno delle aree che fanno parte della rete Natura 2000.

Secondo i criteri stabiliti dall'Allegato III della Direttiva "Habitat", ogni Stato membro

redige un elenco di siti che ospitano habitat naturali e seminaturali e specie animali e

vegetali selvatiche, in base a tali elenchi e d'accordo con gli Stati membri, la

Commissione adotta un elenco di Siti d'Importanza Comunitaria (SIC).

Gli habitat e le specie sulla base dei quali sono stati individuati i siti Natura 2000 in

Italia suddivisi per Regione biogeografica sono riportati in liste di riferimento:

• Lista di riferimento dei tipi di habitat e specie della regione alpina.

• Lista di riferimento dei tipi di habitat e specie della regione continentale.

• Lista di riferimento dei tipi di habitat e specie della regione mediterranea.

Entro 6 anni a decorrere dalla selezione di un sito come Sito d'Importanza

Comunitaria (SIC), lo Stato membro interessato designa il sito in questione

come Zona Speciale di Conservazione (ZSC).

Il Ministro dell'Ambiente e della Tutela del Territorio e del Mare, designa poi i SIC

come Zone Speciali di Conservazione, con decreto adottato d'intesa con ciascuna

regione e provincia autonoma interessata.

NORMATIVE DI RIFERIMENTO

● Direttiva 92/43/CEE del Consiglio del 21 maggio 1992 - relativa alla

conservazione degli habitat naturali e seminaturali e della flora e della fauna

selvatiche.

GUCE n. 206 del 22 luglio 1992

• Direttiva 97/62/CE del Consiglio del 27 ottobre 1997 recante adeguamento al

progresso tecnico e scientifico della direttiva 92/43/CEE del Consiglio relativa alla

conservazione degli habitat naturali e seminaturali e della flora e della fauna

selvatiche.

GUCE n. L 305 del 08 Novembre 1997 Filizzola

Tesina Esame di Verde Urbano & Parchi - - Scienze Forestali e Ambien. UNIBAS

RECEPIMENTO E ATTUAZIONE A LIVELLO NAZIONALE

DELLA DIRETTIVA 'HABITAT'

• Testo coordinato del Decreto del Presidente della Repubblica 8 settembre 1997,

n. 357, con il Decreto del Ministro dell'Ambiente 20 gennaio 1999 e il Decreto del

Presidente della Repubblica 12 marzo 2003, n. 120 e relativi allegati: A - G.

• Decreto del Presidente della Repubblica 8 settembre 1997, n. 357

Regolamento recante attuazione della direttiva 92/43/CEE relativa alla conservazione

degli habitat naturali e seminaturali, nonché della flora e della fauna selvatiche.

Supplemento ordinario n.219/L alla GU n.248 del 23 ottobre 1997 - Serie

Generale

• Decreto del Ministro dell'Ambiente 20 gennaio 1999

Modificazioni degli allegati A e B del decreto del Presidente della Repubblica 8

settembre 1997, n. 357, in attuazione della direttiva 97/62/CE del Consiglio, recante

adeguamento al progresso tecnico e scientifico della direttiva 92/43/CEE.

GU, serie generale, n. 23 del 9 febbraio 1999. (Riporta gli elenchi di habitat e

specie aggiornati dopo l'accesso nell'Unione di alcuni nuovi Stati)

• Decreto del Presidente della Repubblica 12 marzo 2003, n. 120

Regolamento recante modifiche ed integrazioni al decreto del Presidente della

Repubblica 8 settembre 1997 n. 357, concernente attuazione della direttiva

92/43/CEE relativa alla conservazione degli habitat naturali e seminaturali, nonché

della flora e della fauna selvatiche.

GU n. 124 del 30 maggio 2003, serie generale

• Decreto del Ministero dell'Ambiente e della Tutela del Territorio 3 settembre 2002

Linee guida per la gestione dei siti della Rete Natura 2000.

G.U. della Repubblica Italiana n. 224 del 24 settembre 2002

• Decreto del Ministero dell'Ambiente e della Tutela del Territorio e del Mare 11

giugno 2007

Modificazioni agli allegati A, B, D ed E del Decreto del Presidente della Repubblica 8

settembre 1997, n. 357, e successive modificazioni, in attuazione della direttiva

2006/105/CE del Consiglio del 20 novembre 2006, che adegua le direttive

73/239/CEE, 74/557/CEE e 2002/83/CE in materia di ambiente a motivo

dell'adesione della Bulgaria e della Romania.

Supplemento ordinario n. 150 alla G.U. n. 152 del 3 luglio 2007

• D.M. dell'Ambiente e della Tutela del Territorio e del Mare 5 luglio 2007

Elenco dei siti di importanza comunitaria per la regione biogeografica mediterranea

in Italia, ai sensi della direttiva 92/43/CEE.

Supplemento ordinario n. 167 alla G.U. n. 170 del 24 luglio 2007

• D.M. dell'Ambiente e della Tutela del Territorio e del Mare 17 ottobre 2007

Criteri minimi uniformi per la definizione di misure di conservazione relative a Zone

Speciali di Conservazione (ZSC) e a Zone di Protezione Speciale (ZPS)

Gazzetta Ufficiale Serie generale n. 258 del 6 novembre 2007

• DM dell'Ambiente e della Tutela del Territorio e del Mare 30 marzo 2009

Secondo elenco aggiornato dei siti di importanza comunitaria per la regione

biogeografica mediterranea in Italia, ai sensi della direttiva 92/43/CEE.

Supplemento Ordinario n. 61 alla G.U. n. 95 del 24 Aprile 2009

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DIRETTIVA “UCCELLI”

La Direttiva "Habitat" ha creato per la prima volta un quadro di riferimento per la

conservazione della natura in tutti gli Stati dell'Unione. In realtà però non è la prima

Direttiva comunitaria che si occupa di questa materia.

È del 1979 infatti un'altra importante Direttiva, che rimane in vigore e si integra

all'interno delle previsioni della Direttiva "Habitat", la cosiddetta Direttiva "Uccelli"

79/409/CEE concernente la conservazione di tutte le specie di uccelli selvatici.

La Direttiva "Uccelli" prevede una serie di azioni per la conservazione di numerose

specie di uccelli, indicate negli allegati della Direttiva stessa, e l'individuazione da

parte degli Stati membri dell'Unione di aree da destinarsi alla loro conservazione, le

cosiddette Zone di Protezione Speciale (ZPS).

NORMATIVA DI RIFERIMENTO

• Direttiva 79/409/CEE del Consiglio del 2 aprile 1979 concernente la

conservazione degli uccelli selvatici.

GUCE n. 103 del 25 aprile 1979 modificata da:

• Direttiva 81/854/CEE del Consiglio, del 19 ottobre 1981 che adatta la direttiva

79/409/CEE concernente la conservazione degli uccelli selvatici, a seguito

dell'adesione della Grecia.

GUCE L 319, 07 Novembre 1981

• Direttiva 91/244/CEE della Commissione, del 6 marzo 1991 che modifica la

direttiva 79/409/CEE del Consiglio concernente la conservazione degli uccelli selvatici

(in particolare, sostituisce gli allegati I e III).

GUCE L 115, 08 Maggio 1991 (G.U. 13 giugno 1991, n.45, 2° serie speciale);

• Direttiva 94/24/CE del Consiglio, dell'8 giugno 1994 che modifica l'allegato II della

direttiva 79/409/CEE concernente la conservazione degli uccelli selvatici.

GUCE L 164, 30 Giugno1994 (GU 12 settembre 1994, n.69, 2° serie speciale);

• Decisione 95/1/CE del Consiglio dell'Unione europea, del 1° gennaio 1995, recante

adattamento degli atti relativi all'adesione di nuovi Stati membri all'Unione europea

(Atto di adesione dell'Austria, della Finlandia e della Svezia).

GUCE L 1, 01 Gennaio 1995

• Direttiva 97/49/CE della Commissione, del 29 luglio 1997 (sostituisce l'allegato I

della direttiva Uccelli).

GUCE L 223, 13 Agosto 1997 (G.U. 27 ottobre 1997, n.83, 2° serie speciale)

RECEPIMENTO E ATTUAZIONE A LIVELLO NAZIONALE

DELLA DIRETTIVA 'UCCELLI'

• Legge n. 157 dell'11 febbraio 1992

Norme per la protezione della fauna selvatica omeoterma e per il prelievo venatorio

G.U., serie generale, n. 46 del 25 febbraio 1992

• Legge 3 ottobre 2002, n.221

Integrazioni alla legge 11 febbraio 1992, n. 157, in materia di protezione della fauna

selvatica e di prelievo venatorio, in attuazione dell'articolo 9 della direttiva

79/409/CEE.

G.U. n.239 del 11 ottobre 2002

• DM dell'Ambiente e della Tutela del Territorio e del Mare 5 luglio 2007

Elenco delle zone di protezione speciale (ZPS) classificate ai sensi della direttiva

79/409/CEE

Supplemento ordinario n.167 alla Gazzetta Ufficiale n.170 del 24 luglio 2007

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NATURA 2000 IN BASILICATA

In Basilicata sono stati individuati 48 siti per la rete Natura 2000, per una superficie

complessiva di 53.573 ha, pari a circa il 5,32% del territorio regionale.

Essi risultano essere sufficientemente rappresentativi del patrimonio naturale lucano.

Tra questi, i 17 siti di particolare importanza ornitologica sono stati già designati con

decreto dal Ministro all’Ambiente anche come Zone di Protezione Speciale

dell’avifauna (ZPS). Tali siti risultano pertanto già definitivamente inseriti nella rete

Natura 2000.

I siti proposti comprendono territori dei parchi nazionali e regionali, delle riserve

statali e regionali, delle aree del demanio pubblico e di altre aree lucane di interesse

naturalistico. Nella rete Natura 2000 sono pertanto ben rappresentati i monti,

i boschi, i fiumi, i laghi e le coste appartenenti al territorio lucano ricco in

biodiversità. Filizzola

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Inoltre a Gennaio 2011 sono state dichiarate area SIC

altre due zone Lucane:

- Lago del Rendina ( IT9210201 C )

- Monte Coccovello ( IT9210150 C )

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LEGISLAZIONE AMBIENTALE IN ITALIA

- Legge N°183/1989: Legge Quadro Sulla Difesa Del Suolo

Carta della Natura

È stata emanata al fine di assicurare la difesa del suolo, il risanamento delle acque,

consentire una fruizione razionale del patrimonio idrico per gli usi di razionale

sviluppo economico e sociale, la tutela degli aspetti ambientali ad essi connessi.

A tal fine la legge istituisce una nuova organizzazione territoriale delle funzioni

normative ed amministrative sulla base dei bacini idrografici, in unità territoriali

definite AUTORITÀ DI BACINO.

Il territorio nazionale è stato, quindi, suddiviso in undici bacini di rilievo nazionale e

in diciotto bacini di rilievo interregionale.

Nell’aprile del 2003 è stata sottoposta all’esame del Comitato Tecnico dell’Autorità di

bacino di adottare, con funzioni di misure di salvaguardia, un “Minimo Deflusso

Vitale” da valutarsi sulla base semplice e speditiva di una formula.

Successivamente è stato emanato il Decreto del Ministero dell’Ambiente e della

Tutela del Territorio del 28 luglio 2004 - Linee guida per la predisposizione del

bilancio idrico di bacino - Pubblicato nella Gazz. Uff. 15 novembre 2004, n. 268,

comprensive dei criteri per il censimento delle utilizzazioni in atto e per la definizione

del minimo deflusso vitale, in base al quale è definito come “la portata istantanea

da determinare in ogni tratto omogeneo del corso d’acqua, che deve

garantire la salvaguardia delle caratteristiche fisiche del corpo idrico,

chimico-fisiche delle acque nonché il mantenimento delle biocenosi tipiche

delle condizioni naturali locali”.

- Legge N°142/90/Art.28:

Riforma degli enti locali

Modificata poi nel 1993, ha riconosciuto sia ai comuni che alle province l'autonomia e

l’autorità di adottare, con deliberazione del consiglio, delle proprie normative.

La stessa legge contiene una nuova disciplina delle COMUNITÀ MONTANE, un

particolare tipo di ente locale con popolazione non inferiore ai 5000 abitanti.

- Legge N°394/1991

Legge Quadro sulle Aree Protette

Questa legge ha lo scopo di salvaguardare il patrimonio naturale del territorio

italiano attraverso l’istituzione di aree protette.

Costituiscono il "Patrimonio Naturale":

- Le Formazioni Fisiche (geologiche e geomorfologiche)

- Le Formazioni Biologiche (Flora e Fauna).

ORGANISMI DI GESTIONE

La legge quadro sulle aree protette agli art. 9, 10,11, 12 e 14 individua gli organi

e gli strumenti di gestione per perseguire le finalità istitutive del Parco e i più

generali obiettivi di conservazione e sviluppo sostenibile.

Gli organi di gestione che compongono l'Ente Parco, che ha personalità di diritto

pubblico, sede legale e amministrativa nel territorio del parco ed è sottoposto alla

vigilanza del Ministero dell'ambiente, sono:

- Il Presidente

- Il Consiglio Direttivo

- La Giunta Esecutiva

- Il Collegio dei Revisori dei Conti

- La Comunità del Parco Filizzola

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STRUMENTI DI GESTIONE

Una concreta e razionale gestione del patrimonio naturale, culturale ed economico

compreso nel sistema delle aree protette, può essere realizzata adottando gli organi

e gli strumenti di gestione introdotti dalla Legge Quadro n. 394 del 6 dicembre

1991.

In particolare, per l'elaborazione di specifiche politiche di sviluppo delle aree parco

che, attraverso il coinvolgimento delle popolazioni interessate, possano conciliare gli

obiettivi di conservazione della natura con quelli di sviluppo socio-economico, la

legge quadro introduce negli art. 11, 12 e 14 (Regolamento del Parco - Piano

per il parco - Iniziative per la promozione economica e sociale) gli strumenti

di gestione adottati dall'Ente parco e dalla Comunità del parco.

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LEGGE QUADRO AREE PROTETTE

(N°394 6 Dic 1991)

(GU n. 292 del 13-12-1991, S.O.)

Testo coordinato (Aggiornato al D.L. n. 262/2006)

Titolo I

PRINCIPI GENERALI

Art. 1

Finalità e ambito della legge

(integrato dall'art. 2, comma 21, della legge 9 dicembre 1998, n. 426)

La presente legge, in attuazione degli articoli 9 e 32 della Costituzione e nel rispetto

degli accordi internazionali, detta principi fondamentali per l'istituzione e la

gestione delle aree naturali protette, al fine di garantire e di promuovere, in

forma coordinata, la conservazione e la valorizzazione del patrimonio naturale

del paese.

Ai fini della presente legge costituiscono il patrimonio naturale le formazioni

fisiche, geologiche, geomorfologiche e biologiche, o gruppi di esse, che hanno

rilevante valore naturalistico e ambientale.

I territori nei quali siano presenti i valori di cui al comma 2, specie se vulnerabili,

sono sottoposti ad uno speciale regime di tutela e di gestione, allo scopo di

perseguire, in particolare, le seguenti finalità:

a) conservazione di specie animali o vegetali, di associazioni vegetali o

forestali, di singolarità geologiche, di formazioni paleontologiche, di comunità

biologiche, di biotopi, di valori scenici e panoramici, di processi naturali, di

equilibri idraulici e idrogeologici, di equilibri ecologici;

b) applicazione di metodi di gestione o di restauro ambientale idonei a

realizzare una integrazione tra uomo e ambiente naturale, anche mediante la

salvaguardia dei valori antropologici, archeologici, storici e architettonici e

delle attività agro-silvo-pastorali e tradizionali;

c) promozione di attività di educazione, di formazione e di ricerca scientifica,

anche interdisciplinare, nonché di attività ricreative compatibili;

d) difesa e ricostruzione degli equilibri idraulici e idrogeologici.

I territori sottoposti al regime di tutela e di gestione di cui al comma 3 costituiscono

le aree naturali protette. In dette aree possono essere promosse la

valorizzazione e la sperimentazione di attività produttive compatibili.

Nella tutela e nella gestione delle aree naturali protette, lo Stato, le regioni e gli enti

locali attuano forme di cooperazione e di intesa ai sensi dell'articolo 81 del decreto

del Presidente della Repubblica 24 luglio 1977, n. 616, e dell'articolo 27 della legge 8

giugno 1990, n. 142. Per le medesime finalità lo Stato, le regioni, gli enti locali, altri

soggetti pubblici e privati e le Comunità del parco possono altresì promuovere i patti

territoriali di cui all'articolo 2, comma 203, della legge 23 dicembre 1996, n. 662.

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Art. 2

Classificazione delle aree naturali protette

(introdotto dall'art. 2, comma 22, della legge 9 dicembre 1998, n. 426 e integrato

dalla legge 14 luglio 2003, n. 161)

I parchi nazionali sono costituiti da aree terrestri, fluviali, lacuali o marine che

contengono uno o più ecosistemi intatti o anche parzialmente alterati da

interventi antropici, una o più formazioni fisiche, geologiche, geomorfologiche,

biologiche, di rilievo internazionale o nazionale per valori naturalistici, scientifici,

estetici, culturali, educativi e ricreativi tali da richiedere l'intervento dello Stato ai fini

della loro conservazione per le generazioni presenti e future.

I parchi naturali regionali sono costituiti da aree terrestri, fluviali, lacuali ed

eventualmente da tratti di mare prospicienti la costa, di valore naturalistico e

ambientale, che costituiscono, nell'ambito di una o più regioni limitrofe, un sistema

omogeneo individuato dagli assetti naturali dei luoghi, dai valori paesaggistici ed

artistici e dalle tradizioni culturali delle popolazioni locali.

Le riserve naturali sono costituite da aree terrestri, fluviali, lacuali o marine che

contengono una o più specie naturalisticamente rilevanti della flora e della fauna,

ovvero presentino uno o più ecosistemi importanti per le diversità biologiche o per la

conservazione delle risorse genetiche. Le riserve naturali possono essere statali

o regionali in base alla rilevanza degli interessi in esse rappresentati.

Con riferimento all'ambiente marino, si distinguono le aree protette come definite

ai sensi del protocollo di Ginevra relativo alle aree del Mediterraneo particolarmente

protette di cui alla legge 5 marzo 1985, n. 127, e quelle definite ai sensi della legge

31 dicembre 1982, n. 979.

I limiti geografici delle aree protette marine entro i quali è vietata la

navigazione senza la prescritta autorizzazione sono definiti secondo le indicazioni

dell'Istituto idrografico della Marina e individuati sul territorio con mezzi e strumenti

di segnalazione conformi alla normativa emanata dall'Association Internationale de

Signalisation Maritime-International Association of Marine Aids to Navigation and

Lighthouse Authorities (AISM-IALA). Art. 3

Comitato per le aree naturali protette e Consulta tecnica per le

aree naturali protette

È istituito il Comitato per le aree naturali protette, di seguito denominato “Comitato”,

costituito dai Ministri dell'ambiente, che lo presiede, (Ministero per le politiche

agricole, Ministero dei trasporti e della navigazione e, Ministero dell'ambiente), dei

lavori pubblici e dell'università e della ricerca scientifica e tecnologica o da

sottosegretari delegati e da 6 presidenti di regione o provincia autonoma o assessori

delegati, designati, per un triennio, dalla Conferenza permanente per i rapporti tra lo

Stato, le regioni e le province autonome di Trento e di Bolzano.

Alle riunioni del Comitato partecipano, con voto consultivo, i presidenti o gli assessori

delegati, delle regioni nel cui territorio ricade l'area protetta, ove non rappresentate.

Alla costituzione del Comitato provvede il Ministro dell'ambiente con proprio decreto.

Il Comitato identifica, sulla base della Carta della natura (legge 18 maggio 1989,

n. 183) di cui al comma 3, le linee fondamentali dell'assetto del territorio con

riferimento ai valori naturali ed ambientali, che sono adottate con decreto del

Presidente del Consiglio dei ministri, su proposta del Ministro dell'ambiente, previa

deliberazione del Comitato. Filizzola

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Il Comitato svolge i seguenti compiti:

a) integra la classificazione delle aree protette, sentita la Consulta di cui al

comma 7;

b) adotta il programma per le aree naturali protette di rilievo internazionale e

nazionale di cui all'articolo 4, sentita la Consulta di cui al comma 7 del

presente articolo, nonché le relative direttive per l'attuazione e le modifiche

che si rendano necessarie;

c) approva l'elenco ufficiale delle aree naturali protette.

Il Ministro dell'ambiente convoca il Comitato almeno due volte l'anno, provvede

all'attuazione delle deliberazioni adottate e riferisce sulla loro esecuzione.

E' istituita la Consulta tecnica per le aree naturali protette, di seguito

denominata “Consulta”, costituita da nove esperti particolarmente qualificati per

l'attività e per gli studi realizzati in materia di conservazione della natura, nominati,

per un quinquennio, dal Ministro dell'ambiente, di cui tre scelti in una rosa di nomi

presentata dalle associazioni di protezione ambientale presenti nel Consiglio

nazionale per l'ambiente (CAI, Italia Nostra, Legambiente), tre scelti, ciascuno, sulla

base di rose di nomi rispettivamente presentate dall'Accademia nazionale dei Lincei

(Massimi esponenti accademici), dalla Società botanica italiana e dall'Unione

zoologica italiana, uno designato dal Consiglio nazionale delle ricerche e due scelti in

una rosa di nomi proposta dai presidenti dei parchi nazionali e regionali.

Art. 4

Programma triennale per le aree naturali protette

Il programma triennale per le aree naturali protette, di seguito denominato

“programma”, sulla base delle linee fondamentali di cui all'articolo 3, comma 2, dei

dati della Carta della natura e delle disponibilità finanziarie previste dalla legge

dello Stato specifica i territori che formano oggetto del sistema delle aree naturali

protette di interesse internazionale, nazionale e regionale quali individuate nelle

vigenti disposizioni di legge, statali e regionali, operando la necessaria delimitazione

dei confini;

Le proposte per l'istituzione di nuove aree naturali protette o per

l'ampliamento di aree naturali protette esistenti possono essere altresì presentate al

Comitato, tramite il Ministro dell'ambiente, dalle associazioni di protezione

ambientale individuate ai sensi dell'articolo 13 della legge 8 luglio 1986, n. 349,

ovvero da cinquemila cittadini iscritti nelle liste elettorali.

Art. 6

Misure di salvaguardia

Sono vietati fuori dei centri edificati e, per gravi motivi di salvaguardia ambientale,

con provvedimento motivato, anche nei centri edificati, l'esecuzione di nuove

costruzioni e la trasformazione di quelle esistenti, qualsiasi mutamento

dell'utilizzazione dei terreni con destinazione diversa da quella agricola e quant'altro

possa incidere sulla morfologia del territorio, sugli equilibri ecologici, idraulici ed

idrogeotermici e sulle finalità istitutive dell'area protetta.

Resta ferma la possibilità di realizzare interventi di manutenzione ordinaria e

straordinaria, dandone comunicazione al Ministro dell'ambiente e alla regione

interessata.

L'inosservanza delle disposizioni comporta la eventuale ricostituzione delle specie

vegetali ed animali danneggiate a spese dell'inadempiente avvalendosi del Corpo

forestale dello Stato o del nucleo operativo ecologico.

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Art. 7

Misure di incentivazione

(integrato dall'art. 2, comma 8, della legge 9 dicembre 1998, n. 426)

Ai comuni ed alle province il cui territorio è compreso, in tutto o in parte, entro i

confini di un parco nazionale o regionale è attribuita priorità nella concessione di

finanziamenti dell'Unione europea, statali e regionali richiesti per la realizzazione,

sul territorio compreso entro i confini del parco stesso, dei seguenti interventi,

impianti ed opere previsti nel piano per il parco di cui, rispettivamente, agli articoli

12 e 25:

a) restauro dei centri storici ed edifici di particolare valore storico e culturale;

b) recupero dei nuclei abitati rurali;

c) opere igieniche ed idropotabili e di risanamento dell'acqua, dell'aria e del

suolo;

d) opere di conservazione e di restauro ambientale del territorio, ivi comprese

le attività agricole e forestali;

e) attività culturali nei campi di interesse del parco;

f) agriturismo;

g) attività sportive compatibili;

h) strutture per la utilizzazione di fonti energetiche a basso impatto

ambientale quali il metano e altri gas combustibili nonché interventi volti a

favorire l'uso di energie rinnovabili.

Il medesimo ordine di priorità è attribuito ai privati, singoli od associati, che

intendano realizzare iniziative produttive o di servizio compatibili con le finalità

istitutive del parco nazionale o naturale regionale.

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Titolo II

AREE NATURALI PROTETTE NAZIONALI

Art. 8

Istituzione delle aree naturali protette nazionali

I parchi nazionali individuati e delimitati secondo le modalità di cui all'articolo 4

sono istituiti in via definitiva con decreto del Presidente della Repubblica, su

proposta del Ministro dell'ambiente, sentita la regione.

Le riserve naturali statali, individuate secondo le modalità di cui all'articolo 4,

sono istituite con decreto del Ministro dell'ambiente, sentita la regione.

Art. 9

Ente parco

(integrato e modificato dall'art. 2, commi 24 e 25,

della legge 9 dicembre 1998, n. 426)

L'Ente parco ha personalità di diritto pubblico, sede legale e amministrativa nel

territorio del parco ed è sottoposto alla vigilanza del Ministro dell'ambiente.

Sono organi dell'Ente:

a) il Presidente;

b) il Consiglio direttivo;

c) la Giunta esecutiva;

d) il Collegio dei revisori dei conti;

e) la Comunità del parco.

Il Presidente è nominato con decreto del Ministro dell'ambiente, ha la legale

rappresentanza dell'Ente parco, ne coordina l'attività, esplica le funzioni che gli sono

delegate dal Consiglio direttivo, adotta i provvedimenti urgenti ed indifferibili che

sottopone alla ratifica del Consiglio direttivo nella seduta successiva.

Il Consiglio direttivo è formato dal Presidente e da 12 componenti, nominati con

decreto del Ministro dell'ambiente, sentite le regioni interessate, scelti tra persone

particolarmente qualificate per le attività in materia di conservazione della natura o

tra i rappresentanti della Comunità del parco di cui all'articolo 10, secondo le

seguenti modalità:

5, su designazione della Comunità del parco, con voto limitato;

2, su designazione delle associazioni di protezione ambientale individuate ai

sensi dell'articolo 13 della legge 8 luglio 1986, n. 349, scelti tra esperti in

materia naturalistico-ambientale;

2, su designazione dell'Accademia nazionale dei Lincei, della Società botanica

italiana, dell'Unione zoologica italiana, del Consiglio nazionale delle ricerche e

delle Università degli studi con sede nelle province nei cui territori ricade il

parco; in caso di designazione di un numero superiore a due la scelta tra i

soggetti indicati è effettuata dal Ministro dell'ambiente;

1, su designazione del Ministero per le politiche agricole;

2, su designazione del Ministro dell'ambiente.

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Qualora siano designati membri dalla Comunità del parco sindaci di un comune

oppure presidenti di una comunità montana, di una provincia o di una regione

presenti nella Comunità del parco, la cessazione dalla carica di Sindaco o Presidente

a qualsiasi titolo comporta la decadenza immediata dall'incarico di membro del

consiglio direttivo dell’Ente Parco e il conseguente rinnovo della designazione.

La stessa norma si applica nei confronti degli assessori e di consiglieri degli stessi

enti.

Il Consiglio direttivo elegge al proprio interno un vice presidente scelto tra i

membri designati dalla Comunità del parco ed una giunta esecutiva formata da 5

componenti, compreso il Presidente, secondo le modalità e con le funzioni stabilite

nello statuto dell'Ente parco.

Lo statuto dell'Ente definisce in ogni caso l'organizzazione interna, le modalità di

partecipazione popolare, le forme di pubblicità degli atti.

Il Collegio dei revisori dei conti esercita il riscontro contabile sugli atti dell'Ente

parco secondo le norme di contabilità dello Stato e sulla base dei regolamenti di

contabilità dell'Ente parco, approvati dal Ministro del tesoro di concerto con il

Ministro dell'ambiente. Il Collegio dei revisori dei conti è nominato con decreto del

Ministro del tesoro ed è formato da tre componenti scelti tra funzionari della

Ragioneria generale dello Stato ovvero tra iscritti nel ruolo dei revisori ufficiali dei

conti. Essi sono designati: 2 dal Ministro del tesoro, di cui uno in qualità di

Presidente del Collegio; 1 dalla regione o, d'intesa, dalle regioni interessate.

Il direttore del parco è nominato, con decreto, dal Ministro dell'ambiente, scelto in

una rosa di 3 candidati proposti dal consiglio direttivo tra soggetti iscritti ad un albo

di idonei all'esercizio dell'attività di direttore di parco istituito presso il Ministero

dell'ambiente, al quale si accede mediante procedura concorsuale per titoli.

Il presidente del parco provvede a stipulare con il direttore nominato un apposito

contratto di diritto privato per una durata non superiore a 5 anni.

Gli organi dell'Ente parco durano in carica 5 anni.

Per le finalità di cui alla presente legge è consentito l'impiego di personale tecnico e

di manodopera con contratti a tempo determinato ed indeterminato ai sensi dei

contratti collettivi di lavoro vigenti per il settore agricolo-forestale.

Il Consiglio direttivo può nominare appositi comitati di consulenza o avvalersi di

consulenti per problemi specifici nei settori di attività dell'Ente parco.

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Art. 10

Comunità del parco

(integrato dall'art. 2, comma 27, della legge 9 dicembre 1998, n. 426)

La Comunità del parco è costituita dai presidenti delle regioni e delle province,

dai sindaci dei comuni e dai presidenti delle comunità montane nei cui territori

sono ricomprese le aree del parco.

La Comunità del parco è organo consultivo e propositivo dell'Ente parco.

In particolare, il suo parere è obbligatorio:

a) sul regolamento del parco di cui all'articolo 11;

b) sul piano per il parco di cui all'articolo 12;

c) su altre questioni, a richiesta di un terzo dei componenti del Consiglio

direttivo;

d) sul bilancio e sul conto consuntivo;

d-bis) sullo statuto dell'Ente parco.

La Comunità del parco elegge al suo interno un Presidente e un Vice Presidente.

E' convocata dal Presidente almeno due volte l'anno e quando venga richiesto dal

Presidente dell'Ente parco o da un terzo dei suoi componenti.

Art. 11

Regolamento del parco

(integrato dall'art. 2, comma 28, lett. a) e b), della legge 9 dicembre 1998, n. 426)

Il regolamento del parco disciplina l'esercizio delle attività consentite entro il

territorio del parco ed è adottato dall'Ente parco, anche contestualmente

all'approvazione del piano per il parco di cui all'articolo 12 e comunque non oltre sei

mesi dall'approvazione del medesimo.

Allo scopo di garantire il perseguimento delle finalità e il rispetto delle caratteristiche

naturali, paesistiche, antropologiche, storiche e culturali locali proprie di ogni parco,

il regolamento del parco disciplina in particolare:

a) la tipologia e le modalità di costruzione di opere e manufatti;

b) lo svolgimento delle attività artigianali, commerciali, di servizio e agro-

silvo-pastorali;

c) il soggiorno e la circolazione del pubblico con qualsiasi mezzo di trasporto;

d) lo svolgimento di attività sportive, ricreative ed educative

(Educare = Ex lucere: TIRAR FUORI le migliori capacità di una persona)

e) lo svolgimento di attività di ricerca scientifica e biosanitaria;

f) i limiti alle emissioni sonore, luminose o di altro genere, nell'ambito della

legislazione in materia;

g) lo svolgimento delle attività da affidare a interventi di occupazione

giovanile, di volontariato, con particolare riferimento alle comunità

terapeutiche, e al servizio civile alternativo;

h) l'accessibilità nel territorio del parco attraverso percorsi e strutture idonee

per disabili, portatori di handicap e anziani.

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Il regolamento del parco valorizza inoltre gli usi, i costumi, le consuetudini

e le attività tradizionali delle popolazioni residenti sul territorio, nonché le

espressioni culturali proprie e caratteristiche dell'identità delle comunità locali e ne

prevede la tutela anche mediante disposizioni che autorizzino l'esercizio di attività

particolari collegate agli usi, ai costumi e alle consuetudini suddette, fatte salve le

norme in materia di divieto di attività venatoria previste dal presente articolo.

Nei parchi sono vietate le attività e le opere che possono compromettere la

salvaguardia del paesaggio e degli ambienti naturali tutelati con particolare riguardo

alla flora e alla fauna protette e ai rispettivi habitat.

In particolare sono vietati:

a) la cattura, l'uccisione, il danneggiamento, il disturbo delle specie animali;

la raccolta e il danneggiamento delle specie vegetali, salvo nei territori in cui

sono consentite le attività agro-silvo-pastorali, nonché l'introduzione di specie

estranee, vegetali o animali, che possano alterare l'equilibrio naturale;

b) l'apertura e l'esercizio di cave, di miniere e di discariche, nonché

l'asportazione di minerali;

c) la modificazione del regime delle acque;

d) lo svolgimento di attività pubblicitarie al di fuori dei centri urbani, non

autorizzate dall'Ente parco;

e) l'introduzione e l'impiego di qualsiasi mezzo di distruzione o di alterazione

dei cicli biogeochimici;

f) l'introduzione, da parte di privati, di armi, esplosivi e qualsiasi mezzo

distruttivo o di cattura, se non autorizzati;

g) l'uso di fuochi all'aperto;

h) il sorvolo di velivoli non autorizzato, salvo quanto definito dalle leggi sulla

disciplina del volo.

Il regolamento del parco è approvato dal Ministro dell'ambiente, previo

parere degli enti locali interessati, da esprimersi entro quaranta giorni dalla richiesta,

il regolamento acquista efficacia novanta giorni dopo la sua pubblicazione nella

Gazzetta Ufficiale della Repubblica italiana.

Entro tale termine i comuni sono tenuti ad adeguare alle sue previsioni i propri

regolamenti. Decorso inutilmente il predetto termine le disposizioni del

regolamento del parco prevalgono su quelle del comune, che è tenuto alla loro

applicazione. Filizzola

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Art. 12

Piano per il parco

(integrato e modificato dall'art. 2, comma 30, della legge 9 dicembre 1998, n. 426)

La tutela dei valori naturali ed ambientali nonché storici, culturali, antropologici

tradizionali, affidata all'Ente parco è perseguita attraverso lo strumento del piano per

il parco, di seguito denominato “piano”, che deve, in particolare, disciplinare i

seguenti contenuti:

a) organizzazione generale del territorio e sua articolazione in aree o

parti caratterizzate da forme differenziate di uso, godimento e tutela;

b) vincoli, destinazioni di uso pubblico o privato e norme di attuazione

relative con riferimento alle varie aree o parti del piano;

c) sistemi di accessibilità veicolare e pedonale con particolare riguardo ai

percorsi, accessi e strutture riservati ai disabili, ai portatori di handicap e agli

anziani;

d) sistemi di attrezzature e servizi per la gestione e la funzione sociale del

parco, musei, centri di visite, uffici informativi, aree di campeggio, attività

agro-turistiche;

e) indirizzi e criteri per gli interventi sulla flora, sulla fauna e sull'ambiente

naturale in genere.

Il piano suddivide il territorio in base al diverso grado di protezione,

prevedendo:

a) RISERVE INTEGRALI nelle quali l'ambiente naturale è conservato nella sua

integrità;

b) RISERVE GENERALI ORIENTATE, nelle quali è vietato costruire nuove opere

edilizie, ampliare le costruzioni esistenti, eseguire opere di trasformazione del

territorio.

Possono essere tuttavia consentite le utilizzazioni produttive tradizionali, la

realizzazione delle infrastrutture strettamente necessarie, nonché interventi di

gestione delle risorse naturali a cura dell'Ente parco.

Sono altresì ammesse opere di manutenzione delle opere esistenti.

c) AREE DI PROTEZIONE nelle quali, in armonia con le finalità istitutive ed in

conformità ai criteri generali fissati dall'Ente parco, possono continuare,

secondo gli usi tradizionali ovvero secondo metodi di agricoltura biologica, le

attività agro-silvo-pastorali nonché di pesca e raccolta di prodotti naturali, ed

è incoraggiata anche la produzione artigianale di qualità.

d) AREE DI PROMOZIONE ECONOMICA e sociale facenti parte del medesimo

ecosistema, più estesamente modificate dai processi di antropizzazione, nelle

quali sono consentite attività compatibili con le finalità istitutive del parco e

finalizzate al miglioramento della vita socio-culturale delle collettività locali e al

miglior godimento del parco da parte dei visitatori.

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Il piano è predisposto dall'Ente parco entro 18 mesi dalla costituzione dei

suoi organi, in base ai criteri ed alle finalità della presente legge.

La Comunità del parco partecipa alla definizione dei criteri riguardanti la

predisposizione del piano del parco indicati dal consiglio direttivo del parco ed

esprime il proprio parere sul piano stesso. Il piano, approvato dal consiglio direttivo,

è adottato dalla regione entro novanta giorni dal suo inoltro da parte dell'Ente parco.

Il piano adottato è depositato per 40 giorni presso le sedi dei comuni, delle comunità

montane e delle regioni interessate; chiunque può prenderne visione ed

estrarne copia.

Entro i successivi 40 giorni chiunque può presentare osservazioni scritte, sulle quali

l'Ente parco esprime il proprio parere entro 30 giorni.

Entro 120 giorni dal ricevimento di tale parere la regione si pronuncia sulle

osservazioni presentate e, d'intesa con l'Ente parco, anche con i comuni interessati

emana il provvedimento d'approvazione.

Qualora il piano non venga approvato entro 24 mesi dalla istituzione dell'Ente parco,

alla regione si sostituisce un comitato misto costituito da rappresentanti del Ministero

dell'ambiente, il quale esperisce i tentativi necessari per il raggiungimento di dette

intese.

Il piano è modificato con la stessa procedura necessaria alla sua approvazione ed è

aggiornato con identica modalità almeno ogni 10 anni.

Art. 13

Nulla osta

Il rilascio di concessioni o autorizzazioni relative ad interventi, impianti ed

opere all'interno del parco è sottoposto al preventivo nulla osta dell'Ente parco.

Il nulla osta verifica la conformità tra le disposizioni del piano e del regolamento e

l'intervento ed è reso entro sessanta giorni dalla richiesta.

Decorso inutilmente tale termine il nulla osta si intende rilasciato.

Il rifiuto, che è immediatamente impugnabile, è affisso contemporaneamente all'albo

del comune interessato e all'albo dell'Ente parco e l'affissione ha la durata di sette

giorni. Art. 14

Iniziative per la promozione economica e sociale

(modificato dall'art. 2, comma 31, della legge 9 dicembre 1998, n. 426)

Nel rispetto delle finalità del parco, dei vincoli stabiliti dal piano e dal regolamento

del parco, la Comunità del parco promuove le iniziative atte a favorire lo

sviluppo economico e sociale delle collettività eventualmente residenti all'interno del

parco e nei territori adiacenti.

A tal fine la Comunità del parco, avvia contestualmente all'elaborazione del piano del

parco un piano pluriennale economico e sociale per la promozione delle

attività compatibili, individuando i soggetti chiamati alla realizzazione degli

interventi previsti eventualmente anche attraverso accordi di programma.

Il piano pluriennale economico può prevedere in particolare:

- La concessione di sovvenzioni a privati ed enti locali;

- La predisposizione di attrezzature, impianti di depurazione e per il risparmio

energetico, servizi ed impianti di carattere turistico-naturalistico da gestire in proprio

o da concedere in gestione a terzi sulla base di atti di concessione alla stregua di

specifiche convenzioni; Filizzola

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- L'agevolazione o la promozione, anche in forma cooperativa, di attività tradizionali

artigianali, agro-silvo-pastorali, culturali, servizi sociali e biblioteche, restauro, anche

di beni naturali, e ogni altra iniziativa atta a favorire, nel rispetto delle esigenze di

conservazione del parco, lo sviluppo del turismo e delle attività locali connesse.

Una quota parte di tali attività deve consistere in interventi diretti a favorire

l'occupazione giovanile ed il volontariato, nonché l'accessibilità e la fruizione, in

particolare per i portatori di handicap.

Per queste finalità, l'Ente parco può concedere a mezzo di specifiche convenzioni

l'uso del proprio nome e del proprio emblema a servizi e prodotti locali che

presentino requisiti di qualità e che soddisfino le finalità del parco.

L'Ente parco organizza, d'intesa con la regione o le regioni interessate, speciali corsi

di formazione al termine dei quali rilascia il titolo ufficiale ed esclusivo di guida del

parco. Art. 15

Acquisti, espropriazioni ed indennizzi

L'Ente parco, può prendere in locazione immobili compresi nel parco o acquisirli,

anche mediante espropriazione o esercizio del diritto di prelazione secondo le norme

generali vigenti.

I vincoli derivanti dal piano delle attività agro-silvo-pastorali possono

essere indennizzati sulla base di principi equitativi. I vincoli, temporanei o parziali,

relativi ad attività già ritenute compatibili, possono dar luogo a compensi ed

indennizzi, che tengano conto dei vantaggi e degli svantaggi derivanti dall'attività del

parco.

L'Ente parco è tenuto a indennizzare i danni provocati dalla fauna selvatica

del parco.

L'Ente parco provvede ad istituire nel proprio bilancio un apposito capitolo, con

dotazione adeguata al prevedibile fabbisogno, per il pagamento di indennizzi e

risarcimenti, formulando un apposito programma, con opportune priorità.

Art. 16

Entrate dell'Ente parco ed agevolazioni fiscali

Costituiscono entrate dell'Ente parco da destinare al conseguimento dei fini istitutivi:

a) i contributi ordinari e straordinari dello Stato;

b) i contributi delle regioni e degli enti pubblici;

c) i contributi ed i finanziamenti a specifici progetti;

d) i lasciti, le donazioni e le erogazioni liberali in denaro.

e) gli eventuali redditi patrimoniali;

f) i canoni delle concessioni previste dalla legge, i proventi dei diritti

d'ingresso e di privativa e le altre entrate derivanti dai servizi resi;

g) i proventi delle attività commerciali e promozionali;

h) i proventi delle sanzioni derivanti da inosservanza delle norme

regolamentari;

i) ogni altro provento acquisito in relazione all'attività dell'Ente parco.

Le attività di cessione di materiale divulgativo, educativo e propagandistico di

prodotti ecologici, nonché le prestazioni di servizi esercitate direttamente dall'Ente

parco, non sono sottoposte alla normativa per la disciplina del commercio.

L'Ente parco ha l'obbligo di pareggio del bilancio.

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Art. 17

Riserve naturali statali

Il decreto istitutivo delle riserve naturali statali, di cui all'articolo 8, comma 2, oltre a

determinare i confini della riserva ed il relativo organismo di gestione, ne precisa le

caratteristiche principali, le finalità istitutive ed i vincoli principali, stabilendo altresì

indicazioni e criteri specifici cui devono conformarsi il piano di gestione della riserva

ed il relativo regolamento attuativo.

Il piano di gestione della riserva ed il relativo regolamento attuativo sono adottati dal

Ministro dell'ambiente entro i termini stabiliti dal decreto istitutivo della riserva

stessa, sentite le regioni.

Sono vietati in particolare:

a) ogni forma di discarica di rifiuti solidi e liquidi;

b) l'accesso nelle riserve naturali integrali a persone non autorizzate, salvo le

modalità stabilite dagli organi responsabili della gestione della riserva.

Art. 19

Gestione delle aree protette marine

Nelle aree protette marine sono vietate le attività che possono compromettere la

tutela delle caratteristiche dell'ambiente oggetto della protezione e delle finalità

istitutive dell'area. In particolare sono vietati:

a) la cattura, la raccolta e il danneggiamento delle specie animali e vegetali

nonché l'asportazione di minerali e di reperti archeologici;

b) l'alterazione dell'ambiente geofisico e delle caratteristiche chimiche e

idrobiologiche delle acque;

c) lo svolgimento di attività pubblicitarie;

d) l'introduzione di armi, esplosivi e ogni altro mezzo distruttivo e di cattura;

e) la navigazione a motore;

f) ogni forma di discarica di rifiuti solidi e liquidi.

La sorveglianza nelle aree protette marine è esercitata dalle Capitanerie di

porto, nonché dalle polizie degli enti locali delegati nella gestione delle medesime

aree protette. Filizzola

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Art. 21

Vigilanza e sorveglianza

(integrato dall'art. 2, comma 32, della legge 9 dicembre 1998, n. 426)

La sorveglianza sui territori delle aree naturali protette di rilievo internazionale e

nazionale è esercitata dal Corpo forestale dello Stato senza variazioni alla

attuale pianta organica dello stesso.

Il decreto determina altresì sistemi e le modalità di reclutamento e di ripartizione su

base regionale, nonché di formazione professionale del personale forestale di

sorveglianza (CTA Coordinamento Territoriale per l’Ambiente).

I parchi nazionali sono proprietà dei governi nazionali e federali, ma possono essere

gestiti anche da enti statali, come avviene per i parchi regionali italiani, da privati o

da associazioni di volontari. UNESCO

In quest'ambito sono importanti gli interventi di organizzazioni quali l' ,

UNEP FAO

l' (United Nations Environment Programme) e la , che sostengono anche

finanziariamente i parchi nazionali e le riserve naturali. L'UNESCO ne ha nominati

molti parte del patrimonio mondiale. Titolo III

AREE NATURALI PROTETTE REGIONALI

Art. 22

Norme quadro

(integrato dall'art. 2, comma 33, della legge 9 dicembre 1998, n. 426)

Costituiscono principi fondamentali per la disciplina delle aree naturali protette

regionali:

a) la partecipazione delle province, delle comunità montane e dei comuni al

procedimento di istituzione dell'area protetta, attraverso conferenze per la

redazione di un documento di indirizzo relativo all'analisi territoriale dell'area

da destinare a protezione, alla perimetrazione provvisoria, all'individuazione

degli obiettivi da perseguire, alla valutazione degli effetti dell'istituzione

dell'area protetta sul territorio;

b) la pubblicità degli atti relativi all'istituzione dell'area protetta e alla

definizione del piano per il parco di cui all'articolo 25;

c) la partecipazione degli enti locali interessati alla gestione dell'area protetta;

d) l'adozione, secondo criteri stabiliti con legge regionale in conformità ai

principi di cui all'articolo 11, di regolamenti delle aree protette;

Le regioni istituiscono parchi naturali regionali e riserve naturali regionali

utilizzando soprattutto i demani e i patrimoni forestali regionali, provinciali,

comunali e di enti pubblici, al fine di un utilizzo razionale del territorio e per

attività compatibili con la speciale destinazione dell'area.

Non si possono istituire aree protette regionali nel territorio di un parco nazionale o

di una riserva naturale statale.

Nei parchi naturali regionali e nelle riserve naturali regionali l'attività venatoria è

vietata, salvo eventuali prelievi faunistici ed abbattimenti selettivi necessari per

ricomporre squilibri ecologici. Detti prelievi ed abbattimenti devono avvenire in

conformità al regolamento del parco ed essere attuati dal personale autorizzato

scelto con preferenza tra cacciatori residenti nel territorio del parco, previ opportuni

corsi di formazione a cura dello stesso Ente.

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Art. 23

Parchi naturali regionali

La legge regionale istitutiva del parco naturale regionale, tenuto conto del

documento di indirizzo di cui all'articolo 22, definisce la perimetrazione provvisoria e

le misure di salvaguardia, individua il soggetto per la gestione del parco e indica gli

elementi del piano per il parco, di cui all'articolo 25, nonché i principi del

regolamento del parco. Art. 27

Vigilanza e sorveglianza

La vigilanza sulla gestione delle aree naturali protette regionali è esercitata dalla

regione. Il Corpo forestale dello Stato ha facoltà di stipulare specifiche convenzioni

con le regioni per la sorveglianza dei territori delle aree naturali protette regionali.

Art. 28

Leggi regionali

Entro dodici mesi dalla data di entrata in vigore della presente legge le regioni

adeguano la loro legislazione alle disposizioni contenute nel presente titolo.

Titolo IV

DISPOSIZIONI FINALI E TRANSITORIE

Art. 30

Sanzioni

(Articolo integrato dalla legge 14 luglio 2003, n. 161)

Chiunque viola le disposizioni di cui agli articoli 6 e 13 è punito con l'arresto fino

a 12 mesi e con l'ammenda da 100 euro a 25.000 euro.

Chiunque viola le disposizioni di cui agli articoli 11, comma 3, e 19, comma 3, è

punito con l'arresto fino a 6 mesi o con l'ammenda da 100 euro a 12.500 euro.

Le pene sono raddoppiate in caso di recidiva.

Qualora l'area protetta marina non sia segnalata con i mezzi e gli strumenti,

chiunque, al comando o alla conduzione di un'unità da diporto, che comunque non

sia a conoscenza dei vincoli relativi a tale area, violi il divieto di navigazione a

motore è soggetto alla sanzione amministrativa del pagamento di una somma da 25

euro e 500 euro.

In caso di violazioni costituenti ipotesi di reati perseguiti ai sensi degli articoli 733 e

734 del codice penale può essere disposto dal giudice o, in caso di flagranza, per

evitare l'aggravamento o la continuazione del reato, dagli addetti alla sorveglianza

dell'area protetta, il sequestro di quanto adoperato per commettere gli illeciti ad essi

relativi. Il responsabile è tenuto a provvedere alla riduzione in pristino

dell'area danneggiata, ove possibile, e comunque è tenuto al risarcimento del

danno.

In ogni caso trovano applicazione le norme dell'articolo 18 della legge 8 luglio 1986,

n. 349, sul diritto al risarcimento del danno ambientale da parte dell'organismo di

gestione dell'area protetta. Filizzola

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Art. 32

Aree contigue

Le regioni, d'intesa con gli organismi di gestione delle aree naturali protette e con gli

enti locali interessati, stabiliscono piani e programmi e le eventuali misure di

disciplina della caccia, della pesca, delle attività estrattive e per la tutela

dell'ambiente, relativi alle aree contigue alle aree protette, ove occorra intervenire

per assicurare la conservazione dei valori delle aree protette stesse.

I confini delle aree contigue sono determinati dalle regioni sul cui territorio si trova

l'area naturale protetta, d'intesa con l'organismo di gestione dell'area protetta.

L'organismo di gestione dell'area naturale protetta, per esigenze connesse alla

conservazione del patrimonio faunistico dell'area stessa, può disporre, per particolari

specie di animali, divieti riguardanti le modalità ed i tempi della caccia.

Art. 34

Istituzione di parchi e aree di reperimento

(modificato dall'art. 4, comma 3, della legge 8 ottobre 1997, n. 344)

Sono istituiti i seguenti parchi nazionali:

a) Cilento e Vallo di Diano (Cervati, Gelbison, Alburni, Monte Stella e Monte

Bulgheria);

b) Gargano;

c) Gran Sasso e Monti della Laga;

d) Maiella;

e) Val Grande;

f) Vesuvio.

E' istituito, d'intesa con la regione Sardegna il Parco nazionale del Golfo di Orosei,

e del Gennargentu.

Il primo programma, tenuto conto delle disponibilità finanziarie esistenti, considera

come prioritarie aree di reperimento le seguenti:

a) Alpi apuane e Appennino tosco-emiliano;

b) Etna;

c) Monte Bianco;

d) Picentino (Monti Terminio e Cervialto);

e) Tarvisiano;

f) Appennino lucano, Val d'Agri e Lagonegrese (Monti Arioso, Volturino,

Viggiano, Sirino e Raparo);

g) Partenio;

h) Parco-museo delle miniere dell'Amiata;

i) Alpi Marittime (comprensorio del massiccio del Marguareis);

l) Alta Murgia;

l-bis) Costa teatina. Filizzola

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Art. 36

Aree marine di reperimento

(modificato dall'art. 4, comma 4, della legge 8 ottobre 1997, n. 344 e integrato

dall'art. 2, comma 10, della legge 9 dicembre 1998, n. 426)

Sulla base delle indicazioni programmatiche di cui all'articolo 4, possono essere

istituiti parchi marini o riserve marine, oltre che nelle aree di cui all'articolo 26 della

legge 31 dicembre 1982, n. 979, nelle seguenti aree:

a) Isola di Gallinara;

b) Monti dell'Uccellina - Formiche di Grosseto - Foce dell'Ombrone -

Talamone;

c) Secche di Torpaterno;

d) Penisola della Campanella - Isola di Capri;

e) Costa degli Infreschi;

f) Costa di Maratea;

g) Penisola Salentina (Grotte Zinzulusa e Romanelli);

h) Costa del Monte Conero;

i) Isola di Pantelleria;

l) Promontorio Monte Cofano - Golfo di Custonaci;

m) Acicastello - Le Grotte;

n) Arcipelago della Maddalena (isole ed isolotti compresi nel territorio del

comune della Maddalena);

o) Capo Spartivento - Capo Teulada;

p) Capo Testa - Punta Falcone;

q) Santa Maria di Castellabate;

r) Monte di Scauri;

s) Monte a Capo Gallo - Isola di Fuori o delle Femmine;

t) Parco marino del Piceno;

u) Isole di Ischia, Vivara e Procida, area marina protetta integrata denominata

“regno di Nettuno”;

v) Isola di Bergeggi;

z) Stagnone di Marsala;

aa) Capo Passero;

bb) Pantani di Vindicari;

cc) Isola di San Pietro;

dd) Isola dell'Asinara;

ee) Capo Carbonara;

ee-bis) Parco marino "Torre del Cerrano";

ee-ter) Alto Tirreno-Mar Ligure "Santuario dei cetacei".

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ZONIZZAZIONE DEL TERRITORIO

La legge quadro pone l'obiettivo di coniugare le esigenze di conservazione e

salvaguardia del patrimonio naturale con gli interessi delle popolazioni locali

attraverso l'avvio di forme di sviluppo sostenibile all'interno dell'area protetta.

La tutela dei valori naturali e ambientali, che la Legge affida all'Ente Parco, è

perseguita attraverso lo strumento del piano per il parco (Art. 12), che suddivide il

territorio in funzione del diverso grado di protezione.

Il territorio del Parco è dunque articolato “in aree o parti caratterizzate da forme

differenziate di uso, godimento e tutela”.

La zonizzazione del parco prevede quindi:

RISERVE INTEGRALI (Max grado di protezione)

È un territorio conservato nella sua integrità, dove Biotopo e Biocenosi sono

autonomi dal punto di vista energetico.

Le dimensioni di questo territorio dipendono dalle caratteristiche delle specie presenti

all’interno (Tenendo conto del pool genetico e della variabilità genetica di ogni

specie).

L’area non deve essere mai recintata, ma solo segnalata da cartelli segnaletici (Per

garantire la circolazione delle specie animali protette e dell’energia).

Vi si accede soltanto per motivi di studio e solo dopo aver ricevuto adeguato

permesso dall’ente parco.

Comporta un controllo, spese economiche e decisioni politiche.

RISERVE GENERALI ORIENTATE

Sono aree indirizzate ad un obbiettivo ben preciso (associazione Fagus-Abies,

conservazione di boschi di Abete bianco e Faggio con relativa attività selvicolturale).

È un territorio in cui è vietato costruire o ampliare le costruzioni esistenti, ammesse

solo opere di manutenzione delle strutture esistenti.

Sono consentite solo le utilizzazioni produttive tradizionali (Creare norme compatibili

tra produzioni tradizionali e l’evoluzione delle cure colturali, per es., zona in cui la

produzione tradizionale è il grano, bisogna permettere l’uso di mezzi motorizzati

come trattore e mietitrebbia, altrimenti non converrebbe a nessuno produrre come si

faceva 50 anni fa).

Gli interventi di gestione delle risorse naturali sono curati dall’ente parco.

AREE DI PROTEZIONE

In questi territori si possono continuare le attività selvi-pastorali e gli usi tradizionali

di pesca e raccolta di prodotti del bosco in armonia con le finalità e i criteri generali

fissati dall’ente parco.

AREE DI PROMOZIONE ECONOMICA

Sono aree con presenza di centri urbani, all’interno dei quali sono consentite le

attività finalizzate al miglioramento della vita degli abitanti e dei visitatori (Alberghi,

agriturismi, ecc). Filizzola

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MANUALE PER LA ZONIZZAZIONE DEI PARCHI

RAPPORTI TRA IL PIANO PER IL PARCO

ED IL TERRITORIO “OLTRE IL PARCO”

Il piano per il parco stabilisce una stretta relazione con le aree immediatamente

limitrofe e più in generale con il grande sistema delle bio-connessioni.

La Legge Quadro prevede alcuni strumenti ed iniziative in grado di orientare, e talora

regolamentare, i suddetti rapporti (zone contigue, Carta della natura, Programma

triennale per le aree naturali protette).

ZONE CONTIGUE

(L.394/91, art. 32)

La legge Quadro prevede che le regioni, d'intesa con gli organismi di gestione delle

aree naturali protette e con gli enti locali interessati, stabiliscano le attività

conoscitive e valutative mirate alla redazione del piano, anche al fine di poter essere

di supporto alla formulazione della disciplina per il territorio oltre confine ("zone

contigue"), dovranno quindi mettere in luce l'articolazione e la dinamicità degli

ecosistemi e la complessa organizzazione delle attività umane, evidenziando così le

connessioni tra il dentro ed il fuori e la naturale estensione di fenomeni interni verso

l'esterno e viceversa.

A tal fine potrebbe risultare opportuno estendere il disegno del

piano anche al di fuori del perimetro del parco organizzando

l'attività di piano in una visione sistemica. Ciò permetterà di

studiare e prevedere al meglio il rapporto tra il dentro ed il

fuori, sdrammatizzando il problema dei confini.

METODOLOGIA

Nei parchi nazionali italiani, il territorio presenta un'ampia gamma di risorse naturali

e di richieste sociali, il rapporto interattivo analisi - piano si dovrà strutturare in un

ambito di competenze articolato e caratterizzato dall'interdisciplinarietà.

L'approccio sistemico, che intercorre tra le molteplici componenti della realtà

territoriale, presuppone un consistente impegno tecnico-scientifico di

integrazione interdisciplinare tra i diversi saperi coinvolti (da quelli dell'ecologo a

quelli del geologo, del biologo, del pianificatore, del botanico, dell'architetto, del

geografo, del paesaggista) capace di evidenziare quel valore aggiunto rispetto alla

somma dei saperi, derivante dalla compresenza di valori diversi.

Sulla base di tali premesse è possibile costruire un percorso metodologico articolato

in 5 fasi di Approccio Conoscitivo All'area.

Questo è un momento preliminare ad ogni attività conoscitiva e permette di

orientare la metodologia analitica e valutativa.

In questa fase vengono raccolti tutti gli studi e le ricerche utili ai fini del piano svolti

sull'area oggetto di studio negli ultimi anni. Ciò al fine di evitare perdite di tempo

e sprechi di risorse economiche per rifare indagini già esistenti.

Quindi vengono individuate le specificità (risorse, caratteri e problemi) dell'area e le

richieste sociali. Si delineano gli obiettivi del piano per il parco (e si costruisce la

prima idea di parco) al fine di poter meglio delimitare il campo delle analisi.

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Le operazioni da esplicare possono essere sinteticamente descritte come

segue: 1. APPROCCIO CONOSCITIVO ALL'AREA

Raccolta di studi e ricerche scientifiche, utili ai fini del piano, svolte

sull'area oggetto d'intervento: la maggior parte delle aree protette sono ricche di

studi ed indagini realizzati da enti di ricerca e da singoli studiosi.

Pertanto ogni futura attività conoscitiva non potrà ricominciare da zero dilapidando

tempo e risorse economiche per rifare quanto già esiste. Un esame critico degli studi

esistenti permette di vagliare la completezza o la parzialità delle indagini di cui si

potrà disporre.

Particolare interesse acquistano anche le notizie relative alle proposte di carattere

conservazionistico che hanno preceduto l'istituzione del parco (resoconti di

congressi, relazioni, ordini del giorno, articoli e contributi sulla stampa e sulle riviste

specializzate), dalle quali si possono trarre utili indicazioni sui vari problemi di

carattere ambientale che interessano il territorio del parco.

Prima ricognizione dell'area: prima di studiare in modo sistematico un territorio

ai fini della pianificazione, sarà necessario percorrerlo, osservare ogni cosa e

annotare quei segni e contenuti che emergono sin dal primo contatto con l'area

oggetto di studio al fine di riconoscere le caratteristiche ambientali generali.

Stesura di una scheda delle specificità dell'area capace di evidenziare

risorse, caratteri e problemi: è possibile evincere dai momenti precedenti i

caratteri dell'area oggetto di studio; ogni azione conoscitiva, valutativa e decisionale

è costruita su misura per i caratteri specifici dell'area e quindi per le sue

problematiche più rilevanti.

Stesura del Documento Programmatico: è necessario conoscere con precisione

le direttive "politiche" dell'ente che amministra l'area protetta prima di costruire ogni

azione progettuale. Si tratterà di stendere un "Documento Programmatico" capace di

sintetizzare una prima "idea di parco" e con essa una prima definizione degli obiettivi

di breve, medio e lungo termine.

L'idea di parco dovrà rifarsi ad alcuni valori universalmente riconosciuti:

conservazione o ripristino degli equilibri esistenti; fruizione da parte del pubblico;

sviluppo compatibile nelle aree più intensamente antropizzate; riconoscibilità del

parco. Filizzola

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2. RACCOLTA E PRIMA ELABORAZIONE DATI: VALUTAZIONE DELLE RELAZIONI

SISTEMA ABIOTICO.

GEOLOGIA, GEOMORFOLOGIA & IDROGEOLOGIA.

Una prima operazione da svolgere riguarda

l'inquadramento geologico generale dell' area del

parco. Successivamente si dovrà provvedere alla

realizzazione di una carta geologica, corredata di

profili e diagrammi, nonché di una descrizione

accurata della successione stratigrafica.

La carta geologica ha lo scopo di individuare e

rappresentare i corpi rocciosi e i loro reciproci

rapporti; essa costituisce la base per le operazioni di

utilizzo pratico, cioè per la derivazione di carte tematiche, come la carta litotecnica e

idrogeologica; serve, inoltre, per la evidenziazione e l'analisi dei fenomeni scientifici

salienti e per la individuazione delle emergenze.

L'inquadramento geomorfologico dell'area riguarderà essenzialmente l'evoluzione del

rilievo per effetto dei fattori tettonici e climatici, le forme ricorrenti (tettoniche,

vulcaniche, di erosione, di accumulo) ed i processi morfogenetici recenti in atto.

La carta geomorfologica di base deve illustrare in modo sintetico le forme del rilievo

terrestre ed i depositi ad esse associati. Tale passaggio è indispensabile anche per

l'individuazione delle unità di paesaggio.

Una tematica di particolare rilevanza, sia per gli aspetti scientifici che per quelli

applicativi, è quella relativa alla acque superficiali e sotterranee.

L'analisi idrogeologica dell'area destinata a parco dovrà prevedere un esame

dettagliato dell'intero sistema idrografico superficiale e di tutti i punti di emergenza

delle acque sotterranee (sorgenti e pozzi).

La carta idrogeologica costituisce la rappresentazione della distribuzione dei tipi e

gradi di permeabilità delle rocce; è strettamente connessa con le carte litologiche,

strutturali e gemorfologiche, in quanto la litologia, la tettonica e la morfologia

influenzano la circolazione idrica sotterranea.

Nella carta idrogeologica è importante evidenziare le zone di ricarica, le direzioni di

flusso e le emergenze. Filizzola

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CLIMATOLOGIA

La superficie relativamente ridotta dei parchi

nazionali rispetto alle zone geografiche latitudinali

e, il loro ampio intervallo altitudinale, impone

un'analisi climatologica del territorio a livello dei

mesoclimi.

Lo studio climatico presenta un'importanza

particolare in quanto influisce in modo

determinante sulla struttura floristica e faunistica,

sulle caratteristiche dei suoli zonali, sull'uso del

suolo, sul regime idrologico dei corsi d'acqua e sulle

attività economiche.

Ai fini della zonizzazione di un parco, lo studio climatologico è orientato verso

l'acquisizione di dati relativi alla descrizione e cartografia dei mesoclimi,

all'aggressività degli estremi climatici (precipitazioni massime in 24 ore, forti gelate,

temperature massime, siccità prolongate, ecc.) e alle emergenze di grande rilevanza

biogeografica.

Allo scopo della raccolta di dati climatici, si devono prendere in considerazione tutte

le stazioni meteo che ottemperano contemporaneamente le seguenti condizioni:

- Serie continue di osservazioni per una durata di almeno 30 anni, inclusi nel

periodo di riferimento ("normale");

- Immobilità della stazione stessa durante il periodo "normale";

- Ubicazione sul territorio del Parco oppure in aree limitrofe.

Per ciascuna stazione meteo si devono raccogliere i seguenti dati:

- La posizione geografica (latitudine e longitudine),

- L'altitudine,

- Le medie delle temperature minime e massime mensili

- La somma delle quantità di precipitazioni mensili.

PEDOLOGIA

Nel suo rapporto con le biocenosi terrestri, il suolo si costituisce

come complesso di fattori edafici e come supporto fisico

(componente della stazione).

Il suolo, attraverso le sue proprietà fisico-bio-chimiche, condiziona

il regime idrico, la composizione floristica della vegetazione, la

struttura delle zoocenosi e il modo di uso dei terreni.

Ai fini della zonizzazione di un parco, lo studio pedologico del

territorio mira all'acquisizione di dati relativi alla descrizione e

cartografia dei tipi di suolo, alla potenzialità bioproduttiva (fertilità)

dei suoli, alla predisposizione degli stessi ai processi naturali di

degradazione (erosione pluviale o eolica, salinizzazione,

impaludamento, ecc.) e alle emergenze meritevoli di protezione

speciale.

Le emergenze pedologiche derivano generalmente dalla rarità

(relativa alla regione geografica circoscritta) e dall'età di alcuni tipi

di suolo.

Assieme al prelievo di campioni da ciascun orizzonte pedogenetico di un dato profilo,

si iscrivono anche alcuni dati direttamente rilevabili sul campo: pendenza,

esposizione, altitudine, forma di microrilievo, profondità del suolo, spessore di

ciascun orizzonte pedogenetico, proporzione di scheletro, ecc.

Filizzola

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SISTEMA BIOTICO

FLORA E VEGETAZIONE

La flora e la vegetazione costituiscono, da una parte, buoni

indicatori generali dello stato dell'ambiente e quindi

l'approccio geobotanico si rileva utile nelle indagini per la

pianificazione delle aree protette; d'altra parte, sono proprio

le specie e le associazioni vegetali che costituiscono il

principale oggetto di protezione nei parchi nazionali.

Ai fini della zonizzazione di un parco, l'indagine geobotanica

si rende indispensabile in quanto fornisce dati riguardanti le

emergenze floristiche e vegetazionali di interesse

naturalistico e fitogeografico, le cenosi vegetali con

importanti funzioni ecoprotettive, la ricostituzione delle

fitocenosi climax, il recupero e la riqualificazione del

paesaggio vegetale antropizzato, ecc.

Le emergenze floristiche e vegetazionali da prendere in considerazione ai fini della

zonizzazione sono le seguenti:

- Le specie rare ed endemiche;

- Gli alberi monumentali o legati ad eventi storico-culturali;

- Le fitocenosi appartenenti ad associazioni vegetali rare, endemiche oppure

molto ridotte e in via di scomparsa;

- Le fitocenosi sviluppate in ambienti caratterizzati da fattori ecologici estremi

per ciò che riguarda acqua, sali, calore, ecc., come torbiere, lagune

salmastre, aree steppiche, stazioni rupestri, ecc., che ospitano specie

fortemente specializzate.

- Le fitocenosi ad alta diversità specifica, tassonomica, ecc.

La raccolta di dati floristici e vegetazionali si esegue mediante un'indagine da

svolgere sul terreno, durante la quale si procede all'osservazione di rilevamenti

cartografici.

La scelta dei punti ove effettuare i rilievi fitosociologici si fa adottando il metodo di

campionamento per zone, che sono dedotte dall'incrocio di più carte tematiche.

Gli itinerari di rilevamento cartografico da percorrere sul terreno si stabiliscono con il

metodo delle traverse parallele, costituite in gran parte da tratti perpendicolari

alle curve di livello.

I dati acquisiti sulla flora e sulla vegetazione possono essere sintetizzati

suggestivamente nelle carte floristiche e vegetazionali:

Le CARTE FLORISTICHE vengono generalmente elaborate per le specie rare,

endemiche e minacciate di estinzione, che necessitano di una particolare attenzione

per la loro conservazione.

La CARTA FITOSOCIOLOGICA della vegetazione reale, acquista il significato di

censimento delle associazioni vegetali e pertanto, costituisce il primo gradino di

qualsiasi indagine successiva. Filizzola

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FAUNA

I ritmi stagionali e annuali delle specie animali e la

loro mobilità rendono piuttosto difficili gli studi

faunistici, però la necessità di compierli è messa in

evidenza dai complessi rapporti trofici tra i fitofagi e la

vegetazione e, non per l'ultimo, dal grande valore

economico, ludico, estetico e naturalistico della fauna.

Pertanto, ai fini della zonizzazione di un Parco, lo

studio faunistico si propone di acquisire dati sulla

diversità specifica, sulla distribuzione e grandezza

delle popolazioni e sulle emergenze di elevato

interesse naturalistico e zoogeografico.

L'individuazione delle emergenze faunistiche è orientata

soprattutto verso le specie rare, endemiche oppure

minacciate di estinzione.

La protezione delle specie selvatiche e l'incremento delle

popolazioni fortemente ridotte nei loro effettivi dipende

anche dagli ampi collegamenti tra ambienti ben preservati

mediante i cosiddetti corridoi biotici. Perciò, una delle

esigenze fondamentali per realizzare una tutela faunistica

efficiente è ripristinare tale continuità ambientale,

soprattutto nei territori fortemente interessati dalla

trasformazione agricola.

La fonte principale di dati faunistici è data dai censimenti, che permettono di fare

una valutazione numerica delle dimensioni delle popolazioni animali.

Numerose sono le metodologie utilizzate relative sia a censimenti completi che a

censimenti campione:

- Conteggio semplice di animali o tracce,

- Conteggi al canto, in battuta, con fotografia, con registrazioni o stimolazioni delle

vocalizzazioni (playback), ecc.

Un'altra categoria è rappresentata dai censimenti per indici (conteggi o rapporti

relativi al numero totale di animali in una determinata popolazione).

Filizzola

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SISTEMA ANTROPICO

USO DEL SUOLO

L'uso del suolo viene comunemente indicato come l'analisi dell'utilizzazione del

territorio, che mira soprattutto alla ripartizione territoriale delle varie categorie di

utilizzo e la loro classificazione in classi di produttività potenziale.

Ai fini della zonizzazione dei parchi nazionali, lo studio analitico dell'uso del suolo può

rilevare dati importanti relativi alle attività umane tradizionali, alla produttività

biologica (fitomassa) degli ecosistemi, al dinamismo del paesaggio semi-naturale e

antropico e così via.

Le emergenze riguardanti l'uso del suolo si limitano generalmente alle attività agro-

pastorali tradizionali e specifiche delle popolazioni umane locali, che devono però

ottemperare due condizioni fondamentali:

- Avere una notevole rilevanza storico-culturale

- Essere compatibili con le finalità protezionistiche del parco.

I dati essenziali da raccogliere per ciascuna categoria principale di uso del suolo sono

i seguenti:

- COLTURE AGRARIE: superficie occupata a seconda della specie coltivata,

della densità delle piante, del regime di irrigazione, del sistema di

fertilizzazione, della durata del ciclo colturale, dell'epoca di installazione,

dell'età, della produttività, ecc.

- ARBUSTETI: superficie occupata a seconda della composizione floristica,

dell'origine, dell'altezza media, del grado di ricoprimento, ecc.

- BOSCHI: superficie, origine, regime di governo, tipo strutturale, indice di

copertura, composizione specifica percentuale dello strato arboreo, incremento

medio annuo, età media (per specie), diametro medio (per specie), altezza

media (per specie) ed altezza dominante (per specie) per ciascuna particella

forestale.

- AREE PRATIVE: superficie, regime di governo, origine, indice di copertura,

composizione floristica, frequenza relativa delle specie componenti, regime di

irrigazione e fertilizzazione, produttività media annua di fitomassa per

ciascuna parcella.

- SPECCHI D'ACQUA STAGNANTE: superficie occupata a seconda del livello

trofico, del regime annuo di piene e magra, dell'origine.

- TERRENI NUDI: superficie occupata a seconda del tipo.

- AREE URBANE: numero delle località, superficie occupata, percentuale delle

zone verdi, numero di abitanti, permanenza degli abitanti.

Il principale obiettivo di questa indagine è rappresentato dalla carta dell'uso del

suolo, assieme ad una breve descrizione di ciascuna categoria di utilizzo, che

dovrebbe includere anche le tradizioni socio-economiche delle popolazioni locali.

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PATRIMONIO STORICO CULTURALE.

L'analisi del patrimonio storico culturale prende in esame tutti quegli elementi

sedimentati nell'evoluzione storica delle società che hanno determinato la

strutturazione del territorio e che possono andare dai primi significativi insediamenti

e percorrenze ai preziosi sistemi organizzativi degli antichi coltivi, dalle prime attività

produttive agli usi e costumi consolidati nelle diverse tradizioni locali.

L'analisi del patrimonio storico culturale interessa tre principali settori di

approfondimento:

A) LA LETTURA DELLE TRACCE ESTESE IN MODO PIUTTOSTO OMOGENEO NELLA

TRAMA DELL'ORGANIZZAZIONE TERRITORIALE

(percorsi, insediamenti e paesaggio agrario).

I. PERCORSI. Il sistema dei percorsi rappresenta una delle prime tracce lasciate

dall'uomo sul territorio perchè l'organizzazione delle percorrenze precede la

realizzazione di ogni altra struttura produttiva o insediativa.

Tramite l'esame dello sviluppo dei collegamenti, si rileva la logica che ha guidato

la localizzazione delle infrastrutture e dei centri di aggregazione lungo le principali

direttrici territoriali. Lo studio dei percorsi organizzati sin dall'antichità renderà più

agevole orientare le scelte sul potenziamento e la valorizzazione di alcuni attuali

percorsi o la chiusura e la trasformazione di altri.

II. INSEDIAMENTI. Le strutture insediative, realizzate dall'uomo per soddisfare

dapprima la semplice esigenza di un ricovero temporaneo e poi di spazi sempre

più specialistici per abitare, produrre e commerciare, rappresentano un altro

segno storicamente impresso nel territorio.

III. PAESAGGIO AGRARIO. È diffusa nel panorama italiano una vasta gamma

di paesaggi, variabili per il variare delle condizioni climatiche e ambientali, ma

anche in correlazione con l'evoluzione tecnica e sociale della cultura locale.

Nell'esame del paesaggio agrario sarà opportuno individuare, mediante indagine

cartografica e fotografica, storica ed attuale, ed opportuni rilievi sul posto, le tracce

delle passate organizzazioni territoriali.

B) LA LETTURA DELLE TRACCE PUNTIFORMI, ISOLATE, TALVOLTA MONUMENTALI

(elementi isolati di valore paesistico, architettonico ed archeologico)

Sono elementi che presentano caratteristiche formali ed evolutive eccezionali, non

hanno una diffusione costante sull'intera area, mantengono rapporti con l'organismo

territoriale di cui fanno parte e concorrono a formare l'immagine paesistica del

territorio.

Sono localizzati in punti quasi sempre strategici rispetto al sistema delle percorrenze,

degli insediamenti e dell'organizzazione dei poderi.

C) L'ESAME DEGLI ASPETTI STORICI E DELLA CULTURA LOCALE CHE,

HANNO ORIENTATO L'ORGANIZZAZIONE DEL TERRITORIO

(storia civile e religiosa, leggende, usanze, tradizioni, prodotti tipici locali)

Sono importanti ai fini della zonizzazione dell'area, e quindi dell'organizzazione delle

attività umane, tutti quei reperti culturali che intervengono nella percezione collettiva

del territorio e che hanno caratterizzato la presenza storica dell'uomo sull'area

oggetto di studio.

Queste peculiarità sono rinvenibili approfondendo i seguenti settori d'indagine:

- STORIA CIVILE E RELIGIOSA;

- TRADIZIONI LAICHE E RELIGIOSE;

- ARTIGIANATO LOCALE;

- PRODUZIONI TIPICHE LOCALI;

- TOPONIMI;

- LUOGHI STORICI;

- LUOGHI DI CULTO POPOLARE E PELLEGRINAGGIO;

- PERCORSI STORICI E RELIGIOSI;

- CULTURE ALLOGLOTTE (Forestiere).

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ASPETTI URBANISTICO-INFRASTRUTTURALI

& GIURIDICO-AMMINISTRATIVI

L'analisi degli aspetti urbanistico infrastrutturali e giuridico amministrativi prendendo

in esame l'organizzazione attuale del territorio e le previsioni di piani e programmi

urbanistici vigenti rappresenta la base conoscitiva fondamentale per costruire gli

opportuni raccordi tra il piano del parco e gli altri strumenti urbanistici che già

regolano l'area o quelli semplicemente in corso di redazione.

A) LO STATO DEGLI IMPIANTI, INFRASTRUTTURE E SERVIZI ESISTENTI

Gli impianti, le infrastrutture ed i servizi rappresentano i capisaldi per

l'organizzazione dello spazio utilizzato dall'uomo; contribuiscono alla

gerarchizzazione del territorio, esercitando un forte "grado di attrazione" sulle aree

circostanti.

Le indagini sullo stato dei servizi sono strettamente connesse allo stato effettivo dei

fabbisogni della popolazione che ivi risiede, in modo permanente o temporaneo, nei

vari periodi dell'anno.

Sono evidenti quindi le interconnessioni esistenti con le dinamiche demografiche e

socio economiche e, naturalmente con i piani e programmi urbanistici in atto

nell'area.

Le indagini dovranno fornire un panorama complessivo dell'intera gamma degli

impianti, infrastrutture e servizi, pubblici e privati, esaminando nel dettaglio solo

quelli direttamente interessati dall'istituzione dell'area protetta.

Il piano del parco infatti, nel momento in cui disciplina l'organizzazione generale del

territorio, e la sua differenziazione in aree o parti caratterizzate da forme diverse di

uso, godimento e tutela, dovrà prendere in considerazione tutto il sistema dei servizi

e infrastrutture esistenti ed in particolare:

• L'accessibilità veicolare e pedonale, con particolare riguardo ai percorsi,

accessi e strutture riservate ai disabili, ai portatori di handicap e agli anziani;

• I sistemi di attrezzature e servizi per la gestione e la funzione sociale del

parco, musei, centri visita, uffici informativi, aree di campeggio, attività

agroturistiche.

• Le indagini dovranno fornire l'ubicazione, le qualità tecniche e lo stato di

conservazione delle infrastrutture esistenti al fine di poter prevedere la

continuità dell'utilizzo di alcune e la riconversione di altre per attività

confacenti con l'istituzione dell'area protetta.

Dovrà inoltre essere indicato il bacino d'utenza delle infrastrutture e dei servizi

tenendo presente che alcuni di essi hanno influenze più o meno dirette su un

territorio decisamente più esteso rispetto a quello direttamente interessato

dall'istituzione dell'area protetta e necessitano pertanto d'indagini più allargate

capaci di coinvolgere realtà di governo sovralocali.

B) LE PREVISIONI DI ASSETTO DELL'INTERO TERRITORIO COME RISULTA DAI

PROGRAMMI E DAI PIANI GENERALI VIGENTI

La legge generale urbanistica italiana (L. 1150/42) ha individuato diversi livelli di

pianificazione (dai piani territoriali di coordinamento ai piani particolareggiati); in

realtà, a distanza di mezzo secolo è possibile constatare che gli unici strumenti

effettivamente operativi sono stati: i P.R.G. comunali (o i Programmi di

fabbricazione, per i comuni ancora sprovvisti di P.R.G.) ed i piani attuativi.

Negli ultimi anni alcune apposite normative (D.M. 431/85, L. 183/89, L. 142/90,

L.394/91) hanno rilanciato la pianificazione sovracomunale e la pianificazione di

settore avviando la sperimentazione di "nuovi" strumenti urbanistici.

Il piano per il parco, da concepire come un piano di area vasta, interessa

comprensori intercomunali, interprovinciali e talvolta interregionali; opera in un

ambito territoriale soggetto a diversi livelli di amministrazione, piani e programmi.

Filizzola

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È opportuno che il piano per il parco, garantendo l'obiettivo finale della

"conservazione e valorizzazione del patrimonio naturale" si raccordi, ed

eventualmente si completi, con gli altri strumenti urbanistici e con le diverse

politiche di sviluppo in corso di attuazione, o semplicemente in fase di studio.

A tal fine, limitatamente all'area protetta ed alla sua periferia, sarà necessario

conoscere i contenuti di piani e programmi esistenti mediante l'esame dei più

significativi strumenti urbanistici:

• A livello comunale (piano regolatore generale comunale, piano

particolareggiato, piano di edilizia economica e popolare, piano di insediamenti

produttivi e piano di recupero);

• A livello sovracomunale (piano territoriale di coordinamento, piano paesistico

e piano di bacino);

• In aggiunta ai contenuti degli strumenti urbanistici vanno presi in esame

anche tutti quei progetti e politiche di sviluppo a livello comunale,

intercomunale, regionale, nazionale ed in particolare quelli a livello europeo

che interessano in modo rilevante porzioni di territorio nazionale considerate

"marginali o depresse" ed economicamente più svantaggiate e di frequente

coincidenti con le aree destinate a speciale protezione.

In particolare ci si riferisce ai Fondi Strutturali (F.E.R.S. - Fondo Europeo di

Sviluppo Regionale, F.S.E. - Fondo sociale europeo, F.E.A.O.G. - Fondo

Europeo Agricolo di Orientamento e Garanzia, S.F.O.P. - Fondo Finanziario di

Orientamento della pesca) ed altri tipi di agevolazioni finanziarie che sempre

più frequentemente orientano le politiche di sviluppo di molte regioni italiane.

C) L'INDIVIDUAZIONE DELLA PROPRIETÀ DELLE AREE

La maggior parte delle aree protette italiane ricade in territori antropizzati con

marcate differenziazioni di gestione tra pubblico e privato.

La conoscenza delle proprietà delle aree suddivise per fasce di ampiezza e del valore

di mercato serve all'Ente Parco per facilitare l'attuazione dei suoi programmi

urbanistici (di vincolo e/o sviluppo) e per calibrare le eventuali "trattative" che dovrà

avviare con i privati.

D) L'INDIVIDUAZIONE DELLA LEGISLAZIONE RIVOLTA ALLA TUTELA, GIÀ

OPERANTE NELL'AREA A PARCO.

Molto spesso nella legislazione ambientale italiana la protezione del patrimonio

culturale è stata separata da quella delle risorse e del patrimonio naturale.

In tempi più recenti le azioni legislative volte alla tutela sono passate dalla

conservazione delle cose d'interesse artistico e storico o di particolare emergenze

fisico naturalistiche (L. 1089/39, L. 1497/39 e D.M. 431/85) all'individuazione di aree

protette in cui promuovere, in forma coordinata, la conservazione e la valorizzazione

del patrimonio naturale del paese.

Potrebbe essere utile, ai fini della definizione dei diversi gradi di protezione del

territorio, previsti dal piano del parco, individuare le emanazioni legislative rivolte

alla tutela delle risorse fisico naturalistiche e storico culturali, già operanti nell'area.

Filizzola

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ASPETTI SOCIO-ECONOMICI

L'analisi e la valutazione degli aspetti socio-economici si esplica nella descrizione

socio-economica del territorio interessato, indicando stato e tendenze delle attività

produttive, comprese quelle di servizio e con particolare attenzione a quelle più

strettamente collegate alla natura, come il turismo e a quelle connesse all' attività

degli enti di gestione del parco.

Si provvederà quindi a confronti con aree simili, in modo da evidenziare le

potenzialità di sviluppo ed i vincoli connessi alla presenza del parco e per

quanto possibile alle previsioni. Queste ultime saranno sempre condotte a partire

da ipotesi di sviluppo raccolte nel territorio e potranno avvalersi di indagini "di

mercato" sui visitatori, di modelli gravitazionali tendenti a stimare il potenziale di

visita in funzione della collocazione del parco, e più raramente di modelli

econometrici di analisi della domanda.

Sarà opportuno effettuare analisi costi benefici riferite a specifici progetti di

definizione delle zone, per esempio relativamente all' inclusione di una determinata

area in zona caratterizzata da un certo regime di protezione. Saranno stimati non

solo i benefici di carattere direttamente monetario, ma anche quelli immateriali,

valutati come disponibilità a pagare.

Le principali tecniche utili per questi ultimi sono la valutazione contingente, che

richiede interviste dettagliate a visitatori effettivi ed eventualmente potenziali,

richiedendo loro valutazioni ipotetiche della disponibilità a pagare che devono essere

condotte con grande perizia; e il metodo dei costi di spostamento, che si basa sulle

spese effettivamente sostenute per la fruizione dell' area e fornisce risultati più sicuri

ma solitamente meno precisi per aree ristrette.

Infine, le valutazioni in ambito socio-economico possono contribuire all'ideazione e

definizione di strumenti di gestione dei conflitti che spesso sorgono in riferimento alla

suddivisione in zone del parco, ed ai relativi regimi di protezione. I principali

strumenti utili sono quelli che consentono di raccogliere risorse finanziarie dai

visitatori (pedaggi, ecc.) per destinarle a finalità istituzionali del parco, al sostegno di

attività economiche compatibili con la protezione della natura, o eventualmente alla

compensazione delle perdite e dei mancati guadagni sofferti dalla popolazione locale

per effetto della presenza del parco stesso.

Filizzola

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3. INTERFERENZE NEI TRE SISTEMI (FISICO BIOLOGICO ED ANTROPICO)

Nell'esame dei territori interessati dai parchi nazionali italiani è possibile rilevare tre

tipi di ambienti originati da altrettanti tipi di rapporto tra l'uomo e la natura:

TERRITORI DI ECCEZIONALE VALORE NATURALE

CHE SONO SOPRAVVISSUTI PERCHÈ PRESERVATI

DA OGNI DIRETTO CONTATTO CON L'UOMO E LE

SUE ATTIVITÀ

Sono rari e impongono drastiche forme di tutela a

sostegno dei sistemi di conservazione naturale che

sempre più rischiano di essere sopraffatti dalle

accresciute capacità di aggressione da parte dell'uomo.

TERRITORI DI ALTRETTANTO VALORE

"NATURALE" CHE SONO DIVENUTI TALI IN VIRTÙ

DI UN EQUILIBRATO RAPPORTO TRA L'UOMO E

L'AMBIENTE NATURALE

Sono più frequenti in tutte le aree protette italiane e più

in generale in quelle europee, sono sede di contrastate

ipotesi:

- Se venissero abbandonati dall'uomo

potrebbero dare origine ad ambienti più

"selvaggi", ma si favorirebbe la perdita di

ecosistemi storicamente consolidati,

determinanti essenziali del carattere di molti parchi italiani;

- Se l'uomo continuasse a risiedervi e ad esplicarvi le sua attività in modo

incontrollato diverrebbe sempre più difficile riuscire a mantenervi l'antico

equilibrio di fronte all'affermarsi di nuovi sistemi e mezzi di uso del suolo.

TERRITORI GIÀ DEGRADATI O IN VIA DI

DEGRADO A CAUSA DELLO SFRUTTAMENTO

IRRAZIONALE DA PARTE DELL'UOMO

Questi ambienti sono diffusi in modo puntiforme su gran

parte delle aree protette italiane. Si concretizzano in un

rapporto di conflittualità fra la "naturalità" del sito ed

alcuni particolari interventi antropici realizzati in quel

sito (ai fini dell'analisi territoriale sarebbe utile prendere

in esame anche interventi semplicemente previsti dai

piani e programmi in atto). Questo tipo di relazione

critica, che può rilevarsi all'interno dello stesso sistema

antropico, o fra il sistema antropico e gli altri sistemi, è

stato preso in esame e classificato come interferenza

per mettere in evidenza la dissonanza fra le qualità e

l'uso di un'area. Filizzola

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INDIVIDUAZIONE DELLE INTERFERENZE

L'individuazione delle interferenze prende in considerazione dati che riguardano l'uso

del suolo, l'organizzazione delle infrastrutture, i servizi e la fruizione turistica e,

l'andamento socio-economico.

Elaborando i dati tramite computer o mediante semplici operazioni di

sovrapposizione su base cartacea si riesce a raffrontare la carta dove sono indicati i

principali interventi antropici realizzati (o semplicemente previsti) con la carta delle

caratteristiche "naturali" del parco (emergenze, valori e fragilità).

INTERFERENZE NEL SISTEMA FISICO

Le interferenze antropiche nel sistema fisico prendono in considerazione tutti gli

interventi diretti dell'uomo sulla geologia, geomorfologia, pedologia, idrologia,

climatologia.

In modo sommario, possiamo individuarne alcuni, distinti per grandi categorie:

- ESTRAZIONE DI MATERIALI litoidi e depositi di materiali di risulta

(estrazioni in alveo, cave, miniere, discariche, scorie di lavorazioni industriali)

- MODIFICAZIONE DELLA GEOMORFOLOGIA ORIGINARIA

(cave, depositi di materiali di risulta, livellazioni, eliminazione delle rotture di

pendenze per l'estendersi dell'agricoltura meccanizzata)

- INTERVENTI CHE POSSONO ORIGINARE FENOMENI DI EROSIONE

(deforestazione, sovrappascolamento, sistemi di aratura inadeguati in pendio)

- RIMANEGGIAMENTO DEGLI ORIZZONTI PEDOGENETICI

(escavazioni per la realizzazione di grandi infrastrutture: viarie, fognarie,

metanodotti, gasdotti)

- ASPORTAZIONE DI ORIZZONTI ORGANICI SUPERFICIALI

(prelievo humus forestale e torba per usi agricoli e di combustione)

- ALTERAZIONE DELL'EQUILIBRIO IDROLOGICO SUPERFICIALE

(bonifiche e prosciugamento di zone umide, sistemazione idraulica per usi agro-

forestali, captazioni di sorgenti, cattura artificiale del fiume, regimazione dei corsi

d'acqua, derivazioni per usi artigianali o idroelettrici, creazione di specchi d'acqua

artificiali)

- ALTERAZIONE DELLE PROPRIETÀ FISICO-CHIMICHE DELL'ACQUA

(creazione di invasi artificiali, scarico incontrollato di inquinanti, utilizzo come agente

termico di raffreddamento)

- ALTERAZIONE DELL'EQUILIBRIO IDROGEOLOGICO DEGLI ACQUIFERI

(prelievo per mezzo di pozzi, trivellazioni per ricerche di idrocarburi e geotermiche,

drenaggi sotterranei)

- EMISSIONI DI FUMI DA FONTI INQUINANTI

(scarico dei fumi da ciminiere, da mezzi di trasporto, da centrali termiche e da

impianti di riscaldamento per usi domestici)

- ALTERAZIONE CHIMICA DEL SUOLO dovuto all'uso non bilanciato di pesticidi e

fertilizzanti (concimazioni, disinfestazioni, diserbi)

- DESTRUTTURAZIONE DELL'ORIZZONTE SUPERFICIALE DEL SUOLO

(calpestio dell'uomo, bestiame, mezzi motorizzati)

- EMISSIONI INCONTROLLATE DI RADIAZIONI NUCLEARI

(depositi di scorie radioattive) Filizzola

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INTERFERENZE NEL SISTEMA BIOLOGICO

Le interferenze antropiche nel sistema biologico riuniscono tutti gli interventi diretti

dell'uomo su flora e fauna.

In modo sommario, possiamo individuarne alcuni distinti per grandi categorie:

- RACCOLTA MASSICCIA DI SPECIE VEGETALI DI PARTICOLARE INTERESSE

(piante medicinali, piante e funghi eduli, piante ornamentali, alberi di legno pregiato,

piante rare o endemiche per erbari) oppure eliminazione totale di quelle di scarsa

utilità economica (piante infestanti nelle colture, erbe a basso valore foraggero,

cespugli sviluppatisi nei prati, caducifoglie di lento accrescimento)

- DISTRUZIONE DELLA VEGETAZIONE NATURALE per scopi agricoli, industriali o

turistici (dissodamenti, disboscamenti, incendi, pascolamento eccessivo, sport

all'aperto, attività escursionistiche)

- REALIZZAZIONE DI IMPIANTI AGRO-SILVOCOLTURALI INTENSIVI in aree

situate al di fuori dell'areale naturale delle specie utilizzate (miglioramento di prati,

coniferamenti, seminagioni di prati, rimboschimenti)

- CATTURA ED UCCISIONE IN MASSA DI SPECIE ANIMALI di particolare

interesse (per carne, pelliccia, sport, collezione) oppure di quelle considerate

dannose (defogliatori, predatori di animali domestici, vettori di malattie)

- INTRODUZIONE DI SPECIE ANIMALI E VEGETALI al di fuori del loro areale

naturale oppure di razze geneticamente manipolate (colonizzazioni, ripopolamenti,

piantagioni) INTERFERENZE NEL SISTEMA ANTROPICO

(LIMITATAMENTE AL PATRIMONIO STORICO CULTURALE)

Le interferenze antropiche nel sistema antropico prendono in considerazione quegli

interventi realizzati da parte dell'uomo che si pongono in un rapporto di conflittualità

con le caratteristiche storico culturali dell'area e quindi con i segni che l'attività

storica dell'uomo ha lasciato nel territorio.

In modo sommario possiamo individuarne alcuni, distinti per grandi categorie:

- MANCANZA DI UN'ADEGUATA CONOSCENZA DEL PATRIMONIO STORICO

CULTURALE (percorsi, insediamenti, paesaggio agrario, beni paesistici,

architettonici ed archeologici isolati, usi e costumi)

- ABBANDONO AL DEGRADO FISICO E TIPOLOGICO DEL PATRIMONIO

EDILIZIO STORICO (restauri non scientifici, mancata manutenzione dell'edilizia di

base e specialistica)

- ABBANDONO ALLA COMPLETA DISTRUZIONE e conseguente trasformazione di

alcune tracce di antico paesaggio agrario (seminativi arborati, querce camporili,

campi chiusi, sistemazioni di versanti collinari: a lunette, a ciglioni, a terrazze, siepi

in sistema "bocages")

- USI IMPROPRI DI AREE DI INTERESSE ARCHITETTONICO ED

ARCHEOLOGICO (costruzione di impianti, strade ed infrastrutture in prossimità di

emergenze architettoniche ed archeologiche)

- USI IMPROPRI DI INFRASTRUTTURE ANTICAMENTE DESTINATE AL

PASCOLO ESTIVO (malghe, rifugi e case isolate trasformate in luoghi per il turismo

di massa)

- USI IMPROPRI E AVVIAMENTO AL DEGRADO DI AREE ANTICAMENTE

DESTINATE AD UTILIZZAZIONI FORESTALI (carbonaie, punto di raccolta per la

fluitazione del legname, aree con presenza di scivoli per il convogliamento a valle dei

tronchi)

- PREVISIONI DEGLI STRUMENTI URBANISTICI CHE NON TENGONO CONTO

DELLE CARATTERISTICHE STORICO CULTURALI DELL'AREA

PERDITA DEL SIGNIFICATO ORIGINARIO DEGLI USI CIVICI

(jus legnandi, jus pascendi...)

- LAVORAZIONI ARTIGIANALI TRADIZIONALI IN VIA DI ABBANDONO

- TRADIZIONI DI ORIGINE LAICA E RELIGIOSA IN VIA DI ABBANDONO

- MANCANZA DI UN'ADEGUATA TUTELA DELLE CULTURE ALLOGLOTTE

Filizzola

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4. SINTESI VALUTATIVA DELLE INDAGINI SETTORIALI

La sintesi analitica e cartografica di tutti i dati ottenuti a seguito delle indagini

settoriali rappresenta una tappa necessaria e di massima importanza ai fini di

eseguire una strutturazione ecologica del territorio, su cui verranno innescate le

ipotesi di strutturazione funzionale del Parco.

L'approccio transdisciplinare, che integra le informazioni corologiche e

topologiche sugli ecosistemi ad un livello superiore (del paesaggio) per lo studio dei

modelli spazio-temporali, è considerato attualmente la base scientifica per la

pianificazione, gestione e conservazione del territorio.

La fase sintetica che precede l'elaborazione dello schema di zonizzazione del Parco si

basa sui concetti teorici dell'ecologia del paesaggio e utilizza come strumento di

lavoro l'unità di paesaggio (ecotessuto). Essa include una combinazione specifica di

ecotopi assomiglianti per almeno una proprietà comune. L'omogeneità dell'unità di

paesaggio si esprime più su un piano funzionale che su quello ecologico e

biocenotico.

L'ecotopo è considerato invece l'unità territoriale elementare, caratterizzata dalla

relativa omogeneità ecologica e quindi dallo stesso tipo vegetazionale. Gli ecosistemi

che costituiscono un'unità di paesaggio possono coprire tutta la gamma di naturalità,

da quelli completamente antropici a quelli naturali.

DELIMITAZIONE DELLE UNITÀ DI PAESAGGIO

Come tutte le classificazioni ecologiche del territorio, l'identificazione delle unità di

paesaggio si basa su una sintassi (analisi formale) che sia in grado di sostenere una

semantica (analisi del significato).

La delimitazione effettiva delle unità di paesaggio richiede l'uso della cartografia di

sintesi (ambientale), che integra le carte tematiche dei singoli attributi del

paesaggio. Di conseguenza, la carta di sintesi risulta mediante l'aggregazione breve

ed analogica dei dati analitici che riguardano la geologia, la geomorfologia, la

pedologia, l'idrologia, la climatologia, la vegetazione, la fauna e le componenti del

sistema antropico.

Nella delimitazione delle unità si cerca di utilizzare con precedenza i lineamenti

geomorfologici (spartiacque, fondovalli, faglie) e i limiti ecologici messi in evidenza

dalla distribuzione dei mesoclimi, dei suoli e delle serie di vegetazione.

INDIVIDUAZIONE DEI TIPI DI UNITÀ DI PAESAGGIO

L’abbondanza delle unità di paesaggio distinte come unità concrete (cartografiche),

ripetibili nel territorio, rende necessaria la loro riduzione ad alcuni tipi di unità di

paesaggio (astratti).

A tale fine, si fa uso di una serie di criteri nei quali fare convergere le valutazioni

plurisettoriali in termini confrontabili e che possono essere raggruppati in una griglia

valutativa che incrocia 4 categorie e precisamente: elementi strutturali, valenze

specifiche, emergenze e interferenze antropiche.

Tra gli indicatori strutturali, la tessitura rileva la composizione, la proporzione e la

distribuzione delle macchie all'interno di una unità di paesaggio, cioè delle chiazze di

vari usi del suolo. La comparazione delle tessiture si può realizzare visualmente (in

modo empirico) oppure mediante metodi più oggettivi, come il calcolo di alcuni indici

di analisi strutturale.

Le emergenze, già evidenziate durante le indagini settoriali, devono avere un

carattere prioritario nella valutazione, in quanto esse spesso rappresentano i motivi

per i quali è stato istituito il Parco stesso.

Come risultato, le unità di paesaggio più assomiglianti per le loro valenze specifiche

sono attribuibili ad un certo tipo. Se le unità appartenenti allo stesso tipo vengono

indicate graficamente in maniera specifica, allora si ottiene una prima

approssimazione cartografica dei tipi di unità di paesaggio.

Una volta stabiliti i tipi definitivi di unità di paesaggio, ciascuno di essi deve essere

astratto in un modello attraverso la descrizione generale e una denominazione breve

di tipo diagnosi, quest'ultima basata soprattutto sulle caratteristiche

geomorfologiche, vegetazionali e antropo-culturali.

Filizzola

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DELIMITAZIONE DEI COMPLESSI FUNZIONALI

I complessi funzionali raggruppano tipi di unità di paesaggio contigui collegati da

rapporti di compatibilità e complementarietà ai fini della strutturazione funzionale del

territorio. La compatibilità riguarda l'affinità di attitudini che alcuni tipi di unità di

paesaggio possiedono per assicurare la continuità spazio-temporale delle funzionalità

a tutto il complesso.

La complementarietà riguarda invece la congiunzione di proprietà diverse che

caratterizzano alcuni tipi di unità di paesaggio per il compimento delle funzionalità

attribuibili al complesso.

Per l'integrazione delle unità di paesaggio in complessi funzionali si dovrà tener conto

delle relazioni all'interno di ciscun sistema (fisico, biologico e antropico) e di quelle

intersistemiche, che sono state evidenziate nella fasi precedenti.

Un elenco sommario ed esemplificativo di possibili emergenze ambientali,

considerate nel loro ambito relazionale, che costituiscono i capisaldi per

l'organizzazione dei complessi funzionali di unità di paesaggio, è il seguente:

- Formazioni geologiche e strutture geomorfologiche di particolare interesse;

- Fenomeni di degrado e dissesto del suolo;

- Paleosuoli e suoli extrazonali;

- Sorgenti d'acqua potabile, termale o minerale;

- Corsi d'acqua naturali non regimati;

- Topoclimi extrazonali e microclimi collegati all'idrografia;

- Habitat di specie animali e vegetali endemiche o rare;

- Cenosi vegetali ed animali di interesse naturalistico;

- Biodiversità elevata e complessità strutturale dei sistemi ecologici;

- Beni paesistici ed architettonici isolati;

- Elementi di pregio storico-culturali locali;

- Paesaggio agrario storico;

- Insediamenti umani preistorici e storici;

- Aspetti culturali delle popolazioni umane autoctone;

- Percorsi ed itinerari storici;

- Strutture già esistenti legate ad attività di gestione oppure di ricerca scientifica.

La carta dei complessi funzionali di unità di paesaggio rappresenta il documento di

sintesi finale, sul quale si concepiranno le varie ipotesi di zonizzazione.

5. IPOTESI DI ZONIZZAZIONE E NORME PER AREE E PER SETTORI TEMATICI

L'ipotesi di zonizzazione, contenente anche la normativa per aree, per settori e per

progetti, rappresenta dunque uno strumento di piano, ancora aperto e perfettibile,

ma già idoneo per supportare le prime politiche di conservazione e valorizzazione

delle risorse naturali e culturali presenti e per dare una risposta alle richieste di vari

tipi d'intervento: dalle quotidiane esigenze di cittadini ed imprenditori locali ai grandi

progetti a livello nazionale ed europeo.

Il varo del piano per il parco non esaurisce comunque il "processo di piano", anzi

rappresenta l'avvio di una seconda tappa, decisamente più lunga rispetto ai 6 mesi

della precedente, in cui nuove e più raffinate operazioni d'integrazione,

aggiornamento e perfezionamento del piano si affiancano e innalzano la qualità delle

attività (già avviate) di gestione dell'area. Filizzola

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APPROSSIMAZIONE DI DELIMITAZIONE

E BOZZA DI NORMATIVA PER AREE E PER SETTORI TEMATICI

I vari complessi funzionali di unità di paesaggio esprimono la sintesi funzionale delle

diverse emergenze considerate nel loro ambito relazionale. La carta che li

rappresenta deriva dunque dall'interpretazione di tutte le precedenti indagini

interdisciplinari sull'articolazione e dinamicità degli ecosistemi, sulle relazioni

esistenti fra gli stessi, sulle omogeneità ed eterogeneità presenti, schematizza la

vera struttura dei sistemi (fisico, biologico ed antropico) e la griglia di riferimento per

costruire la prima zonizzazione del parco.

A titolo esemplificativo si può dire che potrebbero essere delimitati dapprima quei

complessi funzionali di unità di paesaggio contenenti le specificità fisico-

naturalistiche dell'area.

Sono queste le aree sostenenti biocenosi dal valore eccezionale che concorrono alla

definizione dell'identità del parco e che richiedono una "protezione dell'ambiente

rigorosa in modo da garantire che gli equilibri non siano alterati".

Si riesce così a definire una prima perimetrazione delle zone che andranno a formare

le riserve integrali e le riserve generali orientate.

Mentre l'individuazione delle riserve si pone per lo più al di fuori da valutazioni

relazionali proprie della pianificazione territoriale ed è guidata in modo univoco dagli

esperti delle singole discipline interessate, assai più complessa è la delimitazione

delle aree più antropizzate, comprendenti anche i nuclei insediativi urbani e

rurali.

Su queste aree, estesamente modificate dai processi di antropizzazione, spesso

d'interfaccia con il cuore del parco e quasi sempre sedi di conflittualità

territoriale, il dibattito si fa particolarmente acceso proprio per la difficoltà di

circoscrivere con una linea tensioni e fenomeni interagenti con la tutela e la

conservazione dei più fragili ambienti vicini.

Pertanto, localizzando gli ambiti relazionali interconnessi con il sistema delle riserve

e interpretando alcuni processi antropici, storici o ancora in atto, si riesce a dare solo

una perimetrazione sommaria delle aree di protezione e delle aree di promozione

economica e sociale. Le attività umane infatti dovranno essere organizzate in modo

più preciso e puntuale dopo aver sottoposto a verifica la disciplina delle principali

problematiche emerse.

Alla prima approssimazione di delimitazione verrà dunque inserita una bozza di

normativa ordinata sulla base della suddivisione in zone prevista ai sensi dell'art.12,

comma 2 della L. 394/91, delle tematiche citate dalla legge stessa e di quelle

problematiche più specifiche emerse a seguito dell'interpretazione e valutazione delle

relazioni.

In particolare si potrà osservare che la bozza di normativa per settori tematici

interesserà ambiti territoriali non sempre coincidenti con le zone previste (A,B,C e

D). Filizzola

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VERIFICHE

La delimitazione e con essa la prima bozza di normativa per aree e per settori

tematici viene a questo punto sottoposta a verifica al fine di poter garantire la

gestibilità e la sostenibilità delle funzioni assegnate alle diverse zone e di poter

definire con più esattezza la disciplina dei principali tematismi oggetto di studio.

Le operazioni di verifica possono ricondursi a:

- Controlli progettuali puntuali.

Operazioni progettuali appropriate dovrebbero accompagnare l'attività di piano al

fine di riuscire a "mettere a fuoco" soluzioni particolari e contemporaneamente

rapportarsi all'organizzazione generale del territorio.

Potranno esplicarsi in:

- Progetti pilota per aree campione per la disciplina di alcuni contenuti

espressamente previsti dal piano (sistemi di accessibilità veicolare e

pedonale con particolare riguardo ai percorsi, accessi e strutture

riservate ai disabili, ai portatori di handicap e agli anziani, sistemi di

attrezzature e servizi per la gestione e la fruizione sociale del parco,

musei, centri di visite, uffici informativi, aree di campeggio, attività

agrituristiche);

- Progetti speciali per ambiti territoriali complessi, sedi di "interferenze"

o in stato di particolare degrado urbanistico e paesistico-ambientale.

- Raccordo con gli altri strumenti ed iniziative previste dalla legge quadro.

IL PIANO PER IL PARCO dovrà divenire lo strumento conoscitivo di base per

supportare scelte ed iniziative proposte dagli altri strumenti previsti dalla stessa

legge e cioè:

- IL REGOLAMENTO DEL PARCO, che dovrà essere adottato dall'ente parco non

oltre 6 mesi dall'approvazione del piano.

- IL PIANO PLURIENNALE ECONOMICO E SOCIALE, che dovrà essere elaborato

dalla comunità del parco nel rispetto dei vincoli stabiliti dal piano e dal

Regolamento.

Questi tre strumenti dovrebbero avanzare in modo cooperativo. In particolare il

piano pluriennale economico e sociale per la promozione delle attività compatibili

capace di prevedere la concessione di sovvenzioni a privati ed enti locali,

l'agevolazione o la promozione di una serie di attività (tradizionali, artigianali ecc.)

se adeguatamente coordinato con le misure d'incentivazione (L. 394/91, art.7),

con altri tipi di agevolazioni che l'istituzione dell'area protetta riesce ad innescare e

con gli indirizzi progettuali di cui si fa portatore il piano, potrebbe avviare "una

trasformazione economica di ampia prospettiva , progressiva, equilibrata, ecologica e

tendenzialmente autopropulsiva".

- Raccordo con il contesto territoriale e la strumentazione urbanistica

vigente.

La Legge Quadro prevede che le regioni d'intesa con l'Ente parco possano

disciplinare la gestione delle "zone contigue" con piani e programmi.

Probabilmente sarebbe utile estendere l'azione di raccordo oltre le zone contigue al

fine di riconnettere la "rete ecologica" del parco coi sistemi di particolare valore

naturale del contesto territoriale. Documenti a livello internazionale ravvisano

l'opportunità "di inserire le aree a protezione speciale nelle più ampie strategie di

conservazione della natura e riqualificazione ambientale" attivando anche forme di

raccordo in ambito internazionale. Filizzola

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La Legge Quadro prevede due strumenti capaci di stabilire effettive interazioni tra il

livello della tutela locale, quello nazionale e quello internazionale:

La "CARTA DELLA NATURA";

Il "PROGRAMMA TRIENNALE PER LE AREE NATURALI PROTETTE".

Immaginando le aree protette come sistemi biologici aperti, i cui confini quasi mai

corrispondono con quelli amministrativi, sarà inoltre necessario prevedere in questa

fase un adeguato raccordo normativo tra il piano del parco e gli altri strumenti

urbanistici vigenti "oltre il parco". In tal senso potrebbero intervenire i singoli piani

regolatori comunali, i piani paesaggistici e, con maggiori probabilità di successo, il

piano territoriale di coordinamento provinciale. Questo piano di area vasta di recente

istituzione, in accordo con il piano per il parco, potrebbe contribuire alla "saldatura"

tra aree protette e territorio circostante, ed alla ricomposizione di "momenti e aspetti

che rischierebbero altrimenti di sovrapporsi e più spesso di confliggere".

Confronto e dibattito con gli enti e gli altri attori locali.

La definizione di una prima delimitazione delle aree e relativa normativa può divenire

una base di discussione sufficiente ad aprire un confronto con gli enti

territorialmente coinvolti ed a determinare la partecipazione ampia ed anticipata

(rispetto all'iter procedurale previsto dalla normativa) dei diversi attori locali.

Approfondimenti analitici.

La stesura della prima approssimazione di delimitazione (e relativa normativa) e la

messa a punto di una serie di verifiche puntuali potrebbe far rilevare alcune

significative carenze in ambito conoscitivo-valutativo. È bene pertanto prevedere in

questa fase il ricorso ad eventuali mirati approfondimenti analitici.

IPOTESI DI ZONIZZAZIONE E NORME PER AREE E PER SETTORI TEMATICI

L'ipotesi di zonizzazione rappresenta l'ultima tappa del percorso di piano prospettato.

La stesura finale dell'ipotesi di zonizzazione si articolerà come segue:

1. revisione dei confini dell'area protetta e suddivisione del territorio in zone

(A, B, C e D) ed eventuali sottozone a diverso grado di protezione con

individuazione di normativa specifica per ognuna delle zone e sottozone;

2. proposta di delimitazione e di normativa per le aree contigue, come

previsto ai sensi dell'art.32 della L.394/91;

3. normativa per settori tematici, includente almeno quelli indicati dalla legge

quadro (accessibilità e percorsi veicolari e pedonali, attrezzature e servizi per

la gestione e la funzione sociale del parco, attività ricettive, attività

agroturistiche, interventi sulla flora, sulla fauna e sull'ambiente naturale un

genere) e le più significative problematiche rilevate nell'interpretazione e

valutazione delle relazioni.

4. normativa per progetti (per aree speciali e aree campione).

Le aree d'intervento potrebbero corrispondere con quelle utilizzate per la

verifica progettuale.

L'ipotesi di zonizzazione, con relativa normativa, distinta per aree e per settori

tematici, avrà la valenza di piano per il parco.

Sarà poi compito dell'ente parco valutare l'opportunità di dare spazio ad ulteriori

progettazioni e pianificazioni settoriali a fronte di particolari tematiche emergenti.

È invece sin d'ora scontata la necessità di prevedere un processo di piano che

continua il suo cammino attivando operazioni di aggiornamento ed aggiustamento

con tempi di revisione abbastanza ravvicinati.

Filizzola

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ELABORATI DA PRODURRE

La proposta di zonizzazione, come pure tutti i precedenti passaggi del processo

metodologico descritto, in qualsiasi modo si operi (agendo su base cartacea o in

forma digitalizzata), dovranno infine poter essere trasposti su base cartografica e

sotto forma di relazioni.

Indichiamo quali potranno essere i principali elaborati, da considerarsi quali minimi

inderogabili:

Rappresentazione Cartografica anche in forma digitalizzata dell'assetto attuale

del territorio nei diversi approfondimenti tematici connessi ai principali settori

disciplinari, alle loro più significative interrelazioni ed alle interpretazioni di valori,

emergenze e fragilità, in scala 1:25.000.

Rappresentazione Cartografica, anche in forma digitalizzata, delle interferenze

nei tre sistemi (fisico, biologico ed antropico) in scala 1:25.000 / 1:10.000.

Rappresentazione Cartografica, anche in forma digitalizzata, delle unità di

paesaggio e dei complessi funzionali di unità di paesaggio, in scala 1:25.000 /

1:10.000.

Rappresentazione Cartografica, anche in forma digitalizzata, della zonizzazione

dell'area, in scala 1:25.000 / 1:10.000.

Rappresentazione Cartografica, anche in forma digitalizzata, dei principali

tematismi (settori d'intervento) da normare.

Rappresentazione Cartografica, anche in forma digitalizzata, di eventuali

interventi strategici in aree di rilevanza particolare, in scala 1:10.000 / 1:2.000.

Programma Finanziario di massima con indicazione delle priorità.

Progetti Pilota e progetti specifici per aree campione ed aree speciali, da attuarsi

attraverso singoli piani particolareggiati o sistemi di piani particolareggiati, in scala

adeguata.

Norme di Attuazione distinte per aree e per settori tematici.

SISTEMA INFORMATIVO TERRITORIALE DA USARE

I sistemi di organizzazione ed elaborazione dei dati condizionano e sono a loro volta

condizionati dalla metodologia descritta.

Anche per questo motivo è bene accennare ai sistemi di costruzione ed utilizzazione

delle fonti informative che dovranno supportare i processi conoscitivi, valutativi e

decisionali connessi alla pianificazione dei parchi.

LA REDAZIONE DI UN PIANO RICHIEDE:

- Acquisizione di cartografie di base.

- Acquisizione di dati già raccolti in precedenti esperienze di ricerca e attività di

pianificazione e di nuovi dati tramite rilievo diretto sul territorio.

- Organizzazione di operazioni di valutazioni e sintesi alquanto complesse,

connesse ad una visione sistemica della realtà territoriale, capaci di aggregare o

scomporre dati e informazioni interrelati tra di loro, fino a pervenire a schemi di

piano "finali" capaci di accogliere successive revisioni.

Filizzola

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In particolare, nel processo metodologico descritto per la zonizzazione dei parchi

nazionali, sarà necessario compiere le seguenti operazioni:

Organizzare La Raccolta Dati evidenziando e valutando l'elemento in quanto tale

e la relazione che costruisce con elementi di altri sistemi.

Evidenziare e Valutare le Interferenze antropiche nei tre sistemi (fisico, biologico

ed antropico), sovrapponendo l'insieme degli interventi realizzati e previsti dall'uomo

con i caratteri fisici e biologici e con il patrimonio storico-culturale.

Evidenziare e Valutare le Diverse Unità di paesaggio costruendo un cartografia

di sintesi e rilevando l'identità visuale e culturale delle singole unità attraverso la

sovrapposizione ed integrazione dell'ambiente fisico, biotico ed antropico, anche

utilizzando materiale fotografico.

Aggregare le Singole Unità di paesaggio sulla base di criteri funzionali, per

delimitare i complessi di unità.

Costruire Proposte di Zonizzazione Dell'area, verificabili ed aggiornabili.

Filizzola

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Sinora la maggior parte delle informazioni utilizzate nella pianificazione sono state

acquisite in forma cartacea, è anche possibile rinvenire dati memorizzati su supporti

magnetici ma non correlati ad una cartografia di base. Tali sistemi tradizionali non

permettono l'utilizzo delle informazioni raccolte per successive elaborazioni ed

analisi.

Lo sviluppo dell'informatica e l'evoluzione delle tecnologie di analisi territoriale

mettono a disposizione sistemi e strumenti in grado di supportare operazioni

conoscitive e decisionali in ambiti caratterizzati dalla interdisciplinarietà (e quindi

propri della realtà territoriale).

Tali strumenti, conosciuti come GIS (Geographic Information Systems) o, più

semplicemente, SIT (Sistemi Informativi Territoriali) permettono di:

Gestire La Cartografia di base tramite computer.

Georeferenziare I Dati (attribuire ad ogni elemento le sue coordinate reali).

Effettuare Collegamenti tra informazioni di diversa natura.

Elaborare Le Informazioni (attraverso associazioni e sovrapposizioni) secondo le

finalità prefissate caso per caso.

Riportare Tutte Le Elaborazioni Su Base Cartografica, alla scala desiderata.

In particolare i SIT (Sistemi Informativi Territoriali) permettono di supportare la

redazione del piano del parco espletando le seguenti funzioni:

Funzioni di editing o modifica di nuove entità e correzione/modifica delle

informazioni esistenti, sia grafiche sia alfanumeriche.

Gestione di livelli logici: raggruppamento delle informazioni in insiemi logici

corrispondenti a significati diversi del contenuto informativo.

Gestione di dati vettoriali e raster: trattamento congiunto di dati vettoriali e dati

in formato raster (foto aeree, immagini da satellite, ecc.).

Gestione della topologia: adiacenza tra entità areali o connessione tra elementi

lineari.

Correlazione tra elementi grafici e descrittivi: gestione automatica del

collegamento fra dati grafici e descrittivi presenti in banche dati anche di tipo

differenti con relazioni di tipo m-n.

Continuum spaziale: unione di mappe provenienti dalla digitalizzazione di più fogli

in un unico tema geografico.

Mosaico: trasformazione del continuum spaziale in un insieme di fogli.

Overlay topologico: fusione verticale di più tematismi in modo da ottenere un

nuovo tematismo costituito dalla somma sia delle primitive grafiche sia degli attributi

degli n-tematismi fusi.

Buffering: creazione automatica di fasce di rispetto.

Viste, tematismi, legende: creazione di viste o tematismi ottenuti da relazioni con

altre base-dati e creazione di legende di classi di valori con colorazione e graficismi

definibili dall'utente.

Import/Export: possibilità di scambiare dati in formati compatibili con i più diffusi

programmi applicativi.

Infine è importante sottolineare che i Sistemi Informativi Territoriali, dopo aver

supportato la redazione del piano, potranno divenire lo strumento base per la

gestione del piano (ivi compreso l'adeguamento alle mutate caratteristiche

ambientali), contribuendo all'esplicazione delle seguenti attività:

Amministrativa (rilascio di autorizzazioni e pareri).

Informativo Turistica (gestione dei centri-visita, ingressi al parco, sentieristica,

sportelli informativi, ...).

Didattica (aule verdi, percorsi natura, ...).

Ricerca Scientifica (studi specifici, sperimentazioni, monitoraggi, ...).

Organizzazione Dei Settori D'intervento (servizi di prevenzione incendi,

vigilanza, gestione faunistica, gestione forestale, manutenzione sentieri, ...).

Diffusione Delle Informazioni (attraverso un'architettura informativa distribuita

costituita da poli di servizio collegati in rete, ...).

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UFFICIO DI PIANO

La scelta di creare un ufficio di piano risponde a tre principali criteri:

1. garantire la massima articolazione e flessibilità delle indagini e del progetto

in rapporto alle esigenze di gestione del piano e più in generale di controllo del

territorio del parco.

2. garantire un coordinamento progettuale fattivo con i diversi soggetti

istituzionali e sociali coinvolti dal piano per il parco.

3. favorire il radicamento sul territorio di tutti i programmi di organizzazione

territoriale.

La struttura e l'organizzazione dell'Ufficio di Piano del Parco rispecchierà

l'articolazione del piano stesso così come prefigurato da questo documento.

I profili professionali previsti all'interno dell'Ufficio di Piano sono di tre tipi:

1. FUNZIONARI DELL'ENTE PARCO o di enti locali coinvolti nella

elaborazione del piano.

2. Consulenti Incaricati con diverse funzioni (coordinamento scientifico,

elaborazioni conoscitive e progettuali, o approfondimenti su temi specifici).

3. Neolaureati Con Incarico A Tempo Determinato (secondo le procedure

previste dalla normativa vigente e già sperimentate in altri piani) in rapporto

alle diverse aree d'indagine del piano.

I professionisti coinvolti, in particolare quelli di cui ai punti 1 e 2 dovranno essere

figure che abbiano già maturato esperienze professionali e di ricerca di tipo

interdisciplinare.

Il responsabile dell'Ufficio di Piano è individuato nella figura del direttore del

parco, con funzioni di raccordo tra l'Ufficio di Piano, organi direttivi del Parco e

Coordinamento tecnico-istituzionale, di cui al punto successivo.

Il direttore del Parco coordinerà anche l'organizzazione generale dell'Ufficio di Piano

avvalendosi dei seguenti apporti:

a. Un Consulente a supporto della gestione tecnico-giuridico-amministrativa

del piano;

b. Un Collaboratore a supporto della segreteria organizzativa dell'Ufficio

(neodiplomato a tempo determinato).

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REGIONE BASILICATA

( )

L.R. N°28 28 Giu 1994

INDIVIDUAZIONE, CLASSIFICAZIONE,

ISTITUZIONE, TUTELA E GESTIONE DELLE AREE

NATURALI PROTETTE IN BASILICATA

TESTO AGGIORNATO E COORDINATO

con la Legge regionale 29 gennaio 2010,N°4

(B.U. N°6 del 01 febbraio 2010 )

CAPO I

DISPOSIZIONI GENERALI

Art.1

Finalità

La Regione, nell' ambito delle proprie competenze statutarie e in attuazione della

Legge 394/91, tutela l' ambiente naturale in tutti i suoi aspetti e ne promuove e

disciplina l' uso sociale e pubblico.

I fini di generale salvaguardia delle risorse naturalistiche, paesaggistiche ed

ecologiche sono perseguiti nella prospettiva della qualità di vita dei cittadini, anche

favorendo l' accrescimento della loro consapevolezza ambientale attraverso una

migliore educazione ambientale, e di conseguimento di obiettivi di sviluppo socio -

economico delle popolazioni locali e di recupero e valorizzazione delle loro

espressioni storiche e culturali, anche con la sperimentazione di attività produttive

attente alla vocazione agro - silvo pastorale presente sul territorio.

Nel perseguimento delle finalità, la Regione, utilizzando, compatibilmente,

soprattutto i demani e i patrimoni forestali regionali, provinciali, comunali e di enti

pubblici, istituisce aree naturali protette, individuate in siti non compresi nel

territorio di un parco nazionale o di una riserva naturale statale e secondo le

modalità di cui all' art. 22 della legge N° 394/91 (Norme Quadro), con una o più

delle seguenti finalità:

a) Protezione o ricostituzione di siti o paesaggi naturali, anche con presenza di

eventuali valori storici o archeologici o di uno o più ecosistemi di rilevante

interesse.

b) Protezione, diffusione e reintroduzione di specie animali e vegetali nei loro

habitat specifici, segnatamente se rare o in via di estinzione o non più presenti

nella zona, proteggendo o ricostituendo, ove possibile, gli habitat stessi.

c) Salvaguardia di biotopi, di associazioni vegetali o forestali e di formazioni

geologiche, geomorfologiche, paleontologiche di rilevante valore storico,

scientifico e culturale.

d) Mantenimento, sistemazione o creazione di luoghi di sosta per la fauna

selvatica sui percorsi migratori della stessa in attuazione dell' art. 1, comma 5,

della legge n. 157/92.

e) Realizzazione di programmi di studio e di ricerca scientifica, in ordine ai

caratteri ed alla evoluzione della natura e della presenza antropica.

La Regione promuove inoltre campagne di educazione e di sensibilizzazione dell'

opinione pubblica ai fini della conoscenza e del rispetto dell' ambiente.

Filizzola

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Art.2

Classificazione delle aree naturali protette

Relativamente alle diverse caratteristiche ed agli scopi per cui vengono istituite le

aree naturali protette si distinguono in:

a) parchi naturali (Art. 3);

b) riserve naturali (Art. 4).

Le aree individuate dalla presente legge sono soggette nella L.R. n. 42/98 e al

decreto legge 27- 6- 1985, N°312 recante disposizioni urgenti per la tutela delle

zone di particolare interesse ambientale, convertito, con modificazioni, in legge 8

agosto 1985, N°431. Art.3

Parchi naturali

I parchi naturali regionali sono costituiti da aree terrestri, fluviali, lacuali e tratti di

costa di valore naturalistico ed ambientale. Costituiscono un sistema omogeneo

individuato dagli assetti naturali dei luoghi, dei valori paesaggistici ed artistici e dalle

tradizioni culturali delle popolazioni locali.

Nei parchi naturali è favorita e stimolata la ricerca scientifica e sono consentite le

usuali attività produttive e le operazioni agro-silvo-pastorali perché non in contrasto

con le vigenti disposizioni di legge e con le finalità del parco stesso; è promosso

l'escursionismo, opportunamente disciplinato.

Il piano di gestione territoriale di cui al successivo art. 19, può enucleare, all'interno

dei parchi, una zonazione del territorio e prevedere, anche, una o più riserve naturali

integrali aventi lo scopo di proteggere e conservare la natura e l' ambiente di tutte le

sue espressioni e reciproche interrelazioni.

Art.4

Riserve naturali

Le riserve naturali sono costituite da aree terrestri, fluviali, lacuali, tratti di costa che

contengono una o più specie naturalisticamente rilevanti della flora e della fauna,

ovvero presentino uno o più ecosistemi importanti per le diversità biologiche o per la

conservazione delle risorse genetiche.

Le riserve naturali in relazione al diverso grado di protezione all' ambiente si

distinguono in:

a) naturali integrali (Art. 5)

b) orientate o guidate (Art. 6)

c) particolari o speciali (Art. 7)

Le aree protette che insistono in territori di più regioni sono istituite dalle Regione

interessate, previa intesa tra le stesse e gestite secondo criteri unitari per l'intera

area delimitata. Filizzola

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Art.5

Riserve naturali integrali

Le riserve naturali integrali hanno lo scopo di proteggere e conservare la natura dell'

ambiente in tutte le sue espressioni e reciproche interrelazioni.

Art.6

Riserve naturali orientate

Le riserve naturali orientate hanno lo scopo di sorvegliare ed indirizzare

scientificamente l'evoluzione dell'ambiente naturale.

Art.7

Riserve naturali speciali

Le riserve naturali speciali hanno lo scopo di conservare un insieme di realtà che

abbiano valore estetico o storico educativo, oppure per particolari e delimitati compiti

di conservazione biologica, biologico - forestale, botanica, zoologica, geologica,

archeologica, etnologica. CAPO II

PROPOSTE PER L' ISTITUZIONE DELLE AREE NATURALI PROTETTE

Art.8

Soggetti di promozione per l’istituzione di aree naturali protette

Possono promuovere l'istituzione delle aree naturali protette, oltre allo stesso Ente

Regione:

a) La Provincia territorialmente interessata.

b) I Comuni o le Comunità Locali sul cui territorio ricade l'area di cui si

richiede l'istituzione.

c) Le Associazioni ambientaliste, operanti in Basilicata, ufficialmente

riconosciute ai sensi della legge 8 luglio 1986, N° 349 e sue successive

modificazioni ed integrazioni.

Le proposte, regolarmente istruite e corredate del parere del Comitato di cui al

successivo art. 11 formano oggetto di trattazione in sede di conferenza di cui all'art.

22 della Legge 394/91 (Norme Quadro).

Le proposte devono essere inoltrate al Dipartimento Ambiente della Regione,

corredate di una scheda riportante tutte le indicazioni necessarie per motivarne

l'esistenza, di una cartografia in scala idonea e di tutti gli opportuni elaborati tecnici.

Art.9

Leggi istitutivi delle aree naturali protette

In conformità ai principi generali enunciati nella presente legge, le aree naturali

protette sono individuate ed istituite con legge regionale, che stabilisce per ciascuno

di esse:

a) La perimetrazione.

b) Le misure di salvaguardia.

E per i Parchi naturali, inoltre:

c) Gli indirizzi per il funzionamento dell' Ente per la gestione del Parco.

d) Il piano per il Parco e il piano pluriennale economico e sociale per la

promozione delle attività compatibili.

e) I principi del regolamento del Parco.

f) L'indennità di carica per gli organi del Parco ed il Collegio dei Revisori

nonché i rimborsi spese. Filizzola

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Art.10

Individuazione di aree naturali protette

Salvo quanto stabilito nel precedente art. 9, sono individuate, in questa fase, le

seguenti aree naturali protette, anche sulla scorta della deliberazione del Comitato

delle aree naturali protette del 21 Dic 1993 pubblicato sulla G.U. del 16 Mar 1994:

A) SISTEMI PARCHI E RISERVE:

1) Gallipoli - Cognato - Piccole Dolomiti Lucane (Castelmezzano)

2) Vulture - Grotticelle

2 bis) S.Croce - Montagna di Muro Lucano

2 ter) Bosco Grande

3) Parco archeologico naturale delle Chiese rupestri del Materano

4) San Giuliano

5) Bosco Pantano di Policoro

6) Lago Pantano di Pignola

7) Lago Grande e Piccolo di Monticchio

8) Lago Laudemio

9) Abetina di Laurenzana

Sono altresì individuate in via prioritaria le seguenti aree di reperimento:

a) Le aree già comprese nei piani regionali paesistici di area vasta ai sensi della L.R.

12 febbraio 1990, N° 3.

b) la ulteriori aree già individuate ai sensi del la L.R. 22 maggio 1980, N° 42 ovvero

segnalate nei censimenti effettuati dalla Società Botanica Italiana, nonché da altri

organismi scientifici e dalle associazioni ambientalistiche.

Filizzola

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Art.11

Comitato scientifico regionale per l'ambiente

È istituito il Comitato Scientifico Regionale per l'ambiente, quale organismo di

assistenza e consulenza degli organi regionali nell'esercizio delle funzioni in materia

di tutela ambientale.

Il Comitato esprime pareri in materia di aree naturali protette. Formula proposte alla

Giunta Regionale per l'effettuazione di studi, ricerche ed iniziative di interesse

regionale in materia di tutela ambientale.

Art.12

Composizione del comitato

Il Comitato Scientifico Regionale per l'Ambiente è composto da:

a) Coordinatore del Dipartimento all'Ambiente che lo presiede.

b) 3 dirigenti regionali, rispettivamente degli Uffici salvaguardia e valorizzazione del

patrimonio naturalistico, Forestale ecologia caccia e pesca, Urbanistica ed Ambiente.

c) 6 esperti rispettivamente in geologia, architettura con specializzazione in

urbanistica e pianificazione del territorio, zoologia, botanica, scienze forestali e

agronomia con specializzazione in coltivazioni biologiche, nominati dal Consiglio

regionale e scelti fra docenti universitari o altri soggetti operanti presso istituti o Enti

di ricerca ovvero fra esperti di comprovata esperienza nel settore.

d) 2 rappresentanti designati dalle Associazioni ambientalistiche legalmente

riconosciute dal Ministero dell' Ambiente e maggiormente rappresentative nel

territorio regionale.

e) Un rappresentante della Soprintendenza ai Beni Ambientali.

f) Un rappresentante della Soprintendenza Archeologica.

g) Un Dirigente di ciascuna Provincia competente.

Il Comitato è nominato con decreto del Presidente della Giunta Regionale, previa

deliberazione della Giunta stessa.

I componenti del comitato restano in carica per il periodo coincidente con la

legislatura regionale e comunque non oltre i tempi fissati dalla legge.

I componenti che senza giustificato motivo non partecipano a tre riunioni

consecutive saranno dichiarati decaduti con decreto del Presidente della Giunta e

sostituiti con esperti di pari qualifica. Art.13

Funzionamento del comitato regionale per l' ambiente

Le riunioni del Comitato sono validamente costituite con la presenza di almeno la

metà più uno dei suoi componenti. Il Comitato esprime le sue scelte a maggioranza

dei membri componenti.

In caso di parità del numero dei voti, prevale quello del Presidente.

Alle riunioni del Comitato possono essere sentiti i rappresentanti degli Enti Locali

interessati, dalle Associazioni ambientalistiche e delle organizzazioni agricole.

Filizzola

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Art.14

Compensi e rimborsi

Ai pubblici dipendenti, membri del Comitato in ragione del proprio Ufficio, non

compete alcuna indennità.

Ai 6 esperti del Comitato compete un gettone di presenza pari a L. 200.000 per ogni

giornata di partecipazione alle sedute del Comitato.

Ai componenti che risiedono in un Comune diverso da quello dove si svolge la seduta

è corrisposto il rimborso delle spese di viaggio di andata e ritorno compiuto con i

mezzi pubblici di linea tra il Comune di residenza e il Comune dove si svolge la

seduta del Comitato, documentate mediante presentazione dei relativi biglietti.

Nel caso in cui i viaggi siano compiuti con autovettura propria è corrisposto un

rimborso spese forfettario pari al costo di un quinto di litro di benzina super per ogni

chilometro, nonché le eventuali spese autostradali debitamente documentate.

Art.15

Delega alle province

La gestione delle aree naturali protette è delegata alle Province.

La Regione mantiene la gestione delle aree interprovinciali.

In relazione a ciò la gestione della Regione o della Provincia avviene nei modi e nei

limiti indicati nella presente legge. Filizzola

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CAPO III

GESTIONE DEI PARCHI NATURALI

Art.16

Gestione dei parchi naturali e loro organi

Per la gestione dei parchi naturali sono istituiti appositi Enti dotati di personalità

giuridica.

Sono organi degli Enti parco:

a) il Presidente.

b) Il Consiglio direttivo.

c) la Comunità del Parco.

d) il Collegio dei revisori dei conti.

La legge istitutiva, inoltre, definirà la costituzione di eventuali organi consultivi

tecnico - scientifici.

Lo statuto dell' ente definirà la forma organizzativa con la composizione degli organi

e l'individuazione dei compiti ai sensi dell'art. 24 della legge 394/91 (Organizzazione

amministrativa del parco naturale regionale) e nei limiti di cui alla presente legge.

Art.17

Comunità del parco

La Comunità del Parco è costituita dai Presidenti delle Province, dai Sindaci dei

Comuni e dai Presidenti delle Comunità Locali nei cui territori sono ricomprese le

aree del Parco.

La Comunità del Parco è organo consultivo e propositivo dell' Ente Parco.

In particolare il suo parere è obbligatorio:

a) Sul regolamento del Parco.

b) Sul piano del Parco.

c) Su altre questioni, a richiesta di un terzo dei componenti del consiglio

direttivo.

d) Sul bilancio e sul conto consuntivo.

La Comunità del Parco delibera, previo parere vincolante del Consiglio direttivo, sul

Piano pluriennale economico e sociale e vigila sulla sua attuazione; adotta altresì il

proprio regolamento.

La Comunità del Parco elegge al suo interno un Presidente e un Vice Presidente.

E' convocata dal Presidente almeno due volte l'anno e quando venga richiesto dal

Presidente dell' Ente Parco o da un terzo dei suoi componenti.

Lo statuto del Parco, nonché le sue successive modificazioni ed integrazioni, è

adottato dalla Comunità del Parco medesima ed è approvato dal Consiglio Regionale.

In fase di prima applicazione della legge istitutiva del Parco ed entro 30 giorni dalla

sua entrata in vigore, il Presidente della Giunta Regionale insedia la Comunità del

Parco che, nei successivi 60 giorni dal proprio insediamento, adotta lo statuto del

Parco. Filizzola

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Art.18

Personale dell' ente parco

L' Ente Parco si avvale di personale messo a disposizione o comandato dalla Regione

o dagli Enti territorialmente interessati.

L' Ente, in mancanza di proprio personale, può avvalersi di accompagnatori

naturalistici singoli o associati tramite convenzione, incaricati di volta in volta di

guidare ed assistere i visitatori dell'area protetta nelle escursioni, attività e presa di

conoscenza, con esclusione di itinerari di carattere alpinistico.

L'Ente può organizzare corsi obbligatori di formazione e di specializzazione per il suo

personale. Art.19

Piano per il parco

Per ogni parco naturale individuato ed istituito secondo la presente legge, l' Ente

gestore deve predisporre entro dodici mesi dalla sua costituzione un piano per il

parco, con una sua eventuale zonazione, al fine di disciplinare l'uso, nel rispetto delle

finalità istitutive.

Il Piano è redatto da esperti nelle varie discipline della pianificazione territoriale,

ambientale e naturalistica, che devono tener conto dei vincoli statali e regionali di

tutela ambientale esistenti.

I piani per i parchi devono inoltre prevedere il divieto di attività e opere che

possono compromettere la salvaguardia del paesaggio e degli ambienti naturali

tutelati, con particolare riguardo alla flora, alla fauna e ai rispettivi habitat, ed in

specie:

a) L'esercizio della caccia, secondo le disposizioni della legge 11 Feb 1992, N°

157 "Norme per la protezione della fauna selvatica omeoterma e per il prelievo

venatorio".

b) L'esercizio della pesca secondo le disposizioni della

L.R. 27 mar 2000 N° 24.

c) La cattura, la detenzione e il disturbo delle specie animali.

d) La raccolta ed il danneggiamento delle specie vegetali spontanee, dei

licheni e dei funghi.

e) L'introduzione e la reintroduzione di specie animali o vegetali suscettibili di

alterare gli equilibri naturali.

f) L'introduzione e l'impiego di qualsiasi mezzo atto a sopprimere o alterare i

cicli geobiologici.

g) Gli scarichi e le immissioni di sostanze solide, liquide o gassose nocive nel

terreno, nei corsi d'acqua e nell'aria, le immissioni sonore di disturbo.

h) L'impiego nell'attività agro - silvo pastorale di sostanze chimiche costituenti

grave pericolo per i valori ambientali.

i) La coltivazione di cave, lo sfruttamento di miniere, le ricerche minerarie e

l'asportazione di minerali.

l) Le modificazioni del regime delle acque incompatibili con le finalità del

parco.

m) L'accensione di fuochi all'aperto al di fuori dei luoghi consentiti

n) L'accensione dei fuochi, salvo quanto prescritto dalle norme nazionali e

regionali in merito agli incendi boschivi.

Restano salvi i diritti reali e gli usi civici delle collettività locali, che sono esercitati

secondo le consuetudini locali con esclusione dei diritti di caccia o altri usi di prelievi

faunistici. Filizzola

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Corso di laurea: Corso di laurea magistrale in scienze forestali e ambientali
SSD:
A.A.: 2012-2013

I contenuti di questa pagina costituiscono rielaborazioni personali del Publisher GPL1987 di informazioni apprese con la frequenza delle lezioni di Selvicoltura e principi di gestione forestale e studio autonomo di eventuali libri di riferimento in preparazione dell'esame finale o della tesi. Non devono intendersi come materiale ufficiale dell'università Basilicata - Unibas o del prof Pierangeli Domenico.

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