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Lez. 1 – Teoria dell’imposta: definizioni

1. Che cos’è un’imposta e che cosa la differenzia da altre entrate pubbliche (differenza tra tassa e

imposta)?

2. Quali sono gli elementi costitutivi di un’imposta?

3. Quali elementi distinguono un’imposta dall’altra, ovvero come si classificano?

4. Con quali finalità viene prelevata?

5. Secondo quali criteri deve essere ripartito il carico tributario (in base a cosa decidiamo quanto

deve pagare una persona e quanto deve pagare un’altra persona?

1→ IL FINANZIAMENTO DELLA SPESA PUBBLICA

Il finanziamento della spesa pubblica avviene attraverso la raccolta di risorse all’interno della

popolazione. Questa raccolta di risorse può avvenire per:

- Per beni destinati alla vendita: quando lo Stato vende beni privati sul mercato,

allora raccoglie risorse attraverso il Prezzo privato: per l’allocazione sul mercato di beni

privati puri, ovvero il prezzo di vendita che si può ottenere sul mercato privato.

Più interessanti sono i metodi di finanziamento denominati tariffe, che si dividono in:

- Prezzo pubblico è un prezzo che può essere utilizzato per evitare appropriazioni di

rendite, di surplus del consumatore da parte di operatori privati: prevede la copertura

dei costi e per esempio è il prezzo che abbiamo visto quando abbiamo analizzato

l’intervento pubblico nel caso di monopolio naturale per mantenere i prezzi ad un livello

più basso.

- Prezzo politico è invece un prezzo ancora più basso che permette la copertura solo

parziale dei costi di produzione del bene che viene venduto e il prezzo è basso perché

si vuole incentivare la domanda di alcuni servizi che sono venduti; quindi per esempio

tutte le volte in cui si compra il biglietto della metro si paga un prezzo politico per il

viaggio che si fa, il prezzo di mercato per spostarsi da una parte all’altra della città è

quello che si spenderebbe prendendo un taxi (in generale qui dentro cci sono anche

tutti i prezzi pagati per i servizi di offerta privata o dal pubblico come fornitura di

acqua, energia elettrica e gas).

- Per beni NON destinati alla vendita:

▪ Tasse: per finanziare servizi a domanda collettiva (che vengono utilizzati non

singolarmente dalle persone ma in modo collettivo) e che implicano esternalità. Anche in

questo caso prevede una copertura parziale dei costi. Esempio: l’università è un tipico

servizio a domanda collettiva che implica esternalità positive, per questo motivo le tasse

universitarie non coprono totalmente i costi perché si vuole incentivare l’utilizzo di questo

bene e perché questo bene provoca esternalità positiva. Quindi si parla di tassa in maniera

propria quando si parla di un’entrata che serve a finanziare servizi a domanda collettiva

che implicano esternalità.

▪ Contributi sociali: per finanziare prestazioni sociali quindi contributi sanitari e

previdenziali.

▪ Contributi speciali: per finanziare opere a vantaggio di una popolazione in un territorio

limitato. 1

▪ Imposte: prelievi coattivi senza vincoli di destinazione (anche extrafiscali). Le imposte

servono a coprire tutti quei costi sopportati per produrre la cui vendita prevede un prezzo

che copre solo parzialmente i costi: non c’è nulla di gratis in economia, se si paga un prezzo

per la fornitura di un determinato servizio che non copre i costi, in qualche modo i costi

vanno coperti. Tornando all’esempio del monopolio naturale quando abbiamo detto che un

modo per intervenire da parte del settore pubblico era quello di imporre un prezzo pari al

costo marginale, in quel caso l’impresa poteva operare senza incorrere in perdite solo se

l’operatore pubblico avesse compensato la stessa impresa con dei trasferimenti finanziati

dalle imposte. Quindi tutte le volte che si ha un prelievo la cui finalità non ha vincolo di

destinazione stiamo pagando un’imposta.

2→ ELEMENTI COSTITUTIVI DELL’IMPOSTA

▪ Presupposto: bisogna decidere per quale ragione l’imposta dev’essere pagata, quindi

stabilire la situazione di fatto cui la legge ricollega l’obbligo di pagare l’imposta. Se si

percepisce un reddito, si ha una casa, si fa un acquisto si paga l’imposta e tutte le volte che

lo Stato ritiene che ci sia una situazione per cui è giusto che venga pagata un’imposta, allora

si individua il presupposto.

▪ Soggetto passivo: Persona fisica o giuridica che ha l’obbligo di pagare l’imposta; il percettore

del reddito il proprietario della casa, colui che effettua l’acquisto.

▪ Base imponibile (B): Traduzione quantitativa del presupposto. Se il presupposto è

guadagnare un reddito allora la base imponibile è il reddito guadagnato, se il presupposto è

possedere una casa, allora la base imponibile è il valore della casa, se il presupposto è

l’acquisto del bene allora la base imponibile è il prezzo del bene.

▪ Aliquota (t): Indica ciò che è dovuto dal contribuente per ogni unità di base imponibile,

quindi di fatto può essere definita in prima battuta come un rapporto tra quanto deve il

contribuente e la base imponibile.

▪ Debito d’imposta (T, t(Y)): Prodotto fra aliquota e base imponibile. A livello aggregato il

prodotto fra aliquota e base imponibile dà il gettito dell’imposta ovvero quanto deve il

singolo contribuente.

Quando l’imposta tassa il reddito, emerge una differenza tra reddito lordo (reddito

guadagnato da una persona) e reddito netto (o reddito disponibile), nota come «cuneo

fiscale». 2

Aliquote d’imposta

L’elemento più interessante costitutivo dell’imposta è l’aliquota che può essere definita come

quanto è dovuto dal contribuente per ogni unità di base imponibile, ma diamo delle definizioni più

specifiche. La prima distinzione è quella tra aliquota media e aliquota marginale.

Se prendiamo come rif un’imposta sul reddito, la

base imponibile è il reddito guadagnato, al

numeratore c’è il debito di imposta t(Y) che sarà

una funzione del debito guadagnato Y. Il

rapporto tra debito d’imposta e reddito si

chiama aliquota media.

NB: tutte le volte in cui si sente parlare di

marginale in economia bisogna calcolare una

derivata; l’aliquota marginale ci dice di quanto

aumenta il debito d’imposta se la base

imponibile aumenta di un’unità, per esempio

nell’imposta sul reddito ci dice di quanto

aumenta la base imponibile se guadagno un euro

in più.

Per esempio quando si paga l’IRPEF si paga una

certa aliquota riferita al reddito lordo; se si

guadagna 10.000 euro si paga un’aliquota sulla

base di questi 10.000 che contengono sia il

reddito imponibile che quello che poi si deve

pagare in termini di imposta.

Per esempio quando acquistiamo un libro 10

euro + IVA è una percentuale applicata a

questo prezzo al netto dell’IVA.

3→ TIPI DI IMPOSTA

PRIMA DISTINZIONE:

A. Imposte dirette e indirette: ci sono due modalità per distinguerle;

- La prima modalità fa riferimento agli indici utilizzati per valutare la capacità

contributiva; si tratta di un criterio che definisce quanto un cittadino è in grado di

contribuire alla spesa pubblica: un’imposta che colpisca indici immediati di capacità

contributiva è un’imposta diretta (gli indici immediati di capacità contributiva sono per

esempio il reddito che è una misura spesso utilizzata per misurare la capacità

contributiva di un individuo quindi le imposta che colpiscono il reddito colpiscono un

indice immediato di capacità contributiva). Al contrario il consumo può dare

un’indicazione di capacità contributiva di un individuo ma non è considerato un indice

immediato, bensì un indice mediato di capacità contributiva perché un certo livello di

consumo è obbligatorio indipendentemente dal fatto che si abbia elevata o bassa

capacità contributiva. Quindi le imposte che colpiscono indici mediati di capacità

contributiva per esempio le imposte sul consumo sono imposte indirette. Tuttavia le 3

imposte sul reddito o sul consumo non esauriscono tutte le possibili imposte, per

esempio un’imposta che colpisce la ricchezza o il patrimonio è un’imposta diretta o

indiretta? Dipende dal tipo di patrimonio che si sta tassando; se viene tassato un bene

patrimoniale che non può essere facilmente trasformato in imposta allora si tratta di

imposta indiretta. L’imposta sulla casa è un’imposta indiretta. Un’imposta invece che

colpisce delle quantità monetarie che si hanno in banca può essere considerata

un’imposta diretta sul patrimonio.

- La seconda modalità fa riferimento alla capacità di traslare l’imposta; le imposte che si

possono trasferire quindi che gravano su un soggetto ma poi vengono pagate

parzialmente anche da un altro soggetto sono imposte che si trasferiscono e si

chiamano imposte indirette. Quelle invece che non si possono trasferire si chiamano

imposte dirette. Ancora una volta la classificazione reddito-consumo rende bene l’idea:

l’imposta sul reddito non si può trasferire quindi è un’imposta indiretta; l’imposta sul

consumo invece è diretta.

Tra le imposte indirette:

▪ Imposte specifiche: la base imponibile è espressa in termini fisici e l’aliquota in unità

monetarie (es. accise). Tutte le volte in cui ad esempio si fa benzina si paga un’accisa che è

una quantità monetaria che dipende dalla quantità di bene che si sta acquistando: un tot di

cent per ogni litro di benzina.

▪ Imposte ad valorem: la base imponibile è espressa in termini monetari e l’aliquota in termini

percentuali (es. IVA). La base imponibile è il prezzo di un bene, l’aliquota è una percentuale

ad esempio il 4% del prezzo di un bene.

Tra le imposte dirette:

▪ Imposte reali: colpiscono l’oggetto dell’imposta senza considerare le caratteristiche del

soggetto tassato; tipicamente un’imposta reale non fa distinzione tra i soggetti passivi: per

esempio potremmo dire che l’imposta sugli immobili è un’imposta reale perché non tiene

conto della situazione economica del proprietario dell’immobile, del fatto che abbia figli a

carico oppure del suo stato di salute.

I vantaggi delle imposte reali sono dati dal fatto che sono molto semplici da amministrare

perché non richiedono l’accertamento delle condizioni soggettive del contribuente,

specialmente della sua condizione economica complessiva.

▪ Imposte personali: colpiscono il medesimo oggetto, ma tenendo conto delle caratteristiche

del soggetto tassato; le imposte personali quando tassano un bene tengono conto delle

diverse caratteristiche che possono contraddistinguere un soggetto dall’altro. I vantaggi

delle imposte personali sono dati dal fatto che permettono di tener conto della condizione

economica complessiva del contribuente e permettono di valutare meglio la capacità

contributiva del contribuente tenendo conto di eventuali carichi familiari e della condizione

di salute. Come vengono personalizzate le imposte? Generalmente attraverso dei

meccanismi che si chiamano deduzioni o detrazioni. 4

Seconda distinzione:

B. Imposte generali e speciali: le prime colpiscono o tutti i redditi o tutta la produzione, quindi

imposta che colpisce sia reddito da lavoro sia reddito da capitale. Le seconde invece

colpiscono o un settore specifico dell’economia o un fattore determinato, quindi imposta

sul lavoro o imposta sul capitale.

Terza distinzione:

C. Imposte progressive, proporzionali e regressive:

Ci sono tre modi per definire imposte progressive, regressive e proporzionali. Il primo è con

riferimento alla base imponibile: un’imposta è proporzionale quando l’aliquota non varia al

variare della base imponibile; progressiva quando aumenta e regressiva quando diminuisce.

Il secondo modo è in riferimento al debito di imposta: è proporzionale quando

all’aumentare del debito imponibile, il debito di imposta aumenta in modo proporzionale;

progressiva quando aumenta in modo più che proporzionale; regressiva qunado aumenta

in modo meno che proporzionale.

Se la base imponibile aumenta, il debito di imposta aumenta sempre: il come aumenta

distingue i tre casi (modo proporzionale, meno che proporzionale, più che proporzionale).

Un altro modo per definire la progressività dell’imposta è quella di fare riferimento alla variazione

dell’aliquota media.

In termini di aliquota media: nel caso di imposta proporzionale l’aliquota media non cambia

all’aumentare della base imponibile (prevede che il debito di imposta sia sempre per esempio il

10% della base imponibile), nel caso di imposta progressiva l’aliquota media aumenta

all’aumentare della base imponibile, nel caso di imposta regressiva l’aliquota media diminuisce

all’aumentare della base imponibile. (non cambia, aumenta, diminuisce).

È utile infine provare a definire ulteriormente la proporzionalità dell’imposta in termini di rapporto

tra aliquota media e marginale. 5

Ricordando l’equazione dell’aliquota

media è data dal rapporto tra debito

d’imposta e base imponibile; che

l’aliquota marginale ci dice come varia il

debito di imposta quando la base

imponibile aumenta di un’unità [t’(Y)].

Partendo dalla derivata dell’aliquota

media rispetto alla base imponibile, t(Y)\Y

è l’aliquota media, t’(Y)\ Y è l’aliquota

marginale, allora un’imposta è progressiva

quando l’aliquota marginale è superiore

all’aliquota media, ovvero quando il

numeratore della derivata dell’aliquota

media è positiva. In base a questo si può

capire se è progressiva (>0), proporzionale

(=0), o regressiva (<0).

E’ possibile ottenere la progressività dell’imposta in almeno 4 modi:

i. Progressività per classi

Non è molto utilizzata e prevede la

divisione dei redditi in classi e ad ogni

classe è abbinata un’aliquota fiscale

crescente. Questa imposta fa emergere

il problema che in prossimità dei

margini delle classi (subito sopra e

subito sotto), si verifica un riordino dei

redditi che crea un forte disincentivo a

produrre più reddito.

ii. Progressività per scaglioni 6

Divide sempre per fasce di reddito e l’imposta è calcolata applicando un tot% sul primo scaglione

e un tot% sul restante reddito. Si può ottenere con un numero variabile di scaglioni; in Italia ce ne

sono 5, in Germania fino a poco tempo fa c’era una progressività continua, ovvero per ogni unità

aggiuntiva di reddito cambiava l’aliquota di riferimento. Risolve il problema dell’inefficienza e

dell’iniquità ma è più difficile da calcolare.

La progressività per detrazione e deduzione, sono due modalità non identiche ma possono essere

equivalenti. iii. Progressività per detrazione

La detrazione prende la base imponibile, si moltiplica per l’unica aliquota di riferimento e al

debito d’imposta così ottenuto si sottrae una somma fissa, chiamata detrazione. I redditi più bassi

pagano un’aliquota media più bassa anche se l’aliquota legate f, è uguale per tutti. 7

iv. Progressività per deduzione

La deduzione applica lo sconto alla base imponibile, in cui l’aliquota moltiplica la base imponibile

scontata per un ammontare uguale per tutti i contribuenti d.

Si noti che:

• le due forme di progressività sono equivalenti quando f = t*d;

• quando si mettono insieme progressività per detrazione o deduzione le cose cambiano perché la

detrazione è uno sconto che si applica in modo identico a tutte le persone ed è più vantaggiosa

per i redditi più bassi, perché in termini assoluti f è uguale per tutti ma in termini percentuali è

inferiore nei redditi più bassi. Se invece la si unisce la deduzione agli scaglioni lo sconto più alto

ce l’ha chi ha una base imponibile più elevata perché paga un’aliquota superiore, ma riceva un

maggiore sconto dY.

• La progressività per deduzione\detrazione è alla base dell’idea di flat rate tax, un’imposta

progressiva in cui dove i redditi sono più bassi è molto progressiva (creando così una forte

distribuzione) e dove sono più alti è poco progressiva, sostanzialmente proporzionale. Chi ricade

nella “no tax area” è denominato incapiente: in Italia gli incapienti non hanno diritto a sconti fiscali

riservati a chi ha un reddito più alto. In altri paesi si usa l’imposta negativa che non consiste in un

rimborso da parte dello Stato, ma si usa quel credito come risparmio su altre imposte.

• in presenza di progressività per scaglione, la detrazione riduce il debito d’imposta nella stessa

misura per tutti i contribuenti, mentre la deduzione comporta riduzioni crescenti col reddito.

Un esempio: si considerino due imposte equivalenti:

- Imposta proporzionale con aliquota legale t = 30% e una detrazione f di 1.800 euro;

- Imposta proporzionale con aliquota legale t = 30% e una deduzione d di 6.000 euro. 8

Si noti che:

• Grazie a deduzioni/detrazioni l’imposta proporzionale è di fatto progressiva (flat rate tax)

• Esiste «no tax area»: cosa succede per chi ha un reddito inferiore a 6.000 euro?

Incapienza e imposta negativa

Misurazione della progressività:

1. Misure locali→ misure che fanno riferimento a un dato livello di reddito e che quindi

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Scienze economiche e statistiche SECS-P/03 Scienza delle finanze

I contenuti di questa pagina costituiscono rielaborazioni personali del Publisher anna221095 di informazioni apprese con la frequenza delle lezioni di Scienza delle finanze e studio autonomo di eventuali libri di riferimento in preparazione dell'esame finale o della tesi. Non devono intendersi come materiale ufficiale dell'università Università Cattolica del "Sacro Cuore" o del prof Balduzzi Paolo.
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