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TEORIA DELL’IMPOSTA: DEFINIZIONI!

Vedremo che cos’è un’imposta e cosa la differenzia dalle altre entrate pubbliche (differenza tra tassa e imposta), gli elementi costitutivi di

un’imposta, gli elementi che distinguono un’imposta dall’altra (come si classificano le imposte), con quali finalità viene prelevata l’imposta

e secondo quali criteri dev’essere ripartito il carico tributario (in base a cosa decidiamo quanto deve pagare una persona e quanto deve

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pagare un’altra persona, sono criteri teorici) e nelle prossime lezioni analizzeremo gli effetti economici e distorsivi delle imposte. !

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1. Il finanziamento della spesa pubblica!

Il finanziamento della spesa pubblica avviene attraverso la raccolta di risorse all’interno della popolazione. Questa raccolta di risorse può

avvenire per beni destinati alla vendita da parte dello Stato: quando lo Stato vende beni privati sul mercato, allora raccoglie risorse

attraverso il cosiddetto “prezzo privato” ovvero il prezzo di vendita che si può ottenere sul mercato privato. Più interessanti sono i metodi di

finanziamento denominati “tariffe” che si dividono in prezzo pubblico e in prezzo politico. Il “prezzo pubblico” è un prezzo che può essere

utilizzato per evitare appropriazioni di rendite, di surplus del consumatore da parte di operatori privati: prevede la copertura dei costi e per

esempio è il prezzo che abbiamo visto quando abbiamo analizzato l’intervento pubblico nel caso di monopolio naturale per mantenere i

prezzi ad un livello più basso. Il “prezzo politico” invece è un prezzo ancora più basso che permette la copertura solo parziale dei costi di

produzione del bene che viene venuto e il prezzo è basso perché si vuole incentivare la domanda dei servizi che sono venduti: quindi per

esempio tutte le volte che comprate il biglietto della metropolitana state pagando un prezzo politico per il viaggio che state facendo, il prezzo

di mercato per spostarsi da una parte all’altra della città è quello che dovreste spendere prendendo un taxi (in generale qui dentro ci sono

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anche tutti i prezzi pagati per i servizi di offerta privata o dal pubblico come fornitura di acqua, energia elettrica, gas).!

Poi ci sono le forme di entrata per beni che non sono destinati alla vendita. La prima di queste forme di entrata si chiama “tassa” e serve per

finanziare servizi a domanda collettiva (che vengono utilizzati non singolarmente dalle persone ma in modo collettivo) e che implicano

esternalità. Anche in questo caso prevede una copertura parziale dei costi: per esempio l’università è un tipico servizio a domanda collettiva

che implica esternalità positive, per questo motivo le tasse universitarie non coprono totalmente i costi perché si vuole incentivare l’utilizzo di

questo bene e perché questo bene provoca esternalità positiva. Quindi si parla di tassa in maniera propria quando si parla di un’entrata che

serve a finanziare servizi a domanda collettiva che implicano esternalità. Poi ci sono i “contributi sociali” che finanziano le prestazioni sociali

quindi contributi sanitari e previdenziali, i “contributi speciali” servono a finanziare opere specifiche a vantaggio di una popolazione in un

territorio limitato. Infine ci sono le “imposte” che sono prelievi obbligatori senza vincoli di destinazione, le imposte servono a coprire tutti quei

costi sopportati per produrre beni la cui vendita prevede un prezzo che copre solo parzialmente i costi: non c’è nulla di gratis in economia,

se voi pagate un prezzo per la fornitura di un determinato servizio che non copre i costi, in qualche modo i costi vanno coperti. Tornando

ancora all’esempio del monopolio naturale quando abbiamo detto che un modo per intervenire da parte del settore pubblico era quello di

imporre un prezzo pari al costo marginale, in quel caso l’impresa poteva operare senza incorrere in perdite solo se l’operatore pubblico

avesse compensato la stessa impresa con dei trasferimenti finanziati dalle impose. Quindi tutte le volte che si ha un prelievo la cui finalità

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non ha vincolo di destinazione stiamo pagando un’imposta.!

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2. Elementi costitutivi dell’imposta!

Gli elementi costitutivi dell’imposta sono il “presupposto” ovvero bisogna decidere per quale ragione l’imposta dev’essere pagata, quindi

stabilire la situazione di fatto cui la legge ricollega l’obbligo di pagare l’imposta: percepisci un reddito paghi un’imposta, possiedi una casa

paghi un’imposta, fai un acquisto paghi un’imposta, tutte le volte che lo Stato ritiene che ci sia una situazione per cui è giusto che venga

pagata un’imposta, allora lì si individua il presupposto. Un altro elemento costitutivo dell’imposta è il “soggetto passivo” vale a dire il

soggetto che ha l’obbligo di legge di pagare l’imposta: il percettore del reddito, il proprietario della casa, colui che effettua l’acquisto. Si

chiama “base imponibile” la traduzione quantitativa del presupposto: se il presupposto è guadagnare un reddito allora la base imponibile è il

reddito guadagnato, se il presupposto è possedere una casa allora la base imponibile è il valore della casa, se il presupposto è l’acquisto

del bene allora la base imponibile è il prezzo del bene. La “aliquota” è definita come ciò che è dovuto dal contribuente per ogni unità di base

imponibile, quindi di fatto può essere definita in prima battuta come un rapporto tra quanto deve il contribuente e la base imponibile. Quanto

deve il contribuente si chiama “debito d’imposta” che viene a sua volta definito come prodotto tra aliquota e base imponibile: il debito

d’imposta indica quanto deve il singolo contribuente, mettendo insieme tutti i debiti d’imposta si ottiene il gettito dell’imposta, il gettito

dell’IRPEF è la somma di tutti i debiti IRPEF che gravano sui contribuenti. Quando l’imposta colpisce il reddito emerge una differenza tra

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reddito lordo (reddito guadagnato da una persona) e reddito netto (reddito disponibile che può utilizzare) nota come “cuneo fiscale”.!

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Aliquote d’imposta!

L’elemento più interessante costitutivo dell’imposta è l’aliquota, che può essere definita come quanto è dovuto dal contribuente per ogni

unità di base imponibile ma proviamo a dare delle definizioni più specifiche. La prima distinzione importante è quella tra aliquota media e

aliquota marginale. La “aliquota media” rappresenta esattamente quello che abbiamo definito prima, quanto è dovuto in media dal

contribuente per ogni unità di base imponibile t = t(Y) / Y se prendiamo come riferimento un’imposta sul reddito, la base imponibile è il

reddito guadagnato, al numeratore c’è il debito d’imposta t(Y) che sarà una funzione del reddito guadagnato Y. Il rapporto tra debito

d’imposta e reddito si chiama aliquota media. Mentre la “aliquota marginale” rappresenta quanto è dovuto dal contribuente per ogni unità

aggiuntiva di base imponibile t’(Y) = δt(Y) / δY tutte le volte che sentite la parola marginale in economia sapete che dovete calcolare una

derivata, l’aliquota marginale ci dice di quanto aumenta il debito d’imposta se la base imponibile aumenta di un’unità, per esempio

nell’imposta sul reddito ci dice di quanto aumenta la base imponibile se guadagno un euro in più. Un’altra distinzione più nozionale è quella

tra “aliquota su base lorda” che è calcolata su una base imponibile comprensiva dell’imposta stessa t = T/B per esempio quando si paga

l’IRPEF si paga una certa aliquota riferita al reddito lordo, se guadagnate €10.000 pagate un’aliquota sulla base di questi €10.000 che

contengono sia il reddito disponibile sia quello che poi dovete pagare in termini di imposta. Mentre la “aliquota su base netta” è calcolata su

una base imponibile al netto dell’imposta stessa τ = T/(B - T) per esempio quando acquistiamo un libro di €10 l’IVA è una percentuale

applicata a questo prezzo al netto dell’IVA. 1 di 40

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3. Tipi di imposta in base alle loro caratteristiche!

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Una prima distinzione è quella tra “imposte dirette” e “imposte indirette”. Ci sono due modalità equivalenti per distinguerle:!

- La prima modalità fa riferimento agli indici utilizzati per valutare la capacità contributiva, si tratta di un criterio che definisce quanto

un cittadino è in grado di contribuire alla spesa pubblica: un’imposta che colpisca indici immediati di capacità contributiva è un’imposta

diretta (gli indici immediati di capacità contributiva sono per esempio il reddito che è una misura spesso utilizzata per misurare la capacità

contributiva di un individuo quindi le imposte che colpiscono il reddito colpiscono un indice immediato di capacità contributiva). Al

contrario il consumo può dare sì un’indicazione della capacità contributiva di un individuo ma non è considerato un indice immediato,

bensì un indice mediato di capacità contributiva perché un certo livello di consumo è obbligatorio indipendentemente dal fatto che tu abbia

elevata o bassa capacità contributiva. Quindi le imposte che colpiscono indici mediati di capacità contributiva per esempio le imposte sul

consumo sono imposte indirette. Tuttavia le imposte sul reddito o sul consumo non esauriscono tutte le possibili imposte, per esempio

un’imposta che colpisce la ricchezza o il patrimonio è un’imposta diretta o indiretta? Dipende dal tipo di patrimonio che stiamo tassando:

se viene tassato un bene patrimoniale che può essere facilmente trasformato in imposta allora si tratta di imposta diretta, se viene tassato

un bene patrimoniale che non può essere facilmente trasformato in imposta allora si tratta di imposta indiretta. L’imposta sulla casa è

un’imposta indiretta, se vi tassano la casa non potete presentarvi con un mattone della casa per pagare l’imposta. Invece un’imposta che

! colpisca delle quantità monetarie che si hanno in banca può essere considerata un’imposta diretta sul patrimonio.!

- La seconda modalità fa riferimento alla capacità di traslare l’imposta, le imposte che si possono trasferire quindi che gravano su un

soggetto ma poi vengono pagate parzialmente anche da un altro soggetto sono imposte che si trasferiscono e si chiamano imposte

indirette. Mentre quelle che non si possono trasferire si chiamano imposte dirette. Ancora una volta la classificazione reddito-consumo

rende bene l’idea: l’imposta sul reddito non si può trasferire quindi è un’imposta diretta, l’imposta sul consumo invece si può trasferire

! quindi è un’imposta indiretta.!

Tra le imposte indirette si possono distinguere imposte specifiche e imposte ad valorem. Nelle “imposte specifiche” la base imponibile è

• espressa in termini fisici e l’aliquota in unità monetarie: quindi tutte le volte che fate benzina pagate un’accisa che è una quantità

monetaria che dipende dalla quantità di bene che state acquistando, un tot di centesimi per ogni litro di benzina. La “imposta ad valorem”

invece prevede che la base imponibile sia espressa in termini monetari e l’aliquota in termini percentuali: la base imponibile è il prezzo di

un bene, l’aliquota è una percentuale per esempio il 4% del prezzo di un bene. L’IVA è il tipico caso di un’imposta ad valorem, l’accisa è il

! tipico caso di un’imposta specifica.!

Tra le imposte dirette si possono distinguere imposte reali e imposte personali. Le “imposte reali” colpiscono l’oggetto dell’imposta senza

• considerare le caratteristiche del soggetto tassato, tipicamente un’imposta reale non fa distinzione tra i soggetti passivi: per esempio

potremmo dire che l’imposta sugli immobili è un’imposta reale perché non tiene conto della situazione economica del proprietario

dell’immobile, del fatto che abbia figli a carico oppure del suo stato di salute. I vantaggi delle imposte reali sono dati dal fatto che sono

molto semplici da amministrare perché non richiedono l’accertamento delle condizioni soggettive del contribuente, specialmente della sua

condizione economica complessiva. Le “imposte personali” invece colpiscono il medesimo oggetto ma tengono conto delle caratteristiche

del soggetto tassato, le imposte personali quando tassano un bene tengono conto delle diverse caratteristiche che possono

contraddistinguere un soggetto dall’altro. I vantaggi delle imposte personali sono dati dal fatto che permettono di tener conto della

condizione economica complessiva del contribuente e permettono di valutare meglio la capacità contributiva del contribuente, tenendo

conto di eventuali carichi familiari e della condizione di salute. Come vengono personalizzate le imposte? Generalmente attraverso dei

! meccanismi che si chiamano deduzioni o detrazioni. !

Una seconda distinzione è quella tra “imposte generali” e “imposte speciali”. Le imposte generali colpiscono o tutti i redditi o tutta la

produzione, quindi imposta che colpisce sia il reddito da lavoro sia il reddito da capitale. Le imposte speciali colpiscono o un settore

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specifico dell’economia o un determinato fattore di produzione, quindi imposta sul lavoro o imposta sul capitale. !

Una terza distinzione è quella tra “imposte progressive”, “imposte proporzionali” e “imposte regressive”. In termini di base imponibile:

un’imposta proporzionale prevede che se la base imponibile aumenta il debito d’imposta aumenta proporzionalmente; un’imposta

progressiva prevede che se la base imponibile aumenta il debito d’imposta aumenta in modo più che proporzionale, un’imposta regressiva

prevede che se la base imponibile aumenta il debito d’imposta aumenta in modo meno che proporzionale. Se la base imponibile aumenta il

debito d’imposta aumenta sempre, il come aumenta contraddistingue i tre casi (in modo proporzionale, più che proporzionalmente, meno

che proporzionalmente). Un altro modo per definire la progressività dell’imposta è quella di fare riferimento alla variazione dell’aliquota

media. In termini di aliquota media: nel caso di imposta proporzionale l’aliquota media non cambia all’aumentare della base imponibile

(prevede che il debito d’imposta sia sempre per esempio il 10% della base imponibile), nel caso di imposta progressiva l’aliquota media

aumenta all’aumentare della base imponibile, nel caso di imposta regressiva l’aliquota media diminuisce all’aumentare della base imponibile

(non cambia, aumenta, diminuisce). É utile infine provare a definire ulteriormente la proporzionalità dell’imposta in termini di rapporto

tra aliquota media e aliquota marginale. L’aliquota media è data dal rapporto tra debito d’imposta e base imponibile t = t(Y) / Y. L’aliquota

marginale ci dice come varia il debito d’imposta quando la base imponibile aumenta di un’unità t’(Y) = δt(Y) / δY. Partendo dalla derivata

2

dell’aliquota media rispetto alla base imponibile δt / δY = δ[t(Y) / Y] / δY = [t’(Y)Y - t(Y)] / Y = [t’(Y) - t(Y)] / Y quindi t(Y) / Y è l’aliquota

!

media, t’(Y) / Y è l’aliquota marginale:!

se l’aliquota media non varia al variare della base imponibile, la derivata dell’aliquota media rispetto alla base imponibile sarà = 0 quindi

! [t’(Y) - t(Y)] / Y = 0 quando aliquota marginale = aliquota media. Un’imposta è proporzionale quando aliquota marginale = aliquota media.!

se l’aliquota media all’aumentare della base imponibile, questa derivata dell’aliquota media rispetto alla base imponibile sarà > 0 quindi

! [t’(Y) - t(Y)] / Y > 0 quando aliquota marginale > aliquota media. Un’imposta è progressiva quando aliquota marginale > aliquota media.!

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se l’aliquota media all’aumentare della base imponibile, questa derivata dell’aliquota media rispetto alla base imponibile sarà < 0 quindi

! [t’(Y) - t(Y)] / Y < 0 quando aliquota marginale < aliquota media. Un’imposta è regressiva quando aliquota marginale < aliquota media.!

Quindi abbiamo tre modi per definire la progressività di un’imposta: il primo fa riferimento a come varia il debito d’imposta (se base

↑ ↑

imponibile debito d’imposta in misura più che proporzionale), il secondo fa riferimento a come varia l’aliquota media (se base imponibile

↑ ↑),

! aliquota media il terzo fa riferimento al rapporto tra aliquota media e aliquota marginale (se aliquota marginale > aliquota media). !

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Come ottenere la progressività!

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a) Progressività per classi!

Classi di reddito Aliquote

< 15 10%

15 - 40 15%

> 40 30%

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Prendiamo l’imposta sul reddito, se il vostro reddito è di €10.000 dovete pagare un’aliquota pari al 10% del vostro reddito, se il vostro

reddito è di €20.000 appartiene alla seconda classe quindi dovete pagare un’aliquota pari al 15% di €20.000 ovvero 20.000·0,15 = 3.000 di

imposta. Il problema di questo tipo di progressività dal punto di vista dell’equità sta nel fatto che tra l’individuo che guadagna 39 e paga il

15% e l’individuo che guadagna 40 e paga il 30%, il primo individuo avrà un reddito netto maggiore rispetto al secondo pur guad

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Scienze economiche e statistiche SECS-P/03 Scienza delle finanze

I contenuti di questa pagina costituiscono rielaborazioni personali del Publisher silvia_slaviero di informazioni apprese con la frequenza delle lezioni di Scienze delle finanze e studio autonomo di eventuali libri di riferimento in preparazione dell'esame finale o della tesi. Non devono intendersi come materiale ufficiale dell'università Università Cattolica del "Sacro Cuore" o del prof Balduzzi Paolo.
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