Scienza delle finanze
Lezione del 05/11/2018
Teoria dell'imposta
All'interno del finanziamento della spesa pubblica, dobbiamo distinguere tra beni destinati alla vendita e beni non destinati alla vendita. Nel primo caso dei beni destinati alla vendita abbiamo:
- Prezzo privato: prezzo per l'allocazione sul mercato di beni privati puri.
- Tariffe:
- Prezzo pubblico: prezzo applicato dallo stato per evitare appropriazioni di rendite da parte di operatori privati. Il monopolio legale è un esempio in cui abbiamo prezzo pubblico: per un monopolista il prezzo da esporre dovrebbe essere superiore o uguale agli average costs, ma questa non è una situazione di efficienza e ci sarebbe quindi una appropriazione di rendita. Lo stato ha quindi interesse ad imporre un prezzo (come ad esempio p=AC o p=MC) per limitare questa appropriazione di rendita. In questo caso può esserci extra profitto e c'è copertura dei costi.
- Prezzo politico: è inferiore per la vendita del bene ed è fissato per agevolare la vendita di quel determinato prodotto. Un esempio sono i biglietti dei trasporti pubblici: il prezzo è inferiore rispetto a quello che coprirebbe i costi effettivi del servizio, ma serve ad incentivare l'acquisto del prodotto.
Nel secondo caso abbiamo beni non destinati alle vendite:
- Tasse: servono a finanziare servizi a domanda collettiva che implicano esternalità. Comporta una copertura parziale dei costi, l'altra parte dei costi è sostenuta dalla collettività. Una tassa vista è quella pigouviana, utilizzata per limitare un determinato tipo di comportamento.
- Contributi sociali: per finanziare prestazioni sociali.
- Contributi speciali: utilizzata per finanziare opere a vantaggio di una popolazione limitata.
- Imposte: sono la forma principale di finanziamento pubblico: sono prelievi coattivi senza vincolo di destinazione. Questo significa che non c'è corrispondenza tra il motivo per cui viene pagata la tassa e la destinazione che essa ha effettivamente.
Analizziamo le imposte, esse hanno degli elementi che le caratterizzano:
- Presupposto: situazione di fatto cui la legge ricollega l'obbligo di pagare l'imposta.
- Soggetto passivo: persona fisica o giuridica che ha l'obbligo di pagare l'imposta. C'è poi una distinzione tra soggetto passivo di fatto e di diritto.
- Base imponibile (B): il valore di quello che deve essere tassato. Se il presupposto è l'acquisto di un bene, la base imponibile è il prezzo di quel bene.
- Aliquota (t): indica ciò che è dovuto dal contribuente per ogni unità di base imponibile.
- Debito imposta (T, t(Y)): corrisponde al prodotto fra aliquota (t) e base imponibile (B); aggregando tutti i debiti d'imposta otteniamo il gettito d'imposta. Quando l'imposta tassa il reddito emerge la differenza tra reddito netto e reddito lordo. La differenza tra i due è il cuneo fiscale.
Aliquote e tipi di imposte
All'interno delle imposte, una prima distinzione delle aliquote è: aliquota media e aliquota marginale. La prima è data dal rapporto tra debito d'imposta e reddito imponibile e rappresenta quanto è dovuto in media dal contribuente per ogni unità di base imponibile. La seconda è data dal rapporto tra la derivata prima di quanto aumenta il debito d'imposta all'aumentare della base imponibile. Essa corrisponde a quanto è dovuto dal contribuente per una unità aggiuntiva di base imponibile (in termini economici stiamo osservando una variazione).
Una seconda distinzione invece è: aliquota su base lorda e aliquota su base netta. Presupponendo che stiamo parlando di aliquote medie, avremo che l'aliquota su base lorda è calcolata su una base imponibile comprensiva dell'imposta stessa (come l'IRPEF), mentre l'aliquota su base netta è calcolata su una base imponibile al netto dell'imposta stessa (come l'IVA).
Dopo aver analizzato le diverse classificazioni delle aliquote, possiamo catalogare anche le imposte. La più importante macrocategoria è a livello quantitativo ed è la distinzione tra imposte dirette e imposte indirette.
- Le imposte dirette colpiscono indicatori che danno una manifestazione immediata della capacità contributiva dell'individuo, ovvero la capacità di contribuire alla spesa pubblica. Inoltre, le imposte dirette colpiscono indicatori non trasferibili da un individuo ad un altro.
- Le imposte indirette colpiscono indicatori che hanno una manifestazione mediata della capacità contributiva (come l'imposta sul consumo). Inoltre, le imposte indirette colpiscono indicatori che si possono trasferire da un individuo ad un altro (come l'IVA).
Prendendo il caso di un'imposta sul patrimonio, essa per 7 economisti su 10 è considerata un'imposta diretta, per 2,9/10 è considerata un'imposta indiretta e per 0,1/10 la sua valutazione dipende dal tipo di patrimonio: ci sono patrimoni facilmente convertibili in imposte (caso di imposta diretta), altri invece che non sono facilmente convertibili in imposte (sulla casa quindi indiretta).
A loro volta, le imposte indirette possono essere distinte in:
- Imposte specifiche: la base imponibile è espressa in termini fisici e l'aliquota in unità monetarie (caso delle accise).
- Imposte ad valorem: la base imponibile è espressa in termini monetari e l'aliquota in termini percentuali (caso dell'IVA).
Anche le imposte dirette possono essere distinte in:
- Imposte reali: colpiscono l'oggetto dell'imposta senza considerare le caratteristiche del soggetto tassato. Il problema risulta essere che l'imposta reale non distingue se l'individuo ha reddito elevato, se ha persone a carico o no.
- Imposta personale: colpiscono il medesimo oggetto, ma tengono conto delle caratteristiche del soggetto tassato (imposta reddituale). Le imposte personali generalmente sono imposte più costose e più eque. Ci possiamo permettere di perdere dell'equità raggiungendo delle imposte reali però abbassando anche i prezzi.
Macrocategorie di imposte
Una seconda macrocategoria di distinzione delle imposte è a livello qualitativo:
- Imposta proporzionale: l'aliquota media non varia al variare della base imponibile.
- Imposta progressiva: l'aliquota media aumenta all'aumentare della base imponibile.
- Imposta regressiva: aliquota diminuisce al variare della base imponibile.
Facendo riferimento al debito d'imposta:
- Imposta regressiva: aumenta la base imponibile, il debito d'imposta aumenta in maniera meno che proporzionale.
- Imposta progressiva: aumenta la base imponibile, il debito d'imposta aumenta in maniera più che proporzionale.
- Imposta proporzionale: aumenta la base imponibile, il debito d'imposta aumenta in maniera proporzionale.
Possiamo riassumere questa distinzione con una tabella: l'ultima modalità per definire la progressività di un'imposta è attraverso il confronto tra aliquota marginale e aliquota media: si ha un'imposta progressiva quando l'aliquota marginale è superiore all'aliquota media.
Dalla seguente derivata in cui si confrontano i due tipi di aliquote possiamo evincere quanto detto precedentemente: svolgendo il risultato può essere superiore, inferiore o uguale a zero; in base al risultato l'imposta può essere rispettivamente progressiva, regressiva o proporzionale.
Metodi per ottenere la progressività
Per ottenere la progressività esistono 4 metodi:
- Progressività per classi: si divide la popolazione in classi di reddito a cui si associa una determinata aliquota. I problemi sorgono quando si è nell'intorno del cambio classe: uno potrebbe decidere di guadagnare di meno in modo da essere nella classe con aliquota più bassa. Il re-renting, ovvero essere più ricco prima di pagare l'imposta e rientrare nella classe di aliquota superiore mentre successivamente essere nella classe dell'aliquota inferiore, è una caratteristica che dal punto di vista dell'equità dovrebbe essere evitata. In questo tipo di progressività ho problemi sia in termini di efficienza che in termini di equità; la soluzione è quindi la progressività per scaglioni.
- Progressività per scaglioni: un individuo facente parte di una classe di aliquota intermedia, paga la prima parte del suo reddito con l'aliquota della prima classe e la seconda parte con l'aliquota della seconda classe: ipotizzando che le classi siano inferiore di 15 e tra 15 e 20; l'individuo che ha reddito 17 pagherà 15 con l'aliquota del gruppo inferiore di 15 e 2 con l'aliquota del gruppo 15-20. Questo tipo di progressività è generalmente utilizzato per l'IRPEF.
- Progressività per detrazione: per ottenere una progressività per detrazione bisogna innanzitutto calcolare un debito d'imposta lordo che si ottiene applicando un'aliquota d'imposta costante t alla base imponibile Y e successivamente si deve detrarre al debito lordo un ammontare uguale per tutti contribuenti pari ad un numero f. Dal seguente calcolo posso dedurre che una possibile flat tax, in questo caso si comporta come un'imposta progressiva, in quanto l'aliquota marginale risulta superiore all'aliquota media.
- Progressività per deduzione: per ottenere una progressività per deduzione devo calcolare un debito d'imposta che si ottiene moltiplicando una data aliquota alla differenza tra base imponibile (Y) e un determinato ammontare uguale per tutti i contribuenti (d). Anche in questo caso, come nella progressività per detrazione, otteniamo un'imposta progressiva in quanto l'aliquota marginale risulta superiore a quella media. Gli ultimi due tipi di progressività, detrazione e deduzioni, possono essere ritenuti equivalenti nel caso in cui f=d.
Possiamo dire che la progressività per deduzione e per detrazione stanno alla base della flat rate taxation: ipotizzando due imposte proporzionali con aliquota legale al 30% ma con diversa gestione della progressività: la prima avviene per detrazione di 1800€, la seconda avviene per deduzione di 6000€. Queste due imposte sono potenzialmente identiche, in quanto nel primo caso si va a dedurre in sé 1800€, nel secondo caso si va a dedurre il 30% di 6000€, nonché 1800€.
Tipicamente una flat tax non si può dire che non sia un'imposta progressiva, in quanto maggiore è l'aliquota media, maggiore è il livello di progressività: rapportando questa definizione ai redditi, c'è maggiore progressività in presenza di redditi bassi e minore progressività in presenza di redditi elevati. Osservando il grafico possiamo vedere come in presenza di redditi elevati, la flat tax diventa quasi un'imposta proporzionale.
Il problema sorge in caso di incapienza e imposta negativa: nel caso in cui il reddito sia inferiore del valore da scontare, è giusto applicare uno sconto inferiore rispetto a quello che percepirebbe una persona che ha un reddito superiore al fattore di sconto? Il risultato è un reddito negativo che può essere compensato o con un rimborso oppure con un credito d'imposta per un periodo successivo.
Fini delle imposte
Dopo aver analizzato ogni diversificazione delle imposte, possiamo definire i fini per cui vengono raccolte:
- Fini fiscali: per il finanziamento della spesa pubblica.
- Fini extrafiscali: redistribuzione, stabilizzazione, incentivazione, allocazione. La redistribuzione può avvenire mediante:
- Discriminazione qualitativa dei redditi: consiste nel riconoscere un onere di imposta differenziato alle diverse categorie di reddito.
- Personalizzazione d'imposta: le detrazioni e le deduzioni ci possono permettere di personalizzare le imposte (ad esempio se ho persone a carico o meno), oppure rendere progressive imposte altrimenti proporzionali.
Lezione del 08/11/2018
Carico tributario e inefficienza di imposta
Lo stato deve decidere dei criteri di ripartizione del carico tributario, esistono due metodi:
- Il principio del beneficio o della controprestazione: l'imposta deve essere commisurata al beneficio che il contribuente riceve dai beni e servizi pubblici, di cui fa liberamente domanda e ne costituisce il prezzo. In questo caso calcolare il beneficio dell'imposta consiste nello snaturare la definizione dell'imposta stessa: per definizione l'imposta non ha una destinazione. Questo principio ha senso negli enti locali perché non svolgono attività di stabilizzazione economica ma fanno soprattutto attività allocativa. Un esempio riferito a questo tipo di principio è quello della council tax, dove la tassa dipendeva sia dalla posizione della casa che dalla dimensione della stessa: una casa più vicina al centro si ipotizza che abbia più comodità pubbliche a portata di mano, quindi gode di un beneficio maggiore. In conclusione, il principio del beneficio può essere visto in una dimensione locale e geografica, anche se si va a snaturare la definizione stessa. Come ogni cosa, il principio ha sia dei vantaggi che dei problemi: i vantaggi sono la trasparenza delle decisioni pubbliche; i problemi sono il free riding (solo nel caso di beni non rivali e non escludibili) e non è possibile avere un prelievo personalizzato per ogni individuo.
- Il principio della capacità contributiva: l'imposta deve essere commisurata alla capacità contributiva dei soggetti, ovvero la loro capacità di pagarla. La finalità dell'imposta non è solo il finanziamento dell'offerta di beni e servizi pubblici, ma anche il finanziamento di politiche redistributive. L'equità dell'imposta avviene mediante l'esclusivo riferimento alla capacità contributiva del soggetto:
- Equità orizzontale: a uguale capacità contributiva deve corrispondere uguale imposta.
- Equità verticale: a maggiore capacità contributiva deve corrispondere maggiore imposta.
La capacità contributiva dipende anche dalla numerosità della popolazione, quindi questi criteri di equità devono essere calcolati in maniera completa e non grossolana, tenendo conto di molte variabili (ad esempio il numero di persone a carico). I problemi che sorgono in questo principio sono: individuare un corretto indicatore di capacità contributiva e individuare criteri di ripartizione dell'onere d'imposta, detto sacrificio, in relazione alla capacità contributiva individuata. Generalmente l'indicatore di capacità contributiva utilizzato è il reddito e la rinuncia ad esso per pagare le imposte determina una perdita di utilità, nonché un sacrificio.
Stuart Mill sostenne che l'onere deve essere ripartito in modo da eguagliare il sacrificio. Per poter dare dei metodi di calcolo del sacrificio è necessario imporre delle ipotesi:
- L'utilità di ogni individuo è determinata unicamente dal proprio reddito.
- Il reddito ante-imposta e post-imposta sono esogeni.
- Le funzioni di utilità degli individui sono confrontabili.
- L'utilità marginale degli individui è decrescente nel reddito.
Dopo aver dato delle ipotesi, possiamo dare tre metodi di calcolo del sacrificio:
- Sacrificio assoluto uguale: per ogni individuo l'utilità data tra il reddito ante-imposta e il reddito post-imposta deve essere uguale.
- Sacrificio proporzionale uguale: il sacrificio proporzionale uguale deve essere uguale proporzionalmente, ovvero deve essere proporzionato al reddito iniziale. In altre parole, la perdita deve essere proporzionata al reddito ante-imposta.
- Sacrificio marginale uguale: l'utilità marginale deve essere uguale per tutti.
Queste utilità ci danno informazioni sulla forma dell'imposta: un sacrificio assoluto uguale genera un'imposta regressiva; un sacrificio proporzionale uguale genera delle imposte proporzionali.
Tutte le imposte sottraggono risorse ai contribuenti ma non tutte le imposte sono distorsive. In particolare possiamo evidenziare due effetti:
- Effetto reddito: le imposte sottraggono risorse al contribuente trasferendole allo stato sotto forma di gettito. Questo gettito comporta un sacrificio in termini di perdita di utilità per il contribuente che ora si sente più povero. A livello matematico, aumenta il prezzo di un bene quindi acquisto meno qualsiasi tipo di bene a causa del mio apparente stato di povertà.
- Effetto di sostituzione: le imposte possono alterare i prezzi relativi; il contribuente è indotto quindi a sostituire il bene tassato con quello non tassato. Questo comporta un sacrificio e una perdita di efficienza del sistema.
Le imposte che producono solo effetto reddito sono efficienti e non distorcono le scelte (lump sum). Generalmente le imposte distorcono le scelte e quindi sono inefficienti a causa dell'effetto di sostituzione. Il sacrificio di utilità dovuto alla presenza di effetto di sostituzione genera eccesso di pressione. Esso non è altro che il sacrificio di utilità per il contribuente in eccesso rispetto a quello imputabile al mero trasferimento di risorse dal contribuente allo stato.
Nel grafico sovrastante possiamo vedere l'eccesso di pressione in termini di variazione del surplus del consumatore e del produttore. Introducendo un'imposta indiretta ad valorem, come cambia il surplus? Ipotizzando di avere costi marginali costanti, il grafico sovrastante diventerà:
L'introduzione di un'imposta indiretta ad valorem farà alzare i prezzi da p a p. Il gettito d'imposta è pari al prodotto tra aliquota e base imponibile. Quindi l'aliquota sarà:
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Secondo parziale scienza delle finanze, Balduzzi
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Scienza delle finanze secondo parziale, prof. Paolo Balduzzi
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