Scienza delle finanze
Prof. Stefano Toso (Unibo)
Libro: Corso di scienza delle finanze Bosi
Secondo parziale
Lunedì 20 aprile 2020
Gli effetti distorsivi (o allocativi) delle imposte: L'eccesso di pressione e la sua misura
Parzialmente capitolo 3 Bosi. Paragrafo: Gli effetti distorsivi delle imposte. Useremo anche Bosi-Guerra e Baldini-Rizzo.
Abbiamo parlato del carico tributario: come dovrebbe essere distribuito il carico tributario tra gli individui avendo in mente certi obiettivi. Quel problema era un problema di carattere normativo (come dovrebbe essere? Come il policy maker dovrebbe intervenire per perseguire certi obiettivi dati certi strumenti?). Ora ci occupiamo di una questione di carattere positiva.
Cercheremo di rispondere alla domanda: come è una cosa? Quali sono in concreto gli effetti che le imposte producono sui comportamenti micro-economici? In particolare introdurremo il concetto di eccesso di pressione (per pressione ci riferiamo alla pressione tributaria) e la sua misura.
→ Questi termini cercheremo di spiegarli in un pezzo di teoria economica che ha di nuovo una valenza normativa, che è la teoria della tassazione ottimale del reddito.
La tassazione sottrae risorse al contribuente trasferendole allo Stato, sotto forma di gettito fiscale. Ciò comporta un sacrificio, ossia una perdita di benessere individuale, di utilità per il contribuente, che a causa dell'imposta dispone di minori risorse, di minore reddito disponibile (pensa all'interpretazione utilitarista del principio della capacità contributiva: attraverso le 3 diverse formulazioni del principio del sacrificio uguale).
- La tassazione comporta una sottrazione di risorse economiche al contribuente. Gli effetti delle imposte sul benessere dei contribuenti non sono però limitati all'effetto di reddito.
- Sono più povero a causa dell'imposta che riduce il reddito nominale e quindi consumo di meno (quindi a parità di prezzo ho un minor potere di acquisto) o lavoro di più.
- Le imposte (di qualunque tipo: diretta o indiretta) possono anche alterare i prezzi relativi delle scelte alternative con cui si confronta il contribuente, spingendolo a sostituire quella che comporta una maggiore tassazione con quella che ne comporta una inferiore: è l'effetto di sostituzione.
Ad esempio se un'imposta specifica ha aumentato solo il prezzo del caffè, potremmo essere indotti a comprare un po' meno caffè e un po' più degli altri beni o comunque a ri-orientare il nostro paniere di spesa per consumi verso altri beni che non siano il caffè. Quindi è come se una qualunque forma di tassazione, sia essa specifica su di un bene o di un insieme di beni, comportasse quello che viene chiamato un cuneo di imposta, un cuneo fiscale: riduce la convenienza ad acquistare un bene e aumenta la convenienza ad acquistare altri beni.
→ Questo effetto viene chiamato quindi effetto di sostituzione ed è un effetto che accompagna l'effetto di reddito (normalmente qualunque forma di tassazione comporta entrambi gli effetti) ma sono comunque due effetti che devono essere tenuti separati perché concettualmente distinti.
L'effetto di sostituzione produce effetti allocativi (possibili reazioni comportamentali a livello micro-economico) che, in assenza della tassazione, non ci sarebbero.
Esempi storici di effetti allocativi
- A ogni territorio conquistato, Roma chiedeva il pagamento di un esoso tributo, a meno che i suoi abitanti non si arrendessero pacificamente.
- Durante la sua opera moralizzatrice, l'imperatore Augusto introdusse un'imposta sui senatori che non avevano ancora preso moglie, allo scopo di salvaguardare l'istituzione della famiglia. Ciò portava i senatori a trovarsi moglie.
- Nel 1700 in molti paesi dell'Europa centrale comparve l'imposta su porte e finestre: maggiori erano le quantità di luce o aria che entravano in casa, più bisognava pagare. Molti contribuenti cominciarono a murare porte e finestre.
- Lo zar di Russia Pietro il Grande, per occidentalizzare e modernizzare il Paese, impose il taglio della barba, considerata una moda tradizionale e superata. Chi avesse continuato a portarla, doveva pagare una tassa.
- In Italia dal 1927 il fascismo istituì una tassa sul celibato (che ricordava l'omonima tassa di Augusto), coerentemente ad un'ideologia che esaltava il matrimonio e il fare figli (braccia utili per combattere e seguire gli obiettivi del regime).
L'eccesso di pressione
È dal concetto di effetto di sostituzione che si può passare a quello di eccesso di pressione: quando è presente anche l'effetto di sostituzione, la tassazione non riduce solo il benessere del contribuente ma anche l'efficienza del sistema: si dice che la tassazione influisce sull'allocazione delle risorse, producendo un onere aggiuntivo.
Questo onere aggiuntivo potrebbe anche non produrre ulteriore gettito per lo Stato e tuttavia distorce le scelte economiche: viene chiamato eccesso di pressione (excess burden) o perdita secca (deadweight loss) della tassazione.
Immaginiamo una situazione in cui lo Stato introduce un'imposta specifica su di un bene con aliquota così alta (o aliquote se sono più di una) tale per cui la domanda che proviene dal mercato di quel bene va a zero. In sostanza un bene diventa così costoso che i consumatori sono indotti a non domandarlo più, quel bene non viene più consumato ed evidentemente nemmeno prodotto. Quindi se le aliquote sono così alte, di quale gettito si appropria se quel bene non viene più consumato? Il gettito di cui si appropria è nullo, e questa scelta ha prodotto una distorsione del comportamento.
È proprio questo il concetto di eccesso di onere: una situazione in cui una qualunque forma di tassazione produce una distorsione delle scelte economiche tale da indurre un eccesso di pressione, ossia un onere aggiuntivo che potrebbe anche non produrre alcun gettito.
Come si misura l'eccesso di pressione?
In termini di variazione del surplus del consumatore e del produttore.
- Surplus consumatore: differenza fra la valutazione marginale delle singole unità del prezzo del bene e il prezzo.
- Surplus produttore: differenza fra il costo marginale di produzione di ogni unità di bene e il prezzo.
Questi due concetti sono rappresentabili graficamente:
Nel punto b abbiamo un equilibrio di mercato: offerta = domanda. A fronte di un equilibrio di mercato dato da (Q*,P*) i consumatori si appropriano di un surplus pari all'area del triangolo in alto che misura la differenza tra la disponibilità a pagare per ciascuna unità marginale del bene da parte del consumatore e il prezzo che viene effettivamente corrisposto ai produttori. Il triangolo in basso individua il surplus dei produttori perché misura la distanza tra il prezzo unitario che i produttori effettivamente incassano vendendo la merce e il prezzo unitario che avrebbero voluto incassare per ogni unità marginale del bene pur di stare sul mercato.
Effetti allocativi di un'imposta indiretta ad valorem sull'equilibrio di mercato
Prezzo nell'ipotesi di costi marginali e medi di produzione costanti (c'è solo il surplus dei consumatori).
La curva di offerta ha pendenza nulla: questo ci permette di considerare solamente la rendita dei consumatori. In questo mercato ancora non è presente alcuna imposta e tutto il benessere sociale va ai consumatori.
Come cambia il surplus introducendo un'imposta indiretta ad valorem?
Un esempio: un'imposta indiretta ad valorem di aliquota t.
P = P0 (1+t)
P0 = 500 →t = 10% → P1 = 50 + 5
→ 5 sono le unità che vanno allo Stato → 55 sono gli euro che vanno su ciascuna unità del bene ai produttori
Rappresentiamo graficamente il problema:
Effetto di un'imposta indiretta ad valorem
Prezzo D C P1 = P0 (1+t) O’ A P0 B Q1 Q0 Quantità
Abbiamo un prezzo di mercato P1 che individua quel prezzo unitario che assicura l'uguaglianza tra D1 e O. La curva di O si è spostata verso l'alto: siamo di fronte ad una situazione in cui i produttori è come se avessero dei costi marginali di produzione, ancora costanti ma maggiori rispetto a prima. Questo significa che i produttori incasseranno un prezzo più alto ma una parte di questo prezzo dovrà essere versato allo Stato sotto forma di tassazione.
Questa imposta indiretta ad valorem ha quindi prodotto diversi effetti:
- Un gettito fiscale che può essere analiticamente calcolato con precisione, perché sappiamo che il gettito altro non è che il prodotto tra la base imponibile (a cui si applica l'aliquota) e l'aliquota media.
- Poiché P1 = P0 (1+t), segue che P1/P0 = (1+t) ossia P1/P0 -1 = t, ossia (P1 – P0)/P0 = t.
- L'aliquota è quindi t = (P1 – P0)/P0 = ΔP/P0.
- La base imponibile (valore delle vendite) è P0 Q1 → Q1: quantità scambiata sul mercato.
- Gettito fiscale: (ΔP/P0)( P0 Q1) = (P1 – P0)Q1.
Nuovo surplus
Prezzo Nuovo surplus D Gettito fiscale Eccesso di pressione C P1 =P0 (1+t) O’ A P0 B Q1 Q0 Quantità
Questo ci permette di dire che, a fronte di un equilibrio di prezzo di mercato prima dell'imposta in A, il nuovo equilibrio di mercato sarà nel punto C. In questo punto:
- Il surplus dei consumatori si è ridotto di un trapezio pari al gettito fiscale + eccesso di pressione. I consumatori hanno rinunciato ad una fetta consistente della propria rendita.
- Allo Stato va un gettito di imposta che altro non è che il cuneo di imposta applicato ad una quantità che è quella venduta. In particolare il prodotto dell'aliquota per la base imponibile.
- L'output prodotto sul mercato non è più Q0 ma Q1, la quantità è quindi inferiore ma anche il P1 unitario è più alto.
- L'intervento pubblico nell'economia ha quindi prodotto una perdita di benessere sociale, anche se attraverso questo intervento che ha prodotto una distorsione nel comportamento degli individui, lo Stato si appropria di un certo ammontare di risorse pari al gettito fiscale. Questo ammontare di risorse va a braccetto con una perdita di risorse per l'intera economia, ossia una perdita di benessere economico per i consumatori che è pari al triangolo che misura l'eccesso di pressione. Questo triangolo misura al tempo stesso il minor benessere sociale per i consumatori, ma anche un mancato introito nelle casse dello Stato perché l'unico gettito di cui si appropria lo Stato è dato dal rettangolo.
Un'imposta indiretta ad valorem produce quindi un eccesso di pressione a cui corrisponde una perdita di benessere per i consumatori ma non un gettito per lo Stato.
Allora:
- L'imposta riduce il surplus dei consumatori e genera un gettito fiscale per lo Stato.
- La riduzione della rendita dei consumatori è però superiore al gettito fiscale a causa dell'insorgenza di un eccesso di pressione (la perdita secca) causato dall'imposta.
→ Se si tenesse in conto solo l'effetto reddito causato dall'introduzione di un'imposta, non si verificherebbe comunque una diminuzione del surplus totale superiore al nuovo incasso dello Stato? NO! Perché se si tiene conto solamente dell'effetto reddito, per definizione non c'è una modifica dei prezzi relativi e non si può parlare di eccesso di pressione. L'effetto reddito comporta una minore disponibilità economica ma non una modifica dei prezzi relativi. Solamente quando si ha una modifica dei prezzi relativi siamo di fronte ad un eccesso di pressione.
Come si misura l'eccesso di pressione?
In termini di surplus del consumatore, l'eccesso di pressione è pari all'area di un triangolo rettangolo che ha per:
- Base: ΔQ di quanto diminuisce Q.
- Altezza: ΔP quanto aumenta l'imposta, il cuneo di imposta (tP0).
- Area: ½ ΔQΔP.
Eccesso di pressione Prezzo D (excess burden) C P1 =P0 (1+t) O’ P1 A P0 B Q1 Q0 Quantità
→ Questo ci da una misura quantitativa, espressa in termini monetari dell'eccesso di pressione. L'eccesso di pressione è una caratteristica comune a tutte le imposte, con l'unica eccezione delle imposte in somma fissa (lump sum: ad esempio non si può evitare di pagarla), che, avendo solo un effetto di reddito, non distorcono le scelte dei contribuenti poiché il loro ammontare è, per definizione, indipendente da tali scelte (per definizione non altera un prezzo relativo, allora è considerata un'imposta che non ha effetti allocativi).
- Un'imposta è in somma fissa quando non si commisura a nessuna manifestazione della capacità contributiva.
- È un'imposta neutrale: ciò non significa che un'imposta in somma fissa non ha effetti. Riduce il nostro reddito, quindi in qualche modo modifica le nostre scelte; quello che non modifica è la convenienza del fare una scelta rispetto a farne altre.
È neutrale oppure efficiente: non comporta anche un effetto di sostituzione. In generale ed escluse le imposte in somma fissa, l'eccesso di pressione è diverso da imposta a imposta. Ciascuna imposta comporta un diverso effetto allocativo, un diverso effetto distorsivo. Converrebbe quindi ricorrere a quelle imposte che, a parità di gettito, abbiamo i minori effetti allocativi, ossia riducano al minimo l'eccesso di pressione.
Da cosa dipende l'entità dell'eccesso di pressione e quindi anche la sua entità? A questa domanda risponde la teoria della tassazione ottimale.
Studio dell'eccesso di pressione
Torniamo al nostro esempio di imposta indiretta ad valorem e studiamo da cosa dipende l'eccesso di pressione, ossia quali sono le grandezze economiche che determinano l'eccesso di pressione e quindi anche la sua grandezza (nella figura pari a ½ ΔQΔP).
- Aliquota d'imposta: t = ΔP/P → ΔP = tP.
- L'elasticità della domanda rispetto al prezzo: ED,P = (ΔQ/ΔP)(P/Q) → ΔQ = ED,P ΔP(Q/P).
Eccesso di pressione = ½ [ED,P ΔP(Q/P) tP] = ½ (ED,P ΔP/P t PQ) = ½ (ED,P t PQ).
- 2t perché abbiamo ΔP/P.
- Non semplifichiamo le P perché abbiamo necessità di far comparire t.
L'eccesso di pressione, che può essere diverso in base all'imposta, dipende da due variabili chiave:
- L'elasticità della domanda di un bene al proprio prezzo.
- L'aliquota d'imposta, che è espressa in termini quadratici: quindi l'eccesso di pressione non è una funzione proporzionale dell'aliquota, ma sarà una funzione quadratica dell'aliquota.
L'eccesso di pressione è quindi una funzione positiva, quindi crescente dell'elasticità della domanda rispetto al prezzo e dell'aliquota espressa in termini quadratici.
→ Ciò vuol dire che l'eccesso di pressione di un'imposta sarà tanto più grande quanto più è elastica la domanda di quel bene e quanto più grande è l'aliquota che si applica su quello stesso bene (anche se abbiamo un legame di tipo quadratico).
L'eccesso di pressione: funzione dell'elasticità della domanda
- È una funzione positiva (crescente) dell'elasticità della domanda rispetto al prezzo (ED,P) → se la domanda è rigida (ED,P = 0), possiamo tassare quel bene ma non vi è eccesso di pressione.
P D C P0 (1+t) O’ OP0 A Domanda rigida Q0 = Q1 Q0
- Consideriamo O con pendenza nulla e D rigida: magari il consumo di quel bene è essenziale.
- Q0 = Q1; ad un certo livello di output corrisponde un qualunque livello di prezzo.
- Il P diventa quindi irrilevante, ciò che è rilevante è la Q che deve essere consumata.
- L'introduzione di un'imposta determina una perdita di rendita per i consumatori, un gettito fiscale per lo Stato ma l'eccesso di pressione non c'è! Non c'è quindi nessun onere aggiuntivo a quello che viene sottratto all'economia privata da parte dello Stato sotto forma di imposta, ossia l'area del rettangolo colorato che rappresenta il gettito.
Se vogliamo ridurre al minimo l'eccesso di pressione, gli effetti distorsivi della tassazione ovvero le reazioni di comportamento, converrebbe, potendo scegliere tra tassare un bene o l'altro, tassare il bene con la domanda rigida.
Indicazioni per la politica tributaria
Tale indicazione ha a che fare con la teoria della tassazione ottimale, sviluppata da Ramsey
- È conveniente tassare di più i beni a domanda rigida e meno quelli a domanda elastica, in modo da ridurre l'eccesso di pressione, ossia la perdita secca prodotta dalla tassazione medesima (Ramsey rule).
→ Tale regola persegue un obiettivo di efficienza ma solleva anche problemi di equità.
- → Equità Problemi equitativi: i beni a domanda rigida e...
Scarica il documento per vederlo tutto.
Scarica il documento per vederlo tutto.
Scarica il documento per vederlo tutto.
Scarica il documento per vederlo tutto.
Scarica il documento per vederlo tutto.
Scarica il documento per vederlo tutto.
Scarica il documento per vederlo tutto.
Scarica il documento per vederlo tutto.
Scarica il documento per vederlo tutto.
Scarica il documento per vederlo tutto.
Scarica il documento per vederlo tutto.
Scarica il documento per vederlo tutto.
Scarica il documento per vederlo tutto.
Scarica il documento per vederlo tutto.
Scarica il documento per vederlo tutto.
Scarica il documento per vederlo tutto.
Scarica il documento per vederlo tutto.
Scarica il documento per vederlo tutto.
-
Appunti per il secondo parziale di Scienza delle finanze
-
Appunti per il primo parziale di Scienza delle finanze
-
Appunti prima lezione Scienza delle finanze
-
Appunti - Scienza delle finanze (primo parziale)