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– La scrittura della Melanconia. I fantasmi nelle “quiete stanze”

Capitolo 3 Salvatore Di Giacomo

Salvatore di Giacomo, responsabile della biblioteca nazionale di Napoli Lucchesi Palli era un poeta

autentico che si dedicava agli studi in tutti i campi grazie alla sua capacità di leggere le lettere

nell’italia del suo tempo.

egli mostra un rapporto complesso tra la sua poesia e la sua biografia. I suoi versi sono ricchi di

melanconia, e rispecchiano la sua difficoltà nel vivere quel presente che lo porta a stabilire una

corrispondenza tra la sua anima e i paesaggi della memoria. Nella lirica “pianeffort e’nott”

ritroviamo un dialetto napoletano che utilizza immagini evocative , gli oggetti acquistano la

capacità di agire cosi come i sentimenti, l’amore ad esempio si rappresenta con l’immagine

dell’anima affacciata alla finestra.

E’ un acuto osservatore dei cambiamenti che attraversano la Napoli di fine secolo ,nonostante le sue

distrazioni e i suoi viaggi immaginari, sostiene che le grandi città si somigliano nelle miserie, e fece

un confronto tra parigini e scugnizzi. Napoli appare quindi come una città di rovine che può essere

raccontata solo attraverso la dolce contemplazione dei ricordi del cuore. Nei versi della canzone

“luna nova” Di Giacomo esorta Napoli a risvegliarsi e a liberarsi dagli incubi. (versi a pag. 80)

La Napoli di un tempo è perduta,ma non nel cuore del poeta che con melanconia musicante cerca il

suo settecento. L’aspetto più commuovente della malinconia è la discordanza tra il tempo del cuore

e il continuo mutare forma della città.

Nelle quiete stanze di archivi e biblioteche, Di Giacomo , trovava i suoi momenti di dormiveglia

nella tranquilla ricerca di tracce e frammenti del passato, sforzandosi di ascoltare le antiche voci

sussurranti. La parola “queto” significava silenzioso, lontano dai rumori del mondo e dal vociare di

uomini interessati solo a cogliere la materialità delle cose. L’inospitalità della città contemporanea

si mostrava nel disagio di Manlio, protagonista della novella “Scirocco”(1882) che diviene una

spiegazione del disagio rispetto al contesto che spinge l’individuo verso la solitudine a

l’alienazione.Nel racconto “Garbiele” uno dei più esemplari testi di Di giacomo si rintraccia,il

costante rapporto tra erudizione (possesso di molte conoscenze) e invenzione narrativa e si coglie

l’inclinazione all’uso drammaturgico del contesto urbano.

“a miss ellis aven”

Vi sono poi altri testi che manifestano questo disagio:In anagramma di Elisa

Avigliano, di giacomo fa scendere in piazza Dante, il padre eterno e san pietro, e descrive la

scena,ma la città nel suo caos, non si accorge della miracolosa apparizione e continua i propri ritmi

“un caso”

indifferente. (pag 87) In la protagonista cerca il suo amato per le strade ,ma invano fino ad

arrivare nel quartiere arenaccia, nella stazione ferroviaria che di giacomo descrive in tutta la sua

disumana freddezza. “Suo Nipote”

Il fascino e la quiete che emanano i luoghi antichi ritornano nell’ultima novella scritta

nel 1919 e pubblicata l’anno dopo. Il racconto si svolge nel complesso monumentale di santa chiara

ed evidenzia ancora i vincoli esistenti tra cultura erudita e mondo fantastico e sentimentale.

Nella seconda metà degli anni 80,Napoli subiva un radicale processo di sconvolgimento

urbanistico, dovuto alla politica del Risanamento iniziata nel 1884. Con la creazione di nuovi

quartieri popolari, e piccolo-borghesi intere aree venivano abbattute lasciando nel cuore degli

artisti un insostenibile ricordo. E cosi Di Giacomo mostra il suo disagio e sgomento di fronte alla

scomparsa di parte della città di un tempo.

La sensibilità per il passato era conseguenza degli insegnamenti di Bartolomeo Capasso, artefice e

fondatore della storia regionale meridionale. Le sue indagini archivistiche e i suoi libri costituirono

per Di Giacomo materia per la sua formazione erudita e per tentare di ricercare la sua infanzia

napoletana. Inoltre in questo periodo orientò le sue collaborazioni con la rivista, su temi di identità

storica e di difesa dell’arte.

Da Capasso, di cui Di Giacomo era discepolo, mentre era in atto l’abbattimento di parte della città,

ottenne dei consigli preziosi per potersi orientare nella ricerca di fonti e cronache. A lui inoltre

Funneico Verde’

dedicò un pometto: ‘O nel 1886 dove è chiara la consapevolezza realista del bisogno di

abbattere alcune zone contrapposta però al nostalgico conservatorismo che sentiva. In questo

poemetto Di Giacomo propone una costellazione di quadri sull’amara vita dei fondaci,mostrando lo

sdegno per la situazione di invivibilità di un vicolo sporco e sovraffollato utilizzando un linguaggio

espressivo narrando cosi la storia della gente napoletana,con sentimento e tradizione,spontaneità e

umorismo.(Poemetto a pag.98)

Capasso utilizzava la narrazione dei fatti e l’uso della fantasia come strumenti indispensabili, e Di

“Cronaca del Teatro San Carlino”

Giacomo condivide questi metodi, e li utilizza nella stesura della .

Nella storia del teatro san carlino vi sono parti in cui la cronaca diventa racconto per spiegare la

concezione morale da cui deriva la crisi dei valori ormai scomparsi. Nell’opera,si può leggere il grave

disagio esistenziale del poeta. Il rifiuto della realtà contemporanea diversa da quella conosciuta nei

suoi stati di dormiveglia, o da quella osservata nel corso delle lunghe passeggiate nelle fondaci e nei

vicoli, si manifesta in quest’opera. La scomparsa del San carlino, di cui non restava che un cumulo di

pietre,dopo l’opera di risanamento, poteva essere contrastata solo attraverso i ricordi per raccontare

la sua incredibile storia . Per Di Giacomo l’opera di sventramento ha demolito molte cose, e

attraverso le fonti lui cerca di restaurare e conservare ritratti e avvenimenti. Ricordiamo i versi di :

“o vico d’è suspire” “donn’amalia a speranzell” “o vic d’è scuppettier” ecc (versi da pag. 106)

La conoscenza di documenti d’archivio e la frequentazione di biblioteche influenzano una poesia

che solo in apparenza è realistica ma che invece si ritrova ancorata al puro e all’antico. Sono i versi

che fanno parte del pometto “Zi munacella” (pag.108) tenero e drammatico racconto di una giovane

suora della chiesa di santa maria del rifugio, che sceglie la clausura al posto della sua libertà per

salvare l’amato Affunzetiello, condannato a morte per un omicidio. Il testo è costruito su

indicazioni storiche e sulla tradizione e contiene un accenno autobiografico dei sentimenti, pieni di

umanità e di sconforto per la consapevolezza che le stagioni della vita non tornano e che il tempo

scandisce la fine della giovinezza. Il tempo che si dissolve e non può ritornare è espresso anche nella

canzone “A capedmonte” derivata da un’assidua frequentazione del bosco e della reggia di

capodimonte. (pag 109).

Di Giacomo continuò le sue ricerche anche nel corso del nuovo secolo e non abbandono l’intento di

far rivivere le epoche passate attraverso la storia e i suoi personaggi, in particolare i conservatori

musicali napoletani a lui più cari tra cui: Giacomo Casanova. Di giacomo gli dedicò molti articoli

giornalistici e vari scritti e portò a termine la traduzione di un volume corredato da un saggio

introduttivo di straordinario valore storico-documentario (Pag.118-119)

Tutta l’opera di Di Giacomo è una continua e interminabile sequenza di sogni, di veglie, e di sofferti

risvegli. In questo contesto rientra anche la ricerca presso il museo e la biblioteca di napoli o in

collezioni private di dipinti,mappe,stampe ecc. Quello che costituisce una delle migliori prove di

bottega del Bello Gaspare e basta cosi…”

quanto detto finora è “La derivato da un mix di storia e

immaginazione dove gli spiriti tornano nel mondo dei vivi senza mutare il loro carattere. Il racconto

emana un fascino letterario dove lo stesso Di giacomo ne diventa parte identificandosi con il

personaggio. La caratteristica principale è che il reale viene mescolato con il fantastico e il favoloso,

senza però sviluppare un clima di tensione ma anzi è tutto molto naturale tanto che lo spirito vive

delle emozioni tipo l’imbarazzo per i pettegolezzi sulla moglie.

SCRITTI DIGIACOMIANI

1 - IL MENUETTO

Era giugno mite e dolce e il vecchio signore sedeva su una vecchia poltrona. Era il tramonto e il

silenzio si spandeva x la stanza silenziosa ,una stanza tutta antica stile barocco. Tutte le illusioni e

le spensieratezze della giovinezza adesso erano inaridite nel suo cuore. Era diventato sordo nella

vecchiaia tanto che non sentì nemmeno lo sbattere delle porte della serva clementina la quale si

sfogava in cucina come se il padrone fosse già morto. A poco a poco il vecchio si rassegnò e quasi

voleva morire addormentandosi. Passava tutta la giornata da solo leggendo e fantasticando. Dalla

sua poltrona non faceva altro che osservare il leggìo dove c’erano carte da musica ammucchiate

attorno. Il vecchio si alzava man mano commosso e coraggiosamente affrontò la spinetta (La

appartiene alla famiglia degli strumenti a tastiera con corde pizzicate),si sedette avanti,le

spinetta

sue mani tremavano,subito intonò una scala musicale con le note. La melodia riempiva la camera e il

vecchio tornava ai tempi della giovinezza. Mise gli occhiali per cercare il menuetto(musica classica)

scritto ai tempi della giovinezza,lo trovò e si mise a suonarlo. Il titolo gli venne da una damina che

sorrideva sempre in un quadro appeso in cui c’era questa dama bionda . finì di suonare si appoggio

alla spinetta e tutto tornò come al solito silenzioso e buio… sembrava che in quella stanza qualcuno

singhiozzasse.

2-GABRIELE

Il reverendo levò il naso da una scodelletta e chiese all’uomo accanto a lui se fosse stato mai

arrestato e se sapeva leggere. Il prete disse vabbene vieni a vedere la chiesa con me. Qui bisogna

passare lo straccio ogni giorno e qui lavare con acqua ogni tanto disse il prete. Era una chiesa gotica

distrutta dalle guerre di tutte le epoche quando il prete se ne andò,lo scaccino(colui che ha la

funzione di scacciare animali e persone moleste dalla chiesa) restò ad osservare la chiesa piena di

miniature di quadri. Dopo lo scaccino tornò in sagrestia e tornò a parlare con il prete che gli disse ‘

andiamo via non c’è più nulla da fare qui vieni ti insegno a chiudere la porta’. Lo scaccino si

chiamava Gabriele,anche se sembrava un nome angelico di sicuro non lo era lui. La sua infanzia e ra

buia senza amicizie ne ricordi belli. Ricorda i viaggi per le case dove la mamma scompariva dicendo

che sarebbe tornata presto,lei si chiamava Cristina. A Gabriele scorreva nelle vene lo stesso sangue

malato della madre. Il reverendo lo aveva preso per fargli custodire la chiesa e Gabriele a mano a

mano diventò custode. Poi iniziò il duro lavoro,levare la polvere e spazzolare i berretti. L’ultimo

giorno di marzo Cristina morì,Gabriele la baciò sulla guancia e svenne sul letto con lei. Una vicina

disse a Gabriele che era meglio se usciva a prendere un po’ di aria, lui uscì e andò in chiesa avendo

con se le chiavi della chiesa,entrò e si sentì male(da come ho capito ciu) ebbe il tempo di suonare la

campanella e dopo un po’ anche quel debole suono si spense.

3-SCIROCCO

Si descrive la mattina umida e piovosa a Napoli. I cocchieri bestemmiavano perché non c’era

nessuno che andasse in carrozza. In questa brutta serata di marzo quando suonarono le sette

Manlio (tuo cugino bri ciu) si decise ad uscire . il nome glielo aveva dato sua madre che si era

ridotta in provincia a seguire il marito per fare un po’ di fortuna. Manlio uscì,senza ombrello, entrò

nel caffè dove erano gli amici ma non vide nessuno,che solitudine! Alzò gli occhi e si erano già fatte

le nove quindi nessuno sarebbe più venuto. Avrebbe voluto che i compagni avessero capito che in

quel momento si sentiva solo e fossero andati a fargli compagnia. Uscì e si fece un giro fuori al san

Carlo e vedendo un cartello che pendeva vicino al muro si rese conto di aver visto qualcuno che

conosceva,era un certo signor Roberto. Iniziarono a parlare con un dialogo molto povero e il sig.

Roberto raccontò che aveva appena perso 200 lire, e lo disse come se niente fosse successo. Si

salutarono e lui tornò a casa. Voleva mettersi a scrivere ma si rese conto che aveva dimenticato i

fiammiferi al caffè per accendere la lampada e in quella triste e umida sera nella sua solitudine si

mise ad urlare come un pazzo.

4-IN LAUDE DELL’INVERNO

Si descrive l’inverno freddo e piovoso,facendo sempre paragoni con l’estate. L’estate viene odiata e si

preferisce l’inverno. L’amore in estate è fame quindi abbasso l’inverno. Nessuno legge o apprezza un

giornale in estate. Anche il marchese Colombi disse che alle giornate afose dell’estate preferiva

cento volte l’inverno.

5-LE CHIESE DI NAPOLI. S.ELIGIO AL MERCATO(nei pressi di piazza mercato sarebbe)

Descrizione della chiesa. Di fronte ci sono negozi come i fabbricatori di ciabatte,i calzolai e le varie

botteghe . All’ esterno il portico. La chiesa è molto mal ridotta. Il conservatorio annesso alla chiesa

era stato trasformato in un ospedale per le donne povere e febbricitanti e i maschi furono

allontanati. La chiesa fu restaurata nell’ultima metà del ‘700. Descrizione della chiesa ,dei quadri e

delle navate e dell’interno.

6- IL DUCA DI MADDALONI

Il reverendo Borrelli chiede al duca se al momento prima della morte egli vorrebbe fare atto di

ubbidienza a Dio,avendolo assistito negli ultimi giorni prima della morte. Il duca chiede se non

bastasse quello che avesse fatto fino a quel momento. Ritornano i racconti della figura giovanile del

duca piena di trionfi e persona di larga cultura. Il duca ha voluto che il suo cadavere fosse cinto del

cordone e deposto ,vegliato dai frati nella camera dove per mesi ha sofferto.

7- LA BOTTEGA DEL “BELLO GASPARRE E BASTA COSì”

Il cavalier Ferdinando Colonna perdona colta mi scrive giorni fa x dirmi che ha per le mani un

disegnino della bottega famosa del ‘Bello Gasparro’,augurandosi di vederlo riprodotto su Napoli

Nobilissima in fronte ad un mio fanasioso articoletto sul famoso capostipite dei Gasparri calzettai

di cia chiaia. L’articoletto fu ben accolto dai collezionisti dei documenti napoletani. Una sera nella

mia stanza (di Di Giacomo) arrivò un vecchietto (credo sia l’immaginazione che gli fa vedere

gasparre!). e iniziano una conversazione . all’inizio il lavoro dei gasparre di cucire le calze quele dei


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ninja13

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DESCRIZIONE APPUNTO

Appunti di letteratura italiana sulle scritture della modernità della professoressa Silvia Zoppi.
Gli appunti di Scritture della modernità sono una sintesi suddivisa in 4 capitoli iniziali, con particolare attenzione agli scritti Giacomiani.
Autori presi a riferimento: De Sanctis, Di Giacomo, Dorso.


DETTAGLI
Corso di laurea: Corso di laurea in scienze della formazione primaria
SSD:
A.A.: 2012-2013

I contenuti di questa pagina costituiscono rielaborazioni personali del Publisher ninja13 di informazioni apprese con la frequenza delle lezioni di Letteratura italiana e studio autonomo di eventuali libri di riferimento in preparazione dell'esame finale o della tesi. Non devono intendersi come materiale ufficiale dell'università Suor Orsola Benincasa - Unisob o del prof Zoppi Silvia.

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