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Le scritture della modernità: De Sanctis, Di Giacomo, Dorso

L’uomo di Machiavelli e la Nuova Italia

Capitolo 1: Francesco De Sanctis

Nella storia, opera di De Sanctis, troviamo pagine dedicate a Niccolò Machiavelli a causa del profondo senso politico dello scrittore che aveva una capacità di osservare e interpretare i meccanismi del potere e la lotta per l’affermazione di una cultura moderna. In particolare le sue riflessioni politiche si concentravano sugli anni cruciali del passaggio dalla destra alla sinistra storica.

Per De Sanctis l’uomo moderno si presenta con le caratteristiche di Machiavelli, divenuto simbolo di quel processo di modernità non ancora attuato in Italia, paese incapace di conquistare nuovi strumenti. La funzione della scienza, della filosofia, i processi rivoluzionari della contemporaneità ecc sono elementi che De Sanctis utilizza criticamente per attribuire valore a quel tessuto politico-sociale su cui far nascere la democrazia in Italia.

Il pensiero di De Sanctis combatte la corruzione italiana e non dispera del suo paese; lui esprimeva senza mezzi termini, le sue critiche sulla politica, e per evitare di essere accusato di esagerazioni, provvedeva nelle conclusioni a stemperare solo formalmente il pesante giudizio espresso.

Bisognava liberarsi di tutti quegli elementi corrotti che inquinavano le istituzioni e in special modo le associazioni politiche. Gravi erano ad esempio i conflitti sulla spesa pubblica, terreno di confronto che divideva deputati del nord da quelli del sud.

La cultura politica

De Sanctis nell’articolo rilancia l’esigenza di costruire una cultura unitaria, anche con l’aiuto di nuove università che si erano ridotte ad essere delle fabbriche di professioni. Una nuova cultura poteva contrapporsi a quel clima di fatalismo che ostacolava la realtà di modificarsi e migliorare. Per lui un paese non è colto solo se ci sono uomini colti, ma se la cultura arriva in tutti gli strati. Senza questa base la politica si fonda sul vuoto. Questa riflessione lo portava ad ammirare il modello educativo germanico, Bildung, insieme di istruzione ed educazione, diversamente separate in Italia.

Uno dei mali del nostro paese era quindi il Fatalismo, l’idea centrale di non poter cambiare lo stato delle cose, scegliendo di adattarsi. Ciò finisce per favorire il prosperare di vere associazioni di malfattori e la nascita di organizzazioni politiche corrotte e inadeguate rispetto al resto dell’Europa. Per De Sanctis questo è un problema di salute pubblica grave, da risolvere urgentemente. Infatti l’inquinamento dei partiti politici rappresenta uno degli elementi dominanti dei suoi scritti.

De Sanctis individuò in Benedetto Cairoli il possibile artefice di un nuovo corso orientato verso il compimento di una democrazia matura in seguito ad una buona educazione politica. Infatti sostenne la sua ascesa poiché era la personalità che meglio rappresentava il rinnovamento nella tradizione e combatté contro l’autoritarismo di Nicotera, ministro dell’interno, che non andava a genio a De Sanctis.

Nel decennio 1860-70 affrontò temi di fondo della politica italiana e arrivò a sostenere che le maggioranze non si creano artificialmente, ma le creano gli avvenimenti. Furono proprio queste sue idee a influenzare in profondità l’evolversi dei partiti che favorirono forme di collaborazione tra i gruppi parlamentari.

Il bipartitismo, ovvero la costituzione di una buona maggioranza contrapposta ad un'opposizione seria, divenne sempre più uno dei temi di fondo della riflessione dell’ultimo De Sanctis. Tutto ciò ebbe il merito di aiutare ed appoggiare l’evoluzione della Sinistra verso un governo che iniziò a dare i suoi primi frutti nelle elezioni del 1865 quando entrarono in parlamento i nomine novi che avevano il compito di favorire l’attuazione di un programma di riforme e di sviluppo unitario del paese.

Capitolo 2: Francesco De Sanctis - Provincia dei ricordi

Nel gennaio del 1875 De Sanctis, il guerriero delle campagne elettorali, prepara le sue carte per vivere una competizione in un paesaggio quasi siberiano, il collegio di Lacedonia narrato nel Viaggio elettorale. In quest’opera continua la sua critica al sistema politico e propone il bipartitismo e il conseguente recupero della funzione dei partiti ormai persa.

De Sanctis riteneva che la sinistra aveva il compito di superare le antiche rigidità ideologiche e diventare forza democratica alternativa alla destra nella guida dello stato. Nelle elezioni del 74-75 De Sanctis voleva svolgere un ruolo significativo nella battaglia contro la lenta maturazione del ceto borghese che guidava il Mezzogiorno. De Sanctis è l’esploratore delle contrade dell’alta Irpinia che intende spiegare quanto sia importante superare il fatalismo e spingere la comunità verso la conquista di valori e diritti dello stato liberale.

Questa sorta di libro d’avventura e di esplorazione si presenta come un inedito documento del mondo della provincia in Italia, ed è anche la prova del meridionalismo presente. Quest’opera esalta anche il lato di De Sanctis come scrittore umorista, che utilizza paradossi e contraddizioni, che utilizza l’idea del viaggio in senso letterario come serie di atmosfere, il valore della parola e la capacità di essere sempre dentro una situazione.

Nei giorni trascorsi in Irpinia non mancarono sul piano umano situazioni sgradevoli: la freddezza di Calitri, le ambiguità di alcuni gentiluomini, il comportamento non sempre leale di alcune famiglie ritenute amiche, e avvenimenti non privi di bizzarre stranezze. Inoltre anche il paesaggio si presentava poco ospitale, a causa delle piogge invernali alcuni paesi, rimasero isolati per tutta la durata della competizione.

De Sanctis nei vari capitoli narra le avventure che ha vissuto di paese in paese, Calitri, Andretta, Rocchetta ecc., e ritroviamo scene di una forte narrativa quando il politico va a letto e si abbandona ai suoi pensieri cominciando a fantasticare. L’avventura del viaggio si concluse ad Avellino, la capitale, dove De Sanctis fu accolto con una modesta accoglienza, nonostante la vittoria nel collegio di Lacedonia.

Nel Viaggio elettorale si mette in atto un esperimento di linguaggio realistico, mediante una lingua viva caratterizzata da una scrittura densa di contenuto morale e di consapevolezza storica. De Sanctis aveva raggiunto gli obiettivi politico-letterari, purtroppo le ambizioni ideali erano prevalso solo nel sogno. Le competizioni politiche, i successi parlamentari e le delusioni non erano ancora finite, ad esempio nelle elezioni del 1882 fu clamorosamente battuto nel collegio di Avellino II di Ariano Irpino.

Capitolo 3: Salvatore Di Giacomo

Salvatore Di Giacomo, responsabile della biblioteca nazionale di Napoli Lucchesi Palli, era un poeta autentico che si dedicava agli studi in tutti i campi grazie alla sua capacità di leggere le lettere nell’Italia del suo tempo.

Egli mostra un rapporto complesso tra la sua poesia e la sua biografia. I suoi versi sono ricchi di melanconia e rispecchiano la sua difficoltà nel vivere quel presente che lo porta a stabilire una corrispondenza tra la sua anima e i paesaggi della memoria. Nella lirica Pianefforte ’e notte ritroviamo un dialetto napoletano che utilizza immagini evocative, gli oggetti acquistano la capacità di agire così come i sentimenti, l’amore ad esempio si rappresenta con l’immagine dell’anima affacciata alla finestra.

È un acuto osservatore dei cambiamenti che attraversano la Napoli di fine secolo, nonostante...

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Scienze antichità, filologico-letterarie e storico-artistiche L-FIL-LET/10 Letteratura italiana

I contenuti di questa pagina costituiscono rielaborazioni personali del Publisher ninja13 di informazioni apprese con la frequenza delle lezioni di Letteratura italiana e studio autonomo di eventuali libri di riferimento in preparazione dell'esame finale o della tesi. Non devono intendersi come materiale ufficiale dell'università Università degli studi Suor Orsola Benincasa di Napoli o del prof Zoppi Silvia.
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