Scienze politiche
Politics, policy e polity
Le scienze politiche si descrivono tramite tre elementi: politics, policy e polity.
Politics
Ci si riferisce alla sfera del potere, inteso come la capacità di influire sulle decisioni prese dagli individui, la sua distribuzione e trasmissione, il problema del suo esercizio e dei suoi limiti. Lo studio del potere si articola in due piani:
- Architetture: i regimi politici, pluralità di partiti, garanzie di libertà, elezioni libere... elementi che insieme definiscono il concetto di democrazia.
- Attori e processi: studia gli attori che svolgono funzioni all'interno di questi e i processi; attori che adoperano singolarmente o collettivamente in gruppi di pressione e tutti i processi che si svolgono all'interno della democrazia, elezioni, crisi dei governi.
Policy
Politiche pubbliche. Campo estremamente eterogeneo, che tocca i cittadini, che indaga su:
- Processo di decisione
- Attori e relazioni tra essi
- Attuazione (burocrazia etc.)
Polity
Definizione dell'entità e dei confini della comunità politica che vive su quel territorio e le relative strutture e processi di mantenimento e cambiamento. I confini sono per lo più resi visibili tramite muri e vere e proprie barriere fisiche. Al mutare dei confini vi è anche un cambiamento radicale nella polity, poiché cambiando il territorio cambia anche l'ambito di vigenza dell'autorità politica.
Democrazia
Con democrazia si intendono quei regimi contraddistinti dalla garanzia reale di partecipazione politica della popolazione adulta maschile e femminile e della possibilità di dissenso, opposizione e anche competizione politica.
Definizione minima
Democratici sono tutti quei regimi che presentano:
- Suffragio universale maschile e femminile
- Elezioni libere, competitive, corrette e ricorrenti
- Più di un partito
- Diverse ed alternative fonti di informazione
La democrazia è il regime con la maggior incertezza decisionale.
Democrazia rappresentativa
Caratterizzata da elezioni libere e competitive e da strutture rappresentative, come il parlamento o il governo. La democrazia rappresentativa non comporta una partecipazione diretta dei cittadini se non molto saltuariamente.
Democrazia diretta
È la democrazia degli antichi. Un piccolo gruppo di cittadini si riunisce per decidere dei problemi.
Tipologia di Lijphart
La sua proposta mette in luce la possibilità di avere democrazie stabili anche in società profondamente diverse. Mette in luce due dimensioni centrali:
- Propensione dell’élite politiche all’accordo e al compromesso
- Omogeneità della cultura politica
Da questa prima distinzione, Lijphart analizza quattro tipi di democrazie:
- Democrazie consociative: democrazie come l’Olanda, caratterizzata da un élite disposta al compromesso ma una cultura politica non omogenea.
- Democrazie depoliticizzate: democrazie come quella USA, caratterizzata da una élite disposta al compromesso e una cultura politica omogenea.
- Democrazie centrifughe: Italia e Francia. Élite politica non disposta al compromesso e cultura politica disomogenea, che hanno dato vita a una democrazia stabile.
- Democrazie centripete: Inghilterra. Élite conflittuale ma cultura omogenea.
Ulteriore distinzione di Lijphart
Due modelli polari con caratteristiche opposte:
- Principio maggioritario: i rappresentanti raggiungono le decisioni secondo il principio di maggioranza
- Principio consensuale: maggior coalizione tra partiti, diffusione e ripartizione del potere.
Due modelli istituzionali
Modello Westminster: modello inglese. Fusione del potere legislativo ed esecutivo, dominio del governo, sistema bipartitico e maggioritario, bicameralismo asimmetrico.
Modello consensuale: governi formati da più partiti, equilibrio di potere legislativo ed esecutivo.
Democrazia ideale: è caratterizzata dalla continua capacità di risposta del governo alle preferenze dei suoi cittadini.
Condizioni politiche per la democrazia
- Variabili economiche:
- Assenza di diseguaglianze politiche estreme; se ci sono poche persone ricche saranno le uniche a poter diventare politici.
- Gli stati che raggiungono un certo PIL hanno più possibilità di essere democratici, poiché dove c’è ricchezza si forma una classe borghese che sarà in grado di chiedere un’apertura politica.
- Variabili sociali:
- Pluralismo sociale: i gruppi sociali devono essere diversi. Se ci sono attori sociali diversi ci saranno tanti interessi diversi che portano a un pluralismo politico.
- Alfabetizzazione: maggiore è il livello maggiore è la capacità di informarsi e partecipare.
- Variabili culturali:
- Cultura civica: laddove c’è un interesse e una partecipazione comune la democrazia ha più probabilità di essere stabile.
- Propensione al compromesso delle élite: se le élite si vedono come avversari ma non come nemici c’è più possibilità che si sviluppi la democrazia.
- Variabili storiche:
- Equilibrio monarchia-aristocrazia terriera: due grandi centri di potere che però non hanno la meglio l’uno sull’altra.
- Passaggio dall’agricoltura di sussistenza a quella mercantile: è necessario che i soldi sviluppino un’importanza.
- Indebolimento aristocrazia terriera: essa deve diventare meno importante in quanto si può accumulare denaro tramite l’economia di mercato.
- No coalizione aristocrazia-borghesia vs. contadini: le classi superiori devono aprirsi alle classi inferiori, venendo a creare un pluralismo politico.
- Rottura rivoluzionaria con il passato: rivoluzione francese. Il passaggio alla democrazia deve per forza avvenire attraverso uno scontro violento.
Prima democratizzazione
Tre sentieri:
- Accettazione della competizione: i pochi attori politici accettano di condividere il potere.
- Ampliamento partecipazione politica: diritto di voto
- Passaggio che include entrambi i sentieri, molto più rapido ma instabile.
Scatola di Dahl
- Da un’egemonia chiusa, tramite la competizione si passa ad un’oligarchia competitiva.
- Da un’egemonia chiusa, tramite la partecipazione si passa ad un’egemonia includente, dove il popolo partecipa alla politica.
- Il sentiero che raggruppa entrambi i cambiamenti porta alla poliarchia, ma esso è instabile.
Il processo dello sviluppo della democrazia avviene in primo luogo con la concessione di diritti:
- Civili: proprietà privata, fede personale
- Politici: diritto di voto
- Sociali: Welfare -> concedendo i diritti sociali lo stato diventa un fornitore di servizi.
- Diritto di associazione: diritto di organizzare partiti
- Diritto di unione: diritto di organizzare sindacati
Entrambi questi diritti sono recenti e pongono un potere intermedio tra il potere e i cittadini.
I regimi non democratici
I regimi autoritari
Definizione allargata
Qualsiasi stato in cui non ci sono elezioni e dove il parlamento non ha nessun potere; uno stato autoritario non contempla l’autonomia dei sottosistemi politici.
Definizione ristretta
Un regime autoritario presenta cinque caratteristiche:
- Pluralismo limitato: la società non esprime gruppi tra loro in competizione, è semplice, pochi gruppi al potere, coalizione dominante ristretta.
- Mobilitazione politica limitata: apatia, oppure il popolo va a votare poiché costretto. È assente la libertà di esprimere liberamente il proprio pensiero.
- Mentalità caratteristica: serie di atteggiamenti condivisi che fanno parte della propaganda del regime. La patria diventa elemento per constatare la fedeltà al regime.
- Chi ha il potere è vincolato solo in parte dalle leggi, che vengono usate in modo discrezionale.
- Chi ha il potere spesso è un leader carismatico o un piccolo gruppo.
I regimi totalitari
Nazista e comunista stalinista:
- Monismo: subordinazione completa al partito unico
- Presenza di un’ideologia articolata: il partito ha il dovere di plasmare la società tramite la forte propaganda
- Terrorismo di stato: lo stato si fa portatore della guerra contro un nemico interno, usando l’apparato coercitivo per seminare terrore.
- Mobilitazione molto alta: il partito stabilisce molte attività a cui è obbligatorio partecipare
- Esercizio del potere imprevedibile: le leggi vengono cambiate a piacimento dal partito.
Regime tradizionale
Arabia Saudita, Emirati Arabi Uniti:
- Patrimonialismo: l’organizzazione pubblica statale viene trattata come un bene privato. Lo stato si fa solo portatore di concessioni a una ristretta cerchia di collaboratori (burocrati).
- Le decisioni non sono limitate da norme.
- Uso del potere per fini privati.
- Il regime è ereditario.
- Componente ideologica e religiosa molto forte -> sacralità del leader.
I regimi militari
- Coalizione dominante: solo forze armate
- Mentalità/ideologia: poco importante
- Mobilitazione dall’alto: rara e limitata
- Strutturazione del regime: bassa innovazione istituzionale.
Tirannia militare
- Un solo leader, esercito poco coeso
Oligarchia militare
- Gruppo più o meno ampio
Regime militare con militari moderatori
- Potere di veto
- Mantenimento dello status quo
- Si pongono come corpo per stabilizzare una situazione di crisi
Regime militare con militari guardiani
- Controllano il governo e penetrano in esso, occupando ruoli decisionali importanti
Regime militare con militari governatori
- Controllo e penetrazione profonda in tutte le strutture politiche, maggior repressione
Intervento dei militari
Perché i colpi di stato sono organizzati dai militari?
- I militari hanno il monopolio della forza
- I militari hanno maggiori interessi a intervenire, essendo un corpo coeso.
Regimi civili-militari
Due tipi di regime:
- Burocratico-militare: il colpo di stato viene deciso dai burocrati e messo in atto dai militari. Si viene così ad instaurare un governo tecnico, tra burocrati (con competenze tecniche) e militari (apparato coercitivo). Importanza di istituzioni come la Chiesa.
- Corporativo: sistema basato su ideologia rivoluzionaria, conflitto tra classi diverse. Questo regime si volge a risolvere i conflitti tra istituzioni diverse, creandone di nuove.
I regimi civili
- Coalizione dominante: partito unico
- Mentalità/ideologia: importante
- Mobilitazione dall’alto: frequente
- Strutturazione del regime: elevata
Tipi di regimi civili
- Nazionalista di mobilitazione: l’idea di fondo è che si voti per la nazione, lotta per l’indipendenza nazionale. Il leader del movimento scrive la costituzione.
- Comunista di mobilitazione: il partito penetra le strutture statali, fornendo beni ai cittadini.
- Fascista di mobilitazione: presenza di un partito unico, che si basa su un leader carismatico. Il partito fascista non riuscì ad eliminare del tutto il pluralismo (monarchia e chiesa).
- Mobilitazione a base religiosa: leader carismatico che utilizza la religione, spesso musulmana, per legittimare il regime.
I regimi ibridi
Vengono definiti ibridi poiché presentano alcune caratteristiche dei regimi democratici pur mantenendone altre dei regimi autoritari. Ad esempio, le elezioni sono presenti ma non sono libere e competitive. Spesso il regime ibrido si viene a formare in seguito alla crisi del regime precedente.
- La coalizione dominante è indebolita, non vi è un’unità di intenti; per questo intervengono nuovi attori.
- Mentalità/ideologia: assente. Il regime non esprime più un sentimento coeso a causa delle opposizioni.
- Mobilitazione: assente
- Strutturazione del regime: scarsa
Si arriva a uno stallo politico; gli attori hanno obbiettivi diversi ma nessuno riesce a prendere il controllo. Presenza dei veto-players: attori in grado di porre un freno allo sviluppo.
Democrazia protetta
In questo regime le leggi sono nelle mani solo di una parte di attori. Le elezioni vengono svolte, ma alcuni partiti, pur vincendo, non faranno mai parte del governo a causa dei veto players.
Democrazia illiberale
Ci sono le elezioni ma i diritti personali non sono democratici; alcuni attori intervengono nelle elezioni.
Democrazia senza legge
Non c’è un attore più forte dell’altro ma la capacità dello stato è limitata a causa di alcuni attori esterni.
Dinamica dei regimi autoritari
Tre fasi:
- Instaurazione
- Consolidamento
- Crisi
La crisi avviene per diversi motivi
- Indebolimento/rottura della coalizione dominante
- Cause interne
- Élite
- Cambiamento nei gruppi dominanti
- Contrasti interni su politiche da attuare
- Ascesa di nuovi attori rilevanti
Effetti
- Fuoriuscita di alcuni attori come i militari o i civili
- Fattori intervenienti: livello di istituzionalizzazione o evento esterno (guerra)
Crisi
Effetti della rottura della coalizione dominante
- Difficoltà decisionale
- Perdita legittimazione élite
- Perdita capacità repressiva
Risposte ricorrenti
- Repressione società civile
- Apertura pseudo-democratica
Crisi democratica
Crisi della democrazia: insieme dei fenomeni che alterano il funzionamento dei meccanismi tipici di quel regime.
Crisi nella democrazia:
- Arresto o cattivo funzionamento di alcune strutture o meccanismi sociali
- Distacco o cattivo rapporto tra società e partiti.
Questi due fattori però non portano per forza al crollo democratico. Si ha crollo democratico quando i caratteri fondamentali del regime saltano portano a una diversa democrazia o a un regime autoritario.
Fasi della crisi
I fase
La crescita di radicalizzazione nelle modalità di conflitto tra attori collettivi o individuali, che comporta la frammentazione partitica (aumento dei partiti nell’arena), la crescita di partecipazione (che comporta un numero più elevato di manifestazioni) e frequenti crisi di governo. Durante questa prima fase diventa difficile giungere a decisioni, eseguirle, aumenta il numero di attori che cominciano ad opporsi a un potere ritenuto illegittimo. Durante la prima fase però, se le élite al governo riescono a trovare un compromesso, si ha la possibilità di ritornare a una situazione non di crisi.
II fase
La radicalizzazione si spinge fino a distruggere il centro politico. Crescita della violenza (episodi di terrorismo). Crescita di poteri neutrali.
Cause della crisi
- Crisi da sovraccarico: i mutamenti sociali portano a una crescente frammentazione degli interessi da parte dei gruppi per cui è più facile organizzarsi e opporsi.
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