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In seguito si passa da un auxilium come prestazione di servizio militare a un auxilium in denaro;

infatti con la formazione dei Comuni, abbiamo i borghesi che avendo a disposizione denaro pagano

i mercenari per prestare servizio militare. Allo stesso modo il consilium evolve in un diritto

politico dei cittadini.

Abbiamo tracce di tutto questo anche nella Magna Charta: abbiamo la convocazione diretta dei capi

in alcuni casi e la convocazione indiretta in altre circostanze. Nella prassi prima si viene convocati

solo in caso di guerra, poi il capo politico convoca un po' più frequentemente, non necessariamente

con una guerra pendente. Comincia a consolidarsi il principio per cui chi è presente decide anche

per chi non è presente: è come se l'assente fosse presente... i presenti rappresentano anche gli

assenti.

Inizialmente le monarchie sono monarchie itineranti, non c'è una comunità delimitata

territorialmente, non c’è ancora una capitale... e ci si sposta.

Quando il monarca si stabilizza in una località amministra (controlla) tramite i commissari

itineranti, i missi dominici, (e dopo di loro i maîtres de réquestes che raccolgono le proteste dei

sudditi alla porta della reggia....)

Le assemblee ormai non sono più assemblee soltanto di armati, ma sono assemblee di ceto, che

tendono a diventare stabili per una questione di potere e diventano luoghi dove si parla: parlamenti;

è qui che svolge il suo ruolo essenziale quella plena potestas che diventerà poi la matrice del

mandato fiduciario (qualunque cosa tu faccia nel mio interesse mi va bene!).

La plena potenzia è la capacità di vincolare terze persone; in sostanza è la rappresentanza,

l’incontro tra le esigenze che vengono dall’alto e quelle che vengono dal basso.

In altre parole il principe ha bisogno di interlocutori affidabili che impegnino la comunità. La

comunità sceglie i suoi rappresentanti affinché presentino le loro lagnanze al sovrano e affida ad

essi la plena potestas, su cui il sovrano poi farà leva per garantirsi l'obbedienza alle sue decisioni da

parte delle comunità rappresentate. almeno per tutto l’ancient regime, come un

La plena potestas comporta un mandato che si pone,

mandato imperativo. Esistono infatti due tipi di mandato:

 mandato imperativo: il rappresentante deve fare quello che vuole il rappresentato, i suoi

interessi, altrimenti gli toglie la rappresentanza. I rappresentanti sono pagati dai

rappresentati. Esempio è il sistema russo.

 Mandato fiduciario: si diffonde dopo la rivoluzione francese. Noi non siamo legati ai nostri

rappresentanti con un mandato imperativo. I nostri sistemi sono a mandato fiduciario.

In questo modo la rappresentanza si sposta dal terreno del contratto scambio alla obbligazione

politica: alcuni individui rappresentano una comunità, cominciano i casi di rappresentanza

collettiva. Non è più una rappresentanza interindividuale, ma collettiva.

Alberto da Gandino, giurista, illustra la rappresentanza collettiva.

In ambito canonistico abbiamo la discussione intorno alla autorità del concilio e intorno alla

prevalenza dell’autorità del concilio su quella del Papa.

Con la costituzione del parlamento, i membri del Parlamento o procuratori, cominciano a dare il

proprio consenso su questioni importanti,come la questione delle tasse. Inizialmente si occupavano

di dare consigli al sovrano, poi inizia a prendere decisioni su alcune questioni: arriverà ad avere il

potere legislativo.

(Locke afferma: il potere è dato attraverso il trust, la fiducia, cioè tramite il rapporto fiduciario e

non più tramite un rapporto imperativo.)

Rappresentanza politica e rappresentanza degli interessi. Modello neo corporativo.

Per comprendere il neo corporativismo è necessario partire dal corporativismo. È generalmente

citato parlando del regime fascista, ma la nozione e il termine sono di gran lunga precedenti;

durante il ventennio si è sostenuto che le corporazioni siano da sempre esistite, ciò non è

storicamente vero. 4

Per tutto il medioevo abbiamo le Universitas Personalum e le Universitas Studiorium: sono due

corporazioni; in seguito abbiamo la gilda, lo scacchiere dei Normanni, il Parlamento.

La corporazione raccoglie più persone in vista del conseguimento di un fine e della promozione di

un interesse specificato e durevole di tutte le persone.

La caratteristica di un Universitas è quella della personificazione, di costituire una persona fitta: “Si

non de betur: nec quod debet universitas singuli debent” (Se

guid universitari de betur, singulis si

deve qualcosa all’Universitas, non lo si deve ai singoli: e ciò che l’Universitas deve, non lo devono

i singoli.”).

Ciò significa che i diritti e i doveri fanno a capo dell’Universitas e non alla persona singola.

Le corporazioni sono presenti in molte nazioni con diversi termini: abbiamo la confraternita in

Francia, le Carità dedite all’assistenza, la Fraternità, la Gilda, l’Ansa, il Mestiere, il collegio..:sono

tutti termini che connotano la corporazione.

L’anglosassone “corporation” è la persona giuridica pubblica e privata che è la società per azioni

(company in inglese).

“Corporazione” forma corporea”.

deriva dal latino dotto corporare, cioè "far corpo", "prendere

.

Ma allora il Parlamento rispetto ai gruppi di interessi o di pressione come si rapporta?

Se le grandi decisioni vengono prese secondo un modello neocorporativo, viene minato uno dei

principi fondamentali dei regimi democratici: la centralità del Parlamento.

MORFOLOGIA DEL PARLAMENTO

o Monocameralismo e bicameralismo: la camera può essere eletta o ereditaria; nella maggior

parte dei sistemi moderni le camere sono elettive. La composizione delle camere può essere

federale o unitaria.

o Nei parlamenti possiamo avere:

- il partito, la cui leadership ha la sua fonte di legittimazione nel gruppo parlamentare

(es. il partito conservatore inglese);

- il partito, la cui leadership trova la sua legittimazione fuori dal Parlamento.

o In base alla presenza e al ruolo delle commissioni: camere in cui il ruolo delle commissioni

è molto forte e altre in cui la collegialità della camera è più rilevante del ruolo delle

commissioni.

o In base al rapporto tra Parlamento e Governo: sistemi politici in cui il Parlamento ha il

primato e sistemi politici in cui il Governo detiene la sua autonomia.

o Parlamento policentrico (partitismo centripeto) caratterizzato da:

- bicameralismo reale: 2 camere con uguale potere;

- partiti poco coesi tra loro e di numero elevato;

- forte dualismo tra governo e maggioranza parlamentare.

Esempio di parlamento policentrico è il congresso statunitense.

o Parlamento avversariale (partitismo avversariale) caratterizzato da:

- Monocameralismo o bicameralismo formale;

- Sistema bipartitico con partiti coesi;

- identificazione tra governo e maggioranza parlamentare.

FUNZIONI DEL PARLAMENTO

Sul finire dell’800, Bagehot classifica le funzioni delle istituzioni parlamentari in:

FUNZIONE ELETTIVA: il Parlamento designa l’esecutivo;

1.

2. FUNZIONE ESPRESSIVA: il Parlamento trasmette gli orientamenti degli elettori;

3. FUNZIONE EDUCATIVA: di elevazione delle opinioni popolari;

4. FUNZIONE INFORMATIVA: di comunicazione degli interessi delle minoranze;

5. FUNZIONE LEGISLATIVA;

6. FUNZIONE FINANZIARIA.

La funzione espressiva, educativa e informativa riguardano il campo della rappresentanza; 5

la funzione elettiva riguarda il campo del controllo sul governo;

la funzione legislativa e finanziaria riguardano il campo della policy making.

Oggi, le funzioni principali del Parlamento sono:

1. FUNZIONE DI RAPPORTO TRA PARLAMENTO E GOVERNO;

2. STRUTTURAZIONE DEL VOTO;

3. FUNZIONE DI POLICY MAKING, di prestazione di politiche pubbliche (gran parte

delle leggi del Parlamento sono politiche pubbliche).

GOVERNO: da sempre è il punto centrale di ogni sistema politico.

“l’esecutivo” per metterlo in una posizione di secondo piano rispetto al

In passato veniva chiamato

Parlamento che era l’organo che prendeva le decisioni (esecutivo = organo che esegue le decisioni

prese dal Parlamento).

Ci sono molte metafore utilizzate per definire il governo:

- il gregge: chi guida è una sorta di pastore;

- la comunità è un grande corpo;

la comunità è una sorta di barca in cui c’è un nocchiero; il nocchiero è il governo

- (colui che guida la barca);

- il governo è usualmente collocato al centro, nella testa di un corpo politico, nella

capitale, dove si concentrano gli aspetti monumentali e architettonici più importanti;

secondo il modello di Rokkan è il centro dove vengono prese le decisioni più

importanti. e l’esecuzione del potere

Il processo politico ha a che fare con la produzione, la distribuzione

politico; il luogo dove ciò avviene è il Governo.

FUNZIONI DEL GOVERNO

I contenuti della funzione di governo hanno subito:

- variazioni diacroniche (nel tempo: le funzioni che un tempo non erano del governo, oggi lo sono);

- variazioni sincroniche (le funzioni di governo non riguardano più la comunità politica di un

territorio, ma l’evolversi di reti di scambi internazionali ha portato all’estensione delle funzioni di

governo).

Le funzioni del governo si sono ampliate in maniera significativa; questo è anche dovuto al

passaggio dallo Stato di diritto al welfare State; lo Stato garante (stato di diritto) è diventato sempre

più uno Stato produttore con la difficoltà di soddisfare le esigenze sociali e le attese sociali.

Le aspettative della società sono andate sempre in crescendo.

Da qui nasce il tema della governabilità. martedì 19 aprile 2005

MORFOLOGIA DEL GOVERNO

Forma di governo parlamentare (è il Parlamento che ha posizione di primato sul governo) e forma

di governo presidenziale e semi-presidenziale. 6

Il problema principale delle democrazie moderne è quello della stabilità di governo (tema della

governabilità): come porre il governo al riparo dalla sfiducia del Parlamento?

I disegni di riforma costituzionale riguardano il tema della governabilità. Anche per il governo

regionale ci si pone la questione: come il presidente della regione può non essere subordinato al

consiglio regionale (il Parlamento della regione)? E quindi, come assicurare la stabilità?

Quando c’è la sfiducia, abbiamo due casi estremi:

o se il governo è svincolato dal parlamento, se cade il governo il Parlamento rimane;

o se il governo è vincolato al parlamento, se cade il governo, cade anche il parlamento.

potere c’era

In Italia, alla fine degli anni 70-inizio anni 80 al il governo Craxi: riforma

costituzionale. Abbiamo esponenti della cultura laica, come Calamandrei, che fanno continue

critiche contro l’attuazione della Costituzione.

Verso la fine degli anni ’70 Miglio coordina un lavoro di riforma della Costituzione sistematica.

Ancora oggi ci sono continui dibattiti riguardo due punti principali: la riforma costituzionale e la

riforma dei sistemi elettorali.

Ora, a noi interessa capire gli elementi del presidenziale, il prototipo statunitense; ma soprattutto del

semipresidenzialismo creato dai francesi a partire da De Gaulle.

Così come i sistemi elettorali sono maggioritari o proporzionali, le forme di sistemi di governo si

distinguono in parlamentari e presidenziali (quindi non tra presidenziali e semipresidenziali!).

Questi due tipi di regime si definiscono per esclusione: un regime parlamentare non è presidenziale

e uno presidenziale non è parlamentare.

Per identificare un SISTEMA PRESIDENZIALE imponiamo alcuni criteri:

(caso americano dell’elezione dei

1. elezione diretta del capo dello stato o come se fosse diretta

Grandi elettori): questo criterio è necessario ma non sufficiente; infatti Austria, Islanda e Irlanda

prevedono l’elezione diretta del capo dello Stato, ma non sono forme presidenziali perché operano

come sistemi parlamentari. Questo primo criterio è una condizione necessaria, ma non ancora

sufficiente;

2. il parlamento non può né insidiare, né abbattere il governo, cioè i governi sono una prerogativa

presidenziale: è il presidente che sceglie, nomina, sostituisce i membri dell'esecutivo. Il parlamento

potrà esprimere la sua approvazione o la sua disapprovazione del comportamento di alcuni ministri,

ma la nomina è prerogativa del capo dello Stato.

Se i due criteri sono entrambi presenti, siamo certi di avere a che fare con un sistema presidenziale?

G. Sartori dice: "nella generalità dei casi i due criteri potrebbero essere sufficienti, ma...".

Un sistema presidenziale puro (o in termini weberiani idealtipico) non consente una autorità duale

(non consente uno sdoppiamento di poteri tra presidente e governo) perché un sistema presidenziale

è di sua natura monocratico.

In realtà un sistema politico è presidenziale se, e soltanto se il presidente:

1 - è eletto per mezzo di una elezione popolare;

2 - non può essere sfiduciato durante il suo mandato nemmeno da un voto parlamentare;

3 - presiede o dirige i governi da lui nominati.

I sistemi presidenziali rispondono a queste tre condizioni.

[L'elezione 'come se fosse diretta': è il caso degli Stati Uniti d'America dove gli elettori eleggono i

componenti di comitati che 'formalmente' nominano il presidente].

Prototipo americano: il modello Washington

È un modello che funziona caratterizzato dalla distinzione tra potere del Presidente e potere

del Congresso. Non si tratta di poteri separati, ma di istituzioni separate che condividono il

potere, per la verità possono esserci anche fasi di competizione del potere.

Il nocciolo del sistema presidenziale americano sembra consistere nel fatto che la separazione

comporta una distinzione tra esecutivo (presidente/gabinetto) e 'sostegno parlamentare'; il potere

esecutivo, nel sistema americano, sussiste come un corpo autonomo rispetto al parlamento, ciò non

7

significa che il presidente non abbia mai bisogno dell'appoggio del congresso: significa che le due

istituzioni condividono il potere e a volte competono per il potere condiviso.

Il sistema americano è un “sistema di freni e contrappesi”: il presidente non è indifferente al

congresso. Se c’è omogeneità tra i partiti il governo rimane unito, ma anche se non c’è, l’unità del

governo rimane.

Il presidenzialismo connota e produce governi forti e duraturi. Ma altri sistemi che hanno copiato o

importato il modello americano non hanno funzionato. Perché allora il modello presidenziale

funziona in alcuni Paesi e in altri no?

Le esperienze presidenziali latino americane si sono rivelate un insuccesso;

in termini di longevità abbiamo: dal 1949 sistema presidenziale in Costa Rica; dal 1958 in

negli anni ’80 in Argentina, Brasile, Cina e Uruguay, dal

Venezuela; dal 1974 in Colombia; solo

1986 nelle Filippine, oscillazioni in altre aree…

Abbiamo risposte articolate dagli studiosi:

- non abbiamo un modello astratto che va bene per tutti gli stati; bisogna vedere la storia del Paese;

- non basta considerare il rapporto tra Governo e Parlamento, ma bisogna anche considerare il

sistema partitico presente nel Paese: se il sistema partitico è poco o per niente coerente con la

forma presidenziale, allora c’è instabilità.

Vista l’instabilità del sistema presidenziale in molti paesi, gli studiosi hanno preso in esame il

sistema parlamentare: perché il parlamentarismo funziona in Inghilterra?

I sistemi di premiership: essi puntano a rafforzare i poteri del Premier senza però fuoriuscire dai

sistemi parlamentari.

I tipi principali di premierato sono quello inglese e quello tedesco.

 Premiership o governo di gabinetto.

La premiership (premierato) è il prototipo inglese e presuppone un governo monopartitico (non

funzionerebbe in caso di coalizione) che, a sua volta, presuppone un sistema elettorale uninominale

semplice. Il governo monopartitico incentiva una rigida disciplina di partito.

Le condizioni che caratterizzano il premierato sono:

- elezioni con maggioritario semplice;

- bipartitismo;

- partiti fortemente 'disciplinati' al loro interno.

Qualora non fosse mantenuta la prima condizione (elezione a maggioritario semplice) avremmo una

caduta a cascata.

 Caso tedesco: Germania. monopartitico; mai c’è

Seppur per un breve periodo anche la Germania ha sperimentato il governo

stato un sistema bipartitico, ma sempre un sistema tripartico; quasi sempre si sono avuti governi 'di

coalizione' a due. Inoltre non ha sistema elettore maggioritario; il Cancelliere viene eletto dal

parlamento e nel parlamento (quindi il Cancelliere non è in senso formale il leader del partito di

governo!)

La non presenza di partiti estremisti (erano fuori legge), la clausola di sbarramento (che impediva

ed impedisce un eccessivo frazionamento nei partiti) e il cosiddetto 'voto di sfiducia costruttiva'

caratterizzano il cancellierato alla tedesca. La sfiducia costruttiva, cioè la impossibilità di far cadere

un governo senza nominare il successore, ha contribuito a bloccare il potere del parlamento

rafforzando invece il potere dell'esecutivo.

SEMIPRESIDENZIALISMO

Il prototipo è quello francese che si afferma con la crisi della IV Repubblica.

Il semi presidenzialismo può in realtà essere considerato una forma mista che combina il sistema

presidenziale e il sistema parlamentare.

Analisi comparata presidenzialismo/semipresidenzialismo:

 comune tra i due sistemi è l’elezione

l'elemento diretta del presidente da parte del popolo, o più

precisamente il fatto che il presidente non è eletto nel e dal parlamento. 8

 l'elemento di differenziazione invece è, come dice il nome (semi presidenzialismo) il fatto che i

presidenzialismo viene 'dimezzato'; in effetti il semi presidenzialismo sostituisce all'autorità

monocratica una struttura sdoppiata, che nel caso francese dà luogo alla cosiddetta 'coabitazione'.

Cioè: mentre nei sistemi presidenziali la maggior attenzione viene prestata ad impedire che il

parlamento blocchi il presidente (in altre parole si vuole che il presidente abbia più poteri), nei

sistemi semipresidenziali, in quanto soluzione mista, si sottolinea l'aspetto della condivisione.

I sistemi semipresidenziali operano sulla base della condivisione dei poteri con il Primo Ministro.

Il presidente condivide il potere con il primo ministro che, a sua volta, deve contare su un sostegno

parlamentare.

In sintesi: abbiamo una struttura duale al cui interno il presidente condivide il potere con il primo

ministro, il primo ministro, a sua volta, conta sul sostegno del parlamento.

Lo specifico del semipresidenzialismo è la presenza di una diarchìa.

Nella prima stesura della costituzione della quinta Repubblica francese del 1958 avevamo due

'teste': dapprima, quella del primo ministro, era delineata con grande chiarezza e a questo organo

veniva attribuita significativamente la determinazione e la direzione della politica nazionale (N.B. al

il primo ministro dirige l’azione del governo;

primo ministro e non al presidente!); con minore

precisione, invece, era tratteggiato il ruolo del presidente.

Questa iniziale struttura svantaggiosa per il presidente a tutto vantaggio del primo ministro fu di

fatto svuotata dalla 'costituzione materiale' (cioè dal concreto funzionamento del sistema politico)

che prevalse sulla 'costituzione formale' (... De Gaulle!). La nuova stesura della costituzione, a

seguito della modifica del 1962 porta alla elezione diretta del capo dello Stato e così discende che

l'effettiva direzione della politica passa al presidente a scapito del primo ministro.

CRITICA: la struttura diarchica o bicefala funziona se le due teste sono vicine politicamente,

altrimenti si presentano gravi rischi: capita di avere maggioranze sdoppiate, e ciò avviene quando la

maggioranza che elegge il capo dello Stato non è la stessa che controlla il parlamento: si realizza

una situazione di condominio, cioè si trovano a coabitare due personaggi di appartenenza politica

diversa. Si affaccia, ancora una volta, il tema del comportamento dell'elettore e ha grande rilevanza

scansione temporale dell’

la elezione.

Ci si chiede come possa funzionare il semipresidenzialismo in caso di maggioranze antagoniste.

- una prima risposta viene data da coloro che sostengono non ci siano differenze sostanziali;

- una seconda risposta, fornita da Duverger, ritiene che proprio perché sono possibili maggioranze

antagoniste il semipresidenzialismo non è una sintesi tra i presidenzialismo e parlamentarismo, ma

piuttosto è un avvicendamento tra fasi presidenziali e fasi parlamentari; ci sono situazioni in cui

prevale la fase presidenziale, e altre in cui prevale la fase parlamentare:

o la fase è presidenziale quando le maggioranze sono consonanti;

o la fase è parlamentare quando le maggioranze sono dissonanti (governo francese del 1993

con il socialista Mittlerand e ) ;

- la terza risposta, data da G. Sartori, sostiene che la struttura diarchica del sistema

semipresidenziale funziona se c’è una struttura d'autorità flessibile (una autorità che consiste in un

esecutivo bicefalo, la cui prima testa muta al mutare delle combinazioni maggioritarie: se le

maggioranze sono consonanti il presidente prevale sul primo ministro; al contrario se le

maggioranze sono dissonanti il primo ministro, sostenuto dalla maggioranza parlamentare, prevale

sul presidente) Altrimenti, il rischio di risse rimane molto forte.

Oltre alla Francia, nella storia, si sono verificati i seguenti casi di semipresidenzialismo:

- Germania con la costituzione di Weimar (1919-1993) è una sorta di repubblica semipresidenziale;

- il Portogallo, dopo il regime autoritario, adotta il modello semipresidenziale francese;

- lo Sri Lanka;

- la Finlandia, si accosta al modello francese.

Secondo Duverger i casi di semipresidenzialismo sono molti e cita anche i casi di Austria, Irlanda e

Islanda diversamente da G. Sartori che non accetta che questi Stati siano da ritenersi

semipresidenziali e riduce a pochi i casi di semipresidenzialismo. 9

ELEMENTI CARATTERISTICI DEL MODELLO SEMIPRESIDENZIALE:

o il Presidente è eletto con voto popolare con periodo prestabilito;

o il capo dello Stato condivide il potere esecutivo con il Primo Ministro struttura diarchica

i cui criteri definitori sono:

1. il Presidente è indipendente dal Parlamento, ma non può governare da solo; le sue

direttive devono essere accolte e mediate dal governo;

2. il Primo Ministro e governo sono indipendenti dal Presidente nella misura in cui sono

dipendenti dal Parlamento: necessità della maggioranza parlamentare;

deve sussistere sempre l’autonomia di ciascuna unità dal potere esecutivo.

3.

FUNZIONI DEL GOVERNO

- FUNZIONE DECISIONALE (decision making): come decide il governo? Qual è la procedura

decisionale? Per esempio per quanto riguarda le decisioni sulla sicurezza della comunità;

- FUNZIONE DI POLICY MAKING: realizzazione di concrete politiche (per esempio

sull’ambiente, sull’istruzione); produzione di politiche pubbliche. martedì 26 aprile 2005

LE POLITICHE PUBBLICHE

Studiamo ora le politiche pubbliche, cioè le policies (da POLITEIA e non da TA ), le

(sanitarie, dell’istruzione, economiche,…). L’interessarsi di policies è detto

concrete politiche

policies making (cioè il decidere riguarda fatti concreti: l'ambiente, edilizia, il traffico stradale...).

(varie traduzioni: policies studies, policies sciences, policies analysis, public policy).

Le politiche pubbliche sono una funzione di governo, ma non sono monopolio del governo e il

governo non esaurisce la sua attività nelle politiche pubbliche. Dal passaggio dallo Stato di diritto

allo Welfare state le politiche pubbliche sono aumentate.

Origine e diffusione degli studi di politiche pubbliche

Le politiche pubbliche nascono negli Stati Uniti (in Europa tarderanno a decollare), sono l'effetto

della diffusione delle scienze sociali negli anni 20 con Merrian e la scuola di Chicago e il

comportamentismo.

Fin dal 1927, all'interno della American Political Science Association (in Italia abbiamo il SISP, la

Società Italiana di Scienza Politica) viene costituito un comitato di storia delle politiche pubbliche;

subito dopo la Grande Depressione del 1929 si assistette ai molteplici interventi del governo nella

società (politiche keynesiane) con il moltiplicarsi di politiche pubbliche e la conseguente necessità

di studiarle in ordine alla loro adeguatezza nel risolvere i problemi sociali contingenti.

‘29 per lo studio delle

Dunque: nascita in America dal 1927, sviluppo dopo la grande crisi del

politiche contingenti e la loro adeguatezza ai bisogni della società.

In Europa e in Italia il fenomeno è molto più tardivo.

Metodo adottato per gli studi di politiche pubblica: la tecnica decisionale

Inizialmente, lo studioso di politiche pubbliche adotta un metodo di studio di impostazione

razionale, il rational problem solvine; a questo succederà il metodo chiamato incrementalismo.

Il passaggio dal primo al secondo metodo è molto importante non solo perché si ampia il campo di

studio delle politiche pubbliche, ma anche perché questi due metodi hanno a che fare con il

processo di decisione dei sistemi politici (meccanismi e fattori di decisione).

1. Metodo della soluzione razionale o rational problem solving: se si intende avviare una politica

pubblica di urbanizzazione, occorre formulare con chiarezza razionalmente il problema (dove è

10

meglio, dove è più vantaggioso che si costruisca?). Quindi il primo punto è la formulazione più

razionale possibile del problema.

Dato l’obiettivo, cioè il fine della politica pubblica, quali sono i mezzi più razionali che mi

consentono di raggiungere l’obiettivo?

Già dagli anni 50 l'approccio del rational problem solving viene aspramente criticato: in particolare

si apre un dibattito su “cos’è davvero razionalità?” (dibattito che arriva fino ai giorni nostri) o

“quanto siamo certi dei fini e dei mezzi razionali?”; inoltre nei comportamenti individuali e

collettivi c’è sempre un’area a-razionale.

Quando la politica pubblica fallisce significa che lo scopo non era razionalmente impostato e che i

mezzi scelti non sono il più razionali possibili per l’obiettivo da raggiungere.

2. Metodo dell’incrementalismo: eredita la critica riguardo “cos’è davvero la razionalità?”; questo

metodo sottolinea che le decisioni politiche, e in specifico le politiche pubbliche, sono il risultato di

una pluralità di decisioni perché al processo che porta alla decisione partecipano più attori con

interessi convergenti o opposti, che hanno tempi e modalità di decisioni diverse.

In realtà una decisione di politica pubblica non può essere vista in questa unilinearità (come nel

rational problem solvine), ma il processo decisionale va individuato per segmenti: è un processo che

va visto per fasi, o più esattamente PER INCREMENTI.

Alcuni attori di una decisione che sono presenti in un incremento (fase), non sono presenti in altri;

anche coloro che partecipano a tutti gli incrementi possono avere una linea di condotta coerente, ma

strategia, la loro preferenza… A seconda degli

a seconda degli incrementi, possono cambiare la loro

incrementi può cambiare anche l’obiettivo finale: non siamo quindi sicuri che l’obiettivo iniziale sia

uguale all’obiettivo finale proprio perché, incremento dopo incremento, lo stesso attore può

modificarlo.

Dunque è meglio studiare il processo di decisione di una politica pubblica "per incrementi"

successivi, ogni intervento ha un suo particolare obiettivo che, raggiunto, consente di traguardare e

conseguire un ulteriore obiettivo e così via....Il vero obiettivo dunque è pienamente compreso solo

quando la politica pubblica ha terminato il suo procedimento.

In un processo incrementale la decisione non è di una sola, o comunque di poche persone, la

decisione è frutto di un gioco continuo di contrattazione o di un aggiustamento reciproco di tipo

partigiano: se io non riesco a condizionarti del tutto, si ha la contrattazione reciproca.

Conclusione: la politica pubblica nel processo decisionale ha un suo fine e mezzi razionali, ma c’è

e l’obiettivo finale può modificarsi in ordine agli attori

un procedere incrementi per incrementi

politici (non è un processo unilineare).

L’incrementalismo può essere esteso anche ad altri processi decisionali.

Le politiche pubbliche sono studiate da vari autori: Linblond, Simon, Mark e Holsen, Laswekk e

Kaplan.

Il processo di produzione di politiche pubbliche:

per Laswall e Kaplan è un “programma progettato di valori, fini e pratiche”;

- per Linblond è “un processo di approssimazioni successive a qualche obiettivo desiderato dove

-

anche ciò che è desiderato è continuamente sottoposto a riconsiderazione (ridefinizione)”.

Nelle prossime lezioni tratteremo:

1. gli attori delle politiche pubbliche e le loro caratteristiche, soprattutto di quelli più influenti e

ricorrenti nelle politiche pubbliche;

2. qual è lo stile dei processi decisionali delle politiche pubbliche;

3. il CICLO DI VITA di una politica pubblica: quando e come nasce, come vive e muore;

4. la STRUTTURA DEI PROBLEMI (issue) sul tappeto: che tipo di problema vuole risolvere una

politica pubblica? I problemi sono tutti uguali? Tipologia delle politiche pubbliche;

5. le regole del gioco. 11

La questione più rilevante è quella che riguarda le ISSUE (i problemi sul tappeto) perché la

classificazione di Lowie non riguarda solo le politiche pubbliche, ma è estesa in campo

internazionale (egli si chiede: "il meccanismo di contrattazione vale anche in campo internazionale?

come decide, chi decide?”).

Di fronte alle grandi questioni di emergenza di sicurezza mercoledì 27 aprile 2005

1. Gli attori più influenti e ricorrenti delle politiche pubbliche (chi decide?)

Abbiamo due tipologie di concezioni:

a. concezioni monocentriche: sottolineano come è un attore a prendere la decisione finale sulla

politica pubblica, anche in presenza di più attori; coloro che

scelgono questo orientamento sono coloro che seguono il metodo

del rational problem solving;

b. concezioni policentriche: gli attori sono tanti soprattutto nei nostri sistemi; un esempio è quello

della burocrazia che, non solo svolge compiti esecutivi, ma entra

anche in maniera influente e ricorrente nelle decisioni di politica

pubblica. E’ il caso dell’approccio al metodo dell’incrementalismo.

Il passaggio dalla visione del rational problem solving a quella del incrementalismo, significa il

passaggio da una visione monocentriche ha ad una visione policentrica delle relazioni tra gli attori.

Quali sono gli attori?

Anche se momento formale della decisione compete ai partiti, questi non sono soli: infatti in ogni

relazione di policy making dobbiamo tenere conto dei gruppi di interesse, dei gruppi di pressione e

soprattutto delle lobbies. Queste si esplicano particolarmente nei confronti della formulazione delle

politiche pubbliche. In conclusione: il risultato della politica pubblica non scaturisce solo da colui

che prende le decisioni, ma deriva anche da interessi altrui.

2. Stili decisionali (come si decide? attraverso quale stile?)

Gli stili decisionali sono le strategie impiegate per realizzare i risultati.

Possono essere razionali, qualora utilizzino i mezzi più coerenti; oppure incrementalisti, dove il

concetto fondamentale è quello di aggiustamento reciproco partigiano; si ha una tendenza a

negoziare, anche nell'intento di spostare nel tempo le occasioni di conflitto (con la negoziazione si

arriva al limite senza che scatti il conflitto). metafora: rispetto a tutto l’orientamento razionalista

March e Olsen, economisti, elaborano una

(risultato finale della politica pubblica è un involucro razionale) in realtà la politica pubblica è una

sorta di “bidone della spazzatura” che, per sua natura, viene riempito man mano, e solo alla fine

ma non si sa cosa si svuoterà. E’ quindi un accumularsi che non è programmabile

viene svuotato,

all’inizio: l’esito della politica pubblica non può essere individuato ex-antia, ma è individuabile solo

ex-post come susseguirsi di eventi. 12


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flaviael

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DESCRIZIONE APPUNTO

Appunti di Scienza politica in cui si analizzano i seguenti argomenti: il Parlamento fin dalla sua creazione, il concetto di rappresentanza, definendo la sua morfologia e le sue funzioni specifiche, i rapporti con gli altri organi dello Stato, tra cui il Governo con tutte le sue funzioni, la tesi di Lowie, secondo cui sono le politiche pubbliche a determinare e influenzare la politica.


DETTAGLI
Corso di laurea: Corso di laurea in scienze politiche
SSD:
Università: Cagliari - Unica
A.A.: 2009-2010

I contenuti di questa pagina costituiscono rielaborazioni personali del Publisher flaviael di informazioni apprese con la frequenza delle lezioni di scienza politica e studio autonomo di eventuali libri di riferimento in preparazione dell'esame finale o della tesi. Non devono intendersi come materiale ufficiale dell'università Cagliari - Unica o del prof Venturino Fulvio.

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