Scienza politica
Introduzione
La politica è l’attività umana relativa alla presa di decisioni pubbliche imperative. Queste decisioni riguardano chiunque sia dotato di una specifica cittadinanza o viva in un determinato territorio e sono imperative in quanto vincolanti e obbligatorie (chi non le rispetta può incorrere in una sanzione). Quindi in altre parole, la politica è l’attività di acquisizione e mantenimento del potere di prendere tali decisioni e di esercitarlo, è il conflitto o la competizione per il potere e il suo impiego. Nelle democrazie inoltre, i cittadini possono essere direttamente coinvolti in tali decisioni e possono manifestare o opporsi nel caso non siano d’accordo con le decisioni prese dall’élite politica, in altri tipi di regimi i cittadini sono esclusi da tali decisioni.
La scienza politica è una delle tre branche fondamentali dello studio dei fenomeni politici, accanto alla teoria politica e alle relazioni internazionali. Essa si occupa delle strutture politiche interne, degli attori individuali e collettivi e dei processi. L’obiettivo della disciplina è empirico: cioè descrivere (con classificazioni e tipologie), spiegare (con dati empirici e ipotesi) e formulare predizioni.
La teoria politica tratta di questioni normative e teoriche (riguardo a uguaglianza, democrazia o giustizia), mentre la scienza politica tratta questioni empiriche e neutrali rispetto ai valori. D’altro canto, mentre le relazioni internazionali si occupano delle interazioni tra sistemi politici, la scienza politica tratta delle interazioni all’interno dei sistemi politici. Come disciplina di studio, la scienza politica è interessata ai rapporti di forza fra individui, gruppi e organizzazioni, classi e istituzioni all’interno dei sistemi politici, pur non ignorando le influenze esterne. La scienza politica si occupa inoltre della sovranità e dello stato.
La politica comparata
Abbiamo tre diverse tradizioni di politica comparata:
- Lo studio dei singoli paesi
- Tradizione metodologica, volta quindi a definire regole e standard per l’analisi comparata. Interessata quindi a rigorose tecniche di analisi di tipo concettuale, logico e statistico, misurazioni e selezioni
- Tradizione analitica, individua e spiega differenze e somiglianze tra i diversi paesi e le loro istituzioni, gli attori e i processi, attraverso la comparazione sistematica. Obiettivo esplicativo
Oggigiorno è difficile separare la scienza politica dalla politica comparata, in quanto comparata per definizione.
L’oggetto della scienza politica, che cosa si compara
- Sistemi politici non-nazionali, come sistemi politici regionali subnazionali o unità sovranazionali come regioni, imperi o organizzazioni internazionali.
- Tipi di sistemi politici, come democrazie e autoritarismi.
- Elementi singoli o componenti del sistema politico, come parlamenti, governi, politiche pubbliche, leggi o partiti.
La scienza politica prima della Seconda Guerra Mondiale era principalmente interessata all’analisi dello stato e delle sue istituzioni. Le istituzioni erano studiate in sovrapposizione ai tre poteri dello stato, alla burocrazia militare e all’amministrazione civile. L’analisi era formale e per essere svolta venivano impiegate costituzioni, statuti e documenti legali. Dopo la rivoluzione comportamentista, ispirata da pionieri come Almond, si iniziò a vedere la scienza politica al di fuori delle istituzioni e ad analizzare la politica nella pratica.
Montesquieu, con la sua opera "De l’Esprit des Loix", fu un pioniere della sociologia politica, studiando l’influenza della geografia, della localizzazione e del clima sulla cultura di una nazione e sulle sue istituzioni. Inoltre, egli distinse i regimi in democrazie, monarchie e regimi dispotici. Tocqueville invece, con "La Democratie en Amerique", si occupa di un caso di studio: cioè l’America, e delle condizioni che l’hanno resa un ambiente propizio per lo sviluppo della democrazia, comparandola alla Francia e all’Europa.
Dagli anni '80 e negli ultimi decenni abbiamo avuto un ritorno alle istituzioni, definite in maniera più ampia come un insieme di regole, procedure e norme sociali. Sono quindi le istituzioni gli attori più importanti: teoria neo-istituzionalista. Questa teoria si divide in neoistituzionalismo storico (importanza alla dimensione temporale), neo-istituzionalismo sociologico (le istituzioni plasmano la politica e di conseguenza le preferenze) e neo-istituzionalismo della scelta razionale (le istituzioni sono il prodotto dell’aggregazione delle scelte individuali).
A seguito della rivoluzione comportamentista la scienza politica ha ricevuto in eredità una straordinaria gamma di argomenti. David Easton ha apportato grandi progressi alla scienza politica con la sua costruzione teorica monumentale del paradigma struttural-funzionalista e sistematico, in cui include tutti gli attori e i processi dei sistemi politici. Egli intende il sistema politico come un insieme di strutture la cui funzione di decision-making è di arrivare a un’allocazione imperativa e collettiva di valori (output, politiche pubbliche) ricevendo sostegno e accogliendo istanze dall’ambiente, sia domestico che internazionale, che esso stesso contribuisce a plasmare attraverso gli output in un circuito di feedback.
La portata della scienza politica non ha ancora cessato di crescere. L’opera di Downs, "An Economic Theory of Democracy", mostrò il grande potenziale della teoria della scelta razionale per lo studio della politica. Introdusse modelli economici per l’analisi del comportamento degli attori così come il rigore analitico deduttivo nella scienza politica.
Conclusione
La scienza politica tratta una varietà di argomenti sempre maggiore, invadendo le relazioni internazionali e viceversa.
Differenza polity, politics e policy
Polity: ha a che fare con la tenuta di un’identità politica e di una comunità politica che per definizione si distingue da un’altra comunità politica per diversi confini e territori. Ha una sua costituzione e dei simboli che possono essere la bandiera, l’inno, la foto del presidente, essi servono a richiamare un’identità nazionale o territoriale.
Politics: tutto ciò che ha a che fare con la competizione per il potere.
Policy: si tratta di politiche settoriali: istruzione, universitaria, pensionistica, industriale, agricola, estera ecc.
Lo stato-nazione
Introduzione
Le polity sono una molteplicità di unità interdipendenti ma separate, più o meno autonome. Le polity possono avere tratti in comune e differenze. Le polity caratteristiche dell’ambiente politico moderno (nell’Europa occidentale alla fine del medioevo) vengono definite “stato”.
Quadro concettuale dello stato
Gli elementi che caratterizzano lo stato sono:
- Il monopolio della violenza legittima: gli stati sono delle polity dove un singolo centro di potere ha affermato il proprio diritto esclusivo di esercitare la violenza organizzata in un territorio circoscritto. Altri individui possono esercitare violenza ma solo se in possesso di un mandato. Inoltre, uno stato che non può esercitare la propria violenza legittima è impotente e viene definito stato fallito.
- La territorialità: uno stato deve avere un territorio che è esclusivamente suo, da difendere in caso di attacchi esterni anche con l’utilizzo della violenza organizzata. Il territorio è anche definito come il fondamento dello stato stesso.
- La sovranità: lo stato ha assoluta sovranità su un territorio circoscritto e sui cittadini che vi risiedono, non riconosce nessuna sovranità superiore e non accetta interferenze nei propri affari domestici.
- La pluralità: esiste infatti una pluralità di stati che convivono e sono tra loro eguali. Essi tendono a considerarsi tra loro come potenzialmente ostili.
- La relazione con la popolazione: gli stati esercitano il potere sopra una popolazione, impartiscono ordini e si aspettano obbedienza. Tuttavia, gli stati sono costituiti essi stessi da persone e possono quindi agire solamente grazie all’attività degli individui. La relazione tra stato e popolazione è molto intima e si può definire “costitutiva” con lo stato stesso.
Il ruolo dell’ordinamento giuridico
La legge ha giocato un ruolo molto importante nella formazione e nella gestione degli stati. La legge ha svolto diverse funzioni: innanzitutto ha il compito di reprimere comportamenti antisociali, inoltre deve ripartire tra gruppi e individui l’accesso e l’utilizzo delle risorse materiale. Infine, la legge è stata destinata anche ad un terzo uso: fondare politica, implementare decisioni di natura politica, istituire agenzie e uffici pubblici, organizzare e controllare le loro operazioni.
Inizialmente, nelle polis greche e nell’impero romano, i governanti avevano compiti limitati confronto ai governati. Successivamente questo assetto cambiò dopo lo sviluppo del diritto pubblico. Dopodiché due successivi sviluppi andarono a controbilanciarsi a vicenda: la legge diventa in un certo senso l'unico campo dello stato, in quanto una legge è tale solo se prodotta dallo stato, e lo stato è vincolato dalle sue stesse leggi (sotto forma di statuti, costituzioni, leggi e ordinanze). Le leggi seguono una gerarchia e sono divise in fonti, in base alla loro forza attiva e passiva.
Distinzione tra stato e società teorizzata da Hegel
Lo stato è un insieme di assetti e pratiche istituzionali che riguardano tutti e solamente gli aspetti politici della gestione di una società delimitata territorialmente (territorialità).
La società comprende una varietà di attività sociali che non sono considerate politiche in natura e che gli organi dello stato non controllano e promuovono direttamente.
La religione e il mercato
Con il passare del tempo lo stato tende a secolarizzarsi (staccarsi da una confessione e non interessarsi al benessere spirituale della popolazione) e ad affidarsi sempre più alle due istituzioni di diritto privato (contratto e proprietà privata), affidando la distribuzione e la produzione della ricchezza al mercato. In questo senso governo, religione e mercato diventano tre campi separati e ben distinti fra loro, anche se l’ordine pubblico può essere anteposto in casi di emergenza.
Lo stato è fiscale, in quanto preleva denaro dai cittadini per poter svolgere le proprie mansioni. I poteri sono separati, la scienza è autonoma e indipendente dal governo e dalla religione. Di conseguenza lo stato si configura come una macchina coordinata e organizzata. Il perno tra stato e società è la sfera pubblica, che comprende le libertà di parola, stampa, associazione, assemblea.
Assetti liberali e democratici per la partecipazione
Grazie alla democratizzazione e al progresso del liberalismo abbiamo assistito ad un ampliamento del diritto di voto e all’eliminazione di barriere quali il censo e la cultura per poter esprimere le proprie preferenze politiche. Questo ha portato alla creazione di partiti, espressamente in contrapposizione tra loro i quali hanno anche il diritto di organizzare un’opposizione alla maggioranza.
Il fardello del conflitto
Lo stato funziona grazie al conflitto tra idee politiche e tra partiti. Tuttavia, questo conflitto potrebbe estendersi anche a fratture religiose, linguistiche e indipendentiste, minando all’uscita dello stato. Per contrapporsi a queste possibili fratture si possono utilizzare due metodi: la cittadinanza e la Nazione.
- La prima strategia consiste nell'istituzione della cittadinanza (tutti i cittadini sono uguali difronte alla legge). Tutti hanno gli stessi diritti e doveri, tra cui l’uguaglianza del voto (una testa un voto). Inoltre, i partiti supportati dalle classi sociali più povere, promuovevano sistemi di welfare, atti a promuovere l’uguaglianza sostanziale e aiutare i più deboli. In questo senso lo stato riconosce l’esistenza di fratture socio-economiche e cerca di alleviarle il più possibile, evitando al contempo minacce per l’unità statale.
- La seconda strategia è la nazionalità, un senso di solidarietà condivisa che va oltre le differenze socio-economiche. Non a caso l’organizzazione internazionale più grande si chiama Nazioni Unite e il nazionalismo è una delle determinanti più significative dell’attività politica. La nazionalità tuttavia, è definita secondo alcuni studiosi come immaginata: è immaginata poiché i cittadini che fanno parte di una nazione non si conoscono ma si sentono parte di una società comune; è immaginata come limitata perché ha dei confini; è immaginata come sovrana; è immaginata come una comunità o una forma di fratellanza profonda e universale. Può accadere che nasca prima la nazione come entità culturale dello stato.
Inoltre, chi è coinvolto negli affari politici (come professione) non differisce più tanto quanto prima dal comune cittadino, per postura, linguaggio o cultura personale. E anche il monopolio della violenza legittima ha smesso di essere manifestato apertamente come in tempi più antichi: la punizione non è più pubblica ma privata o nascosta in una cella e non è fisica. Questo tipo di organizzazione a guida civile in un certo senso aumenta il monopolio della violenza e non la diminuisce: diminuisce l’esercizio reale della violenza ma aumenta il potenziale.
Marshall nei suoi studi ha diviso la cittadinanza in tre elementi: civile, politica e sociale. Cercò di dimostrare che i diritti civili vengono per primi (Reform Act, 1832), i diritti politici per secondi, con l’estensione della cittadinanza, e infine i diritti sociali, che si ridussero fino quasi a scomparire all’inizio del XIX secolo per poi tornare, grazie all’istituzione della scuola elementare pubblica e affermarsi pienamente nel XX secolo.
Sviluppo dello stato
Si possono distinguere almeno cinque percorsi nella formazione di uno stato:
- Attraverso la monarchia assoluta, dove un monarca crea eserciti e burocrazie che devono rispondere solo a lui (Francia)
- Attraverso monarchie costituzionali, dove i sovrani si confrontavano con assemblee, le quali diventarono in seguito partiti politici (Inghilterra)
- Dal basso, attraverso confederazioni e federazioni, dove gli stati costituenti godono di una certa autonomia e indipendenza (Svizzera e Stati Uniti)
- Tramite conquista o unificazione (Italia e Germania)
- Tramite indipendenza (Irlanda o frammentazione di imperi)
Gli stati si sono sviluppati quindi in modi molto diversi tra loro, anche per via di eventi storici, tempi diversi, ordine diverso, il grado di interesse dell’opinione pubblica.
Consolidamento del governo
Questa fase si colloca principalmente tra il XII e il XVII secolo. Durante questo periodo i centri di potere diminuiscono e si allargano. Questi processi di consolidamento possono essere pacifici (con matrimoni ad esempio) o violenti, con guerre e annessione di altri stati (gli stati fanno la guerra e la guerra fa gli stati, Tilly). Il ruolo principale del consolidamento è quindi giocato dalle forze militari e dalla capacità finanziaria. Da queste caratteristiche derivano stati più solidi e grazie allo sviluppo della geografia e della cartografia questi stati diventano ben definiti.
Razionalizzazione del governo
Per razionalizzazione si intende il modo in cui il potere consolidato è esercitato. Si possono distinguere tre aspetti di questo processo: centralizzazione, gerarchia e funzione.
- Centralizzazione. Nel processo di consolidamento, i governanti si avvalsero di vari centri di potere, solitamente dinastie e aristocratici. Una volta formato lo stato questi assunsero il comando di una piccola regione e si occupavano della riscossione delle tasse della loro regione, spesso tenendo parti sostanziose per loro, inoltre, molti di loro non erano particolarmente inclini per queste mansioni (trasmesse ereditariamente). Così costoro vennero rimossi e al loro posto vennero creati uffici e agenzie specializzate, si creò così la burocrazia. I governanti iniziarono a sorvegliare e in un certo senso a gestire la vita sociale in generale, e allo stesso tempo il governo iniziò ad essere gestito in modo sempre più impersonale e formale. Oltre alla razionalizzazione del governo si assistette alla razionalizzazione del vivere sociale in generale, ciascuna delle grandi sfere della società (tra cui governo, economia e religione) divenne indipendente e con un distinto assetto istituzionale.
- Gerarchia. I funzionari o burocrati, nominati appositamente per determinati uffici, sono investiti di doveri e obblighi (al contrario dei diritti e benefici che avevano i privilegiati prima della razionalizzazione). Questi individui seguono le direttive che gli vengono impartite dall’alto e possono essere puniti se non le rispettano. Le direttive sono generali e il loro contenuto può cambiare legittimamente per rispondere a nuove circostanze. Come gli uffici superiori ordinano su quelli inferiori, così quest’ultimi hanno il compito di informare i superiori e formulare proposte, che poi verranno prese dai superiori. Inoltre, gli amministratori e governatori sono sempre più istruiti e selezionati.
- Funzione. Ogni ufficio ha un compito preciso, con quindi diverso personale e diverse risorse. A dispetto della diversità, l’intera struttura funziona non solo grazie al sapere ma anche grazie al denaro, acquisito tramite tassazione. Oggi le agenzie operano utilizzando fondi pubblici allocati in base ai bilanci e non cercando un guadagno personale. Il governo appare più standardizzato e prevedibile.
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