Estratto del documento

Scienza politica

Scienza politica è una disciplina che descrive sistematiche e spiegazioni causali di comportamenti politici individuali e aggregati. Cerca di rispondere a quesiti come:

  • I regimi parlamentari sono più stabili dei regimi presidenziali?
  • I sistemi elettorali maggioritari producono più facilmente governi monopartitici?
  • I partiti tendono a convergere verso proposte di policy simili fra loro?

Cerca di dare una risposta la quale deve essere fondata empiricamente (non come la filosofia politica) e replicabile in contesti diversi (non come la storia).

Cos'è la politica?

2 definizioni:

  • La sfera delle decisioni collettivizzate e sovrane (di G. Sartori)
  • Attività di assegnazione imperativa di valori per la società (di D. Easton)

Hanno questi elementi in comune:

  • Attività collettiva
  • Comunità politica che condivide un territorio
  • Potere, delegato ad un’autorità, di prendere decisioni collettivamente vincolanti
  • Garantire il rispetto all’interno del territorio

Sistema politico di Easton

Ambiente sociale - Sistema politico - Ambiente sociale

  • Input: la “scatola nera”
  • Output: decisioni in politiche pubbliche
  • Retroazioni

La scatola nera è il luogo in cui le domande della società vengono tradotte in decisioni.

Democrazie

Secondo questa mappa, i paesi sono:

  • 46% democratici
  • 30% parzialmente democratici
  • 24% non democratici

Le tre ondate di democratizzazione

S. Huntigton “The Third Wave”, 1991: 3 ondate di democratizzazione, in cui i passaggi di stati da un regime non-democratico a uno democratico sopravanzano significativamente i passaggi in direzione inversa. Analogamente, 2 periodi di riflusso:

  • 1826-1926 (poi, regimi fascisti)
  • 1945-anni sessanta (poi, regimi militari in America Latina e in Africa)
  • 1974 (dalla rivoluzione dei garofani in Portogallo, dalla caduta del muro di Berlino, in Africa con Mandela e le elezioni libere)

Oggi ancora si assiste al processo di democratizzazione.

La democrazia procedurale

Schumpeter (“Capitalism, Socialism and Democracy”, 1943) definisce la democrazia come un metodo: “Quell’assetto istituzionale per arrivare a decisioni politiche nel quale alcune persone acquistano il potere di decidere mediante una lotta competitiva per il voto popolare”. Questa definizione si basa solo sul metodo di selezionare i governanti per questa è la democrazia procedurale, è sufficiente a garantire anche una democrazia sostantiva (= partecipazione intensa e attiva dei cittadini)?

Risposte:

  • No, se ci limitiamo a fissare le elezioni come metodo di selezione dei governanti
  • Sì, se includiamo nella definizione minima di democrazia una serie di garanzie necessarie affinché le elezioni siano libere, competitive e decisive

Elezioni libere, competitive e decisive rendono i governanti responsabili rispetto ai governati.

La poliarchia

Dahl (“Poliarchy”, 1971) specifica le condizioni necessarie per definire democratico un sistema politico:

  • Decisioni politiche prese da governanti eletti
  • Elezioni libere, corrette e frequenti
  • Libertà di espressione
  • Accesso a fonti alternative di informazione
  • Autonomia associativa
  • Cittadinanza allargata (i diritti civili e politici allargati a tutti gli adulti residenti su un determinato territorio)

In sostanza, la democrazia presuppone pieni diritti civili e politici.

Le conseguenze della democrazia

Date queste premesse, la possibilità di sanzione elettorale al termine del mandato produce responsabilità che vuol dire 2 cose:

  • Accountability = dove i governanti rendono conto ai governati
  • Responsiveness = i governanti sono sensibili alle preferenze dei governati

Quest’insieme di premesse e conseguenze (tutte necessarie) producono forme di partecipazione e organizzazione dei cittadini che vanno oltre gli aspetti procedurali.

Democrazia liberale e illiberale

Cosa succede se una democrazia si basa solo sul riconoscimento di diritti politici ma nega (o limita) i diritti civili?

“Attraverso elezioni (formalmente) corrette, si costruisce una maggioranza che autorizzi qualcuno a diventare, per un dato numero di anni, l’incarnazione e l’interprete degli interessi della nazione”. Le democrazie illiberali non sembrano essere una categoria molto diffusa, ma rispecchiano bene la realtà di alcuni paesi (Russia, Ucraina, forse Ungheria).

Democrazia maggioritaria e consensuale

A. Lijphart (“Patterns of democracies”, 1984-1999) descrive due modelli ideal-tipici di democrazia: maggioritario e consensuale. La differenza consiste, in generale, nel grado di accentramento/dispersione dei processi decisionali e quindi nell’ampiezza del consenso necessario a prendere decisioni.

Empiricamente, sono individuate 10 caratteristiche salienti (variabili) delle democrazie, raggruppate in 2 dimensioni.

  • Maggioritaria:
    • Esecutivo: governi monocolore (un solo partito)
    • Relazioni esecutivo/legislativo: dominio dell’esecutivo
    • Sistema partitico: 2 partiti
    • Sistema elettorale: maggioritario
    • Rappresentanza degli interessi: pluralismo
  • Consensuale:
    • Esecutivo: coalizioni multipartitiche
    • Relazioni esecutivo/legislativo: equilibrio
    • Sistema partitico: molti partiti
    • Sistema elettorale: proporzionale
    • Rappresentanza degli interessi: neo-corporativismo

Nella dimensione federale vs unitaria:

  • Maggioritaria:
    • Accentramento/decentramento: stato unitario
    • Struttura del parlamento: monocameralismo
    • Costituzione: flessibile
    • Revisione costituzionale: parlamento
    • Banca centrale: sottomessa all’esecutivo
  • Consensuale:
    • Accentramento/decentramento: stato federale
    • Struttura del parlamento: bicameralismo
    • Costituzione: rigida
    • Revisione costituzionale: corte costituzionale
    • Banca centrale: indipendente

La mappa concettuale della democrazia

Il Regno Unito fornisce il miglior esempio di democrazia maggioritaria; Svizzera e Belgio si avvicinano al modello consensuale. Non mancano modelli “misti”: Stati Uniti da un lato, paesi scandinavi dall’altro. Dal punto di vista descrittivo, Lijphart dimostra che non esiste solo il modello anglo-americano di democrazia.

Quale modello di democrazia è migliore?

Il punto di vista prescrittivo:

  • Secondo una visione convenzionale c’è un trade-off necessario fra rappresentatività ed efficacia decisionale; istituzioni basate su una logica maggioritaria sono in grado di decidere più velocemente e in maniera più efficiente.
  • È così? Non secondo Lijphart: il modello consensuale appare più adatto nel caso di comunità molto eterogenee (gruppi etnici, religiosi, culture politiche diverse) perché riduce il rischio di creare permanent losers che si volgerebbero a forme di conflitto non democratiche.

Non democrazie

Varietà di regimi non democratici

Regimi “non-democratici” e “autoritari” non sono sinonimi; un regime autoritario è un tipo specifico di regime non democratico. I regimi non democratici includono, storicamente, un’enorme varietà d’organizzazioni politiche, dal “dittatore” romano, alle monarchie ereditarie, al partito unico.

Classificazione

Se il regime è gestito da dittature personali o dittature organizzative:

  • Alle 1 appartengono le monarchie ereditarie del passato, alle 2 i regimi militari o del partito unico, tipici dell’era contemporanea.

Le dittature contemporanee emergono simmetricamente alle ondate di democratizzazione di Huntigton:

  • Il primo flusso tra le 2 guerre (fascisti e comunisti)
  • Nuovi stati indipendenti a partire dagli anni ’60 (una molteplicità di regimi, civili, militari)
  • Transizioni fallite degli anni ’90

Tipi di regimi non democratici

Potere personale

  • Monarchie al potere (molti esempi fino al XIX secolo, oggi sopravvivono soprattutto nella regione del Golfo Persico, Arabia Saudita, Emirati Arabi)
  • Dittatori monarchici: qui bisogna capire il bilanciamento di potere fra il leader e l’organizzazione che lo esprime: il leader è un mero strumento dell’organizzazione o viceversa?
  • Possibili variazioni nel tempo all’interno dello stesso paese: ad esempio i regimi post totalitari nell’Europa orientale pre-1989
  • Corruzione sistematica, durata in carica a vita, coinvolgimento della famiglia nel governo dello Stato segnalano regimi di tipo Sultanistico, in cui il potere politico viene privatizzato (Kim il Sung in Korea, Castro a Cuba, Alsad in Siria)
  • A partire dagli anni ’60: monarchia presidenziale populista: il dittatore non emerge dal partito unico o dalla giunta militare ma da elezioni (semi) democratiche (Lukashenko in Bielorussia, Nazarbayev in Kazakistan) – i presidenti tendono a modificare la costituzione per poter permettersi carichi durativi

Dittature organizzative

  • Le dittature militari, aperte o “camuffate”. Nascono spesso come reazione delle classi medie ad una fase di apertura democratica (Franco in Spagna, Pinochet in Cile) porte i socialisti e comunisti al potere; questo spaventa la borghesia, la classe media – 1936-1939 guerra civile – Franco: rey autoritari fino 1975.
  • Sono regimi instabili, difficilmente sopravvivono alla morte/deposizione del leader.
  • Una domanda cruciale: perché i militari non governano sempre? Gestire la cosa pubblica è qualcosa che va al di là del ruolo del esercito. L’esercito per sopravvivere ha bisogno di dare l’incarico di governare ad un civile.

Il governo a partito unico:

  • Fascita (Italia e Germania), Comunista, “Terzo mondo”: 2 casi del “terzo mondo”: il partito Bath in Iraq (ma si trasforma in una dittatura personale sotto Saddam Hussein) + il partito Rivoluzionario Institutional in Messico (1929-1994) in cui la personalizzazione è proibita – il carattere interessante del Messico è che viene posto un limite d’incarico al presidente. Quindi ogni 6 anni si passa alla transizione. È il partito che rappresenta il sistema e l’ente ma non il presidente, che deve essere cambiato ogni 6 anni.

La legittimità dei regimi non democratici

Qual è la base di legittimazione dei regimi non democratici? Come giustificano il loro esercito dell’autorità?

  • Criterio religioso: associato alle monarchie tradizionali (il governo “per grazia di Dio”). Oggi, il caso dell’Iran
  • Criterio ideologico (regimi comunisti e fascisti): l’ambizione a creare un nuovo modello di società e di uomo
  • Criterio “democratico”: una facciata democratica, ma elezioni non competitive e/o non decisive

Autoritarismo vs totalitarismo

2 regimi qualitativamente diversi: non sono diversi per l’intensità del controllo sulla società, non è una differenza di grado quindi ma funzionano diversamente. Juan Linz (“Totalitarian and Authoritarian Regimes”, 2000) distingue i 2 regimi in base a 4 criteri:

  • Pluralismo
  • Ideologia
  • Mobilitazione
  • Leadership

Regime autoritario: (Es: Fascismo in Italia)

  • Il pluralismo è limitato: solo poche organizzazioni sono ammesse ad influenzare il potere politico, dietro autorizzazione del leader (come la chiesa, l’organizzazione degli industriali, esercito – che mantengono una voce autonoma senza interferenze del regime)
  • Nessuna ideologia-guida (non la volontà di fondare l’uomo nuovo) ma una mentalità caratteristica (parole d’ordine conservatrici e tradizionalistiche: Dio, Patria, Famiglia, Legge e Ordine) e mantenere l’ordine
  • Leader spesso carismatico (fondatore) – il leader è colui che ha portato il Paese fuori dalla crisi; che ha riportato l’ordine;
  • Esercito del potere arbitrario ma abbastanza prevedibile – repressione/terrore contro gruppi selezionati di oppositori nella fase iniziale; in seguito terrore controproducente; si richiede l’obbedienza passiva
  • Mobilitazione dei cittadini assente – disinteressarsi alla politica e restare chiusi nel privato, apatia dei cittadini che diventa intensa solo in alcune fasi (tipicamente l’instaurazione) o in risposta a minacce interne o esterne

Regimi totalitari: (Es: Hitler e Stalin, Mao Tze Tung in Cina)

  • Nessun pluralismo, tutto il potere concentrato nelle mani del leader e del partito unico
  • Presenza di un’ideologia guida – costruire una nuova società (comunismo, fascismo)
  • Mobilitazione intensa e capillare delle masse – le “adunate oceaniche” e le coreografie
  • Potere illimitato del leader, che lo esercita tramite il partito unico
  • Polizia segreta, universo concentrazionario

Iran: architettura istituzionale

  • La guida suprema (Khomeini, adesso Khamenei) è capo delle forze armate e del potere giudiziario, nomina 6 dei 12 membri del Consiglio dei Guardiani. È eletto dall’Assemblea degli Esperti
  • Il Presidente (Rouhani) è il capo dell’esecutivo, eletto con voto popolare per 4 anni e rieleggibile 1 sola volta
  • Il Parlamento, composto da 290 membri, ha potere legislativo (ma sottoposto al vaglio del Consiglio dei Guardiani), approva il bilancio
  • Il Consiglio dei Guardiani (6 membri nominati dalla Guida Suprema, 6 membri eletti dal Parlamento) interpreta la costituzione, può porre il veto alle leggi approvate dal Parlamento, approva tutti i candidati al Parlamento e alla Presidenza
  • L’Assemblea degli Esperti elegge la Guida Suprema e (in teoria) può obbligarlo alle dimissioni

Democratizzazioni

Tappe della democratizzazione

  • Incorporazione: allargamento del suffragio a nuove fasce di popolazione. Suffragio universale maschile a partire da metà del XIX secolo (in Italia: 1913). Per il suffragio femminile bisogna aspettare l’inizio del XX secolo o oltre (in Italia: 1946)
  • Rappresentanza: riconoscimento del diritto a organizzarsi in partiti e a partecipare alle elezioni. È importante (ma non decisivo!) il passaggio da sistemi elettorali maggioritari a sistemi proporzionali (in Italia: 1919)
  • Opposizione organizzata: la possibilità di sostituire il governo in carica tramite elezioni (accountability come conseguenza della democrazia)

Ma quanta accountability? Quanto è facile che si realizzi una completa alternanza fra governo e opposizione? Dipende dal numero dei partiti in competizione e dalla struttura delle alleanze.

La democrazia presuppone incorporazione e rappresentanza (al minimo). Ma è rilevante anche la sequenza con cui esse sono raggiunte. Le democrazie più stabili sono storicamente quelle che hanno sperimentato la costituzionalizzazione del diritto di opposizione prima dell’allargamento del suffragio. Le democrazie illiberali sono il risultato di inclusione senza adeguate garanzie di rispetto reciproco fra le élites.

La partecipazione

Istituisce collegamenti fra l’ambiente sociale e le élites di un sistema politico; si manifesta in un insieme molto variegato di attività volte ad influenzare le decisioni politiche (votare, convincere qualcuno a votare un certo partito, partecipare ad una manifestazione pubblica, finanziare un candidato, boicottare un’azienda, occupare un’università, attentare alla vita di una personalità pubblica, assaltare un’ambasciata…)

Tre forme di partecipazione

  • Partiti politici: hanno come obiettivo il reclutamento di personale politico per le cariche pubbliche, la partecipazione politica si manifesta principalmente nel circuito elettorale-rappresentativo;
  • Gruppi di interesse/di pressione: hanno l’obiettivo di esercitare un’influenza sulle decisioni politiche e conseguenti politiche pubbliche;
  • Movimenti sociali: hanno l’obiettivo di sollevare tematiche di fronte all’opinione pubblica e ai decisori, e una forma organizzativa fluida ed intermittente.

Luoghi e intensità

3 luoghi privilegiati di partecipazione

  • Selezione del personale politico (partiti)
  • Influenza sulle decisioni dei decisori politici (gruppi di interesse)
  • Espressione pubblica della domanda (movimenti sociali)

In ciascuno dei 3 luoghi sono possibili vari livelli di intensità nella partecipazione (votare/fare campagna elettorale/candidarsi; contattare eletti/contribuire ad una campagna di sensibilizzazione/dirigere un’associazione).

La rischiosità

Il rischio associato alla partecipazione varia in funzione del regime politico (democratico/autoritario/totalitario). Il rischio può essere nullo (partecipazione “convenzionale”), limitato (attività “non convenzionali” ma tollerate) o molto alto (attività illegali). Negli stati totalitari la partecipazione può essere anche obbligatoria: in questo caso meglio parlare di mobilitazione.

Il paradosso dell'azione collettiva

La partecipazione serve a influenzare le decisioni politiche (= decisioni imperative vincolanti per tutti gli appartenenti ad una comunità). Tali decisioni, per definizione, portano conseguenze (positive o negative) verso tutti, indipendentemente dalla partecipazione. Ma allora, perché partecipare? Perché, ad esempio, andare a votare? O partecipare a una manifestazione?

La risposta, forse, nella distinzione fra motivazioni strumentali ed espressive:

  • Strumentali – partecipazione in vista di un obiettivo specifico (elezione di un candidato, attuazione di una politica gradita)
  • Espressive – partecipazione come gratificazione, come essere parte
Anteprima
Vedrai una selezione di 14 pagine su 62
Scienza politica Pag. 1 Scienza politica Pag. 2
Anteprima di 14 pagg. su 62.
Scarica il documento per vederlo tutto.
Scienza politica Pag. 6
Anteprima di 14 pagg. su 62.
Scarica il documento per vederlo tutto.
Scienza politica Pag. 11
Anteprima di 14 pagg. su 62.
Scarica il documento per vederlo tutto.
Scienza politica Pag. 16
Anteprima di 14 pagg. su 62.
Scarica il documento per vederlo tutto.
Scienza politica Pag. 21
Anteprima di 14 pagg. su 62.
Scarica il documento per vederlo tutto.
Scienza politica Pag. 26
Anteprima di 14 pagg. su 62.
Scarica il documento per vederlo tutto.
Scienza politica Pag. 31
Anteprima di 14 pagg. su 62.
Scarica il documento per vederlo tutto.
Scienza politica Pag. 36
Anteprima di 14 pagg. su 62.
Scarica il documento per vederlo tutto.
Scienza politica Pag. 41
Anteprima di 14 pagg. su 62.
Scarica il documento per vederlo tutto.
Scienza politica Pag. 46
Anteprima di 14 pagg. su 62.
Scarica il documento per vederlo tutto.
Scienza politica Pag. 51
Anteprima di 14 pagg. su 62.
Scarica il documento per vederlo tutto.
Scienza politica Pag. 56
Anteprima di 14 pagg. su 62.
Scarica il documento per vederlo tutto.
Scienza politica Pag. 61
1 su 62
D/illustrazione/soddisfatti o rimborsati
Acquista con carta o PayPal
Scarica i documenti tutte le volte che vuoi
Dettagli
SSD
Scienze politiche e sociali SPS/04 Scienza politica

I contenuti di questa pagina costituiscono rielaborazioni personali del Publisher MaryFreedom di informazioni apprese con la frequenza delle lezioni di Scienza politica e studio autonomo di eventuali libri di riferimento in preparazione dell'esame finale o della tesi. Non devono intendersi come materiale ufficiale dell'università Università degli Studi di Bologna o del prof Tronconi Filippo.
Appunti correlati Invia appunti e guadagna

Domande e risposte

Hai bisogno di aiuto?
Chiedi alla community