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4-SISTEMA POLITICO E SISTEMA SOCIO-ECONOMICO

4.1 Analisi economica della politica.

L’ambiente in cui si svolge la vita politica è il sistema socio-

economico, che a sua volta fa parte del sistema sociale TOUT

COURT

Oggi sono particolarmente accentuate le interazioni tra politica

ed economia, così come una volta lo erano quelle tra politica e

religione.

Già nel 1942 Joseph Schumpeter pubblicò l’opera “Capitalism,

Socialism, and Democracy”, nella quale si mettono a confronto

due concezioni della democrazia, una che viene definita

“classica” e una che viene denominata “competitiva”.

Quest’ultima funzionalmente analoga al mercato economico.

Questo spunto viene poi sviluppato e ampliato da Antony Downs

(’57)

nel volume AN ECONOMY THEORY OF DEMOCRACY

ove si sottolineano le analogie tra il mercato economico e arena

politica, in cui gli attori politici competono allo stesso modo

degli attori produttivi al fine di massimizzare i profitti

minimizzare i costi, e acquisire porzioni crescenti di mercato,

cioè di consensi elettorali.

Sostiene, inoltre, che il comportamento dell’elettore è molto

simile a quello del consumatore. Infatti, l’uno e l’altro

indirizzano le proprie scelte nel campo delle alternative offerte,

rispettivamente dai produttori economici e dai produttori politici

(partiti).

Così come i consumatori cercano di acquisire il prodotto

migliore, gli elettori cercano di ottenere il massimo corrispettivo

dalla “mano pubblica”.

Pertanto, nel mercato politico, le ideologie svolgono un ruolo

di persuasione non dissimile a quello dei messaggi promozionali

nel mercato economico.

Anche l’opera di Robert A. Dahl e Charles E. Lindblom,

intitolata Politics, Economics, and Welfare, va inquadrata nel

contesto della cooperazione tra scienza politica e scienza

economica. Argomento del libro è la determinazione di un nuovo

concetto di piano, assumendo come definizione di piano quella

di “progetto di azione calcolata razionalmente allo scopo di

conseguire un fine”, e dando perciò per scontato che una politica

di piano può essere attuata anche nell’ambito di una

economica

logica di mercato, oltre che in una logica collettivistica.

La razionalità dell’azione è data dall’adeguatezza dei mezzi ai

fini (il calcolo razionale dei mezzi).

In riferimento ai mezzi dell’azione sociale, Dahl e Lindblom

distinguono quattro processi sociali fondamentali:-

 Il primo è il sistema dei prezzi;

 Il secondo è il controllo da parte dei leader, o gerarchia;

 Il terzo è il controllo tra i leader, che prende la forma della

contrattazione e del negoziato (bargaining);

 Il quarto, infine, è il controlllo sopra i leader, processo che

viene definito “poliarchia”, ove poliarchia è essenzialmente

quella forma politica nella quale il controllo sopra i leader

discende dalla duplice condizione che i leader debbono

conquistare il potere competendo per ottenere il sostegno dei non

leader, e questi debbono essere in grado di trasferire il loro

appoggio dai leader che detengono il potere ai rivali.

A James M. Buchanan e a Gordon Tullock, promotori della

« politonomia », o analisi economica della politica, si deve il

basilare saggio THE CALCULUS OF CONSENT. Logical

FOUNDATIONS OF CONSTITUTIONAL DEMOCRACY,

pubblicato nel 1962.L’approccio dei due autori si iscrive nel

contesto dell’ ”individualismo metodologico”, intendendo con

ciò che in ultima analisi sono solo le scelte deigli individui a

determinare sia l’azione privata che l’azione di gruppo.

4.2 Tre rivoluzioni industriali

La società industriale è il punto di riferimento ambientale più

specifico della politica moderna e contemporanea.

E’ possibile distinguere tre rivoluzioni industriali, con sue

caratteristiche sufficientemente distinte.

Bisogna, però, prima, chiarire che per rivoluzione si intende

l’abbattimento per vie interne e violente di un regime e

l’instaurazione di un nuovo regime. Ma si può anche intendere

una transizione profonda, più o meno graduale e sostanzialmente

pacifica, da un modo di produzione a un altro, da un sistema di

valore a un altro, ad esempio dal paganesimo al cristianesimo.

Quando si parla di rivoluzione industriale, solitamente si fa

riferimento al secondo caso. A quest’ultima rivoluzione, però, si

può anche accompagnare il primo tipo di rivoluzione, benché

strettamente connesse, in un caso del genere, sono tuttavia

distinte.

Inoltre, bisogna chiarire che il tragitto dalla prima alla terza

rivoluzione industriale non è sempre ed ovunque un percorso

omogeneo, senza salti, perfettamente coerente nella sua

successione e nelle sue tappe.

Ci sono paesi nei quali è stata in buona parte assente la prima

rivoluzione industriale, ci sono paesi non ancora giunti alla terza

e neppure alla seconda, ci sono paesi che vivono due rivoluzioni

industriali contemporaneamente, in relazione al livello di

sviluppo delle loro aree regionali interne (il nord più “avanzato”

del sud).

Infine, nessun paese può dirsi completamente e in tutto il

territorio nella fase post-industriale.

Ciò significa che la distinzione fra le tre rivoluzioni industriali

va recepita come espressione di prevalenza.

-Prima Rivoluzione industriale

La prima rivoluzione industriale si caratterizza per la sua

tendenziale spontaneità: non è indotta dalla “mano pubblica” e si

realizza mediante la crescente utilizzazione della macchina nel

processo produttivo, al posto della manodopera umana.

Una società pre-industriale vive una condizione che può essere

considerata di stagnazione del livello di vita e della produttività.

(si calcoli che permane in fase pre-industriale un paese nel

quale l’80% della popolazione è dedita all’agricoltura,

mentre è compiutamente divenuto industriale un paese dove

l’occupazione agricola è del 15%, per entrambe le cifre con

margine in più o in meno, a secondo dell’incidenza

un certo

del commercio estero.

Alla prima rivoluzione industriale si accompagnano di solito, la

crescita nel lungo periodo sia della popolazione sia della

produzione sia del reddito procapite, con tassi variabili, ma

sempre significativi.

Si sviluppa la classe dell’imprenditore industriale capitalista

proprietario e gestore degli strumenti della produzione.

-Seconda Rivoluzione industriale

La seconda rivoluzione industriale mette in evidenza una

situazione nuova, caratterizzata dalla presenza combinata di

quattro condizioni fondamentali:-

1. La rilevante e crescente utilizzazione di acquisizioni

scientifiche e tecnologiche nei processi produttivi;

L’inserimento dell’azione trasformativi sulla natura

2. in un

sistema di previsione e in un complesso di piani generali e/o

programmi aziendali volti a conferire razionalità alla sviluppo

economico e ad evitare le crisi e le cadute.

3. La spinta alla concentrazione delle aziende e alla espansione

dell’impresa;

pratica dell’azionariato di massa, con la conseguente

4. La

dispersione della nominalità del capitale tra un’ingente e

anonima molteplicità di titolari.

In breve, se la prima rivoluzione industriale è la rivoluzione del

macchinismo, la seconda può essere definita la rivoluzione

dell’organizzazione. Se nella prima l’imprenditore era il

capitalista, titolare della proprietà, ora è presente una nuova

figura di chi esercita la funzione di “gestione” dell’azienda in

base a criteri di competenza e indipendentemente da un rapporto

di proprietà.

L’imprenditore somma titolarità e gestione. Con la rivoluzione

dell’organizzazione nasce la figura di chi gestisce l’azienda

anche senza averne le titolarità. Sorge, quindi, l’esigenza di

capire chi sono i gestori.

Due sono le definizioni fondamentali:

1. Quella di Tecnocrate , o manager, che focalizza piuttosto

l’elemento individuale; che focalizza piuttosto l’elemento

2. e quella di Tecnostruttura,

collegiale, cioè “lo staff dei tecnici, dei programmatori e degli

che costituisce “l’intelligenza direttiva – –

esperti”, il cervello

dell’impresa” e nel quale è localizzato “l’effettivo potere di

decisione”.

Va però fatta una distinzione tra tecnico e tecnocrate. Per tecnico

si intende solitamente uno specialista, dotato di competenze in

un particolare settore. Al contrario, il tecnocrate non è uno

specialista, e benché anch’egli parte dalla competenza e mira

all’efficienza, mentre il tecnico si qualifica come esperto del

particolare, il tecnocrate va definito come un esperto del

generale.

Se il prima è uno specialista, il secondo è un generalista,

caratterizzato da una polivalenze di funzioni. Pertanto, il

tecnocrate è il direttore supremo del processo produttivo e

sovrintende servendosi dell’opera dei specialisti a vario livello.

-Terza Rivoluzione industriale

La terza rivoluzione industriale può essere definita

come la INFORMATION REVOLUTION, la rivoluzione

dell’informatica, del calcolatore, cioè quella società plasmata dal

e dell’elettronica.

forte influsso della tecnologia

Altro carattere della terza rivoluzione, o società post-

industriale, è il reddito procapite, all’incirca 50 volte superiore a

quello della società pre-industriale.

In questo nuovo tipo di società le imprese non

rappresentano più la maggiore fonte di innovazione, ma sono

state sostituite in questo compito dai centri di ricerca, dalle

fondazioni scientifiche, dalle università.

4.3 Il dilemma tecnocrate

La nozione di tecnocrazia è entrata nel linguaggio scientifico

all’inizio degli anni trenta e la parola tecnocrazia designava

originariamente i chimico-fisici e il ruolo che essi venivano

assumendo nel processo di sviluppo della società del tempo.

Da allora essa è stata utilizzata dalla letteratura per evocare,

volta a volta, il potere o l’influenza di svariate altre categorie

socio-professionali: dagli ingegneri agli economisti, dai direttori

delle produzioni ai cibernetici, dai burocrati agli stati maggiori

militari e agli alti consiglieri scientifici delle autorità

governative.

Sorge, quindi, l’esigenza di capire quale sia l’effettivo potere dei

tecnocrati. Tale potere si configura come mera capacità di

consulenza tecnica resa agli organi politici, fino alla tesi che

individua nella tecnocrazia un vero e proprio regime.

Pertanto, il regime tecnocratico può essere definito quello nel

quale il tecnocrate indica, su basi di competenza, sia i mezzi sia i

fini dell’azione sociale. Mentre, il regime politico è, viceversa,

tanto quello nel quale il politico indica, in relazione a suoi criteri,

mezzi e fini, quanto quello nel quale scegli i mezzi prospettati

dal competente (tecnocrate) in relazione a fini politicamente

determinati.

Ecco, allora, che il problema dei fini introduce il problema

dell’interesse, e degli interessi. L’uomo politico cede al

particolarismo degli interessi, e le ideologie altro non sono che

giustificazioni degli interessi particolari di gruppi, categorie,

classi.

Alla luce di ciò risulta difficile sfuggire al condizionamento

dell’interesse. – – “si può peccare per

VILFREDO PARETO 1951 osserva che

ignoranza”, “ma si può peccare anche per interesse”. La

competenza tecnica riesce ad evitare il primo male, ma non può

nulla contro il secondo.

alla questione del particolarismo c’è la questione anche

A fianco

della corruzione che può legarsi alla prima, senza peraltro

coincidere con essa. Infatti, non è detto che il perseguimento di

un interesse particolare debba necessariamente comportare

corruzione.

In senso stretto un regime tecnocratico è un regime che ha

espunto la politica, che segna la “fine della politica”.

Ciò non toglie che tecnocrazia e tecnostruttura possano tentare di

interferire sul piano politico per meglio affermare i loro interessi,

orientamenti e sistemi di valori.

L’ipotesi di neo-corporativa.

4.4 Il neo-corporativismo è espressione del cosiddetto governo

dell’economia, particolarmente sentito nelle società industriali

avanzate.

Il modello neo-corporativo assume che certe organizzazioni

sindacali operaie e certe organizzazioni imprenditoriali si

concertano con i pubblici poteri per prendere certe decisioni

secondo certe modalità.

Il neo-corporativismo può essere visto sia come un sistema

istituzionalizzato di rappresentanza degli interessi, sia come un

sistema istituzionalizzato di formazione, decisione e attuazione

delle politiche. Il primo aspetto è prevalentemente strutturale, il

secondo è prevalentemente funzionale.

Sotto il profilo strutturale, il modello neo-corporativo rinvia

a “un sistema di rappresentanza degli interessi in cui le unità

costitutive sono organizzate in un numero limitato di categorie

uniche, obbligatorie” “non in competizione tra loro, ordinate

gerarchicamente e differenziate funzionalmente, riconosciute o

autorizzate dallo stato che deliberatamente concede loro il

monopolio della rappresentanza all’interno delle rispettive

categorie in cambio dell’osservanza di certi controlli sulla

selezione dei loro leaders e sull’articolazione delle domande e

appoggi da dare.”

degli

Sotto il profilo funzionale, il neo-corporativismo postula che

nel processo di formazione, decisione e attuazione delle

politiche, grandi organizzazioni di interessi collaborino tra loro e

con le autorità pubbliche.

Di solito il capitalismo ricorre alla soluzione neo-corporativa

per facilitare l’espletamento di due funzioni:-

 Accumulazione di capitali;

 Legittimazione, quest’ultima come ricerca e

mantenimento del consenso.

Il nodo della “democrazia elettronica”

4.5 Il nodo critico più denso di interrogativi per gli anni avvenire

riguarda il rapporto tra democrazia diretta e democrazia

rappresentativa.

Uno dei motivi per cui risulta impossibile nei tempi moderni di

far funzionare la democrazia diretta, intesa come presenza fisica

contemporanea dei cittadini in un medesimo luogo di riunione

per svolgervi le funzioni pubbliche, è l’ampiezza sia territoriale

sia demografica delle comunità politiche dei nostri secoli più

recenti.

Gli autori del FEDERALIST (1788) distinguono le moderne

nazioni libere, fondate su estesi territori, chiamandole

“repubbliche”, e riservano invece il nome di “democrazia”

essenzialmente alla polis, alla “città antica”.

La repubblica, cioè la “democrazia dei moderni” è “un regime

il sistema di rappresentanza”

politico in cui opera

Ecco la specialità istituzionale dei regimi democratici della

nostra epoca: le assemblee rappresentative, grazie alle quali è

possibile superare i problemi posti dalle grandi distanze spaziali

e dai grandi numeri demografici.

Oggi si pone il quesito se la distinzione tra democrazia diretta e

democrazia rappresentativa abbia ancora senso, o se non sia,

viceversa, alle porte una nuova stagione della democrazia diretta.

La risposta va cercata nella terza rivoluzione industriale,

Information Revolution. Siamo, infatti, alle soglie di un mondo

computerizzato, automatizzato, telecomandato.

In breve, con il diffondersi dei mezzi elettronici, già si annuncia

l’era della “democrazia elettronica”, nel cui contesto il potere

rivolgerà interrogativi, farà risposte, indicherà opzioni

direttamente al Demos, e questo sarà in grado di rispondere in

tempo reale, ciascun cittadino rimanendo a casa propria.

Insomma, grazie alla tecnologia informatica, “ci troveremo in

composta dall’intero popolo

una grande permanente assemblea”,

che dice la sua premendo una selva di pulsanti.

Un secondo fattore cui la tradizione politologia attribuisce

l’impossibilità di far funzionare nei tempi nostri a livello statale

la democrazia diretta, è lo spostamento degli interessi preminenti

della gente dagli affari “politici” agli affari “economici”.

Da ciò la necessità del sistema rappresentativo il quale altro non

è che una organizzazione attraverso cui una nazione affida ad

alcuni individui ciò che essa non può o non vuole fare da se.

I cittadini commettono a tale istituzione e ai suoi membri la cura

stabile delle faccende politiche. Ed è, infatti, nella democrazia

rappresentativa che risiede la possibilità di esercitare il controllo

politico con quella puntualità procedurale, con quella pertinenza,

ponderatezza e continuità di valutazione che solo un organismo

ad hoc e specializzato è suscettibile di realizzare.

5° LE UNITA’ DEL SISTEMA POLITICO

I gruppi dall’interesse alla pressione.

5.1 All’interno del sistema politico agiscono le unità politiche.

Esse possono essere o soggetti individuali o soggetti collettivi:

gruppi, partiti, sindacati, movimenti.

Ciascuna unità, interagendo con le altre unità dello stesso tipo,

politico: così, l’interazione tra le unità

dà luogo a un subsistema

del tipo “partito&rd

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Scienze politiche e sociali SPS/04 Scienza politica

I contenuti di questa pagina costituiscono rielaborazioni personali del Publisher edlin57 di informazioni apprese con la frequenza delle lezioni di Scienza politica e studio autonomo di eventuali libri di riferimento in preparazione dell'esame finale o della tesi. Non devono intendersi come materiale ufficiale dell'università Università degli studi di Napoli Federico II o del prof Feola Raffaele.
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