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Primo: la strategia geometrica del mondo fisico

Esistono sostanzialmente due modi per indagare la genesi delle dottrine scientifiche: una dottrina scientifica sorge perché matura in un contesto favorevole; Kant: la scienza procede grazie un soggetto conoscente che riesce ad attingere a categorie trascendentali; Gargani: ogni teoria scientifica ha una sua grammatica, un corpo di definizioni non aprioristiche in essa sorte. Una nuova teoria non fa soltanto delle nuove scoperte, ma elabora innanzitutto delle nuove categorie che vengono oggettivate.

La necessità di possedere una grammatica che definisse gli oggetti in modo obiettivo si era già occupato Cartesio, che aveva sostenuto l’esistenza delle c.d. idee innate (esplicate nell’evidenza del cogito), che trascendevano l’esperienza empirica, e che costituivano un parametro di riferimento preesistente cui rapportare ogni teoria scientifica. E in questo Cartesio si contrapponeva all’empirismo baconiano, che procedeva nell’elaborazione di teorie scientifiche a partire dall’esperienza sensibile senza prima avere il possesso di un solido e oggettivo modello di verità.

Ma qual è questo modello di verità elaborato da Cartesio? Ad esempio egli partiva da una summa divisio tra sostanze estese, sostanze pensanti e Dio; e l’idea innata secondo cui la materia fosse da considerarsi solo estensione lo porta a interpretare la gravità come collisione di parti materiali.

Anche Galilei parte da un impianto pressoché identico: egli assumeva come grammatica il linguaggio e l’apparato categoriale della matematica, capaci di consegnarci una descrizione reale dell’universo e delle regole applicabili al discorso. Per esempio nei Discorsi è riportato un episodio di contrapposizione tra Salviati, alter ego di Galilei, e l’aristotelico Simplicio circa la diminuzione di resistenza in macchina di mole più grande, ma di uguale struttura. Simplicio l’attribuisce all’imperfezione della materia; Salviati, invece, lo fa dipendere solo dalle dimensioni: spiega in sostanza il fenomeno rifacendosi esclusivamente alle già dette categorie concettuali matematiche, da lui scelte come grammatica.

Un altro esempio è contenuto nella seconda giornata dei discorsi: Simplicio vorrebbe dimostrare la irriducibilità del mondo fisico al modello matematico sostenendo che l’asserzione secondo due sfere si toccano in un solo punto, pur valida geometricamente, sarebbe fallace nella realtà. E a dimostrare questo fa l’ipotesi di due sfere poggiate una sull’altro che si ammacchino per il peso. Ribatte tuttavia Galilei che un’eventualità simile renderebbe le due sfere non più tali; peraltro, il toccarsi in più punti delle due sfere leggermente schiacciate risulta vero anche nel mondo geometrico: osservazioni queste che preservano l’integrità del modello concettuale che ha assunto a presupposto metodologico.

Capitolo II. Il modello grammaticale oggettuale

Gli studi di sociologia della conoscenza sui presupposti che hanno poi condotto alle scoperte scientifiche si sono per lo più orientati (da ultimo la scuola di Francoforte) a indagare i presupposti storici che hanno indirizzato verso talune ricerche, senza scandagliare il ruolo svolto dagli apparati categoriali e grammaticali che ad esse presiedono. Peraltro molte volte tali studi sono influenzati da rigurgiti neo-ontologici, che considerano la scienza moderna come un destino della metafisica, un’epoca dell’Essere (Heidegger).

Più opportuno è invece assumere una teoria che non nega l’esistenza di un modello grammaticale oggettuale che presiede alle elaborazioni scientifiche, ma che lo considera come prodotto di una società che vive nella storia, e che può essere sostituito dal altri modelli grammaticali. Anche i tentativi di elaborare modelli logici che aprioristicamente definissero le proposizioni elementari cadono davanti all’evidenza della variabilità e revocabilità dei modelli di comunicazione connessi all’organizzazione delle forme di vita umana. Tutti i modelli sono quindi frutto di una costruzione, che non risulta consegnata all’umanità una volta per tutte. La teoria quantistica, che utilizza modelli grammaticali differenti a seconda di quale sistema di osservazione si utilizza è indice evidente di tale storicità dei modelli di conoscenza.

Capitolo III. I rituali epistemologici

Procedure cognitive o strategie di disciplinamento della vita umana?

Ma come si forma una nuova grammatica oggettuale? Qual è il meccanismo che porta ad essa? Superata è l’idea che le acquisizioni filosofiche procedono lungo una linea lineare che porta all’accumulazione di sempre nuovi saperi (quasi una visione fideistica, quest’ultima). Così come non si può accettare quella speculazione filosofica che dà come presupposto una certa nozione di natura e di uomo, e da qui trae le dovute conseguenze. Così fanno Frege e Wittgenstein che partono da uno spazio logico in cui tutte le condizioni sono già date per note.

Altre teorie, che possiamo definire di tipo feticistico, assumono come criteri di legittimazione delle classi di oggetti “che stanno dietro le cose”. Basti pensare al mito filosofico elaborato negli anni 30 che riguardava il primato del c.d. “dato sensoriale”.

Uno dei più significativi risultati della filosofia moderna è stata, invece, la sostituzione delle strutture di oggetti compatti con schemi di tipo relazionale come presupposti per l’elaborazione di una grammatica. Già Hobbes aveva lumeggiato la decisionalità delle leggi scientifiche e civili. Russel, per esempio, considerava le leggi come asserzioni generali espressione di altrettanti fatti generali.

Le strategie teoriche dall’alto

La maggior parte dei modelli filosofici e delle teorie metodologiche ora analizzate hanno la pretesa di ergersi a sistema: Sostanzialmente esse non ammettono la proposizione di problemi nuovi che necessitano di essere risolti; tutti i problemi sono affrontati in quanto già previsti nell’elaborazione del modello. Sostanzialmente possiamo affermare che le teorie filosofiche non si occupano tanto di risolvere problemi, ma di proporre strategie di disciplinamento della vita umana.

Si tratta di quelle che Gargani definisce strategie teoriche dall’alto, che creano sistemi generali entro cui comprendere comportamenti simbolico-concettuali e abiti intellettuali. Il problema è quello di non intendere categorie come “Oggetto”, “cose” e fatti, come entità oggettuali immodificabili. Essi non sono nient’altro che modelli grammaticali al pari degli altri, in quanto tali fluidi e revocabili.

Una tecnica di funzionamento e un modello delle regole di formazione di un sistema filosofico, dipendono infatti dalle sue modalità d’uso e soprattutto dalle decisioni prese da coloro che le adoperano. L’errore risiede nel considerare le suddette categorie non come socialmente costruite, ma come provenienti dall’alto e in quanto tali immodificabili. Non si vuole, quindi, né esaltare alcune categorie come l’“oggetto”, né ucciderle, ma solo acquisire la consapevolezza della loro dimensione artigianale.

“In principio è il segno”

In conclusione possiamo affermare che sotto modelli essenzialmente rigidi e indipendenti sono rinvenibili i costumi e i modi di vita di una forma di vita. Asserzione questa già rintracciabile nella teoria dei segni elaborata da Hilbert. Ma come è potuto avvenire che delle decisioni, degli abiti mentali e oggettuali si consegnassero in modelli oggettuali? Si è verificato un fenomeno in qualche modo simile a quello verificatosi con le merci o quello verificatosi con il linguaggio.

I segni di inchiostro sulla carta e la vibrazione di per sé non rappresentano nulla, sono segni scevri da ogni significato, che lungi dall’essere intrinseco ai suddetti segni. Tuttavia attraverso un procedimento di sublimazione logica oggi arriviamo a considerare i significati come nei segni connaturati. Allo stesso modo le pratiche sono state distorte nella forma del modello oggettuale. Il processo genetico dell’uso del linguaggio e dei significati, così come quelli delle pratiche e del modello oggettuale che le descrive, viene così a ribaltarsi. Sostanzialmente sono l’uso e le pratiche a mutare tutto.

Feticci epistemologici

Con questo non si vuole tuttavia affermare che l’oggetto sia solo una maschera delle pratiche che ad esse sottostanno e che esso producono, ma semplicemente rendersi conto dell’eccessiva influenza che un tale fondamentalismo può avere nella formazione delle stesse pratiche. Sostanzialmente possiamo dire che un modello oggettuale ortodosso produce esso stesso una legittimazione e una convalidazione degli enunciati che esorbita i limiti che il suo carattere “costruito” dovrebbe assegnarli.

Capitolo IV. La scienza e le forme della vita umana

Il modello cinematica-geometrico e il sistema fisico delle forze centrali

I modelli grammaticali unitari hanno caratterizzato in particolar modo le teorie fisiche a partire dal 1600: si trattava di modelli onnicomprensivi che avevano la pretesa di ricondurre entro pochi principi tutti i fenomeni fisici. Il modello grammaticale cartesiano, basato sul modello dell’azione per contatto, che può essere definito cinematica-geometrico, entra in crisi con il newtonismo. Si potrebbe ritenere che tale passaggio sia derivato essenzialmente dall’impossibilità di applicare il modello cartesiano ai fenomeni astronomici. Il rifiuto di una teoria scientifica precedente, infatti, esige anche l’impegno a consegnarsi a un nuovo apparato categoriale, a nuovi abiti decisionali e a nuovi paradigmi.

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Scienze giuridiche IUS/20 Filosofia del diritto

I contenuti di questa pagina costituiscono rielaborazioni personali del Publisher luca d. di informazioni apprese con la frequenza delle lezioni di Metodologia della scienza Giuridica e studio autonomo di eventuali libri di riferimento in preparazione dell'esame finale o della tesi. Non devono intendersi come materiale ufficiale dell'università Università degli Studi di Catania o del prof Ciaramelli Fabio.
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