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Riassunto esame Metodologia della scienza Giuridica, prof. Ciaramelli, libro consigliato Metodologia delle scienze giuridiche, Gargani, Benvenuto

Riassunto per l'esame di Metodologia, basato su appunti personali e studio autonomo del testo consigliato dal docente Metodologia delle scienze giuridiche, Gargani, Benvenuto. In cui vengono trattati i seguenti argomenti: la strategia geometrica del mondo fisico, il modello grammaticale oggettuale, i rituali epistemologici, le strategie... Vedi di più

Esame di Metodologia della scienza Giuridica docente Prof. F. Ciaramelli

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gli urti delle situazioni caratteristiche e ordinarie hanno trasformato una condotta casuale in

una tecnica comportamentale. Sono proprio le sofferenze che hanno dato genesi al pensiero,

che si configura quasi come una paura trasformata.

Ora quella che solitamente si definisce come natura nelle cose, è il modello di

comportamento che gli uomini contraggono nel corso dei loro rapporti con l’esperienza e

nei modi di trattare con essa. Utilizzando il metodo induttivo si vengono a formare delle

leggi aventi carattere generale, e che traggono impulso dalla constatazione di talune

uniformità di comportamenti.

Gli abiti concettuali come estensione della condotta pratica.

Viene così in luce la matrice essenzialmente fattuale del pensiero e delle strutture logico

– concettuali, matrice che risiede nell’organizzazione di comportamenti e tecniche

procedurali che non hanno alcuna legittimazione al di fuori di un modello di condotta

operativa.

Condotta operativa che va a strutturare i dati della c.d. esperienza, prodromici alla

costruzione di abiti concettuali aventi carattere generale. Ma la decisione è alla base di tutto.

Prima della decisone i segmenti dell’esperienza sono disposti a casaccio, e presentano la

possibilità di introdurre modelli alternativi di un ordine che non c’è prima che venga

costruito.

Ma tali decisioni non sono arbitrarie, ma costituiscono parti di una forma di vita, scevri

da qualsivoglia forma di necessità.

Capitolo X. La matrice costruttiva della conoscenza.

Il pensiero fattuale

Le rappresentazioni mentali sono sempre state interpretate dalla tradizione come un

duplicato, puro e ideale, dell’opacità dei fatti dell’esperienza, rappresentazioni che

avvengono grazie all’introiezione di schemi mentali di divieti e di permissioni. Esse sono

state intese come uno statuto interiore ideale, mentre viene celata la loro matrice costruttiva.

Spesso, dal cartesianesimo in poi, le operazioni mentali sono state interpretate come prese di

possesso di oggetti. E in tale modello si ripercuote sicuramente una forma di vita umana

basata sull’appropriazione privata degli oggetti. Ma in realtà le cose stanno diversamente.

“Il fondamento” dello stato mentale, del processo interiore è soltanto la funzione di

arresto stabilita da una decisione. Il fondamento è uno statuto di privilegiamento che viene

assunto da un uso, da un modulo interpretativo mediante il dispositivo di norme che

stabiliscono l’esclusione e il divieto inesorabili di modalità alternative di impiego e quindi di

interpretazione. Nel linguaggio gli uomini hanno riflettuto l’organizzazione delle loro forme

di vita, delle loro istituzioni, dei loro costumi, del loro modo di appropriarsi le cose.

Anche le espressioni “Io sono certo” o “Io credo” rappresentano non due stadi di

certezza differenti, ma semplicemente due decisioni differenti circa la volontà di impegnarsi

in talune asserzioni.

Il pensiero come strutturazione metodica del caso

La scienza attuale si deve occupare di disgelare tale carattere costruttivo del pensiero e

delle categorie logico – concettuali. La matrice del “pensiero” risiede, infatti, nella

trasformazione della casualità in una tecnica metodica. Fare ciò significa scoprire cosa sta

all’origine genetica di sistemi filosofici e culture. Trovare l’origine dal basso di quelli che si

definiscono feticisticamente gli edifici formali più elevati.

I nostri sistemi linguistico – concettuali sono estensioni e complicazioni di

combinazioni sorte nella vita. L’operazione costruttiva è in effetti il quadro unificante di

tutte le funzioni assertorie di un sistema notazionale.

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Introduzione

L’universalismo occidentale è violento, la sua imposizione è vissuta dai destinatari come

imposizione di un particolarismo. L’occidente legge le altre culture alla luce delle proprie

peculiari categorie. Per un relativismo differenzialista: che ci faccia riconoscere il carattere

filosoficamente non fondato delle nostre convinzioni. Pensare l’umanità come un fascio di

identità e differenze. Il differenzialista è uomo della possibilità. Il nostro agire etico-politico

è storicamente parziale ed eventuale. Per un relativismo che tifa per le differenze, che sappia

vedere oltre l’apparente omogeneità.

Parte prima: il disagio nella globalizzazione

Capitolo primo: il bisogno di differenze

In apparenza: l’universalismo oggettivo della scienza contro i particolarismi etici ed estetici.

Dietro: l’americanizzazione anche a livello culturale. Non solo nel kitsch, ma anche nella

cultura alta. Il mercato delle differenze superficiali ma vistose dell’industria turistica: le

uniche che tolleriamo veramente. Il paradosso: la nostra cultura celebra sì il pluralismo, ma

sta diventando la monocultura dominante nel pianeta. Esercitiamo la tolleranza solo nei

confronti delle manifestazioni più irrilevanti dell’alterità. Persino le culture del risentimento,

che sostengono la rivendicazione delle identità particolariste di determinati gruppi, nella

misura in cui rivendicano l’identità abbandonano la differenza. Di fronte all’imperialismo

ideologico del Pensiero Unico Globale (liberalismo mercantile + razionalismo scientifico

+suffragio universale) l’intellettuale differenzialista ambisce a salvare la dimensione della

possibilità, della scelta: di un mondo vario.

Capitolo secondo: la tundra umana

È in atto un processo di mediocrizzazione, di appiattimento verso il livello medio-basso.

Anche a livello di biodiversità e nel numero delle lingue: sempre più uomini di pochissime

razze: la tundrizzazione del pianeta. L’uomo non distrugge la vita, ma la varietà della vita.

Oggi, negli affari e nelle scienze, la specializzazione si coniuga con la flessibilità. Il risultato

è paccottiglia in serie. La modernità è povera, come di speciazioni, anche di culturazioni. La

natura stessa si ominifica: il paradosso: l’uomo è l’ambiente della natura, quest’ultima si

adatta al primo. I transessuali incarnano l’epoca della disidentificazione. Cultura e scienza

sono divenute professioni di massa: la qualità si incrementa a discapito della qualità. Il lato

del progresso è incommensurabile con la diagonale della felicità. La differenza è la talpa che

ribalta l’omologazione scavandovi sotto, silenziosa ma instancabile.

Parte seconda: l’odioso relativismo

Capitolo terzo: cannibalismi filosofici

Teorie relativiste: una in linguistica, l’altra in storia e teoria della scienza: 1) l’ipotesi Sapir-

Whorf e 2) il programma forte. 1) Un determinismo linguistico, screditato

dall’universalismo di Chomsky: il mentalese. Critica: una descrizione formale carente di

spiegazioni. 2) Il realismo è diverso dall’oggettivismo: la verità delle teorie è diversa dalla

credenza nelle teorie. Una sociologia relativista della scienza: non usciamo dai discorsi e dai

pensieri collettivi. Da una parte una tendenza -relativista- allo spiritualismo, incline a

identificare il mondo con ciò che possiamo controllare. Entrambe cancellano l’incontro-

scontro con l’altro nella sua estraneità. In ogni caso, teorie cannibalistiche. Trionfa la

rappresentazione, come specchio fedele della realtà (rappresentazione predittiva) o

rappresentazione dialettica della comunicazione discorsiva.

Capitolo quarto: effetto incommensurabilità

Relativismo: critica: incommensurabilità. Una metafora addormentata. Possibili significati:

a) intraducibilità; b) parziale incomunicabilità; c) eterogeneità; d) impermeabilità dei sistemi

culturali; e) irriducibilità del reale al razionale.

Capitolo quinto: atomismo universalista, olismo relativista

Comunque solo in senso parziale: ridimensionamento. I mondi a cui si riferiscono le

diverse culture non sono completamente sovrapponibili. Ma l’incommensurabilità è la

condizione per un vero dialogo tra soggetti e culture diversi. L’atomismo

commensurabilista contro l’incommensurabilismo olista. Quest’ultimo presuppone una

coerenza all’interno di una forma di vita storicamente data. Critica: spesso specifici settori di

una cultura manifestano forme di vita diverse. Esistono “sfasature temporali” all’interno di

una stessa epoca. L’ipotesi olista si frantuma nella visione di una concentrazione di “storie”

diverse. Dunque è plausibile solo un olismo pluralista: ogni cultura mette in opera più

sistemi e li concerta in un unico sapore inconfondibile.

Capitolo sesto: amori incommensurabili

Gli universalisti sostengono che malgrado la diversità le culture sono tuttavia in grado di

comunicare, grazie all’esistenza di un mondo comunque comune che funge da minimo

comune denominatore. I relativisti ribattono che persino i dati più endemici sono passibili di

più elaborazioni differenti. L’universalista scambia alta probabilità con universalità. Non si

può parlare solo di maggiori o minori frequenze. Ogni cultura, infatti, interpreta a suo modo

il mondo; di solito optando per l’interpretazione che nel contesto appare più semplice e più

realistica, ma comunque deformando il puro dato oggettivo. L’universalismo è pigro: di

solito razionalizza l’assetto sociale esistente (es: Aristotele). E tuttavia non si può dire che

esistano solo interpretazioni: esse necessariamente hanno un oggetto: fatti. Ma

l’interpretazione soggettiva tende ad identificare l’altro-da-sé. Ogni prodotto culturale per

imporsi deve essere in grado di sedurre.

Capitolo settimo: il mercato dei concetti

L’incommensurabilista alza la posta: ciascuna mente è diversa dalle altre. Ogni concetto

espresso nella lingua rimanda solo a un’intersezione possibile degli orizzonti dei parlanti.

Selezionisti contro istruzionisti. Tra i primi, Edelman: una teoria individualista, che respinge

ogni teoria programmista del cervello. Ogni cultura sarebbe non più coesa, ma un fascio di

temi. La comunicazione è imperfetta, ma funziona: il senso dei nostri concetti rimanda a

somiglianze di famiglia (Wittgenstein). Contro il cognitivismo. Si afferma la tesi della

negoziazione del significato: i concetti sono come merci, il significato linguistico è il

risultato, non il presupposto, dello scambio linguistico.

Capitolo ottavo: la tavola rotonda delle interpretazioni

Non esiste incommensurabilità assoluta, poiché ogni concetto è una nebulosa di forme di

vita che presenta somiglianze di famiglia e variazioni al suo interno: dai prototipi ai casi

border-line. Dunque l’incommensurabilismo differenzialista non sostiene l’eterogeneità

radicale delle culture, ma invita a confrontarsi con l’altro in quanto diversa possibilità

umana attualizzata. Ogni lingua e ogni interpretazione hanno dei punti di cedimento: sono

difettive. La poesia e la musica nascono dal tentativo di colmare queste lacune.

Capitolo nono: l’infondato progresso della scienza

L’universalismo progressista dominante in filosofia della scienza ha dovuto fare i conti con

Kuhn, che ha esaltato la discontinuità tra i paradigmi scientifici. Si alternano epoche di

scienza straordinaria a epoche di scienza normale. Il Circolo di Vienna affermava

l’induttivismo probabilista. Popper, al contrario, obiettò che prima si parte dalle teorie, e poi

si passa ai fatti, per cercare di falsificarle. La vera proposizione scientifica deve essere

falsificabile. Non esistono teorie vere, ma teorie corroborate: non ancora falsificate. Il

progresso coincide con l’eliminazione delle false teorie (non falsificabili) e delle teorie false

(falsificate). L’ipotesi Duhem-Quine sottolinea la dimensione conservatrice della scienza: le

anomalie vengono digerite dalle teorie scientifiche. Lakatos e Feyerabend evidenziarono che

una teoria cede solo quando tali anomalie vengono spiegate da una nuova teoria. Per Popper

una teoria che si immunizza così dalle falsificazioni perde il suo carattere scientifico.

Lakatos parla di programmi di ricerca, progressivi e regressivi. La scienza è lotto, gioco

d’azzardo con le carte empiriche. Feyerabend va oltre: è la cocciutaggine dei perdenti ad

assicurare il progresso: la sua è un’epistemologia populista radicale. Insomma, i post-

popperiani reintroducono il dogmatismo che Popper aveva scartato. Il progresso è dunque

concepito non già come razionale, ma come quantitativo: è nel proliferare del populismo

delle teorie: non esiste il Metodo.

Capitolo decimo: il relativismo è immorale?

Si rimprovera al relativista una indifferenza ai valori. Ma il relativista pluralista

semplicemente non crede che le filosofie abbiano capacità fondativa di valori. Nelle diatribe

etiche (es: quella relativa alla pena di morte) tendiamo a tenere nell’ombra le nostre viscere

morali facendo scendere al loro posto in campo argomentazioni razionali escogitate post

factum, servitù pascaliana. Nell’atto etico coazione e libertà si implicano in un circolo

virtuoso. Esso è frutto della consapevolezza, anche solo inconscia, dell’appartenenza

all’universo normativo di una comunità. La filosofia etica è propaganda di una forma di

vita. Kant contro Hegel. Si può far notare all’universalista che persino il suo universalismo

è figlio di un’epoca storica e della sua cultura. Occorre ripiegare su un’incertezza pluralista.

Capitolo undicesimo: il principio di ragione insufficiente

Il problema della cosa in sé emerge solo grazie allo scontro tra interpretazioni divergenti

della medesima cosa. Il confronto con l’altro diversamente interpretante ci disvela il reale

come aldilà delle nostre immagini mentali. Dunque da un lato il concetto di

incommensurabilità ci ricorda che il reale lo si può solo indicare, additare, ma non afferrare

una volta per tutto; quello di commensurabilità ci prospetta atomi da ricombinare

continuamente in costruzioni intellegibili e confrontabili, ma senza pretesa di immortalare il

reale. Il puro evento, il caos, è il punto d’incontro estremo delle interpretazioni

incommensurabili. Il razionale tende al reale senza mai raggiungerlo.

Capitolo dodicesimo: la città nomade

Le elites culturali tendono a disprezzare i barbari concittadini, visti come una massa vittima

del Kitsch. Al contrario il differenzialista prova non già rancore, ma interesse nei confronti

di chi ha gusti diversi. L’uomo è etnocentripeto nella misura in cui guarda alle altre culture

analizzandole alla luce delle categorie della propria cultura; è al contempo anche

etnocentrifugo, in quanto è attratto, incantato dall’altro, non si accontenta del proprio

ethnos. Un valore comune di oggettività è capire ciò che interessa l’altro. La conoscenza

scientifica mira ad una severa obiettività predittiva, di contro il differenzialista, amichevole,

a singolarizzare l’oggetto della conoscenza: a distinguere. Certa ideologia di destra

promuove l’ancoraggio alle tradizioni della comunità: ma ogni cultura è un’interpretazione

parziale, dunque i marginali e gli eccentrici manifestano un bisogno di colmare l’anemia di

reale possibile. L’emergere di forme di vita sacrificate alimenta la mutazione culturale. Il

nostro è uno storicismo senza senso: il mutamento storico non è orientato. All’estraneità

verticale del filosofo greco, il differenzialista sostituisce la sua estraneità orizzontale, di

portavoce di una modesta particolarità presso l’arrogante universalità. Il differenzialista è


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luca d.

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DESCRIZIONE APPUNTO

Riassunto per l'esame di Metodologia, basato su appunti personali e studio autonomo del testo consigliato dal docente Metodologia delle scienze giuridiche, Gargani, Benvenuto. In cui vengono trattati i seguenti argomenti: la strategia geometrica del mondo fisico, il modello grammaticale oggettuale, i rituali epistemologici, le strategie teoriche dall’alto, “In principio è il segno, la scienza e le forme della vita umana, vita quotidiana e condotta intellettuale.


DETTAGLI
Corso di laurea: Corso di laurea magistrale in giurisprudenza (CATANIA e RAGUSA)
SSD:
Università: Catania - Unict
A.A.: 2012-2013

I contenuti di questa pagina costituiscono rielaborazioni personali del Publisher luca d. di informazioni apprese con la frequenza delle lezioni di Metodologia della scienza Giuridica e studio autonomo di eventuali libri di riferimento in preparazione dell'esame finale o della tesi. Non devono intendersi come materiale ufficiale dell'università Catania - Unict o del prof Ciaramelli Fabio.

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