Che materia stai cercando?

Anteprima

ESTRATTO DOCUMENTO

7.2.4 R EGOLAMENTAZIONE DEL MONOPOLIO NATURALE

......................................................................................... 30

7.2.4.1 Esempio di regolamentazione nella distribuzione di energia

elettrica ............................................ 31

7.2.4.2 Gare d’appalto

(aste) ........................................................................................................................ 31

7.2.4.3 La teoria del second best (secondo

ottimo) ..................................................................................... 32

7.3 T EORIE RIGUARDO LA GENESI DELLE PRATICHE DI REGOLAMENTAZIONE DEI MERCATI

.......................................... 32

7.4 C ’

ARATTERISTICHE DI UN AUTORITÀ DI REGOLAMENTAZIONE EFFICACE

............................................................. 32

7.5 M ODELLI POSSIBILI PER LE AUTORITÀ DI REGOLAMENTAZIONE

....................................................................... 32

Pagina 4 di 39

8 LE ESTERNALITÀ E

L’AMBIENTE ......................................................................................................... 33

8.1 L E ESTERNALITÀ NEGATIVE

.................................................................................................................... 33

8.1.1 I L PROBLEMA DELLE RISORSE COMUNI

.......................................................................................................... 33

8.1.2 R S ’

APPORTO TERN SULL ECONOMIA DEI CAMBIAMENTI CLIMATICI

..................................................................... 33

8.2 S VILUPPO SOSTENIBILE

......................................................................................................................... 34

8.3 P OLITICA AMBIENTALE

......................................................................................................................... 34

8.3.1 I MPOSTE E SUSSIDI CORRETTIVI

................................................................................................................... 35

8.3.2 C :

ASO LIVELLO EFFICIENTE DI RICICLAGGIO

.................................................................................................... 36

8.3.3 V ENDITA DEI PERMESSI TRASFERIBILI SULLE EMISSIONI

.................................................................................... 36

8.3.4 R EGOLAMENTAZIONI

............................................................................................................................... 36

8.3.5 C R I /

ONFRONTO FRA EGOLAMENTAZIONI E MPOSTE SUSSIDI

............................................................................. 36

8.3.6 SOLUZIONI PRIVATE ALLE ESTERNALITÀ

......................................................................................................... 37

8.3.6.1 Il teorema di Coase (approccio basato sui diritti di

proprietà) ........................................................ 37

8.3.6.2 Altre soluzioni (più che altro misure di

prevenzione) ...................................................................... 37

8.3.7 R IFORMA FISCALE ECOLOGICA E DOPPIO DIVIDENDO

....................................................................................... 37

8.4 P ’

ROBLEMI LEGATI ALL USO DI COMBUSTIBILI FOSSILI

................................................................................... 38

8.5 O BIETTIVI GENERALI DELLA POLITICA ENERGETICA

....................................................................................... 38

8.6 B ARRIERE E TEORIE ECONOMICHE

........................................................................................................... 38

8.6.1 T EORIA NEOCLASSICA

............................................................................................................................... 38

8.6.2 T EORIA DEI COSTI DI TRANSAZIONE

.............................................................................................................. 38

8.6.3 R AZIONALITÀ LIMITATA

............................................................................................................................. 38

8.6.3.1 Prospect

theory ............................................................................................................................... 39

8.7 C ONCLUSIONI

.................................................................................................................................... 39

8.7.1 C ONSIDERAZIONI GENERALI

........................................................................................................................ 39

8.7.2 C ONSIDERAZIONI DI POLITICA AMBIENTALE ED ENERGETICA

............................................................................. 39

Pagina 5 di 39

1 Il settore pubblico in un’economia mista

1.1 L’approccio normativo e l’approccio positivo

L’analisi del settore pubblico può essere fatta con due approcci differenti: l’approccio normativo e

l’approccio positivo.

1. Quando gli economisti descrivono il sistema economico ed elaborano modelli per prevedere come

l’economia

cambierà o quali effetti produrranno politiche diverse, hanno a che fare con l’economia positiva (che cosa è

l’economia)

2. Quando, invece, cercano di valutare politiche alternative, soppesandone benefici e costi, hanno a che fare

con l’economia normativa (che cosa dovrebbe essere).

1.2 Introduzione ai modi per affrontare i problemi economici collettivi

L’economia pubblica era a suo tempo chiamata economia delle finanze.

Vi sono sempre tre modi per affrontare i problemi economici collettivi:

Stato

1.

istituzione/autorità posta al di sopra dei cittadini che ha come obiettivo quello di affrontare problemi comuni per conto

dei cittadini e la cui azione influenza la vita di tutti.

Mercato

2.

meccanismo impersonale attraverso cui gli individui, perseguendo il loro interesse personale, realizzano interessi

collettivi.

Solidarietà

3.

qualità/comportamento che permette agli individui di risolvere i problemi collettivi tramite la collaborazione e l’aiuto

reciproco.

1.3 Il ruolo economico dello stato

Le domande centrali di cui si occupa l’economia pubblica sono:

1. Perché lo Stato si impegna in alcune attività economiche e non in altre?

2. Perché l’ambito dell’attività pubblica è mutato e diversificato a seconda dei paesi?

3. Lo Stato fa troppe cose? Potrebbe farle meglio?

Analizziamo ora come si sono formate le opinioni sul ruolo dello stato nei sistemi ad economia

mista e

come esse siano mutate nell’arco del ventesimo secolo.

1.3.1 I sistemi a economia mista

In un sistema ad economia mista come il nostro i problemi economici vengono risolti attraverso

una

combinazione di soluzioni private e pubbliche, caratterizzata dal maggior peso assegnato alle

soluzioni di

mercato private.

Lo studio della finanza pubblica è importante a causa del fatto che i sistemi ad economia mista si

trovano

costantemente ad affrontare il problema di definire il confine appropriato tra attività pubbliche e

private.

L’equilibrio tra il settore pubblico e quello privato fluttua nel tempo e questo equilibrio

fluttuante

conferisce importanza e interesse allo studio dell’economia del settore pubblico:

• 1930‐1970 periodo delle nazionalizzazioni

• dal 1980 periodo del ripensamento del ruolo dello Stato; riforme: privatizzazioni e

deregolamentazioni (caso ENEL).

Spesso le fondamenta del ruolo economico dello Stato risiedono nelle origini stesse della nazione,

nella

Costituzione.

Pagina 6 di 39

1.3.2 Punti di vista diversi sul ruolo dello Stato

Nel corso dei secoli le opinioni sul ruolo dello stato spaziano dai mercantilisti, dove lo stato doveva

essere

incentivo per industria e commercio, al liberismo di Smith alle idee totalitarie di Marx. La crisi degli

anni’30

portò comunque scetticismo sui meccanismi del libero mercato, e Keynes formulò le sue massime

includendo lo Stato come agente nuovamente più attivo.

Oggi si riscontra un largo consenso sul fatto che il mercato e l’impresa privata costituiscano il

centro di

un’economia di successo, in cui, comunque, lo Stato svolge un importante ruolo

complementare al

mercato. L’esatta natura di tale ruolo resta, tuttavia, ancora oggetto di dibattito.

1.3.3 Un impulso all’intervento pubblico: i fallimenti del mercato

La Grande Depressione degli anni Trenta, che può tranquillamente essere vista come un

esempio

clamoroso di molteplici fallimenti del mercato, diede la possibilità a John Maynard Keynes di

opporsi alla

visione liberista sul ruolo dello Stato nell’economia.

Keynes ha influenzato grazie alle sue idee sia l‘economia che la politica propugnando un

intervento statale

nell’economia enormemente accresciuto, da realizzare per il tramite della spesa pubblica. Egli

sosteneva

che numerose esigenze dei cittadini non venivano soddisfatte dal mercato privato (fallimenti del

mercato) e

che lo Stato avesse il compito di stabilizzare la congiuntura economica con misure fiscali e

monetarie atte a

garantire la piena occupazione.

Negli anni Settanta e Ottanta, la fiducia nell’efficacia degli strumenti tradizionali di politica fiscale e

monetaria è stata però scossa dall’esperienza delle fasi di stagflazione seguite alle crisi petrolifere

del 1974

e del 1979; inoltre, molti squilibri che le politiche pubbliche dovevano correggere sono ancora

presenti e

tutti sono d’accordo nell’affermare che le buone intenzioni non bastano (I fallimenti pubblici).

1.3.4 I fallimenti pubblici

Sappiamo che non sempre l’intervento dello Stato è efficace ed efficiente (esiste un’evidenza

empirica che

mostra come in certe situazioni l’intervento regolamentativo dello Stato porta ad inefficienze di

costo) ed in

queste situazioni non è possibile correggere i fallimenti del mercato (esempio: ferrovie “private”

svizzere)

Sono quattro i principali motivi che spiegano i ricorrenti insuccessi del settore pubblico:

1. Informazione incompleta

conseguenze degli interventi difficili da prevedere, l’informazione limitata di cui dispone lo Stato può impedire di

distinguere tra chi è davvero invalido e chi finge di esserlo

2. Controllo limitato delle reazioni del settore privato

In riferimento all’esempio dei programmi di assistenza sanitaria lo Stato non controlla direttamente il livello totale della

spesa stessa ma solo, eventualmente, i prezzi

3. Controllo limitato della burocrazia

lo Stato fa le leggi e i burocrati fannulloni le applicano male e o lentamente

4. Limitazioni imposte dal processo politico

l’elettorato, ad esempio, tende a preferire sempre e comunque le soluzioni semplici a problemi che in realtà sono

complessi

Pagina 7 di 39

1.4 Pensare come un economista pubblico

1.4.1 Chi o che cosa è il settore pubblico?

Esistono varie nozioni e ciascuna rispondente a un’esigenza

diversa, di settore pubblico ma, sostanzialmente, il settore

pubblico è il complesso delle attività e delle istituzioni a

carattere pubblico. Esso è composto da Imprese Pubbliche,

Aziende Municipalizzate, Aziende di Stato e dalla Pubblica

Amministrazione.

Possiamo considerare due differenze importanti nella distinzione tra le organizzazioni/settore

pubblico e

privato:

1. In un sistema democratico i responsabili della gestione di enti pubblici sono eletti o nominati da

qualcuno che è stato eletto; al contrario gli amministratori di enti privati sono scelti da un consiglio

di amministrazione che si auto‐perpetua.

2. Lo Stato è dotato di un potere di imperio che le organizzazioni private non hanno

1.4.2 Principali funzioni e strumenti del settore pubblico (Stato)

Il settore pubblico deve ottemperare alle seguenti

funzioni (a causa dei fallimenti del mercato):

1. Stabilire la cornice legale.

2. Allocazione delle risorse.

3. Distribuzione del reddito.

4. Stabilizzare il sistema economico

Gli strumenti di cui lo stato dispone:

1. La spesa pubblica

Erogata sia dall’amministrazione centrale

che da quelle locali (soprattutto in

Svizzera dove l’intervento pubblico si

rivolge tanto al sistema economico nel

complesso quanto alle regioni) e

composta in larga misura da previdenza e

assistenza soc., sanità e istruzione.

2. Le entrate tributarie (imposte)

La pressione tributaria e contributiva è una misura aggregata delle quattro categorie di entrate

tributarie seguenti rapportate al PIL:

a. Imposte dirette (imposte normali)

b. Imposte indirette (IVA)

c. Tasse (contributi essenzialmente non obbligatori)

d. Contributi sociali

3. L’attività delle imprese pubbliche

Lo Stato svolge alcune attività utilizzando non la pubblica amministrazione, ma creando delle imprese. L’impresa

pubblica

si differenzia da quella privata perché non persegue fini di lucro persegue l’obiettivo della massimizzazione del

benessere

sociale e può perseguire obiettivi di politica sociale e regionale

4. La regolamentazione di attività private

La regolamentazione economica designa il controllo dei prezzi, delle condizioni di entrata/uscita e degli standards di una

industria. La regolamentazione sociale viene usata per promuovere la salute e la sicurezza di lavoratori e consumatori.

Pagina 8 di 39

1.4.3 Le tre domande fondamentali

Gli economisti (anche quelli del settore pubblico) studiano la scarsità (come la società sceglie di

impiegare

le limitate risorse di cui dispone) e si interrogano in relazione a quattro domande fondamentali.

Gli economisti del settore pubblico si concentrano sulle scelte fatte all’interno del settore

pubblico, sul

ruolo dello Stato, sul modo in cui vengono prese le decisioni pubbliche e sui modi in cui il settore

pubblico

influenza le decisioni prese nel settore privato relazionandosi, come gli altri, alle seguenti quattro

domande

fondamentali (prossima pagina)

1. Cosa produrre?

quale quota delle risorse complessive dovrebbe essere destinata alla produzione di beni pubblici.

Questo problema di scelta viene spesso illustrato mediante la curva delle

possibilità produttive: è possibile destinare più risorse alla produzione di beni

pubblici, ma solo riducendo contemporaneamente quelle utilizzabili per produrre

beni privati. I punti situati al di sotto della curva sono inefficienti mentre che i

punti al di sopra della curva sono inattuabili.

2. Come produrre?

impiego di capitale o lavoro?Uso di tecnologìe che risparmiano energia o meno? Inoltre: le

politiche

pubbliche influenzano anche il modo in cui le imprese private producono (norme ambientali,

ecc…).

3. Per chi produrre?

Il problema della distribuzione. Le imposte influenzano il reddito disponibile dei diversi soggetti e

politiche pubbliche diverse avvantaggiano gruppi sociali diversi.

4. In che modo prendere queste decisioni?

Le decisioni pubbliche/collettive sono molto più complesse di quelle relative ai singoli individui e

uno degli obiettivi dell’economia pubblica è lo studio della formazione delle scelte collettive nei

sistemi democratici

1.4.3.1 Come i mercati rispondono alle tre domande fondamentali

1. Cosa produrre viene stabilito dal voto espresso mediante il portafoglio dai consumatori nelle

decisioni di acquisto quotidiane.

2. Come produrre dipende dalla concorrenza tra i vari produttori e la concorrenza è metodo di

produzione più efficiente.

3. Per chi produrre (chi consuma e in quali quantità) dipende dalla distribuzione dei salari, delle

rendite fondiarie, dei tassi di interesse e dei profitti (mercato dei fattori di produzione).

I mercati non sempre riescono a risolvere in modo ottimale i tre problemi economici di cui sopra;

per

questo motivo è necessario l’intervento dello Stato e di riflesso lo studio dell’economia del settore

pubblico.

1.5 Il settore non profit

Il settore non profit è composto da imprese/organizzazioni

private operanti prevalentemente nei settori

dell’assistenza, della sanità, dell’educazione, della cultura e

della cooperazione internazionale, il cui statuto proibisce la

distribuzione di extraprofitti a qualunque membro

dell’organizzazione (extraprofitti da reinvestire), il cui scopo

è la produzione di determinati beni che i soggetti costituenti

l’impresa non‐profit ritengono utile offrire alla società.

Pagina 9 di 39

Il grafico mostra chiaramente che in rapporto al PIL

la spesa pubblica non è aumentata molto e tende

ad essere costante.

In termini assoluti sembra che l’aumento della

spesa pubblica possa essere preoccupante, in

realtà il valore assoluto non dice molto

Operando un confronto internazionale scopriamo

poi che la spesa pubblica in Svizzera, in rapporto al

PIL, è fra le più basse fra i paesi più importanti

1.5.1 Classificazione delle ONP private secondo la fonte di finanziamento

2 Il settore pubblico in pratica (non c’è il capitolo sul libro, è Filippini)

2.1 Introduzione

Attualmente in Svizzera e in altri sistemi ad economia mista si discute intensamente sulla

dimensione

appropriata del settore pubblico che, secondo alcuni economisti è troppo ampio, mentre che

secondo altri

è troppo piccolo.

In questo capitolo si analizzerà il campo d’azione del

settore pubblico in Svizzera e si faranno dei confronti

internazionali.

2.2 Che cos’è la spesa pubblica?

La spesa pubblica può essere definita come la somma di

tutti i pagamenti effettuati dallo Stato (al netto dei

trasferimenti intergovernativi, tenendo conto dei differenti

sistemi di misurazione e dei possibili doppi conteggi) per

l’offerta di servizi pubblici o comunque per finalità non

raggiungibili attraverso il mercato. A lato si può vedere

l’evoluzione della spesa pubblica in Svizzera.

2.3 Dimensione ed evoluzione della spesa

pubblica

La misura in valore assoluto della spesa pubblica è un

concetto privo di significato se non viene paragonato ad

altre grandezze economiche (PIL, entrate tributarie, …). Le

grandezze economiche che possono essere tenute in

considerazione considerando l’entità della spesa pubblica

sono:

• Quota di risorse che passa per la spesa pubblica

Si ottiene dividendo la spesa pubblica per il PIL

• Il grado di regolamentazione presente nei vari

settori economici

Nei confronti internazionali è importante tenere ben presente l’esistenza o meno di assicurazioni

sociali e

sanitarie obbligatorie così come l’esistenza di economie sommerse che possono relativizzare

ulteriormente

la dimensione della spesa pubblica (in più non sempre le definizioni di spesa pubblica coincidono)

Pagina 10 di 39

Operando un confronto internazionale scopriamo

che in Svizzera la pressione fiscale non è

certamente tra le più elevate (nonostante

l’ammontare elevato delle entrate; gli altri grafici

che non ho inserito mostravano un aumento

considerevole delle entrate in assoluto ed una

costanza esprimendo le entrate in % al PIL)

2.3.1 Crescita della spesa pubblica

Dalla fine della seconda Guerra mondiale si assiste ad un prolungato processo di crescita della

spesa in

tutte le economie industrializzate, che arriva fino all’inizio degli anni ’80. In questo periodo sono

soprattutto la spesa sociale (sanità, previdenza, assistenza e istruzione), per la costruzione del

Welfare

State, e l’evoluzione del concetto di “servizio pubblico” a spingere verso l’alto il livello della spesa

pubblica.

Per quanto riguarda il periodo più recente, nel corso degli anni ’80 e ’90 si sono registrati segni di

resistenza

all’aumento della spesa, soprattutto nei paesi anglosassoni.

2.3.2 Evoluzione della spesa pubblica in svizzera

La Svizzera è caratterizzata da un sistema ad economia mista

che ha sempre lasciato molto spazio al mercato.

Dopo la seconda Guerra Mondiale la presenza dello Stato è

leggermente diminuita (diminuzione delle spese per la difesa). A

partire dagli anni sessanta la spesa pubblica è aumentata

notevolmente: costruzione di grandi opere d’infrastruttura nel campo

delle comunicazioni, della sanità e dell’istruzione. A partire dalla fine

degli anni ottanta la spesa pubblica ha ricominciato a presentare tassi

di crescita elevati: crescita economica rallentata, aumento della

disoccupazione, aumento della spesa per l’assicurazione

disoccupazione, …

2.4 Le entrate

Le entrate pubbliche sono il complesso delle attività finanziarie che affluiscono al settore pubblico

per far

fronte alle esigenze di spesa e di intervento nell’economia. Anche in questo caso per procedere a

confronti

internazionali è importante paragonare l’ammontare dei tributi con quanto viene offerto dallo Stato

in

questione.

Il settore pubblico riceve entrate da diversi canali:

Prezzi

1.

per vendita o affitto di merci e servizi

2. Tributi

• Tasse (tributi sostanzialmente non obbligatori che si

basano sul beneficio)

• Imposte (prelievi coattivi che non prevedono una

controprestazione specifica, che servono al

finanziamento di beni e servizi pubblici ed un certo

grado di ridistribuzione del reddito)

• Contributi (tributi obbligatori che prevedono una

controprestazione);

Prestiti

3.

lo Stato può raccogliere mezzi finanziari sul mercato del

risparmio

Pagina 11 di 39

Disavanzo Svizzero in % del PIL Confronto internazionale del tasso di disavanzo

Debito pubblico svizzero in rapporto al PIL

Confronto internazionale del debito pubblico in

2.5 Disavanzo e debito pubblico

Quando la spesa pubblica è superiore alle entrate tributarie si verifica un fenomeno noto come

disavanzo o

deficit (variabile di flusso) per il cui finanziamento si fa ricorso al debito pubblico (variabile di

stock).

Il finanziamento del debito pubblico può essere di tipo:

• monetario (stampa di carta moneta, processi inflazionistici) o

• non monetario (emissione di debito fruttifero).

Il debito pubblico influisce direttamente sui seguenti elementi:

• Ridistribuzione del reddito

il pagamento degli interessi derivanti dal debito viene effettuato a vantaggio delle sole categorie dei sottoscrittori del

debito, il prelievo delle imposte necessarie a pagare gli interessi determina un aumento della pressione fiscale per tutti

• Effetti del debito sulla composizione del portafoglio dei risparmiatori

spiazzamento dell’investimento privato, esistenza di un capitale fisico minore e svantaggio per le generazioni future

2.6 Stato federale e sistema fiscale

La teoria economica nota come teoria del federalismo fiscale, giustifica la presenza del governo

locale in

termini di efficienza e rileva due principali ragioni economiche che giustificano l’esistenza di

governi locali:

• la presenza di beni pubblici locali;

• la presenza di diversità delle preferenze per i beni pubblici locali tra le circoscrizioni locali.

2.7 Un indicatore alternativo: l’indice di libertà economica

Indice globale calcolato sulla base di indici parziali che coprono i seguenti settori e che cerca di

misurare la

libertà economica dei vari paesi industrializzati:

• Dimensione del settore pubblico: Spesa pubblica, imposte,imprese pubbliche;

• Diritti e doveri giuridici, grado di legalità e garanzia dei diritti di proprietà;

• Mercato del credito;

• Libertà di commercio a livello internazionale;

• Regolamentazione del mercato del lavoro e dei settori economici.

In questo indice la Svizzera è storicamente fra i primi cinque della classifica (che ne conta più di

100)

Pagina 12 di 39

L’intuizione alla base della posizione di Smith è semplice:

se qualche bene o servizio cui i consumatori attribuiscono un valore non viene

correntemente prodotto, essi saranno disposti a pagare qualcosa per averlo. Gli

imprenditori, nella loro ricerca del profitto, sono sempre a caccia di tali opportunità. Se

il valore attribuito dal consumatore a una data merce è superiore al costo di

produzione, esiste un potenziale profitto per l’imprenditore, che senz’altro deciderà di

produrre quella merce. Analogamente, se esiste un processo meno costoso di quello

correntemente utilizzato per produrre un dato bene, l’imprenditore che lo scoprisse

potrebbe praticare un prezzo inferiore a quello dei concorrenti, conseguendo così un

profitto. La ricerca del profitto da parte delle imprese è, quindi, una ricerca di più

efficienti tecniche di produzione e nuovi prodotti che rispondano meglio ai bisogni dei

3 L’efficienza del mercato (capitolo 2 del libro e lezione 3)

3.1 Introduzione

Domande fondamentali:

1. Che cosa intendono gli economisti quando sostengono che un’economia è efficiente?

2. Quali condizioni devono essere soddisfatte affinché i mercati funzionino in modo efficiente?

3. Perché si è convinti che in concorrenza perfetta i mercati garantiscano un risultato efficiente?

4. Se i mercati privati fossero efficienti, perché lo Stato dovrebbe svolgere un ruolo

nell’economia?

Per rispondere a questi interrogativi occorre innanzitutto comprendere cosa si intende

precisamente per

efficienza economica.

3.2 L’efficienza dei mercati concorrenziali: la mano invisibile

3.2.1 La teoria della mano invisibile

“ogni individuo, perseguendo

egoisticamente il proprio interesse, viene

guidato, come da una mano invisibile, a

conseguire il risultato migliore per tutti”

(Adam Smith, 1776)

Per comprendere l’importanza di questa intuizione

occorre considerare l’idea ampiamente diffusa

all’epoca secondo cui il migliore raggiungimento

dell’interesse pubblico richiede un governo attivo

(mercantilisti)

Tuttavia, nel corso degli ultimi due secoli, gli economisti sono giunti a comprendere che in alcune

importanti situazioni il libero mercato non funziona così perfettamente e le notevoli proprietà di

efficienza

della mano invisibile possono venire meno. Chiameremo queste situazioni i fallimenti del

mercato

(monopoli, inquinamento, disoccupazione, distribuzione del reddito non equa, ...)

3.3 Economia del benessere ed efficienza paretiana

L’economia del benessere è il filone della teoria economica che affronta gli aspetti normativi. La

questione

normativa più importante per l’economia del benessere è costituita dalla scelta organizzativa di un

sistema

economico, ossia:

• cosa si deve produrre

• come realizzare la produzione

• per chi e chi prende le decisioni.

Ci possono essere infinite combinazioni di pubblico‐privato: come valutare e confrontare tali

alternative?

Per confrontare le varie decisioni alternative di ripartizione dei compiti fra Stato e imprese private si

fa

ricorso al criterio noto come efficienza paretiana:

“l’ottimo paretiano è costituito da un’allocazione delle risorse tra gli individui in modo tale da non

poter

migliorare la situazione di qualcuno senza peggiorare quella di un altro”

Pagina 13 di 39

EFFICIENZA IN UN SINGOLO MERCATO

La curva di domanda di un mercato si ottiene sommando

le curve dei singoli individui che, nel prendere la

decisione su quanto acquistare di un bene, uguagliano il

beneficio marginale al costo marginale … ma se gli

individui che comprano ad un determinato prezzo di

mercato lo fanno in modo efficiente, allora il singolo

mercato è pure efficiente (vale anche per l’intero

sistema? Vedi condizioni a sinistra)

DIAGRAMMA DELLA SCATOLA DI EDGEWORTH

Affinché si abbia efficienza paretiana, occorre che le due

curve di indifferenza siano tangenti, in modo che il

saggio marginale di sostituzione di vestiti e cibo sia lo

stesso per entrambi i consumatori (il diagramma illustra

bene quanto scritto a sinistra riguardo il raggiungimento

dell’efficienza dello scambio).

Il luogo dei punti di tangenza delle curve di indifferenza

è chiamato curva dei contratti.

Il sistema deve trovarsi per forza almeno in un punto

come R (perché ciò che è prodotto è sicuramente

consumato), dal quale si sposterà in un punto come T

(ammettendo che T si trovi sulla curva dei contratti)

perché gli individui, fino a quel punto, avranno

continuamente interesse a scambiare per spostarsi su

una curva di livello utilità superiore

Il criterio paretiano di efficienza è individualistico in due sensi:

Considera solo il benessere di ciascun individuo e non il benessere di diversi individui

1.

non considera l’ineguaglianza, vedi teorema due dell’economia del benessere: se una modifica migliorasse di molto la

situazione dei ricchi ma lasciasse immutata quella dei poveri vi sarebbe un miglioramento paretiano

Quello che conta è solo la percezione che ciascun individuo ha del proprio benessere

2.

il consumatore è sovrano e pure il miglior giudice dei propri bisogni e necessità.

3.3.1 Condizioni di base per l’efficienza di Pareto a livello sistemico

Per sviluppare un’analisi più approfondita rispetto a quella del semplice modello di base della

domanda e

dell’offerta (vedi box a lato che illustra bene come un

singolo mercato possa essere efficiente), gli economisti

considerano tre diversi aspetti dell’efficienza, tutti necessari

perché vi sia efficienza paretiana a livello sistemico e non

solo di singolo mercato (condizioni di base per l’efficienza

di Pareto):

conseguire l’efficienza nello scambio (vedi 3.3.1.1)

1.

un’ allocazione di beni è efficiente solo se i beni sono distribuiti in modo

tale che il saggio marginale di sostituzione tra una coppia qualunque di

beni sia lo stesso per tutti i consumatori (i beni prodotti devono essere

destinati ai consumatori che attribuiscono ai beni il valore più elevato)

conseguire l’efficienza nella produzione

2.

la produzione di beni è efficiente quando il saggio marginale di

trasformazione tra una coppia qualunque di fattori di produzione è lo

stesso per tutte le imprese. Date le risorse, la produzione di un bene

non deve poter essere aumentata se non diminuendo quella di un altro

bene

conseguire l’efficienza nella composizione del

3.

prodotto (mix di produzione)

l’efficienza richiede che il saggio marginale di sostituzione di ogni

consumatore eguagli esattamente il saggio marginale di trasformazione

dell’economia. I diversi beni prodotti devono corrispondere

effettivamente a quelli desiderati dai consumatori

3.3.1.1 Conseguire l’efficienza dello scambio

(Edgeworth)

Se un’economia è caratterizzata da efficienza dello

scambio, non è possibile spostare una quantità maggiore di

un bene da un consumatore all’altro senza dover

necessariamente ridurre l’utilità di uno dei due (frontiera

delle possibilità d’utilità, vedi pagina seguente).

Poiché in concorrenza perfetta i prezzi sono gli stessi per

tutti i consumatori, e ciascuno di essi uguaglia il proprio

saggio marginale di sostituzione al rapporto tra essi

(microeconomia: l’ottimo si trova nel punto di tangenza fra

il vincolo e la curva di utilità più elevata), tutti i consumatori

avranno lo stesso saggio marginale di sostituzione.

In precedenza, abbiamo visto che la condizione per

l’efficienza nello scambio è che il saggio marginale di

sostituzione sia lo stesso per tutti gli individui. Ecco quindi

dimostrato che i mercati di concorrenza perfetta sono

caratterizzati dall’efficienza nello scambio.

Pagina 14 di 39

Ciò che segue è la costruzione della curva delle possibilità d’utilità

Date le preferenze dei consumatori, si può determinare,

per ogni livello di utilità dei consumatori, l’utilità massima

raggiungibile e ciò dà luogo alla curva delle possibilità

d’utilità (in modo analogo a quanto facciamo per la curva

delle possibilità produttive, vedi 3.3.1.3, l’immagine a lato

si rifà alla costruzione della curva delle possibilità

produttive ma la costruzione è la stessa).

3.3.1.2 Conseguire l’efficienza nella produzione

Come l’efficienza dello scambio richiede che il saggio marginale di sostituzione tra ogni coppia di

beni sia lo

stesso per tutti i consumatori, così l’efficienza della produzione richiede che il saggio marginale

di

sostituzione tecnica sia lo stesso per tutte le imprese.

In concorrenza perfetta il prezzo dei fattori è lo stesso per tutte le imprese, quindi tutte le

imprese che

utilizzano lavoro e terra uguaglieranno il loro saggio marginale di sostituzione tecnica allo stesso

rapporto

tra i prezzi (come nel capitolo 3.3.1.1). Di conseguenza, in equilibrio, tutte le imprese saranno

caratterizzate

dallo stesso saggio marginale di sostituzione tecnica – il che rappresenta proprio la condizione

richiesta per

l’efficienza nella produzione.

3.3.1.3 L’efficienza nella composizione del prodotto

Se un’economia è caratterizzata da efficienza produttiva, non è possibile produrre una quantità

maggiore

di un bene senza dover necessariamente ridurre la quantità prodotta di un altro bene (frontiera

delle

possibilità produttive).

Vediamo come si costruisce la curva delle possibilità produttive:

per scegliere la migliore combinazione di mele e arance da

produrre, è necessario considerare sia le possibilità della

tecnologia sia le preferenze dei consumatori. Date le tecniche

di produzione, si può determinare, per ogni livello dell’output

di mele, la quantità massima di arance che è possibile

produrre e ciò dà luogo alla curva delle possibilità di

produzione. O, in altri termini, ammettendo che l’unica

produzione efficiente sia quella che sta sulla curva dei

contratti, ogni punto sulla curva dei contratti nella scatola

della produzione di Edgeworth descrive specifiche quantità di produzione di cibo e di vestiario. Se si riportano le coppie

cibo/vestiario che giacciono sulla curva dei contratti in un altro grafico si costruisce la cosiddetta frontiera delle possibilità

produttive.

3.3.1.4 Teoria dell’equilibrio generale

La teoria dell’equilibrio economico generale dice che i sistemi perfettamente

concorrenziali sono efficienti in quanto tutte e tre le condizioni appena viste sono

contemporaneamente soddisfatte.

I fallimenti del mercato, invece, spingono il sistema economico all’interno sia della

frontiera produttiva che della frontiera dell’utilità.

Pagina 15 di 39

3.3.2 I due teoremi fondamentali dell’economia del benessere

Coma già visto nel capitolo 3.2.1, in concorrenza perfetta vale che:

• tutti i prezzi dei sono uguali ai costi marginali;

• tutti i prezzi dei fattori sono uguali ai loro prodotti marginali

Ne conseguono i seguenti due teoremi dell’economia del benessere:

1. Qualsiasi sistema economico di concorrenza perfetta è efficiente in senso paretiano

i sistemi in concorrenza si differenziano quindi solo per la distribuzione del reddito o, in altri termini: “un’economia

perfettamente concorrenziale è situata su un punto della frontiera delle possibilità di utilità”

2. Qualsiasi allocazione delle risorse Pareto‐efficiente può essere ottenuta tramite il

mercato,

(purché vengano ridistribuite adeguatamente le risorse iniziali)

Questo teorema ha un’implicazione straordinaria: esistono molteplici punti pareto‐efficienti (ridistribuire le risorse iniziali

in modo diverso fra i vari agenti) e l’efficienza non necessita l’esistenza di un pianificatore. In altri termini “è possibile

raggiungere qualsiasi punto della frontiera delle possibilità con la conc. perf., ridistribuendo le dotazioni iniziali”.

3.4 I fallimenti del mercato

Vi sono almeno 7 possibili cause di insufficienza del mercato (eventualmente si aggiungano

disoccupazione/ inflazione come ulteriori esempi di fallimento di mercato), ciascuna delle quali è

stata

usata per giustificare la possibilità di un intervento pubblico nel mercato:

concorrenza imperfetta (monopolio normale e naturale)

1.

Nel caso del monopolio si può verificare una perdita di benessere dovuta alla

riduzione dell’output (prima immagine a destra). Nel caso di monopolio naturale

(seconda immagine a destra) costi medi sempre decrescenti impongono dimensioni

aziendali così elevate che per poter essere efficienti il monopolio è indispensabile.

Nel caso di monopolio naturale la curva dei costi unitari è ancora decrescente nel

punto in cui taglia la curva di domanda.

beni pubblici (molti beni che lo Stato fornisce non sono pubblici)

2.

sono beni che il mercato privato o non offre affatto o offre in quantità insufficienti (es. difesa nazionale, ausili alla

navigazione,

...). I beni pubblici puri hanno due proprietà cruciali:

a. non rivalità nel consumo (CM=0);

b. non escludibilità.

3. Esternalità

I casi in cui un individuo impone un costo ad altri individui, ma non li indennizza, sono

noti come esternalità negative (es. inquinamento atmosferico, fonico, idrico, ...). I casi

in cui un individuo apporta agli altri un beneficio, senza ottenere un indennizzo, sono

noti come esternalità positive (es. giardino fiorito, paesaggio alpestre, ...). In caso di

esternalità, l’allocazione delle risorse fornita dal mercato può non essere efficiente.

4. Mercati incompleti

Ogniqualvolta i mercati privati non offrono un bene o un servizio, pur essendo il suo

costo di produzione inferiore al prezzo che i consumatori sarebbero disposti a pagare, si ha un’insufficienza del mercato

che

viene indicata come mercati incompleti (ad esempio il mercato privato non offre copertura assicurativa per molti

importanti

rischi affrontati dagli individui)

5. Informazione imperfetta

Una delle condizioni che garantiscono il funzionamento del mercato è la perfetta informazione degli attori economici.

Esistono

molte situazioni caratterizzate da asimmetria informativa. La presenza di asimmetria informativa può portare alla

scomparsa di

un mercato (per esempio la selezione avversa nel campo assicurativo fa si che coloro i quali tendono a stipulare

un’assicurazione tendono ad essere gli individui a maggior rischio, le compagnie assicurative aumenteranno quindi i

premi che

scoraggeranno le persone con rischi minori dall’acquisto dell’assicurazione e l’offerta assicurativa scompare. Il moral

hazard

invece riduce gli incentivi che hanno gli individui ad evitare tutto ciò contro cui si sono assicurati

6. ridistribuzione della ricchezza

I mercati di tipo concorrenziale possono dar luogo ad una distribuzione del reddito che la società non ritiene equa o

molto

sperequata, che non permette a parte di essa di raggiungere uno standard di vita minimo. Occorre dunque un intervento

dello

Stato con programmi di ridistribuzione del reddito (imposte progressive, sussidi, …) e offerta di servizi pubblici. Le

argomentazioni per questo intervento a favore della ridistribuzione del reddito poggiano su valori sociali e non

sull’efficienza.

Beni meritori

7.

I beni meritori vengono offerti come servizi pubblici perché il loro consumo è ritenuto desiderabile dalla società; essi

potrebbero essere offerti in un mercato libero con il rischio di incontrare forti discriminazioni (esempio:scuola)

Pagina 16 di 39

3.4.1 Servizio di pubblica utilità e fallimento del mercato

Da un punto di vista della teoria dell’economia pubblica il concetto di servizio di pubblica utilità o

più in

generale di servizio pubblico è legato a (sono riportati alcuni esempi):

3.4.2 Il ruolo dello Stato

Nel primo capitolo si è visto come l’analisi delle attività del settore pubblico comprenda sia

l’approccio

normativo, che si occupa di stabilire cosa dovrebbe fare lo Stato, sia l’approccio positivo, che

cerca di

descrivere e spiegare cosa effettivamente fa lo Stato e con quali conseguenze. Possiamo ora

collegare la

nostra trattazione di insufficienze del mercato e beni meritori a questi due approcci alternativi:

1. l’approccio normativo al ruolo dello Stato si chiede come lo Stato possa affrontare i fallimenti

del

mercato e le altre inadeguatezze nel processo di allocazione delle risorse. Inoltre l’approccio

normativo nel valutare o predisporre programmi pubblici d’intervento pone l’accento su cosa

dovrebbe essere fatto per correggere le imperfezioni dei mercati secondo il giudizio di valore del

decision maker.

1. L’approccio positivo si chiede cosa fa lo Stato, con quali effetti e in che modo la natura del

processo

politico (compresi gli incentivi che determina per burocrati e politici) aiuta a spiegare ciò che lo

Stato fa e come lo fa.

Comprendere e descrivere il processo decisionale, il design di un programma e i suoi effetti in

modo

pragmatico (approccio positivo), può risultare più utile rispetto all’approccio normativo

3.4.3 Riassunto delle principali cause di fallimento dei mercati

Pagina 17 di 39

4 Efficienza ed equità

4.1 Introduzione

Anche se un’economia di concorrenza perfetta è efficiente, la distribuzione del reddito cui essa

dà luogo

può non essere gradita. In effetti, una delle principali conseguenze, e uno dei principali obiettivi,

dell’attività dello Stato è proprio la modifica della distribuzione del reddito.

Quando si interviene con un programma pubblico gli economisti sono principalmente interessati

ad

analizzarne i due effetti principali:

1. effetto sull’efficienza economica

2. conseguenze distributive

Per valutare un programma pubblico è spesso necessario soppesare le conseguenze

sull’efficienza

economica e sulla distribuzione del reddito e un obiettivo centrale dell’economia del benessere

è fornire

un contesto teorico di riferimento nell’ambito del quale valutazioni del genere possano essere

realizzate in

modo sistematico.

L’economia del benessere si occupa quindi della formulazione e dell’applicazione di criteri che

consentano

di esprimere giudizi sulla desiderabilità di proposte alternative.

Questo capitolo mostra come gli economisti trattano il concetto di trade‐off tra efficienza ed equità

e cerca

di rispondere esaustivamente alle seguenti domande:

1. Quale quadro metodologico utilizzano gli economisti per valutare le scelte sociali quando vi sono

trade‐off tra efficienza ed equità?

2. In che modo gli economisti misurano efficienza ed equità?

3. In che modo i governi traducono questi principi teorici generali in una forma che può essere

effettivamente utilizzata nel processo decisionale?

Lo schema seguente indica alcuni degli strumenti che saranno trattati all’interno del capitolo:

Pagina 18 di 39

Esempio costruzione parco

cittadino: da B a Z e con la

compensazione verso A

4.2 Criteri di valutazione delle scelte pubbliche basate sulla teoria

dell’economia del benessere

Criteri per determinare se un determinato programma pubblico aumenta o meno il benessere

sociale:

1. Criterio: efficienza paretiana

2. Criterio: Kaldor‐Hicks

3. Criterio: funzioni di benessere sociale

4. Criterio: insieme di indicatori empirici e parziali

4.2.1 Il criterio dell’efficienza paretiana

Ci troviamo in presenza di ottimo paretiano quando non è possibile migliorare la situazione di

qualcuno

senza peggiorare allo stesso tempo quella di qualcun altro al contrario, quando riusciamo ad

aumentare il

benessere di almeno un individuo senza diminuire quello di un altro, ci troviamo confrontati con un

miglioramento paretiano; a questo punto è quindi importante ricordare che la maggior parte dei

programmi pubblici beneficia alcuni individui a spese di altri e che quindi, a questo proposito, il

criterio di

Pareto non è molto interessante perché favorisce piuttosto il mantenimento dello status quo

La proprietà più importante del criterio paretiano di efficienza è che è individualistico, nel senso

che:

• Considera solo il benessere di ciascun individuo e non l’ineguaglianza.

• É coerente con il principio generale della sovranità del consumatore (ogni singolo individuo è

il

miglior giudice dei propri bisogni)

• Si contrappone al concetto di paternalismo, secondo il quale gli individui possono non essere

lungimiranti e necessitano della guida dello stato

Per comprendere il tipo di guida che il principio paretiano è in grado di offrire, si può utilizzare la

curva

(frontiera) delle possibilità di utilità seguente.

Usando la frontiera delle possibilità di utilità ci si può chiedere:

‐ il programma consente di passare da un punto inefficiente ad uno efficiente?

‐ il programma provoca un movimento lungo la curva di utilità?

È però importante sottolineare che il principio paretiano non fornisce alcun

criterio per ordinare i punti come A e B

4.2.2 Il criterio di KaldorHicks

(efficienza paretiana basata sul principio di compensazione)

Abbiamo appena visto che, siccome molte politiche pubbliche beneficiano

alcuni e danneggiano altri, il principio di Pareto, anche in virtù del fatto che

favorisce il mantenimento dello status quò, non è molto interessante. Per

superare questa limitazione paretiana, Kaldor e Hicks hanno introdotto nel

modello il cosiddetto criterio di compensazione, secondo cui:

un cambiamento costituisce un miglioramento se coloro che ne sono avvantaggiati

possono compensare completamente quanti ne sono danneggiati e ottenere ancora

un guadagno (anche se in verità la compensazione non è necessaria al fine del

raggiungimento dell’efficienza).

Un importante limite del criterio di Kaldor‐Hicks è che viene fondato su

confronti interpersonali di utilità, mentre in realtà la compensazione è monetaria. Si assume quindi

che un

guadagno del valore di un franco per un individuo abbia lo stesso peso di una perdita di un franco

per un

altro individuo.

Pagina 19 di 39

4.2.3 Il criterio delle funzioni di benessere sociale

Per risolvere i limiti dei due principi appena visti si ricorre ad un terzo criterio. Questo criterio è

basato sul

concetto di funzione del benessere sociale e su quello di curva di indifferenza sociale.

L’unico modo di superare la limitazione del criterio paretiano e del criterio Kaldor‐Hicks è di

affrontare

apertamente il problema del confronto interpersonale di utilità.

Una funzione di benessere sociale può essere scritta come W = f(U1, U2, U3, …) dove U

significa utilità

dell’individuo i e W benessere sociale; normalmente si fanno 3 ipotesi riguardo a queste funzioni:

all’aumentare di Ui aumenta pure W

1. W dipende solo dal livello di benessere degli individui

2. vi è avversione all’ineguaglianza, ovvero la fuzione è concava

3.

Come per qualsiasi altra funzione a più variabili in microeconomia, possiamo successivamente

calcolarne le

curve di indifferenza che, in questo caso, chiameremo curve di indifferenza sociale. Queste

curve, derivate

quindi dalla funzione di benessere sociale, indicano le combinazioni dell’utilità di più gruppi rispetto

alle

quali la società è indifferente.

Molti programmi implicano contemporaneamente aumenti e diminuzioni

del benessere di diversi gruppi sociali e ciò che bisogna domandarsi è

quindi quanto, in termini di diminuzione del benessere di un gruppo

sociale, si è disposti a scambiare con un aumento del benessere di un altro

gruppo?

Esistono delle obiezioni di molti economisti rispetto alle funzioni di benessere sociale ed alle

relative

curve di indifferenza:

• Si deve assumere che i confronti interpersonali delle utilità siano possibili (ciò implica la

possibilità

di misurare l’utilità)

• si deve ipotizzare che la MU di un $ dato a un individuo dipenda solo da Y

• alcuni economisti ritengono che il compito dell’economista sia di limitarsi a descrivere le

conseguenze delle diverse politiche, evidenziando chi guadagna e chi perde, senza spingersi oltre

nell’analisi.

Ciononostante,il ricorso alla funzione di benessere sociale, ha il pregio di permettere

un’illustrazione del

possibile conflitto fra equità ed efficienza.

Ciò che segue sono alcuni esempi di tipi curve di indifferenza (non le abbiamo viste, vedi libro per

ulteriori

dettagli) che partono da diverse ipotesi riguardo la forma della funzione di benessere sociale.

Pagina 20 di 39

4.2.4 Decisioni sulla base di indicatori empirici e parziali

In realtà, i funzionari pubblici non derivano curve delle possibilità di utilità, né utilizzano funzioni del

benessere sociale, ma il loro approccio nel decidere se, per esempio, realizzare un particolare

progetto

riflette i concetti che abbiamo introdotto. In primo luogo, essi cercano di individuare e misurare i

benefici

netti che i diversi gruppi ottengono dalla realizzazione del progetto. In secondo luogo, accertano se

il

progetto determina un miglioramento paretiano, cioè se tutti traggono beneficio dalla sua

realizzazione. Se

il progetto non determina un miglioramento paretiano, le cose si complicano:

Un approccio comunemente utilizzato fa riferimento a due semplici indicatori che descrivono gli

effetti in

termini di efficienza ed equità :

1 2

• Se un progetto determina un guadagno netto positivo e riduce il livello misurato di

disuguaglianza,

esso dovrebbe essere realizzato.

• Se la misura relativa all’efficienza è positiva, ma quella della disuguaglianza peggiora (o

viceversa),

allo siamo in presenza di un trade‐off, da valutare mediante una funzione del benessere sociale.

Misure riguardanti l’efficienza:

• rendita del consumatore (surplus del consumatore)

Per misurare i benefici per particolari individui di un determinato programma si usa

normalmente il concetto di disponibilità a pagare. Ci chiediamo quanto un individuo

sarebbe disposto a pagare per trovarsi in una certa situazione piuttosto che in un’altra;

la differenza tra ciò che un individuo è disposto a pagare e ciò che deve pagare è

chiamata surplus del consumatore. La differenza tra la disponibilità a pagare

complessiva e i costi totali di un progetto può essere considerata come l’effetto netto

di efficienza del progetto stesso.

Misure riguardanti l’ineguaglianza:

• Curva di Lorenz e indice GINI

La curva di Lorenz è un metodo per misurare e rappresentare il grado di ineguaglianza

nella distribuzione del reddito mostrando la frazione cumulata del reddito totale di un

paese guadagnata dal 5% più povero della popolazione, quella guadagnata dal 10% più

povero, e cosi via. Una volta disegnata occorre chiedersi come si modificherà in seguito

all’introduzione di un programma di spesa pubblica. L’indice di GINI è pari al rapporto

tra l’area bianca e l’area del triangolo (valore fra 0 e 1)

• indice di povertà

La valutazione degli effetti distributivi di un progetto è spesso molto più complessa di quella relativa agli effetti di

efficienza. In pratica, per valutare gli effetti distributivi delle politiche pubbliche ci si concentra su alcune misure

sintetiche della disuguaglianza. Poiché la diffusione della povertà preoccupa in modo particolare, a essa è dedicata

un’attenzione speciale. L’indice della povertà misura la quota della popolazione con un reddito inferiore a una soglia

critica; al di sotto di tale sogna si è considerati poveri.

4.2.5 Le scelte sociali in pratica

1. Individuare i miglioramenti paretiani

2. Se alcuni individui aumentano il loro benessere mentre altri lo peggiorano, creare gruppi di quelli

che

migliorano, gruppi di quelli che peggiorano (per reddito, regione, età, ...) ed individuare i

guadagni e le

perdite di ciascun gruppo.

‐ Accertare quando i benefici netti aggregati sono positivi (principio di compensazione).

‐ Misurare i mutamenti dell’efficienza e dell’ineguaglianza e valutare i trade‐off.

‐ Calcolare i benefici netti ponderati, attribuendo un peso maggiore alle perdite dei più poveri.

L’efficienza si misura sommando i guadagni o le perdite di ciascun individuo

1 L’equità è misurata facendo riferimento a una qualche misura complessiva del grado di disuguaglianza

2

nella società

Pagina 21 di 39

Il problema del free rider rimane complesso

anche se interviene il settore pubblico in quanto

alcuni individui potrebbero usare il potere di

imposizione dello Stato per avvantaggiarsi (vedi

figura, dove al posto di cadere in A, si cade in B).

5 Beni pubblici e beni privati forniti dal settore pubblico

5.1 Introduzione

Possiamo distinguere le seguenti quattro categorie di beni:

Una risorsa comune è un bene non esclusivo ma rivale nel

consumo poiché si tratta di risorse non esclusive, non è

e,

possibile far pagare per il loro consumo (sono gratuite). Esse


ACQUISTATO

4 volte

PAGINE

35

PESO

629.51 KB

AUTORE

Moses

PUBBLICATO

+1 anno fa


DESCRIZIONE APPUNTO

Riassunto per l'esame di Scienza delle Finanze, basato su appunti personali e studio autonomo del testo consigliato dal docente Economia del Settore Pubblico, Stiglitz.
Gli argomenti trattati sono i seguenti: settore pubblico in economia mista, efficienza mercato, equità, beni pubblici, beni privati, scelte pubbliche, burocrazia.


DETTAGLI
Corso di laurea: Corso di laurea in giurisprudenza
SSD:
Università: Milano - Unimi
A.A.: 2010-2011

I contenuti di questa pagina costituiscono rielaborazioni personali del Publisher Moses di informazioni apprese con la frequenza delle lezioni di Scienza delle Finanze e studio autonomo di eventuali libri di riferimento in preparazione dell'esame finale o della tesi. Non devono intendersi come materiale ufficiale dell'università Milano - Unimi o del prof Lancellotti Ezio.

Acquista con carta o conto PayPal

Scarica il file tutte le volte che vuoi

Paga con un conto PayPal per usufruire della garanzia Soddisfatto o rimborsato

Recensioni
Ti è piaciuto questo appunto? Valutalo!

Altri appunti di Corso di laurea in giurisprudenza

Microeconomia - Appunti
Appunto
Economia politica - Appunti
Appunto
Macroeconomia - Appunti
Appunto
Economia politica - Microeconomia
Appunto