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Una è un bene non esclusivo ma rivale nel

risorsa comune

consumo poiché si tratta di risorse non esclusive, non è

e,

possibile far pagare per il loro consumo (sono gratuite). Esse

sono soggette ad un uso eccessivo (un individuo continua a

usarne fino a quando il beneficio marginale che ne trae è pari a

zero) e possono essere gestite attraverso un’imposta

con un o

pigouviana, sistema di licenze di utilizzo rendendole

esclusive

I hanno due proprietà cruciali, vediamole:

beni pubblici puri

1. (perfetta)

non rivalità nel consumo

La rivalità nel consumo consiste nel fatto che se un bene è utilizzato da un soggetto, non può essere utilizzato da un altro

(se Laura beve da una bottiglia, Franco non può bere dalla stessa). La non rivalità nel consumo si riferisce al caso in cui il

consumo di una persona non va a diminuire o a impedire il consumo di un’altra persona (es. difesa nazionale, i cittadini

sono protetti tutti in ugual modo). caso di fornitura privata ci sarebbe un sottoconsumo e/o una carenza di offerta.

2. (perfetta)

non escludibilità

Riguardo l’escludibilità occorre chiedersi se è possibile escludere un qualsiasi individuo dal godimento di un bene pubblico

(senza incorre in costi ingenti). Ad esempio una nave che passa accanto a un faro non può essere esclusa dai benefici che

il faro produce, di conseguenza anche il sistema dei prezzi è inapplicabile (problema del free rider).

5.2 Beni pubblici e fallimenti del mercato

Per alcuni beni il consumo non è rivale ma l’esclusione è possibile e tale esclusione può venire usata per far

pagare un prezzo per il bene (esempio: le pay tv). Il fatto di far pagare un prezzo per un bene non rivale è

inefficiente in quanto produce un sottoconsumo (ma comunque inevitabile se si desidera far gestire al

mercato un determinato bene): questo è un esempio di fallimento del mercato. Esistono due forme di

fallimento del mercato associate ai beni pubblici:

il

• sottoconsumo

l’offerta

• insufficiente (o inesistente)

5.3 Il problema del “free rider”

Per i beni pubblici puri esiste una sorta riluttanza naturale

degli individui a contribuire volontariamente al loro

finanziamento (problema A causa di ciò, in

del free rider).

un’economia di mercato, si tende a produrre una quantità

insufficiente di beni pubblici puri (o non produrne affatto).

Ecco dunque che è necessario l’intervento pubblico per quei

beni che sono indispensabili ma che nessuno sceglierebbe

liberamente di pagare:

in questo caso gli Stati hanno il potere di obbligare i cittadini a

pagare i beni pubblici tramite le ed a garantire

imposte

l’offerta del bene pubblico in questione (massimizzando così

l’efficienza globale).

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5.4 Beni pubblici puri e misti

Molti beni pubblici che lo Stato fornisce non sono puri in senso stretto, ma presentano soltanto una delle

due caratteristiche dei beni pubblici puri in una certa misura: il costo di un individuo addizionale che

utilizza una strada statale non congestionata è molto basso ma non è nullo, ed è possibile, sebbene

relativamente costoso, escludere persone dall’utilizzo della strada (vedi immagine).

Il consumo di alcuni beni misti può causare due tipi di

problemi:

1. costi marginali esterni di inquinamento

2. ( )

costo opportunità del tempo

costo privato di attesa

Per risolvere questi problemi sono possibili i seguenti rimedi:

1. Road pricing

obiettivi: incasso di denaro, riduzione del traffico e delle esternalità negative ad esso associate e

promozione dell’efficienza

2. Riforme fiscali ecologiche

5.5 Beni privati forniti dal settore pubblico

Per molti beni forniti dal settore pubblico, il consumo è rivale: il consumo da parte di un soggetto riduce

quello di un altro; il costo marginale per l’offerta del bene a un individuo addizionale può essere rilevante,

pari o perfino superiore al costo medio. Questi beni sono noti come beni privati forniti dal settore

Se sono offerti gratuitamente, vi sarà eccesso di consumo.

pubblico.

Le giustificazioni per la fornitura di beni privati da parte del settore pubblico sono essenzialmente due:

1. Costi di gestione del mercato

Se il costo di gestione del sistema dei prezzi è molto alto, può essere più

efficiente offrire il bene su base pubblica e provvedere al finanziamento

mediante il sistema tributario generale (vedi immagine). Supponendo che lo

Stato offra il bene gratuitamente si eliminerebbero i costi di transazione

facendo risparmiare l’intera area tratteggiata ABCD. Un ulteriore guadagno è

a Q (area ABE). D’altro canto i

associato all’incremento del consumo da Q

e 0

consumatori aumenterebbero ancora il consumo da Q a Q (bene gratuito!)

0 m

e ciò risulta chiaramente inefficiente. Per decidere se è opportuno fornire il

bene su base pubblica, occorre quindi confrontare se

+perdita derivante dalla distorsione creata dalle imposte

(ABCD+ABE)>(EFQ

m

utilizzate per finanziare la produzione del bene).

2. Beni meritori

Per evitare gli eccessi di consumo (come quelli evidenziati nel punto 1) di beni offerti dal settore pubblico si

possono utilizzare i seguenti metodi di razionamento:

1. Tariffe

Vantaggi: coloro che beneficiano del bene ne sopportano i costi; Svantaggi: effetti di sottoconsumo

2. Le code

Vantaggi: i beni non vengono allocati in base alla ricchezza degli individui; Svantaggi: sprechi di tempo

3. Fornitura uniforme

Vantaggi: risparmi in termini di costi di transazione; Svantaggi: effetti di sovra/sotto consumo

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5.6 Costruire le curve di domanda per i beni pubblici

La curva di domanda per alcuni beni pubblici, come

ad esempio la difesa, può essere costruita chiedendo

agli individui di dichiarare la quantità di bene pubblico

che gli piacerebbe venisse acquistata se dovessero

pagare una data cifra per ogni unità prodotta.

5.7 Fornitura efficiente di un bene pubblico

Nel caso di un bene non rivale il beneficio sociale marginale del consumo,

dato dalla curva di domanda, è determinato dalla somma verticale delle curve

individuali di domanda a del bene.

Il è dato quindi dal punto in cui la curva di

livello efficiente di fornitura

domanda collettiva e di costo marginale si intersecano nel punto, cioè, in cui il

Beneficio Marginale Sociale uguaglia il Costo Marginale Sociale.

5.8 La valutazione dei beni pubblici: il caso dei beni ambientali inoltre può esistere

Ai beni e servizi ambientali spesso non è associato un prezzo di mercato,

una forte

incertezza sul loro vero valore e significato.

Molte risorse ambientali sono inoltre beni pubblici. Ciò costituisce un’ulteriore caratteristica che rende

difficile l’evoluzione dei mercati di tali beni.

La teoria economica ha sviluppato delle tecniche in base alle quali possono essere attribuiti dei valori ai

beni pubblici ambientali.

5.9 Riassunto: procedure di identificazione di beni pubblici e privati

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6 Le scelte pubbliche

6.1 Introduzione

In una situazione di fallimento di mercato lo Stato è chiamato ad intervenire definendo l’offerta di beni

pubblici, garantendo efficienza ed equità. Il problema che ci si pone in questo capitolo è come scegliere

quali e quanti beni pubblici produrre; secondo l’impostazione dell’economia lo Stato

del benessere

dovrebbe appoggiarsi su alcuni dei seguenti criteri:

1. efficienza paretiana

2. criterio di Kaldor Hicks

3. funzioni di benessere sociale

4. equilibrio di Lindahl

5. indicatori parziali (ad esempio la disponibilità a pagare per un dato servizio)

Nella realtà le decisioni sull’allocazione delle risorse nel settore pubblico sono prese in modo del tutto

diverso (anche se gli indicatori di cui sopra possono marginalmente venir considerati): gli individui eleggono

dei rappresentanti che a loro volta votano un bilancio pubblico, e la spesa viene poi effettuata da una

varietà di entità amministrative.

Nel decidere come votare, un parlamentare ha di fronte due problemi:

1. dei propri elettori

conoscere le preferenze

2. gli elettori differiscono per preferenze e per reddito ma la decisione

aggregare tali preferenze:

dovrà essere unica

Una volta risolto il problema del singolo parlamentare, le vengono poi prese, nel

decisioni sulle spese

caso

di democrazie rappresentative e dirette, tramite il (che permette

metodo del voto a maggioranza

quindi di

scegliere quali e quanti beni pubblici produrre).

6.2 Il processo di formazione delle decisioni pubbliche

Lo schema a lato illustra gli elementi che compongono il un processo,

processo di formazione delle decisioni pubbliche;

questo, che dovrebbe idealmente portare a produrre quantità di

beni pubblici che rifletta le preferenze degli elettori.

Secondo quanto scritto nell’introduzione al capitolo possiamo

però intuire che questo processo è caratterizzato da almeno due

aspetti problematici:

1. Problemi associati al metodo del voto a maggioranza

La decisioni prese attraverso un processo decisionale politico

riflettono le preferenze dei cittadini? Sono efficienti?

2. Problemi relativi al rapporto tra politici, cittadini e gruppi d’interesse

gli scopi privati dei burocrati, dei politici e dei gruppi d’interesse possono ostacolare un risultato efficiente

ad esempio

nell’allocazione delle risorse pubbliche

Secondo la elettori, burocrati, poteri esecutivo e legislativo, i vari gruppi

teoria delle scelte pubbliche,

di

interesse ed i partiti politici partecipano ai processi politici con lo stesso atteggiamento e le stesse

3

motivazioni con le quali effettuano le scelte economiche (ossia cercando di massimizzare la propria

funzione di utilità).

insiemi di individui con interessi comuni che possono essere realizzati attraverso azioni collettive

lobby groups:

3

volte

a veicolare informazioni all’interno del processo politico decisionale in modo da influenzarne l’esito.

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6.3 Gruppi di pressione

I mezzi a disposizione di questi gruppi al fine di influenzare l’esito del processo politico decisionale

possono

essere legali ed illegali e si manifestano generalmente nei quattro modi seguenti:

1. della partecipazione al voto e della raccolta di informazioni

Ridurre i costi

2. per i politici su temi specifici e sulle preferenze degli elettori

Produrre informazioni

3. Corruzione

4. delle campagne dei partiti

Sostegno finanziario

Il risultato del processo politico riflette il potere dei gruppi di interesse. Cosa può dire la teoria economica

circa le caratteristiche che rendono efficace un gruppo d’interesse?

L’azione collettiva efficace si può considerare un bene pubblico rispetto ai membri del gruppo, per questo

motivo sorge in modo evidente il problema del free riding:

Il costo di portare avanti un’azione collettiva efficace è privato (tempo, sforzo, denaro, …)

• Il beneficio risultante è pubblico, internamente al gruppo

I piccoli gruppi riescono a risolvere meglio il problema, in quanto:

1. Osservano e puniscono i free rider

2. I benefici sono molto concentrati (forte incentivo a cooperare)

3. Interazioni frequenti tra i partecipanti

6.4 Problemi associati al metodo del voto a maggioranza

Lo schema illustra bene i possibili risultati del e lascia intuire che esso non

voto a maggioranza

garantisce

miglioramenti paretiani, in questo capitolo illustreremo i motivi che inducono questa conclusione (il primo

semplice è che basta un individuo scontento per far si che non ci sia efficienza in senso paretiano, fatto

salvo il principio di compensazione di Kaldor Hicks).

6.4.1 Fattori che influenzano la domanda di beni pubblici

l’atteggiamento di un individuo nei confronti della spesa pubblica per beni pubblici è legato ai tre fattori

che seguono:

1. l’apprezzamento che può essere maggiore o minore a parità di spesa pubblica

dei beni pubblici,

2. il livello di reddito

3. la struttura del sistema tributario

6.4.2 Come vota il contribuente tipo

Come facilmente intuibile, il contribuente tipo voterà l’alternativa che più lo avvicinerà al suo livello ottimo

di spesa pubblica (quello in cui il beneficio marginale, legato alle preferenze del contribuente, eguaglierà il

costo marginale, legato alla struttura del sistema tributario)

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6.4.3 Problemi del voto a maggioranza

Essenzialmente questi problemi sono i seguenti:

1. Il problema dell’elettore mediano

Il risultato del voto a maggioranza corrisponde alle preferenze dell’elettore mediano (se le preferenze sui beni pubblici

sono legate al reddito, l’elettore mediano sarà il soggetto con il reddito mediano). Questa teoria fornisce quindi una

previsione semplice del risultato nel caso di votazioni a maggioranza. In generale poi l’equilibrio del voto a maggioranza

non è pareto efficiente perché conduce a che l’elettore mediano sopporti un costo maggiore al beneficio marginale.

2. Il paradosso del voto (inesistenza dell’equilibrio del voto a maggioranza)

Indipendentemente dall’ordine con il quale le alternative sono sottoposte al voto a maggioranza, esso non assicura in

tutti i casi il raggiungimento di una decisione semplice e non arbitraria. Infatti, affinché il voto a maggioranza abbia un

equilibrio occorre che vi sia un’alternativa che possa vincere a maggioranza contro ogni altra alternativa (B sconfigge C, C

sconfigge A e A sconfigge B … chi ha vinto?Non lo si può dire con certezza!!!Vedi teorema dell’impossibilità di Arrow)

3. Teorema di Arrow

(vedi prossimo punto)

6.5 Il teorema dell’impossibilità di Arrow

6.5.1 Il teorema

Un meccanismo politico, quindi un sistema di aggregazione delle preferenze, ideale dovrebbe possedere le

quattro caratteristiche seguenti:

1. Transitività

Se A è preferito a B e B a C allora A dovrebbe essere preferito a C, ma questo non è il caso (è il cosiddetto paradosso del

voto ed illustra bene l’assenza di questa proprietà nel caso tipico di preferenze circolari)

2. Scelta non dittatoriale

3. Indipendenza da alternative irrilevanti

Se si tratta di scegliere tra una piscina e un campo da tennis, il risultato non dovrebbe dipendere dall’eventuale presenza

di una terza alternativa (quale una nuova biblioteca)

4. Dominio non ristretto

Il meccanismo deve funzionare indipendentemente dall’insieme delle preferenze e dalla gamma di alternative tra cui si

deve scegliere

Arrow ha dimostrato che ed il

non esiste una regola che soddisfi tutte le proprietà desiderate

suo teorema

suggerisce che, a meno di non conferire poteri dittatoriali a qualcuno, non ci si può attendere che lo Stato

agisca con lo stesso grado di coerenza e razionalità di un singolo individuo, che non è possibile aggregare le

preferenze di individui diversi soddisfacendo le caratteristiche desiderate di un meccanismo di scelta e che

non esiste un sistema di votazione nel quale gli individui votino sempre secondo le proprie vere preferenze.

6.5.2 Le preferenze unimodali quale modo per risolvere il problema sollevato da Arrow

Sebbene il teorema di Arrow dimostri che non esiste una regola di voto che soddisfi sempre le proprietà

desiderabili di un meccanismo di scelta sociale, vi sono particolari condizioni nelle quali il semplice sistema

di voto a maggioranza produce sempre un esito ben definito: è il caso delle preferenze uni modali:

Consideriamo il problema dell’atteggiamento di un individuo nei confronti del livello di G per

l’istruzione: se tale livello è inferiore a un dato minimo, una persona ricca può preferire che i

suoi figli studino in scuole private (in tal caso, qualsiasi aumento della spesa per scuole

pubbliche fa aumentare il carico tributario di questa persona, non facendogli ottenere alcun

beneficio). La sua utilità, quindi, diminuisce all’aumentare della spesa pubblica, fino a un

livello critico, oltre il quale egli decide di mandare i propri figli a una scuola pubblica.

Incrementi della spesa oltre quel livello apportano qualche beneficio a questa persona.

Questa persona preferisce quindi un livello elevato di spesa piuttosto che una spesa nulla, ma una spesa nulla a un livello

intermedio di spesa. In un caso del genere, è possibile che il voto a maggioranza non abbia un equilibrio.

Quando si

Le preferenze riguardanti un singolo bene pubblico sono di solito uni modali.

tratta di scelte

riguardanti più di un bene pubblico, gli ordinamenti raramente risultano uni modali.

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7 Produzione pubblica e burocrazia

Anche se forniscono una giustificazione per l’intervento pubblico, essi non

i fallimenti di mercato

giustificano direttamente la anzi, spesso il settore pubblico sembra un produttore

produzione pubblica

inefficiente. Per questo motivo, negli ultimi anni si è verificato un cambiamento nelle politiche, dalla

produzione pubblica verso la (privatizzazione) in quanto il bene

produzione privata regolamentata

privato

è fornito nella maniera più efficiente e al costo più basso possibile per i consumatori.

7.1 Introduzione

L’intervento nella produzione di beni e servizi è giustificato dalle seguenti circostanze:

pubblico

1. Condizioni di monopolio

2. Esistenza di beni meritori

3. Esistenza di beni pubblici

e può assumere due forme distinte:

1. della produzione privata di beni e servizi pubblici

Regolamentazione

2. di beni e servizi pubblici

Regolamentazione e produzione

Risulta quindi chiaro che l’offerta di beni e servizi pubblici è contraddistinta dai seguenti due momenti

decisionali:

1. (decidere se la fornitura di un dato bene richiede l’intervento dello Stato)

Decisione di fornitura

2. (In che modo intervenire? Azienda pubblica, privata, mista o tipo di

Decisione di produzione

regolamentazione)

Ad esempio, gli esiti di questo processo nel caso

di un intervento statale in presenza di un

monopolio naturale potrebbero assumere le

forme illustrate dalla tabella a lato.

Di regola esso interviene

lo Stato raramente produce direttamene molti beni e servizi pubblici,

prevalentemente definendo le modalità ed il tipo di impresa destinata a svolgere il compito fra le possibilità

seguenti:

Imprese nel settore dei servizi pubblici

Imprese pubbliche

sono organizzazioni aventi lo scopo di produrre beni di tipo

privato il cui patrimonio appartiene allo Stato. Si differenziano da

quelle private per il fatto che non perseguono l'obiettivo del

massimo profitto ma piuttosto quello del massimo benessere

collettivo (possono quindi anche perseguire obiettivi di politica

regionale e sociale). Esse possono essere anche miste

Aziende

autonome

non hanno

personalità

giuridica ed

agiscono sotto

controllo diretto

di un

dipartimento

(es.: aziende

municipalizzate)

Enti pubblici

economici

possiedono

personalità

giuridica di diritto

pubblico, ma

operano

contemporaneam

ente con

strumenti di

diritto privato

Società a

partecipazione

statale

sono normali società

per azioni controllate

dallo Stato

Imprese private

non profit

sono gruppi di persone che si

associano perché motivate da

valori solidaristici la cui

missione è la solidarietà. Esse

devono comunque convivere

con i principi della razionaltià

economica pur essendo

impossibilitati a ridistribuire

extra profitti (che vanno

reinvestiti)

Imprese private

for profit

il loro obiettivo è la

massimizzazione dell'extraprofitto

e quindi del valore

economico dell'azienda stessa

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7.1.1 Alcuni cenni storici

A partire dall’inizio del 1900 si assistette ad un cambiamento di tendenza e ci si avvicinò gradatamente ad

una concezione sempre più favorevole alla gestione diretta delle imprese di servizi pubblici. Poi, a partire

dall’inizio degli anni ’80, nello stesso modo in cui i cambiamenti sociali e la crisi della finanza pubblica

introdussero una discussione sulla ridefinizione di servizio pubblico, il progresso tecnologico ed alcune

scelte ideologiche determinarono l’introduzione di processi di deregolamentazione dei settori

tradizionalmente definiti di monopolio naturale che misero in discussione il ruolo delle Municipalizzate e

delle imprese pubbliche; questo processo è tutt’ora in atto.

7.2 Monopolio naturale

7.2.1 Nel caso monoprodotto

La presenza di costi unitari decrescenti (presenza di

economie di scala) per tutti i livelli di produzione fino

alla quantità massima della domanda di mercato

costituisce una condizione sufficiente per l’esistenza di

un monopolio naturale. Si può anche definire

l’esistenza di un monopolio naturale come l’esistenza di

una funzione di costo sub additiva al livello di produzione per tutte le quantità prodotte.

Il è quindi una manifestazione del fenomeno dei

monopolio naturale rendimenti di scala crescenti

(economie di scala). Questi rendimenti possono sussistere per i seguenti motivi:

i costi fissi di organizzazione non variano al variare del livello di output

• i costi di vendita/acquisto non aumentano proporzionalmente alla scala della transazione

• l’incremento della produzione permette di utilizzare il personale per mansioni più specializzate

• relazione esistente tra superficie e volume e/o migliore sfruttamento di capacità produttive

L’evidenza empirica, rilevata da Filippini per quanto riguarda le aziende di distribuzione elettriche, mostra

che la maggior parte delle aziende elettriche svizzere opera ad una scala di produzione inefficiente.

7.2.2 Nel caso multi prodotto

La maggior parte delle imprese non offre un unico prodotto, ma una gamma di prodotti diversi, tra loro

collegati. Un’impresa che produce molti beni diversi è denominata impresa multiprodotto.

Nel caso di l’esistenza di non é più una condizione sufficiente

produzione multipla, economie di scala

per

definire un mercato un monopolio naturale. L’analisi di queste aziende introduce due nuovi concetti molto

importanti per la definizione di monopolio naturale:

1. economie di scopo ( o di varietà)

Quando la produzione congiunta di due prodotti risulta più conveniente rispetto alla produzione

separata di ciascuno dei due. Le economie di scopo sono determinate da una serie di fattori, tra i

quali é assai rilevante l’impiego di fattori di produzione comuni. L’informazione rappresenta

senz’altro uno dei fattori produttivi più importanti per la produzione e la vendita di prodotti

correlati, in quanto le informazioni relative a un prodotto interesseranno con tutta probabilità

anche un secondo prodotto connesso al primo.

2. economie di scala specifiche (costi medi radiali)

La presenza simultanea di economie di scala specifiche (costi medi radiali decrescenti) e di economie di

scopo definisce un mercato un monopolio naturale, ma una funzione di costo multiprodotto subadditiva è

di per se già sufficiente per definire un mercato un monopolio naturale.

L’evidenza empirica, rilevata da Sing in aziende distributrici di energia elettrica/gas, mostra che le economie

di scopo sorgono più facilmente nelle aziende di piccole dimensioni che non in quelle grandi mentre quella

rilevata da Filippini nei trasporti urbani, mostra che esistono sia economie di scopo sia di scala.

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l’esistenza di funzioni di costo

sub additive è l’unico caso in cui

l’azienda monopolista che pratica

un prezzo uguale al costo

marginale riesce a produrre

extra profitti e non accumula

perdite.

7.2.3 Monopolio naturale e tariffe

Le di imprese pubbliche o private che operano in una situazione di monopolio

politiche tariffarie

naturale

sono influenzate da molti fattori:

1. grado di contendibilità del mercato

2. impresa monoprodotto o multiprodotto

3. elasticità delle differenti curve di domanda (caso multiprodotto);

4. tipo di regolamentazione

I prezzi, in un monopolio naturale gestito da privati e non sotto il controllo

dello Stato sono fissati in modo da produrre in uno dei seguenti punti:

Q ovvero punto di profitto nullo, costo medio = prezzo

1,

nel caso in cui ci siano potenziali entranti (concorrenza monopolistica)

Q , esistono extra profitti, costi marginali = ricavi marginali

*

nel caso in cui non ci siano potenziali entranti o ci siano costi non

recuperabili

Nel caso di monopolio naturale gestito da imprese pubbliche o imprese private

sotto controllo dello Stato esiste una tariffa pubblica. produrrebbe

Un’impresa che si trovi naturalmente ad operare nel punto Q 1

perdite se fosse obbligata a fissare un prezzo equivalente ai costi marginali

(tranne nel caso in cui la funzione di costo sia subadditiva, vedi l’immagine

sottostante) quindi generalmente i monopoli a gestione pubblica sono obbligati

ad operare in Q (per evitare che lo Stato debba concedere sussidi inutili).

1

Quando i sono significativi, un concorrente potenziale potrà

costi non recuperabili

4

temere di non essere in grado di recuperare tutte le spese necessarie per entrare nel

mercato quindi questi costi funzionano da barriera all’entrata e conferiscono

all’impresa già impiantata un grado di potere monopolistico. Poiché praticamente

tutti i monopoli naturali implicano l’esistenza di rilevanti costi non recuperabili, lo

Stato non può semplicemente fare affidamento sulla minaccia della concorrenza

potenziale ma deve assicurarsi che simili imprese producano al livello Q . Al

1

contrario, se un mercato è realmente (assenza di costi non

contendibile

recuperabili), la è scarsa perché le pressioni

necessità di regolamentazione

provenienti dal mercato eliminano il potere di monopolio portando il prezzo ad

eguagliare il livello del costo medio.

Nel caso in cui si desidera obbligare il monopolista ad eguagliare il prezzo al costo

marginale, impedendo quindi al sistema di generare una produzione inferiore a

quella ottimale dal punto di vista allocativo, esistono le seguenti possibilità:

1. Perdita a carico dello Stato

risultato come in concorrenza perfetta/monopolistica a dipendenza della perdita che lo Stato è disposto ad assorbire

2. Fissare il prezzo a livello dei costi medi

risultato come in concorrenza monopolistica

3. Tariffa a due parti

tariffa fissa di accesso al servizio in modo da coprire il deficit per poi permettere di applicarne una varabile uguale ai costi

marginali (esempio: tassa allacciamento telefonico). In questo caso l’impresa deve poter impedire la rivendita.

4. Discriminazione di prezzo/ sussidio incrociato (PTT: telecomunicazioni sussidiano poste)

ad esempio si fa pagare meno agli studenti e di più ai lavoratori (sussidio incrociato secondo la regola Ramsey )

5

5. Peak load pricing (discriminazione intertemporale di prezzo)

sorta di discriminazione del prezzo in funzione dei picchi di carico (della domanda)

6. Combinazione della tariffa a due parti con il peak load pricing e la discriminazione di

prezzo

Tipo di costi che non è possibile recuperare se si esce dal mercato

4 La regola dà l’insieme di imposte sui beni che minimizza l’eccesso di pressione. Sotto particolari ipotesi, la regola

5

chiede che le imposte siano proporzionali alla somma dei reciproci delle elasticità della domanda e dell’offerta.

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7.2.4 Regolamentazione del monopolio naturale

La consiste in disposizioni governative o leggi emanate al fine di correggere alcuni

regolamentazione

fallimenti del mercato. Si possono distinguere due diverse forme di regolamentazione:

1. Regolamentazione economica

controllo dei prezzi, delle condizione di ingresso e di uscita nel mercato, della qualità del servizio offerto. La regolamentazione

consiste nella definizione di regole contrattuali tra lo Stato regolatore e un’impresa (pubblica o privata) che opera in

condizioni di monopolio. Le condizioni contrattuali riguardano principalmente:

fissazione delle tariffe di vendita ai consumatori

quantità e qualità dei servizi prodotti

modalità del trasferimento che lo Stato deve effettuare per incentivare l’impresa ad accettare il contratto

2. Regolamentazione sociale ( di cui non ci occupiamo)

tutela dell’ambiente, della salute e della sicurezza di lavoratori e consumatori

Il é quello di riuscire a fornire all’impresa regolata sufficienti

problema della regolamentazione

incentivi ad

evitare forme di inefficienza (applicando ad esempio prezzi maggiori e un livello inferiore di output) senza

lasciarsi ingannare dall’asimmetria informativa fortemente a favore delle imprese.

I principali metodi per la regolamentazione di un monopolio naturale sono:

1. Concessione con gara d’appalto contracting out (introduzione della concorrenza per il

mercato)

Si aggiudica la concessione (tramite politiche di competitive tendering e contracting out) all’impresa che offre le migliori

condizioni in termini di prezzo e qualità: politica del prezzo fissato a livello del costo medio. Vedi prossimo capitolo.

2. regolamentazione diretta delle tariffe

Limitare la rendita del monopolista imponendo un controllo sulle tariffe. Vi potrebbero essere difficoltà nel conoscere

esattamente i costi medi, disavanzi d’esercizio e struttura della domanda anche a causa di vincoli amministrativo legali;

inoltre a causa dei costi di transazione è impossibile scrivere dei contratti completi (vedi capitolo 7.2.4.2)

prezzo = costo medio

tariffa a due parti

tariffe Ramsey

3. regolamentazione basata sul tasso di rendimento del capitale

Negli Stati Uniti le commissioni regolatrici utilizzano la regolamentazione dei tassi di rendimento per limitare il tasso di

rendimento sul capitale investito dalle imprese, invece di controllare direttamente i prezzi. L’obiettivo è quello di fissare un

tasso di rendimento ad un livello equo che porti l’impresa a fissare delle tariffe a livello dei costi medi. Vi sono i seguenti

6

problemi:

se il tasso è superiore al prezzo di mercato dei servizi del capitale, l’impresa può aumentare i propri profitti

sovrainvestendo nel capitale

Un’impresa regolamentata ha un incentivo ad aumentare il capitale rispetto alla quantità di lavoro che utilizza per

massimizzare i suoi profitti

A parità di altre condizioni, maggiore é il capitale, più basso è il tasso di rendimento, quindi l’impresa può avere un

livello di profitto più alto e mantenere il tasso di rendimento al di sotto di quello richiesto.

Altri effetti negativi di un tasso di rendimento regolato sono le inefficienze di costo e di innovazione tecnologica

4. price cap

Il price cap é un meccanismo che individua inizialmente un livello massimo di prezzo consentito del servizio, inferiore a quello

praticato in un monopolio non regolamentato e che concentra poi la sua attenzione sulla dinamica del prezzo del servizio in

un certo intervallo di tempo. Il pregio più importante di questo sistema è la separazione fra costi e profitti; inoltre, l’impresa

che ottiene guadagni di produttività superiori alla media del settore può trattenere i relativi profitti (incentivo ad operare

efficientemente) ed il regolatore non deve sostenere ingenti costi amministrativi in quanto basta seguire una semplice

formula. I problemi principali sono:

difficoltà a definire prezzo iniziale, il tasso di variazione della produttività media e quello dei costi per fattori esogeni

il regolamentato può decidere di ridurre i costi riducendo la qualità del servizio offerto

5. revenue cap

Imporre all’impresa regolamentata il rispetto di un limite di reddito massimo conseguibile separando così costi e reddito ed

incentivando la diminuzione delle spese. È interessante per le imprese multiprodotto. A differenza del price cap si introduce

un fattore di adeguamento relativo alla variazione della struttura dei clienti. L’aspetto negativo è che le imprese sono spinte a

diminuire l'output aumentando il prezzo di vendita creando quindi un’inefficienza allocativa tipica del monopolio naturale

(occorre però che la domanda sia sensibile al prezzo e che i costi totali siano in gran parte costituiti da costi variabili).

6. yardstick competition (esempio del contracting out negli asili)

La strategia della yardstick regulation si basa sull’opportunità di effettuare un monitoraggio ed un confronto dei costi, dei

livelli qualitativi dei servizi e così via, tra imprese che operano nello stesso settore introducendo quindi una forma indiretta di

concorrenza tra imprese che operano in condizioni di monopolio locale

fissato a livello dei rendimenti medi presenti nei settori non regolamentati incluso un premio per rischio imprenditoriale

6

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7.2.4.1 Esempio di regolamentazione nella distribuzione di energia elettrica

Per l’esempio, vedi l’immagine sottostante:

7.2.4.2 Gare d’appalto (aste)

Uno strumento di regolamentazione che può essere utilizzato

dallo Stato per raggiungere situazioni di efficienza allocativa e

quindi estrarre la rendita del monopolista, già anticipato ad

inizio capitolo, é quello d’introdurre la concorrenza per il

mercato: (tramite politiche

Le attività di produzione di servizi pubblici vengono affidate in concessione

di

competitive tendering e contracting out ) a imprese pubbliche o private che acquistano il diritto ad

7 8

esercitarle secondo criteri e modalità che massimizzano il benessere collettivo e che sono definiti dallo

Stato. I problemi connessi con le aste sono i seguenti:

1. I della concorrenza per il mercato non devono essere sopravvalutati

vantaggi

2. non é di facile formulazione così come non lo è il processo di definizione delle

Il bando d’asta

condizioni contrattuali a cui il vincitore dell’asta dovrà attenersi a causa di:

asimmetria nell’informazione;

condizioni qualitative mutevoli nel tempo;

necessità di un continuo monitoraggio dell’attività dell’impresa.

3. Per sfruttare al meglio i vantaggi della concorrenza per il mercato é necessario prevedere delle

dei settori con costi irrecuperabili)

ripetizioni periodiche delle aste (problema

7.2.4.2.1 meccanismo d’asta ad uno stadio (usato nella maggior parte delle aste europee)

Nel l’ammissibilità viene ottenuta sui prerequisiti e il contraente viene

modello d’asta ad uno stadio

per lo

più scelto sulla base del miglior prezzo.

È opportuno utilizzare questo modello solo nel caso in cui l’oggetto dell’asta siano servizi specifici e non

troppo complessi (condizione posta dalla nostra Antitrust per evitare poco giustificabili barriere

all’ingresso).

7.2.4.2.2 Meccanismo d’asta multi stadio

Il meccanismo multi stadio può essere così descritto:

1. Selezione dei soggetti adeguati sulla base di criteri reputazionali e di requisiti di carattere

tecnicofinanziario

(fase eseguita anche nel caso di aste ad uno stadio)

si cerca di costruire una valutazione circa l'affidabilità economico/finanziaria del soggetto. Trattandosi di informazioni storiche

la capacità da parte del soggetto concorrente di riportare il falso è chiaramente limitata

Ulteriore selezione sulla base di parametri tecnico qualitativi

2.

Questo tipo di informazioni si riferiscono sia all'esperienza passata sia a quella futura dell’azienda. Il problema informativo si

pone rispetto a quella futura

3. Asta sulla base del prezzo

7.2.4.2.3 Problema delle gare deserte nel settore dei trasporti pubblici locali italiani

I capitolati dei bandi regionali sono considerati troppo onerosi dalle aziende che preferiscono quindi non

partecipare al bando.

le concessioni per la produzione di servizi pubblici vengono affidate con aste aperte sia ad imprese pubbliche sia private

7 le concessioni per la produzione di servizi pubblici vengono affidate con aste solo ad imprese del settore privato

8

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32 39

7.2.4.3 La teoria del second best (secondo ottimo)

La si occupa della formulazione delle politiche pubbliche in situazioni in cui il

teoria del second best

sistema

economico è caratterizzato da alcune rilevanti distorsioni che è impossibile eliminare (si parla appunto di

“secondo ottimo”, in contrasto con le situazioni di first best, nelle quali è possibile soddisfare tutte le

condizioni richieste dal principio paretiano di efficienza – teorema di Arrow????).

Ciò che la teoria del second best afferma è che le lezioni della teoria del first best non possono essere

applicate ciecamente; determinare cosa si dovrebbe fare in tali circostanze è un’impresa spesso difficile,

ma non impossibile. che minimizza la perdita secca, dipende da molte ipotesi che non sempre

La soluzione di second best,

si

riscontrano nella realtà, ad esempio:

1. tutte le imprese conoscono le tecnologie esistenti e hanno libero accesso ad esse

2. le imprese partecipanti non devono avere incentivi a tenere comportamenti collusivi

3. il numero di partecipanti deve essere alto

4. assenza nel settore di costi irrecuperabili (barriere all’entrata).

7.3 Teorie riguardo la genesi delle pratiche di regolamentazione dei mercati

Accanto alle giustificazioni normative della vi sono altre ipotesi teoriche sulla genesi di

regolamentazione

quest’ultima. Queste sono state sviluppate da alcuni economisti dopo aver constatato molte

hanno un effetto perverso e limitano l’accesso di nuove imprese ai settori

regolamentazioni

regolamentati,

garantendo notevoli benefici alle società già presenti sul mercato:

1. Teoria della cattura

le imprese in un’industria desiderano essere regolamentate perché confidano nella possibilità di catturare i regolatori

governativi, in modo tale che questi ultimi perseguano gli interessi delle imprese.

2. (generalizzazione della prima)

teoria dei gruppi di interesse

si ipotizza che i vari gruppi d’interesse sono in grado di catturare e di influenzare l’ente di regolamentazione. L’attività dei

gruppi di interesse volta al procacciamento di vantaggi particolari mediante alleanze con politici e funzionari é nota come

(dall’inglese rent seeking). L’impresa é disposta a spendere parte della rendita (parte A grafico) per

ricerca delle rendite

mantenere la situazione immutata a discapito del benessere sociale

7.4 Caratteristiche di un’autorità di regolamentazione efficace

1. dalle imprese e dall’autorità politica

Indipendenza

2. Risorse finanziarie e di personale adeguate

3. Possibilità di raccogliere tutte le informazioni

4. Regolatore e membri della commissione altamente qualificati

7.5 Modelli possibili per le autorità di regolamentazione

1. Rafforzamento del ruolo regolatore del Ministero competente

2. Creazione di un ente di regolazione all’interno di un Ministero competente

3. Creazione di un ente di regolazione indipendente

collegamento funzionale tra Ente di regolazione e Ministero competente; notevole autonomia nelle mani degli Enti. Tramite il

processo politico si definiscono degli obiettivi di lungo termine.

4. Delega delle attività all’Autorità garante della concorrenza

Rispetto ai modelli 1 e 2 si tratta di un controllo ex post e non exante.Modello molto debole per organizzare la

regolamentazione

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8 Le esternalità e l’ambiente

In questo capitolo analizzeremo il fenomeno delle i meccanismi e i limiti mediante i quali i

esternalità,

mercati privati affrontano il problema delle esternalità, le ragioni che possono rendere necessario un

intervento pubblico e lo strumento migliore per affrontare il problema.

Le esternalità conducono ad un’allocazione inefficiente delle risorse e possono essere generate dai

produttori, dai consumatori o da entrambi (come nel caso di sfruttamento di risorse comuni). In ogni caso

si

definiscono come esternalità:

i casi in cui un individuo impone un costo ad altri individui ma non li indennizza

• i casi in cui un individuo apporta ad altri un beneficio senza ottenere un indennizzo

8.1 Le esternalità negative

Il processo a lato bene illustra il modo in cui le attività

producendo esternalità

di produzione e consumo,

negative, fanno arbitrariamente levitare i costi sociali

ed ambientali

Le esternalità negative possono essere considerate come un esempio di fallimento del mercato in quanto

violano il principio secondo cui chi inquina paga.

Il grafico a sinistra mostra il concetto di costo esterno marginale.

Questo costo si presenta quando il supera il

costo sociale marginale

(la differenza costituisce il costo esterno

costo privato marginale

marginale).

Il punto B sarebbe l’ottimo da un punto di vista sociale, il punto C

dal punto di vista privato (che è quello in cui effettivamente il

sistema produce). La è rappresentata dal

perdita di benessere

triangolo BFC.

8.1.1 Il problema delle risorse comuni

il costo marginale sociale è superiore al costo marginale privato

Nel caso delle risorse comuni

(esempio

dell’attività di pesca in un lago: il costo privato sottostima il costo sociale perché più si pesca più si riduce la

riserva di pesci nel lago,per cui minore sarà la disponibilità residua per gli altri. L’inefficienza è dovuta al

fatto che se si pescano troppi pesci la risorsa si esaurirà)

8.1.2 Rapporto Stern sull’economia dei cambiamenti climatici

Riassunto del rapporto Stern nelle parti più salienti:

1. Tutte le economie sono interessate dal cambiamento climatico

2. 100 200 milioni di “ecoprofughi”, fino al 50% delle specie animali sono in pericolo.

3. I costi economici possono ammontare fino al 20% del PIL mondiale.

4. Possibili investimenti per evitare scenari estremi sono stimati attorno all’1% del PIL mondiale.

5. I prossimi anni saranno decisivi nel determinare la portata dei mutamenti climatici!

Obiettivi da perseguire secondo il rapporto Stern:

1. Rapida e significativa riduzione delle emissioni di CO2 tramite:

Carbon Pricing (imposte, negoziazione delle emissioni, regolamentazioni)

• Tecnologia (basse emissioni di carbonio & efficienza energetica)

2. Settori di crescita

Nuove energie pulite

• Acqua (utilizzo, efficienza)

• Mobilità (riduzione emissioni CO2)

• Efficienza delle risorse e nuovi materiali

• Efficienza energetica

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8.2 Sviluppo sostenibile

Lo sviluppo sostenibile soddisfa i bisogni delle generazioni presenti senza compromettere le possibilità per

le generazioni future di soddisfare i propri bisogni, esso si compone di 4 dimensioni che vanno

coerentemente e correttamente equilibrate:

1. demografica

2. crescita economica e sociale

3. istituzionale

4. ambientale

Concentriamoci ora sul concetto di sostenibilità relazionato alla dimensione della crescita economica

(incremento del PIL) e sociale (istruzione, sanità, diritti civili e politici); per permettere una convivenza

occorrerebbe prestare particolare

armoniosa fra crescita economica e sociale e sostenibilità

attenzione al

modo in cui (è questo lo scopo delle politiche ambientali) si al modo

gestiscono le risorse rinnovabili,

in cui nonché al modo in cui

si può garantire l’equità infra e intra generazionale si procede alla

ridistribuzione

(vedi box sottostante).

del reddito

8.3 Politica ambientale

L’obiettivo è quello di correggere i fallimenti del mercato nel caso di

della politica ambientale

esternalità

negative in modo da promuovere:

1. Tutela e miglioramento qualitativo dell’ambiente

2. Utilizzazione razionale delle risorse ambientali

3. Promozione internazionale di misure volte a risolvere i problemi ambientali

4. Ottenere il livello socialmente ottimale ed accettabile di inquinamento

Per risolvere le esternalità negative a livello ambientale vi sono diversi strumenti che possono essere

nell’ambito delle politiche ambientali:

impiegati

Ne vediamo alcuni in dettaglio nei prossimi sotto capitoli

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8.3.1 Imposte e sussidi correttivi

L’obiettivo è quello di rendere il uguale al

delle imposte costo marginale privato

Per ottenere ciò l’imposta deve essere fissato in modo tale

costo marginale sociale.

da uguagliare il costo marginale dell’inquinamento. Nell’immagine a lato l’efficienza

verrebbe ristabilita tramite l’introduzione di un’imposta sulla produzione

inquinante pari al segmento AC.

L’introduzione assicura che l’impresa destini alla riduzione dell’inquinamento un

di un’imposta

ammontare

di risorse socialmente efficiente ma la induce pure a generare un output (anche socialmente efficiente)

inferiore a quello precedente ; tuttavia, la maggior marte delle imprese (non tutte!), può operare delle

sostituzioni tra i fattori produttivi in modo da produrre il livello efficiente di output riducendo le emissioni

nocive limitando al contempo parzialmente i danni causati dall’aumento dei costi di produzione.

e non alle quantità di

Le imposte vanno legate al livello delle emissioni

fattori della produzione potenzialmente nocivi, ad un livello pari al danno

marginale ambientale (CME) nel punto in cui esso incontra la curva dei

costi marginali di abbattimento (CMS).

È importante sottolineare come il livello socialmente efficiente

dell’inquinamento non è 0 ma è positivo.

Possiamo quindi dire che la distribuzione socialmente efficiente tra inquinamento e

si

abbattimento

determina quando il e il

costo marginale di abbattimento danno marginale dell’inquinamento

sono uguali. ambientali:

Vantaggi delle tasse

1. Minimizzano il costo complessivo del miglioramento ambientale.

2. Incentivo per lo sviluppo di prodotti e processi meno inquinanti

Da un punto di vista dell’economia generale, lo sviluppo del settore di tecnologie di produzione sostenibili, può, almeno in

parte, controbilanciare la diminuzione della produzione delle imprese inquinanti (è un settore di produzione ad alto valore

aggiunto che può favorire le esportazioni)

3. Utilizzatori pagano il costo totale dell’uso delle risorse.

4. e sostituzione delle attività inquinanti.

Miglioramento dell’efficienza economica

5. Creazione di un gettito che può sostituire il gettito dalle imposte sul reddito e utili da

capitale

(riforma fiscale ecologica):

• Sostituzione imposte;

• Risorse per compensare i soggetti danneggiati;

• Risorse per introdurre incentivi per un miglioramento ambientale

Ostacoli politici alle tasse ambientali

1. Tasse su risorse che precedentemente erano libere.

2. Tasse possono essere regressive – colpiscono maggiormente i poveri.

3. Tasse inducono opposizione da parte di aziende potenti e gruppi finanziari.

4. Tasse sono maggiormente visibili che non le leggi.

5. É più difficile introdurre nuove tasse che non incrementare quelle già esistenti.

Sussidi correttivi in caso di esternalità

Lo Stato invece di tassare l’inquinamento, potrebbe sussidiare la

spesa antinquinamento concedendo un sussidio pari alla differenza

tra il beneficio marginale sociale della riduzione dell’inquinamento e

il beneficio marginale privato dell’impresa, è possibile ottenere

ugualmente il livello efficiente di spesa antinquinamento.

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8.3.2 Caso: livello efficiente di riciclaggio

L’introduzione di una tassa fissa annuale indipendente dal volume di rifiuti

generati porta ad un’economia domestica a produrre E materiale di scarto

o

mentre l’introduzione di una tassa sul sacco determina un aumento dell’attività

di riciclaggio che a sua volta induce un abbassamento del costo marginale del

riciclaggio ben oltre al livello della tassa introdotta (punto E*)

8.3.3 Vendita dei permessi trasferibili sulle emissioni

L’idea di base è che lo stato può definire in anticipo la quantità di inquinamento accettabile

nell’ambiente

e mettere in vendita permessi trasferibili sulle emissioni che le imprese possono scambiare

e crea un mercato dei permessi). A dipendenza del costo marginale di

negoziandone il prezzo (si

depurazione

le imprese decideranno:

1. di vendere i permessi (riducendo le emissioni)

2. di acquistare i permessi (necessari per inquinare)

Un problema pratico di questo sistema risiede nel trovare un modo per definire l’allocazione iniziale dei

diritti di inquinamento (basarsi sui livelli storici di emissione?)

8.3.4 Regolamentazioni

In questo caso si parte dal principio che sia per

si può raggiungere il livello efficiente di emissioni

mezzo di

un’imposta sia di uno standard di emissione. Lo Stato più che alle imposte sull’inquinamento o ai sussidi

alle spese anti inquinamento, ha fatto generalmente ricorso alle regolamentazioni nei seguenti modi:

1. per le emissioni degli autoveicoli.

Fissando limiti

2. Norme riguardanti lo smaltimento di sostanze chimiche tossiche.

3. Restrizioni sulla pesca e sulla caccia.

4. (per es. la biodegradabilità dei detersivi).

Standard di prodotto

5. Fissare un consumo massimo di energia per m per il riscaldamento dell’ambiente e

2

dell’acqua

8.3.5 Confronto fra Regolamentazioni e Imposte/sussidi

Con informazioni limitate, l’autorità di politica economica può trovarsi di

fronte alla scelta se applicare un’imposta unitaria (t*) sulle emissioni

piuttosto che uno standard sulle emissioni uguale per tutte le imprese.

con

Un’imposta t* permette di ottenere un livello di emissioni pari a E 2

costi minori rispetto ad standard di E unità per impresa.

Nel caso dell’imposta, l’impresa con una curva dei costi di riduzione più

bassa (impresa 2) diminuisce le emissioni in misura maggiore rispetto

all’impresa con una curva dei costi più elevata (impresa 1)

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8.3.6 soluzioni private alle esternalità

8.3.6.1 Il teorema di Coase (approccio basato sui diritti di proprietà)

Il teorema di Coase dice che ogni volta in cui vi siano esternalità le data un’appropriata

parti coinvolte,

attribuzione dei diritti di proprietà, possono riunirsi e trovare un accordo per internalizzare l’esternalità e

garantire l’efficienza .

In pratica Coase afferma che è possibile affrontare le esternalità mediante un’appropriata attribuzione di

(diritti che assegnano a un particolare individuo la facoltà di controllare un bene

diritti di proprietà

patrimoniale e ricevere un pagamento per l’utilizzo del bene stesso). Vediamo i seguenti due esempi:

“Per esempio quando nella stessa stanza ci sono fumatori e non fumatori, se la perdita dei secondi è superiore al guadagno dei

primi, i non fumatori potrebbero unirsi per corrompere (o compensare) i fumatori affinché non fumino”

“il petrolio si trova in ampi giacimenti, per ottenere l’accesso a uno di questi occorre l’attrezzatura per la trivellazione. Più petrolio

viene estratto, minore è il petrolio che può essere estratto dagli altri pozzi. La quantità aggiuntiva di petrolio ottenuta dopo la

trivellazione di un pozzo addizionale è minore della quantità estratta dal pozzo addizionale. Ciò avviene perché nessuno possiede il

diritto di proprietà del giacimento”

I problemi principali sollevati contro questo teorema sono la definizione dei diritti di proprietà e gli alti costi

di transazione richiesti poi, eventualmente, per raggiungere un accordo.

8.3.6.2 Altre soluzioni (più che altro misure di prevenzione)

(caso Minergie)

eco etichetta

assegnata solamente ai prodotti che dimostrino di ridurre sotto una soglia fissata i danni all’ambiente (es.: energia

elettrica verde, Minergie, automobili, …) in funzione dell’analisi dell’impatto ambientale (diventano poi importanti gli enti

di certificazione e dei controllo). Queste etichette favoriscono una maggiore informazione ai consumatori e sono uno

strumento interessante di politica ambientale ed energetica (che ad ogni modo va impiegato con altri strumenti quali

imposte, sussidi, …). Sono possibili due tipi di eco etichette:

marchio ottenuto dopo essere stati sottoposti ad una procedura di certificazione da parte di un ente

Tipo 1:

1.

indipendente

marchio attribuito internamente all’azienda

Tipo 2:

2. Audit ambientali

procedura che prevede la certificazione ambientale degli stabilimenti di produzione industriale.

Internalizzare

formare unità economiche di dimensioni tali che la maggio parte delle conseguenze ambientali ricada all’interno

dell’unità stessa ricerca livello efficiente

Eco Bilanci

8.3.7 Riforma fiscale ecologica e doppio dividendo

Una potrebbe portare, da un lato, un progressivo aumento delle imposte su

riforma fiscale ecologica

combustibili e carburanti fossili e dall’altro una riduzione del costo del lavoro. Sostanzialmente è quanto si

intende parlando di associata a tasse ecologiche:

teoria del doppio dividendo


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Moses

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DETTAGLI
Corso di laurea: Corso di laurea magistrale in finanza e assicurazioni
SSD:
Docente: Non --
A.A.: 2011-2012

I contenuti di questa pagina costituiscono rielaborazioni personali del Publisher Moses di informazioni apprese con la frequenza delle lezioni di Scienza delle finanze e studio autonomo di eventuali libri di riferimento in preparazione dell'esame finale o della tesi. Non devono intendersi come materiale ufficiale dell'università La Sapienza - Uniroma1 o del prof Non --.

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