Capitolo 1
Cosa è la scienza delle finanze?
La scienza delle finanze è la denominazione italiana, derivata da quella tedesca, di quell’area di problemi economici che riguardano la finanza pubblica. L’attività finanziaria dello Stato, e degli altri enti pubblici, si manifesta attraverso le entrate e le spese del bilancio pubblico. Studia l’attività dello Stato diretta al soddisfacimento di bisogni collettivi.
Public finance: quando il governo deve intervenire nell’economia; come il governo può intervenire; qual è l’effetto di questi interventi sui risultati dell’economia; perché i governi decidono di intervenire nei modi in cui lo fanno.
Brevi cenni storici
La finanza pubblica è la branca più antica della scienza economica. Dapprima gli scolastici nel ‘500 e poi i mercantilisti nel ‘600; alla fine dello stesso secolo, nei paesi dell’Europa centrale, c’era il cameralismo. Tra i più importanti troviamo Adam Smith nel 1776.
Economia di mercato: è l’insieme di rapporti economici che legano il mercato dei fattori di produzione (input) con quello dei prodotti (output) e dei consumatori-famiglie.
Equilibrio di mercato: è quella situazione di mercato dove l’offerta dei produttori-venditori è uguale alla domanda dei consumatori-compratori.
La mano invisibile: la somma dei “surplus” di tutti gli operatori economici costituisce, quindi, il benessere sociale dell’intera collettività. Il perseguimento dell’interesse personale da parte di tutti gli individui conduce al massimo benessere sociale: per tale misterioso meccanismo. Smith usò la metafora della mano invisibile volta a perseguire un fine collettivo che non rientra nelle intenzioni individuali. Adam Smith, dice che il mercato è in grado di assicurare, in modo autonomo, la piena occupazione del lavoro.
Un principio fondamentale per gli economisti classici era l’effettiva tendenza del sistema economico alla piena occupazione (full employment), di conseguenza, la disoccupazione è sempre volontaria. Una nazione (sistema economico) non può avere una sovrabbondanza di beni prodotti, per il motivo implicito che tali beni allo stesso tempo sono domandati. Tutto ciò è di carattere macroeconomico poiché non dipende dall’aggiustamento dei prezzi ma dalla identità degli aggregati economici. Il valore della produzione è pari al potere d’acquisto dei fattori che l’hanno prodotta.
Laissez-faire: dottrina liberista contraria a qualsiasi intervento dello Stato nei rapporti economici di un paese e anche in quelli tra paesi.
Il modello delle "tre funzioni" del settore pubblico
Richard Musgrave riuscì a disegnare la complessa struttura dell’economia pubblica o scienza delle finanze. Sulla base dell’elaborazione del pensiero degli economisti tedeschi, austriaci, inglesi, fino al problema di come ordinare le diverse parti della finanza pubblica entro un quadro comune. Lo scopo iniziale era quello di separare le tre fondamenta analitiche della politica di bilancio: la fornitura di beni pubblici, l’equità nella distribuzione dei redditi e la stabilizzazione del sistema economico. Quello definitivo e di adesso è: la funzione allocativa, quella distributiva e quella di stabilizzazione.
La funzione allocativa
La fornitura di beni pubblici è lo scopo principale della branca allocativa. Riguarda le spese per realizzarli e le entrate per finanziarli.
La funzione distributiva
Questa seconda area riguarda gli interventi pubblici sulla re-distribuzione dei redditi e della ricchezza fra i cittadini, ma anche delle risorse e quella territoriale. Le istituzioni pubbliche devono abbandonare il concetto di ottimalità paretiana per entrare nella più complessa area dell’equità e della giustizia distributiva. Secondo Musgrave, la prima toglie ad alcuni cittadini ciò che attribuisce ad altri, quindi deve essere governata da decisioni a maggioranza; mentre quella allocativa, che ha come obiettivo l’efficienza dell’economia, può essere perseguita con decisioni soggette alla regola dell’umanità.
La funzione di stabilizzazione
Riguarda l’uso delle spese pubbliche, delle entrate tributarie e del livello del bilancio per realizzare la stabilizzazione economica; determinare la domanda aggregata del sistema economico in modo che sia uguale all’offerta complessiva (produzione) e contribuire ad accrescere quest’ultima (obbiettivo dello sviluppo economico). Occorre tener presente che la scelta della politica di stabilizzazione può sovrapporsi sia con la funzione allocativa che distributiva.
Possiamo distinguere tre aree, per capire quali sono i ruoli (compiti) del settore pubblico:
- Interventi allocativi sul reddito nazionale: sono quelle misure rivolte a risolvere i fallimenti del mercato riguardanti i beni e i servizi di uso sociale, cioè destinare parte delle risorse dell’economia ai beni e servizi pubblici, lasciando al mercato il resto delle risorse per fornitura di beni e servizi privati.
- Interventi distributivi del reddito nazionale: sono rivolte a ovviare e ridurre i fallimenti del mercato riguardanti la distribuzione tra i fattori di produzione, per esempio per i rischi di disoccupazione, invalidità, ecc.
- Interventi di stabilizzazione del reddito nazionale: sono quelle misure rivolte a evitare e ridurre i fallimenti del sistema economico aggregato (macroeconomico), nei suoi aspetti di domanda e offerta necessarie perché l’economia tenda alla piena occupazione, ed evitare forti oscillazioni dei prezzi.
Gli interventi del settore pubblico con la politica di bilancio devono essere disegnati in modo da raggiungere e conservare l’obbiettivo della piena occupazione, un ragionevole grado di stabilità dei prezzi e un accettabile tasso di crescita dell’economia.
Il ruolo e le attività del settore pubblico sono sempre condizionati dai comportamenti sociali e politici dei governi, dei partiti, delle varie componenti dell’opinione pubblica. Una prima conclusione, quindi, potrebbe essere che la dimensione dipende soprattutto da variabili ideologiche, sociali e così via. L’economista tedesco Adolf Wagner intuì l’esistenza di un collegamento stretto, quasi naturale, tra sviluppo dell’economia e sviluppo del settore pubblico. Era convinto che la crescita dei servizi pubblici fosse intrinsecamente complementare allo sviluppo dell’economia: “le cause stanno nella comparsa di domande per nuovi, estesi e migliori servizi pubblici, in particolare quelli che incidono sulla vita della gente”. Sosteneva che: allorché l’economia di una paese cresce, il settore pubblico crescerà a un tasso percentuale più elevato di quello del settore privato. Una versione moderna della legge di Wagner: al crescere del reddito pro-capite nei Paesi industrializzati, il settore pubblico aumenta la sua importanza relativa (al settore privato).
La rivoluzione industriale ha causato almeno tre importanti fenomeni nelle economie reali, i quali hanno provocato, a loro volta, conseguenze notevoli sul ruolo dello Stato:
- La disoccupazione, che è la condizione di chi non ha un’occupazione ma è disponibile ad accettare un lavoro;
- Il pensionamento, che è la fine del rapporto di lavoro dovuto a cause normative, o esterne o naturali;
- I cicli economici, non dovuti a condizioni climatiche o a epidemie, che sono l’avvicendarsi nel tempo di una fase di prosperità economica e di una fase di depressione economica (diminuzione o minor crescita della produzione o del PIL).
Recenti ricerche, hanno provato che pur se altre importanti caratteristiche sono presenti rispetto a quelle del XIX secolo, è risultato chiaro che la legge di Wagner è perfettamente adeguata i Paesi in via di sviluppo, con produzione industriale crescente.
Capitolo 2
Cosa è l’economia del benessere?
È una branca dell’economia che ha lo scopo di valutare, in termini logicamente coerenti, la desiderabilità di alcuni comportamenti economici, individuali o collettivi, e delle loro possibili alternative sia teoriche che concrete, sulla base di criteri etici esplicitamente stabiliti.
Stato del mondo: indica una completa descrizione di un possibile stato dell’economia che comprende oltre alle caratteristiche economiche, anche le condizioni politiche e le caratteristiche fisiche di una situazione dell’intero sistema economico.
Un ordinamento degli stati sociali può essere compiuto solo in conformità a giudizi di valore, anche quando non sono espressi in termini espliciti. Per giudizi di valore s’intende una affermazione di principio di carattere etico, assunta come vera o condivisibile senza bisogno che sia dimostrata: è per definizione, soggettivo di chi lo propone o lo condivide. Questi vengono distinti in deboli o forti: i primi sono quelli largamente accettati o condivisibili; i secondi sono quelli controvertibili o facilmente non condivisibili.
Principio di Pareto: uno stato del mondo X è socialmente preferito allo stato del mondo Y, se X è preferito a Y da tutti gli operatori dell’economia. Se tutti i membri della collettività preferiscono la situazione X a quella Y, la scelta collettiva finale deve esplicitamente indicare che X è preferito a Y, ossia, una scelta sociale deve fondarsi sul criterio dell’umanità.
L’ottimo-paretiano
A fondamento sono i seguenti giudizi di valore:
- Ogni individuo è il miglior giudice del proprio benessere (utilità);
- La società (collettività) è la somma degli individui che la compongono; quindi il benessere sociale W è la somma del benessere (utilità) degli individui I che compongono la società stessa.
- Il benessere della società aumenta se, mediante una riallocazione delle risorse, aumenta l’utilità di un individuo senza che si riduca l’utilità di un qualsiasi altro individuo della collettività (unanimità).
L’ottimo-paretiano è uno stato del mondo muovendosi dal quale, per aumentare il benessere di qualcuno, si determina la riduzione del benessere di un altro individuo della collettività. Tale situazione deve essere considerata ottima, poiché un allontanamento da essa determina uno svantaggio per almeno un individuo, il quale non sarebbe d’accordo con tale spostamento.
La frontiera paretiana dell’efficienza
Di conseguenza, tutti gli stati del mondo ottimo-paretiani costituiscono una frontiera, al di là della quale vi sono situazioni irraggiungibili (non-realizzabili) sia per ragioni pratiche, per esempio mancanza di risorse; e al di qua di essa vi sono solo situazioni insufficienti, in senso paretiano, perché i fattori non sono pienamente utilizzati o le tecnologie non sono ben impiegate, per esempio per ragioni amministrative o anche normative.
Il 1º teorema dell’economia del benessere
Sulla base dei tre giudizi di valore paretiani, è possibile concludere che il livello massimo di efficienza si realizza in una situazione di concorrenza perfetta universale, cioè valida per tutti i settori del mercato. Si è dimostrato che in concorrenza perfetta si ha non solo l’X-efficiency (efficienza tecnica) e allocativa, ma anche una situazione ottimo-paretiana: infatti, è impossibile operare un miglioramento senza ridurre l’output di altre imprese o di altri settori di attività o senza porre un consumatore in una situazione peggiore.
Una dimostrazione, in termini di equilibrio generale, può essere: dobbiamo immaginare un sistema economico completo, con due beni prodotti (X e Y), due fattori di produzione (lavoro L e capitale K), due consumatori (A e B) che domandano i due beni e debbono, ai prezzi di mercato, ripartirselo massimizzando la propria utilità (il benessere individuale).
Dato il costo (prezzo di mercato) di ciascun fattore, il salario orario w per il lavoro e il tasso d’interesse i per il capitale, il nostro problema è quello di stabilire, le condizioni alle quali il produttore di ciascun bene è in grado di utilizzare al meglio i fattori di produzione K e L: la combinazione di lavoro e capitale, cioè la tecnica, che produce il massimo output del bene.
Gli isoquanti: Le varie tecniche di produzione, sono indicate dalle combinazioni possibili dei due fattori di produzione: supponendo, che essi siano completamente sostituibili l’uno all’altro. La pendenza dell’isoquanto, invece, esprime quante unità di un fattore, per esempio capitale, possono essere sostituite con un’unità del fattore lavoro lasciando, però, costante il livello di produzione: la pendenza misura, quindi, il tasso marginale di sostituzione tecnica (TMST), cioè il grado di sostituibilità di una fattore all’altro a produzione costante. Il massimo della produzione, e il miglior utilizzo dei due fattori, si ottiene quando la retta di bilancio è tangente all’isoquanto più elevato: -wTMST = . L’isoquanto ha le medesime caratteristiche della curva di indifferenza. Il produttore massimizza l’output in base al medesimo rapporto tra i prezzi dei fattori di produzione, di conseguenza, la condizione di perfetta concorrenza nella produzione esige che: -wklx klyTMST = TMST = .
La scatola di Edgeworth: Nel sistema economico conosciamo l’ammontare complessivo di capitale e di lavoro disponibili e supponiamo che essi siano interamente utilizzati nella produzione e che siano ripartiti tra i due produttori in base alla distribuzione esistente della ricchezza tra di essi. Come si costruisce: all’origine degli assi a sinistra, indichiamo il produttore X, mentre il produttore Y è indicato con l’origine degli assi in alto a destra (il trucco grafico è di ribaltare, in alto e a destra, il diagramma che indica gli assi e gli isoquanti). Sulle ascisse indichiamo le unità di lavoro e sulle ordinate le unità di capitale dell’intera economia. Gli isoquanti del prodotto X vanno in un senso (dal basso verso l’alto a destra), mentre quelli del prodotto Y vanno in senso opposto (dall’alto verso il basso sinistra).
La curva di trasformazione: Ciascun isoquanto del bene X è tangente a un solo isoquanto del bene Y e, per ogni coppia di isoquanti, vi è un punto di tangenza. Ne deriva che questi punti di tangenza tra gli isoquanti dei due beni sono infiniti e segnano una curva continua, denominata curva di trasformazione, che è l’insieme delle situazioni virtuali di produzione dei beni X a Y, nelle quali ambedue i produttori sono in equilibrio.
La frontiera della produzione: ambedue i beni sono prodotti al massimo dell’output possibile. Tutti gli stati del mondo sulla frontiera indicano situazioni virtuali ed una sola sarà effettiva e corrisponde a quella sulla curva di trasformazione determinata:
- Dalla distribuzione delle risorse tra i produttori;
- Dai prezzi dei fattori di produzione.
Il tasso marginale di trasformazione: La pendenza della frontiera di produzione indica la quantità del bene Y cui occorre rinunciare per poter produrre un’unità in più del bene X. Tale pendenza è rappresentata dalla tangente alla frontiera e l’angolo e della tangente è il tasso marginale di trasformazione di X in Y (TMT). Il tasso marginale di trasformazione in ogni punto della frontiera di produzione, indica il rapporto tra i costi marginali dei due beni.
Ora dobbiamo renderci conto di quali sono le condizioni dell’efficienza nello scambio dei due beni X a Y tra i due consumatori A e B. Il sistema produttivo, in perfetta concorrenza, è sulla frontiera di produzione: per esempio prendiamo un punto e le quantità complessive dei beni prodotti sono 0, che debbono essere ripartite (scambiate) tra i due consumatori in base:
- Al reddito (risorse) di ciascun consumatore;
- Ai prezzi di mercato dei due beni;
- Alle preferenze (gusti) dei due consumatori.
Il consumatore è in equilibrio quando la retta di bilancio del consumatore è tangente alla più elevata curva di indifferenza dello stesso.
La curva dei contratti: i prezzi di mercato dei beni sono dati e, pertanto, sono gli stessi per tutti i consumatori, ciascuno dei quali massimizza l’utilità (benessere) sulla base delle proprie preferenze. Di conseguenza, la condizione di equilibrio è identica per tutti i consumatori e, quindi, per l’intero sistema di scambi dell’economia.
Equilibrio generale dell’economia
La condizione di equilibrio generale si ha quando si verifica l’equilibrio simultaneo nella produzione e nello scambio; quando il tasso marginale di trasformazione tra i beni è uguale alla tasso marginale di sostituzione tra i beni stessi. Le imprese massimizzano la produzione al minimo costo e, quindi, massimizzano il profitto, date le risorse disponibili e dati i prezzi dei fattori di produzione. I consumatori massimizzano la loro utilità (benessere) dato il reddito di ciascuno e dati i prezzi dei beni. Tutto ciò equivale alla formulazione del 1º teorema dell’economia del benessere: ogni equilibrio generale di concorrenza perfetta è un ottimo paretiano. Per equilibrio generale si intende: tutte le attività del mercato dei beni e dei fattori di produzione domanda e offerta si eguagliano sulla base dei prezzi che sono, appunto, di equilibrio. Benefici e costi di ogni attività sono valutati sulla base dei rispettivi prezzi di mercato. Per ottimo paretiano si intende: una situazione di efficienza in senso paretiano, cioè è impossibile operare un miglioramento di un’impresa, senza ridurre l’output di almeno un’altra impresa o di altri settori di attività. L’economia è sulla frontiera del benessere.
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