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Stabilità dell'equilibrio elastico

Configurazione in equilibrio

La configurazione in equilibrio di un corpo può essere:

  • Stabile
  • Instabile
  • Indifferente

Il tipo di equilibrio dipende solo dalla configurazione? Solo in un esempio come quello della pallina.

Se la struttura è elastica (e quindi deformabile), una perturbazione dell'equilibrio comporta una reazione elastica della struttura che tenda a riportare la struttura nella posizione primitiva. Effetto stabilizzante.

Ebbene, se l'effetto della perturbazione è più forte di quello stabilizzante → Equilibrio instabile.

Viceversa è stabile; Se i due effetti si equivalgono — equilibrio indifferente.

Questo è il caso di cui ci occupiamo. Il carico di questo caso è detto carico critico.

Conclusione: In un corpo elastico la stabilità dell'equilibrio non dipende solo dalla posizione, ma soprattutto dall'entità dei carichi esterni.

Modi per valutare il carico critico

Criterio statico

Si valuta l'effetto instabilizzante e quello stabilizzante. Anziché valutare quale dei due prevale, li si eguagliano, ricavando così il valore delle forze che rendono l'equilibrio indifferente. Questi sono i valori critici; Per valori maggiori, l'equilibrio è instabile. Per valori minori, è stabile.

Esempio

  1. In C c'è una molla. È dunque possibile una rotazione. La struttura si deforma così:

Il carico N produce sulla struttura un effetto instabilizzante. Trattandosi di una rotazione, essa sarà provocata da un momento instabilizzante: Minst = N·l tg ψ ← tg ψ ≃ ψ

  1. La cerniera elastica si oppone con un momento stabilizzante:

Stabili: Mstabil = KΔψ

  1. Minst = Mstabil

Nψ = KΔψ = K2ψ

Ncr = 2K/ℓ

Criterio energetico

Perché l’equilibrio sia stabile, instabile o indifferente, occorre che: D"Energia totale ≼ 0

Secondo me, niente come un esempio può chiarire la cosa.

Con W = ½ MΔψ ➡ Lavoro di deformazione

W = ½ KΔψ2 = ½ K4ψ2 = 2Kψ2

L'energia potenziale diminuisce. Il valore sarà dunque negativo e pari al lavoro compiuto da N nel passare dalla configurazione primitiva a quella deformata.

Ln = -N (2ℓ - 2ℓ cos φ)

Per le semi → cos φ ≈ 1 - φ2/2

Dunque: Ln = -N2ℓ φ2/2 = -Nℓ φ2

Etot = W + Ln = 2K φ2 - Nℓ φ2

D'E/Dφ = 0 = 4K φ - Nℓ φ = 0

Equilibrio Nca = Nca = 2K/ℓ

D''E/Dφ = 4K - 2Nℓ E ⇔ N ≼ NCR ⟹ D" E ≽ 0;

Esercizi

Metodo statico

La molla rende la struttura labile. È dunque possibile una rotazione. Indipendentemente dal carico, la struttura si deforma così:

MINST = N⋅l⋅tg φ ≃ Nlφ

MSTAB = Kφ ⟹ Kφ = Nlφ

Conclusione: Nr = K/l

Altro metodo

  1. Ha Ma NVa ψφℓN
  2. Equazioni della statica nella configurazione deformata: Ha = N, Va = 0, M(N) = Ma + Haφ = 0
  3. Le reazioni vincolari dei vincoli cedenti sono note: Ma = K1ψ, Haφ - Ma = K1ψ - Neψ
  4. Nr = K1/ℓ

Come si oppone la struttura? Con M = K1ϕ e V = K2v

Lavoriamo su questo termine; V = K2

Però io devo sommare due momenti —› M = V.l

Mstab = K1ϕ + K2l2ϕ

Mi = Ms = Nlϕ

NCR =K1 + K2l2l

Criterio energetico

W = 1/2 Mϕ = 1/2 K l ϕ2

L n = - N l (1 - cosϕ) = -N l ϕ2/2

Etot = 1/2 K l ϕ2 - N l ϕ2/2

D`E = K l ϕ - N l = 0 ⟹ Nca = K/l

Esercizio

  1. Come si deforma la trave?

L'entità è diversa, ma lo spostamento è lo stesso.

Minst = N l ϕ

  1. ψEquilibrio nella configurazione deformata:

HA = N

VA = VB

M(n) = MA - HAlψ + VAl = 0

Va = Vb = Ke

N = Kelψ

Ma = Klψ

Klψ + Kelψ = Nlψ

Es complessi

Equazioni della statica in C1

Ha = N

VA + VC + VD = 0

M(A) = MA + VC 2ℓ + VD 3ℓ = 0

VC = K2 φ ℓ2;   MA = K1 φ;

Ricavo VD e VA;

Scriviamo in C1, l'equilibrio di AB.

VAL - MA - HAℓ φ = 0   Da qui si ricava N

Esercizi

N = H0

VA = VC = VD

M(A) = VC2ℓ + VD3ℓ = 0

VC = K2v = K2ℓψ

VD = 2/3 VC; VA = VC/3;

Equilibrio di un tronco: VAℓ - N2ψℓ + M1 = 0

Dove M1 = K1

ESERCIZI

  1. HA = N
  2. VA + VC = 0
  3. M(A) = VCℓ + N ℓ φ = 0
  1. VC ℓ = N ℓ/φ
  2. VC - VA = N φ/2

Equazioni ausiliarie rispetto a B:

MB + VC ℓ + N2 ℓ φ = 0

Es più complessi

Vediamo ora strutture effettivamente labili:

  1. Deformazione della struttura:

Rc = K2ηC; MB = K1Δψ

Equazioni ausiliarie di equilibrio:

MB + VAℓ - NηB = 0

MB - Rcℓ - N(ηB - ηC) = 0

I coefficienti li metto in una MATRICE. Pongo Det=0 2 valori di Nga. I corrispettivi valori di ηc e ηb

Esercizio in classe

La struttura è in equilibrio in C;

Ha = P

Va + Vc = 0

M(a) = Vc2l = 0 → Va = Vc = 0

Equilibrio di un tronco: Mb = Pl sen α

Mb = K2α

CONCL: Pl sen α = 2Kα

Ma quanto vale α? sen α = 2Kα/Pl

sen α, γγ = 2Kα / Pℓ

L'intersezione tra le due curve mi dà il valore di α.

Es. γ

Se la retta è molto impennata, non può che essere 0. Qui ho preso l'unicità della soluzione. α

Qui c'è 1 soluzione: tan α = 11 = 2K / Pℓ -> P = 2K / ℓ

Se α è piccolo -> sen α = α

P = 2K / ℓ, L'equazione è soddisfatta per qualunque α. - FINE

Introduzione al metodo ω

Elasticità diffusa

  1. Attribuisco alla trave una deformata generica; N produce un momento flettente instabilizzante; M = N v(z)
  2. La struttura tende a reagire con un momento stabilizzante; M = - Es v''(z)
  3. MINST = MSTAB; N v(z) = - Es v''(z)
  4. α2 = N r/Esv''(z) + α2 v(z) = 0
  5. v = C1 sen αz + C2 cos αz
  6. v(0) = 0, v(ℓ) = 0, C2 = 0, C1 sen αℓ = 0 o C1 = 0 o αℓ = 0
  7. O meglio: αL = nπ

Conclusioni

NCR = n2π2ES/2

Se n = 1 → NCR = π2ES/2

Per una trave comunque vincolata, il carico critico può essere espresso con la formula di Eulero:

NCR = π2ES/02

lo = lunghezza libera d'inflessione: È la distanza tra 2 punti di flesso successivi della deformata. La deformata è sempre una «sinusoide».

Es in classe

  1. Trave Sostatic A

La forza P produce un momento flettente misto: flessione. Il suo valore dipende dalla deformata: M = P.nr(z)

Ora, per congruenza:

1/RA = n''/(1 + n'2)3/2

Per le equazioni costitutive: 1/R = -M/ES

Sostituendo: n''/(1 + n'2)3/2 = -M/ES = -P/ES nr(z)

Chiamo α2 = P/ES

n''/(1 + n'2)3/2 + α2 nr(z) = 0

Considero n^2 trascurabili => n''(z) + α² n(z) = 0

Dividiamo: n = A sen αz + B cos kz

Condizioni al contorno:

n(0) = 0 => B cos 0 . 0 => B=1

n(l) = 0 => A sen αl = 0

A=0 oppure αl = nπ

Supponiamo nπ = αl

α = /l

α² = n²π²/ =>   ⇒    P/ES = n²π²/

Se n=1 / => P = π² ES/

_ FINE _

Tabulati

Per i casi più comuni esistono dei tabulati.

Ora, la «tensione normale critica» vale:

σcr = NcA = π²ES = π²EAρ2 ≤ σo. Dove S = AoA Ao2 Ao2 (lo²)

Ora, λ = lo snellezza ρmin

La «snellezza limite» è quella per cui si ha:

σCA = σo loE πσo

La formula di Eulero è valida solo per λ > λo;

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I contenuti di questa pagina costituiscono rielaborazioni personali del Publisher Ali Q di informazioni apprese con la frequenza delle lezioni di Scienza delle costruzioni e studio autonomo di eventuali libri di riferimento in preparazione dell'esame finale o della tesi. Non devono intendersi come materiale ufficiale dell'università Università degli Studi di Firenze o del prof Angotti Franco.
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