Le politiche sanitarie
è l’insieme delle istituzioni, degli attori e delle risorse umane e materiali,
Il sistema sanitario 1
che concorrono alla promozione, al recupero e al mantenimento della salute .
Esso è composto da vari sottosistemi che interagiscono tra loro; i principali sono tre:
il sottosistema della domanda, formato dalla la popolazione che necessita e richiede la
realizzazione di prestazioni volte al miglioramento del proprio stato di salute;
il sottosistema della produzione, che si occupa della produzione e della distribuzione
dei servizi e delle prestazioni sanitarie;
il sottosistema del finanziamento, che organizza la raccolta e la successiva
redistribuzione delle risorse monetarie, indispensabili per il funzionamento del sistema.
La tripartizione sopra proposta molto spesso genera delle contraddizioni, dovute alle divergenze
d’interessi portati avanti dagli attori coinvolti all’interno del sistema.
Il sistema sanitario persegue quindi diverse finalità suddivise secondo quattro categorie :
l’insorgere di eventi
Prevenzione primaria: finalizzata a ridurre il rischio o eliminare
”malattie”
non desiderati , ovvero le ;
all’individuazione di una patologia allo stato iniziale
Prevenzione secondaria: volta e al
arrestarne l’evoluzione;
tentativo di
disposta all’identificazione
Diagnosi e cura: delle cause patologiche, e ad una loro
eventuale rimozione;
Riabilitazione: volta al recupero delle capacità funzionali compromesse dalla malattia.
l’articolazione del sistema sanitario,
Il funzionamento e non sono quindi gli unici fattori in
sullo stato di salute dell’individuo,
grado di incidere anzi, al contrario, sono presenti una
pluralità di cause in grado di condizionare la salute della popolazione; tra essi vanno
menzionati: - il patrimonio genetico individuale, i fattori ambientali, i fattori socio-culturali, i
fattori economici, gli stili di vita e l’accesso ai servizi sanitari.
Per il suo funzionamento il sistema sanitario assorbe risorse, sottoforma di lavoro e capitale, dal
sistema economico nel suo complesso, che prendono il nome di fattori produttivi o inputs.
Questi ultimi vengono combinati tra loro e trasformati in outputs, ovvero servizi e/o prestazioni
sanitarie, al fine di migliorare le condizioni di salute della popolazione. A seconda del servizio
o della prestazione sanitaria presa in considerazione, capitale e lavoro sono combinati tra loro in
1 M. Ferrera, Le politiche sociali: L’Italia in prospettiva comparata, Bologna, Il Mulino, 2006.
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Il risultato di questo procedimento si concretizza nella “produzione di salute”, ed
modo diverso.
è proprio sulla base della salute prodotta che il sistema sanitario deve essere valutato.
I parametri attraverso i quali si può valutare il nostro settore di riferimento sono:
misura l’impiego economico delle risorse nel processo produttivo e viene
Efficienza: L’efficienza viene misurata dal numero
definita come il rapporto tra prestazioni/risorse.
di prestazioni realizzate da un’unità di fattore produttivo impiegato.
Efficacia: definita come rapporto salute/prestazioni e misura il contributo dei servizi
sanitari al miglioramento dello stato di salute. Viene misurata dal miglioramento di
salute in seguito al consumo di una prestazione sanitaria.
di cui l’indicatore principale è rappresentato dalla spesa sanitaria totale pro capite.
Costi:
Equità: può essere intesa in termini di egualitarismo, ovvero garanzia per tutta la
popolazione delle stesse opportunità in tema di assistenza sanitaria da parte dello Stato,
che deve quindi garantire la copertura dei bisogni ritenuti essenziali anche a coloro con
“minimo standard”).
basso reddito (garanzia del
Il processo produttivo in sanità
Sistema Sanitario
Risorse Prestazioni Risultati
(inputs) (outputs) (outcome)
Lavoro Processo Visite Salute
capitale produttivo Terapie
Ricoveri
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1. Articolazione e funzionamento
L’attuale quadro normativo conferma l’articolazione del Servizio Sanitario Nazionale su
tre diversi livelli: centrale, regionale e locale.
A livello centrale il Governo, attraverso il Ministero della salute, si occupa della
definizione degli obiettivi del SSN e dei provvedimenti per la loro realizzazione,
contenuti nel Piano sanitario nazionale, realizzato in concertazione dai due istituti sopra
citati. è l’organo centrale del SSN, in quanto ad esso sono attribuite
Il Ministero della Salute
“Le funzioni spettanti allo Stato in materia di tutela della salute umana, di
coordinamento del sistema sanitario nazionale, di sanità veterinaria, di tutela della
di lavoro, di igiene e sicurezza degli alimenti”.
salute nei luoghi
Congiuntamente al Ministero esistono altri enti che compongono l’organigramma del
SSN, i quali svolgono funzioni di consulenza. Il principale organo consultivo del
Ministero è il Consiglio Superiore di Sanità che compie funzioni di ricerca e di controllo
in tema di salute pubblica.
In seguito al riordino legislativo dei primi anni novanta sono stati rafforzati in maniera
sostanziale i poteri delle regioni in materia di programmazione, finanziamento
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organizzazione e controllo delle attività .
Queste hanno competenza esclusiva nella regolamentazione ed organizzazione di servizi
e attività destinate alla tutela della salute e dei criteri di finanziamento delle Aziende
sanitarie locali (Asl) e delle Aziende ospedaliere (Ao).
Alle regioni, oltre ad un ampliamento delle capacità legislative, spetta anche
l’istituzione delle aziende sanitarie (Asl e Ao), enti dotati di personalità giuridica
pubblica e autonomia patrimoniale - gestionale, e attraverso le quali viene organizzata
l’assistenza sanitaria nel proprio ambito territoriale.
Alla compagine regionale spetta altresì l’adozione di Piani sanitari regionali triennali
sulla base ed in sintonia con il Piano sanitario nazionale, garantendo in questo modo il
rispetto dei livelli essenziali di assistenza (LEA). Per garantire il rispetto di questi
requisiti minimi, la regione si avvale dei presidi direttamente gestiti dalle Asl e di
strutture pubbliche e private “accreditate”. La procedura dell’accreditamento costituisce
il meccanismo con cui la regione riconosce specifici requisiti ( standard di
qualificazione) per garantire il rispetto dei LEA e che consentono quindi di esercitare
2 F.Maino, La politica sanitaria, Bologna, Il Mulino, 2001. 3
l’attività sanitaria nell’ambito del SSN. Verificato il rispetto dei requisiti, la regione
pubblica l’elenco dei soggetti accreditati a svolgere attività sanitaria sul proprio
territorio.
Infine, a livello locale, sono le Asl ad intrattenere i rapporti con i medici di base , le Ao,
e le altre strutture operanti alle dirette dipendenze delle Asl, riuscendo in tal modo a
garantire l’erogazione di assistenza medica , ospedaliera e sanitaria ai cittadini, i quali
concorrono al finanziamento del Ssn tramite il pagamento delle imposte, incamerate in
parte a livello nazionale (attraverso la tassazione generale) e in parte a livello regionale
3
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(IRAP IRPEF) o tramite il pagamento dei cosiddetti ticket
3 M. Ferrera, Le politiche sociali: L’Italia in prospettiva comparata, Bologna, Il Mulino, 2006.
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Parlamento Governo
Bilancio dello Ministero della
Stato Salute
Conferenza
Stato - Regioni
Regioni
Asl Assicurazioni
Strutture Strutture di cura
Medici di Aziende private e attività
proprie
ospedaliere
base medico
delle Asl professionale
Cittadini
Imprese
Fonte: Ferrera, 2006. 5
L’evoluzione
2. del welfare sanitario dell’Italia della
Al ritardo nei processi di sviluppo e industrializzazione prima metà del XIX
secolo fece riscontro un evidente lentezza delle dinamiche di modernizzazione del paese, con
chiare ripercussioni anche in ambito socio assistenziale.
Ed infatti, mentre in Europa cominciarono ad emergere le prime forme di legislazione di mutuo
regno d’Italia l’assistenza sanitaria era ancora affidata per
soccorso, nel nascente la gran parte
all’opera degli istituti confessionali.
A conferma di quanto appena detto, le prime forme di mutualismo furono introdotte con la
legge piemontese del 1859 sulle Opere pie, la quale dispose una minima ingerenza da parte
Stato nell’assistenza
dello sanitaria, affidando alla figura del Ministro degli Interni un limitato
controllo sugli istituti di carità e beneficenza e lasciando in capo a questi ultimi piena
e un ampia discrezionalità d’intervento.
autonomia nella definizione degli assetti organizzativi
Quella che oggi definiremmo un “organizzazione sanitaria” cominciò ad estendersi in Italia solo
dopo la metà del XIX secolo, in concomitanza con la diffusione di nuove convinzioni mediche
e sociali.
Sarà soltanto con la formazione del nuovo regno unitario, nello specifico con la Legge n.2248
del 1865, che in Italia si consolidò un ordinamento destinato a strutturare per lungo tempo le
attività assistenziali svolte in ambito locale. Mentre gli istituti di carità, introdotti con la legge
piemontese, continuarono ad occuparsi dell’assistenza di specifiche categorie di poveri e di
inabili.
Il provvedimento n.2248/1865, se pur ritenuto insufficiente rispetto alle necessità igienico
sanitarie del paese, resta comunque una norma d’estrema importanza poiché segna l’inizio di un
all’approvazione della prima organica riforma sanitaria: la
lungo iter legislativo, che condurrà
Legge n.5849 del 1888, detta anche “Crispi-Paglani”.
I problemi d’igiene vennero affidati
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