Ruolo professione nel lavoro sociale
Il lavoro sociale indica l’insieme delle attività messe in atto dall’intera società (sia nella dimensione professionale sia nella dimensione civica) con lo scopo di risolvere i propri disagi del vivere quotidiano. Stando alla definizione internazionale di Social Work, approvata nel 2000 a Montreal dall’IFSW, il social work va inteso nella sua dimensione professionale, si tratta infatti di un’area pluri-professionale formata da A.S., educatori, mediatori, psicologi di comunità. Il comune denominatore di queste professioni è quello di fornire aiuto agli individui che vivono in una situazione di svantaggio rispetto agli standard di vita dominanti.
Modello sanitario vs modello sociale
L’operatore sociale si approccia all’aiuto secondo un’ottica diversa rispetto quella del medico. Entrambi svolgono un lavoro di cura, però mentre il medico “cura per guarire” secondo la locuzione inglese di curing, l’operatore “cura con l’intenzione di migliorare la qualità della vita, secondo il termine inglese caring. Alla base di questi obiettivi vi sono due modelli di approccio differenti. Alla base dell’ottica sanitaria si trova il modello diagnosi-trattamento. Il disagio ha origine da una patologia che va diagnosticata e trattata nel modo opportuno. La logica che sostiene tale modello è lineare: causa-effetto. Alla base dell’ottica sociale si trova un modello diverso, che tiene conto della multifattorialità dei problemi, per cui il disagio va affrontato tenendo conto di ciò e soprattutto consapevoli che non sempre può essere eliminato. L’operatore sociale agisce cercando di potenziare le risorse dell’utente al fine di rendergli più sopportabile il disagio e di costruirsi una strada verso il benessere.
Storia del servizio sociale
Il lavoro sociale è un’attività non solo pratica (social work practice) ma anche un’attività teorica (social work theory). Gli operatori devono ricercare i metodi e le tecniche che gli permettono di dominare la dimensione dell’aiuto.
Funzioni del lavoro sociale
- Servizio sociale istituzionale (funzione svolta dall’a.s., in quanto legittimato dalla legge. L’a.s. funge da mediatore tra i servizi che la P.A. destina a particolari categorie di utenti e tra i destinatari di tali funzioni).
- Accompagnamento (nella risoluzione del disagio).
- Educazione/promozione di qualità di vita migliori.
La professione di lavoro sociale più antica dalla quale si sono originate le altre e tra l’altro quella che può esercitare tutte e tre queste funzioni è quella di a.s. L’affermazione del s.s. in Italia e della sua figura si differenzia da quella dei paesi anglosassoni. In questi ultimi, gli enti di assistenza, avendo avvertito i profondi mutamenti giuridici (riconoscimento diritti di cittadinanza) ed economici (rivoluzione industriale) che attraversavano lo stato moderno, sentirono l’esigenza di formare un personale qualificato che si occupasse dell’assistenza agli indigenti.
In Italia invece il s.s. nasce all’interno delle sedi formative. Nello specifico sono fondamentali tre fasi: la prima dal 1918 al 1928. In questo decennio, alcuni dirigenti di fabbrica illuminati si accorsero del valore del capitale umano, pertanto sentirono l’esigenza di una nuova figura adeguatamente formata che si occupasse dell’assistenza materiale e psichica dei lavoratori e delle loro famiglie (mense, asili, ecc.). Nel 1920 a Milano, sorse l’Istituto italiano di assistenza sociale, il cui scopo era quello di formare un personale adatto a fornire assistenza agli operai, si trattava delle segretarie sociali. Nel 1928/29, il partito fascista istituì a Roma presso la scuola femminile fascista di economia domestica e assistenza sociale, la prima scuola per a.s. di fabbrica (espansione del consenso al regime fascista). Ebbe così inizio la seconda fase.
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