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necessità di poli esterni di riferimento: colleghi, supervisori, verifiche di gruppo, che consentano

rielaborazioni. Se il professionista coglie il significato del setting, vi si sintonizza utilizzandolo, mentre

se lo squalifica e banalizza, ne produce lo scadimento in collusione con gli utenti.

Capitolo IV:

Lavoro sociale

Le definizioni che riguardano il lavoro degli assistenti sociali richiamano la complessità del campo

considerato, in quanto, l’oggetto di conoscenza e di azione è la società nella sua realtà dinamica, in

cui si alternano una molteplicità di soggetti interagenti.

Parole chiave della professione:

Relazione (educativa, promozionale, collaborativa) è uno strumento di attivazione e

• riattivazione di iniziative e di percorsi.

La collocazione all’interno di contesti organizzativi sistemici

• La funzione cerniera dell’As. Tra bisogni della comunità e istituzioni, tra risorse del territorio

• e problemi.

La finalità di cambiamento: As. Come agente di cambiamento, nel senso

• dell’autorealizzazione delle persone e della qualificazione degli ambienti.

Relazione e relazioni nel servizio sociale

La relazione costituisce il canale del processo che favorisce lo sviluppo della persona e la soluzione

dei problemi, un ponte attraverso cui si giocano le capacità di studio, valutazione e presa in carico

dell’operatore. Attraverso essa l’assistente sociale esprime accoglienza, evoca potenzialità e

favorisce i processi evolutivi. La difficoltà di darsi un codice diverso, quando i livelli di

coinvolgimento sono forti fa intendere perché paradossalmente si sia parlato di neutralità della

relazione professionale. Questa neutralità può essere meglio concepita come uno stato di ricostruita

lucidità che si raggiunge attraverso l’elaborazione delle spinte identificatorie, un uscire

faticosamente conquistato dopo essere entrati nel mondo di un altro per vedere con maggiore

chiarezza, attivando un reale confronto. (partecipazione e immedesimazione nella situazione

dell’utente ma poi distacco mentale per non assumersi personalmente i problemi altrui). Le

complessità che emergono nel corso della relazione risultano più gestibili quanto più la dimensione

reale di essa è definita, cioè quando ne sono chiariti gli obiettivi e il campo del confronto con la

persona, in base ai quali si è creato un pensiero progettuale consapevole.

La quotidianità del lavoro sociale è anche intessuta di relazioni diverse con soggetti non utenti:

l’assistente sociale infatti, sviluppa rapporti anche di collaborazione con colleghi della stessa o di

altre professioni. Non si tratta di rapporti di cura, ma di relazioni con/tra funzioni, connesse al ruolo

e in rapporto agli intenti progettuali consapevoli, che ripropongono le difficoltà presenti nel

rapporto interpersonale: contenuti emotivi e razionali, incroci di potere, evocazioni di vecchie

esperienze, intrecci tra responsabilità e delega. L’assistente sociale si trova nei fatti in un crocevia di

relazioni, che hanno diverse finalità, mettono in evidenza aspetti distinti del ruolo, richiedono forme

di comunicazione e abilità differenti. L’assistente sociale si configura come esperto dei sistemi di

relazione avente la funzione di agevolare i processi comunicativi tra i diversi soggetti e l’agire

professionale si qualifica come agire comunicativo.

Per definire la relazione, denominata di aiuto, giova ricordare che essa si realizza in una

organizzazione e, idealmente si colloca entro un contesto territoriale: ne discende che l’evento non

riguarda esclusivamente i due, ma concerne gli altri soggetti, poiché dovrebbe svilupparsi all’interno

di intrecci relazionali, diversamente articolati. Se l’As. Non tiene conto dei vari contesti in cui si

colloca la relazione di aiuto, riduce inevitabilmente le risorse reali disponibili nei potenziali intrecci

lavorativi interni ed esterni all’organizzazione, il rapporto diventa facilmente fallimentare,

ricadendo sull’operatore, che persa la dimensione della realtà, si carica di ansie e investe

dispendiosamente le proprie energie, come ne fosse l’unico responsabile. La relazione con la

persona, è triadica, poiché si sviluppa all’interno delle funzioni e del campo di intervento di un

servizio: l’As. Aiuta in quanto svolge un ruolo in un servizio, dentro una politica sociale, in rapporto di

intreccio e mediazione con diversi soggetti e opportunità. La relazione si orienta secondo gli obiettivi

assunti nel progetto complessivo di intervento o in progetti specifici di servizio mirati ad affrontare il

problema presentato dalla persona (tossicodipendenza, abbandono..).

Il riconoscersi tra operatori diversi, come soggetti attori con proprie risorse e proprie strategie,

significa aprire la relazione ad una evoluzione e riconoscere che della relazione e della sua

evoluzione tutti sono responsabili.

Le risorse

Risorsa è ogni mezzo che può venire in aiuto in caso di necessità, si cui già si dispone o che è

attivabile per risorgere. Le risorse vanno infatti interpretate in senso aperto ed anche sotto l’aspetto

delle potenzialità. Vi sono risorse nelle persone, negli ambienti, nel servizio e nello stesso assistente

sociale. La presenza o carenza di risorse qualifica ambienti e situazioni e segna le possibilità

risolutive, poiché un operatore non può dare vita se non vi sono energie disponibili o se non le sa

cogliere. Esse costituiscono la benzina dell’aiuto che definisce quanta strada sia percorribile.

Tipi di risorse:

1. Le risorse della persona: riguardano il suo sistema cognitivo, le capacità, la competenza

operativa, i modi di attivarsi. Si colgono segnali delle risorse personali, nelle modalità con

cui la persona formula la domanda, vede e sente il problema; nel grado di autostima; nelle

esperienze pregresse; e nella riscontrata capacità di rispettare accordi e gestire i compiti

assunti nella relazione con l’As. Anche il possedere un’intenzione costituisce una risorsa, la non

rinuncia e la voglia di fare. lo stesso atto di presentare una domanda costituisce una risorsa,

poiché si traduce in una spinta risolutiva.

2. Le risorse ambientali: sono presenti nei campi relazionali della persona e sono

rappresentate dai diversi soggetti con cui essa è collegata e dai beni materiali e immateriali

che vi sono disponibili.

3. Le risorse che mette in atto l’As. Sono personali, ambientali e in ordine allo specifico

problema: l’As può partecipare a un progetto di territorio relativo al problema o alla fascia

di età considerata o può essere particolarmente attivo in merito: incontrare un operatore che

approfondisce il campo problematico in questione e si sperimenta investendo personalmente

costituisce per la persona una particolare risorsa.

Rischio di demolizione di risorse: la stessa esperienza del ricevere aiuto attiva una situazione

paradossale in cui più il soggetto viene aiutato, più si sente incapace di fare da solo e quindi

sostanzialmente non è aiutato nell’aspetto più importante, cioè nella riattivazione dell’autonomia.

L’As. Rischia quindi involontariamente di dare il via a un processo di distanziamento e

impoverimento. farsi aiutare significa uscire da uno stato di dipendenza per far ricorso a un

altro.

Nella relazione sono presenti altri rischi di demolizione di risorse:

Visioni omogeneizzate da parte dell’As.

• Uso erroneo da parte dell’As delle risorse.

Il problema

L’avere un problema è solitamente una condizione indesiderabile, tuttavia corrisponde ad una

esperienza comune, che fa parte della vita delle persone, in cui si realizza un continuo succedersi di

processi naturali di problem solving. Nell’ottica comune la persona che chiede l’aiuto viene deprivata

e considerata “deficiente” e l’As. Caricato di responsabilità e prospettive onnipotenti. Il problema

nasce invece nell’interazione tra persona e ambiente e corrisponde ad una rottura dell’equilibrio tra

le due realtà, che si viene a manifestare quando si crea incoerenza tra bisogni, aspirazioni, capacità

e competenze de soggetto. I problemi sono di per sé complessi, costituiti da un insieme di elementi

interattivi in e tra diversi sistemi e non possono essere identificati con la persona. Sono connessi

anche la mondo in cui ci si guarda e considera rispetto ad una certa realtà. influenzano

l’autostima.

I problemi possono essere classificati in una serie di tipologie e possono riguardare:

Le fasi della vita o gli stadi dello sviluppo durante i quali si modificano le domande

• provenienti dall’ambiente e i molteplici ruoli assunti dalla persona.

L’acquisizione di status particolari

• Rapporti con le istituzioni e problemi legati al mondo fisico e sociale.

• Eventi improvvisi ed imprevisti che costituiscono situazioni di crisi.

I problemi costituiscono una sfida, uno stimolo, una questione posta per essere risolta, attraverso la

messa in gioco di risorse. Nascono dal cambiamento e lo attivano; contengono quindi un potenziale

di crescita e offrono opportunità di apprendimento.

I problemi:

Hanno un effetto rivelatore rispetto alla vita dei soggetti e ai loro ambienti.

• Stimolano la consapevolezza e incentivano l’azione.

• Possono produrre un aumento delle abilità e della padronanza della situazione.

L’As aiuta quindi il soggetto a porre le risorse personali ed ambientali, individuate durante il

riesame della situazione, e tende ad accrescere le abilità del soggetto stesso, mentre ne contiene i

processi di squalifica.

Di fronte ai problemi, l’As intesse relazioni che hanno natura dialogica ed abilitante:

Sono dialogiche poiché costituiscono degli ambiti in cui due soggetti diversi parlano, si

• ascoltano e si confrontano senza sopraffazione.

Sono abilitanti, poiché si connotano come rapporti di scambio, non di uso unilaterale,

• orientati dall’obiettivo di favorire la crescita di capacità operative del soggetto.

La persona ha bisogno di parlare della sua visione della realtà, di poterla allargare attraverso il

confronto dialettico con un altro soggetto, di riconoscere il proprio modello di vita all’interno di un

dialogo aperto e critico, per poterlo eventualmente modificare. In questo dialogo la realtà cognitiva

della persona con i suoi elementi deve essere accettata così com’è per non incidere sulla sua dignità:

 la relazione è significativa se gli interlocutori si riconoscono reciprocamente come soggetti distinti,

con propri schemi valutativi e le proprie strategie. È la natura valorizzante e non conflittuale del

confronto che può agevolare la persona prima nella rappresentazione della propria visione, poi

nella sua elaborazione. I due soggetti, può diversificati nel ruolo, funzionano come partner nella

presa in carico, in cui l’As è catalizzatore di un processo. Per abilitare, l’As mette in atto diverse

azioni di rinforzo e richiamo delle risorse:

Riconoscere e far riconoscere che cosa la persona ha fatto, sa fare, favorendo la presa di

• coscienza dei suoi punti di forza.

Incoraggia a esprimere le forze non manifeste.

• Informa sulle risorse esistenti e su quelle esterni e potenziali.

Relazione di genere:

La relazione di aiuto è spesso una relazione tra donne, e nelle reti parentali contemporanee le

donne sembrano collocate al centro degli scambi come tessitrici delle reti stesse, attive promotrici di

relazioni e solidarietà che altrimenti non esisterebbero. Si delinea un incontro tra donne che aiutano

e che domandano aiuto, in cui frequentemente si manifestano molti elementi di affinità. Si può

stabilire un senso di solidarietà, di sorellanza, con uno scambio leale di informazioni e di sentimenti.

Capitolo V:

nello sviluppo storico della metodologia del servizio sociale, l’articolazione tradizionale della presa

in carico di un caso prevede tre tappe fondamentali denominate sinteticamente: studio, diagnosi e

trattamento. A fronte della domanda l’As realizza un’attività ricognitiva relativamente alla persona

in situazione, raccogliendo elementi di ampiezza e natura parzialmente diversi a seconda

dell’approccio metodologico seguito. In base a questi dati formula una diagnosi del soggetto

inquadrato nella situazione e visto in rapporto al problema. In base alla diagnosi l’As definisce un

piano di lavoro o trattamento. La sequenza diffusa in Italia, dopo che l’articolazione tradizionale

cade in disuso, è orientata dalla logica del processo programmatorio:

Analisi della situazione-problema.

• Valutazione e definizione degli obiettivi.

• Elaborazione del piano di intervento.

• Realizzazione e verifica.

Il cambiamento più rilevante è l’introduzione della definizione di obiettivi, individuati a seguito di un

esame di realtà. Così pure il momento di verifica sottende positivi richiami alla riflessione valutativa,

utile sia per la persona come per l’As.

Nuovo schema:

Contatto

• Contratto

• Realizzazione

• Conclusione.

Essa pone schematicamente in risalto il significato particolare che viene dato alla relazione con la

persona, tappa per tappa, nel suo rapporto con il servizio. I contenuti della relazione vanno ben al

di là delle parole e vengono meglio espressi nella scansione che si distingue tra: esplorazione,

comprensione, delimitazione o scelta, progettazione e impegno, azione, verifica. È la serie di

operazioni tecniche che l’As. Sociale deve promuovere.

Fase di contatto:

Si articola nell’accesso e nell’esplorazione. L’As accoglie una domanda, inviata da un soggetto al

servizio, verifica la competenza professionale, informa rispetto al servizio e alle modalità di presa

in carico e perviene ad un accordo preliminare. La persona compie con l’As la ricostruzione della

situazione, che si è impegnata a realizzare, come si presenta qui è adesso, funzionalmente alla

comprensione dei problemi che si andranno a fronteggiare. il qui è adesso costituisce un tassello

spazio-temporale esistenziale inscritto in una continuità: la sua focalizzazione favorisce il contatto

con la realtà e l’identificazione del che cosa e del come. La fase si chiude con la definizione di una

relazione di lavoro, e l’individuazione di un campo problematico limitato e definito, su cui

intervenire, scelto in relazione ai bisogni della persona sulla base della intenzionalità espressa e alle

risorse disponibili.

Sulla base della ricostruzione e valutazione del quadro di insieme, si passa poi alla definizione di

una accordo operativo, che la persona stipula con l’As contratto basato sulla individuazione

concordata di obiettivi. Segue la fase di realizzazione, intesa come traduzione del programma del

contratto, che viene sostenuta dall’affiancamento dell’As in funzione di orientamento e supporto.

Infine si conclude il processo, con la verifica del percorso, ovvero con la valutazione del lavoro fatto

insieme e l’interruzione temporanea del rapporto con un eventuale rinvio ad un successivo progetto

di aiuto sempre mirato.

A fianco alle operazioni esplicite, che sono state descritte, l’As intraprende un percorso personale di

elaborazione, che gli consente di lavorare professionalmente con il soggetto. L’As prepara i colloqui,

programma la raccolta di dati, riflette, rielabora gli scambi e formula ipotesi in un processo di

espressione e di valutazioni, alle quali cerca verifica e una volta definito il campo, formula linee

progettuali di intervento che esprimono una precisa responsabilità tecnica.

Le fasi del percorso di apprendimento:

L’articolazione in fasi assume appunto il senso di un percorso di apprendimento, durante il quale il

soggetto, oltre che raggiungere un grado sufficiente di autonomia, impara una modalità efficace di

porsi di fronte alle difficoltà, delle regole di esplorazione e ricerca di fronte al reale. Il processo di

apprendimento è attivabile se viene considerata la soggettività della persona sotto l’aspetto sia

delle sue risorse e capacità, che della motivazione a farsi carico e a ricevere aiuto. La

valorizzazione del singolo e quella del suo contesto vengono considerate dei fattori energici

fondamentali, che incentivano i risultati di alcuni interventi. L’As durante il processo segue dei criteri:

La considerazione di ciò che la persona vuole fare e la ricerca di condivisione di intenti

• auspicabili.

La precisazione dei contenuti e dei termini che il servizio può dare.

• L’azione in un campo limitato, che sia adeguato alle risorse disponibili, la definizione di

• obiettivi parziali, traducibili in compiti concreti e in tempi determinati.

L’impegno del soggetto vincolato ad accordi presi nella relazione.

• I mutamenti e il rinforzo delle acquisizioni.

• L’uso di prassi di verifica dell’operato.

Il percorso di presa in carico prevede fin dall’inizio la partecipazione della persona o la possibilità

di obbligo ad un rapporto con il servizio per motivi di tutela sociale, tuttavia anche in questo caso è

ricercata la partecipazione della persona durante tutto il processo. Dalla manifestazione della

richiesta l’As accoglie il soggetto e raccoglie informazioni; se la persona è disponibile allo scambio e

mette in gioco i materiali necessari, l’As li restituirà per favorire le prese di coscienza e verificare la

sua comprensione; qualora invece la persona non fosse disponibile a dare gli opportuni chiarimenti e

a contestualizzare, l’As ne sottolineerà il significato prevedendo anche l’eventuale uscita dal servizio.

È essenziale che ad ogni passo si richieda l’adesione della persona e si restituiscano i contenuti delle

comunicazioni, per evitare di procedere da soli.

L’As deve inoltre tener conto della varietà delle situazioni considerate, imparando a differenziarle,

nonostante la consuetudine possa produrre effetti di eccessiva omogeneizzazione. Lavorando con

due realtà (persona-ambiente), l’As investe in relazione alle potenzialità presenti in ciascun campo:

infatti, laddove il soggetto è provvisto di risorse ed esprime intenti risolutivi, egli si orienterà a

potenziare le capacità operative; al contrario, se le risorse della persona sono molto limitate o essa

presenta caratteristiche di rilevante cronicità, la prospettiva di formulare ipotesi potrebbe essere

molto ridotta, e il fuoco dovrà essere spostato dalla persona verso il contesto, poiché è lì che occorre

aumentare la competenza gestionale. I compiti dell’As si modificano secondo le situazioni e si

articolano in attività a volte alternative, a volte complementari.

Capitolo VI:

Accoglienza ed esame di realtà: la fase di contatto nel processo di aiuto.

L’evento che conduce l’As ad interferire con la situazione di vita di una persona può essere

rappresentato da:

Una domanda spontanea.

• Un obbligo di intervento, imposto dall’autorità giudiziaria minorile.

• Una sollecitazione di terzi che spinge la persona a recarsi al servizio.

• Una segnalazione.

La prima fase nella relazione di aiuto può essere definita da quattro parole chiave: domanda,

accoglimento, comprensione e orientamento. Le due persone, soggetto e operatore costruiscono nello

scambio un imbuto orientativo, che limita il campo delle aspettative e delle richieste arrivando a

focalizzare: conclude infatti la prima fase del lavoro, la scelta di un’area problematica delimitata,

ambito-bersaglio di un intervento trasformativo parziale, in forte connessione con la domanda della

persona. I compiti dell’As in questa fase possono anche riguardare altri soggetti oltre la persona:

Familiari o nodi di rete

• Il proprio servizio

• Altre organizzazioni.

Questi compiti sono funzionali ad effetti che si realizzano nel presente, ma concernono anche il

futuro, poiché possono riguardare l’adeguamento prospettico delle risorse ai bisogni evidenziati.

Nello svolgere i compiti l’As usa alcune competenze specifiche quali:

Saper cogliere la situazione in modo mirato.

• Conoscere il servizio e le risorse di genere.

• Saper dare spazio.

All’interno della prima fase si devono distinguere:

1. Il colloquio segretariale: è funzionale a verificare al competenza dell’ente, adottare

provvedimenti di urgenza, indirizzare la persona all’operatore che se ne occuperà.

2. Il primo colloquio: costituisce lo scambio iniziale tra la persona e l’As incaricato della presa

in carico.

3. La prima fase: è rappresentata dall’insieme limitato di colloqui, durante i quali l’As e la

persona si orientano rispetto alla domanda e alla situazione per trovare un punto di

attacco, che delimiti l’azione in base all’obiettivo da raggiungere, ancora in via di

strutturazione.

Prima della domanda:

Il disagio del soggetto si manifesta all’interno degli ambienti di vita, e andrà ricollocato al loro

interno. La persona si trova in uno stato di squilibrio esistenziale in termini ecologici, vale a dire che

nella transazione con gli ambienti di vita non si sono manifestate risorse adeguate a fronteggiare le

difficoltà e le strategie operative possedute si sono rivelate fallimentari. Prima di arrivare al

servizio, solitamente il soggetto ha intrapreso un percorso alla ricerca di soluzioni e di aiuto,

attivando alcuni nodi di rete, adattandosi alla situazione. Infine è pervenuta al servizio per un

evento scatenante o per situazioni analoghe. L’As deve considerare quindi che, se la richiesta è il

segno del fallimento da cui bisogna tutelare la persona, lo squilibrio presente nel contesto di vita

favorisce una trasformazione. In questa direzione, andranno rinforzate le risorse esistenti, affinché la

persona intraprenda un’esperienza, coinvolgendosi nella soluzione dei problemi.

Il contatto:

Dopo che, all’accesso è stata riscontrata la competenza dell’ente, si stabilisce a questo punto un

contatto tra servizio e soggetto, attraverso l’As. La domanda appartiene alla persona, e identifica il

suo bisogno e le possibili soluzioni, la base su cui è disposta a trattare. L’As illustra alla persona cosa

significa entrare nel servizio e le norme che regolano i rapporti con gli utenti: il soggetto ha il diritto

di sapere tutte le condizioni e di darne l’adesione.

Accogliere significa appunto contribuire a creare nel servizio, attraverso la relazione, un ambiente

ecologico che confermi riconoscendo l’identità del soggetto e del suo mondo evidenziandone le

risorse. Questa atmosfera è favorita dallo sforzo di incontrare la persona sul suo territorio, dentro al

suo mondo di significati, valori e relazioni.

Fuochi di attenzione:

L’As si attiene ai fuochi nel processo di ricostruzione della realtà del soggetto, per capire che cosa è

successo prima della domanda. L’As e il soggetto si accompagnano nel percorso avvicinando i punti

di osservazione e conoscenze diversificate in merito. I fuochi di attenzione sono (qui è adesso):

1. La richiesta, ovvero che cosa si domanda.

2. A segnalazione o l’auto-attivazione della persona, inserisce altri soggetti in gioco e quali

immagini del servizio può aver elaborato la persona.

3. L’autopresentazione e la collocazione della richiesta, in quale quadro si colloca la domanda:

Chi la presenta?

• Da che contesto di vita emerge?

• Risorse?

• Che circostanze hanno mosso la persona.

• Rapporto tra la domanda e al situazione di disagio.

4. Le azioni e i tentativi adottati in precedenza per fronteggiare le difficoltà.

5. Le soluzioni che il soggetto si è dato per reggere fino al momento della domanda.

6. Le intenzioni e le previsioni rispetto alla situazione.

7. Le aspettative del servizio.

8. Le modalità con cui il soggetto si presenta.

Disparità della relazione:

Il rapporto tra i due è particolarmente sbilanciato soprattutto in termini di potere: da una parte l’As

esperto del sistema dei servizi, dall’altro la persona interprete di una situazione problema, in

possesso di strategie operative deboli o perdenti. La relazione è speso una scelta obbligata, e può

capitare che l’utente metta in pratica delle strategie elusive che rischiano di compromettere il

significato degli scambi. La consapevolezza di ciò da parte dell’As lo induce ad entrare

limitatamente e gradualmente nella sua realtà per evitare stati di panico e forme di aggressività. In

seguito alla richiesta, infatti si deve produrre un’alleanza operativa tra i due soggetti, pur

mantenendosi in una posizione di asimmetria, da punti di vista diversi, ma convergenti in relazione

all’obiettivo.

Bilateralità e trasparenza: per bilateralità si intende la continua e reciproca interazione e la

condivisione partecipativa che si realizza nel processo comunicativo e lo contrassegna. Va al di là

del coinvolgimento sul progetto, poiché sottende alle proposte anche divergenti avanzate dalla

persona. Alla bilateralità è sottesa la trasparenza che riguarda l’esplicitazione di contenuti e la

comunicazione delle tappe da intraprendere nell’operare. La trasparenza durante il processo di

ricostruzione della realtà facilita l’individuazione di uno spazio di lavoro comune e la maturazione di

un intenzionalità condivisa, che fondi il progetto di intervento.

Preparazione del colloquio e prima fase:

L’As prepara il colloquio: considera i dati noti e si prefigura emotivamente l’evento, ridefinibile nel

corso dello scambio. Accoglie la persona, e lascia che essa esprima la domanda, ascoltando la

presentazione che la persona si è preparata. Durante l’esposizione coglie gli aspetti comunicati

spontaneamente che rientrano nei fuochi di attenzione. L’As integra quanto comunicato dal soggetto

sia apportando dati a lui noti, sia esprimendo quesiti che vengono giustificati, quando suscitano

resistenze, in vista dello sviluppo di un intervento fruttuoso.

Nel corso dello scambio l’As si attiene a precise indicazioni metodologiche che lo orienteranno poi

durante tutto il processo:

Aiuta ad parlare ed ascolta: (mettersi nei panni dell’altro)

• Restituisce contenuti, sentimenti: mentre restituisce la versione alla persona durante tutto lo

• scambio, consente anche ad essa di sentirsi ascoltata, dandole anche la possibilità di

rivedere e correggere le percezioni dell’As. I contenuti delle restituzioni richiedono una

decelerazione nello scambio, che per essere tale, deve procedere secondo i tempi della

persona in modo da consentirle di seguire i passaggi mentalmente, di riflettere e a sua volta

di fare delle scoperte.

Aiuta ad elaborare e connette: l’As fa un’iniziale elaborazione degli elementi comunicati,

• mette in sequenza i fatti e ricompone la situazione in termini razionali. Fa un processo di

sintesi interna.

Amplia eventualmente la raccolta di dati

• Individua azioni e memorizza: durante il colloqui, in relazione alla situazione si individuano le

• prime attività da svolgere e si informa tempestivamente l’utente.

Capitolo VII:

Il progetto per la persona

La comprensione del quadro situazionale, in cui viene collocata la domanda-problema è finalizzata

all’individuazione del campo su cui lavorare. La domanda analizzata può venire concordemente

ridefinita nel senso di una riduzione del campo o di un ampliamento rispetto alla semplificazione

risolutiva riportata alla persona, come si possono individuare campi problematici troppo scoperti di

risorse per essere affrontati in prima istanza. Il problema bersaglio che viene scelto deve essere

riconosciuto esplicitamente ed accettato dal soggetto, che desidera affrontarlo o condivide la

necessità di farlo. Deve essere un problema preciso e definito, e rappresenta quindi un potenziale

fulcro di cambiamento. La definizione del problema e delle modalità risolutive fa sì che la persona

segua consapevolmente il processo di cambiamento e acquisisca maggiore fiducia nelle proprie

capacità.

La definizione di un progetto deve svilupparsi con il continuo contributo della persona e

corrispondere più ad un processo di accompagnamento di un intento risolutivo che all’esecuzione di

un piano dell’As. Egli favorisce in un clima di fiducia l’espressione di ciò che la persona vuole

raggiungere, aiutandola a passare dalla formulazione di obiettivi generali alla definizione di

propositi più specifici, dai tempi lunghi alle brevi scadenze. Coglie le manifestazioni di volontà

risolutiva, le iniziative, per riconoscerle e restituirle. Registra anche, direttamente o indirettamente, le

espressioni di passività o i segnali di intenzionalità divergente: recepisce le perplessità, l’insistenza in

altre direzioni, gli appuntamenti mancati o il rifiuto di presentarsi. L’As mentre facilita l’espressione

dell’intenzionalità, ne favorisce l’elaborazione a confronto con la situazione di realtà, restituendo il

quadro insieme ricostruito, stimolando con le domande, e informando sulle possibilità.

L’intenzionalità comune, che si costruisce lungo un percorso corrispondente alla fase pre-contrattuale

della relazione, si sviluppa come direttrice dell’impegno dei due durante la fase operativa. Se al

momento della formulazione della richiesta e nella prima ricostruzione della situazione si sono

incontrate due intenzionalità diverse o addirittura contrapposte, nel corso della relazione esse

devono trovare concordemente mete comuni rispetto ad un ambito suscettibile di un intervento

trasformativo, in cui il richiedente sia in grado di produrre un esito precisato nelle sue caratteristiche.

(dal consolidamento di una situazione fragile, al cambiamento di comportamenti, situazioni e

atteggiamenti).


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DETTAGLI
Corso di laurea: Corso di laurea in servizio sociale (BIELLA - CUNEO - TORINO)
SSD:
Università: Torino - Unito
A.A.: 2014-2015

I contenuti di questa pagina costituiscono rielaborazioni personali del Publisher eleonora.demarco di informazioni apprese con la frequenza delle lezioni di Metodi e tecniche del servizio sociale e studio autonomo di eventuali libri di riferimento in preparazione dell'esame finale o della tesi. Non devono intendersi come materiale ufficiale dell'università Torino - Unito o del prof Cellini Giovanni.

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