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Capitolo 1

Nel corso degli ultimi trent'anni si sono sviluppate varie tecniche di ricerca, come metodi creativi e innovazione rispetto a metodi tradizionali. Una ricerca che utilizza i è definita come un dialogo con i partecipanti che può includere un'ampia gamma di realizzazioni (audiovisuali, materiali) come forma di elicitazione e/o di raccolta di informazioni, esperienze, rappresentazioni e/o di comunicazione di risultati che adatta, integra e applica metodi e tecniche delle scienze sociali e di campi esterni alla ricerca. In genere, si tratta di metodi che mettono al centro il tema del rapporto con i partecipanti e il fare ricerca con, invece che fare ricerca su.

I metodi creativi hanno la tendenza ad aprire discussioni e a stimolare riflessioni. Si può attribuire ai metodi creativi l'attitudine a trascendere le demarcazioni tra ciò che implicitamente viene o non viene considerato affidabile, credibile e valido nella ricerca sociale. Lo sviluppo e la diffusione dei metodi creativi nella ricerca sociale sono stati favoriti in larga parte dall'incontro della crescente consapevolezza dell'intreccio tra dimensione metodologica ed etica della ricerca con le emergenti esigenze dell'indagine che tocca aspetti che riguardano le pratiche di vita quotidiana, non solo nella sfera privata.

Approcci qualitativi e multimodalità

Nell'ambito degli approcci qualitativi si è andata delineando una prospettiva che mette a fuoco i vantaggi della multimodalità, ovvero l'integrazione tra vari metodi qualitativi per la collezione del dato finalizzata a esaminare un problema da più di una prospettiva. Le dimensioni che delimitano il contesto degli attori sociali sono molteplici: lo spazio fisico, composto da elementi naturali e costruiti; il tempo, nel suo continuum tra passato e futuro. Attraverso le tecniche di ricerca qualitativa, gli elementi che definiscono i contesti delle persone di cui si indagano le storie entrano nel dato costruito come aspetti strettamente connessi all'esperienza da studiare. In questo senso, hanno il potenziale per essere i metodi più adeguati in ricerche transdisciplinari.

La svolta sensoriale

La svolta sensoriale rappresenta un elemento di comprensione della vita delle persone per costruire un tipo di conoscenza connessa con le dimensioni di luogo, spazio, memoria e immaginazione, non accessibili attraverso l'osservazione o l'intervista etnografica. Alcuni limiti dei metodi tradizionali, in particolare l'impossibilità per il ricercatore di accedere e restare per tanto tempo in un contesto, hanno portato allo sviluppo di approcci che inglobano la naturale corporeità e multisensorialità di un'interazione sociale.

Metodi creativi ed epistemologia costruttivista

I metodi creativi nascono e si sviluppano in relazione a una serie di approcci epistemologici costruttivisti, che si interrogano sulle condizioni di produzione del sapere scientifico e sul ruolo dei ricercatori. La ricerca azione partecipativa è orientata alla trasformazione sociale. Ricercatori e altri soggetti collaborano per trovare soluzioni a un problema e si mobilitano per agire sulla realtà e cambiarla. Sostituisce un tipo di ricerca considerata estrattiva. Vi sono punti di contatto tra i metodi creativi e la ricerca partecipativa: sono pratiche di ricerca situate e contestualizzate; sono legate alla vita quotidiana; coinvolgono direttamente le persone per produrre sapere e trattano la diversità di esperienze come opportunità; sono pratiche di ricerca che alternano azione e riflessione attraverso l'uso di strategie (narrazione, artefatti, teatro); tendono a creare uno spazio di apprendimento comune e a usare approcci di analisi flessibili e collaborativi.

Nell'arena di ricerca: razionalità e spazi sicuri

Per usare metodi creativi è importante che il ricercatore abbia acquistato la fiducia del gruppo con cui lavora. Questo ha portato gli esperti di metodologia a chiedersi se il ricercatore debba essere considerato un insider o se è meglio che sia situato come esterno al gruppo. I professionisti che decidono di fare ricerca nel proprio luogo di lavoro possono essere considerati insiders. Un outsider è un ricercatore senza elementi di continuità con i soggetti di ricerca. Nella ricerca qualitativa la posizione di insider è vista come un privilegio, poiché permette al ricercatore di beneficiare di livelli aggiuntivi di fiducia e apertura. Ma la posizione di outsider è meno controversa: si trovano nella posizione migliore per poter raccogliere dati e beneficiano di una certa distanza. Ma anche loro non possono considerarsi completamente neutrali.

Per "spazio sicuro" si intende la creazione di un ambito in cui le persone si sentono di poter esprimere le proprie idee senza per questo venire giudicate. Le origini dell'espressione spazio sicuro risalgono alla seconda ondata del femminismo occidentale negli Stati Uniti e in Europa, quando le donne si stavano per affermare come soggettività politica attraverso la militanza in movimenti sociali necessitavano di separarsi dallo sguardo maschile e creare artificialmente un ambito e un linguaggio che fosse in grado di rappresentarle. Questo fu considerato possibile esclusivamente attraverso l'autorimozione di gruppi di attiviste dalla quotidianità che invece era imbevuta di valori e pratiche patriarcali. Lo spazio sicuro, in ambito femminista, non è però scevro di contraddizioni e tensioni.

Un esempio è l'acceso e recente dibattito che vede una spaccatura tra femministe che supportano i diritti delle persone trans e coloro che sostengono che invece le donne transgender non dovrebbero poter accedere a spazi per sole donne. Il concetto di spazio sicuro si sviluppa nell'ambito della geografia umana, che rappresenta un punto di riferimento per l'analisi dello spazio sociale e la sua essenza. Lo spazio va collocato in quanto spazio sociale generativo di relazioni sociali. Lo spazio è conteso, soggetto a negoziazioni, attraversato da conflitti e rotture. Nel contesto dei dibattiti sulla sicurezza urbana che vedevano le donne come potenziali vittime di aggressioni e violenza sessuale, la geografia femminista degli anni '80 e '90 diede inizio a una riflessione sull'esperienza femminile della paura negli spazi pubblici della città con particolare attenzione a come la paura potesse essere messa in relazione con il fattore di rischio. Lo spazio, insomma, è caratterizzato da rapporti che si articolano diversamente in base al genere, ma anche all'orientamento sessuale, alla classe sociale, poiché donne differenti avranno percezioni diverse dello spazio a seconda della propria posizione sociale.

Lo spazio sicuro è stato definito come la pratica di stabilire regole di comportamento e linee guida per conversazioni, per esempio concordando che si è liberi di esprimere disaccordo in modo costruttivo, di non esprimere giudizi negativi, di non essere aggressivi. In linea di principio, lo spazio sicuro dovrebbe essere un ambito inclusivo all'interno del quale le persone sono libere di esprimere la propria identità in assenza di vincoli. Il concetto di sicurezza si riferisce qui alla dimensione fisica, psicologica, sociale che implica l'assenza di pericolo e paura.

Lo spazio sicuro presenta una serie di contraddizioni. I rapporti di potere in atto nello spazio sicuro fanno sì che alcuni corpi possano sentirsi sicuri in uno spazio al quale sentono di appartenere legittimamente, mentre altri ne vengono esclusi. I ricercatori che cercano di costruire un ambito che sia abbastanza sicuro per condividere esperienze personali devono quindi considerare accuratamente le relazioni che stanno creando, prendendo in esame le implicazioni della scelta del luogo dove si svolge la ricerca, valutando se la relazione interpersonale che si sviluppa tra il ricercatore e i partecipanti sia fondata o meno sulla fiducia reciproca come fattore fondante per la condivisione di esperienze personali.

La nozione di spazi sicuri è stata sviluppata nell'ambito di studi pedagogici come spazi in cui gli educatori cercano di dare forma al processo di apprendimento in modo che gli studenti si possano confrontare su problemi di carattere controverso. Alcuni lavori in ambito pedagogico hanno problematizzato il concetto di spazio sicuro sottolineando come l'apprendimento sia in sé un processo inevitabilmente rischioso. In questo senso, lo spazio sicuro è potenzialmente controproducente all'interno di strategie pedagogiche che vedono l'uscire della propria zona di comfort come un passaggio necessario per l'apprendimento. Hardiman, Jackson e Griffin propongono una critica all'idea stessa di spazio sicuro, sottolineando la natura istituzionalizzata e pervasiva dell'oppressione sociale, che preclude la creazione di un senso di sicurezza all'interno di questo sistema. Altri studi sottolineano invece l'importanza centrale dello spazio sicuro, da un punto di vista pedagogico. Fernando e Bennett sostengono che ogni spazio può configurarsi come minaccioso e che è invece responsabilità degli educatori crearne uno sicuro.

Il trauma viene definito come quel momento in cui una persona perde la sensazione di avere uno spazio sicuro in cui ritirarsi. Lo spazio sicuro rappresenta una condizione necessaria per la condivisione di esperienze personali nell'ambito della costruzione del dato ai fini della ricerca sociale, specialmente durante il lavoro di gruppo. Il ruolo del laboratorio nella costruzione del dato qualitativo è stato spesso sottovalutato, specialmente nella produzione della ricerca creativa e partecipativa.

Una delle giustificazioni più solide per l'uso di approcci creativi e partecipativi anziché di approcci tradizionali per la ricerca qualitativa è che le semplici interviste possono potenzialmente riprodurre, per i partecipanti, circostanze simili a un interrogatorio. Diversi studiosi hanno criticato la ricerca atta a semplicemente estrarre informazione in cui le domande sono funzionali a un bisogno immediato del ricercatore, sottolineando che, a partire da un'epistemologia costruttivista, non si tratta di estrarre informazioni ma di dialogare e costruire significati condivisi. È importante tenere conto delle relazioni di potere in gioco nello spazio sicuro.

L'uso di approcci creativi e partecipativi sta diventando sempre più sinonimo di approccio etico alla ricerca sociale, specialmente per la sua enfasi sulla relazione di fiducia che viene coltivata dai ricercatori ancora prima della fase della costruzione del dato. I ricercatori hanno a cuore l'interesse dei partecipanti e vogliono creare un ambiente che sia una piattaforma adeguata alla condivisione di esperienze personali.

I metodi creativi nelle fasi del processo di ricerca

Nella ricerca che usa metodi creativi ai partecipanti viene data l'opportunità di esprimere le proprie identità ed esperienze attraverso un processo di creazione e di riflessione su ciò che hanno creato. Tre dimensioni relative all'utilizzo dei metodi creativi nella ricerca sociale:

  • La specificità di una ricerca che utilizza solo metodi creativi;
  • La possibilità di integrazione di questi metodi tra loro e con metodi tradizionali qualitativi e quantitativi;
  • La loro potenzialità come strumenti da utilizzare nel disegno della ricerca e nella visibilizzazione dei suoi risultati.

La specificità dei metodi creativi, le fasi iniziali: il disegno di ricerca può adottare o meno un approccio comparativo e la scelta dei casi può seguire diverse logiche. In questa fase si definisce la domanda di ricerca, il target, il periodo, gli strumenti. L'indagine con metodi creativi segue una logica della scoperta e quindi non si incentra sul fornire una risposta a una domanda predefinita. La ricerca non procede in modo lineare, ma può ricollegarsi a sé stessa in vari punti e può generare più domande che risposte. Se i piani sono stati fatti con cura, si riduce al minimo il rischio che qualcosa possa andare storto. Il disegno della ricerca prende le mosse dalla relazione tra il progetto e gli interessi del ricercatore. Spesso può sorprendere lo stesso ricercatore lo scoprire come e quando ha preso forma la passione per uno specifico tema.

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Scienze politiche e sociali SPS/07 Sociologia generale

I contenuti di questa pagina costituiscono rielaborazioni personali del Publisher silvia321 di informazioni apprese con la frequenza delle lezioni di Strumenti e metodi di ricerca sociale e studio autonomo di eventuali libri di riferimento in preparazione dell'esame finale o della tesi. Non devono intendersi come materiale ufficiale dell'università Università degli Studi di Messina o del prof Tarsia Tiziana.
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