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Introduzione alla psicologia sociale

Il compito principale della psicologia sociale è cercare di predire come si

sentiranno (A ect, emozioni), come si comporteranno (Behavior, comportamento)

e cosa penseranno (Cognition, cognizione) degli esseri umani in un dato contesto

sociale. La psicologia sociale è l’indagine scienti ca del modo in cui emozioni,

pensieri e comportamenti degli individui sono in uenzati dalla presenza -o

assenza- reale, immaginata, implicita o virtuale di altri esseri umani.

Quando Gordon Allport parla di presenza reale, immaginata o implicita si riferisce a

tre principali modalità con le quali gli altri ci in uenzano.

-Presenza reale: fa riferimento alla presenza sica di un’altra persona, non ci

comportiamo allo stesso modo quando siamo da soli o quando c’è un’altra

persona;

-Presenza immaginata: fa riferimento alla nostra capacità di pensare agli altri

anche quando non sono sicamente presenti;

-Presenza implicita: fa riferimento al concetto di norme sociali, ci fermiamo al

semaforo rosso anche se non c’è un’autorità pronta a multarci (una norma sociale

è una regola compresa e condivisa dai membri di un gruppo sociale).

-In uenza dell’assenza: non si viene in uenzati solo da ciò che è presente ma

anche da ciò che manca. Negli ultimi decenni all’interno del contesto

dell’esclusione sociale, l’assenza ha avuto un’importanza rilevante.

-In uenza del virtuale: in uenza delle relazioni con gli altri all’interno dei social, del

virtuale. Come ci in uenza e manipola l’utilizzo dei social.

Tra le prime ricerche empiriche in psicologia c’è lo studio delle illusioni ottiche. La

mente umana rielabora attivamente la realtà per costruire rappresentazioni ricche

di signi cato. La psicologia sociale studia come l’in uenza degli altri determini la

di erenza tra la realtà “oggettiva” e quella “soggettiva”.

Nelle discipline psicologiche oggetto di studio e soggetto che studia coincidono:

l’essere umano. Una delle conseguenze di questa sovrapposizione è che tutti gli

esseri umani posseggono delle teorie sul funzionamento della mente e del

comportamento umano in interazione con gli altri: c’è chi pensa che “chi fa da sé

fa per tre” e chi “l’unione fa la forza”. Il non aver mai letto un testo di psicologia

sociale non fermerà le persone dal continuare a ritenere di possedere teorie giuste

l’e etto Dunning-

sul funzionamento del comportamento dei loro simili, anzi. Per

Kruger meno sappiamo di una materia e più saremo convinti delle nostre opinioni

e, al contrario, più conosciamo una materia e maggiore sarà la nostra

consapevolezza dei limiti del nostro sapere. È un e etto generale, che non riguarda

solo teorie psicologiche. La psicologia sociale utilizza il metodo sperimentale.

I ricercatori di psicologia sociale si stanno impegnando a condurre studi

coinvolgendo partecipanti provenienti da contesti geogra ci e culturali diversi, o

fasce di popolazione no ad ora poco rappresentate. Inoltre è importante, quando

si parla di fenomeni sociali, tenere conto anche della prospettiva storica e quindi

dell’inevitabile mutevolezza dei fenomeni.

Il termine “psicologia sociale” viene usato per la prima volta da Carlo Cattaneo in

un articolo nella rivista “Il Politecnico” 1864. In questo articolo espone la teoria

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delle menti associate, secondo cui l’interazione tra le “menti individuali” genera le

idee cruciali per lo sviluppo di una società.

Triplett

Nel 1897 Norman condusse il primo esperimento di psicologia sociale. Il

ricercatore si accorse che i ciclisti hanno prestazioni migliori quando competono

con altri ciclisti rispetto a quando corrono soli.

altro esperimento di Triplett per dimostrare la sua tesi

Compito: 40 bambini dovevano avvolgere nel mulinello una lenza da pesca

Risultati: i tempi medi di completamento del compito erano mediamente più brevi

quando i bambini lo svolgevano assieme a un altro bambino.

E etto di coazione: la prestazione dei singoli migliora quando c’è competizione

nello svolgere lo stesso compito.

Kurt Lewin, uno dei padri fondatori della psicologia sociale, in uenzò generazioni

di ricercatori con la sua teoria di campo: ogni persona è immersa in un campo di

forze che agiscono simultaneamente e che possono essere contrastanti. Quindi,

per comprendere qualsiasi comportamento umano, è necessario analizzare lo

spazio di vita della persona e le sue forze endogene (cognizione, motivazione) in

stretta connessione con le forze esogene (in uenze ambientali).

Fare ricerca in psicologia sociale

Immaginiamo una ragazza, Martina, che inizia a ri ettere sul perché alcuni

compagni di classe tendano a essere spesso esclusi. Inizia chiedendosi quali siano

le caratteristiche delle persone escluse, le caratteristiche del contesto e delle

persone che escludono. Si interroga poi sulle conseguenze psicologiche

dell’esclusione. Martina dovrebbe creare una teoria dell’esclusione sociale che le

permetta di formulare delle ipotesi, cercare di stabilire che tipo di ricerca vuole

condurre e decidere come ottenere le informazioni. La studiosa di psicologia

sociale cerca di sviluppare teorie che la aiutino a comprendere e prevedere le

interazioni tra le persone e la vita sociale degli individui. Quindi l’oggetto

scienziato ingenuo e per quello professionale.

d’interesse è lo stesso per lo La

di erenza è che le teorie dello scienziato professionale saranno più articolate,

basate sul lavoro precedente di altri ricercatori e sottoposte a veri ca empirica. Le

teorie dello scienziato ingenuo sono basate soprattutto su osservazioni casuali che

riguardano esperienze personali.

Le teorie scienti che si propongono di spiegare e prevedere dei fenomeni e sono

un insieme organizzato di proposizioni. Corbetta individua una serie di elementi per

de nire una teoria scienti ca: è collocata a un elevato livello di astrazione e

generalità; deriva da una serie di osservazioni empiriche; i risultati potranno

falsi care la teoria oppure confermare le sue previsioni.

Esiste la realtà oggettiva e possiamo conoscerla? Vi sono due punti di vista. La

visione hard e tradizionale della scienza sostiene che il mondo è governato da

leggi e meccanismi naturali che possono essere conosciuti appieno tramite la

ricerca scienti ca. Il metodo sperimentale è quello ideale perché permette di

comprendere le cause dei fenomeni e quindi le leggi che le regolano. La posizione

soft ritiene che, sebbene esista una realtà esterna, essa può essere conosciuta

solo in modo imperfetto e probabilistico. Il ricercatore è consapevole che i risultati

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che ottiene ri ettono una visione probabile e non la realtà in sé. In questa

prospettiva, altri metodi di ricerca oltre l’esperimento trovano maggiore spazio.

Abbiamo detto che una teoria consiste in un insieme organizzato di proposizioni.

Le proposizioni possono essere di diversi tipi, ad esempio l’ipotesi. Nel caso di

Martina, un’ipotesi della sua teoria potrebbe essere “se le persone hanno alta

popolarità, allora, con molta probabilità, tenderanno a escludere altre persone”.

Questa è un tipo di ipotesi concettuale ed è formulata a un livello troppo astratto, è

necessario che i concetti che compongono l’ipotesi siano associati a eventi

osservabili. Martina dovrebbe quindi trovare buone de nizioni operative di

esclusione e popolarità che le permettano di raccogliere osservazioni su questi

fenomeni. La de nizione operativa di esclusione potrebbe essere il numero di

parole rivolte nell’arco della mattinata a una certa persona. La de nizione operativa

di popolarità potrebbe essere il numero di follower su instagram. L’ipotesi

operativa potrebbe quindi essere “tanto più un individuo ha follower su instagram,

tante meno parole rivolgerà nell’arco di una mattinata alla persona”. L’ipotesi

operativa de nita da Martina ha due variabili, la variabile a cui viene assegnato il

ruolo di causa viene chiamata variabile indipendente (numero di follower), mentre

la variabile su cui si vuole veri care l’e etto viene chiamata variabile dipendente

(numero di parole). Bisogna anche considerare che certe operazionalizzazioni

rischiano di essere valide solo in alcuni contesti. Potrebbe esserci una relazione fra

follower e parole rivolte ad altri, ma questa relazione potrebbe non costituire una

prova della relazione fra i concetti generali di popolarità ed esclusione.

Il metodo scienti co cerca riscontri empirici a qualsiasi ipotesi venga avanzata. Le

fasi principali del metodo scienti co: formulare ipotesi chiare e testabili; scegliere

tra i diversi approcci di ricerca; raccolta dei dati; analisi dei dati e formulazione

delle conclusioni che possono aumentare o diminuire la nostra ducia nella teoria

che ha generato l’ipotesi; condivisione dei risultati.

Esistono tre opzioni d’indagine empirica a cui attestarsi: indagine descrittiva,

indagine correlazionale, indagine sperimentale. Raramente una ricerca si colloca

esclusivamente a uno solo di questi livelli, esistono ad esempio indagini

descrittive-correlazionali

L’indagine descrittiva:

Le indagini descrittive possono essere svolte attraverso l’utilizzo dell’osservazione,

dei questionari e delle ricerche d’archivio. Si risponde a domande tipo “che

informazioni chiedono le persone negli aeroporti?”. Si possono rivolgere tante

domande a pochi casi, oppure rivolgere poche domande a un campione più ampio

e rappresentativo possibile.

L’indagine correlazionale:

Studia come ciò che accade a livello comportamentale è in relazione con altri

fattori e condizioni, ed è possibile coinvolgere nella ricerca un ampio numero di

partecipanti.

Ma l’esistenza di una correlazione non costituisce una prova sull’esistenza di un

nesso causa-e etto tra le variabili che si stanno considerando. Immaginiamo che

Martina trovi una forte relazione tra timidezza ed esclusione sociale. Potremmo

concludere che a causa della loro timidezza le persone abbiano una maggiore

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probabilità di essere escluse, ma questo non è necessariamente vero. Un altro

problema è quello della variabile interveniente. La relazione tra le variabili X e Y

può essere dovuta a una terza variabile K che le determini entrambe.

L’indagine sperimentale:

Tre caratteristiche fondamentali: la presenza di una manipolazione sperimentale; il

controllo su contesto sperimentale, a nché si possa essere certi che l’unico

elemento che varia è quello intenzionalmente manipolato; la randomizzazione,

grazie alla quale esiste una probabilità relativamente bassa che i gruppi che

vengono confrontati nell’esperimento siano diversi tra loro. Il laboratorio facilita il

controllo e rende più semplice operare la randomizzazione. Tuttavia, l’esclusione

sociale di cui si interessa Martina avviene in contesti non creati arti cialmente e

dunque molto diversi rispetto a quello del laboratorio. Negli esperimenti sul campo

si cerca di manipolare la variabile indipendente ma si rinuncia alla

randomizzazione. Qualsiasi risultato dovrebbe essere interpretato con cautela e

sarebbe più corretto equipararlo a uno studio correlazionale più che sperimentale.

Esistono due tipi di realismo: il realismo mondano è caratterizzato dallo sforzo a

rendere l’esperimento in tutto e per tutto simile a ciò che e ettivamente accade

nella realtà; il realismo psicologico si ottiene quando la procedura sperimentale è in

grado di attivare gli stessi processi psicologici che agiscono al di fuori del contesto

di laboratorio. Sebbene il realismo montano sia quello preferibile, spesso presenta

problemi. Nel caso del tradimento è di cile immaginare di far e ettivamente vivere

alle persone una relazione in cui si viene traditi. Basarsi sul realismo psicologico,

come fanno la maggioranza degli studi attuali, consente di a rontare molti più temi

di ricerca in laboratorio, anche se è necessario essere cauti quando si vogliono

generalizzare i risultati che emergono.

Le modalità di raccolta dati più comunemente utilizzate in psicologia sociale sono:

self-report, archivio e tracce, osservazione, misure psico siologiche, misure

implicite.

I self-report: tutte le misure che si basano sulla testimonianza diretta del

partecipante alla ricerca, che generalmente risponde a domande poste tramite

questionario. Tramite i self-report si possono indagare una grande varietà di

costrutti psicologici, come valori, personalità, motivazioni. Sono tra i metodi di

raccolta dei dati più frequentemente utilizzati in psicologia sociale. I limiti principali

dei self-report sono legati al fatto che si tratta di metodiche particolarmente

intrusive e distanti dall’e ettivo comportamento delle persone.

Archivio e tracce: le ricerche d’archivio si basano su dati raccolti precedentemente

per scopi indipendenti da quelli dell’attuale ricerca, permettono di confrontare i

cambiamenti nel comportamento sociale su un arco temporale abbastanza lungo.

Le tracce sono una tecnica di raccolta dati che ha molte a nità con la ricerca di

archivio. Osservando le tracce siche dei comportamenti attuati è possibile

quanti care tali comportamenti nel tempo e nello spazio. Ad esempio, valutando il

grado di usura delle sedie di un’aula universitaria, si possono trarre delle

conclusioni su dove le persone preferiscono sedersi. I partecipanti non sanno di

essere stati oggetto di una speci ca ricerca, per cui le tracce si considerano

misure poco intrusive. Queste tecniche rilevano variabili più vicine al

comportamento e ettivo.

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Osservazione: tramite l’osservazione si accede direttamente al comportamento,

ma la presenza del ricercatore in un certo contesto potrebbe alterarlo rendendolo

poco rappresentativo di quello che avviene in realtà. Per questo in molti casi si

preferisce occultare l’osservatore, in modo che non in uenzi il contesto sociale che

sta osservando.

Misure psico siologiche: possono essere distinte tra misure periferiche, cioè

centrate sull’attività del sistema nervoso autonomo e periferico (dilatazione delle

pupille), e misure dirette dell’attività cerebrale (elettroencefalogramma). È

importante non cercare di fare inferenze su processi psicosociali molto complessi

basandosi su indicatori siologici relativamente semplici.

Misure implicite: sono misure che valutano i pensieri e i sentimenti delle persone

senza chiederglielo in modo diretto, intercettando gli atteggiamenti impliciti, e si

basano sui tempi di risposta delle persone a determinati stimoli. I partecipanti sono

consapevoli di essere oggetti di studio e di dover fornire delle risposte, e queste

l’implicit association test,

risposte sono di cili da controllare. Ad esempio, si

basa sull’idea che se gli individui hanno un atteggiamento positivo nei confronti di

una categoria sociale, saranno più veloci nel rispondere quando gli elementi di

questa categoria sono presentati insieme a stimoli positivi piuttosto che negativi. In

uno dei primi IAT gli autori hanno misurato la forza dell’associazione tra l’etnia

(concetto bersaglio) e parole di valenza positiva o negativa (aspetto valutativo).

Tanto più è forte il nesso che nella mente del rispondente lega l’oggetto alla

valutazione, tanto più facile sarà categorizzare insieme questi elementi. Ad

esempio una persona con un atteggiamento favorevole nei confronti delle persone

omosessuali sarà facilitata nel rispondere velocemente quando stimoli relativi

all’omosessualità sono associate a parole come bello e buono piuttosto che brutto

o cattivo.

Nel 2005 fu un lavoro dal titolo “Perché la maggior parte dei risultati di ricerca

pubblicati sono falsi”. Nel lavoro, Ioannidis dimostrava come la prevalenza di studi

basati su piccoli campioni e in cui vi è un’alta essibilità nelle scelte metodologiche

e statistiche determinasse i falsi positivi, cioè la rilevazione di un e etto che in

realtà non esiste nella popolazione. Nel 2011, per via di un clamoroso scandalo

legato alla falsi cazione dei dati di un noto psicologo sociale, Bem, ci si chiese

quante teorie psicologico-sociali si fondano su falsi positivi. I risultati di diversi

studi in ambito psicologico non sono stati replicati. Da una ricerca pubblicata su

Science (2015) in cui venivano replicati 100 studi emerso che mentre il 97% degli

studi originali riportava risultati signi cativi, solo il 36% delle repliche ne otteneva.

Alcuni psicologi hanno vissuto la crisi della replicabilità come uno stato d’assedio,

reagendo in modo difensivo e negando la presenza di problemi di a dabilità dei

risultati e dei metodi di ricerca. Altri hanno invece considerato questa crisi come

un’opportunità per comprendere meglio quali fossero le aree di miglioramento di

questo campo di studi. Vi sono tre antidoti contro la crisi della replicabilità per le

ricerche future nell’ambito psicologico-sociale:

-Ricerca come esplorazione invece che ricerca di leggi universali: l’ottica

dell’esplorazione considera i meccanismi individuati in relazione al contesto

indagato anzich come «leggi naturali» generalizzabili a tutti i contesti.

-Accettare l’incertezza legata ai fenomeni indagati: le relazioni fra le variabili

indagate possono cambiare da popolazione a popolazione, da contesto a

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contesto, cos come nel tempo. «Eterogeneit degli e etti»: la grandezza della

relazione fra

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Scienze storiche, filosofiche, pedagogiche e psicologiche M-PSI/05 Psicologia sociale

I contenuti di questa pagina costituiscono rielaborazioni personali del Publisher silvia321 di informazioni apprese con la frequenza delle lezioni di Psicologia sociale e di comunità e studio autonomo di eventuali libri di riferimento in preparazione dell'esame finale o della tesi. Non devono intendersi come materiale ufficiale dell'università Università degli Studi di Messina o del prof Rusconi Patrice Piercarlo.
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