Indagine sulla paura nelle città
Roma, 24-26 settembre 2008
Indice
- Le paure contemporanee
- Il proliferare delle ansie globali non crea panico
- La rimozione delle paure collettive e il primato delle paure individuali
- La geografia delle paure
- Caratteristiche sintetiche delle principali paure
- Perché cresce la paura
- Il barometro della paura
- I meccanismi di alimentazione della paura
- Lo spettro della paura, tra rischi reali ed emozioni incontrollate
- Innovazione e progresso, nemici delle paura
- Trovare il coraggio per combattere le paure planetarie
- La forza del carattere per contrastare la paura globale
- Trovare il coraggio di reagire
- Combattere le paure globali
- La città come cellula-base della globalizzazione
- I divari dimensionali
- I divari socioeconomici
- La percezione dei problemi metropolitani alla scala del quartiere
- L'esposizione diretta ai pericoli metropolitani
- Le contromisure individuali
- La percezione della sicurezza urbana
- Il senso di insicurezza nelle metropoli
- Le presenze che rendono inquieti
- I contesti che alimentano le paure
- L'atteggiamento verso gli immigrati
- La domanda di politiche di contrasto della criminalità
- La socialità di vicinato
- Allegato 1: Paure e insicurezze nella cronaca recente delle mega-città
Le paure contemporanee
Il proliferare delle ansie globali non crea panico
Le paure del terzo millennio si presentano come un universo di emozioni poliedriche, che pervadono il vissuto quotidiano degli individui, senza stravolgerlo: sono tante e diverse, tuttavia non sembrano in grado di innescare un circuito patogeno di ansia e angoscia profonda.
Paure a bassa frequenza, epidermiche e di superficie, per certi versi antropologiche, ma che combinandosi e graduandosi nell’universo della crescente individuazione, diventano fenomenologie sociali, proprie di una società in perenne fluttuazione emotiva, sempre più incapace di rielaborare sentimenti e maturare relazioni profonde.
L’indagine, condotta nel luglio 2008, in 10 metropoli del mondo (Londra, Parigi, Roma, Mosca, Mumbai, Pechino, Tokyo, New York, San Paolo, Il Cairo) presso un campione di abitanti di età compresa tra i 15 e 75 anni, ci rende, infatti, l’immagine di megalopoli globali intrise di paure, che però rifiutano di arroccarsi in un sentimento di timore o panico. Di una società che, contrariamente all’immagine che ci viene veicolata, vuole gestire i propri turbamenti, sa convivere con le proprie ansie, reagire alle angosce.
Infatti, ben il 90,2% della popolazione delle mega-cities dichiara di avere almeno qualche piccola ansia quotidiana, mentre il 42,4% avverte con maggiore intensità una o più angosce (molto presenti nella propria vita). Tuttavia, alla richiesta di indicare qual è il sentimento che meglio esprime l’atteggiamento individuale nei confronti della vita, solo l’11,9% sembra lasciarsi sopraffare dalla paura vera e propria essendo, invece, maggioritario un sentimento di ottimismo e fiducia (fig. 1). Il 24% avverte semmai una condizione di incertezza, mentre la maggioranza - il 55,3% - mostra un atteggiamento positivo, improntato a ottimismo (24,3%), fiducia (19,8%) ed entusiasmo (13,0%) (fig. 2).
Le ansie della contemporaneità appaiono più una nebulosa di sensazioni e impressioni, che non minacce chiare e concrete. O almeno, sono poche le grandi ansie che sembrano riuscire a scalfire l’animo dei cittadini, producendo quella sensazione di annichilimento, che rende inermi e incapaci di reagire. Questa prevalenza di piccole ansie diffuse, rispetto a una circoscritta presenza di più forti paure non significa che una tale situazione non sia in grado di condizionare la vita degli individui.
Fig. 1 - L’intensità della paura nelle metropoli globali, 2008 (val. %)
- 90,2% Persone che dichiarano di avere delle paure (% su totale popolazione)
- 42,4% Persone che dichiarano di avere almeno una paura molto forte (% su totale popolazione)
- 11,9% Persone che dichiarano la paura il sentimento che meglio descrive l'atteggiamento verso la vita (% su totale popolazione)
Fonte: indagine World Social Summit, 2008
Fig. 2 – Il clima nelle città: sentimento che meglio descrive l’atteggiamento verso la vita, 2008 (val. %)
- Entusiasmo
- Ottimismo
- Fiducia
- Indifferenza
- Incertezza
- Paura
Fonte: indagine World Social Summit, 2008
Semmai, proprio la loro indeterminatezza, l’essere emozioni prima ancora che sentimenti, ne amplifica il portato. Trovarsi in balia di qualcosa che non intravediamo, non conosciamo, ci fa sentire ancora più insicuri perché non riusciamo a controllarlo; a certe condizioni, può portare i turbamenti e le ansie di superficie a trasformarsi in forme più pervasive di angoscia. Ma quanto è diffusa questa sensazione di paura che avvertiamo sulla pelle?
Le piccole ansie quotidiane le hanno tutti - giovani o anziani, meno istruiti o più, ricchi e poveri, senza distinzioni di genere - con la sola eccezione di una minoranza indistinta di abitanti che si dichiarano esenti (il 9,8% della popolazione metropolitana afferma di non avere alcun tipo di paura). Diverso il discorso per le angosce che incidono di più, avvertite dal 42,4% della popolazione con diverse caratteristiche e origini ma tali da condizionare, con maggiore o minore intensità, le prospettive di vita (tab. 1).
Tab. 1 - L'intensità della paura nelle metropoli, per città, sesso, classe d'età e condizione socio-economica, 2008 (val. %)
| Metropoli | Persone che dichiarano di avere delle paure (% su totale popolazione) | Persone che dichiarano di avere almeno una paura molto forte (% su totale popolazione) | Persone che dichiarano la paura il sentimento che meglio descrive l'atteggiamento verso la vita (% su totale popolazione) |
|---|---|---|---|
| San Paolo | 97,8 | 54,4 | 26,6 |
| Il Cairo | 88,2 | 53,6 | 23,2 |
| Tokyo | 97,7 | 33,3 | 23,0 |
| Roma | 93,2 | 45,0 | 12,2 |
| Londra | 74,7 | 21,5 | 9,4 |
| New York | 90,0 | 47,8 | 7,4 |
| Parigi | 90,9 | 40,4 | 7,1 |
| Mosca | 99,6 | 46,0 | 2,8 |
| Mumbai | 80,5 | 39,6 | 2,5 |
| Pechino | 85,4 | 41,4 | 1,4 |
Fonte: indagine World Social Summit, 2008
Sono soprattutto le donne a portarsi dentro i turbamenti più profondi (dichiara che c’è almeno una paura “molto presente” il 46,4% delle donne contro il 38,2% degli uomini), accompagnate da chi possiede titoli di studio mediamente più bassi e soprattutto da chi non può contare su disponibilità economiche sufficienti a garantire la sicurezza materiale (il 52,8% della popolazione povera contro il 31,1% dei benestanti).
Più ansie ci sono, e più alto è il rischio che queste riescano a scendere in profondità. Pur non essendo il sentimento più diffuso, la paura diviene, infatti, più frequentemente la cifra complessiva dell’esistenza di chi possiede minori risorse culturali ed economiche. La sensazione di paura e incertezza che contraddistinguono la vita di tutti i giorni, aumenta parallelamente alla diminuzione del livello di benessere della famiglia, passando la paura dall’8% di chi vive in una famiglia benestante al 22,5% di chi proviene da nuclei con risorse scarse, l’incertezza dal 17,7% al 32,3% (tab. 2).
Tab. 2 - Il sentimento che meglio esprime l'atteggiamento degli intervistati rispetto alla vita, per classe d’età e livello socio-economico, 2008 (val. %)
| Livello socio economico | Classe d'età della famiglia | Totale |
|---|---|---|
| Basso/Molto basso | 18-29 anni | 8,3 |
| Medio | 30-44 anni | 11,6 |
| Molto alto/alto | 45-64 anni | 14,1 |
| Totale | 65 anni e oltre | 15,3 |
Fonte: indagine World Social Summit, 2008
Similmente, se tra chi possiede un livello di istruzione primario, il 27,5% segnala un sentimento di paura, tra chi ha un livello superiore la percentuale scende a circa il 10%. Più fragili sono anche gli anziani, considerato che con il crescere dell’età aumenta la percentuale di quanti dichiarano che il sentimento prevalente rispetto alla vita è la paura (8,3% tra chi ha dai 18 ai 29 anni e 15,3% tra chi ha più di 65 anni) o l’incertezza (passa dal 20,7% al 27,5%).
Ma è soprattutto il contesto metropolitano a condizionare la percezione che gli abitanti del pianeta hanno della paura. Tokyo, San Paolo e il Cairo sono le città dove la sensazione di paura supera la scorza della superficie, penetrando più nel profondo e diventando il sentimento dominante per circa un quarto della popolazione: per il 26,6% a San Paolo, il 23,2% al Cairo e il 23% a Tokyo (tab. 3).
Tab. 3 - Sentimenti prevalenti verso la vita nelle grandi metropoli globali, 2008 (val. %)
| Metropoli | Totale |
|---|---|
| Londra | 12,4 |
| Parigi | 9,6 |
| Roma | 4,6 |
| Mosca | 13,8 |
| Mumbai | 8,2 |
| Pechino | 29,2 |
| Tokyo | 12,2 |
| New York | 13,0 |
| San Paolo | 6,4 |
| Il Cairo | 10,2 |
Fonte: indagine World Social Summit, 2008
Roma detiene invece la maglia della sfiducia considerato che, pur essendo la paura contenuta nella sua dimensione fisiologica (12,2%), prevale nella popolazione un senso diffuso di incertezza (sono il 46% ad indicare tale item) che, non ancora trasformatosi in ansia e angoscia, condiziona tuttavia fortemente il clima metropolitano, mostrandosi come la città, tra quelle individuate, in assoluto meno ottimista e fiduciosa. Il pessimismo (incertezza + paura) raggiunge il 58,2% mentre l’ottimismo (entusiasmo + fiducia + ottimismo) si attesta al 34,4%.
A Londra e New York, nonostante gli attacchi terroristici subiti, prevale un atteggiamento positivo rispetto alla vita: meno del 10% della popolazione dichiara di essere impaurito, mentre più diffusa è l’incertezza (a New York è il 24% della popolazione ad indicare tale item); circa il 60% (rispettivamente il 61,2% a Londra e il 58,2% a New York) segnala ottimismo, fiducia ed entusiasmo.
Ma è a Pechino e Mumbai che paura e incertezza non sembrano aver attecchito. A Pechino fra ottimismo (36,2%) e entusiasmo (29,2%) la visione positiva della vita riguarda ben il 65,4%. A Mumbai combinando fiducia (49,7%) e ottimismo (33,6%) si arriva addirittura all’83,3%. Gli abitanti delle due grandi metropoli asiatiche emergenti, quindi, mantengono un sentimento ottimistico rispetto alla propria vita ancorché piccole paure siano diffuse tra la popolazione, né più né meno delle altre città, dando la testimonianza più viva e immediata, di come la paura possa non solo essere metabolizzata e superata (è il caso di Londra e New York), ma soprattutto non costituire un ostacolo a processi di crescita e sviluppo sociale fondati su un comune sentire di fiducia verso il futuro.
La rimozione delle paure collettive e il primato delle paure individuali
Ma quali sono le angosce che incidono sull’animo umano condizionando l’atteggiamento rispetto alla vita? Quali le grandi ansie che contaminano il vissuto delle grandi metropoli?
La società molecolare, modello di vita non più distintivo del solo Occidente, produce paure soprattutto individuali. Contrariamente al passato, l’uomo contemporaneo sembra infatti avere rimosso le grandi paure collettive – la guerra, le carestie, le epidemie – derivanti da rischi in grado di colpire indistintamente all’interno del corpo sociale. Ad angosciare sono infatti soprattutto le paure personali, derivanti da pericoli o minacce che colpiscono individualmente, e che mettono a rischio la propria incolumità, fisica e psichica. Sono le paure di una società che corre, in perenne metamorfosi, cui è sempre più difficile per il singolo stare dietro, ed in cui è sempre più ostico conservare le posizioni acquisite.
Una società frammentata e atomizzata, tende per sua stessa natura ad escludere piuttosto che includere, determinando quale minaccia collettiva più grande, il restarne fuori, ai margini, isolati. È questa la sensazione che emerge dalla lettura dei risultati dell’indagine, che ha cercato di analizzare alcune delle paure più diffuse tra la gente, enucleando quelle che incidono più profondamente.
In testa alla graduatoria spiccano le paure ancestrali della sofferenza, fisica e psichica, e della morte, le angosce che toccano personalmente l’individuo: il 15,9% degli intervistati dichiara infatti che è molto presente nella propria vita la paura di soffrire per la perdita di persone care e il 14,9% quella di essere colpito da una malattia invalidante, restare vittima di un incidente e perdere l’autosufficienza (14,9%) (fig. 3 e tab. 4).
È ascrivibile per molti versi a questa dimensione anche la paura di subire violenze, aggressioni fisiche o verbali, furti, rapine, segnalata come quarta dall’11,7% degli intervistati. Criminalità, insicurezza, violenza prevalgono sia a livello mediatico che politico e per questo sembrano costituire l’unica fonte di insicurezza, riducendo il complesso insieme di fattori alla base delle paure, a una questione di puro ordine pubblico. E sempre di rilevanza sociale, ma legate alla sfera materiale, sono le paure che seguono, dall’ansia di restare indietro a quella di non riuscire a mantenere salda la posizione sociale faticosamente conquistata.
Sono paure che segnalano quell’angoscia diffusa di esclusione, di arretramento, di marginalizzazione che permea nel profondo il tessuto sociale delle nostre metropoli: in particolare, al terzo posto, prima ancora della violenza fisica vi è la paura di non essere in grado di mantenere per il futuro lo stesso tenore di vita (11,9%); al quinto posto, che i figli abbiano una vita peggiore di quella dei genitori (10,8%), segno che il futuro, immaginato in prima o in terza persona è oggi una fonte di ansia prioritaria; a seguire, al settimo posto, viene l’ansia di perdere la casa e restare senza tetto (10%), perché magari c’è un mutuo da pagare o si vive in affitto; all’ottavo di perdere il lavoro e rinunciare ad un buon tenore di vita (9,7%) o infine di impoverire o non avere i mezzi per mantenere la propria famiglia (9%).
Fig. 3 – Le paure nelle metropoli globali, 2008 (val.%)
- Soffrire per la perdita di persone care
- Diventare non autosufficienti, per malattia invalidante o incidente
- Non essere in grado di mantenere per il futuro lo stesso tenore di vita
- Subire violenze, aggressioni, furti e rapine
- Timore che i figli abbiano una vita peggiore della mia
- Perdere le facoltà intellettive
- Perdere la casa
- Perdere il lavoro
- Diventare povero
- Essere colpiti da una catastrofe naturale
- Essere vittima di un attentato terroristico
- Restare solo
- Fallire, non essere all’altezza di quello che gli altri si aspettano
- Non riuscire a cogliere le opportunità di una società che corre
- Essere vittima di epidemie di massa o intossicazioni alimentari
- Timore che possa scoppiare una guerra
- Prendere l’aereo
- Essere costretto ad abbandonare la propria terra d’origine
- Timore del vuoto o dei luoghi troppo affollati
Fonte: indagine World Social Summit 2008
Tab. 4 - Le paure avvertite come molto presenti nella vita delle persone nelle 10 metropoli globali (val. %)
| Metropoli | Soffrire per la perdita di persone care | Diventare non autosufficienti, per malattia invalidante o incidente | Non essere in grado di mantenere per il futuro lo stesso tenore di vita | Subire violenze, aggressioni, furti e rapine |
|---|---|---|---|---|
| Londra | 11,8 | 1,6 | 1,6 | 2,0 |
| Parigi | 23,0 | 15,0 | 10,8 | 11,8 |
| Roma | 19,4 | 21,0 | 8,2 | 9,8 |
| Mosca | 13,0 | 20,4 | 17,8 | 19,0 |
| Mumbai | 8,5 | 23,6 | 12,3 | 14,2 |
| Pechino | 14,0 | 13,8 | 13,0 | 15,6 |
| Tokyo | 4,3 | 8,3 | 9,3 | 2,3 |
| New York | 14,2 | 12,6 | 17,2 | 12,8 |
| San Paolo | 24,8 | 19,8 | 14,8 | 18,8 |
| Il Cairo | 23,4 | 16,6 | 14,4 | 12,4 |
Fonte: indagine World Social Summit, 2008
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Riassunto esame Storia Culturale e Sociale, prof P. Guarnieri, libro consigliato L'ammazzabambini, Guarnieri
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