Cap 0. Premessa
Spazio e architettura
Significato di spazio: costruzione armoniosa del luogo in cui si svolge la vita umana ed è l’esito personificato. Architettura: della vita umana trasformato in materia. Non è costruzione, ossia opera tecnica guidata dalla funzione, la quale non per forza va di pari passo con la bellezza né metafora della costruzione. Ha sì un contenuto metaforico nei materiali perché è arte ma riguarda la vita umana (emozioni, azioni): per questo motivo ha dei significati. Da qui Le Corbusier dice “lo scopo dell’architettura è commuovere”.
Domanda
L’invaso, circondato dai margini costruiti per la vita dell’uomo sono risultato del fare una azione edificatrice o sono costruzione stessa?
Possibile risposta
Deriva dall’architettura come ossia non è arte dello spazio, l’architettura è l’invaso materiali. Architettura non è un insieme di funzione, tecniche, ma è costruzione appropriata dello spazio come un luogo abitabile, non la risulta della costruzione. Spazio, l’architettura è fatta di pieno e vuoto. Heidegger riconosce la stessa etimologia tra “spazio” (raum) e “fare spazio” (raumen). Fare spazio significa disboscare, un luogo per insediarsi. Fa parte dei riti di aprire fondazione urbana ed edilizia.
- Si definiscono dei (esterno pericoloso vs interno sicuro) margini
- Si raduna in esso ciò che è utile alla vita
Da qui: lo spazio non è solo un vuoto ma è un luogo dell’esistenza in cui le cose per vivere possono essere raccolte. Connessione dello spazio con l’arredamento. Arredamento significa “gli oggetti utili per vivere e di cui si ha cura”.
Etimologia
“Spazio” in italiano significa “essere manifesto, apparire”. Significa quindi portare allo scoperto, di un apparire o rendere palese che non si discosta molto dall’idea di apertura: ciò che si apre non solo si estende oltre se stesso ma anche si manifesta. L’essere manifesto che è inscritto nella parola spazio può essere così connesso alla visibilità e accessibilità di un luogo e insieme contenere fin dall’origine un aspetto metrico. Spazio = fare spazio o trovare in natura un luogo aperto in cui insediarsi e vivere.
Paradosso
L’architettura crea uno spazio solo in relazione ai margini, chiuso all’interno di questi (diverso grado di apertura rispetto all’esterno). Ma in realtà lo spazio in architettura non è mai un chiuso ma è un circoscritto-aperto, ossia delimitato ma aperto.
Lo spazio primario
Spazio primario, definizione di Carlo de Carli, anni 60: “lo spazio è un una autentica attribuzione o donazione di senso. Non esiste nell’atto di qualificazione, realtà come cosa concreta compiuta. Non è qualcosa di esterno ritagliata dalla realtà né qualcosa di interno. In architettura lo spazio interno non si ricava come risultante dello spazio esterno, ma è una qualificazione propria dello spazio. Questo spazio ha in sé caratteristiche di tempo, ma diventa anche una cosa oggettiva, uno spazio intersoggettivo. Si tratta proprio di uno spazio originario, questo spazio. Si chiama quindi spazio primario perché è vicino all’origine che lo costituisce nella genesi progettuale ed operativa”.
Spazio primario
Non è una classifica. È intersoggettivo perché è vicino all’origine che lo costituisce nella genesi progettuale ed operativa. Sprivatizza l’io che vive lo spazio, coinvolge la storia e il tempo e diventa uno spazio che è oggettivo.
Dall’etimologia: Lo spazio, l’antico fare spazio e aprire il luogo primitivo dell’accoglienza della vita, in questo caso si apre all’intersoggettività. “Spazio delle prime relazioni o spazio di relazione” (cit. De Carli) spazio del gesto semplice di apertura agli altri e al mondo. Nasce dalla volontà di creare uno spazio per le relazioni umane.
Es. Teatro S. Erasmo, De Carli, Milano, 1952. Teatro a base ottagonale con gradinate laterali. È una geometria di moto: spettatori possono muoversi liberamente dal centro in ogni direzione spaziale; gli attori possono vedere diversamente da ogni angolo della sala, gradinate variamente inclinate, spicchi diversi, organizzate sulla base dell’ottagono. La rappresentazione è minima e l’opera esaltata. È il gesto dell’attore che si è proiettato nello spazio architettonico e sul pubblico. La forma geometrica o materiale deriva dal tipo di spazio che si sta costruendo non esiste forma geometrica o materiale a priori.
L’idea dello spazio primario non è una ricetta per progettare. De Carli propone un’etica della progettazione basata sulla partecipazione, rispettando le necessità umane.
- Unità singolare in architettura e della composizione di questa per fare organismi più complessi
- Continuità tra architettura e natura
- Forme pure nella continuità dello spazio
- Senso etico, estetico, misura
Ma viene evidenziato di De Carli il modo in cui ha parlato dello spazio architettonico. Lo spazio nasce dal vissuto, si anima per esempio dalla necessità dell’attore di muoversi in tutte le direzioni, quindi dalla libertà di moto, oppure si può fermare in sequenze successive: deriva dall’utente, dal gesto umano, dal soggetto che si apre alla relazione (es. con lo spettatore, con lo spazio).
Cosa traspare? La natura meditativa ed emozionale della creazione architettonica. Lo spazio riguarda il vissuto di ciascuno e la relazione con gli altri.
Specificità dell’architettura
Lo spazio quindi nasce da un gesto dell’uomo, che è sempre un atto relazionale con se stessi, con gli altri, con il mondo. Gesto (termine appropriato perché coinvolge la corporeità di chi opera e insieme il manifestarsi materiale e figurale di un’intenzione, dei suoi fondamenti di pensiero e di emozione) = nascita dello spazio. Da qui deriva che non c’è architettura se non crea spazio per il corpo dell’uomo. Deve potersi svolgere la vita dell’uomo.
Es. tumulo. Loos “Qui è sepolto qualcuno. Questa è architettura”.
Es. piramide egizia.
Vale per tutte le arti. Che cosa accomuna l’architettura a tutte le arti? Le Corbusier: “il significato dell’architettura è commuovere”. È lo scopo di tutte le arti. Il contenuto comune delle arti è quello emozionale. Non si coglie mai in un solo sguardo. Es. musica.
In che cosa però si differenzia l’architettura rispetto a tutte le arti?
Non è il contenuto ma il materiale. Ogni diverso materiale (strumento/mezzi) è adatto per comunicare alcuni aspetti del contenuto. La percezione dell’architettura non avviene solo captando messaggi esterni, ma mettendoci del nostro, è una costruzione attiva e dinamica: dipende dalle esperienze, dalle aspettative, seleziona ed integra i dati sensoriali con quelli non direttamente percepiti nell’opera (dedotte o anticipate).
L’immagine architettonica si ricostruisce mentalmente attraverso una sequenza di segnali percettivi che indagano tutta la dimensione dell’opera, da fuori e da dentro, che poi vengono sintetizzati e ricompongono la visione e il senso dell’opera. Conoscenza dell’opera è molto complessa: per questo per rendere comprensibile e completa la rappresentazione si usano strumenti grafici articolati e molteplici.
Internalità praticabile, margini, attrezzature
In architettura forma, dimensione, condizione ambientale consentono e richiedono di entrare nell’architettura (urbana o edilizia) e circolare in essa, fra dentro e fuori, con tutti i canali di percezione. Bruno Zevi: “esiste un’architettura quando c’è uno spazio interno”. È la caratteristica dell’internalità, ossia fruibile dall’uomo/umanità. Siamo sempre immersi nello spazio: si passa da uno spazio all’altro, da un dentro a un fuori. In realtà è sempre un passaggio da interno a interno, essendo interno se fruibile dall’uomo/umanità, se come “spazio massimo”, oltre il quale è “esterno”, si considera la volta celeste. Il singolo edificio ha in sé la caratteristica di essere sia esterno che interno: è l’involucro che sancisce questo margine. Da qui anche l’arredo urbano è in realtà arredo di interni (comprende le pavimentazioni, gli alberi etc ma anche il rapporto tra l’architettura degli edifici e il modo di rapportarsi con lo spazio comune. Non esiste l’architettura di esterni, tutta l’architettura è di interni.
- Es. Facciata è una parte di architettura che si affaccia su un altro interno.
- Alla microscala invece: es. sedia, letto. Essi accennano allo spazio perché sono fatti per un gesto dell’uomo.
L’internità praticabile non esclude la differenza tra interni (racchiuso da edifici) ed esterni (fuori da edifici) con cui si è giocato storicamente.
- 800 facciatismo, decoro e spazio urbano
- Movimento moderno: dissoluzione margine spazio esterno-spazio interno. Poetica della continuità.
L’involucro/margine circoscrive lo spazio e lascia aperti moltissimi modi di raccordo tra spazio interno ed esterno. Non esiste spazio senza margine.
- Invaso: è perimetrato dai margini
- Divisori: diaframmi sensibili che articolano lo spazio ma fanno parte dell’interno
- Arredi: le attrezzature dello spazio
L’architettura si individua a seconda delle caratteristiche materico formali che hanno questi elementi, tra cui lo spazio eccelle perché raccoglie il gesto dell’uomo.
Cap 1. Lo spazio è una cosa
Sue strutture materico formali
Il segno architettonico
L’architettura non è solo un bene d’uso, ma un tramite per comunicare tra soggetti, un linguaggio. Se riconosco questa cosa, allora lo spazio (come componente edilizia) concorre al segno architettonico come significante (dà forma e materiale) e non come significato (cognitivo, intellettuale ed emozionale). Molte critiche alle teorie comunicative o semiotiche. Brandi “codice senza messaggio” perché un pensiero materializzato, un’opera in quanto cosa materiale, perde il segno, non può avere significato. Lo scopo dell’architettura non è quella di significare ma rimandare solo a se stessa: ma in realtà non è che se è autoreferenziale non deve rimandare a qualcosa. Non è semplicemente, ma anche manifesta e significa. Secondo un linguaggio non verbale.
De Fusco “lo spazio interno è significato dell’architettura traducendo nello spazio e nei materiali ciò che si vuole esprimere”. Nel pensiero, idea e parola coincidono perché parte della stessa realtà mentale. Invece in altri linguaggi, come architettura, spesso significante (concetto, realtà mentale) e significato (materiale, realtà fisica), nel passaggio dal concetto al materiale, non coincidono perché di natura diversa. Per spiegare il significato di un’opera De Fusco analizza solo il risultato formale e rifiuta il funzionalismo, lo storicismo e i programmi degli artisti: ossia lascia perdere il significato dell’opera. Si individua così lo spazio interno, o invaso, facciate e margini, mettendo a fuoco la presenza di un segno architettonico solo se c’è uno spazio interno fruibile. Si confonde quindi il significato dal contenuto fisico, che però andrebbero distinti benché siano integrati nell’architettura.
Significanti materiali dell’architettura
Lo spazio ha materia aeriforme. È una materia al pari degli altri materiali usati in architettura, anche se in un diverso “stato” (solido, liquido, aeriforme). Ma come fruizione e percezione il solido del materiale edilizio impenetrabile è molto diverso dal gassoso dello spazio penetrabile. Non sono uno il negativo dell’altro ma concorrono entrambi al significato dell’architettura. Il vuoto è quasi più pieno di significato delle pareti piene. Lo spazio ha:
- Presenza corporea di una cosa (strutture, impianti, dispositivi di controllo)
- Proprietà metriche (misurabili fra i suoi margini)
- Figura (distinguibile grazie ai margini)
Percezione formale dello spazio
Lo spazio in architettura si percepisce sia come negativo dei suoi margini pieni, ma anche come insieme di forze esterne che lo delimitano come campo e configurazione di forze percettive. Arnheim: lo spazio non è solo un volume geometrico astratto, ma una forma data da vettori visuali che da un centro si espandono fino ai margini e si appropriano dello spazio.
- Es. la piazza rotonda vs piazza ortogonale. Piazza rotonda: i suoi margini non sono definiti, ma c’è una presenza fisica e visuale data dalla conformazione concava coi vengono costrette le facciate che la permettano. Nella piazza ortogonale è meno evidente perché basta la loro posizione.
- Es. Interni. Lo spazio si percepisce non solo dalle proprietà atmosferiche ambientali (Es. l’aria) ma lo strutturarsi degli spazi attorno a dei centri dinamici, centri di distribuzione oppure arredi. Da qui si espande in più direzioni fino ai margini (pareti). Meno evidente in uno spazio ortogonale.
Lo spazio non appare come spazio solido che si stacca da uno sfondo, ma emerge come campo percettivo, quindi viene sottoposto alle regole della Gestalt della percezione. Valgono le regole del rapporto tra l’insieme e le parti (l’insieme prevale sulle parti, l’insieme ha un ordinamento autonomo, ma a volte specificità locali prevalgono sull’insieme, le parti possono essere colte come insieme per vicinanza, continuità, orientamento, coerenza strutturale) ma non le regole della conformazione (relative al contrasto tra figura e sfondo).
Elementi di morfologia
L’architettura non è solo spazio fruibile ma anche comunicazione intersoggettiva. È un segno che rimanda a ciò che si vuole comunicare e traduce i contenuti da comunicare nella sua forma materiale. Lo spazio è una cosa, è concreto tanto quanto i materiali edilizi: quindi esso concorre al segno dell’architettura come significante, ossia come forma, non come significato, ossia come contenuto cognitivo e emozionale.
Ma cos’è una forma?
Forma, nel linguaggio comune = l’aspetto esteriore di una cosa, il modo con cui un fenomeno ci appare e viene percepito con i sensi. La forma quindi (secondo psicologie della percezione) si chiama in realtà gestalt, ossia conformazione/configurazione (termini che sottolineano il processo).
La percezione è un processo dinamico e attivo. La forma non è per noi elemento universale ed astratto che viene prima che si pensa prima che una cosa diventi realtà ma è tutt’uno con la sua materia. La forma è un insieme, una complessità: di attributi percettivi con cui una data cosa viene riconosciuta nella sua identità e individualità.
La forma è un integrale (sintesi), non una sommatoria di più elementi e aspetti. Va trovato un modo per descriverla, delle categorie analitiche da cui poi porre le basi per un giudizio estetico. Si possono distinguere le caratteristiche d’insieme vs caratteristiche delle parti.
!! Ma L. B. Alberti = bellezza è armonia delle parti nell’insieme tale per cui nulla si può aggiungere e nulla si può togliere.
- Figura: il contorno della forma individuato da uno sfondo o all’interno di altri contorni. Spesso si fa coincidere con la forma, ma la forma è composta da altre caratteristiche.
- Colore: aspetti cromatici Si percepisce con la vista ma non solo. Spesso alla vista arrivano dati che però non sono propri di questo senso (es. durezza): = attraverso la percezione cogliamo dei significati che stanno dietro la forma.
Categorie analitiche della forma
La forma di un oggetto è l’insieme complesso delle sue percepibili caratteristiche. Ogni riduzione di essa ad una sola di queste caratteristiche va considerata impropria. Le categorie analitiche della forma e dei suoi elementi materiali potrebbero essere:
- La figura= profilo dell’insieme sullo sfondo oppure riconoscibilità al suo interno delle parti dotate di margine. Lo sfondo dell’intero oggetto si chiama contesto, naturale o artificiale.
- Gli aspetti topologici= quelli posizionali e opposizioni delle sue parti o specificità locali che comprendono le polarità dentro/fuori, sopra/sotto, davanti/dietro, destra/sinistra. Dal pt di vista della comprensione formale a partire dall’infanzia viene prima il riconoscimento di questa caratteristica, poi la figura.
- L’orientamento rispetto a una direzione Soprattutto quella verticale (dovuta alla forza di gravità), da cui l’equilibrio, e quella orizzontale (quella della vita umana).
- Le dimensioni Le misure
- La texture Effetti di grana
- Gli aspetti luministici Componente fondamentale dell’architettura. Luce/ombra/buio.
- Il colore Un materiale trattiene o riflette alcune lunghezze d’onda dei raggi luminosi, a seconda della sua costituzione molecolare e al trattamento superficiale.
- Altro… A queste proprietà visuali vanno aggiunti aspetti sensibili (temperatura, umidità relativa, sonorità, purezza dell’aria etc), che sono propri dello spazio atmosferico, ma vanno bene anche per i materiali solidi e liquidi dell’architettura.
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Novocomum, Teorie e tecniche per la progettazione architettonica contemporanea
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