Silvio Pellico
Silvio Pellico (1789 Saluzzo-1854)
Laodamia
Prima tragedia di Pellico, 1812, ispirata alla mitologia classica. Regno di Tessaglia, re Ificlo, figlio morto in guerra Protesilao (nel 4° atto si scopre essere vivo), sposato con Laodamia. Podarce è il nipote e futuro sposo di Laodamia. Callante è il consigliere con sete di vendetta per il suicidio del figlio. Femia è la sacerdotessa del tempio di Ecate, con Protesilao ordisce una congiura contro Podarce.
Turno
1813-1814. Su consiglio di Foscolo, Pellico si ispira a Virgilio e all’Eneide. Turno, re dei Rutuli, è promesso sposo a Lavinia, figlia del re dei latini. Enea, re dei Troiani, vuole Lavinia per allearsi con i latini, ma non è possibile in quanto lei è già promessa e odia Enea per aver invaso la sua terra. Scena di pazzia di Amata che vestita da baccante scende nel campo di battaglia e fa un discorso patriottico. Turno, creduto morto, poi si fa vivo, rapisce Lavinia e la riporta al padre rivendicando la sua italianità contro lo straniero. Enea si giustifica dicendo che Dardano, il capostipite dei troiani, era originario del Lazio quindi non si trattava di un’invasione ma di un ritorno alla madrepatria. Amata predice a Turno la morte e a Lavinia un futuro di sciagure e lutti. Alla fine c’è un duello tra Turno e Enea; Enea chiede di perdonarsi e regnare in Italia in pace insieme, Turno dice no e, sapendo che doveva morire perché Enea era il designato dagli dei, si butta sulla spada e muore. Pellico vuole dire agli italiani che l’unico modo per unirsi è il perdono.
Francesca da Rimini
1815, teatro Re di Milano, opera italiana più rappresentata in Italia. Fece successo per due motivi: la bravissima attrice 15enne Carlotta Marchionni che portò novità rispetto agli attori dell’epoca, e la parlata sopra l’Italia di Paolo. Tratta il 5° canto dell’Inferno di Dante, protagonista Francesca, figlia di Guido da Polenta, sposata con Gianciotto Malatesta (brutto e grande), si innamora del fratello di lui, Paolo il Bello (che però aveva disonorato la famiglia di lei uccidendo per sbaglio uno dei suoi fratelli) e vogliono scappare da Rimini. Discorso di addio a Rimini simile all’addio ai monti di Lucia nei Promessi Sposi, ma Gianciotto chiama il padre di Francesca a corte, li scoprono e li uccidono. Il divieto d’amare e il conflitto dovere-passione sono i temi di Francesca.
Eufemio da Messina
Tragedia storica del 1820, ispirata ad alcuni fatti storici tratti da parole di Muratori e Sismondi (famosi storici dell’epoca), alcuni personaggi sono inventati e non c’è uno studio storico come in Manzoni. È ambientata a Messina immaginata capitale del regno delle due Sicilie, la trama non è difficile e ci sono solo 4 personaggi secondo il teatro alfieriano per accontentare il pubblico e la critica. Il re Teodoro riesce a sconfiggere i saraceni grazie a Eufemio a capo dell’esercito, il quale viene lodato da tutti e il re teme che possa mirare al trono. Eufemio chiede in sposa Lodovica, figlia di Teodoro il quale rifiuta e lo mette in prigione, dove Eufemio escogita vendetta. Riesce a scappare in Africa, si converte all’Islam e si mette a capo dei saraceni per invadere la Sicilia di Teodoro e portare il Corano in Europa. Conquistata Messina e imprigionato Teodoro, lui dice a Eufemio che non esiste crimine peggiore che fare guerra alla propria patria. Nel frattempo Ludovica prende i voti ma Eufemio la vuole e dirà ai messinesi che distruggerà la città se lei non gli viene consegnata. Pacomio, il vescovo di Messina, non compare mai in scena e usa la religione come strumento di controllo, convince il popolo a non soddisfare Eufemio. Almanzor è l’ufficiale saraceno (è musulmano ma incarna ideali cristiani) dice a Eufemio di non rapire Ludo perché bisogna rispettare i suoi voti e continuare l’invasione. Eufemio si arrabbia ma entra Ludo nell’accampamento saraceno per stare con lui, mentre suo padre la maledice. Ludo visita il padre e gli racconta del piano contro Eufemio, lei avrebbe dovuto ucciderlo e nel frattempo Teodoro avrebbe organizzato i siciliani contro i saraceni, ma non ce la fa a uccidere e i messinesi vengono sconfitti. Alla vista di tutti quei cadaveri compatrioti Eufemio si ravvede, emerge l’amor patrio e ripudia l’Islam e i saraceni, che ora vogliono catturarlo e ammazzarlo. Almanzor vuole difenderlo ma Lodovica rispetta la promessa del padre e pugnala Eufemio, il quale prima di morire le chiede perdono per tutto il male che le aveva causato. Il tema è il divieto di amare, la tirannia di Teodoro, il conflitto amore e gloria di Eufemio e l’amor patrio.
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