Europa tra la seconda metà del 700 e l’800
Il richiamo alla razionalità è ciò che caratterizza la cultura architettonica di questo periodo: il
classicismo razionalista francese è considerato alla base dell’architettura contemporanea.
Parallelamente, in questa cultura si sviluppa un dualismo: da un lato si ritorna alla classicità e
all’interesse verso il mondo classico (visto come esplorazione dei siti archeologici, del tema del
Grand Tour), mentre dall’altro si diffonde un gusto formato da nuove categorie estetiche quali il
sublime e il pittoresco.
Grande esponente del dibattito neoclassico a metà del 700 è Giovan Battista Piranesi considerato
fautore della romanità. Mentre i nuovi classicisti si rivolgono all’architettura
greca come esempio massimo di razionalità, Piranesi sostiene la superiorità
della cultura romana e propone una ripresa di questo linguaggio classico
tramite queste forme ridondanti e fantasiose, inoltre è anche uno dei primi ad
includere nei suoi riferimenti progettuali anche dei riferimenti alla cultura
egizia. (Piranesi è quindi un antico che, da quel richiamo al rigore e alla
razionalità e al ritorno delle forme dell’architettura greca, si va allargando e
aprendo a opzioni più ampie e che mettono in crisi quell’idea di classicismo
come codice e come serie di regole precise.) Chiesa di Santa Maria del Priorato
Nel corso dell’Ottocento ci sarà dunque un’apertura verso un linguaggio
storico. In questa cultura architettonica che si va sviluppando in Europa tra 700
e 800 si inserisce anche la componente tecnologica: si sviluppano nuove
tecnologie che inizialmente vengono applicate nella costruzione di edifici
utilitari come magazzini, ma che piano piano entrano a far parte delle tecniche
adottate anche nell’ambito dell’architettura monumentale, che ambisce ad
avere anche delle qualità estetiche. Un esempio di questo concetto lo abbiamo
nell’ambito della costruzione religiosa dove notiamo delle strutture in ferro e
ghisa (successivamente verrà utilizzato anche l’acciaio). Questi materiali
venivano utilizzati soprattutto per le coperture e le parti strutturali e questo
permise anche di sperimentare con le forme, quindi ad esempio sezioni più
sottili o aperture più ampie grazie all’utilizzo utilizzo del
vetro. Un esempio dell’applicazione di questi materiali
lo troviamo nelle serre. Parallelamente allo sviluppo dell’arte dei giardini,
si sviluppa l’ambito della costruzione di serre: quest’ultime
rappresentavano un terreno di applicazione e sperimentazione di queste
tecniche e materiali che preparerà la strada per l’applicazione
nell’architettura monumentale.
Un ambito di applicazione di queste nuove tecnologie (quindi con una
copertura interamente in ferro e vetro abbinata a strutture murarie
tradizionali) è quello delle gallerie urbane.
La forma progettuale rimane invariata ma le tecniche cambiano: di
conseguenza, le diverse caratteristiche di questi nuovi materiali fanno sì
che ci sia una sperimentazione anche nell’ambito morfologico con
l’abbandono delle forme precedenti dell’architettura storicista.
Nell’800 c’è un grande fermento nell’ambito della cultura urbana.
Furono molti gli interventi (partendo da quello di Haussmann per Parigi
per passare alla Ringstrasse a Vienna) che modificarono i nuclei
preesistenti, la città storica. In questo periodo si intervenne con sventramenti e con operazioni
molto forti dal punto di vista dello spazio urbano.
L’Ottocento è un secolo di passaggio dall’età moderna all’età contemporanea: è ricco di novità ed
è caratterizzato da un progresso accelerato ma anche contraddittorio.
È un secolo nel quale si individua una molteplicità di tendenze e impulsi diversi.
Dal punto di vista filosofico, si passa dalla stagione dell’illuminismo (età dei lumi) al Positivismo
(movimento filosofico in cui si sviluppa la fiducia nei confronti della scienza e della conoscenza
sensibile).
È un secolo in cui avviene anche la scissione tra città borghese (formata da grandi viali, edifici belli
e spazi urbani che ospitano le carrozze e la gente nobile) e la città industriale (che porta una serie
di storture con sé come i quartieri operai con condizioni igieniche pessime e iper-affollati, che
producono smog e inquinamento).
Si sviluppano nuove tendenze che si rifanno al mondo classico ma che portano a una progressiva
dissoluzione del Classicismo poiché aprono il ventaglio verso altri mondi e altre curiosità verso un
superamento dell’idea di canone e quindi di regola.
Uno degli elementi principali caratterizzanti di quest’epoca – oltre all’enfasi sulla sfera della
percezione in relazione alla sensibilità umana - è l’avvento di nuovi materiali e nuove tecnologie
che innesta il rapporto tra architettura e ingegneria.
L’Ottocento è il secolo dove si sviluppa la questione dello stile: da un lato c’è il bisogno di riuscire
ad individuare un linguaggio adeguato ai tempi moderni, mentre dall’altro lato si ha un primo
tentativo di rispondere a tale quesito tramite un atteggiamento eclettico. (eclettismo =
atteggiamento di chi sceglie in diverse dottrine ciò che è affine e cerca di armonizzarlo in una
nuova sintesi).
CITTÀ BORGHESE E CITTÀ INDUSTRIALE:
Abbiamo una contraddizione – da un lato abbiamo la città
moderna ed elegante, legata alla mondanità e alla dimensione
borghese con nuove tipologie architettoniche, mentre dall’altro
abbiamo delle strutture che derivano dal processo industriale. In
parallelo si sviluppa una sorta di ragionamento teorico con degli
esempi di applicazione pratica su come trovare una soluzione per
superare le strutture generate dalla società industriale nell’ambito
urbano. Un caso particolare è il villaggio di New Lanark in Scozia,
testimonianza di questo periodo storico e di ragionamento intorno
alla città industriale.
Questo villaggio si rifà ad un villaggio operaio strettamente legato alle
industrie tessili scozzesi. La fondazione del villaggio era stata avviata
sul fine del 700 da David Dale e proseguita da Robert Owen, era un
villaggio operaio sperimentale nel mondo industriale ma concepito
come una piccola unità autonoma, che cerca di sperimentare delle
condizioni lavorative profondamente innovative, anche grazie a
norme mirate al miglioramento della qualità lavorativa, rendendo più
umano il lavoro.
In questo periodo anche in Francia si sviluppano delle ipotesi
progettuali, che in parte rimasero su carta e in parte vennero invece realizzate, si ragiona sul tema
della città moderna, intesa come luogo di produzione nel quale la gente potesse vivere in un
sistema associativo adeguato a delle esigenze di comfort e buon funzionamento di una comunità.
All’interno degli svariati ragionamenti teorici di tali città, spicca in particolare quello di Charles
Fourier col suo “Falansterio” (1834 ca.): egli aveva infatti ipotizzato tale progetto come possibile
struttura abitativa per un’unità sociale di base che poteva caratterizzare un nuovo approccio
all’insediamento nel territorio della società moderna. Questo tipo di struttura, molto simile ad una
cittadella, doveva essere costruito con un sistema a cortili chiamato Falansterio (derivante da
Falange, ovvero un’unità sociale sulla quale, secondo Fourier, si doveva basare il nuovo modello di
società e distribuzione sul territorio. Tale unità era composta da un numero che oscillava
orientativamente dai 1600 ai 2200 individui (450 famiglie circa)). Questo progetto rimase però
un’utopia in quanto non ebbe alcuno sviluppo pratico reale e quindi nessun falansterio venne
effettivamente realizzato: nonostante ciò, trovò una sorta di applicazione ridotta nell’opera di
Jean Baptiste André Godin che tradusse il falansterio di Fourier in “Familinsterio” (1859-1879).
Nell’applicazione reale di tale struttura però si ridusse lo schema della cittadella di Fourier – non
realizzando i vari corridoi che interconnettevano la struttura che erano invece presenti nell’ipotesi
utopica del falansterio – lasciando invece l’idea degli edifici concepiti come blocchi compatti con
corte centrale ed organizzati per settori (erano presenti edifici abitativi, edifici istituzionali, e così
via).
L’Ottocento come detto è stato il secolo della modernizzazione dei nuclei urbani preesistenti,
come ad esempio il caso di Parigi. Il tema del risanamento urbano, è inteso come una
programmazione di una serie di interventi piuttosto radicali come sventramenti e modifiche
urbane, un tema che si diffuse velocemente anche in tutta Europa.
Il barone Haussmann (funzionario e urbanista francese) elaborò un
piano urbanistico per il risanamento della città di Parigi: il suo
programma prevedeva una serie di tagli realizzati con la creazione di
grandi Boulevard e un sistema di viali rettilinei e round point (ovvero le
rotatorie) che contribuirono a dare un tipo di circolazione diverso e più
efficiente. Il piano di Hausmann non riguardava solo le strade, infatti
grazie a questa sua natura progressistica, egli voleva rivoluzionare
Parigi anche dal punto di vista politico.
Questi tipi di interventi vennero attuati anche per risolvere il problema
delle rivolte, che si verificavano nelle aree più dense delle città. Quindi
all’atto pratico intervenire applicando tagli e operazioni di
sventramento serviva a razionalizzare il controllo militarizzato del
territorio.
Oltre a questo intervento sul tessuto stradale, il piano di Haussmann
prevedeva un rivoluzionamento anche per quanto riguarda il tema dell’illuminazione stradale (con
i lampioni a gas), della rete fognaria, e così via.
Vengono progettati due grandi parchi all’estremità opposte delle zone periferiche e tutta una serie
di parchi minori all’interno dei diversi distretti e delle piazze.
Stessa cosa accadde a Barcellona, dove il nucleo storico della città venne rivoluzionato con le due
famose diagonali che tagliano la città e le zone verdi sparse per tutta la città.
Si sviluppano anche altre vie alternative come quella Londinese di John Nash con Regent Street e
Regent’s park, considerate un episodio di applicazione, a livello urbano del tema del pittoresco, ed
è considerato il contributo inglese maggiore nei confronti della cultura europea. Nel progettare
questo collegamento, viene realizzata una strada che non rispecchia i canoni dei boulevard e degli
assi rettilinei ma che, al contrario, privilegia l’idea della molteplicità di punti di vista, mediante un
andamento curvilineo.
L’ulteriore proposta inglese è quella della “città giardino” (garden city), uno
degli esponenti è Ebenezer Howard, il quale a fine 800 realizzò tale idea di
città come ripensamento delle dimensioni cittadine che dovevano essere
ridotte. Queste particolari città erano concepite soffermandosi sul rapporto
tra costruito e verde in cui la parte verde degli spazi coltivati e del giardino
deve equivalersi più o meno con la parte edificata. Ogni garden city doveva
far parte di un sistema territoriale in cui era presente una città principale e
ad essa si susseguivano delle altre città minori – autonome ma collegate a
quella principale - che la accostavano, nell’idea di trovare un’idea di
equilibrio tra ambiente urbano e spazi edificati.
PROGRESSO E L’EVOLUZIONE TECNOLOGICA:
Secondo tema dell’Ottocento è il mito del progresso e dell’evoluzione
tecnologica e che si afferma con la Tour Eiffel.
La Tour Eiffel era una dimostrazione muscolare di forza delle nuove
tecnologie applicate alla creazione di una struttura sbalorditiva che
nasce nell’ambito delle esposizioni universali, infatti doveva essere una
struttura temporanea ma successivamente divenne l’icona di Parigi.
Questo tema crea l’accostamento tra architettura e ingegneria in quanto
vengono sviluppati in parallelo anche nelle grandi infrastrutture
territoriali – in particolare i viadotti ferroviari, che erano un chiaro
esempio dell’impiego delle nuove tecnologie e dei nuovi materiali. Le
applicazioni delle nuove tecnologie, che partono da strutture
prevalentemente ingegneristiche e non architettoniche, approdano anche all’architettura vera e
propria, cercando una propria collocazione e potenzialità espressiva.
Un caso in particolare è quello di H. Labrouste, che realizza la Biblioteca di S.te Geneviève, dove la
sala lettura ha un grande spazio unitario, reso possibil e dal fatto che accanto a una struttura in
muratura tradizionale al suo interno adotta un sistema di colonne
e archi in ghisa che sostengono la copertura e formando un’unità
totalitaria dello spazio. La copertura, caratterizzata da due volte
a botte affiancate, è da considerarsi un’innovazione per il
periodo. La pianta dell'edificio è un rettangolo lungo e stretto. Al
piano terreno sono disposti il magazzino dei libri, una sala di libri
rari e l'amministrazione. Al piano primo è situata la sala lettura,
separata in due navate da una fila di colonne in ghisa che
sostengono le arcate della copertura.
La facciata, di aspetto neorinascimentale italiano, è formata da una serie di finestre ad arco al piano
terra e da una serie di arcate più ampie che illuminano la sala di lettura; sotto di esse si trovano
una serie di piccole aperture rettangolari che permettono l'aerazione alla seconda fila di scaffali
all'interno di un piccolo corridoio, all'epoca buio, per un maggior ricircolo d'aria; al fine di
mantenere costante l'umidità dei libri medesimi.
Le pareti sono caratterizzate dall'incisione del nome degli autori più importanti, i cui testi sono
raccolti nella biblioteca; questo con lo scopo, sia di dare importanza all'edificio, sia per decorarne
l'esterno.
LA QUESTIONE DELLO STILE:
Gli architetti dell’Ottocento da una parte rifiutano le anomalie e le complessità barocche il
classicismo e il neoclassicismo, dall’altra tendono ad aprirsi al gusto per le rovine, alle forme
pittoresche, alle composizioni fantastiche e lontane dall’idea di razionalità classica. C’è un utilizzo
di forme geometriche pure. Si inizia a parlare anche di Gothic Revival, che si afferma in parallelo
dall’Inghilterra alla Francia, Germania, Italia e dove si utilizzano forme gotiche in progetti moderni.
Sintesi: l’Ottocento è un periodo di complessità e contraddizioni legate a fenomeni paralleli come
l’eleganza della borghesia, l’idea della modernità, il progresso del tema urbano e tutte le storture
del mondo industriale: in tale periodo gioca un ruolo importante la fede progressista che ha le sue
ricadute nell’architettura così come nell’ingegneria, e altrettanto importante è il tema dello stile
che vari architetti si trovano ad affrontare.
Francia tra 700 e 800
(I contesti presi in considerazione sono L’Italia, la Francia, la
Gran Bretagna e la Germania.)
In Francia (tra la seconda metà del 700 e 800) abbiamo il
classicismo razionalista, che costituisce un background
culturale per gli sviluppi che ci saranno poi nel 900. In questo
momento storico è presente una volontà di riprendere,
osservando l’architettura prodotta nell’età classica, la
razionalità dell’architettura di quel periodo.
Tra i primi esponenti del classicismo razionalista francese –
inteso come ritorno delle regole e a delle forme razionali –
abbiamo l’architetto di corte Ange-Jacques Gabriel: opera
fondamentale è la Petit Trianon a Versailles (1761- 64) che costituisce un punto di partenza. Dopo
questo periodo di gusto per il lusso nella decorazione e lo svincolamento dalle idee di struttura, si
manifesta un richiamo all’ordine. Si abbandonano le forme irrazionali che, a causa del loro
sovraccarico, cominciarono a stancare e si torna ad una razionalità architettonica. L’architettura
nasce per rispondere a delle esigenze pratiche dell’uomo: si torna agli antichi per riprendere la
giusta via da seguire.
L’edificio consisteva in un piccolo padiglione di intrattenimento nell’ambito della
grandiosa reggia di Versailles, residenza di caccia della corte francese che si trasformò in una
reggia col Re Sole. La Petit Trianon era quindi una piccola architettura in confronto all’ambiente in
cui era collocata, ma rappresentava un punto di partenza della nuova tendenza architettonica in
cui si abbandonava l’eccesso del barocco e si tornava ad un linguaggio più composto e razionale,
ispirato all’osservazione della architettura antica.
Il committente di Gabriel era Luigi XV, il quale gli commissionò di costruire anche gli edifici gemelli
della “Place Luigi XV” dove il tema è lo stesso della petit Trianon con la differenza che gli edifici
gemelli sono più estesi di quest’ultima. Lo schema era semplice: due padiglioni alle estremità che
richiamavano la cultura classica con l’utilizzo del frontone, mentre lungo tutto l’edificio c’era un
basamento ed il colonnato.
L’organizzazione del fronte era un richiamo
alla facciata est del Louvre progettata da
Claude Perrault nel secolo precedente. I temi
sono identici: nel Louvre era presente un
basamento con bugnatura complanari (cioè
lisce), delle colonne doppie ed un frontone
che richiama alla cultura classica – infatti il Louvre rappresenta un primo tentativo di richiamo al
rigore già nel 600. Il classicismo razionalista francese inizia a manifestarsi c
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Riassunto Storia dell'architettura contemporanea 1750 - 1945