Estratto del documento

Francia e Italia tra Otto e Novecento

Francia tra Otto e Novecento

Nel tardo Ottocento, si iniziò a prendere atto dell'inesorabile fallimento del Positivismo: la ricerca scientifica non poteva giungere ad illuminare gli interrogativi più profondi dell'uomo e a dare un senso alla vita e alla morte. Si aprì allora la fase storica del Decadentismo. Fiorirono numerose le correnti di pensiero irrazionali e misticheggianti, dedite all'esoterismo e all'occultismo. Fu il movimento francese del Simbolismo ad incarnare queste tendenze di fondo all'interno di una produzione artistica di altissimo livello.

I simbolisti, riallacciandosi ad una celebre poesia di Baudelaire, Correspondences contenuta in Le Fleurs du mal, ritenevano che la realtà visibile fosse intimamente collegata a quella invisibile, essendone quasi uno specchio simbolico. L'unica via di conoscenza sarebbe dunque quella intuitiva, realizzata attraverso il potere evocatorio dell'arte.

In campo musicale, nonostante Carmen e Boris Godunov, il realismo positivista era rimasto un fenomeno abbastanza marginale: chi si ergeva come irrefutabile pietra di paragone rimaneva ancora Wagner, perfino molti anni dopo la sua morte, avvenuta nel 1883.

Il wagnerismo in Francia

Ciò che i francesi conoscevano maggiormente di Wagner non era la musica, bensì i testi. Nonostante infatti la sua musica era stata respinta con decisione dai francesi perché considerata quintessenza della germanicità, i testi dei drammi musicali wagneriani erano invece ben diffusi ed apprezzati. In particolare, fu l'atmosfera del Parsifal a colorare in modo indelebile l'incipiente Decadentismo, instillandovi la passione per un irreale medioevo, mistico e sensuale allo stesso tempo, in cui la tematica della redenzione dal male trovava una risposta più estetizzante che morale.

Claude Debussy

Anche Claude Debussy, il compositore francese che più di tutti svetta sul crinale tra Otto e Novecento, risentì dell'ambiguo rapporto che il mondo francese intratteneva con Wagner.

Nell'anno 1889, presso l'Esposizione Universale di Parigi, Debussy assistette all'esibizione di un'orchestra gamelan dell'isola indonesiana di Giava. Rimase profondamente colpito dalla raffinatissima musica e drammaturgia di questi che definì affascinanti piccoli popoli, traendone soprattutto i seguenti stimoli:

  • Uso di scale pentatoniche ed esatoniche
  • Concezione statica del ritmo, spesso ondeggiante in una fascia sonora quasi immobile
  • Concezione egualmente statica e quasi circolare della forma, che non tende verso il raggiungimento di un climax
  • Drammaturgia costruita senza grandi apparati orchestrali o scenici, quindi caratterizzata da essenzialità, non magniloquenza

Un altro repertorio che contribuì a indirizzarlo verso nuove soluzioni musicali fu quello del canto gregoriano: i suoi modi ecclesiastici erano un'altra preziosa sorgente di armonie non tonali. Debussy usò un termine particolare per definire lo stile gregoriano: arabesco.

Debussy provava una grande ammirazione verso la musica di Musorgskij.

Concezione drammaturgica di Debussy. Debussy riuscì a costruirsi una concezione drammaturgica assolutamente personale: la musica deve cominciare "laddove la parola è impotente ad esprimere; la musica è fatta per l'inesprimibile". Anche la tecnica del Leitmotiv lo lasciava perplesso poiché Wagner, secondo lui, aveva esagerato questo procedimento fino alla caricatura. Nella sua unica opera, Pelléas et Mélisande, questi principi drammaturgici sono applicati con coerenza.

Più simbolista che impressionista

A partire da queste premesse, si può affermare che Debussy non fosse solo un impressionista musicale, ma secondo un'interpretazione - vigente fino a qualche tempo fa – fosse collocabile in un tardo Romanticismo: lo scopo dell'autore francese sarebbe stato infatti quello di creare un'atmosfera musicale, suggerita dai titoli programmatici delle sue composizioni, soprattutto mediante un raffinato gioco di sonorità. Le composizioni più celebri di Debussy sono infatti fornite di titoli che potrebbero davvero insinuare una tendenza descrittiva: Le Clair de Lune.

Oggi però si guarda a Debussy in modo molto diverso. In primo luogo, si è appurato che egli frequentò molto più gli ambienti simbolisti che quelli impressionisti, e che trasse i testi da musicare quasi esclusivamente da poeti simbolisti. Anche le preferenze pittoriche di Debussy erano orientate a tutto campo. Infine, egli stesso respingeva con fastidio la qualifica di impressionista. Debussy viene dunque definito simbolista, non impressionista. Ma è soprattutto dal punto di vista tecnico-musicale che non è più sostenibile l'ipotesi di un Debussy impressionista.

Modernità del linguaggio di Debussy

Debussy è uno degli iniziatori del Novecento musicale. Questo non è dovuto solo al suo voler annegare la tonalità attraverso il ricorso a scale modali, pentatoniche, esatoniche e alla scala per toni interi. Debussy non fu mai veramente atonale: in particolare, è la sua concezione del tempo ad essere di una modernità sconvolgente. Debussy cerca di arrestare il flusso del tempo, di disintegrare quello che fino ad allora era un processo lineare, accostando fra loro frammenti di tempo assoluti, indipendenti gli uni dagli altri. Il suono diviene il centro della sua attenzione: è l'attimo fuggente finalmente bloccato e divenuto un valore di per sé. Un suono che nasce dal silenzio e al silenzio ritorna. Gli accordi perdono la loro funzionalità armonica, quindi l'armonia si scinde dalla melodia, la ritmica si fa statica e non più soggetta ad armonia e melodia, mentre la forma assume una connotazione circolare e non protesa verso un fine. Una frammentazione dei parametri sonori, che Debussy chiamava la sua chimica musicale.

Riassunto

Nasce nel 1862 Claude Debussy, studia al conservatorio di Parigi. È affascinato dalle orchestre dell’isola di Giava che ascolta all’esposizione internazionale di Parigi. Il loro linguaggio musicale lo entusiasma a tal punto che spesso introduce nelle sue opere elementi di musica orientale che conferisce alle sue composizioni il tipico carattere evanescente. La musica di Debussy, indefinita e sfumata, è stata spesso messa in relazione con la pittura impressionistica che traduceva in immagini l’immediata sensazione visiva senza definire i contorni con vivi tocchi di colore.

Maurice Ravel

Maurice Ravel è un grande musicista francese considerato all'avanguardia. Il suo stile era considerato addirittura provocatorio. Agli inizi però non si avvertì molto la differenza tra il suo stile e quello di Debussy. È vero che vi sono punti di contatto fra Ravel e Debussy: anche Ravel infatti si serve di stilemi musicali desunti dalla musica orientale (scale modali, ritmi ripetitivi), dall'antico clavicembalismo oppure dal recentissimo jazz americano. Ma ben presto il personalissimo stile raveliano venne addirittura contrapposto a quello del suo illustre avversario. La musica di Ravel infatti, anche se si spinge assai più lontano di quella di Debussy nel trattamento ardito e libero della dissonanza, a differenza di essa non disgrega i presupposti del sistema tonale: essa si mantiene sempre all'interno di un binario costruito con estrema chiarezza e razionalità.

Estetica antiromantica di Ravel

Per questo Ravel è stato deliberatamente trascurato da una musicologia che privilegiava esclusivamente gli autori che avessero contribuito all'emancipazione dalla tonalità. Solo recentemente si è avviata una valutazione più oggettiva della figura raveliana. Se Debussy prende ancora la musica molto seriamente calandosi con tutta la sua sensibilità all'interno, Ravel invece se ne distanzia: egli si pone in un'estetica antiromantica, ironica e disincantata, notevolmente apparentata con le idee professate contemporaneamente da Erik Satie. Il suo distacco è realizzato soprattutto attraverso una spietata meccanizzazione del ritmo. Gli unici approcci di Ravel al teatro musicale si concretizzarono in due operine comiche (L'ora spagnola e Il bambino e i sortilegi). Ma esistono anche composizioni raveliane assolutamente non ironiche (come le Chansons madécasses, quindi le Canzoni malgasce).

Anteprima
Vedrai una selezione di 4 pagine su 13
Riassunto Storia della musica moderna e contemporanea, libro consigliato: Manuale Carrozzo, Cimagalli - il 1900 Pag. 1 Riassunto Storia della musica moderna e contemporanea, libro consigliato: Manuale Carrozzo, Cimagalli - il 1900 Pag. 2
Anteprima di 4 pagg. su 13.
Scarica il documento per vederlo tutto.
Riassunto Storia della musica moderna e contemporanea, libro consigliato: Manuale Carrozzo, Cimagalli - il 1900 Pag. 6
Anteprima di 4 pagg. su 13.
Scarica il documento per vederlo tutto.
Riassunto Storia della musica moderna e contemporanea, libro consigliato: Manuale Carrozzo, Cimagalli - il 1900 Pag. 11
1 su 13
D/illustrazione/soddisfatti o rimborsati
Acquista con carta o PayPal
Scarica i documenti tutte le volte che vuoi
Dettagli
SSD
Scienze antichità, filologico-letterarie e storico-artistiche L-ART/07 Musicologia e storia della musica

I contenuti di questa pagina costituiscono rielaborazioni personali del Publisher alex1395 di informazioni apprese con la frequenza delle lezioni di Storia della musica moderna e contemporanea e studio autonomo di eventuali libri di riferimento in preparazione dell'esame finale o della tesi. Non devono intendersi come materiale ufficiale dell'università Università degli studi Gabriele D'Annunzio di Chieti e Pescara o del prof Pagannone Giorgio.
Appunti correlati Invia appunti e guadagna

Domande e risposte

Hai bisogno di aiuto?
Chiedi alla community