Riassunti musicali: la musica al plurale
Dicendo “musica”, con una sola parola alludiamo a un fenomeno infinitamente vario che non conosce il plurale: “le musiche” si usa solo aggiungendo un complemento di specificazione (da ballo, d'Afrique). Eppure in questo lemma riassumiamo un universo irriducibilmente plurale. La pluralità della musica si manifesta come pluralità di generi e come pluralità di funzioni.
I generi
Il melodramma, il jazz, il canto gregoriano, la sinfonia, il soul, il rock, il madrigale, il flamenco... Ognuno caratterizzato da proprie forme, stili, tecniche; spesso si rivolgono ad ascoltatori diversi.
Le funzioni
- Nell'idea corrente ha finalità estetiche: la musica diletta, educa alla bellezza, coltiva il gusto, trasmette sensazioni e suscita emozioni. Ma la finalità estetica non è sempre stata in prima fila:
- Nell'antichità classica il canto = poesia, il suono = ballo.
- Nel medioevo la musica = disciplina razionale inserita nel Quadrivium delle Arti Liberali e dunque coordinata a geometria, aritmetica e astronomia.
- In età moderna, accanto alla sua crescente vocazione estetica, addobba le celebrazioni (m. sacra), scandisce le cerimonie (m. militare), sonorizza i riti sociali (m. da ballo), fornisce un passatempo solitario o collettivo (m. d'intrattenimento), manifesta l'identità comunitaria (m. popolare).
La crisi della funzione estetica è già in atto: infatti, all'ascolto attivo e partecipe di una fuga di Bach o di una ballata di Chopin in sala da concerto subentra sempre più spesso l'ascolto passivo e distratto che sonorizza lo sfondo della nostra vita nella quotidianità.
Pareri di personaggi importanti sulla musica
- Boezio (medioevo 480 d.C. - …): distingueva tra Mondana (musica dell'universo), Humana (musica dell'anima), Instrumentalis (musica udibile).
- Isidoro di Siviglia (medioevo 560 – 636 d.C.): la musica è una disciplina o scienza che parla di numeri.
- Leibniz (età moderna 1646 - 1716): la musica è un esercizio matematico della mente, poiché questa conta senza sapere di contare.
- Rousseau (età moderna 1712 - 1778): amante dell'arte italiana, per lui la musica è un insieme di suoni gradevoli.
- H. C. Koch (età moderna 1749 - 1816): la musica è l'arte di esprimere i sentimenti mediante suoni.
- Wackenroder (età moderna 1773 - 1798): parla di “musica romantica” dicendo che la musica parla una lingua che non conosciamo nella vita corrente ma che abbiamo appreso senza sapere dove o come, considerandola la lingua degli angeli.
- Hoffman (età moderna 1776 - 1822): la musica può cogliere l'assoluto, ciò che non si può nominare è un'arte effimera.
- Heine (età contemporanea 1797 - 1865): dove le parole finiscono, inizia la musica.
- Schopenhauer (età contemporanea 1788 - 1860): la musica è un esercizio inconsapevole della filosofia, è l'essenziale dell'uomo, esprime il sentimento in sé, parla dell'essere.
- Hanslick (età contemporanea 1825 – 1904): le forme sonoramente mosse sono l'unico contenuto e oggetto della musica che è pura architettura sonora.
- Stravinskij (età contemporanea 1882 – 1971): arte per arte → la musica è fine a se stessa; ci è data per porre ordine alle cose.
- Cage (età contemporanea 1912 – 1992): egli è un provocatore: tutto quello che suona è musica → il rumore del '900 diventa parte integrante della musica.
Musica d'arte e musica di consumo
Le definizioni “musica d'arte” e “musica di consumo” sono grossolane, indicano una prevalenza relativa e tendenziale.
- Musica d'arte più esigente sul piano della composizione, dell'esecuzione, dell'ascolto, rappresenta una porzione esigua del totale della produzione di musica. In compenso, la musica d'arte ha, sulla carta, maggiori chances di conservazione assicurate dalla scrittura. Inoltre, essa dialoga col passato, lo presuppone, lo sviluppa oppure lo contesta; nel contempo si rivolge al futuro (implica quindi un rapporto intrinseco con la storia). Tra il compositore e l'ascoltatore c'è l'esecutore che media.
- Musica di consumo segue le logiche del commercio nella quale ci immergiamo mentalmente senza un approccio vero e proprio, ha un linguaggio semplice, un'immediatezza empatica, si trasmette perlopiù oralmente, non ha alcun rapporto con la storia ed è associata con la massificazione.
La società odierna ha provveduto a sgretolare il piedistallo della musica d'arte, e nel consumo quotidiano l'ha omologata a qualsiasi altra specie di musica. Il fatto che la musica d'arte abbia perso qualsiasi prevalenza è testimoniato dalle statistiche del commercio di dischi.
Pluralismo e relativismo
Pluralismo: la cultura plurale della musica è una cultura che insegna a distinguere senza separare, a esaminare senza bocciare e a giudicare senza condannare. Il pluralismo incentiva la conoscenza delle diversità e delle varietà combattendo la monocultura.
Relativismo: al pluralismo si contrappone il relativismo, quell'ideologia che ha al suo centro la parola “soggettivismo”. Il relativismo esalta a parole tutte le particolarità locali conquistandone il consenso, ma poi le annulla gettandole nell'indistinzione, esso appaga le inclinazioni. Seguendo un concetto merceologico il relativismo distingue la musica non in generi, ma in repertori (gregoriano, classico, folklorico...) per cui le musiche si “reperiscono” sul mercato come merci.
Storia della musica occidentale
1500: Venezia domina la scena musicale italiana
Musica su commissione; stilografia; periodo di giochi della società, riunioni tra giovani (Decameron).
Il madrigale del Cinquecento
Fino al XV secolo, la musica era generalmente soggetta a leggi proprie, indifferenti al significato della singola parola. Ma con i compositori fiamminghi si fece strada l'idea che l'evento sonoro potesse rendere ciò che era contenuto nelle parole. Intorno agli anni '20-'30, queste esigenze ricevettero uno slancio decisivo dalle teorie di Pietro Bembo, che puntò l'attenzione sul fatto che in realtà, in poesia, la sonorità e il ritmo delle parole hanno una diretta ripercussione sul significato stesso.
Superamento della frotta (forma strofica in cui più di un verso era sottoposto alla stessa frase musicale; quasi sempre eseguita da una voce solista; popolareggiante nello stile ma aristocratica nella destinazione) e nascita del madrigale:
- Prima come pittura di immagini poetiche poi, con Monteverdi, come eloquenza/arte del persuadere commuovendo gli animi.
- Veste musicale duttile, senza schemi ripetitivi, senza strofe e ritornelli ma una forma non prefissata.
- Intonazione polifonica interamente vocale.
- Fruito da una ristretta cerchia di intenditori, ma coltivato anche da circoli di intellettuali ed eruditi di estrazione non nobile (accademie); il madrigale = equivalente sonoro dell'utopica corte disegnata da Baldassarre Castiglione non si rivolgeva a un pubblico ma era cantato per il piacere stesso di chi lo eseguiva.
- Caratteristica più importante: assoluta omogeneità e parificazione tra le voci.
- Il cromatismo armonico (stile armonico che faceva largo uso di note alterate e brusche modulazioni che colorivano il percorso armonico) associato quasi ovunque a testi che trattavano argomenti di mistero o sofferenza, fu sempre più presente.
- L'espressione della condizione psicologica del poeta non è diretta ma mediata attraverso una serie di topoi, un patrimonio lessicale e concettuale più o meno codificato (ambientazioni pastorali...) che rimanda a tematiche – tipicamente il turbamento amoroso – consacrate dalla poetica rinascimentale.
Autori di madrigali
- A Firenze, il francese Philippe Verdelot → stile molto vicino alla chanson francese.
- Tra Firenze e Roma, Costanzo e Sebastiano Festa.
- A Venezia, Jacques Arcadelt e Cipriano de Rore.
- Tra i maggiori autori, accanto ai fiamminghi, troviamo anche numerosi compositori italiani, come Giovanni Pierluigi Da Palestrina → esponente di punta della scuola polifonica romana rinascimentale.
- Claudio Monteverdi → alfiere della concezione musicale barocca, proclamava l'assoluta signoria della parola sulla musica: nel suo pensiero si fronteggiavano una “prima prattica” (rappresentata dai grandi polifonisti, considerava l'armonia signora del oratione e quindi soggetta solo alle proprie leggi tecnico-musicali) e una “seconda prattica” (in cui l'armonia diventa serva al oratione, e l'oratione padrona del armonia); inoltre fu il primo a tradurre in musica l'affetto dell'ira, realizzando pienamente uno stile musicale concitato: una stessa nota ribattuta velocemente [nel madrigale Combattimento di Tancredi et Clorinda, il cui testo è tratto dalla Gerusalemme Liberata di Tasso, prevedeva la presenza di 3 cantanti, 4 viole da braccio, più un clavicembalo e un contrabbasso da gamba che eseguono il basso continuo → monodia con basso continuo + stile concertante + rappresentatività = cooperavano per muovere gli affetti degli ascoltatori].
Verso la monodia
Nel bel mezzo dell'apogeo della polifonia, si fece strada la musica monodica (“umanistica”), in cui la musica era spesso “ministra” della parola: era il testo poetico ad esser posto in primo piano, e la musica si limitava a servirlo con uno stile di canto molto simile alla recitazione stessa.
Teorici musicali cinquecenteschi
- Nicola Vicentino, che introdusse in campo musicale il tema dell'imitazione dell'antica Grecia per ricondurre ad una “moderna prattica” quell'antica musica di cui si narravano gli effetti portentosi su uomini e natura, tentando anche di reintrodurre tutti e tre i generi musicali greci (diatonico, cromatico e enarmonico → per cultura personale: il genere diatonico si ha quando le composizioni si realizzano attraverso una successione di suoni e semitoni diatonici, cioè nell'ambito di una tonalità. Il genere cromatico si ha quando le composizioni presentano continue alterazioni estranee alla tonalità di impianto e procedono generalmente per semitoni cromatici dando luogo al cosiddetto 'cromatismo'. Il genere enarmonico che si ha quando le composizioni presentano suoni omofoni e passaggi enarmonici, i quali portano all'improvviso accostamento di tonalità) senza voler neanche rinunciare alla polifonia lontane.
- Gioseffo Zarlino, accanito sostenitore della polifonia, sordo alle esigenze monodiche della sua epoca. Zarlino, distaccandosi dalla dilagante esaltazione della Antica Grecia come culmine di perfezione, enunciò che ogni epoca fa un passo avanti rispetto alle precedenti.
- Vincenzo Galilei, che da una parte poneva il medioevo, epoca di barbarie che non a caso aveva sviluppato la polifonia; dall'altra la esemplare antica Grecia, perfettamente espressa dalla sua musica monodica.
La Camerata de' Bardi e la Camerata di Corsi
La Camerata di Corsi, più che animate dispute teoriche, si avviò subito alla realizzazione di eventi musicali concreti, basati sulle conclusioni che le ricerche in casa Bardi ritenevano di aver raggiunto: che cioè nell'antica Grecia le tragedie fossero interamente cantate e che per riprodurre i medesimi effetti della musica greca si dovesse coniare un tipo di emissione vocale come via di mezzo tra canto e recitazione → recitar cantando.
1600: Venezia domina ancora la scena musicale italiana
Melodramma
Recitar cantando → nasce il melodramma (o dramma messo in musica) → prime opere in musica: Dafne, finanziata da Corsi, ma soprattutto l'Euridice musicata in contemporanea da Caccini e da Peri.
L'opera italiana del Seicento
Opera di corte (Roma)
- Roma fu la città che promosse più assiduamente l'opera di corte, che assunse una connotazione legata imprescindibilmente alla facciata cattolica della città.
- Il Sant'Alessio di Stefano Landi → una delle prime opere a mettere in scena la vita di un uomo concreto con i suoi problemi e drammi interiori.
Importante per tre ragioni:
- Inaugurò così il filone agiografico dell'opera romana.
- Inaugurò la stagione delle “opere barberiniane” (i Barberini → famiglia romana più potente che finanziò l'allestimento di numerose opere).
- Il suo libretto fu scritto da un letterato di punta, Giulio Rospigliosi.
Inoltre il Sant'Alessio introdusse l'elemento comico → pg di cui si poteva ridere appartenenti al ceto inferiore pur sempre con l'immancabile fine moralistico.
Opera impresariale (Venezia)
Venezia divenne l'asse portante della vita operistica italiana: arroccata nella difesa dei suoi ideali repubblicani, la città lagunare aveva ancora una vita culturale vivace favorita da una libertà di stampa e di pensiero simbolica per l'epoca. Nel 1637 punto di svolta: rappresentazione dell'opera Andromeda, non più elargita dalla liberalità di un principe ma divenuta una vera e propria impresa commerciale a fine di lucro → opera impresariale. Nacque la figura dell'impresario.
Scarica il documento per vederlo tutto.
Scarica il documento per vederlo tutto.
Scarica il documento per vederlo tutto.
Scarica il documento per vederlo tutto.
Scarica il documento per vederlo tutto.
-
Riassunto Storia della musica moderna e contemporanea, libro consigliato: Manuale Carrozzo, Cimagalli - il 1900
-
Riassunto Storia della musica moderna e contemporanea, libro consigliato: manuale, Carrozzo, Cimagalli - il 1800
-
Riassunto esame Storia della Musica dell'Ottocento, prof. La Face, libro consigliato Storia della Musica Occidental…
-
Riassunto esame Storia della musica dell'Ottocento, prof. Cuomo, libro consigliato Storia della Musica Occidentale …