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Appunti di storia contemporanea basati su appunti personali del publisher presi alle lezioni del prof. Pertici dell’università degli Studi di Bergamo - Unibg, facoltà di lettere e filosofia, Corso di laurea in scienze della comunicazione. Scarica il file in formato PDF!

Esame di Storia contemporanea docente Prof. R. Pertici

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ESTRATTO DOCUMENTO

l'armistizio (8 settembre 1943) con gli Alleati e Badoglio e il governo fuggirono

a Salerno. Nacque il Cln (comitato di liberazione nazionale) composto da

liberali, comunisti, socialisti e democrazia cristiana, lottava contro i nazifascisti.

L'Italia era divisa in: centro – nord (con Repubblica sociale italiana – 12

settembre, subordinata dalla Germania e fondata da Mussolini a Salò dopo la

sua liberazione) e sud (Regno del Sud sotto il sovrano Vittorio Emanuele III,

liberato dagli Alleati, ). il 13 ottobre l'Italia dichiarò guerra alla Germania,

schierandosi a fianco degli Alleati. Nel 1944 venne firmato il Patto di Salerno (il

re avrebbe abdicato in favore di suo figlio e ogni decisione riguardo la forma di

governo dell'Italia sarebbe stata rinviata a fine guerra). La resistenza assunse

delle dimensioni militari attraverso operazioni di guerriglia e sabotaggio. Grazie

ai partigiani e agli Alleati, l'Italia venne liberata nel 1945 e Mussolini venne

catturato e fucilato.

Occupati Balcani e la Grecia, a metà del 1941, con l'"Operazione Barbarossa",

Hitler diede inizio all'ambizioso progetto di occupare l'Urss. La Germania invade

quindi l'Urss e inizia la Resistenza a Mosca che blocca i tedeschi. Nonostante

l'ostilità degli americani alla guerra si era convinti della necessità di fermare

Hitler e di aiutare la GB. Nel 1941 fu varata la “Carta Atlantica” da parte di

Roosevelt (USA) e Churchill (Francia), che stabiliva i principi da seguire dopo la

distruzione del nazismo (libertà di commercio, autodeterminazione dei popoli,

rifiuto dell'uso della forza nei conflitti internazionali). Intanto il Giappone alleato

della Germania e dell'Italia, aveva cominciato a porre in atto il suo disegno di

impadronirsi dell'Asia sud-orientale invadendo l'Indocina francese e suscitando

la preoccupazione degli USA, che chiesero il ritiro delle loro truppe. Per tutta

risposta alla fine del 1941 i giapponesi bombardarono Pearl Harbor, la base

navale americana nel Pacifico (isole Hawaii). Stati Uniti e GB dichiararono

guerra al Giappone.

Dalla metà del 1942 la guerra cambiò direzione. Il mancato sfondamento sul

fronte russo (resistenza di Stalingrado), la controffensiva sovietica, la vittoria

alleata nell'Africa settentrionale, lo sbarco anglo – americano in Sicilia furono

gli episodi fondamentali della controffensiva alleata, che culminò con lo sbarco

in Normandia (D – Day, 6 giugno 1944, sbarcano gli alleati per indebolire le

forze tedesche, sfondano le difese costiere tedesche e cominciano ad avanzare

verso la Germania intensificando contemporaneamente i bombardamenti sulle

città). Gli alleati sbarcarono anche a Parigi e infine liberarono anche Belgio e

Olanda. Mentre gli anglo – americani avanzavano da occidente e i sovietici da

oriente, la Germania tentò l'ultima disperata resistenza, che condusse alla

capitolazione e alla resa senza condizioni il 7 maggio 1945. Il 30 aprile, poco

prima della resa, Hitler si suicidò.

La guerra continuava però nel Pacifico con uno scontro aero – navale tra

americani e giapponesi. Per stroncare la resistenza giapponese e risparmiare

soldati statunitensi, il presidente Truman decise di utilizzare la nuova bomba

atomica, che fu lanciata su Hiroshima e Nagasaki (6 e 9 agosto 1945)

determinando la resa del Giappone.

IL DOPOGUERRA

Lo smantellamento degli Imperi coloniali europei fu un frutto della guerra, che

indebolì la posizione delle vecchie potenze coloniali e diede forza ai movimenti

nazionali presenti in molte colonie. Nel dopoguerra venne creato l'ONU

(Organizzazione delle Nazioni Unite, giugno 1945 a San Francisco), inizialmente

aderirono 51 Paesi, il suo scopo era quello di preservare le generazioni future

dalla guerra e favorire il progresso economico e sociale, il consiglio di sicurezza

prende le decisioni relative al mantenimento della pace (15 membri, di cui 10

eletti ogni 2 anni e 5 permanenti ovvero USA, GB, Francia, Cina e Urss).

La seconda guerra mondiale generò un nuovo sistema di relazioni internazionali

basato sulla contrapposizione/equilibrio tra le due superpotenze vincitrici: USA

e Unione Sovietica. L'Europa aveva un ruolo marginale, venne divisa in sfere di

influenza, già prefigurate con la conferenza di Yalta del 1945, nacquero die

blocchi di alleanze contrapposti. Nessun accordo fu trovato per la riunificazione

della Germania, che fu divisa in due stati: Repubblica Federale Tedesca a

occidente e Repubblica Democratica Tedesca a oriente.

LA GUERRA FREDDA

Gli Stati Uniti aggregarono intorno a sè il blocco occidentale con strumenti

politici e militari (Nato) ed economici (piano Marshall, 1947, piano di aiuti

economici che favorì la ricostruzione dell'Europa), venne redatto anche il Patto

Atlantico (trattato difensivo che specificava che qualsiasi attacco ad una delle

nazioni appartenenti al patto era come un attacco alla coalizione stessa; alla

base di tale accordo vi era la paura di un attacco da parte dell'Unione Sovietica

a una delle nazioni europee in seguito alla sua realizzazione della bomba

atomica nel 1949). L'Unione Sovietica impose la propria predominanza sui

paesi dell'Europa orientale (Polonia, Germania orientale, Cecoslovacchia,

Ungheria, Bulgaria, Romania, le cosiddette democrazie popolari) attraverso la

trasformazione dei governi di coalizione del dopoguerra in regimi a partito

unico e imponendone la sovietizzazione, costituirono il Patto di Versavia, un

alleanza militare in cui gli stati membri promettevano di difendersi in caso di

aggressione. Le nazioni apparteneti a Nato e Patto Atlantico non si affrontarono

mai in un conflitto armato, ma furono opposte durante la Guerra Fredda.

Iniziò la contesa strategica tra le due potenze. Tra i due blocchi si istaurò uno

stato di crescente tensione, fu chiamata “guerra fredda” perchè non comportò

scontri diretti ma contrapposizioni politiche, militari e ideologiche. Nel 1949 la

rivoluzione comunista in Cina, che condusse alla nascita della Repubblica

popolare cinese, complicò ulteriormente il quadro internazionale. Il momento di

massima tensione della guerra fredda fu la guerra di Corea (1950 – 53)

occupata da USA e Unione Sovietica in cui si giunse ad un compromesso,

ovvero la divisione della Corea in Nord e Sud. Le due superpotenze non erano

ancora disposte a uno scontro perchè entrambi avevano l'arma nucleare. Dopo

la guerra di Corea si aprì un periodo di distensione tra i blocchi, fondato

innanzitutto sull'equilibrio nucleare, che fungeva da deterrente rispetto a

conflitti generalizzati. Contribuirono all'equilibrio sia la nuova politica dell'Urss

(Chruscev avviò dopo la morte di Stalin la destalinizzazione, quindi liberò i

detenuti nei gulag, riorganizzò la polizia politica, iniziò a erogare crediti) e degli

USA (con il presidente Kennedy, che avviò la politica di riforme in campo

sociale e in materia di diritti civili a favore dei neri), sia il messaggio della

chiesa di Giovanni XXIII e Paolo VI che volevano la pace nel mondo. Permasero

comunque forti ragioni di tensione internazionale: la costruzione del Muro di

Berlino da parte della autorità tedesco – orientali, la crisi missilistica di Cuba e

la guerra in Vietnam. Si conclude nel 1991.

IL MURO DI BERLINO

Per 28 anni, dal 1961 al 1989, il muro di Berlino ha tagliato in due un intero

paese. Fu il simbolo delle divisione del mondo in una sfera americana e una

sovietica. Come diretta conseguenza della seconda guerra mondiale e della

guerra fredda, la Germania, nel 1949, fu divisa. Sul piano economico la

Germania occidentale visse negli anni 50 un fortissimo boom, erano gli anni del

cosiddetto miracolo economico. Aiutata all'inizio dai soldi americani, la

Germania Federale riuscì in breve tempo a diventare nuovamente una nazione

rispettata per la sua forza economica. La parte orientale della DDR (Repubblica

Democratica Tedesca) faceva molto più fatica a riprendersi: era svantaggiata

all'inizio per le pesanti richieste economiche fatte dall'Unione Sovietica per

riparare i danni subiti nella guerra e per la mancanza di aiuti paragonabili a

quelli che riceveva la parte occidentale. Per tutti gli anni '50 centinaia di

migliaia di persone fuggivano ogni anno dall'est all'ovest, dove si aspettavano

un futuro più redditizio e più libero. Questo stava diventando un ulteriore causa

delle difficoltà economiche.

Il 13 agosto del 1961 le unità armate della Germania dell'est interruppero tutti i

collegamenti tra Berlino est e ovest e iniziarono a costruire, davanti agli occhi

degli abitanti, un muro insuperabile che avrebbe attraversato tutta la città, che

avrebbe diviso le famiglie in due e tagliato la strada tra casa e posto di lavoro,

scuola e università. I soldati ricevettero l'ordine di sparare su tutti quelli che

cercano di attraversare la zona di confine. Bloccate quasi completamente le

difficoltà economiche dello stato, negli anni 60 e 70 la parte orientale visse

anch'essa un boom economico. Tra gli stati dell'est diventò la nazione

economicamente più forte e i tedeschi cominciarono a rassegnarsi alla

divisione. Quello che portò alla riunificazione furono due fattori: l'arrivo di

Gorbaciov come leader dell'Unione Sovietica e le crescenti difficoltà politiche

ed economiche dei paesi dell'est e soprattutto della DDR. Gorbaciov cominciò a

cambiare l'Unione Sovietica.

Nella seconda metà degli anni Ottanta il blocco comunista in Europa mostrò

segni di crisi. La politica riformatrice di Gorbačëv favorì e accelerò il crollo dei

regimi comunisti. A Berlino tra la fine di ottobre e i primi giorni di novembre

1989 centinaia di migliaia di abitanti manifestarono nelle strade. Nel tardo

pomeriggio del 9 novembre gli abitanti della città iniziarono ad abbattere il

Muro. Preso a picconate, raschiato, martellato, il Muro mostrò i primi squarci e

nel giro di alcune settimane si era trasformato in un cumulo di macerie.

LA CRISI CUBANA

Nel dopoguerra era diffuso in America latina il populismo (misto di

autoritarismo e mobilitazione delle masse). Nel 1959 iniziò la rivoluzie cubana.

Cuba era soggetta all'influenza degli Stati Uniti, iniziarono dei movimenti di

opposizione contro il governo corrotto di Batista. Fidel Castro fece una

guerriglia aiutato dagli anticolonialisti, nazionalisti, socialisti e rovesciò il

regime di Batista. Gli Stati Uniti erano preoccupati perchè Castro attuò la

riforma agraria espropriando le piantagioni di proprietà nordamericana.

Cercarono quindi di indebolire il regime di Castro per via commerciale

decretando il blocco delle importazioni di zucchero cubano. Kennedy autorizzò

lo sbarco dei cubani per rovesciare Castro ma fallirono e i rapporti tra USA e

Cuba si incrinarono. L'Urss sosteneva economicamente e politicamente Cuba,

ciò decretò una crisi internazionale. Successivamente a questa crisi si firmò un

accordo di non proliferazione delle armi nucleari (1968).

LA GUERRA IN VIETNAM

Il Vietnam faceva parte della colonia francese dell'Indocina. Già nel periodo tra

le due guerre mondiali era nato in Vietnam un movimento nazionalista di

ispirazione comunista che aveva fondato il Fronte per l'indipendenza del

Vietnam, essa guidò durante la Seconda guerra mondiale la lotta contro

l'occupante giapponese. Nel 1945 venne proclamata la Repubblica democratica

del Vietnam. Il governo francese voleva riunire Vietnam, Cambogia e Laos in

una Federazione indocinese sotto il suo controllo e quindi rioccupò una parte

del territorio. Tra francesi e Fronte ci fu un conflitto che si concluse con la

vittoria del Vietnam. Per la prima volta nella storia della colonizzazione una

grande potenza doveva arrendersi di fronte a un popolo colonizzato. Con gli

accordi di Ginevra del 1954 il Vietnam venne diviso in due parti: nord (sotto la

Repubblica democratica) e sud (sostenuto dai francesi). Nel sud dilagò una

guerriglia condotta contro il governo da parte dei comunisti vietnamiti. Gli

americani dovettero intervenire per impedire che il progetto di

decolonizzazione rafforzasse le potenze comuniste vicine (Cina e Urss). Gli

americani si dovettero ritirare perchè non riuscirono a piegare il Vietnam. Il 24

giugno 1976 venne proclamta la Repubblica socialista del Vietnam.

ANNI 60 – 80

L'Europa occidentale conobbe nel dopoguerra una forte crescita economica. Un

ruolo fondamentale ebbe la creazione della Cee (Comunità europea) con il

trattato di Roma del 1957, primo passo verso l'integrazione economica e

politica del continente. La crescita fu accompagnata dalla prevalenza di

esecutivi di centro – sinistra che attuarono politiche di riforme e di sviluppo

dello stato sociale.

Nei paesi dell'Europa orientale, caratterizzati nel dopoguerra dalla

sovietizzazione, la destalinizzazione favorì movimenti di riforma o di

contestazione del sistema sovietico. L'Urss intervenì militarmente per

mantenere la sua predominanza in Germania, Polonia e Cecoslovacchia.

La crescita economica occidentale del dopoguerra fu favorita da diversi

elementi: la creazione di un sistema monetario stabile basato sul dollaro

(accordi di Bretton Woods, 1944), che favorì lo sviluppo dei commerci mondiali;

il basso costo delle materie prime e delle risorse energetiche; l'innovazione

tecnologica; l'esplosione dei consum di massa (in particolare di auto e

elettrodomestici); lo sviluppo dei trasporti; l'intervento dello stato, secondo i

principi keynesiani, che favorì l'espansione della domanda e dei consumi; lo

stato sociale (welfare state) che attuò una redistribuzione del reddito a

vantaggio dei ceti più poveri. L'intenso sviluppo economico del dopoguerra fu

accompagnato da profonde trasformazioni sociali: la diminuzione della forza

lavoro contadina (dovuta alla crescita della produttività e alla meccanizzazione

del settore agricolo), lo sviluppo dei ceti medi (legato al processo di

terzirizzazione della società attraverso lo sviluppo dei servizi come marketing,

pubblicità, comunicazione), la massificazione del lavoro operaio.

Per effetto dell'intensa crescita demografica seguita alla guerra mondiale,

furono i giovani i protagonisti della società degli anni 60. Il conflitto con la

cultura dominante fece crescere un movimento di protesta e di contestazione

giovanile che sfocia poi in un ciclo di ribellione. Epicentro della protesta fu la

scuola, in particolare l'università, investita dalla scolarizzazione di massa ma

arretrata nei metodi, strutture, valori.

A partire dal 1973, si interruppe la crescita economica del dopoguerra (pag 315

la fine dell'età dell'oro). La tradizionale politica economica keynesiana arretrò di

fronte alle proposte del neoliberismo (diminuzione della spesa pubblica,

privatizzazioni, riduzione del carico fiscale per rilanciare gli investimenti). In

tutti i paesi occidentali la lotta all'inflazione e il rigore economico divennero una

priorità. Reagan reagì con una politica economica marcatamente neoliberista

(lotta all'inflazione, tagli fiscali per incentivare gli investimenti, riduzione della

spesa sociale, deregolamentazione dell'economia, riduzione del potere

sindacale).

Due dati caratterizzarono l'evoluzione politica dell'Europa occidentale negli

anni 70 – 80: l'ascesa di governi di centro e centro – destra (sostenevano una

politica di rigore economico per fronteggiare la crisi e l'inflazione) e

l'avanzamento del processo di integrazione comunitaria (con le prime elezioni

del partito europeo nel 1979, la creazione del Sistema monetario europeo,

l'allargamento della Cee a GB, Irlanda e Danimarca, Grecia, Spagna e

Portogallo). Gli anni 70 – 80 videro il ritorno alla democrazia della Grecia, del

Portogallo e della Spagna.

L'ITALIA DEL DOPOGUERRA

L'Italia uscì dalla guerra in gravi condizioni economiche; si doveva inoltre

ricostruire le proprie istituzioni democratiche, dopo 20 anni di dittatura. Gli aiuti

del piano Marshall contribuirono ad avviare la ricostruzione.

Nel sud, l'agricoltura continuava a basarsi sul latifondo e sullo sfruttamento dei

braccianti. Il Nord, invece, aveva maturato una profonda coscienza antifascista

e aspirava a un radicale rinnovamento della società italiana. Ci furono problemi

di ordine pubblico: a nord a causa delle lotte sociali che assunsero spesso

forme violente, e nel centro-sud per l'occupazione di terre incolte da parte dei

contadini e regnava a malavita. In Sicilia aveva preso vigore la mafia favorita

dagli americani che, una volta sbarcati, se ne erano serviti per controllare la

popolazione siciliana.

Il compito della ricostruzione delle proprie isitituzioni democratiche venne

assunto e svolto, anche se tra forti contrasti, dalle forze politiche che avevano

guidato la lotta di liberazione: la Democrazia cristiana (con De Gasperi, il suo

programma era "interclassista", difendeva i valori cattolici e della famiglia e

puntava a riforme moderate), il Partito socialista (con Togliatti, che proponeva

per l'Italia un modello di "democrazia progressiva") e il Partito comunista (con

Palmiro, che aveva un programma "classicista"). Inoltre, vi erano anche

formazioni più ristrette ma comunque importanti come il Partito d'azione e il

Partito liberale.

Nel 1945 De Gasperi divenne presidente del consiglio, carica che ricoprì otto

volte consecutive fino al 1953. Il 2 giugno 1946 avvennero le prime libere

elezioni con il diritto di voto anche alle donne. La consultazione doveva

eleggere l'assemblea costituente che avrebbe dato una nuova Costituzione allo

Stato italiano. Nello stesso giorno si svolse anche il referendum per scegliere se

l'Italia dovesse mantenere la monarchia o diventare una repubblica. Gli italiani

scelsero la Repubblica con il voto determinante del centro-Nord, dal forte

carattere antifascista e sociale. Tuttavia, i contrasti tra componente social –

comunista e quella della democristiana e liberale portarono prima

all'estromissione delle sinistre dal governo (maggio 1947) e poi alla vittoria

democristiana nelle elezioni dell'aprile 1948.

La Costituzione della Repubblica italiana entrò in vigore l'1 gennaio 1948: Italia

diventa una Repubblica parlamentare basata sulla supremazia del Parlamento

rispetto al governo e al presidente della Repubblica. I diritti fondamentali

enunciati dall costituzione riguardano la libertà, la democrazia e l'uguaglianza

dei cittadini; inoltre, per la prima volta, sono riconosciuti diritti sociali relativi

all'istruzione, al lavoro e alla salute. La proprietà privata è posta alla base della

società. Quanto all'organizzazione amministrativa dello Stato, si ribadisce la

necessità di promuovere il decentramento e quindi vengono costituite le

regioni, dotate di parziale autonomia. La gestione della giustizia è tutelata da

una serie di articoli nei quali si afferma l'indipendenza della magistratura.

Nel 1948, in occasione delle elezioni per formare il nuovo parlamento, la

collaborazione delle forze politiche antifasciste si ruppe. La competizione

elettorale ebbe toni particolarmente accesi: da una parte Pci e Psi uniti nel

fronte popolare, dall'altra la DC, che poté contare sull'aiuto del Vaticano e degli

Stati Uniti i quali dichiararono che in caso di vittoria delle sinistre avrebbero

sospeso gli aiuti del piano Marshall (erano anche pronti a intervenire

militarmente). Il fronte popolare aveva come programmi il miglioramento delle

condizioni di vita delle classi popolari mentre la DC si presentava come garante

degli interessi occidentali del cattolicesimo. Alla fine vinse la DC e cominciò

l'epoca del centrismo. La DC aveva quindi la maggioranza assoluta in

parlamento.

In quegli anni furono compiute scelte fondamentali. Nel 1948 iniziò la

ricostruzione, favorita dalla restrizione del credito che costrinse gli imprenditori

a mettere in vendita le scorte che tenevano nei magazzini in attesa di ulteriori

aumenti dei prezzi. Quanto all'agricoltura, il governo De Gasperi varò una

riforma agraria, distribuendo ai contadini una notevole quantità di terre incolte

e facilitando la creazione di piccole aziende agricole (la riforma però fallì perché

un sistema di piccole aziende non era in grado di competere con le grandi

concentrazioni internazionali). Venne istituita la cassa per il mezzogiorno al fine

di creare infrastrutture e concedere prestiti vantaggiosi all'imprenditoria

meridionale, essa migliorò il tenore di vita del meridione. Viene introdotto

anche il “piano casa” che diede impulso all'edilizia popolare.

A cavallo degli anni 50 – 60 l'inserimento nel ciclo positivo dell'economia

internazionale, la formazione del Mercato comune europeo e il basso costo del

lavoro furono le condizioni fondamentali del grande sviluppo economico italiano

che diffuse benessere nel paese, anche se con gravi limiti: la preminenza dei

consumi privati su quelli pubblici, la dipendenza tecnologica dall'estero, lo

squilibrio tra il nord e il sud del paese (che indebolì ulteriormente l'econmia

meridionale e provocò intensi flussi migratori).

La nuova situazione economica e la crescente debolezza della formula politica

centrista indussero alcuni settori della Democrazia cristiana a prospettare

un'apertura verso i socialisti, in modo da assicurare al paese una guida politica

più ampia e rappresentativa. Questa volta potè avvenire anche per la mutata

situazione internazionale nel senso della distensione tra Est e Ovest, per il

nuovo atteggiamento della chiesa, maturato con il concilio Vaticano II, e per la

crescente autonomia del Psi dal Pci.

Le riforme dei governi di centro – sinistra furono inferiori alle attese, mentre

l'economia rallentava. Questi fattori portarono anche in Italia all'esplosione

della contestazione studentesca del 1968, cui si sommò l'anno seguente una

fase di lotte operaie che produssero nuove forme di organizzazione sindacale

come i consigli di fabbrica. In un quandro sociale sempre più conflittuale e

segnato dall'incapacità del ceto politico di governare una crisi di

trasformazione, avvenne l'attentato di piazza Fontana a Milano (12 dicembre

1969), che inaugurò la “strategia della tensione” e una fase durissima della

vita nazionale.

LA PRIMA REPUBBLICA

Nel 1952, nonostante la ricostruzione che si stava attenuando grazie al piano Marshall, l'Italia

aveva ancora un'economia prevalentemente agricola, mentre le industrie continuava essere

concentrata nel cosiddetto "triangolo industriale". A partire da quell'anno, però, il paese

imboccò la via dello sviluppo industriale che lo pose al secondo posto in Europa dopo la

Germania. Le industrie leader furono quelle dell'automobile, degli elettrodomestici, delle

macchinette scrivere e della plastica, ma grandi progressi furono fatti anche nell'industria

pesante e, negli anni 1958-1963, si farla opportunamente di "miracolo economico italiano". La

competitività dei nostri prodotti, ti assicuro alti profitti alle aziende, fu resa possibile però dal

basso livello dei salari e della precarietà del posto di lavoro. Negli anni 50 e 60, inoltre, furono

attuate discriminazioni: nelle fabbriche verso gli operai sindacalizzati, Nell'apparato statale

verso i socialisti comunisti. La democrazie cristiana, infine, cercò di imporre nella società

modelli di comportamento bigotti maschilisti impose la censura sul cinema.

Con la trasformazione del paese agricolo industriale-nel 1962 gli occupanti nell'industria erano

il 37% e quelle dei servizi erano il 32%-I valori della civiltà contadina lasciare un posto a quelli

della civiltà dei consumi e si registrò una massiccia emigrazione interna dal sud al nord. Le

città, impreparate sia materialmente sia culturalmente a raccogliere gli emigranti, offrirono loro

condizioni di vita non molto diversi da quelli degli immigrati extracomunitari di oggi. Comuni,

privi di "piani regolatori", subirono l'iniziativa spregiudicata degli speculatori edilizi che

costruirono nelle periferie quartieri popolari privi di servizi spesso e sicuri. L'assistenza

ospedaliera resto scadente, l'istruzione inadeguata, il sistema pensionistico insufficiente. La

cassa per il mezzogiorno riuscì, con grandi sperpero di denaro, a costruire nel sud i cosiddetti

"poli di sviluppo", ma nel complesso i risultati furono inferiori alle aspettative e il boom

economico degli anni 60 accentuò il divario tra Nord e sud. Nonostante questi limiti, il tenore di

vita degli italiani migliorò sensibilmente e la scolarizzazione di massa e la civiltà dei consumi

favorirono l'integrazione tra immigrati e residenti.

Alle trasformazioni economiche-sociali del paese corrispose un allargamento della base politica

con l'entrata al governo, nel 1963, dei socialisti che si erano organizzati in un partito riformista

schierato con la Nato. Il cambiamento politico si impose dopo il governo, destituito a seguito

dell'azione della celere che causò nove morti nel corso degli eventi e manifestazioni

antifasciste. Dopo un un breve governo di transizione, ma, grazie all'azione politica di Aldo

moro, il primo governo di centro-sinistra. Con la presenza dei ministri socialisti, il nuovo

governo attuò alcune importanti riforme: la nazionalizzazione dell'energia elettrica, secondo

criteri di pubblico interesse, e la riforma della pubblica istruzione, che portò alla Brico scolastico

fino a 14 anni e istituì la scuola media unica. La parte più consistente del programma riformista

non fu però realizzata per i contrasti tra Psi e Dc.

La fine degli anni 60 fu caratterizzato da aspre lotte sociali condotte dagli studenti della classe

operaia. Nel 1968 si forma il movimento studentesco, sull'onda della protesta nata nei campus

americani contro la guerra nel Vietnam. In Italia il movimento fu in gran parte marxista e, dopo

aver contestato l'imperialismo, l'autoritarismo e le istituzioni scolastiche con una serie di

manifestazioni nelle piazze e finivano con violenti scontri tra polizia e manifestanti, cercò

alleanza con gli operai. Nell'autunno del 1969 (il cosiddetto "autunno caldo") la classe operaia

risposi con un ondata di scioperi e di occupazioni che utilizzavano le forme organizzative della

protesta studentesca, contestavano i sindacati tradizionali e affermavano come il problema

degli operai meno qualificati degli immigrati. Nacque così una nuova sinistra costituita da

piccoli gruppi politici e non rappresenti in parlamento e perciò detti "sinistra

extraparlamentare". Dopo una prima fase di perplessità Cgil,Cisl e Uil ripresero la guida del

movimento operaio e conclusero contratti salariali molto vantaggiosi. Il parlamento compresi

allora il bisogno di rinnovamento del paese e varò una serie di importanti riforme come lo

statuto dei lavoratori e l'autonomia delle regioni a statuto ordinario, previsti dalla costituzione,

ma mai realizzata. Alcuni provvedimenti relativi all'edilizia popolare, al trattamento

pensionistico il sistema fiscale migliorarono le condizioni di vita dei lavoratori. Altri forme

importanti, rispondenti all'evoluzione del costume degli anni, furono la legge sul divorzio (1970)

E il nuovo diritto di famiglia, nonché, nel 1978, la legge che legalizzava l'interruzione della

maternità. Questi due ultimi provvedimenti legislativi furono favoriti dalle lotte contatto del

movimento Femminista; la legge sul divorzio e quella sull'aborto, benché oggetto di un

referendum abrogativo promosso dalla bici e dei cattolici, furono confermate dalla volontà

popolare. Gli anni 70 non sono però stati definiti anche "anni di piombo" per un susseguirsi di

episodi terroristici cui la polizia i servizi segreti non seppero dare un'adeguata risposta per le

novità del fenomeno. Il terrorismo italiano ebbe una matrice di destra e una di sinistra. La legge

sul divorzio e quella sull'aborto, benché oggetto di un referendum abrogativo promosso dalla

bici e dei cattolici, furono confermate dalla volontà popolare. Gli anni 70 non sono però stati

definiti anche "anni di piombo" per un susseguirsi di episodi terroristici cui la polizia i servizi

segreti non seppero dare un'adeguata risposta per le novità del fenomeno. Il terrorismo italiano

ebbe una matrice di destra e una di sinistra.

Il terrorismo di destra, detto terrorismo "nero", attua la strage dello "stragismo": diffondere il

panico attraverso attentati in luoghi pubblici per indurre la popolazione a chiedere un governo

autoritario. Esso esordi il 12 dicembre 1969 con l'attentato alla Banca Nazionale dell'agricoltura

di piazza fontana a Milano che causò 16 morti e un centinaio di feriti. Nel 1973 colpi di nuovo

all'ingresso della questura di Milano e riapparve nel 1974, in piazza della loggia a Brescia, nel

corso di una manifestazione sindacale causando otto morti. Nel mese di agosto dello stesso

anno una bomba fece esplodere un vagone del treno "italicus" nella galleria appenninica di San

Benedetto Val di Sambro: i morti furono 12. Alla stazione di Bologna nell'agosto 1984 un

ordigno Adelchi suo potenziale causa un avere propria strage: 85 morti e 200 feriti. Infine

quattro anni dopo, nella stessa galleria appenninica del "italicus", un'altra esplosione provocò

la morte di 15 persone e il ferimento di più di 100. A questa serie di errori, però, il paese reagì

sempre con grande compostezza, senza chiedere leggi speciali antidemocratiche, come

probabilmente avevano sperato di ispiratori delle stragi.

Contemporaneamente nasceva il terrorismo "rosso",organizzato in vari gruppi; tra di essi viene

uno le brigate rosse fondate da Renzo Curcio che avevano l'obiettivo di promuovere e guidare

una rivoluzione proletaria. I gruppi condussero un'azione di propaganda nelle fabbriche del

Nord e raccogliendo un certo consenso. La prima azione degna delle prime pagine dei giornali

fu compiuta dei brigatisti nel 1974 con il sequestro del giudice Mario Sosty, cui seguirono, un

crescendo di violenza, rapimenti, ferimenti e assassini che ebbero per oggetto politici,

sindacalisti, giornalisti, dirigenti d'azienda, professori universitari e poliziotti. Il 16 marzo 1978

le loro azioni con minarono con il rapimento di Aldo moro, segretario della democrazia cristiana,

e l'uccisione dei cinque uomini della sua scorta che tutto il paese nel caos. Il leader

democristiano fu "giustiziato" e 55 giorni dopo e tradimento. Il progetto brigatiste si esaurì

quando manco loro il sostegno di nuclei di lavoratori intellettuali simpatizzanti e quando il

generale Carlo Alberto dalla Chiesa e lavoro nuove tecniche investigative ricorrendo anche

all'uso dei "pentiti". Nel 1981 le brigate rosse si sciolsero.


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DETTAGLI
Corso di laurea: Corso di laurea in scienze della comunicazione
SSD:
Università: Bergamo - Unibg
A.A.: 2018-2019

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