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Esame di storia contemporanea

La prima guerra mondiale

La grande guerra rappresentò un evento molto importante per estensione geografica e delle forze coinvolte, per le tecnologie impiegate e per il numero dei caduti. È un conflitto tra stati e scontro di valori. Secondo il dilemma della sicurezza, accrescere la propria sicurezza significa accrescere l'insicurezza altrui, innescando una spirale di tensioni e corse agli armamenti.

Cause della prima guerra mondiale

  • Politiche: Presenza di contenziosi territoriali, la GB si sentiva minacciata dalla potenza della Germania, formazione di blocchi alleanze contrapposti (Triplice Alleanza: Germania, Austria – Ungheria e Italia) e (Triplice Intesa: Francia, GB e Russia), forte instabilità di un'area strategica come i Balcani.
  • Militari: Corsa agli armamenti.
  • Economiche: Gara sempre più dura tra le industrie, esaurirsi della corsa alle colonie e mire espansionistiche dei vari Stati.
  • Culturali: Parte della gente vedeva la guerra come unica possibilità di cambiamento politico e sociale, diffondersi di una cultura di guerra grazie al nazionalismo aggressivo e l’imperialismo.

Il 28 giugno del 1914 venne assassinato a Sarajevo l'arciduca Francesco Ferdinando, erede al trono dell'impero Austro-Ungarico, da parte di un estremista bosniaco. Tra assassinio e inizio della guerra ci sono i giorni dell'azzardo. L'impero Austro-Ungarico impone un ultimatum con carattere provocatorio (la Serbia avrebbe dovuto rinunciare alla propria sovranità riguardo le indagini sull'assassinio), ma i Serbi lo rifiutano. L'Austria temeva la reazione della Russia (alleata con i Serbi), per agire occorreva l'avallo della Germania che, pensando che il conflitto sarebbe rimasto tra Austria e Serbia, dà l'avallo. L'Austria dichiara guerra alla Serbia. Vi è una reazione a catena ed entrarono in gioco le alleanze stabilite negli anni precedenti: la Russia mobilita le sue truppe sostenendo la Serbia, così anche la Germania e la Francia. La Germania invade il Belgio per transitare con le truppe, così il Belgio entra in guerra e anche la GB. Si pensava fosse una guerra difensiva, patriottica, giusta, ma soprattutto breve.

Andamento della guerra

Sul fronte occidentale, la Germania invase il Belgio e, occupata su due fronti, mirava a una rapida vittoria su Parigi (piano Shlieffen), le offensive francesi fallirono, lungo il confine franco-belga i francesi e gli inglesi furono costretti alla ritirata. Successivamente, le truppe della Germania vennero bloccate da quelle francesi ed inglesi sul fiume Marna. La guerra lampo si trasforma in una guerra di trincea e di logoramento (strategia fondata sull'attacco frontale con scontri sanguinosi e poco risolutivi, mobilizzazione totale con impiego di tutte le risorse economiche industriali e umane). Il fronte occidentale si fissò su una linea di trincea dalla costa belga fino alla Svizzera. Sul fronte orientale le forze russe invadono la Prussia ma vengono sconfitte e si ritirano perché erano allo stremo delle forze. Sul terzo fronte, nel frattempo, nel 1915 entrarono in guerra la Bulgaria (a fianco degli Imperi Centrali), l’Italia e la Romania (a fianco dell’Intesa). L’Austria aveva posto un solido schieramento difensivo lungo l’Isonzo e i mezzi dell’esercito italiano erano scarsi, le 4 offensive sull’Isonzo guidate dal generale italiano Cadorna non spezzarono la difesa austriaca. Finalmente, le truppe italiane sferrarono una controffensiva che stabilizzò le posizioni e anche qui nacquero le trincee. L’ingresso della Bulgaria segnò il crollo della Serbia.

I tedeschi conducono la guerra sottomarina come risposta al blocco navale adottato dai britannici per impedirgli i rifornimenti. C'è una crisi degli eserciti (fughe, automutilazioni) e del popolo (lutti, fame, scioperi). Con la guerra di posizione, di trincea, nacquero anche nuove armi (mitragliatrici, carri armati), lo scontro veniva alimentato da un odio crescente verso il nemico, culminato con il massacro degli armeni dall’esercito turco (15-16).

Allo scoppio del conflitto, il capo del governo Salandra aveva dichiarato neutralità perché l'Italia non era pronta a combattere. Ricevette delle proposte di alleanza e attua la politica del sacro egoismo ovvero dell'esclusivo interesse nazionale. Tratta con gli Imperi Centrali per ottenere delle concessioni territoriali in cambio di neutralità. Intanto, tratta anche con l'Intesa per un intervento al suo fianco (così che l'Italia avrebbe potuto affermare il suo prestigio, dare impulso all'economia e completare, in caso di vittoria, l'unità nazionale). Si formarono due correnti di pensiero: gli interventisti (democratici, repubblicani, conservatori, nazionalisti, irredentisti) e i neutralisti (Giolitti e i liberali, i socialisti, la Chiesa). Il 16 aprile 1915 Salandra e Sonnino, a insaputa del Parlamento, firmano con l'Intesa il patto di Londra per entrare in guerra in cambio di concessioni territoriali (Trento, Trieste, Istria e Dalmazia). Il Parlamento inizialmente era neutrale ma alla fine approva. Il 23 maggio l’Italia dichiara guerra all’Austria.

Il 1917 e la rivoluzione russa

Il 1917 fu un anno decisivo. La continua aggressione dei sottomarini tedeschi ai danni delle navi anglo-americane indusse gli USA a rompere il tradizionale isolazionismo e a entrare in guerra a fianco dell’Intesa (anche perché dovevano salvaguardare i prestiti di guerra concessi all’Intesa). L’esercito italiano subì una dura sconfitta a Caporetto, la linea arretrò fino al Piave. I partiti socialisti europei sollecitarono la ricerca della pace, il papa sostenne la necessità di fermare la strage. In questo anno avvenne la rivoluzione russa, la ribellione dei soldati e la rivolta degli operai obbligò lo zar Nicola II ad abdicare (1917), il potere fu assunto da un governo repubblicano liberale, poi da socialisti più moderati; infine, i soviet (bolscevichi rivoluzionari) giunsero alla definitiva conquista del potere guidati da Lenin e firmarono il trattato di pace per uscire dalla guerra.

Dopo la pace con la Russia, la Germania lancia attacchi per piegare l'Intesa prima dell'intervento degli USA, scatta la controffensiva e sfonda le linee tedesche. Tutti i paesi degli Imperi Centrali chiedono l'armistizio, la Germania rimane senza alleati e si arrende. Finisce così la guerra.

Il dopoguerra

Alla fine della prima guerra mondiale nelle popolazioni civili, che avevano conosciuto gli effetti delle nuove armi impiegate e subìto deportazioni e rappresaglie, maturarono verso i tedeschi sentimenti di odio e desiderio di vendetta. Un'altra catastrofe che si abbatté sull'Europa fu l'epidemia di "febbre spagnola". Occorreva ricostruire un ordine internazionale. Gli USA ebbero una funzione guida. I vari trattati di pace firmati nel 1919 cambiarono radicalmente la carta geopolitica dell’Europa e Medio Oriente. Scomparvero tre imperi: austro-ungarico, tedesco e ottomano. Wilson, con i suoi “14 punti”, affermò la libertà di commercio in tutto il mondo, la cessazione di accordi segreti, l'autodeterminazione dei popoli, strumenti per evitare futuri conflitti armati e la creazione di una società delle nazioni e per la tutela della pace (venne istituita la Società delle nazioni con il compito di prevenire la guerra, era molto debole perché non vi aderirono alcune delle grandi potenze ovvero Germania, Russia e USA). Altri effetti della guerra furono che gli USA sostituirono GB nel ruolo di superpotenza e che avvenne il passaggio dall’antico regime alla moderna società di massa.

Nella conferenza di pace di Parigi (18 gennaio 1919) le quattro potenze vincitrici (GB, Francia, USA, Italia) riformularono l’assetto geografico europeo. Vennero attribuite le responsabilità del conflitto ad Austria e Germania. Il trattato di pace di Versailles (1919) impose alla Germania di restituire l’Alsazia e la Lorena alla Francia, cessione temporanea alla Francia dello sfruttamento dei bacini carboniferi, riduzione degli effettivi dell'esercito, perdita colonie spartite tra Francia e GB e, inoltre, dovette pagare enormi danni di guerra. Questo minò l’equilibrio politico della Repubblica di Weimar, attraversata da sentimenti di odio e rivincita verso francesi e inglesi.

Nell’Europa orientale, dallo smembramento dell’Impero austro-ungarico nacquero nuovi stati (Cecoslovacchia e Jugoslavia). Vincitori e vinti si trovarono in condizioni simili, mancavano i capitali, l’inflazione era molto alta. Gli unici vincitori anche economici del conflitto furono gli USA, che ritornarono alla politica isolazionista.

La situazione italiana venne regolata dal trattato di Saint Germaine, in base al quale l’Austria cedeva il Trentino, l’Alto Adige, l’Istria e l’altro bacino dell’Isonzo fino allo spartiacque alpino. Alla fine della prima guerra mondiale l’Italia rivendicò anche la città di Fiume, che però non era presente negli accordi di Londra. D’Annunzio organizzò un colpo militare nella città, che era rivendicata anche dalla Jugoslavia. Il governo italiano venne obbligato ad andarsene dagli altri Stati, infine, venne sancito il trattato di Rapallo con la Jugoslavia che indicava la nascita dello Stato libero di Fiume, amministrata dalla Società delle Nazioni.

La rivoluzione russa

In Russia ci fu una rivoluzione, prima di essa era ancora governata da un sovrano assoluto. Già prima della guerra il Paese era molto arretrato e c'era il malcontento. Lenin, uno dei capi dei bolscevichi, venne esiliato. La grande guerra fece precipitare la situazione che sfocia nella rivoluzione di febbraio del 1917 ed è terminata con l’arresto della famiglia imperiale e la costituzione di un governo provvisorio. A questo governo però i bolscevichi si rifiutarono di partecipare e diedero vita ai soviet.

Lenin, tornato in Russia dall’esilio, voleva prendere il potere, tutto ciò venne diffuso nelle tesi di aprile, in cui esponeva diversi obiettivi (pace, terra ai contadini, controllo della produzione industriale). Lenin fece approvare al comitato centrale del partito bolscevico la decisione di rovesciare il governo con la forza. Le guardie rosse occuparono i punti più importanti di Pietrogrado ed entrarono nel Palazzo d’Inverno (rivoluzione sovietica). Nel 1919 venne firmata la pace di Brest-Litovsk, che comportò la perdita di importanti territori, tra cui l’Ucraina. L’avvento del potere bolscevico in Russia apparve alle democrazie e agli USA una minaccia all’ordine internazionale. Francia, Giappone, GB e USA sostennero le armate bianche, ovvero l’esercito controrivoluzionario guidato dai generali zaristi intenzionati a far cadere il potere bolscevico. Il sostegno popolare, invece, andò all’Armata Rossa guidata da Lev Trokij e la fece vincere. La fase più acuta della guerra civile fu dal 1918 al 1920. I costi umani, economici e politici della guerra civile furono enormi, si instaurò un regime di terrore, venne riconquistata l'Ucraina e la famiglia dello zar fu sterminata. Intanto la situazione economica era sempre più drammatica.

Per far fronte alla guerra civile, Lenin aveva proceduto a una stretta autoritaria chiamata comunismo di guerra con cui aveva nazionalizzato i settori più importanti dell'industria. Nel 1921, riportato l'ordine nel paese, Lenin decise di avviare una Nuova politica economica (Nep) che rivitalizzasse l'economia, i suoi risultati furono positivi. I bolscevichi si divisero in: oppositori della Nep (sinistra, Trokij, volevano un industrializzazione accelerata) e sostenitori (destra, Bucharin, volevano trasformare gradualmente il sistema economico).

Alla fine della guerra civile nel 1922, nacque l’Unione delle repubbliche socialiste sovietiche (Urss), con il carattere di uno stato federale. Secondo la costituzione approvata nel 24, il potere supremo era di fatto nelle mani del partito comunista che forniva le direttive all’azione del governo e controllava la polizia. L’unione sovietica diventò uno Stato centralizzato. Morto Lenin, Stalin (l’altro dittatore) si scontrò con Trotzkij, egli voleva sviluppare i suoi ideali comunisti, intraprese l'industrializzazione accelerata attraverso la pianificazione integrale dell'economia in piani quinquennali, la proprietà pubblica dei mezzi di produzione, lo sviluppo dell'industria pesante; tutto ciò modificò profondamente la struttura economica sovietica (elimina la Nep).

Questa politica consentì all'Unione Sovietica di trasformarsi rapidamente in grande potenza industriale. I capitali necessari all'industrializzazione furono presi dall'agricoltura attraverso la collettivizzazione forzata delle terre, quasi tutte le proprietà private vennero trasformate in cooperative agricole o aziende di stato. Stalin condusse una vera e propria guerra verso i contadini che si opponevano alla requisizione del grano e alla collettivizzazione, tutto ciò portò alla morte o alla deportazione nei Gulag di molti contadini. La produzione regredì e intere regioni furono devastate dalla carestia. Attraverso il sistema propagandistico, Stalin costruì il mito dell’Urss e di se stesso, il culto del capo. Si stabilì il regime di terrore (1937 - 38, conosciuto come il Grande terrore), milioni di persone vennero deportate nei Gulag.

Il successo della rivoluzione in Russia suscitò entusiasmo in tutti i partiti socialisti europei e le forze conservatrici e democratiche ne temettero il contagio. In Germania, Italia e Ungheria scioperi, occupazioni delle fabbriche e tentativi rivoluzionari furono repressi dai militari e partiti nazionalisti che guidavano le controrivoluzioni conservatrici. In Germania, la nuova repubblica democratica poggia sin dall’inizio su fondamenta fragili, la rivoluzione del 1918 è esclusivamente politico-istituzionale e la nuova repubblica conserva il sistema socio-economico preesistente, la burocrazia e l’esercito che erano stati i principali pilastri del Reich guglielmino. Negli anni '20 nelle democrazie più recenti e fragili si imposero governi dittatoriali o autoritari (Grecia, Spagna, Polonia).

Il fascismo

Dopo i trattati di pace la situazione in Italia è problematica. Lo stato esce dalla prima guerra mondiale in una situazione finanziaria dissestata, i debiti statali erano molto alti, vi era un alto tasso di disoccupazione e inoltre vi era la crisi. Nelle campagne si pretendeva la terra che la propaganda aveva promesso, gli operai volevano aumenti salariali e la giornata lavorativa di 8 ore. Si crea uno stato di tensione e iniziano così le proteste popolari fino ad arrivare al biennio rosso (19-20), un imponente movimento di protesta dei lavoratori, aumentò la paura della rivoluzione socialista.

Nel 1919 Mussolini fondò i Fasci di combattimento, con cui tende ad attirare tutti coloro che erano insoddisfatti, radunando attorno a sé soprattutto i reduci di guerra. L’Italia fu determinante nella sconfitta degli Imperi Centrali e la sua vittoria venne ricordata come vittoria mutilata, in quanto aveva pagato alla guerra un prezzo altissimo (molti morti, territori promessi non assegnati e sistema industriale debole) ma aveva ricevuto poco rispetto a Francia e GB, tra la popolazione nasce quindi un sentimento di frustrazione. Nel 1919 Don Luigi Sturzo fonda il partito popolare che, collocandosi al centro, da una parte vuole salvaguardare il liberismo economico e dall’altra tutelare le masse popolari, ribadisce i punti fondamentali della dottrina cattolica ovvero il rispetto della proprietà privata, la libertà d'insegnamento).

I fattori che favorirono l'ascesa del nazismo sono: l'impiego della violenza, la fragilità delle istituzioni, l'instabilità del sistema politico e la divisione del movimento socialista e dei popolari. Il fascismo comincia la sua attività contro i sindacati e le sue sedi, contro i singoli esponenti politici della sinistra agendo nell’illegalità. Le autorità non intervengono perché temono che anche in Italia si possa affermare una rivoluzione comunista in Russia e pensano che il fascismo possa limitare l’espansione del partito socialista. Per acquisire potere, Mussolini inizia la marcia su Roma il 26 ottobre 1922. Il ministro Facta va dal re per fargli firmare lo stato di assedio, il re si rifiuta e conferisce a Mussolini l’incarico di formare un nuovo governo al fine...

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Scienze storiche, filosofiche, pedagogiche e psicologiche M-STO/04 Storia contemporanea

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