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Sociologia del lavoro

Presentazione

Evaporazione del lavoro — Il lavoro perde la centralità nella qualità dei rapporti sociali perché il lavoro non definisce più i diritti ai quali l'individuo può attingere.

Esplosione del rapporto salariale — Viene visto da Karl Marx. È il rapporto tra chi ha le macchine da lavoro che ha bisogno di fare profitto (il capitalista) e chi ha bisogno di sopravvivere (classe del proletariato la cui unica forza è fare figli). Quando questo rapporto esplode, nasce il lavoro a prestazione (platform economy, gig economy, lavoro a cottimo).

Quindi il vecchio salario con il quale venivano pagati gli operai non esiste più perché c'è il pagamento a prestazione, come avviene ad esempio per i pizzaioli o per Just Eat. Pertanto non esiste più il salario indiretto che è, ad esempio, la prevenzione antinfortuni. Viene quindi a mancare il rapporto con il datore di lavoro, pertanto, ad esplosione avvenuta del rapporto salariale, viene a mancare il conflitto tra classe operaia e capitalista. I soggetti quindi diventano imprenditori di se stessi perché più producono più vengono pagati. Questa forza motrice di imprenditorialità crea psicopatologie.

La sociologia del lavoro

La sociologia del lavoro ha fondato la sociologia perché tutti i lavori di sociologia studiano il lavoro. Ad esempio, Durkheim e Weber si interrogano sullo sviluppo dell'economia. Durkheim sulla solidarietà, Weber sullo spirito del capitalismo. Karl Marx studia il lavoro in fabbrica mentre il taylorismo è frutto dell'ingegneria del lavoro. Questa materia è da considerarsi interdisciplinare e bisogna focalizzarsi su come la soggettività viene colpita dallo sviluppo.

Inanzitutto bisogna comprendere come la rivoluzione industriale e la grande industria abbiano colpito la vita delle persone. La rivoluzione industriale va dal 1760 al 1830. Inizia a produrre i suoi effetti in Gran Bretagna ed ha come conseguenza la grande industria. La grande industria produce cose artificiali; cose che non si trovano in natura. Le materie prime che si trovano in natura vengono trasformate in merci attraverso un processo di produzione. Le macchine sono il capitale e la fabbrica diventa quindi un processo automatico. La grande industria appare dal 1760 al 1830; ed ha la peculiarità di formare le città che oggi conosciamo perché i lavoratori devono essere vicini alla fabbrica. Per fabbrica viene inteso ogni aspetto che essa produce.

Lezione 2 (cap 2 par 1)

Gli autori che fondano la disciplina sono Marx e Smith. Tra la fine del 700 e i primi dell'800 forniscono la definizione di capitalismo attraverso lo studio dell'economia politica. Per rivoluzione industriale si intende l'inizio del capitalismo e si ha tra il 1760 e il 1830 in Inghilterra, poi c'è un'altra rivoluzione che avviene negli USA attorno agli anni '20. Questo porta alle città una trasformazione radicale. Dato che le rivoluzioni sono tutte in paesi anglosassoni, gli autori sono quasi tutti inglesi.

Zurla — che tipo di riflessione si può fare oggi di quel periodo storico? Tanti autori vogliono mettere in dubbio che sia una rivoluzione perché è un processo troppo lungo, circa 70 anni, poiché la rivoluzione in genere è qualcosa di breve. Pertanto, secondo questi autori, è più opportuno parlare di trasformazione della produzione di beni della società. Si assume comunque la definizione di trasformazione perché le società cambiano di paesaggio. Non ci sono più i verdi agricoli, i feudi, ecc.

Le attività non rispondono più ai bisogni minimi dell'uomo; iniziano ad accumularsi persone nelle grandi città dove si trovano infrastrutture per andare a lavorare. Si trovano anche mezzi di trasporto per portare le materie prime alle fabbriche (proletizzazione — tante persone nella città).

Altri autori invece la definiscono rivoluzione perché è cambiato tutto. Si porta ad un accelerazionismo perché i processi sono più veloci. Questi autori prevalgono sui primi. Noi dobbiamo assumere entrambe le visioni perché questo fenomeno ha cambiato l'umanità e l'ambiente circostante. L'uomo ha trasformato l'ambiente circostante (antropocene — impatto della produzione sull'ambiente).

In questo periodo inizia anche il controllo dell'ecologia e anche in questo periodo si dà inizio alla modernità perché iniziano le estrazioni delle materie prime. Nasce quindi la modernità industriale. La rivoluzione industriale quindi è da considerarsi un fatto sociale perché colpisce ogni aspetto della vita sociale.

Perché nascono le grandi infrastrutture?

Perché si cerca di fare profitto in ogni modo. Se non ci fosse stata la cupidigia di classe borghese non ci sarebbe stata alcuna rivoluzione (Marx). Le fabbriche quindi sono state fatte perché creano valore e proprietà. Tale ricchezza, secondo Marx, è fatta dallo sfruttamento degli uomini. La trasformazione quindi è dovuta al capitalismo industriale.

Il capitalismo nasce quindi col lavoro salariato dovuto al processo di accumulazione che ha a che fare con le migrazioni dei contadini verso le città. Questa migrazione ha inizio con provvedimenti legislativi che via via fanno perdere i terreni ai contadini (leggi Enclosures — leggi che non fanno più lavorare le terre che hanno i contadini).

Fabbrica — è un luogo con molte tecnologie produttive organizzate in serie, razionalmente connesse tra loro attraverso un'organizzazione seriale. Marx — grande fabbrica grande produzione. Paul Mantoux — i siti di produzione cambiano la produzione e quindi il modo di lavorare. Non esiste più l'artigianato, quindi non esiste più un sapere incorporato al mestiere.

Esiste quindi un sapere incorporato alle macchine; l'uomo quindi diventa un'appendice della macchina (alienazione). L'uomo quindi non è più artefice del lavoro bensì è la macchina ad agire sulla materia prima; l'uomo è passivamente presente nel processo. Tali nuove modalità produttive sfruttano la natura per sostenere le attività produttive (vapore, elettricità, acqua, carbone).

Cosa cambia quindi con il capitalismo?

La società va nella direzione dell'accrescimento in maniera perpetua ed è accumulazione perpetua. Se non c'è accumulo il capitalismo muore. Se non si cresce più si va in crisi (recessione). Il capitalismo si fonda sulla violenza dentro le leggi. Leggi apparentemente pulite. Le leggi mettono a disposizione la vita delle persone per far raggiungere profitto. Il profitto quindi può essere considerato lo squilibrio che permette l'accrescimento. Non si soddisfano più i bisogni vitali, bensì qualcosa in più.

Il capitalista stesso, come il proletario, è vittima del capitalismo perché deve sempre cercare di fare profitto altrimenti va in recessione (violenza del capitalismo — non ci si può mai fermare).

La fabbrica è il punto cruciale della società industriale. Non è solo l'insieme delle macchine ma anche tutto ciò che i sta attorno. L'operaio non deve più imparare dal maestro artigiano ma deve imparare a resistere alla nuova produzione (fatica). A scuola quindi si insegna la docilità per far resistere alla fabbrica. La società però si ribella in certi punti, i bambini vengono tolti dalle industrie e le donne vengono relegate al ruolo di casalinghe. Le donne devono rifocillare l'uomo e devono riprodurre.

Anche ai giorni nostri le donne hanno una remunerazione minore a quella degli uomini. La produzione di profitto quindi non ci sarebbe se non esistesse riproduzione. La riproduzione viene implicata nella produzione industriale. Il lavoro quindi è strettamente collegato all'equilibrio domestico dell'operaio.

Esistono molte storie del capitalismo; ci sono molte trasformazioni. Dal lato di chi costruisce il capitalismo e chi lo subisce. I primi sono i borghesi e i secondi sono i proletari. La sociologia deve capire le dinamiche di incontro delle due classi. Le dinamiche tra domanda (borghesi) e offerta (proletari). Queste due classi molto diverse danno vita ad un'epoca. L'impatto sociale che crea è uno sviluppo perpetuo del modo di produzione. Le città si ingrandiscono moltissimo. La seconda rivoluzione industriale degli anni '20, crea delle città di produzione.

Zurla — La sociologia del lavoro studia queste dinamiche da autori come Smith e Marx. Le dinamiche fondamentali sono:

  • Scuola del cambiamento sociale — partono dalla formazione dei mercati concorrenziali.
  • Scuola dell'organizzazione industriale — studia l'organizzazione industriale.
  • Scuola dell'organizzazione macroeconomica — studia come viene cambiato il profilo economico.
  • Scuola tecnologica — studia il capitalismo dal profilo delle macchine.
  • Scuola della globalizzazione — il capitalismo crea già il progressivo indebolimento dei legami sociali a livello locale perché il commercio per crescere deve espandersi.

Adam Smith

Non è dalla benevolenza che viene il profitto bensì dalla cupidigia. Il tutto viene esasperato dall'individualismo (ricchezza delle nazioni) (liberista classico). Smith per legittimare questa cupidigia dice che l'uomo è portato all'incontro; lo scambio è caratterizzato da convincere l'altro delle proprie ragioni. Questo rapporto è attraversato da simpatia ovvero mettersi nei panni dell'altro. Tale rapporto non può minare la libertà di impresa e fa seguire ad ogni individuo la propria indole.

Il soggetto smithiano è l'uomo prudente borghese. Per Smith lo stato non deve avere funzioni economiche bensì solo di istruzione. Se ciascuno di noi ha una sua qualità su un lavoro lo porta a specializzarsi quindi a legittimarsi in quella dimensione. Nasce quindi la divisione del lavoro la quale porta alla ricchezza delle nazioni. Quindi dalla divisione del lavoro nasce la fabbrica la quale porta la spinta espansionistica.

Lezione 3

Adam Smith ha un impatto molto forte su tanti autori classici della sociologia quali Marx e Durkheim. Smith e Durkheim studiano la divisione del lavoro sociale, Smith quindi si insinua nelle teorie dei pensatori. Il rapporto che ha con la società capitalistica nasce in seguito ad un viaggio che ha fatto in Francia che gli ha fatto incontrare autori illuministi come Diderot, Voltaire e Rousseau che lo spingono ad abbandonare le questioni di studio morale per approcciarsi al mondo produttivo.

In questo viaggio scrive la "ricchezza delle nazioni". Qui spiega come cambia la produzione e il suo impatto nella vita sociale. Egli segue un'ottica focalizzata allo scambio e della divisione del lavoro. La divisione del lavoro e lo scambio hanno in comune che se qualcuno si specializza in qualcosa, qualcun altro avrà interesse nei propri prodotti e si creerà un legame per differenza. Invece definisce anche il legame per somiglianza che si crea quando più persone si uniscono per produrre la stessa cosa. La ricchezza delle nazioni si crea quando c'è benessere. Il benessere si crea attraverso il mercato e il mercato si crea dalla divisione del lavoro.

Il rapporto di scambio è mosso dalla mano invisibile che è il naturalismo economico ovvero l'amor proprio del fare le cose. Quando lo stato si inserisce nell'economia si creano i problemi, secondo lui lo stato può intervenire solo quando qualcuno o qualcosa mina la stabilità del mercato. Pertanto Smith vede lo scambio come la pulsione naturale dell'economia umana basandosi sull'investimento produttivo.

Soltanto la divisione del lavoro può spingere il capitalismo attraverso la produzione dell'accumulo (economia dell'accumulo). Ognuno quindi deve specializzarsi in qualcosa. +Merci (prodotto netto) +Lavoratori (mezzi di produzione- forza lavoro- macchine-materie prime)

Teoria del valore lavoro

Economia primitiva

Smith dice "quanto vale una merce?" Le merci devono essere comparabili altrimenti non c'è scambio tra merci molto diverse tra loro. Quella differenza crea la sociologia del lavoro. Quella merce vale dieci ore di lavoro quindi vale dieci euro. Mentre se un bene è già disponibile in natura non vale nulla. Il lavoro quindi genera valore. Smith assume l'idea che c'è qualcosa che aggiunge valore. I fisiocratici dicevano che era la terra a dare valore; Smith dice che e il lavoro che c'è dietro la terra (arare, piantare).

Economia capitalista

Nell'economia capitalista invece c'è il profitto, oltre al lavoro contenuto e al lavoro comandato. Il lavoro contenuto è il lavoro che serve per produrre la merce mentre il lavoro comandato è una quantità di valore che la merce riesce a muovere. Il lavoro comandato è il valore della merce espresso in termini di lavoro che io posso comprare. Si delinea quindi uno schema di economia di salari che rientra nel mantenimento del lavoro stesso. Per ottenere profitto quindi il lavoro incorporato (per produrre la merce) deve essere minore di quello comandato. Questo significa che il prezzo al quale io vendo la merce deve essere superiore al salario con il quale io pago il lavoratore per produrla.

Produttività di Smith

Secondo Smith è frutto di un'organizzazione nuova. Perché ogni operaio in fabbrica ha la propria specializzazione, perché ad esempio per produrre una macchina ci sono molti operai specializzati in ogni parte specifica per produrre una macchina. Perché?

  • Il lavorare dalla parte dell'operaio su un compito specifico ne aumenta la destrezza.
  • L'operaio non deve spostarsi da una parte all'altra del lavoro quindi non si deve dotare di altri strumenti.
  • Nel momento che semplifico sempre di più le operazioni posso cominciare a pensare alle macchine che sostituiscano l'uomo.

La divisione del lavoro quindi rende possibile l'ingegnerizzazione del lavoro attraverso la macchinizzazione. Karl Marx a partire dalla rivoluzione industriale si separa il lavoratore dai mezzi di produzione. La storia della società industriale si crea dal fatto che il lavoratore non ha i mezzi di lavoro (capitale) e il sapere di produzione. Per entrare nel pensiero di Karl Marx bisogna passare per Smith e Riccardo.

Per Smith abbiamo parlato della teoria del valore lavoro. Il lavoro comandato è stato studiato e inventato da Adam Smith, per Karl Marx è riconosciuto come sfera della circolazione (che è il mercato). Il lavoro incorporato invece è riconosciuto da David Riccardo mentre per Marx è riconducibile alla sfera della produzione (fabbrica). Marx dirà che Smith ha il merito di capire ciò che avverrà alla sfera della circolazione (mercato) mentre per Marx Riccardo non vede le dinamiche rispetto alle disuguaglianze che avvengono nella fabbrica.

Marx quindi vede il rovescio dei processi, quindi va a dire che il lavoro comandato nella società capitalistica crea un valore aggiunto nella merce. La merce finita compra lavoro e crea un sovrappiù quindi crea accumulo pertanto profitto. Il profitto a sua volta permette di far acquistare alle persone altre merci quindi l'accumulo continua ad esserci. Il lavoro che a sua volta viene acquistato comanda più lavoro a sua volta quindi più valore per la merce. Pertanto a sua volta il prezzo del bene aumenterà perché c'è più valore su di essa. Quindi il capitalismo lavora sul profitto e sull'espansione di esso.

La logica di vita del capitalismo quindi è la logica dell'allargamento perpetuo del profitto che Marx chiama plusvalore. Il costo del lavoro quindi è quindi il sostentamento dei mezzi di sussistenza sommato al profitto del capitalista. Quindi se qualcosa non è produttivo nel mondo capitalista non è degno di esserci.

Le leggi del mondo capitalista sono due:

  • La società capitalistica si basa sul rapporto di scambio.
  • I valori di scambio sono in qualche modo connessi al valore lavoro.

Secondo l'ottica marxiana quindi si mercifica il lavoro, tutti i rapporti sociali vengono acquistati per creare profitto. Ogni cosa è quindi in vendita. Essendo qualunque cosa in vendita i legami umani si assottigliano dando vita ad una prima forma di globalizzazione.

Valore merce = capitale costante + capitale variabile + sovrappiù. Il capitale costante è ciò che non aggiunge valore al processo (macchine di produzione, materie prime) producono valore soltanto perché esse stesse esistono. Il capitale variabile è la forza lavoro salariata dalla quale dipende il sovrappiù perché la forza lavoro salariata produce profitto per il capitalista.

Secondo Marx un giorno le macchine prenderanno il posto della forza lavoro salariata per creare profitto puro al capitalista così non avrà salari da pagare. Il capitale quindi non è una cosa bensì un rapporto sociale. Le soggettività collettive (classi) hanno rapporti dinamici e non statici. Pertanto ciò che accade è frutto di tali rapporti dinamici altrimenti gli avvenimenti storici non ci sarebbero. Marx — la storia è fatta di continua trasformazione e il capitale come come la storia è in continua trasformazione.

Le trasformazioni sono sul materialismo storico dialettico. L'incontro delle classi avviene perché la classe borghese vuole denaro per produrre crescita mentre la classe del proletariato cerca risorse per poter sopravvivere. Quando si incontrano c'è compravendita di forza lavoro. Abbiamo quindi coloro che hanno denaro da investire (borghesia) e coloro che sono il denaro da essere vincolato (proletariato), pertanto la struttura economica che quindi ne esce è frutto dall'incontro delle due classi.

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Scienze politiche e sociali SPS/09 Sociologia dei processi economici e del lavoro

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